Lettere all’arcivescovo di Santa Severina

Santa Anastasia

Santa Anastasia titolare della cattedrale di Santa Severina (Ughelli F., Italia Sacra, VIII, 473-474).

Il vescovo di Strongoli Claudio Vico
Il vescovo Claudio Vico (fine marzo1590 – Gen.1600) sostenne numerose liti con gli ufficiali laici per salvaguardare l’immunità e la giurisdizione ecclesiastica e con il denaro della mensa, restaurò la sacristia, il palazzo vescovile e completò una torre utile per trovare rifugio e per difendere i beni della chiesa dalle incursioni dei Turchi, come accadde nel 1594. La torre, che sorgeva presso il palazzo vescovile, era stata iniziata dai suoi predecessori ma era rimasta imperfetta (Rel. Lim. Strongulen. 1594).
Ai paramenti sacri, di cui era sufficientemente fornita, tra i quali alcuni vasi d’argento e una capsula nella quale erano conservate alcune reliquie di santi, che a seconda delle necessità erano portate in processione per la città, egli aggiunse una navicella e due calici d’argento indorati. Lo stesso vescovo nel 1597 fece restaurare le ali della cattedrale che minacciavano di rovinare. Durante il suo vescovato e precisamente sulla fine dell’estate del 1594 la città subì il saccheggio dei Turchi; essa alla fine del secolo si presentava in gran parte “diruta” e spopolata (Rel. Lim. Strongulen. 1597).

Beatiss.mo Padre.
L’Università di Strongoli necessitata dalli misfatti et indecenze di Monsig.r Claudio Vico vesc(ov)o di quella Città ricorre a piedi di V. S.tà per giustitia dell’infrascritti capi quali nel loro origignale son confirmati da tutto il reggimento per la cui verificatione offeriscono sicurtà et ogn’altra cosa necessaria cio ch’à tal effetto ha mandato in Roma il mag.co Mario Milello con spesa grandiss(im)a et per la poverta sua non lo puo mantenere lungo tempo in Domo per il che la supplicano di presta expeditione , che loro tratanto s’offerisca pregare S.B.M.ta per la sua conservatione.
1° – Fa usura publicam(en)te con grani seta et danari con scandalo grandiss(i)mo.
2° – Commette simonia conferendo ordini ad inhabili per la qual collatione piglia grano.
3° – Dona un docato per libra di seta et alla ricolta la piglia per forza et non dà rifusa.
4° – Ordinariamente porta in publico pugnale et archibuscetto con grandissimo scandalo.
5° – E’ andato di persona a pigliare priggione Fra Thomaso di Galipoli sacerdote di S. Domenico et fandolo denudare lo fe mettere sopra una bestia con una meza stivala in testa per mitra, et lui da presso con bastonate di propria mano et ponendolo nelli carcere ogni giorno lo facea bastonare da servidori per il che se ne morì et lo fece buttare dietro il campanile, et quel ch’è peggio li denego la confessione havendoline fatta istanza.
7° – Ha fatto dare bastonate in publica piazza al commissario in sua presenza.
8° – Ha dato pugni di propria mano allo Arrendatore delle cose reggie.
9° – Infra missarum solemnia ingiuria il Populo cornuto heretico et che la Città è …
10° – Dice recarsi à gloria essere chiamato Marco Sciarra et che perciò lo vuole imitare.
11° – Fa pascolare li territorii di cittadini per forza col suo bestiame.
12° – Essendo excomunicato Don Diego Pigniero d’excomunica papale venne a Strongoli et lui gl’andò all’incontro con cavalcata fandoli sonare le campane a gloria con grandissimo scandalo per esser notorio à tutta la Provincia come lui era tale.
13° – Tiene ordinariamente la concubina da quattro anni in qua con grandissimo scandalo per tenerla in casa dal continuo magnando et bevendo con lei.
14° – Dal continuo è consueto in quella Patria nel mese d’agosto poter pascolare il bestiame per tutto et lui insieme con suoi servidori armati di scopetta à votano ad ammazzare li porci che trova al restuppio.
15° – Quando piglia gl’animali col basto li giorni di festa li vende a suo comando.
16° – Ha assaltato Thomaso Galveri armato ingiurando sempre cornuto.
17° – Ha sfrabicato le chiese per fabricarsi la torre.
Fa altre indecenze che per non offendere l’orecchie della S.ta V. S.r tacciono per la qualcosa la supplico vogli restar servita la cognitione a Mons. di Cotrone, ò d’Umbriatico come più vicini.

All’Ill.re et Rever.mo Sig.re come Fratello Arcivescovo di S.ta Severina.
Ill.re et Rever.mo Sig.or come Fratello.
Gl’inclusi capi presentati a n.ro Sig.re per parte della Città di Strongoli contra il vescovo, si rimettono per ordine di questi miei Sig.ri Ill.mi a V. S. affinche con ogni diligenza et secretezza possibile s’informi della verità di tutte le cose esposte, et poi mandi quà la relatione chiusa et sigillata, come le SS.rie loro Ill.me confidano ed ella farà con la prontezza solita, et quanto prima. Di Roma alli X di genn.ro 1596. Di V. S. Ill.ma et Rever.ma come fratello affess.mo il cardinale Alessandrini.

All’Ill.re et Rever.mo Sig.re come Fratello Arcivescovo di S.ta Severina.
Ill.re et Rever.mo Sig.or come Fratello.
Pensavano questi miei Sig.ri Ill.mi che già V. S. si ritrovasse alla sua chiesa, però le commessero l’informatione delli capi di Strongoli. Hora intendendo che sia ancora in Napoli hanno giudicato bene di avvisarla che sapendo ella quanto preme a n.ro Sig.re la residenza de vescovi, deve procurare di sbrigarsi quanto prima da Napoli, in modo che se non potrà trovarsi alla sua chiesa prima, non manchi almeno d’esservi avanti la Domenica in Quinquagesima, si per attender alle sue funtioni episcopali con quella pietà et zelo che l’ Sig.re le ha concesso, come per esseguir l’ordine datole per Strongoli, qual perciò non s’è voluto commettere aqd altri , massime per non esser forzati di far anco saper a n.ro Sig.re la tardenza sua in Napoli. Di Roma alli 5 di febraro 1596. Di V. S. Ill.ma et Rever.ma come fratello affess.mo il cardinale Alessandrini.

All’Ill.re et Rever.mo S.r come fratello Mons.r Arcivesc.o di Santa Severina.
Ill.re et Rever.mo Sig.r come fr.llo.
Fu scritto a VS alcuni giorni sono e non potendo per l’assenza dalla sua chiesa attender a pigliar l’informatione de capi dati dalla Città di Strongoli contra il v(escov)o ne dasse la commissione ad alcuno de suffraganei suoi che apparisse più idoneo, et perciò si mandò senza soprascrittione la lettera di commissione per quello che VS elegerebbe e perche si crede che haverà ricevuto et esseguito l’ordine o per se stessa come si desidera, o almeno per altri, si stà aspettando la relatione del segu(ito).
In questo mezzo perché in nome dell’istessa Città sono stati presentati di nuovo gl’inclusi capi, la Sacra Congregatione ha risoluto di mandarla a VS acciochè s’informi anco del contenuto in essi, e proveda come le parerà convenirsi di ragione, o vero rescriva. S’aspetterà risposta quantyo prima. Di Roma l’ultimo Aprile 159(6).
Di VS Ill.ma et R.ma come fratello aff.mo il card. Paltotti.
Con la risposta rimandi gl’istessi capi.

Ill.mo et R.mo Sig.r.
La Città di Strongoli si retrova in tanta calamità che ormai non sa che farsi per remediare alle ingiustitie et dispetti del vescovo tanto grandi et indegni quanto V. Ill.ma haverà possuto vedere dalli capi datili contro a quali fin qui non si è pigliato impedimento opportuno merito a chi sa trovar la strada per non arrivarsi mai l’esecutione di comandamenti della Sacra Congregatione che finalmente havendo la Città mandato memoriale autentico et l(itte)ra à V. S. Ill.ma esponendoli cose di molta consideratione à quest’ultima et prossima Congregatione passata ne anco si è eletto, et perciò si è giudicato bene farne consapevole V. S. Ill.ma acciò si degni provedere conforme al bisogno perche la Città non vada à roina come sta vicina sinnò ne si provede del che ne chiama in testimonio S. D. M.tà le cose ultimamente commesse son degne di castigo non che di provisione ordinaria.
p.° – Ha escomunicato tutti quelli che hanno segnato li capi dati alla Sacra Congregatione.
2° – Have ordinato à confessori che non gli absolvano et questo per marti di Pasqua.
3° – Essendo infermo à morte il sindico della Città ha fatto ordine al confessore che non l’absolva se prima non revoca li capi datili contro.
4° – Essendo morto Prospero Salvano gentilhomo principale della Città non ha voluto che se gli faccino essequie nè celebrino messe pure per causa di haver signato li capi non obstante che per una sua persecutione l’habbi fatto morire nella Città di Napoli.
5° – Sdegnato che la Città habbia havuto recorso a Roma ha procurato un commissario della Vicaria di napoli per processare quelli cittadini et in particolare quelli che hanno dato li capi et atterrirli che cessino di querelarsi alla qual processatione dede principio la settimana delle Palme essaminando i soi servitori, et adherenti con grandissimo scandalo.

Il vescovo di Umbriatico Alessandro Filaretto Lucullo
Al tempo del vescovo Alessandro Filaretto Lucullo (1592 -1606) la città ha circa 700 abitanti e la cattedrale di San Donato si presenta a tre navate e con tabernacolo e fonte battesimale decentemente ornati. Vi è la sacristia ed il campanile con tre campane e conserva alcune reliquie tra le quali quelle di papa Gregorio, del martire Laurentio, di S. Stefano Protomartire, di Petronilla, alcune strisce delle vesti di Cristo e della Vergine ed un pezzetto della mandibola del titolare della chiesa San Donato. Essa ha bisogno di ripari per una spesa di oltre mille ducati e per la povertà la carica di arcidiacono è vacante da 35 anni e sono mancanti anche il decano ed il cantore. Il vescovo per aumentare il culto divino, arricchisce la chiesa di un nuovo organo, che nel 1602 viene collocato nel lato sinistro in un luogo adatto ed eminente. Esso ha scolpito da una parte le immagini dei Santi Pietro e Paolo e dall’altra quelle dei patroni e titolari e cioè di Sant’Andrea Apostolo e di San Donato. Viene anche accomodato il coro con i suoi 17 sedili ; situato dietro l’altare maggiore e del SS.mo Sacramento, vi si recitano le ore canoniche sia di giorno che di notte. Prima mentre si celebravano le messe e si svolgevano gli uffici divini, i preti ed i chierici, con grande indecenza, dovevano stare sul lato sinistro dell’altare al cospetto del popolo ( Rel. Lim. Umbriaticen., 1603).

All’Ill.re et Rever.mo S.r come fratello Mons.r Arcivesc.o di Santa Severina.
Ill.re et Rever.mo Sig.r come fr.llo.
Si rimette a V.S. da questi miei SS.ri Ill.mi l’incluso mem(oria)le porto qua a nome del Duca di Seminara contra il vescovo di Umbriatico, acciò la resti contenta di pigliare diligente informatione sopra li capi contenuti in esso et darne poi relatione a questa Sacra Congreg(atio)ne però non manchi con l’integrità, che si spera; et N. S.re la preservi. Di Roma pr(im)o d’Aprile 1599.
Di V.S. Ill.re et Rev.ma come fr.llo aff.mo Il Card(ina)le di Firenze.

Capi che si hanno da dare contra il Vescovo d’Umbriatico.
In Primis come il clerico Lorenzo Infosino della Città d’Umbriatico tenendo una diferenza con Giulio Cesare Infosino della med(esi)ma Città sopra una casa, dove d(ett)o Giulio Cesare habita, con sua famiglia, è andato il d(ett)o clerico Lorenzo con ordine del d(ett)o vescovo, et di fatto con grandissima violenza ha rotto un muro di d(ett)a casa, et cavato fuora esso Giulio Cesare, et sua famiglia; il quale vedendosi così mal trattato dal d(ett)o vescovo, et suoi ministri, si lamentava di tal violenza, et ingiustitia.
Item, come il d(ett)o vescovo in questo si affacciò dalla finestra, et incominciò a ingiuriare d(ett)o Giulio Cesare di molte ingiurie vituperose, quali sarebbero state causa di grandissimo inconveniente senno si havesse riguardo all’honore, et reverenza, che si porta a Dio, e alla persona ch’egli è.
Item, come detto vescovo fe ordinare che tutti li Diaconi andassero ad habitare in d(ett)a casa, et che il d(ett)o Giulio Cesare lo cavassero fuori con tutta sua famiglia.
Item, come d(ett)o Giulio Cesare havendo fatto venire una provisione di mons(igno)re Arcivescovo della Città di S(an)ta Severina metropolitano per detta violenza, et aggravio che gli era stato fatto dal detto vesc(ov)o et volendoli fare intimarli detta prov(isio)ne andò insieme con il detto notaro et giudice nella casa del detto vescovo per far l’atto necessario dell’intimatione et detto vescovo vedendo questo uscì con un bastone in mano, et con quello diede molte bastonate al pred(ett)o Notaro, et Giudice, li quali vedendosi talmente maltrattati dal bastone non sapendo quello ch’era successo, incominciorno à fuggire, et detto vescovo con detto bastone gli ha perseguitati insino alla piazza ingiuriandoli di molte, e diverse ingiurie et dicendoli mille villanie et ignominie.
Item, come non havendoli bastato a sufficientia questo mandò tutti li Diaconi et preti suoi a pigliarli carcerati, come con effetto hanno fatto, che perseguitandoli li pigliorno, et li portorno carcerati dentro il vescovato.
Item, come essendo stati carcerati dalli detti preti dentro il predetto vescovato il detto vescovo oltre di haverli maltrattati un’altra volta di bastonate, et parole ingiuriose li ha pigliato per forza le provisioni che tenevano per intimarle del detto Arcivescovo.
Item,come dopo havere fatto questo tornò ad uscire un’altra volta nella piazza dove con un bastone in mano incominciò ad ingiuriare tutti li huomini che ivi stavano di diverse ingiurie vituperose minacciando spetialmente il predetto Giulio Cesare, il quale se non perche fu leggiero di piede, et se ne fuggì haverebbe receputato male per quanto si dava ad intendere detto vescovo ingiuriandolo di più al suo solito.
Per le quali cause se non havesse hauto risguardo all’honore, et timore di Dio sarebbe stato successo grandissimo rumore, et incoveniente.
Item, come non volendo obedire alli ordini suoi superiori dispregiandoli et facendosi poco cura di quelli, maltratta tutte le genti di quella povera Città facendoli mille violenze, et dandoli mille travagli con escomuniche, et interdetti.
Item, come l’errario del Sig.r Duca di Seminara patrone di detta havendo fatto fare l’essecutione per debito della Corte di detto S.r Duca in una giumenta d’un particolare amico del detto vescovo, detto vescovo per potenza delli suoi preti ha fatto levare dalle mani della Corte la detta giumenta, ma ancora ha fatto dare molte bastonate per detti suoi preti alli Balivi di detta Città, non havendo risguardo per nisciuno.
Item, come detta Città tenendo una sua difesa prato d’herba quale voleva venderla, il detto vescovo senza haver giurisditione alcuna sopra detto prato fece chiamare in Corte d’esso il sindico et elletti di detta Città, alli quali oltre delle parole ingiuriose, che gli ha detto, gli ha ordinato che in nessun modo procurano vendere detto prato d’herba, ch’esso li castigava, con mani sue, anco fece buttare bando che nessuno di detta Città havesse hauto ardire di andare in detto prato sotto pena di ducati sei minacciando… pure di sua bocca, che se alcuno presumesse d’andare li farebbe dare mille bastonate et di questa manera procedendo ad modum bebbi se ne va usurpando tutte le difese, prati, robbe, et giurisditioni di detta povera Città.
Di più li mesi passati fece un convito a molte Donne, et huomini d’Umbriatico ad una sua possessione, e quelli radunati fece ballare li donne con gli huomini e lui ballò insieme con le Donne, e fece ballare anco un frate con scandalo di chi lo vide. Di più ha fatto molte altre cose. le quali si faranno provare, e toccare con mano, a chi s’informerà delle sopradette.

Il vicario di Belcastro
Rev. Sig.re.
Dall’incluso mem(oria)le vedrete l’istanza che viene fatta da Gio. Pietro e compagni di Belcastro contro il Vicario di quella Città, et sebene il caso è degno di molta consideratione, nondimeno questa Sacra Congregatione non ha voluto risolvere altro che di ordinare ch’io vi scriva che debiate avisare quanto prima lo stato, nel quale si trova la causa. Non mancate dunque di così esseguire, con rimettere il mem(oria)le, et avisare quel più che vi occorrerà.
E state sano. Di Roma li V di Decembre1601. A piacer V.ro. Il Card(ina)le di Firenze.

Ill.mi et Rev.mi Sig.ri.
Gio. Peteca Colant.o lo Flerio Cesare Carpanzano della Diocesi di Belcastro, essendo stati scomunicati per Don Lutio Faraghò vic(ari)o della Città di Belcastro se ne appellorno al vic(ari)o metropolitano di S.ta Severina dal quale furno absoluti, e fecero costar à detto vic(ari)o di Belcastro, come per il vic(ari)o metropolitano erano stati absoluti, et essendo di poi essi oratori andati in chiesa a vedere messa furno da detto Don Lutio vic(ari)o cacciati di detta chiesa, e prohibiti a non veder messa con gran scandalo di quelli che si trovorno presenti, di più havendone fatto venire un notario apostolico nom(ina)to Gio. Antonio Salerno per presentare certe scritture al d(et)to vic(ari)o di Belcastro fu da soi Preti accompagnati da laici homini di mala vita fu il detto notario mal trattato di bastonate, et altre ingiurie, et havendone essi oratori fatto querela apresso al detto vic(ari)o di S.ta Severina metropolitano tanto contra li percussori pre(de)tti, e fattoli costar li delitti con haver essi oratori requisito più et più volte il detto vicario di S.ta Severina a proceder di giustitia insino qui che sono circa dieci mesi non ha provisto, ne credeno provedera.
Perciò essi oratori humilmente suplicano le SSVV Ill.me et R.me si degnano ordinar al detto vicario di S.ta Severina à voler procedere conforme alla giustitia che il tutto riceveranno a gratia singulare delle SSVV Ill.me et Rev.me.

 

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  1. ANTONIO DIONESALVI

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