Tasse e frodi nella costruzione delle torri marittime

Torre vecchia capo rizzuto

Torre vecchia di capo Rizzuto.

All’inizio del 1580 molte torri marittime erano già state completate e poste in guardia, di queste ben 49 erano in esercizio in Calabria Ultra, due nel Marchesato, di Capo Rizzuto e di Manna in territorio di Isola. Altre torri erano in costruzione e molte dovevano essere appaltate. Tra quest’ultime le dodici che Sancho de Sarrocza, “veditore della gente di guerra e fortecze del regno”, aveva segnalato come importantissime da farsi sulla marina tra il Tacina ed il Neto.
Nell’ottobre 1586, essendo finiti i denari, si stimò che per completare le 27 torri che allora erano in fase di costruzione nelle marine del Viceregno abbisognavano almeno 15.000 ducati. Tra le torri incomplete alcune si trovavano nelle Calabrie (Ultra e Citra) e precisamente la torre della Ruffa nella marina di Tropea, le due torri di Briatico, la torre di Angitola nella marina di Pizzo, la torre di Santa Letterata presso Belvedere, le due torri di Cetraro e la torre di Scalea.
Per proseguire i lavori, la regia camera decise che dei 15000 ducati, stimati necessari, se ne fosse esatta solo la metà nei mesi di gennaio e febbraio 1587.
Nel giugno dello stesso anno 1587 il vicerè, ritenendo che era urgente proseguire i lavori delle torri cominciate e iniziarne altre, decise di imporre una nuova tassa di 10.000 ducati, suddivisa in tre terzi ad iniziare dal primo settembre 1587, gravando complessivamente grana 25 a fuoco le terre vicine alla marina meno di 12 miglia e metà le altre e quelle abitate da schiavoni e Albanesi.
Ma i soldi raccolti non durarono a lungo anche perchè subito si appaltarono altre sei torri, tra le quali la torre della Bruca nella marina dell’Abbatemarco e la torre di Pentedattilo, così che le torri in costruzione salirono a trentatre.
Ormai l’affare della costruzione delle torri era diventato ingovernabile ed inghiottiva sempre più denaro, mentre sempre meno erano le torri che venivano completate ed entravano in servizio. Frodi e corruzione aumentavano, i costi si allontanavano sempre più da quelli preventivati ed i lavori si prolungavano creando occasioni di speculazione e di complicità tra ingegneri, partitari e funzionari regi. Si era ormai creato un ceto insaziabile che faceva fortuna sul prolungamento e l’ampliamento dei lavori, favorendo l’appalto delle torri meno importanti e ritardando di continuo l’inizio dei lavori di quelle ritenute strategiche.
Si decise di ricorrere a nuove tasse, sia per finire le trentatre torri in costruzione, sia per riparare alcune vecchie torri e sia per costruirne altre tra le quali quelle previste fin dal 1579 nelle marine del Marchesato di Crotone.
Ai primi di aprile 1590 fu stabilito che per accumulare i 46.000 ducati occorrenti per portare a termine i lavori, si dovesse imporre una nuova tassa di un carlino a fuoco ,da esigersi terziativa in due anni, a iniziare dalla Pasqua 1590 e finendo al Natale 1591.
Appena andata in vigore la nuova tassa riprese la costruzione delle trentatre torri ma nello stesso tempo ne vennero appaltate altre sei nuove, tra le quali la torre nell’isola di Cirella, la torre di Palizzi, la torre nella marina di Cropani e la torre di Gallicchio in territorio di Reggio, la quale pur essendo già stata costruita, aveva subito danni dalla piena del vicino torrente.
Il numero delle torri da completare salì così a 39, mentre non andavano ancora in appalto quelle importanti tra il Tacina ed il Neto.
All’inizio del 1594 i soldi erano ormai finiti e per ottenerne ancora si assicurava il vicerè che alcune torri erano ormai finite, tra le quali nelle Calabrie quella dell’isola di Scalea e le due di Briatico, e che occorreva con urgenza appaltare le torri tra il Neto ed il Tacina ed altre ritenute importanti tra le quali in Calabria: una in territorio di Joppolo, una nella marina di Cirò, un’altra tra Cassano e Corigliano, già costruita precedentemente ma poi distrutta dal torrente Coscile, e un’altra nel porto
di Santo Nicola a Scalea.
Si ricorse come al solito a nuove imposizioni e si decise di applicare una tassa di 10.000 ducati all’anno per cinque anni continui ad iniziare dalla terza di Pasqua 1594, gravando ogni fuoco di grana 2 e 5/6 l’anno per le terre entro 12 miglia dalla marina e per metà le altre.
Con questa nuova e pesante tassazione si prevedeva anche di dare finalmente in appalto le torri previste fin dal 1579 dal Carrocza ed il cui iter burocratico è così descritto in una relazione del gennaio 1594 dal razionale Antonio Falanga, che aveva l’incarico di seguire le vicende delle torri del viceregno:
“Molto Ill.e S.re
havendo vostra E. per viglietto del sec.rio mayorga delli 4 del p.nte or.to alla cam.a
li facesse relatione il primo venerdi di quello si contiene in una copia di cap.li di
viglietto scritto all’ E. sua per il priori di ungaria in materia delle turri designate
farrosi nel capo delle colonne vi e stato da V. S. commesso li referisca q.nto possa
circa questo par.re e volendo cio esseg.re referisco come detto priore have accosato
a sua Ecc.a che dal fiume di Tacina sino al capo delle colonne furo l’anni passati
designate farnosi per il qm. Sancio de Sarrocza vedetore generale et alcuni
ingegnieri dudici o tredici turri molto importantissime per salvatione de populi le
quali furo ultimamente confirmate farnosi per il qm. spettabile don Herrico de
Mendocza olim gov.re di quella provintia de Calabria Ultra il quale insieme con lo
ingegniero Vinc.o de Rosa ando per or.ne dell’E. Sua visitando le marine de dette
provintie et perche il detto ingegniero Rosa a 9 dell’istesso p.nte mese di gennaro ha
referito in scriptis al S. Regente Ferrante Fornari come da quelle parti era necessario
edificarnoseci quattordici turri cio e tridici nell’infratti luochi del capo delle colonne
conforme all’aviso dato per detto priore et una nel fiume de neto perche l’altre due
sino al numero de turri sidici referite per detto ingegniero Rosa una chiamata
Crocchia nel territorio di Cropani e gia principiata e l’altra e torre vecchia sita nel
monte Riczuto quale se ha da reparare a respetto delle quali tridici turri che sua E.
ha comandato se neli faccia per la camera relatione il detto ingegniero ha referito
esserno state appontate e designate farnosi nell’infrascritti luochi et bisognarci
l’infrattra spesa cio e, una nella fiumara de Tacina con spesa de ducati 4000, un’altra
in la care de dragone e vallone de Reytano con spesa de ducati 2500, un altra nella
cala de posterione per il preczo ut supra de ducati 2500 ,un altra nella scalea delle
castelle per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nella cala porcella per il
preczo ut supra de ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato sbarcaturo per il
preczo ut supra de ducati 2500, un altra in lo luoco chiamato la fenstra cala de malo
et acqua delli burghi rossi per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nel monte
chiamato Alfiero per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nella cala dela cesa e
delle candelle per il preczo ut supra de ducati 2500, un altra nel luoco chiamato
Schifo e capo de piczicarolo per il preczo ut supra de ducati 2500 un altra nel capo
delle colonne dove se dice lo mareyello per il preczo ut supra de ducati 2500:
importaria tutta la spesa de dette 13 turre de ducati 34000 et per l’altra torre da
fabricarsi nel fiume de neto a complimento delle 14 ci bisogneriano di spesa ducati
4/m in tutto ducati 38000 et per corroboratione del predetto ho ritrovato che per
consulta fatta per la camera a Sua E. a ultimo di ottobre 1586 in consultar. 18 f.o 35
per l’imposetione che se haveva da fare per finire alcune turri che si ritrovavano
principiate et per incominciare alcune altre necessarissime fu tra l’altro referito all’E.
Sua come nella visita che fe il pr.tto Sancio de Sarrocza nell’anno 1579 de or.ne del
Ill.mo qm. marchese de Mondezar all’hora vicere del regno retrovo che nel detto
capo delle colonne era necessario per securta di quelli luochi e terri al spesso
assaltati da vascelli de infedeli che vi si edificassero 12 torri le quali erano state
ordinate farnose et che per essa camera furo fatti publicare piu volte banni per la
construttione d’esse in virtu delle quali sibene furo date alcune offerte non parse
conveniente accettarle a causa erano ad alti preczi questo e quanto ho potuto referire
a V.S. alla quale di continuo mi raccomando e bascio le mani da casa a 13 di
gennaro 1594 di v.s. molto Ill.mo Ant.o Falanga”.
Nonostante tutto ciò, bisognerà attendere ancora alcuni anni e si dovrà procedere ad altra tassazione prima che alcune delle torri previste fin dal 1579 possano essere appaltate.
(Cunto del Regio Thesoriero di Calabria Ultra nell’anno 1579-1580 per guardia delle Torri; Collaterale, Negotiorum Camere, Vol. 9, ff. 19v-27r, Archivio di Stato di Napoli).

torre di manna

Ruderi della torre di Manna in territorio di Isola Capo Rizzuto.

 

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