Un caso di Stupro a Cotronei

Volto di donna

Nella Corte P(ri)n(ci)p(a)le di Rocca Bernarda, e Cotronei. Per D. Lonardo Marinelli accusato di Stupro in vidua.

Quod Deus bene vertat

Espose nella Principal Corte de Cotronei Stella Coliccia dell’istesso luogo, indotta à ciò fare da maligno Spirito d’emulazione, querela criminale contro il D. Sig.re Lonardo Marinelli, asserendo, che trovandosi lei il dì 24 mag.o dell’anno caduto, giorno festivo dell’Assuns.e di N.ro S.re a cogler fronda nella Possessione di Colometto, fu ivi sorpresa dall’istesso, e malgrado ogni sua resistenza, forzata à cederli il vantaggio della dolce unione de di loro corpi colla carnale copula, alla quale n’era stata sovente preventivamente sollecitata. E che tornata nell’istesso luogo doppo tre giorni, e per lo stesso effetto, colà tornò pure lo stesso di Marinelli, ed ebbe il piacere di per due volte successive carnalmante conoscerla. E poichè lei li faceva presente la vergogna, che risultava le ne sarebbe, qualora si fusse persi fatta commissione resa pregnante, egli dandosi animo, e coraggio l’assicurava in tal caso d’ogni sua assistenza, ed industria per farla segretamente abortire in adempimento di qual promessa, manifestatasi la di lei gravidanza, non mancò il Marinelli con medicamenti, continuati salassi, e decotti d’erbe aperienti al premeditato aborto spronarla, benche di tante, e tali operazioni da lui credute efficaci, conseguito non si ne fusse il bramato favorevole evento, caricandolo con ciò del delitto ancora di tentato aborto.
Ha stimato la Coliccia, che sufficienti fussero per comprova del suo esposto le deposizioni di Gennaro Belcastro d’averla spesso salassata, ed una delle volte per incombenza dataline dal Marinelli stesso, così come l’altra d’Antonia Grasso, di Agata Rizzo, Rosa Jaquinta, e Vincenzo Calfa, deponente la prima d’aver saputo per fama publica la gravidanza, ed aborto tentato, e che avendo parlato lei al Marinelli per mandare a Stella Coliccia le fascie, ed altro per il già nato bambino, egli risposeli non mandarli niente giachè lo querelò in Corte, e ciò per non farsi reo, stiracchiando da tal risposta la confessione del delitto, deponente la seconda la continua indisposizione della Coliccia nell’està passata che li vidde una chiudera da lei med.a improntatale, tinta di color gialliccio, ed’aver saputo dalla bocca della stessa Stella l’autore della sua gravidanza, e che l’avesse dato medicamenti per abortire. Dice la terza aver tutto saputo da essa Stella, e di averli di già raccontato Vincenzo Calfa, ch’essendosi egli portato per incombenza d’Elisabetta Coliccia dal Marinelli per le fascie, e bisognevole tutto risposeli non volerli mandare, se prima non li faceva le remissioni, loche vien contestato dal Calfa med., che depone per auditu circa l’autore della di lei gravidanza, e somministrazione de medicamenti.
E colle deposizioni di Berardina Gallo, che dicono d’aver inteso dalla propria bocca di essa Stella d’esser stata dal d.o Marinelli fecondata ed ajutata poi con medicine a segretamente sgravarsine, ha di vantaggio creduto d’aver lei ad esuberanza e fuori d’ogni altro bisogno le già di sopradette prove fortificate per far apparire per vero ciò, che calunniosamente, e per istigazione di persona maligna, ed all’istesso querelato nemica, si ha fatto lecito in Corte rappresentare.
Ma noi, che del calunniato, ed innocentiss.mo S.r Marinelli sostenemo del il med.o le parti, per vedere di qual peso, ed efficacia esse siano, e quale fede per disposizioni di leggi abbiano à meritare in giudizio, e che à guisa del sole, la di cui luce, e virtù è sempre intiera, e stessa etiam inter apposita, come scrive Seneca Epist. 92 et quoties inter nubila luxit, non est sereno minor, nec tardior quidem, la nota onestà, et illibatezza del nostro S.r Marinelli dall’altrui maledicenze per ora denigrata, non rimanga malgrado ogni contrario sforzo, ed impegno, nessuno, ne poco macchiata, anzi che facci per l’avvenire agli occhi di tutti maggior risalto appunto perche provata, passata e ripassata fra tante affilate spade di lingue viperine, e nemiche, essendo pur troppo vero, che virtu apposita nihil detrabunt, e la verità oscurata dalla calunnia, benche minus fulgens et nobis perfine non aequi apparet, ac nitet, sibi tamen eadem est, et more solis obscuri in occulto vim suam exercet.
E cominciandomo dalla deposizione di Gennaro Belcastro, questa se si degna il S. Gov.re ci fa contenti, e più tosto à noi favorevole, che contraria, giache depone al fog. 14, che restituisi da cinque anni a questa parte la Stella Coliccia dalla Rocca di Neto ne Cotronei, voluto esser da lui insagnata in ogni prima di mese. Cio supposto per vero, il salasso da lui replicato nell’anno passato ne mesi di sua gravidanza, non è stato invero per rimedio efficace a farla abortire, ma sibene per continuare al suo corpo questo beneficio, al quale da cinque anni in qua l’ave abitualmente avezzato che poi ne principi di 7mbre passato ordinato l’avesse il s.r Marinelli di nuovamente secarle la vena, non ostante la precedente insagnia fattale tre giorni avanti, questo non è indicio… congetturare d’essersi ordinato ad procurandum abortum si perciò, come lo stesso Belcastro depone, tanto il Marinelli quanto la Coliccia med.a li dissero aver lei male, et malore nella gola, et quae de novo emergunt, novo indigent remedio, vulgat. Si anche perche il parere de s.ri medici il salasso, che prima si stimava efficace all’aborto, ora si crede, e per esperienza si vede efficacissimo per mantenere il feto nell’utero, ne tamp. è cosa nuova che uno si tiri sangue per due volte dentro un mese, vedendosi giornalmente pratticare da s.ri medici, che nel picciolo giro di 24 ore si faccia à taluno tagliar la vena due, e tre volte secondo il bisogno, e l’urgenza del male, che lo richiegga.
Soggiunge di vantaggio il d.o Belcastro, che ventilatasi poi la gravidanza, e che n’era fatto l’autore il d.o Marinelli, egli congetturò che quel salasso fusse stato ordinato per farla abortire, ed indi che avendo già felicemente partorito, si confermò lo stupro con d. Marinelli, e che l’avesse dato cartelle per farla abortire (…),

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