1849: da Cotrone per contrastare l’assedio di Roma

Le rivolte popolari del 1848 furono destinate a lasciare un segno indelebile nella storia. Le insurrezioni cominciarono in Sicilia [i], precisamente a Palermo, e si diffusero a rapidamente lungo tutta la penisola provocando scontri e sommosse popolari da Napoli a Milano [ii], raggiungendo anche l’estero: in Francia [iii] la rivoluzione portò alla proclamazione della seconda repubblica, in Germania [iv] gettò le basi per una costituente che definisse un assetto unitario dell’intero paese, e numerosi altri scontri si registrarono in Polonia [v], Ungheria [vi] ed Austria [vii].

Fu un periodo assai movimentato, ribattezzato come la primavera dei popoli [viii], che in massa si scagliavano contro i regimi assolutisti e le restaurazioni. I moti non esclusero la Calabria, dove si verificarono diversi scontri anche in territorio crotonese, seppur senza particolari fervori e fatti eclatanti.

Tuttavia, sappiamo che dalla città di Cotrone partì un piccolo battaglione che combatté contro i francesi durante l’assedio di Roma. Lo Stato Pontificio infatti non venne escluso dalle sommosse e dalle rivolte di popolo, che si acuirono giorno dopo giorno nel corso del 1848 anche a seguito di eventi violenti ed omicidi [ix]. Il 24 novembre Papa Pio IX abbandonò Roma in incognito, rifugiandosi a Gaeta grazie all’aiuto del governo francese [x].

La fuga del Papa – che era anche sovrano dello Stato Pontificio – si risolse con delle immediate misure di conversione da parte degli insurrezionalisti, che non persero tempo ad indicare dei nuovi ministri e funzionari per sancire le elezioni, che avvennero nel gennaio del 1849. Nacque così la Repubblica Romana [xi].

Pio IX però non era disposto a rimanere in disparte: chiese formalmente l’aiuto delle “potenze cattoliche” per riconquistare il regno, trovando la disponibilità di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie [xii], dove era rifugiato. Nel giro di pochi mesi diversi reggimenti mossero alla volta dell’Italia, attaccando ed invadendo il Veneto, la Romagna, le Marche, la Toscana [xiii].

Un primo battaglione francese composto da 7000 uomini sbarcò direttamente nel Lazio, intenzionato a “mantenere intatta la legittima sfera d’influenza” di Parigi e, contemporaneamente, ad “impedire l’intervento dell’Austria, della Spagna e di Napoli” [xiv]. Iniziò così una lunga serie di scontri, che portò all’assedio della città fino al luglio del 1849 [xv].

A difesa della neonata Repubblica Romana giunsero da tutta la penisola migliaia di uomini, riuscendo così a formare un “piccolo” esercito composto dalle 14.000 alle 19.000 unità. Un piccolo battaglione, composto appena da 16 uomini, salpò dalla Calabria, e più precisamente dalle coste di Cotrone, per prendere parte alla battaglia contro i francesi.

A capo di questi uomini vi era Giovanni Nicotera [xvi], figura nota e di spicco del risorgimento calabrese, che raccontò della sua avventura solo nel 1857, dopo essere stato arrestato a seguito della fallita spedizione di Sapri. Nello specifico, il Nicotera racconta durante l’interrogatorio presieduto da Pietrantonio Rinaldi e dal cancellier Pastore:

«Mi chiamo Giovanni Nicotera, figlio di Felice, di anni 29, nato a S. Biase, provincia di Catanzaro, dimorante quanto era nel Regno in Nicastro e S. Biase, studente di avvocheria nell’anno 1848, ma da quell’epoca ho abbandonato gli studi.

Capo della Guardia Nazionale di S. Biase, nominato dall’intendente barone Marsico, partii pei campi di Filadelfia col grado di capitano, e presi parte in quel conflitto. Sbandate le masse mi portai in Tirioli, e di là per la Sila giunsi a Botricello, che sta sulla marina tra Catanzaro e Cotrone, ove m’imbarcai con Ricciardi, Rocco, Satrana, Eugenio De Riso, Luigi Miceli, Luigi Caruso, Peppino Sarda, Stanislao Lupinacci, Basilio mele, Paolo Vacatello, Pasquale e Benedetto Masolino, Salvatore Lamacchia, Domenico Mauro e Nicola Lepiane. Ciò fu attuato su di una piccola barca, la quale, arrivata nelle vicinanze di Cotrone, ci trasbordò su due trabacoli molfettesi: presimo la volta di Corfù, dove fummo provveduti di passaporti inglesi, e venne posto a nostra disposizione un vapore inglese, che pagammo 120 talleri, e ci trasportò in Ancona. Di là andammo a Roma, ove presimo parte a quelle rivolture. Io vi serviva in qualità di uffiziale nel reggimento Monaco, fui ferito.

Nel fini di dicembre 1849 andai a Torino, e di là a Genova ed a Nizza, ove portavami allo spesso. Il mio domicilio però fu fissato a Torino. Ivi sono Lepiane, i fratelli Plutino e Giovannandrea Nesci.» [xvii]

Giovanni Nicotera da Sambiase.

Il porto di Cotrone infatti garantiva dei collegamenti navali diretti con l’isola di Corfù e, più in generale, con l’Eptaneso [xviii], isole dove in quegli anni risiedevano moltissimi rivoluzionari e irredentisti [xix]. Era dunque una comoda via di collegamento, ma anche uno strategico punto d’ingresso (o di fuga, come in questo caso) per gli esuli: basti pensare alla spedizione dei Fratelli Bandiera di qualche anno prima. [xx]

La spedizione contro i francesi tuttavia non portò i risultati sperati. Dopo diversi mesi di combattimento cominciò un vero assedio, che portò la città eterna ad arrendersi ai francesi. Il Papa tornò da regnante nello Stato Pontificio, e la Repubblica Romana venne smantellata. Destino volle che Pio IX fù comunque l’ultimo sovrano dello Stato Pontificio, costretto nuovamente alla fuga dopo la breccia di Porta Pia [xxi], nel 1870.

La pagina del Corriere della Sera che riporta l’interrogatorio di Giovanni Nicotera.

(Scritto da Francesco Placco per Archivio Storico Crotone in occasione dei 150 dalla Presa di Roma).

 

Note

[i]       https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_siciliana_del_1848

[ii]      https://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_giornate_di_Milano

[iii]     https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_francese_del_1848

[iv]    https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_tedesca_del_1848-1849

[v]     https://it.wikipedia.org/wiki/Sollevazione_della_Grande_Polonia_(1848)

[vi]    https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_ungherese_del_1848

[vii]   https://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzioni_del_1848_nell%27Impero_austriaco

[viii]  https://it.wikipedia.org/wiki/Primavera_dei_popoli

[ix]    https://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrino_Rossi

[x]     https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Pio_IX

[xi]    https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)

[xii]   https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Romana_(1849)#La_richiesta_d’intervento_delle_potenze_cattoliche

[xiii]  https://it.wikipedia.org/wiki/Invasione_austriaca_della_Toscana

[xiv]  https://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Charles_Victor_Oudinot

[xv]   https://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Roma_(1849)

[xvi]  https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Nicotera

[xvii] Corriere della Sera, Novembre 1857;

[xviii]        https://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Ionie

[xix]  https://it.wikipedia.org/wiki/Irredentismo_italiano

[xx]   http://www.archiviostoricocrotone.it/crotone/1844-il-dono-dei-fratelli-bandiera-a-girolamo-calojero/#_ftn2

[xxi]  https://it.wikipedia.org/wiki/Presa_di_Roma

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  1. Sebastiano placco

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