Forme solidali nel Seicento: La confraternita laica della SS.ma Annunziata di Belcastro

Belcastro (CZ), chiesa della SS.ma Annunziata.

La chiesa sotto il titolo dell’Annunciata era situata fuori le mura della città di Belcastro. Essa è già presente nel Quattrocento, come evidenzia un breve in data 15 aprile 1490, con il quale il papa Innocenzo VIII ordinava all’arcivescovo di Santa Severina ed ai vescovi di Crotone e Isola, di mettere in possesso Iohanne de Galganis, presbitero di Catanzaro, del decanato della cattedrale di Belcastro e della chiesa della Beata Maria Annunziata di Belcastro. In passato essa era stata concessa ad Antonio de Russis ma dopo la sua morte, il vescovo di Belcastro Raymondo per molti anni impedì che qualche canonico la potesse occupare e ancora oggi egli la tiene occupata.[i] In seguito la chiesa divenne sede di una confraternita laica, che prese lo stesso titolo della chiesa. Nei primi anni del Seicento il vescovo di Belcastro Antonio Laureo ci informa che in Belcastro vi erano due confraternite laiche, una intitolata a Santa Maria Annunziata e l’altra alla Pietà.

 

La confraternita dell’Annunziata

Il 25 marzo si festeggiava l’Annunziata con lauro, mortilla, predicatore e messa cantata. I confrati della chiesa ed ospedale dell’Annunziata di Belcastro si riunivano nella chiesa ed eleggevano i sei nuovi ufficiali della confraternita, cioè il priore, due procuratori, due infermieri ed il mastro di cerimonie. Una volta eletti, questi nominavano due razionali che, alla fine di ogni annata, dovevano verificare i conti di introito ed esito della confraternita di cui facevano parte uomini e donne.

Per il mantenimento della chiesa e dell’ospedale, essa poteva contare sui lasciti dei confrati e su voti, offerte e rendite provenienti da benefattori, da confrati e dai suoi beni. Contribuivano ad incrementare le entrate i confrati e le “sorelle”, o consori, che alla morte “per la confratia” versavano un tari.

Essi inoltre, si dedicavano durante l’anno alla “cerca”. La cerca “per la Terra e per la chiesa”, era fatta ogni prima domenica del mese, ampliata poi anche alla quarta domenica con la cerca “delo carmino”, e nei giorni dell’Annunziata, della candelora, di S. Pietro,[ii] di Santa Maria della Sanità, della Visitazione della Madonna ecc., e per l’aire.[iii] Da questa attività essi raccoglievano grano, olio, semente de sirico, cuculli, seta, manna, ecc. A questi si aggiungevano le numerose offerte di torce, cera, seta, grano, bambace, uova, caso, denaro, pane, pane bianco, rosette, mele, vitella, yenca, porcella, crape ecc., e le elemosine, che si raccoglievano nella “cascetta appesa inansi l’Imagine”. Parte di quello che la confraternita raccoglieva era venduto e parte era utilizzato per la chiesa e l’ospedale: “oglio alla ciarra dela sacrestia”, calce per coprire i “tavuti”, torce, cera, incenso, candele, medicine, spese per assistere i malati, salario del cappellano (tra i cappellani ricordiamo Ottavio Chiaromonte, che per il suo servimento nella chiesa riceveva un salario di ducati otto per “messe, officii et laudi” e Francesco Antonio Altomare), salario del sacrestano (il chierico Minico Rotella a carlini cinque il mese ed una quarta di olio al mese più vari regali in generi alimentari e denaro), restauri, acquisti, ecc.

Spesso i confrati si servivano delle cose necessarie acquistando nelle varie fiere (de Molera, de Sant’Agatio, di San Giovanni “delli agli”, di Santo Luca, de Crichisi, de S. Laurenso) e nelle città e nei paesi vicini (Cosenza, Catanzaro, Cropani). A volte vi si recavano per vendere ciò che avevano prodotto (seta, grano, tela) o avevano avuto in elemosina o per lascito.

I confrati godevano dell’assistenza nell’ospedale in caso di malattia e in caso di morte potevano essere seppelliti nella chiesa. La confraternita in alcuni casi assisteva anche i forestieri e si dedicava a opere di carità verso i carcerati, i monaci ed i poveri.[iv]

Nel “Libro nel quale si contiene la Platea di tutti i beni stabili e mobili di d.a n.ra confraternita et scritto per beneficio di quella”, conservato presso l’Archivio di Stato di Catanzaro, è inserito un resoconto annuale della vita economica della confraternita dal 1607 al 1622.

Il “Libro Quarto nello quale si contiene la creatione d’Off.li anno per anno per g.le Congreg.ne et introito et exito et significatorie per administrat.ne de Procuratori annuatim”, ci informa sulle vicende che i confrati dell’Annunziata di Belcastro dovettero affrontare nei primi anni del Seicento. Anni particolarmente importanti in quanto, nonostante le carestie e gli inverni aridi e freddi, videro la costruzione del campanile, della cappella dell’Annunziata, della cappella della Madonna del Carmine, l’ampliamento della chiesa, ecc.

La platea della confraternita della SS.ma Annunziata di Belcastro, conservata all’Archivio di Stato di Catanzaro.

L’inizio

Il 25 marzo 1607, giorno nel quale si festeggia la SS.ma Annunziata, nella chiesa omonima si riuniscono il priore Gio. Francesco d’Urso, il procuratore Vincenzo Casizzone, gli infermieri Gio. Angelo Cimino e Marcello Casicotto, il mastro di cerimonie Apostolo Furino e ventinove confrati. “Adi 25 di marzo 1607 Nella chiesa della Santiss.ma Annunciata della Città di Belcastro. Congregati li sott.i confrati. Gio. Fran.co d’Urso priore. Vincenzo Casizzone proc.re. Gio. Angelo Cimino infermiere.Marcello Casicotto infermiere. Apostolo Furino m.o de cirimonie. Michele Vitello. Oratio San Marco. Gio. Vincenzo Poerio. Fabricio Vitelli. Minico Cuzzino. Vittorio Greco. Vincenzo de Tacina. Pandolfo Russo. Gio. Fran.co Pettinato. Gio. Battista Pisano. Paulo Steriti. Gio. Gerolamo Flerio. Lupo Cosco. Fran.co Antonio Galati. Fran.co Furino. Gio. Bartolo Farago. Oratio Nicoletta. Gio. Matteo Gargano. Salvatore Grandello. Col’Ant.o Scarrillo. Giulio Galati. Gio. Dominico Tiriolo. Vincenzo Furino. Anello Tirrimbò. Gio. Leonardo Venuto. Andrea Tiriolo. Fran.co Ant.o Garcea. Masi Garcea. Gio. Tomaso Pulello”. Essi per “costume antico et per costitutioni fatti”, devono creare i nuovi procuratori e gli altri officiali “per servitio della confraternità Chiesa et Hospidale” e quindi eleggere due razionali per verificare i conti dell’amministrazione precedente.

In quel giorno per l’amministrazione della confraternita per l’anno 1607/1608 fu riconfermato priore Gio. Francesco d’Urso, per procuratori furono eletti Gio. Francesco Pettinato e Gio. Battista Pisano, per infermieri Marcello Casicotto e Gio. Angelo Cimino e per mastro di cerimonie Apostolo Furino. Per vedere i conti degli amministratori passati furono eletti per razionali Giulio Galati ed il notaio Gio. Tomaso Lo Flerio.

In quella occasione fu stabilito che il Priore e gli altri ufficiali dovevano fare “uno libro maggiore nel quale habbia da fare una Platea di tutte robbe et beni stabili che possede ò infuturum possederà detta Confraternita Chiesa et Hospidale acciò per l’advenire l’officiali siano estrutti delle dette robbe beni di d.a Confraternita Chiesa et Hospidale et appresso scriverci anno per anno li conti di introito et exito …”. Fu anche ribadito che “Volemo ancora per questa presente conclusione che qualsivoglia delli nostri fratelli ò sorelle venessi Dio guardante à morte li piacesse sotterrarsi nella Chiesa della Santissima Annuntiata le sia lecito senza altra licenza rompersi l’astraco, et sotterrarsi, ò farsi sepultura ò monumento, purche detta spesa sia, à spesa di quel fratello ò sorella defunta, e questa vaglia per Constitutione perpetua. Volemo ancora per la presente conclusione che ciascun delli fratelli sudetti scritti, ò scribendi venissero quod absit à morte, che non siano obligati pagar detta confraternita sotterrandosi nella Nostra Chiesa della Santissima Annuntiata e non altramente”.

 

L’annata 1607/1608

L’annata del 1607 fu particolarmente scarsa perché segnata dalla siccità e dalla carestia. Per chiedere la grazia dell’acqua, in primavera si fecero numerose processioni con l’intervento dei battenti per invocare da santo Elia la grazia della pioggia.[v]

Nei primi giorni di giugno iniziarono i lavori di costruzione del campanile.[vi] Al tempo del raccolto i confrati come il solito, si dedicarono alla “cerca” del grano. Una parte del grano, raccolto a Fusca, Campia, Magliacane, Crima, Filaci, Olivella, alla marina, a Coturella e Marcedusa, fu trasformato in pane per coloro che stavano fabbricando il campanile ed una parte fu venduto a 17 carlini il tomolo.

Durante l’autunno e l’inverno si proseguì a portare pietra con i carri trascinati dai buoi e con le “bestie” (per ogni giorno di viaggio con “bestia” si pagò un tari), e si comprano anche dei “ceramedi”.[vii] Alla costruzione del “campanaro” parteciparono oltre a mastri e manipoli locali anche “un forastiero” e dei “giovani de mesoraca”. A tutti, oltre al salario giornaliero di 10 o 15 grana a seconda del lavoro svolto, si fornì anche alloggio e vitto giornaliero (caso, carne, cauli e vino).

Mentre procede la costruzione del campanile, in gennaio si incarica un pittore di dipingere un quadro della Madonna del Carmine.[viii] Per far fronte alle spese per i nuovi lavori la confraternita può contare sulle entrate e sulle rendite provenienti dalle elemosine e dai beni di cui dispone: affitti di case, affitto delle castagne dell’Annunziata, censi, vendite di oggetti ed animali donati[ix] e dalle attività agricole, quali la vendita delle fronde dei celsi della chiesa,[x] la produzione della seta, l’affitto delle terre,[xi] la lavorazione della manna[xii] e la vendita del grano, prodotto dalle sue terre gestite direttamente dalla semina al raccolto.[xiii]

Belcastro (CZ), in evidenza il luogo dove sorge la chiesa della SS.ma Annunziata.

L’annata 1608/1609

Il 25 marzo 1608 sono eletti Gio. Tomaso Lo Flerio priore, Apostolo Forino e Giulio de Leone procuratori, Gio. Tomaso Pulello e Colantonio Scarrillo infermieri e Vincenzo de Tacina mastro di cerimonie.

Dopo una breve pausa all’inizio dell’anno, in primavera ripresero i lavori al campanile come risulta da un pagamento per la fornitura di calce.[xiv] Per fare fronte agli oneri che comportano i nuovi lavori, si tenta di incrementare le entrate, cercando di trovare degli accordi con gli eredi di beni lasciati per testamento alla confraternita.[xv] Prosegue anche l’attività caritativa ed assistenziale della confraternita verso i fratelli, i poveri, gli indigenti, i carcerati ed i forestieri.[xvi] In autunno i lavori al campanile procedono alacremente anche per l’aiuto di numerosi devoti, che trasportano gratuitamente con le loro bestie pietra, calce e ceramidi.[xvii] Per chiedere l’aiuto divino e scongiurare il pericolo del ripetersi di annate sterili, che incidono negativamente sulla cerca e sui raccolti, all’inizio di marzo per avere la grazia della pioggia si fanno processioni e si chiamano i battenti;[xviii] battenti che sono richiamati anche il giovedì santo.[xix]

 

L’annata 1609/1610

Dopo che il 21 marzo 1609 si era celebrata la messa “dello spirito santo acciò spiri ad eligersi procuratori buoni”, nel giorno dell’Annunziata furono eletti per nuovi ufficiali il priore Gio. Geronimo lo Fleri, i procuratori Antonello Salvato e il notaio Gio. Tomaso lo Fleri, gli infermieri Gio. Tomaso Scarrillo e Gioseppe Marzano e mastro di cerimonie Gio. Tomaso Pulello.

In aprile procedono lentamente i lavori[xx] ed a maggio arrivò da Palermo la nave con la statua di marmo della Madonna dell’Annunziata. Contribuì al pagamento dell’opera Gio. Battista d’Urso, che era particolarmente devoto alla chiesa dell’Annunziata e che abitava a Palermo.[xxi] “Die 21 de magio 1609 venne la figura de marmoro in Belcastro et per nolito se pago docati sei et docati dui de beveragio”. Arrivata la barca allo “scaro”, i marinai si recano in Belcastro per dare la notizia al procuratore della confraternita.[xxii] Il patrone del naviglio con i marinai sbarcano la statua e si decide su come portarla in Belcastro. Il giorno dopo la statua con l’aiuto dei marinai e degli abitanti di Belcastro, scesi fino alla marina, è messa su un carro trascinato dai buoi e fa il suo ingresso in città, accolta dai fedeli al suono del tamburo. Dopo in processione è accompagnata in chiesa.[xxiii]

Nei giorni seguenti iniziano le cerche per fare una corona d’oro alla Madonna. Per compiere l’opera si invitano i cittadini a donare ciò che hanno di prezioso. “Die 24 de magio 1609 s’è fatto la cerca per fare la corona alla madonna sanct.ma per la Citta et si fece de dinari docati nove et mezo che cona pattacca fu de archimia et non servette et petre de finella quattro granata piccole et cinque verde uno agnus Deo de argento una resta de coralli piccoli con partituri de argento et unaltra esta de coralli piu grandetta una catina de azaro quattro yannacche de ferno nigro et una de vitro con rosette inaurate et de argento rutto cinque censie et una quarta dui partituri de oro cento rosette de oro una manica de raso giallo guarnita de trinette russe et bianche una magnusa con piczetti torchini et bianchi et unaltra mangnusa a quatretto con piczi de oro et follole de oro et uno mandile”. “Die 25 de magio 1609 alla eccl.a per li rogat.ni si face car.ni dudici et mezo et unaltra foco de argento russo et una yannacca de pietre gialle et verde n. tridici et quattro anella de oro et quattro de argento quali anelli de argento et sup.tto tutto argento rutto ascendete ad onze cinque et tre meze quarte fo consignato all’aurefice dare principio alla corona della madona una fadiglia de cataluffa carmuscina et bianca guarnita de passamani uno filo de perne nigre et bianchi nove altre reste de coralli con spartituri de diverse sorte dui vili uno con piczi doro et laltro bianco uno retorto de sita carmonscina et bianca una magnusa lavorata de sita bianca et verde due tuppere et unaltra magnusa bianca che all’imagine otto yannacche con perne nigre unaltra yannacca de vitro con rosette inaurate”.

Sempre in quei giorni di fine maggio si consegna all’orafo Anibale Cifolli l’oro ed i gioielli per confezionare la corona alla Madonna[xxiv] e sorgono dei contrasti sul modo di portare e come e dove collocare la statua; perciò il confrate Gio. Vincenzo Poerio è incaricato di andare in Santa Severina per sentire il parere di un “ingegneri”.[xxv]

Durante l’estate si consegnano in più occasioni all’orafo denaro, oro e gioielli, sia per la sua “mastria” che per ornare e completare la corona.[xxvi] Il 30 agosto si salda l’orafo Anibali Cifolli, che ha finito la corona.[xxvii] Per far fronte all’aumento delle spese i confrati si impegnano a potenziare la loro attività nella cerca del grano[xxviii] e dei “cuculli” per fare la seta.[xxix] Grano e seta che poi sono venduti. In luglio si dava inizio alla costruzione della cappella dove porre la statua della Madonna dell’Annunziata.

Il 7 luglio il confrate Antonio Strati era stato inviato “con lettere a Santa Severina che le portassi a mastro Andrea Scarpellino per trattare la cappella del immagine”. Poi si era incominciato a portare materiali da costruzione presso la chiesa.[xxx] Il 28 agosto arriva a Belcastro il mastro Gio. Antonio Nicoletta “con altri mastri di Rogliano per acconciare la imagine dela madona a chiamata nostra”.[xxxi] All’ultimo di agosto si stipula l’accordo con Gio. Antonio Nicoletta e con il mastro Linardo Coza per fare il tabernacolo alla Madonna dell’Annunziata.[xxxii]

Sempre in quei giorni il mastro Nicoletta va a vedere dove reperire il materiale più adatto per fare il suo lavoro.[xxxiii] Il 18 di ottobre inizia la costruzione e alla sera del 22 ottobre arrivano tre “discipuli” del mastro Gio. Antonio Nicoletta per aiutare il mastro Linardo Coza a lavorare i cantoni. Cantoni che servono per costruire la cappella dell’Annunziata. Il prezzo concordato per completare il lavoro è stabilito in ducati 88 più vitto ed alloggio per i mastri e per gli aiutanti discepoli.

Poiché i cantoni occorrenti per costruire la cappella sono tagliati in una “perrera” in territorio di Mesoraca, i mastri che sono addetti al loro reperimento sono imprigionati e per liberarli la confraternita è costretta a pagare. Essi inoltre hanno causato danno alle querce.[xxxiv] In novembre e dicembre continua la costruzione della cappella e sono molti i viaggi di cantoni, che gli abitanti di Belcastro portano con i buoi e con “le bestie” dalla “perrera” di Mesoraca per ordine dei mastri Bartolo Grabiele, Linardo Coza e Gio. Antonio Nicoletta.[xxxv]

Durante questi mesi i mastri ricevono degli anticipi finché, finito il tempo pattuito, il 20 dicembre si salda il mastro Gio. Antonio Nicoletta.[xxxvi] Sempre in dicembre inizia la sua attività nella chiesa dell’Annunziata la confraternita della Madonna del Carmine.[xxxvii] Nonostante l’opera fatta, la cappella non è ancora del tutto completa e alla metà di gennaio 1610 riprendono i lavori, lavori che proseguirono anche se lentamente nei mesi successivi con la presenza ancora di mastri e di manipoli di Rogliano.[xxxviii] Pur continuando i confrati la loro attività economica,[xxxix] il denaro non è sufficiente per completare i lavori; li si sollecita perciò a contribuire ed a fare dei prestiti. Il 7 febbraio 1610 nella chiesa dell’Annunziata “Li procuratori sudetti con contezza di Gio. Geronimo Lo Freri priore ora esponeno come è notorio del partito fatto della cappella della Santa Annuntiata e perche vi è bisogno di complire detta cappella come si può senza l’agiuto delli confrati e devoti et perche marcello casicotto et vincenzo casizzone confrati s’hanno offerto donare parola et far cautela alli sudetti mastri chaveano di fare la detta cappella conforme sara iudicata da pietro francesco morello conforme la cautela nelli atti dela corte appare et di piu esponemo che havemo fatto una lista di confrati divoti et consore che per esortatione dovessero far lo caritativo sussidio al sudetto bisogno”. Finchè non si troverà il denaro, i lavori vanno avanti a singhiozzo.[xl]

Belcastro (CZ), campanile della SS.ma Annunziata.

L’annata 1610/1611

Il 25 marzo 1610 giorno della SS.ma Annunziata, i confrati secondo il solito si radunarono dentro la chiesa della SS.ma Annunziata in presenza del cappellano della confraternita D. Ottavio Chiaromonte, per eleggere i nuovi ufficiali e per discutere sulla situazione economica della confraternita particolarmente precaria “… in questo tempo di bisogno tanto per la manifattura et opera facienda per collocare la Santissima Imagine quanto alla venuta di Mons.r Ill.mo Rev.mo possino e sappiano domandare favori et gratie in benef.o e servitio di questa Santa Casa”. Quel giorno dai confrati “forno conclusi unanimiter et pari voto li sop.ti Gio. Vincenzo Poerio per Priore, Marcello Casicotto et Vincenzo Casizzone per procuratori et infermieri et proc.ri della Cappella del Carmino à Giulio de Leone e Gio Tomaso Pulello, et m.o di cerimonie à Colantonio Scarrillo, come persona delle quali concursero la maggior parte delle voci fatto calcolo et li sop.ti p.nti, et accettanti et restorno per off.li come ancora unanimiter et pari voto forno eletti per Razionali à vedere li conti delli proc.ri passati à Pietro Fran.co Morelli, et Giulio Galati quali possano vedere et sententiare loro conti conforme li parerà de Justitia”.

Fu inoltre deciso che “li sop.tti Gio. Tomaso Polello et Giulio de Leone infermieri e procuratori del Carmino si faccino novo libro di introito et esito per saperne dare conto a loro tempo, et che li procuratori della SS.ma Annuntiata non li possano impedire li vestimenti del altare, candele et altre cose simile, ma che s’intendano tutte le cappelle in una et sotto la protetione di d.a confraternità et dominio”. Sollecitati a contribuire in maniera fattiva alle onerose spese per pagare i mastri che lavorano alla chiesa, i confrati più facoltosi si impegnarono a prestare denaro alla confraternita. Pandolfo diede ducati 20, Apostolo Furino duc. 40, Francesco Rota ducati 8 e carlini 7, Giulio Leone duc. 5, Vincenzo Casizzone duc. 16; molti altri contribuirono con elemosine di vario genere.

Così i lavori ripresero con forza, come risulta dai pagamenti fatti ai mastri e dai viaggi di cantoni della perrera di Mesoraca (ogni viaggio pagato a carlini tre e mezzo). Nello stesso tempo, come da decisione presa, i confrati vendettero tutto ciò che era possibile, si fanno numerose cerche “per la terra per agiotare le spese deli mastri dela cappella” e si sollecitano più volte i fedeli a fare donazioni e prestiti.

I lavori continuarono durante la primavera e terminarono con l’estate. In giugno i mastri ed i manipoli (Michele deli Donnici, Francesco Casizone, Poerio de Poerio, Vincenzo Curto, Pietro Abruzzi, Bernardino Spirune,) sono intenti a fare la forma e ad “assettare la cappella”.[xli] Terminati i lavori, su ordine del vescovo di Belcastro il primo agosto i mastri Andrea Maggiore e Pietro Barba Lunga vanno a verificare e stimare i lavori fatti alla cappella[xlii] ed il 7 settembre si salda il mastro Gio. Antonio Nicoletta.[xliii]

Il ripetersi di annate scarse per la siccità ed il freddo spinge i confrati a prendere decisioni economiche importanti per la vita economica futura della confraternita. Essendo le annate agricole spesso sterili e calamitose, per contare su entrate certe e stabili, per risarcire coloro che hanno anticipato il denaro e per procedere nei lavori, il 14 novembre 1610 i confrati si riuniscono dentro la chiesa dell’Annunziata.

I procuratori Marcello Casicotto e e Vicenzo Casiczone in quella occasione mettevano al corrente i confrati della situazione economica della confraternita. Essi affermarono “che per residuo della Cappella di cantoni fatti per m.o Gio. Antonio Nicoletta in detta Chiesa deveno al sudetto alli 15 di decembre D.ti 37 et piu di 48 altri D.ti si devono a particolari confrati e benefactori ch’in servitio di detta cappella ce l’hanno improntati”.[xliv] Non avendo denaro sufficiente si decise che per sanare i debiti non c’era altra via che di dare a censo i beni della confraternita consistenti “in celsi, vigne, et case, casalina, et castagne”. Se questa decisione permise nei mesi seguenti di sanare i debiti contratti con alcuni confrati, nel lungo periodo sarà deleteria, in quanto vedrà allungarsi il numero di coloro che non pagheranno i censi annui sui beni avuti.

Finiti gli ultimi ritocchi alla cupola e dorati l’angelo e la Madonna all’interno della cappella,[xlv] arrivò il vescovo a benedirla.[xlvi] L’annata si chiudeva con un introito pari a ducati 328-2-13 ed un esito di ducati 332-4-19. Entrate ed uscite ben superiori a quelle usuali, che di solito oscillavano tra gli ottanta ed i cento ducati, segno evidente dei grandi lavori e del grande impegno finanziario dei confrati.

Belcastro (CZ), campanile della SS.ma Annunziata.

L’annata 1611/1612

Il 25 marzo 1611 furono eletti Michele Vitelli priore, Apostolo Forino e Giulio de Leone per procuratori, Gio. Tomaso Scarillo e Vincenzo de Tacina per infermieri e Iacovo Scarrillo per mastro di cerimonie.

Durante l’annnata 1611/1612 non sono segnalati lavori importanti alla chiesa. Sono annotati alcuni pagamenti al mastro Vincenzo Mercuri, che in più occasioni dora il “Dio Padre, Madonna e Angilo”.[xlvii] Mentre continua la cerca e la produzione della seta[xlviii] e della bambace per fare tessere la tela.[xlix] Si fanno comprare in Napoli candelieri e calici dorati[l] ed un quadro della Madonna del Carmine, da portare quando si fa la cerca la quarta domenica. Il 5 novembre si paga Fabritio Lico per la porta del campanaro. L’annata si chiude con un introito ed esito di circa 100 ducati.

 

L’annata 1612/1613

Il 25 marzo 1612 furono eletti Gio. Matteo Gargano priore, Colantonio Scarrillo e Vincenzo Forino procuratori, Gio. Andrea Scarrillo e Masi Farago per infermieri e per mastro di cerimonie Gio. Battista Scarrillo. In autunno riprendono i lavori. Si aggiusta l’ospedale ed il magazzino dove è riposto il grano[li] e continua per tutti i mesi seguenti la costruzione del campanile.[lii] Nel frattempo che il campanile sia completato, i confrati decidono di far fare in Palermo una nuova campana. Per sostenere questa ulteriore spesa indirizzano a questo scopo tutte le risorse provenienti dalla vendita della seta e del grano e dalle altre entrate (elemosine, censi, donazioni, prestiti).[liii] Il 12 marzo 1613 il vescovo di Belcastro visita i lavori che si stanno compiendo e promette di sostenerli con un suo contributo.[liv] I conti dell’annata 1612/1613 si chiudono con l’esito a 173 ducati, tari 2 e grana 2 a fronte di un introito di 154–3-0. Il deficit è causato dai lavori al campanile, dall’anticipo per la nuova campana e dall’alto numero di censuari, che a causa dell’annata sterile non hanno versato il censo alla confraternita.[lv]

 

L’annata 1613/1614

Il 25 marzo 1613, congregati dentro la chiesa della SS. Annunciazione, i confrati elessero Gio. Geronimo Flerio priore, Vincenzo de Tacina e Pandolfo Russo per procuratori, infermieri Ottavio Greco e Iacovo Flerio e per mastro di cerimonie Gio. Berardino Lazzaro.

Il procuratore dell’anno precedente Col’Antonio Scarrillo informa i confrati che “ha pagato docati cento à salvatore grandello per ordine di Gio. battista d’urso per li ducati 100 havea fatto fare una campana nella città di palermo per la chiesa della ss.ma annunziata. Et volendola conciare non possette à capere licenza per estraersi per tanto esso procuratore saria di parere che detti docati 100 si rilascino al detto signor Gio. Battista, quale piacendo al Sig.re de qua pochi dì sarà in Belcastro, et detto signor gio. battista essendo homo di gran valore, habbia pensiero di far fare detta campana”.

Non essendo stato possibile costruire la campana in Palermo, in quanto ne è proibita l’estrazione, i confrati decisero di farla costruire altrove. Il 4 dicembre 1613 il procuratore Vincenzo de Tacina esponeva “come questi giorni passati fu concluso per parlamento che li d.ti cento quali s’haveano di mandare per la campana s’havessero da consignare ad antonio galeano quale havea pensiero di girarli in napoli al dottore colantonio gargano per affettuire il partito della campana e perche detta conclusione non hebbe effetto che il d,o antonio galeano ha retornato lo dinaro che tiene” Non essendo andato in porto nemmeno questa soluzione, i confrati decisero “che doman matino si mandi in Cropani da Gio. Battista Barrinella publico negoziante quale s’ha offerto con molto avantaggio et sicurtà della chiesa fare venire a sue spese la campana preditta purche lo denaro si dia in deposito a ferrante cosentino quale deposito venuta la campana allo scaro di cropani si possi disbirgare detto deposito et come sara venuto lo corriero dal detto vada lo procuratore con alcuni confrati in cropani a depositare detto denaro”. Conclusa così la questione della costruzione della campana, in primavera continua la costruzione del campanile[lvi] ed a marzo cominciano i lavori per ampliare la chiesa. L’annata fu particolarmente arida. Poco si spese e poco entrò (circa 53 ducati).

Belcastro (CZ), campanile della SS.ma Annunziata.

L’annata 1614/1615

Il 25 marzo 1614 si congregavano i confrati dentro la chiesa della SS.ma Annunziata in presenza del cappellano della chiesa Ottavio Chiaromonte per eleggere i nuovi ufficiali e procuratori per l’anno 1614 e 1615. Per priore fu eletto Micheli Vitelli, per procuratori Marcello Casicotto e Vincenzo Casizzone, per infermieri Gio. Tommaso Polello e Giovanni Lo fleri e per mastro di cerimonie Antonio Pinelli.

Ritornati nella disponibilità dei cento ducati, i congregati confermarono unanimemente “che i cento ducati che tiene antonio galeano si ne faccia fare la campana” ed il procuratore Vincenzo Casizzone, essendo priore Michele Vitelli, li informava, che egli aveva incominciato “à fabricare per allungare la chiesa … per evitare et evadere lo disturbo grande che si fa nel giorno della festa della santiss.a Annuntiata”. Messi al corrente, i congregati approvarono e sollecitarono anche i lavori alla fabrica del campanaro.[lvii]

Per adempiere a quanto stabilito il 3 aprile fu inviato un corriere a Cropani per ordine del vescovo Fulvio Tesoriere “per far lo partito della campana” con il mercante Giovanni Battista Barrinella. Sempre a Cropani il 22 dello stesso mese si reca Cesare Corea a prendere “l’inferrata” che era stata acquistata a Messina. Mentre si conclude l’accordo per la costruzione della campana, vanno avanti i lavori alla chiesa e al campanile. Ai lavori oltre ai mastri ed ai manipoli salariati prestano la loro opera gratuitamente anche numerosi abitanti e non mancano gravi infortuni.[lviii]

Il 25 luglio il procuratore Marcello Casicotto informava i confrati che “have trattato con uno mastro campanaro per fare una campana nella chiesa della ss.ma nunciata come tempo fa che s’ha trattato perciò loro fa intendere che provedano a quanto li parera per la fattura di detta campana e per il trattamento s’ha da fare con detto mastro per mettere in exequtione quanto bisognera circa l’exposto”.

Ottenuto l’assenso a procedere, sono inviati due corrieri a Cropani per concludere definitivamente l’accordo, che prevede la fornitura del materiale a spese della confraternita ed il pagamento di ducati venti e vitto e alloggio per due mesi al mastro campanaro Giovanni Gullo, il quale si dedicherà alla fattura della campana. Si invia Cesare Corea a Cuturi e Paulo Gareca a Squillace per comprare il metallo e Oratio Arratta e Gratio Lechiare portano la legna. Si comprarono anche la “zimatura”, il rame, una caldara, un caldarone ed un mortaro.[lix] La costruzione della campana durò quasi tutto il mese di agosto.[lx]

Il 31 agosto il mastro campanaro Gioanne Gullo in Belcastro dichiarava di avere ricevuto dal procuratore Marcello Casicotto ducati 40, tari 2 e grana 5 e cioè ducati 22 tari 2 e grana 5 per rotola 49 per il metallo che egli fornì per la campana e ducati 20 per la sua mastria. Fatto il calcolo in tutto per la costruzione della campana la confraternita spese ducati 102 tari 4 e grana 15. Contribuì alle spese anche il vescovo, che donò 5 ducati. Altro denaro si spese in seguito per il battaglio, le corde ed i ferri.[lxi] Finita la costruzione della campana, il mese dopo fu assegnata al mastro campanaro Gioanne Gullo anche la costruzione di una campana più piccola.[lxii]

 

L’annata 1615/1616

Il 25 marzo 1615 si congregarono i confrati per rinnovare gli organi della confraternita. Furono eletti per priore Gio. Matteo Gargano, per procuratori furono confermati Marcello Casicotto e Vincenzo Casizzone, per mastro di cerimonie Ottavio Greco e per infermieri Jacovo Lo Flerio e Jacovo Vivacqua. In questo anno non sono segnalati particolari lavori.

Belcastro (CZ), cappella nella chiesa della SS.ma Annunziata.

L’annata 1616/1617

Il 25 marzo 1616 furono eletti Gio. Geronimo lo Flerio per priore e per procuratori Colantonio Scarrillo e Antonello Salvato e per infermieri Gio. Berardino e Gio. Andrea Lazzaro e per mastro di cerimonie Antonio Pinello.

In aprile ripresero i lavori di costruzione al campanile[lxiii] ed il mese dopo si giunse ad un accordo tra le parti, che metteva fine ad una lunga lite, avente per oggetto la sostanziosa eredità lasciata alla confraternita dal capitano Fabritio Carpansano.[lxiv] L’ultimo giorno di aprile 1616 i procuratori, che avevano gestito la lite, informarono i confrati sui termini dell’accordo, che essi avevano stipulato con i nipoti ed il fratello del capitano. L’accordo prevedeva il pagamento a favore della confraternita di ducati 800, con i quali la confraternita aveva intenzione di istituire un monte di pietà per beneficio dei poveri.

Il 27 novembre 1616 gli stessi procuratori affermavano che Horatio Carpansano, fratello del defunto capitano, aveva deciso di pagare i ducati 800 “in denari stabili et censi” in questo modo: “Assigna una continentia di terre loco d.o la valle del lupo per docati trecento che cossi disse haverla comprata come appare per intrumento et di più docati cento ottanta tene di capitale sopra le terre delli Dottori Gio. Jacovo et Horatio Lifreri poste dentro il territorio di detta Città loco detto falini et più settanta dui per tante terze decurse dello preditto censo delli detti lefreri sopra dette terre ut s.a mentionate et più docati cento cinquanta deveno li d.ti di frerio ad esso D. horatio per affitto di tre annate delle terre di Antonio Mazza conforme per cautela appare maturandi ad agosto prossimo. Et più docati vinti di capitale sopra la vigna di Micheli Pigneri posta in loco d.o Zinga come per instrumento appare. Et docati ottanta di terze decurse sopra le terre Gio. Fran.co Alessi poste alla salinella come per instrumento censuale appare che tutte le sopradette partite fanno la somma di d.ti ottocento”.

Aumentata la disponibilità finanziaria, i lavori al campanile procedono più alacremente. Vi lavorano i mastri Vincenzo Casizzone e Paulo Palumbo ed i manipoli Vartolo Olivo, Girormo de Sena, Masi Tiriolo, Vincenzo de Dattolo, Andrea Arratta, Giuseppe Ferraro, Ferrante Uvvaro, Ottavio Viviano, Francesco Lopreite, Adria Deni. Agostino de Pace, Oratio Arratta, Virardino Arratta, Minico Gallina, Iacovo Spirune, Vincenzo Casizzone riforniscono di continuo pietre per la costruzione.[lxv] L’annata si chiudeva con un introito di circa 98 ducati a fronte di un esito di circa 92.

 

Annata 1617/1618

27 marzo 1617 dentro il coro della chiesa dell’Annunziata furono eletti: Michele Vitelli priore, Gio. Andrea Scarrillo e Giulio Leone procuratori, Ottavio Greco e Iacovo Vivacqua infermieri e Antonino Arratta mastro di cerimonie.

Il 12 settembre 1618 i procuratori radunano i confrati per metterli al corrente che l’università di Belcastro, trovandosi in grave difficoltà verso il fisco regio, ha chiesto alla confraternita un prestito. “Exponeno “come lo sin.co di questa Citta et molti altri Cittatini l’hanno rechesto e pregato che stanti li nicessita grande et pagam.ti onerosi di guerre et la presente pervenutoli il pagamento del 3.o di piu e venuto il com.rio in detta Citta non potria sensa grand.mo dano di poveri remediare le nicessita p.tte et hanno pregato come si e detto che l’havessimo inprontato denaro di la nostra confraternita docati cento ò piu se fossiro in nostro potere ma perche al presente non ni trovamo più di trentatre havendo inteso li bisogni ut supra …”.

Messi di fronte al pericolo dell’arrivo di un commissario regio che avrebbe sequestrato tutti gli animali, i confrati decidono per quanto è possibile di aderire alla richiesta.[lxvi] In autunno il procuratore Gio. Andrea Scarrillo, preso atto delle difficoltà in cui si trovavano i coloni a causa della cattiva annata, che già a novembre ha fatto alzare il prezzo del grano a carlini dodici il tomolo, dona a credito ai poveri i 20 tomola e mezzo di grano raccolti attraverso la cerca nelle aie. In tal modo i coloni potranno seminare. A causa del prestito all’università, delle poche entrate per la cattiva annata e del grano dato ai coloni, i lavori al campanile e alla chiesa, dove si sta facendo la soffittatura, procedono molto lentamente.[lxvii] L’annata si chiudeva con un’entrata di poco più di 22 ducati e con un esito di circa 70 ducati.

Belcastro (CZ), cappella nella chiesa della SS.ma Annunziata.

Annata 1618/1619

Il 25 marzo 1618 si riunivano i confrati ed eleggevano i nuovi amministratori. Colantonio Scarrillo fu eletto priore, Giovanni lo Freri e Pandolfo Russo procuratori, Giuseppe Marzano e Luca Grandello per infermieri e mastro di cerimonie Gio. Berardino Lazzaro. Tuttavia Pandolfo Russo, uno dei procuratori eletti, rifiutò la carica asserendo “che esso lo faria volentieri ma perche e povero artegiano et e necessitato andar a guadagnarsi il pane terra per terra no po assistere a detto servitio”. Pertanto al suo posto fu eletto Gio. Tomaso Farago, come secondo che aveva riportato più voti.

Una grave epidemia da maggio si prolungò fino ad ottobre; come evidenziano le numerose offerte di un tari dei defunti “per la confratia” e il grande numero di quelli seppelliti gratuitamente perché poveri.[lxviii] In maggio il mastro Vincenzo Catizzone costruisce “due altaretta” in chiesa ed altri mastri continuano a fare i cantoni a Mesoraca, cantoni che in giugno furono caricati sui carri e portati con i buoi alla chiesa, dove procede la soffittatura e la copertura del tetto sotto la guida del mastro Pandolfo Russo,[lxix] il quale costruisce anche un “confessionario”.[lxx] In gennaio 1619 continua il reperimento dei cantoni e si pagano tre mastri forestieri a carlini tre il giorno per il loro lavoro. L’annata fu scarsa ed il grano raccolto con la cerca per le aie fu di tomoli 23 e fu venduto a carlini 12 il tomolo. I conti si chiusero, ma tanti furono i debitori.[lxxi]

 

Annata 1619/1620

Il 25 marzo 1619 furono eletti: Gio. Francesco Minardello priore, Antonello Salvato e Gio. Battista Pisano per procuratori, Gio. Tomaso Pulello e Iacovo Vivacqua per infermieri e Giovanni Gargano mastro di cerimonie. Il vescovo Hieronimo Ricciullo di Belcastro il primo maggio li confermava. Il 29 ottobre riprendevano i lavori di costruzione. Il mastro Vincenso Casizzone vi lavora per tre giorni assieme al figlio, così come il mastro Paulo Palumbo con suo figlio. Essi furono pagati i mastri a carlini dudici a ragione di tre carlini et mezzo il giorno ed i figli a grana quindici.

Il lavoro è continuato dal mastro Paulo Palumbo, che è aiutato da molti manipoli tra i quali Ottavio di Marco Aloe, Ferrante Strifizzono, Aurelio Imperaci, Gio. Battista Catansaro, Filippo Peruzzo, Salvatore Cosco, Francesco Steriti, Francesco di Pace ecc. Alcuni dei manipoli offrono anche una giornata di lavoro gratis. Alla fine del 1619 il campanile è quasi completato.[lxxii] L’annata si chiudeva con le entrate e le uscite di circa 78 ducati.

Belcastro (CZ), statua della Vergine (da belcastroweb.com).

Annata 1620/1621

25 marzo 1620 furono eletti per priore Gio. Andrea Scarrillo, per procuratori Gio. Angilo Cimino e Pandolfo Russo, per infermieri Gio. Battista e Gio. Andria Lazzaro e mastro di cerimonie Gio. Battista Casizzone. Il 31 marzo il vescovo Hieronimo Ricciullo li confermava.

La primavera fu freddissima ma la raccolta del grano fu copiosa. I lavori alla chiesa ed al campanile erano praticamente terminati, ma la confraternita doveva far fronte a nuovi compiti ed a nuovi pericoli. Poco tempo dopo l’elezione i confrati furono riuniti urgentemente dal procuratore Gio. Angelo Cimino. Il procuratore informava che “qualmente l’è pervenuto a notitia che Donno Gio. Lorenzo Renzelli di Rogliano al presente canonico e cappellano della chiesa della Santissima Annunciata di detta Città, s’intende, che stà per partirsi per andare in Roma et che s’habbia provisto di alcune scritture et pretende dare supplica à superiori, che tutti lasciti et intrate, lasciati da benefattori a detta confraternita, quali si mettono in reparatione di detta chiesa, unirseli con detto suo canonicato et vadano in beneficio d’esso d. Gio. Lorenzo. Et perché detti lasciti sono sempre andati in beneficio di detta confratia, et l’hanno posti et poneno in reparatione della sud.a chiesa et il canonico già mai s’ha intraposto a questi negotii come è cosa notoria perciò l’espone ad essi congregati acciò espongano loro intentione, che si proveda a quello li parerà bisognante altrimenti saria la total rovina d’essa chiesa et confraternita”.

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Documenti sulla chiesa e confraternita dell’Annunziata tratti dal fondo Cassa Sacra (Archivio di Stato di Catanzaro).

Inventario degli oggetti della chiesa della SS.ma Annunziata (1608).

Il 20 aprile 1608 nella sacrestia della SS.ma Annunziata di Belcastro i nuovi procuratori Apostolo Forino e Giulio de Leone fanno l’inventario di tutti gli oggetti appartenenti alla chiesa.

“In pr.is uno stendardo seu confalone de domasco russo.

Una Croce de argento sopra inaurata.

Dui crocifissi di stucco.

Tre calici di argento con patene sopra inaurati.

Una cappa bianca et unaltra rossa lavorata de bianco.

Una casubra de domasco a rosa sicca con l’imagine dela madonna.

Unaltra casubra de domasco rosso con la croce nigra.

Unaltra casubra de domasco bianco con la croce russa.

Una casubra de dubretta di seta conforme la cappa.

Due stole de dubretta di seta con frangie russe et bianche.

Et l’altra con guarnizione de domasco bianco con croce de argento.

Dui manipuli simili et unaltro simile

Uno avanti altaro de domasco bianco con trene d’argento falso.

Una casubra de dubretta di seta verde con croce torchina.

Unaltra de dubretta rosa sicca con croce verde.

Unaltra de dubretta de seta torchina con croce gialla.

Due tonicelle de dubretta pardiglia con guarnizione gialle et a rosa sicca.

Uno avanti altare de domasco russo et altro de oro bellodorato

Un altro avanti altare de dubretta de cocullo a scacco

Un altro avanti altare de su lacze brune lavorato a scacco.

Quattro cammisi una tovaglia de sita carmosina longa.

Unaltra de sita rangina longa unaltra tovaglia de sita nigra de altare longa unaltra tovaglia dela bella robba carmosina a capucci torchini.

Dieci otto abiti tra rutti e sani et uno de marcello fera. Inclusi nelli diece otto abiti lo abito di gio. francesco et un altro de fran.co maria san.co.

Una giarra grande de trenta libre e fin de maza de oglio.

Due cascie una de tutta tavola et laltra a meza tavola

Uno calco grande et uno piccolo de vitro quindici lampe sei urtulilli de vitro.

Dui campanelli, uno caldarone

Robbe della Ecl.a quale sonno nella cascia che li pr.ri teneno alla casa et sono:

In pr.is uno casciotto con sei veli bianchi fra grandi et piccoli de più un altro lavorato di seta russa et turchina et un altro bianco.

Uno velo lavorato de sita carmoscina et torchina.

Uno retorto con liste de sita bianca e nigra.

Due tovaglie et uno retorto de sita carmoscina.

Due coscini uno con zagarelle delabella robba et l’altro de sita gialla et rossa.

Due tovaglie una con le ricze gialle et altra con ricze bianche due tovaglie bianche con li cordoni.

Una crucigata et una tovaglia yiosica dui retorti bianchi, uno maccaturo novo con li piczi, una tovaglia lavorata de filo arrozato due magnuse una listiyata con le liste de argento et piczi de oro et l’altra de argento et seta launata uno cinto de oro pigno de oratio polisi per car.ni sette.

Due lenzoli con zagarelle turchine sei tovaglie de seta nigra et unaltra de sita nigra.

Una tovaglia de faccie dentro la quale vi sono una tovaglia de sita carmoscina dui coscini uno de sita carmoscina et altro de sita nigra dui lensoli con zagarelle turchine.

Dui coscini uno con zagarelle turchine et altro de filo arrozato.

Una casubra intocco de cataluffa con trene de oro et argento da circa trenta palmi.

Uno spolveri bianco vecchia uno paro de lensoli usati.

Una coperta yiosica una tovaglia de tavola una salauda usata, uno cavune usato.

Uno Tavuzo con le scritture et instr.ta de ecl.a uno retorto de sita nigra et bianca et lo dono per elemosina la moglie del q.o gir.mo garcea una tovaglia de sita nigra, due tovaglie una de filo bianco et laltra de filo torchino, et unaltra tovaglia de filo arrozato quali robbe se possero in una cascia a mezza tavola con la chiave quale chiave la consigno gio. batt.a pisano olim procuratore a giulio de leone novo procuratore.”

 

Descrizione delle campane della chiesa della SS.ma Annunziata (1784).

Annunciata. “Indi ci semo conferiti nell’abolita chiesa e confraternita sotto il titolo dell’Annunciata, e fatte scendere dal campanile di essa le tre campane, che in esso esistevano, cioè una grande, una mezzana ed una piccola. La grande si è trovata colla seguente iscrizzione “Sub Praesulatu Ill.mi, Rev.mi D. Ioannis Emblavita Epi Bellicastren Anno Dni 1710 + tempore Pr. V.I.D. Lucae Pitari et mag.co Thomae Buccia = v’è l’effiggie che rappresenta l’Annunciata H.G.P. = Gio. Ant. Palmieri F… Il di cui bronzo al peso del trenta tre, si è trovato rotola duecento … La mezzana si è trovata coll’epoca del 1614, e che ha l’effiggie dell’immac.ta, il peso di questa al trenta tre si è trovato di rotola ottanta. La piccola con l’iscrizzione Tempore Prioratus Mag.ci Thomae Mazzei et Procu. Paschalis Totino = S.A.N.L.L. coll’effiggie della vergine e Bambino con quattro Puttini a torno, e coll’epoca 1780, il di cui peso rotola quaranta.”.

 

Descrizione dei quadri della chiesa della SS.ma Annunziata (1784).

“Indi ci semo conferiti nella chiesa dell’Annunciata nella quale si sono ritrovati li seguenti quadri. Nell’altare maggiore vi è dipinto in oglio sulla tavola l’effiggie della SS.ma Annunciata, la quale è della larghezza palmi sei meno un oncia e mezza, e della lunghezza palmi otto, onc. Tre, senza iscrizzione.

Nell’altare della Nascita di Giesù Bambino vi è un quadro rappresentante d.a nascita, dipinto sulla tela in oglio, dell’altezza o sia lunghezza pal. Sette e mezzo e della larghezza pal. cinque onc. tre, senza iscrizzione.

Nell’altare del Carmine vi è il quadro dipinto anche sulla tela in oglio rappresentante l’effiggie della B.ma Vergine sotto lo stesso titolo, ed è della lunghezza o sia altezza pal. Nove meno onc. tre, e della larghezza pal. Cinque oncie tre senza iscrizzione.

Nell’altare della Visitazione vi è il quadro similmente dipinto sulla tela in oglio della lunghezza pal. Otto onc. tre, larghezza pal. Sei meno un oncia e mezza, in pie di questo quadro vi è la seguente iscrizzione Sacilum de Iure Patronatus Familiae de Tacina P.R. D. Jo. Vincentium Tacina Cantorem editam A.D. 1630 Ad praesensio D. Franciscus Antonius Marescalco S. Mauri, qui propris expensis hanc iconem construere fecit A.D. 1746.

Nella cappella o sia altare di S. Anna vi è il quadro della mad.a dipinto altresi sulla tela in oglio lungo pal. Sei, largo pal. Quattro, senza iscrizione.

Nella cappella della Beata Vergine di Trapani vi è il quadro rappresentante l’istessa Madonna dipinto sulla tela in oglio, che misurato si è trovato della lunghezza o sia altezza pal. Sette oncie tre e della larghezza pal. Quattro oncie tre senza iscrizzione”.

 

Descrizione degli altari della chiesa della SS.ma Annunziata (1784).

“Esistono altresi in d.a Chiesa l’altare mag.re col quadro dipinto in tavola, con cornice dorata, rappresentante la SS.ma Annunciata, l’altare pred.o è di stucco, e tiene a lati due statue di marmo bianco, l’una rappresentante l’Angelo Gabriele, e l’altro la SS.ma Annunciata, ha la gradinata di legno, fogliaciata con vernice in oro, uno avanti altare di damasco, sei candelieri di legno inverniciati in oro, con sei frasche cartapesca inverniciata anche in oro e corrispondente carta gloria, lavabo, et in principio, due coscini di damasco cremes usati e due tovaglie di tela anche usate.

L’altare della nascita di Gesù Bambino anche di stucco col quadro in tela dipinta in oglio rappresentante la nascita, adornato di quattro candelieri vecchi di legno, croce e Crocefisso di cartapesca, corrispondente carta gloria, in principio, e lavabo con cornici di legno rustico, due coscini vecchi di damasco in seta color rosasmorta, e tre tovaglie. Nell’architravi di detta cappella sono le seguenti iscrizzioni = Tab. et Locum. equitum Joannes Bapt.a Carpanzano suorum et omnes de Carpanzano estructo = Anno D.ni 1664 = Hunc Familia de Di .………..

L’altare del Carmine anche di stucco col quadro dipinto in oglio, rappresentante la madonna predetta, con quattro candelieri vecchi, e fiori anche vecchi di carta carta gloria, lavabo ed in principio, con cornici di legno, e due tovaglie di tela molto usate e due coscini vecchi di damasco in seta color cremes.

L’altare anche di stucco sotto il titolo della Visitazione, con quadro in tela dipinto in oglio adornato di sei candelieri di legno inverniliati in oro, con simili piedi di fiori, e fiori di talco vecchi, con corrispondente Carta di Gloria, in principio e lavabo, due coscini di lana diverso colore, e tre tovaglie di tela, croce di legno inverniliata in oro e crocefisso di cartapesta = In piedi di detto quadro vi è la seguente inscrizione = Sacelli de jure patronatus Fam. De Tacina P.R.D. Jo. Vinccen. De Tacina Cantorem editum A.D. 1630 = Ad presens vero D. Fran.us Ant.us Marescalco S. Mauri qui propriis expensis hanc Iconem construere fecit A.D. 1746.

La Cappella di S. Anna pure di stucco col quadro tela dipinto in oglio rappresentante l’istessa sta senza veruno ornamento.

La Cappella della Madonna di Trapani con quadro anche dipinto in oglio rappresentante l’istessa imagine, con sola croce, e cinque candelieri di legno invermiliati in oro.

La Cappella di Gesù Cristo resuscitato con statua di legno rappresentante l’istessa figura. L’altare è anche di stucco adornato con due tovaglie di tela, sei candelieri, e corrispondenti Carta di gloria, lavabo in principio di legno, inverniliati in oro, Croce di legno e crocifisso di carta pesta, un velo con ferro dove sta apeso, e vetrata corrispondente alla nicchia.

Un Coretto di legno castagna, due confessionili, l’uno di legname abbeto, e l’altro legname castagna con un pulpito s.a di esso.

Un Orchesto di tavolame abbeto incorniciato.

Un campanello di bronzo sopra detto coretto.

Tre banchi di legno.

Un paravento di porta di tavole abbeto.

Un lampiere di rame gialla.

Nella sacristia di d.a chiesa si sono trovati due stipi grandi uno di legname castagna, e l’altro di abbeto.

Fabriche di detta chiesa consistentino nel vaso di essa con ale ai lati, intempiata di tavole dipinte nel vaso ed in rustico nelli ali.

Il campanile di fabrica con tre campane di bronzo con corrispondenti battagli di ferro”.

 

Note

[i] Russo F., Regesto, 13327.

[ii] “Lo giorno de s.to petro 29 de giugno si fece la cerca deli coculli et si fece cinque t.a de coculli si compra salme de lignia si fa carriare la ligna nel patello e dentro luglio si fece la seta; 11 luglio 1609 comperato quattro rotola di carne de yenca per li mastri dela seta, ricotte, pane et pira, vino, cipulle, citroli et adi 19 fo pisata alla bilatia deli gabellotti per gio. battista greco et gio. thi de ciaccio per libre 14 et onze dece. Die 30 de agusto1609 d.ta seta fo venduta a ragione de carlini 24 la libra (35-3–0)”.

[iii] “Il 16 luglio festa della madonna del carmino 1611 fatto grano per l’aire tumula trent’uno, et sette et mezzo del carmino sono in tutto tt.a 38 ½ vendutone del d.o grano tumula trenta sei à carlini sei lo tumulo docati vinti uno e carni sei.”

[iv] “A 24 de luglio sono venuti tre pelegrini tra li q.ali uno e cascato malato per governarlo si sono spesi li sette danari per pollastri, conserva, agro de citro et altre medicine spesi per Col’Ant.o Scarrillo infermeri carlini cinque e mezo”. “Dato all’infermeri per comperarne qualche cosa ad una inferma forestera sta allo spitale” (5 grana). “9 ottobre 1611 allogato una bestia per uno poverello portarlo in mesoraca”. “Per dui soldati che furo malati allo spitale speso per medicine”. “La sportella di pane bianco di Prudentia Pigneri se dispensò per li procuratori novi et non de cerimonie alli carcerati, monaci et poverelli per l’amor d’Iddio”. “Comprato uno pollastro ad un infermo povero” ecc.

[v] “In maggio il procuratore Gio. Battista Pisano annotava di avere speso 14 grana per comprare “doe cannate di vino che servero per li battenti fecero la processione per l’acqua” e “comperato due cannate de vino per li battenti quando se ando a S.to Lia”. Il 24 aprile 1608 il grano si vendette a carlini 14 il tomolo.

[vi] In quel mese si compra del vino per i mastri e si pagarono quattro “homini” per “accostare la petra all’ecc.a”.

[vii] L’otto ottobre si spesero 29 carlini e si dà anche pane, caso e vino a Lupo Arratta, che per sei giorni “carryo petra con la carroccia” ed inoltre portò anche “una carrata di tiylli”. Sempre nello stesso mese altri homini “carriyaro la petra” ed anche a loro si fornì il “magnare”. Il 16 novembre si paga Vincenzo de Dattolo ed altri dodici manipoli che lavorarono per due giorni. Il Dattolo ed altri manipuli lavorarono anche nei giorni successivi “alla fabrica dello campanaro”.

[viii] Il 24 gennaio 1608 si compra una pezza di caso e del vino “per lo pitture che pingea la madonna del Carmino”. Altre cannate di vino sono fornite in più occasioni al pittore anche nei giorni successivi ed il 13 di febbraio 1608 gli si anticipano ducati tre per il suo lavoro.

[ix] “marzo 1608 ricevuto una meza coza de semente de sirico venduta a grana 25”.

[x] “si sono venduti li celsi della S.ma nunciata di dentro lorto dela fontanella et di avanti la chiesa”.

[xi] Tra le quali le terre di Brocuso in territorio di Mesoraca donate da Collantonio Scarrillo.

 

[xii] “die 18 gennaro 1610 ho fatto cardare le manne fatte delle cerche et assumate tutte foro cinque libre et meza l’ho dato a filare et se ne fara tela. Si comperano sette libbre di bambace, se le fa filare se fa tessere canne undici di tela”.

[xiii] “Tre homini runcaro le terre si seminaro alla nontiata”, “roncare le terre che si pigliano per detta chiesa”, 18 dicembre “homini” che seminano.

[xiv] Pagamento effettuato il 27 maggio 1608 di ducati 14 per 200 tumula di calce “pel campanaro” a Vincenzo Casizzone.

[xv] Il 30 giugno 1608 il procuratore della confraternita Apostolo Furino prende possesso di una metà di due vignali posti a Drialo lasciati per testamento alla confraternita da Andreana Mannarino.

[xvi] Il 24 luglio 1608 arrivano tre pellegrini, uno dei quali cadde malato e “per governarlo si sono spesi per pollastri, conserva, agro de citro, ed altre medicine” e poi “unguento, anreo, et uno pugnatello d’oglio rosato”. 6 dicembre 1618 “Donato per elemosinaa dui poveri forestieri i quali erano carcerati per potersi liberare”.

[xvii] In ottobre 1608 prosegue la compra ed il trasporto di pietre e si comprano 150 “ceramedi” da D’Arquilio Sarleto, mentre molti altri sono portati gratis con le loro bestie dal “ceramedio” da devoti (Vincenzo Casizzone, Minico Cuzzino, Masi Venutu, Geronimo Garcea, Salvatore Cirentia, Artemitia). Si comperano anche altre 45 tumula di calce da Paulo di Sena.

[xviii] Il 6 marzo 1609 “comprato due cannate di vino per li vattenti” ed il 13 marzo “comprato tre cannate di vino per li sudetti vattenti”.

[xix] 15 aprile 1609 “Trasuto il sacramento al sepulcro, comprano legna carne vino e pane per coloro che dormono in guardia del sepolcro guardano il sepolcro e ci dormono il martedì santo, il mercoledì ed il giovedì pagato per lavari gli abiti deli battenti delo giovedì santo”.

[xx] 23 aprile 1609 “pagato a poherio per incomenciare a minare la calce per fravicare conciarsi l’acquaro et recoglersi la rina. Il 26 aprile 1609 si comperano dodici tavole.

[xxi] “… lo signor Gio. Battista d’Urso come particolare devoto di questa casa santa di nostra donna li ha lasciato d’operare continuamente in servitio e beneficio di d.a s.a casa e precise alle figure di marmore mandate da Palermo (ove esso habita) con tanto amore et affettione et diligenza cosa cognita e notoria à tutti havendoci speso d’ottanta docati incirca delli suoi in diverse occorrenze per il che saria bene che si concedessi conforme al suo desiderio una messa la settimana ogni sabato in perpetuo ad honore et gloria di nostra donna à beneficio e giovamente d’esso Gio. Batt.a d’Urso”. 2 luglio 1609 “per recattare le lettere vennero de Palermo con lo disegno del imagine.

[xxii] “La prima volta vennero a dare nova che hanno portato la figura li marinari et mangiorno in casa mia (pane, ova, caso, carne, ricotte e vino).

[xxiii] “Si paga il patrone delo navile e compagni per portare la figura fino a Belcastro”. “Pagato a Matteo Garcea che venne con la bestia insino a mare a portare lo vino et pane per l’homini allistiano come portare l’immagine”. Si paga Vespasiano Gargano “che pagasse quattro travi pigliate nello scaro per fare le carra per portare la figura che le pagasse al cavaleri adorno”. “Perseo Arratta venne allo scaro con la carroza (con li buoi) per portare la figura”. “Poherio de Poherio suona il tamburo con lo battaglione quando arriva la figura”. “Homini che acconciavano l’intrata et agiuttavano a portare la figura e quelli che vennero fino allo scaro”. “Dopo averla portata nella chiesa diedi un barile di vino e un panaro di ricotte salate”.

[xxiv] “Die ultimo de magio 1609 ho consignato all’aurefice in dinari sei docati et uno tari et certo argento rutto et altro argento si consigna … per fare la corona dela madonna. Die 2 giugno 1609 consignato di più all’aurefice per squagliarlo alla corona carlini quindici. Quale tutto argento rutto et denari fo onze 14. Adi 5 de giugno 1609 consignato all’aurefice in tutto del suo salario per la mastria dela corona ducati 2. In alia consignato al ditto aurefice nomine Aniballi Cifolli carlini 17 per comperare in catanzaro uno cicchino de oro per inaurare la corona”.

[xxv] “Die 27 de magio 1609 ho mandato a gio vin.o poherio a sancta severina per lo ingengneri dove se hara de assettare l’imagine per le contradizioni vi sonno per la cavalcatura”.

 

[xxvi] 13 luglio 1609 “ho consignato all’aurefice per fare l’incastre dele petre mancorno alla corona”. 22 luglio 1609 “all’aurefice per la mastria dela corona (1-2-10)”, 13 agosto 1609 “comperato da Gio. Maria Coco uno cicchino de oro per la corona”. “Die 24 agosto 1609 consegnato all’aurefice per fare li cordunetti alla corona due onze et una 4.a de argento”.

[xxvii] “Die 30 agusto 1609 pagato m.o aniballi cifolli per complimento dela mastria dela corona et una cocchiarella d’argento”.

[xxviii] “Grano fatto per la cerca del’aire tumula vinti sette et tumula otto fatto dal seminato delli procuratori passati in tutto sono tumula trenta cinque tt.a 35”.

[xxix] 8 luglio 1609 “comprato quattro rotola de carne de yenca per li mastri della seta (ricotte, pane, pira, vino). 19 luglio 1609 “si fecero le due concate de sita remaste et per fare la spesa alli mastri si compero mezo rotolo de carne de yenca, pane vino cipulle e citroli”. “Seta fatta per la cerca delli cuculli et elemosine libbre sette venduta a carlini vinti due e mezo d.ti 15.3.15”.

[xxx] 7 agosto si comperano “200 ceramedi più altri 50 per elemosina”.

[xxxi] “questa matina comperate ricotte et prancette et ova” ed il giorno dopo “il mastro leonardo coza compera roba per il mastro, un rotolo di carne di vacca”.

[xxxii] “de farlo con quattro colonne conforme lo disegno e la cautela la fece il mastrodatti Salvatore Grandello e si consignaro a gio. antonio et m.o leonardo d.ti 20”.

[xxxiii] “De più ho pagato gio. antonio nicoletta per la cavalcatura per cinque giorni vacati a ragione di tre carlini lo giorno (1-2-10)”.

[xxxiv] Il 3 novembre 1609 il notaio Gio.Thomasi Lo Freri, procuratore della SS.ma Annunziata si reca in Mesoraca e paga due tari “per fare liberare li mastri che tagliavano li cantoni nel territorio di misoraca fatto per elemosina nel Castello de misuraca”. Il 3 novembre 1609 si pagano in Mesoraca i baglivi per far liberare li mastri che fatigavano alla perrera che l’havea querelato in mesoraca speranza durante de incisione quercu e li ferri exequtoli deli baglivi. Il 3 novembre 1609 per recattare la copia dela cauthela fatta con li mastri per fare la cappella all’annunziata sanctissima pagato a salustio mas.o datte (0-0-10)”.

[xxxv] “Santo de Angilo, Gio. Battista Garcea, Colantonio Scarrillo, Jacopo lo Nobile, Antonello Salvato, Matteo Salinaro, Gio. Francesco d’Urso, Masi Carnelevare, Santo Rotella, Perseo Arratta, Aquino Sarlieto, Angilo Venuto, Petro Cosco”. 15 novembre 1609 “pagato a Pietro Ant.o Sarlieto per due giornate andò con le carroze la p.ma con li zappuni per conciare la via et l’altra ando che se portaro le colonne”.

[xxxvi] Il 21 novembre 1609 si paga con 12 ducati il mastro Linardo Coza “in conto di quello che hanno da avere li mastri”. 7 dicembre 1609 si dà un acconto di ducati 5 al mastro Gio. Antonio Nicoletta “als lo riczo”. “Die 20 de decembre1609 ho pagato a m.o Gio. Ant.o Nicoletta deli quali ha fatto la polissa de D.ti 88 (25-0-13 ½). “Li mastri dela cappella dali 18 de ottobre 1609 insino alli 20 de decembre passati li si donorno per mangiare t.a dece de grano a ragione de sei car.ni lo t.o (Duc. 6), “caso de pecora, vino, carne di porco, pane, brocculi, cauli, sparaci”.

[xxxvii] 23 dicembre 1609 “si fece la processione alla madonna delo carmino. Per uno quinterno de carta per fare lo libro deli confrati dela madonna delo carmino quale se incomintio a 26 di decembre 1609. Madonna SS.ma del Carmino cappella della nostra chiesa”.

[xxxviii] “Die 13 di gennaro 1610 ho pagato a gio. leonardo cavarretta corriero mandato per m.o Linardo Coza et petro francesco morello insino a rogliano che venissero li mastri a lavorare li cantoni (1-1-0)”. Dopo una pausa, il 15 gennaio 1610 il mastro Linardo Coza ed i mastri Stefano Arabia e Gio Domenico incominciarono a lavorare i cantoni. I manipoli per una giornata sono pagati a grana 12 e mezzo ciascuno.

[xxxix] 18 gennaio 1610 “ho fatto cardare le manne fatte dele cerche et assumato tutto foro cinque libre et meza l’ho dato a filare et se ne fara tela perl’eccl.a”. 22 gennaio 1610 “comperato quattro libre de bambace per far fare tila dele manne recolte.

[xl] 2 marzo 1610 “Comperato pice greca et colla de nervo serve per incollare li cantoni rotti”. 16 marzo 1610 “venne m.o gio. antonio con sette personi. Die 20 de marzo 1610 ho dato alli mastri per farsi pane tre t.a de grano (1-1-0). Adi 24 marzo 1610 ho consignato a m.o gio. antonio nicoletta in conto dela mastria dela cappella Dti 2 e tari 3”.

[xli] “A 25 luglio 1610 pagato ad Antonella Coco per lo allogliero de un matarazzo et uno spolveri che servettero alli mastri scarpellini che fatigorno alla Nontiata per due mesi. Spese e denari dati alli mastri dal 15 aprile al primo di agosto sono 71-4-13 et più adi 5 di Agosto per tanti contanti pagati à m.o Mutio di Matera d.ti diece tari due et grana sette per ordine di gio. antonio nicoletta”, per un totale di d. 82-2-0.

[xlii] “Il primo agosto si spese per magnare alli mastri Andrea Maggiore e mastro pietro barba lunga per tre giorni che servettero per estimare la cappella dell’annunziata per ordine di Mons.r Ill.mo”.

[xliii] Il 7 settembre 1610 si pagano ducati 51 a mastro Bartolo Gabriele procuratore di mastro Gio. Antonio Nicoletta “in parte della mastria della cappella”.

[xliv] “Adi 21 Xbre 1610 pagato a Petro Paulo Nicoletta procuratore di m.o Gio. Ant.o Nicoletta per complimento dela mastria della cappella della n.ra chiesa docati trenta sei et carlini sei et sono per finale pagamento”.

[xlv] Si dipinge la cupola: “comperato culori per pingere la cupola”, “per una cavalcatura in Catanzaro per tre giornate che si mandò a Vincenzo lo piture per comprar l’oro per l’imagine de la madonna”. “Quatro della ss.ma Annuntiata Pagato lo piture per la sudeta cupola che pingì d.ti 3-2-10 e poi pagato al pittore in parte de suo salario per lo ponere del oro alle figure D.ti 2”. Si comprano “sparaci e finocchi” e vino al “m.o che dava l’oro alla Madonna e Angelo”.

[xlvi] “Per dui homini che portarno la seggetta con Mons.r quando si benedisse”. Il vescovo va a benedire l’immagine benedetta. Un tari.

[xlvii] 30 marzo 1611 “per comprar sparaci, finochi e vino al m.o che dava l’oro alla Madonna et Angelo. 1 aprile 1611 pagato ducati 2 a M.o Vincenzo Mercuri per mastria de haver inaurato la mad.na e l’angelo”. Il 26 aprile si compra oro e argento per Il Dio Padre, Madonna e Angilo”: 100 foglietti d’oro e 25 d’argento.

[xlviii] 10 luglio 1611 “Si è fatta la seta dell’Annuntiata et delo Carmino tutta fo otto libre et meza et quella delo Carmino fo onze 17 se include a d.te. Die 4 de agusto 1611 tutta la seta fu mandata a vendere in Catanzaro et la porto Cap.n Vin.o famareda et fo pisata alla bilanza in Catanzaro libre nove et ontie quattro atteso per lo Camino et caldo manco due onze si vindette a Car.ni ventidui la libra (20-2-13)”.

[xlix] 30 gennaro 1612 “Per fare tessere la tila del Ecl.a per bambace sette libre a 12 grana la libra per fare filare detta Bambace a grana 5 la libra per fare la tessere che foro nove canne a cinque grana la canna per farla curare a due grana la canna quale tela si e fatta delle manne se sono racolte deli procuratori passati et s’è fatta d.ta tela per abiti e per benef.o del hospitale dove sara lo piu bisogno” (in tot. D. 1-3-17).

[l] 11 marzo 1612 si incarica Masi Cavalcante di comprare in Napoli sei candeleri indorati (duc. 10). 22 agosto 1612 “due calici a Napoli e uno paro di candileri”.

[li] 19 novembre 1612 “per fare gettare li astrachi alli spitali et magazeni per tenere lo gra.rio della eclesia si e speso a mastro vincenzo casizzone et tre manipuli per mangiare tutti tre giorni carlini sei et grana otto” (poi “pagato mastro e manipoli”).

[lii] 26 giugno 1612 “per fare conciare le campane per ferro e mastria Iacovo Rotella carlini dece sette”. 24 novembre 1612 “comprato sei tavule de russo per le andate che se havea de fabricare nello campanaro”.16 dicembre 1612 si pagano carlini 16 a mastro Gio. Domenico Coza “per caparro della mastria delli cantoni dello campanaro”. 25 dicembre 1612 si pagano “carlini 6 a mastro fabritio lico per mastria de due scale grande fatte alla chiesa”. 11 febbraio 1613 “appretio laratta 7 viaggi di cantoni per il campanaro”. 20 febbraio 1613 “a mastro gio. domenico Cola carlini sei in parte per la mastria per la fattura deli cantuni”.

[liii] 25 dicembre 1612 “pagato a Salvatore Grandello d.ti 20 e un carlino che se pigliorno della seta in parte per la campana ci ha fatto fare gio. battista urso in palermo”. 20 gennaio 1613 “si è venduto tumula quaranta cinque di grano della eclesia a carlini sei lo tumulo et un tumulo et mezzo ci fu di criscimugnio che in tutto se piglio d.ti correnti vinti sette et carlini nove. Alli 20 de gennaro 1613 pagato a Salvatore Grandello docati cinquanta cinque imparte per la campana ni ha fatto fare suo cog.to in palermo”. Il 10 febbraio altri ducati 11. Il 20 febbraio altri ducati 6 per “la campana”. Ducati 100 “per la campana”.

[liv] 12 marzo 1613 “è venuto Mons.r Ill.mo et Rev.mo Fulvio Tisavieri vescovo in questa Città et si spese per detta chiesa per mettela per fare li archi car.ni dui et uno carlino per culuri per far fare le arme et unaltro carlino per un carrico de pini della muntagnia”.

[lv] La confraternita per fare la campana si è indebitata di circa 50 ducati, però deve esigere denaro da 22 debitori che non hanno pagato i censi e gli affitti.

[lvi] 10 marzo 1613 “vincenzo casizzone per cinque giorni fa cantoni per lo campanaro”. Si continua a portare cantoni. 6.4.1613 “pagato a mastro Gio. Domenico Cozza in parte di carlini cinque ch’era creditore d’essa chiesa per haver fatto li cantoni insieme con mastro Vincenzo Casizone”.

[lvii] Nei lavori sono impegnati il mastro Paulo de Sena ed i manipoli Jacopo lo Nobile, Petro Gio. Carrotto, Ottavio di Marco Aloe, Horatio Arratta, Averpa Verrina, Ferrante Stripizzaro ed altri. A tutti si forniscono “cannate di vino”, “sparaci”, “finocchi” e “caso”.

[lviii] 20 luglio 1614. “… li giorni passati fatigava in detta chiesa Andrea Verrina senza lucro nesciuno ma per vera devotione che tenea in detta chiesa et per voluntà di idio l’è cascato un pezzo di muro di sop.a e fattolo morire di subito … vogliono farlo seppellire a spese della confraternita. Per quanto riguarda il salario giornaliero un mastro riceveva 1 tari ed un manipolo grana 10.

[lix] Spesa per la campana: “Da cesare Galvano rame” (2-3-0); da Gregorio Amoruso “una caldara” (4-0-0); da Marc’Antonio Pisano “uno caldarone” (0-1-0); da Francesco Antonio Galati “uno mortaro” (0-2-10); “Per tre giorni di agiuto al Caputo per fare la fornace dela detta campana” (0-2-15). Tot. Ducati 10-3-10.

[lx] “Pagato a m.ro Gio. Dom.co Cocza per fare la fornace per squagliar il metallo” (0-3-0). “Per azimatura da Francesco Puglise comprato 13 tt.e e meza di rame” (1-2-10). Altro rame da Pietro Francesco Morello e da Livia Blasco. Si compra rame anche a Cosenza (un Cantaro 40 ducati). Quaranta rotoli di “stagno di Fiandra” ducati 22-2-10. Giano Le Chiare aiuto due giorni per far carboni. Gio Curto due salme di legna. Iacopo la rotella “per la fattura di uno battuglio” e altri ferri.

[lxi] “Per la fattura e maestria a m. Iacovo Rotella delli ferri e battaglio per la campana grande”. “Per diece rotola di ferro mancò in detto servitio di campana et ni lo refuse iacovo rotella carlini 15”. “Fatto venire di Cropani r. 29 di ferro”. “Per la fattura a Mastro Iacono rotella delli ferri per battaglio per la campana grande per la mastria 2-2-10”. 16 novembre 1614 “comprato due corde per le campane”. 15 gennaio 1615 “Dato a Gio. Domenico Cozzo per assettare”.

[lxii] “Per tre giorni aiutò a fare la Campana piccola dato a Renso Brutto carlini tre”. 29 settembre 1614 “in Belcastro. M.o Gioani Gullo declara per questa havere receuto da marcello casicotto proc.re della confr. Della nuntiata docati trenta per lo metallo venduto di mastria della campana picola fatta nova”.

[lxiii] 5 aprile 1616 “donato uno tomolo di grano a mastro paolo de sena per due giornate che ha fatto cantoni per lo campanaro” (anche a Lupo Laratta). Si continuano a lavorare i cantoni per il campanaro. A due mastri di Cropani che lavorarono “li cantuni quattro giorni a carlini tre lo giorno per uno”.

[lxiv] “come piu anni sono è stata mossa lite et fatti atti nella vescoval corte di questa citta et nella corte di santa severina come nel processo si vede per l’herdita del q.m cap.n fabritio carpansano lasciata ad essa confraternita et perche le liti son dubi et l’ecclesia et confraternita devono quelli fugire al possibile et con lo bono procurare lo loro per l’odi et dispendi”.

[lxv] “Spese fatte questa settimana alla nuntiata. Marti matino Apretio che caryo pietre con la caroccia, Palumbo che lavoro cantuni, Gioseppe menò la calce, lo figlio dello Palumbo caryo rina con la bestia (ficato, broculi, caso). Mercuri iovi veneri sabato Pretio dui giorni portò pietra et dui giorni cantuni con dui para di boi. Allo Palumbo quattro giorni. A due mastri di Cropani che lavorarono cantuni a carlini tre lo giorno per uno Gioseppe menò la calce. Alli 8 de febraro si pagarono sei manipuli grana cinque per ciascuno perche chioppe et non se potette fatigare. Alli 10 de febraro mastro Vincenzo e mastro Paulo dui giorni fabricaro al campanaro assieme ai manipoli Vartolo Olivo, Girorno de Sena, Masi Tiriolo Vincenzo de Dattolo, Andrea Arratta, Gioseppe Ferraro, Ferrante Uvvarru, Ottavio Viviano Franco lo Preite”.

[lxvi] “Inprontato alla universita docati trenta tre che pagar il primo terso delli pagamenti fiscali che si obligarno di pagare il detto denaro francesco antonio sanmarco e francesco antonio dela bollita del qual denaro inprontato ne fecimo parlamento”.

[lxvii] 20 ottobre 1617 “pagato ad Ottavio Viviano uno carlino per fare annettare lo sterro della intempiatura”. 7 novembre 1617 “pagato a mastro iacovo rotella tredici carlini parte per la mastria di due catene per la campana come per lo ferro”. “Sette passi di corda per la campana”.

[lxviii] “Per la confratia” del mastro Vittorio, del q.m Paolizzi, della madre di Horatio Arretta, di Gio. Gerolimo di lo Freri, di sua figlia Aura, di Lucretia Rumia, di sua figlia Glorianda e di Prudentia delo Gallo, la confraternita non ha ricevuto niente.” Questi sono stati seppelliti per amor de Iddio per esser poverissimi che non hanno lasciato niente”.

[lxix] 12 agosto 1618 “comperato vintuna tavola per conciare la intempiatura della chiesa”. 25 settembre 1618 “comprato ventiquattro tavole per la intempiatura perché non furono di sufficientia quelle altre che comprai ut supra”. 10 ottobre 1618 “comprato 400 chiodi per l’intempiatura”. “Mastro Pandolfo concio l’intempiata”. In dicembre si comperano “ceramedi” per la chiesa.

[lxx] 21 ottobre 1618. Si paga il mastro Pandolfo Russo “per quattro giornate che conciò l’intempiatura et fece lo confessionario et altre cose conciò a carlini quattro il giorno”.

[lxxi] “Nota deli debitori che restano a detta chiesa. Mastro Vincenzo Casizzone docati undeci per residio del censo. Minichella d’Amato carlini vinti uno per il censo dela casa. Francesco Antonio Garcea carlini nove et mezo per il censo dela vigna della forestella. Pietro Ballatore docati tre li quali recupero in Napoli. Madamma Beatrice di Tacina docati tre li quali haveanno improntato li procuratori passati al qm gio gerolimo di lofreri il quale lascio che se diano alla predetta chiesa.Gio. domenico Nicoletta deve carlini dece otto per alogherio dela casa. Iacovo Rotella deve detta chiesia per la confratia di suo figlio et per vinti onze di cera bianca improntati. Fran.co Antonio Sanmarco et fran.co Ant.nio Bollita docati trenta tre quali valsero per l’universita. Marco Cimino censo carlini quindici, et per la gonnella car.ni dece”.

[lxxii] 29 ottobre 1619 “Comprato quaranta chiovi per fare la forma in detto campanaro”. A novembre “fabricato de novo al campanaro”. Continuano ancorai lavori al “campanaro” con pagamento di salari e vitto a mastri e manipoli.

 

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