Gio. Leonardo De Bona detto “il Puttino” e la casata dei De Bona

Gio-Leonardo-Di-Bona

La sfida scacchistica tra Gio Leonardo di Bona e Ruy López vescovo di Segura, nel dipinto di Luigi Mussini – “Sfida scacchistica alla corte del Re di Spagna” (1883).

All’inizio del Cinquecento tra coloro che hanno in affitto i terreni in territorio di Cutro dell’abbazia di Sant’Angelo di Frigillo troviamo Puccio, Minico e Nardo lo iovene de Bona di Cutro (Cod. Vat. Lat. 13490).
Nel luglio 1547 i pirati sbarcati alla marina invadono il territorio di Cutro, facendo schiavi alcuni abitanti e tra questi Georgina, Johannella ed il prete Vincentio de Bona di Cutro. Per la loro liberazione si richiede un riscatto di 85 scudi (Reg. Lat. 1799, f. 54v-55).
Nella visita ai luoghi pii della terra di Cutro effettuata nel 1559 dal vicario dell’arcivescovo di Santa Severina troviamo che i De Bona, o de Vona, avevano due altari nelle chiese di Cutro, uno sotto il titolo di S. Lorenzo nella chiesa di Santa Caterina e l’altro di S. Giacomo nella chiesa matrice di S. Giuliano, inoltre D. Vittorio de Vona era rettore della chiesa parrocchiale di S. Nicola dela Banda.
Da un sequestro di case effettuato in Cutro su istanza del mercante napoletano Gio. Domenico Spinola all’inizio di gennaio del 1571 sappiamo che la casata dei De Bona era divisa in diversi rami. Sono nominate le case di Laurentio de Bona, la casa di Ortentio de Bona e le tre case contigue di Sipio e Martino de Bona, che confinavano con la casa di Luca de Bona e la casa di Prospero de Bona, (III, 34v – 37).
Negli atti del notaio di Santa Severina Marcello Santoro (1577-1578) sono spesso citati Jo. Thoma de Bona, Joannello de Bona, Laurentio de Bona, Marco de Bona, Jo. Gregorio de Bona e Scipione de Bona. Prospero de Bona il 15 ottobre 1578 fonda una cappella con iuspatronato dedicata a S. Hieronimo nella chiesa del convento domenicano di Santa Maria dela Gratia. L’altare era situato nella parte destra della chiesa e confinava con l’altare di S. Pietro Martire di Aurelio Galatio e l’altare di Gio. Bernardino Ballatore.Nella stessa chiesa c’era anche l’altare di Gio. Francesco Oliverio dedicato a S. Domenico che confinava con l’altare del SS.mo Rosario e con l’altare di Salvatore Foresta (VIII,19 – 22).
Negli atti del notaio di Cutro Jo Laurentius Guercius (1577–1578) compaiono i nobili Joannes Thomas de Bona, regio giudice, il nobile Jacobus de Bona, regio giudice, Laurentius de Bona, giudice, Marcello de Bona, Scipione de Bona, Jo. Gregorio de Bona, il nobile Julio de Bona, il magnifico Prospero de Bona, i fratelli Berlingerio e Nardo de Bona, donna Granditia de Bona, il nobile Jo. Matteo de Bona, il nobile Marco de Bona, il nobile Fabio de Bona di Francesco, il nobile Scipione de Bona, Joannello de Bona, Fabio de Bona di Antonio, Luca de Bona padre di Joannes, Paulus, Scipio e Julia, Laura de Bona sposata con Joanne Battista La Portella, Nicola de Bona sposata con Troyano Florutus. (Nel febbraio 1578 Julia de Bona, figlia di Luca, sposa Joanne Jaquinta).
Il 7 febbraio 1578 Donna Nicola de Bona, sposata con Troyano Floruto, acquista da donna Laura de Bona, sposata con Joanne Battista la Portella, una casa palaziata che confinava “iux.a stabulum Do.ni Petri Forestae ex uno latere et iux.a hortum ditti Do.ni Petri et hortum ditti nobilis Troyani Floruti vinella mediante”.
Il 6 aprile 1578 Fabio de Bona di Francesco afferma di possedere “unum magazenum situm et positum intus dittam t.ram Cutri in loco ditto in capo la terra iuxta domum Mag.ci Iacobi Denaro ex uno latere et iuxta domum Mag.ci Prosperi de Bona vinella mediante et iuxta viam publicam”.
Il 26 aprile 1578 la casa di Petro de Oliverio confinava con la casa degli eredi di Antonio di Bona.
Fabio di Vona di Antonio Die 13 sett.s 1578 si fece testamento lasso herede lisabetta sua figlia et tutrice persia de pagano sua matre lassa uno t.o di grano al sacram.to lassa un tomolo alli infra.tti. s.ta m.a dela gra. alla nunciata santo juliano s.to jo.e et santa caterina un tari per una (AASS, 2A, 96).
Mario de bona di pirri si fece testamento Die 16 maii 1583 fece herede de sansone de bona lassa uno docato al sacram.to et alli infra.tti un tari per una la nunciata s.m. dela gra. san jo. et s.ta caterina.
L’otto maggio 1578 La confraternita del Corpo di Cristo mette all’asta una casa per costruire “il campanaro” alla cappella. E’ procuratore della confraternita Joanne Matteo de Bona e Joanne Gregorio de Bona è confrate.
In un atto notarile rogato in Cutro il 12 maggio 1586 troviamo Donna Laura de Bona moglie di Cipriano Caparra, donna Marcella de Bona moglie di Lattanzio Milioti, donna Elisabetta de Bona e donna Prudentia de Bona, tutte figlie del fu Nardo de Bona. Essendo morto senza testamento Vincentio de Bona, fratello di Nardo, esse cedono la loro parte della gabella la Porcaria a Prospero de Bona de Vincentio.
Gio. Matteo de Bona, Gio. Petro de Bona de Gio. Gregorio, Portia del Moio vedova di Fabio de Bona, Gio. Battista de Bona, Marcello e Sigismondo de Bona, Rutiglio de Bona, Sigismondo de Bona de Gio. Thoma fanno parte di un elenco di censuari dell’abbazia di Sant’Angelo di Frigillo della fine del Cinquecento (1597-1603). Sempre alla fine del Cinquecento Giulio De Bona, di circa quaranta anni, era castellano del castello di Le Castella ed aveva un figlio di nome Rotilo di circa venti anni. (1594). Sigismondo de Bona, figlio di Scipione di Bona, sposò in prime nozze Celia De Bona del dottor Giovan Francesco e nel 1626 in seconde nozze Prudenzia Oliverio del capitan Lucio Oliverio e di Laurella Foresta. L’otto ottobre 1645 comprò da Francesco Campitelli il feudo di Rivioti. (Pellicano Castagna M., 225).

Il dottore nei due diritti Gio. Leonardo di Bona
Gio. Leonardo Di Bona, nativo di Cutro, era figlio di Bernardina de Alexio e di Nardo (?) de Bona ed aveva un fratello di nome Laurentio.
Non si sa il motivo del suo soggiorno nella corte di Spagna al tempo del re Filippo II (1556–1598). Secondo la tradizione fu per disputare alla presenza del re la partita a scacchi con lo spagnolo Ruy Lopez. Molto probabilmente il suo viaggio in Spagna era legato anche ai rapporti economici, cioè al commercio di grano, che alla metà del Cinquecento era particolarmente attivo tra i paesi del marchesato di Crotone e quindi anche tra la terra di Cutro e la Spagna, allora colpita da gravi carestie. Numerosi documenti attestano la spedizione di grano, che estratto da Cutro e dal Marchesato era imbarcato a Crotone e a Le Castella con destinazione i porti spagnoli. Le operazioni erano gestite da mercanti napoletani e genovesi, che tramite procuratori in Crotone si interessavano a ricevere il cereale, contrattato prima in Napoli con i feudatari ed i commendatari del luogo, ed a imbarcarlo sulle navi noleggiate.
Si inserisce molto probabilmente in questa attività economica la partenza per la Spagna di Gio Leonardo di Bona, dove trovandosi per svolgere alcuni affari alla corte di Filippo II, sfruttò l’occasione mettendo a profitto la sua abilità nel gioco degli scacchi. Così egli, in una lettera inviata da Napoli al duca di Urbino il 13 settembre del 1573, descrive la sua andata e permanenza in Spagna: “… bisognandomi comodita per poter sequitar’ il studio a, che sempre sono stato inchinato retrovandomi nella Corte di spagna e, possendo per mezo non approbato di coscienza si bene quanto al mondo sicurissimo con facilta al mio giocho guadagnar’ diece o, quindecimila docati o, forsi magior somma mi contentai con trattar verita e linpieza dl’ molto pocho e, havendomi appresso possuto dar’ a una vita piacevole volsi pio presto pio presto per desiderio d’honor’ con molte notti insonni e, giorni di travagli sequitar’ honorata professione con sparenza anchor’ di potermi un di render tale chavesse possuto esser’ dalcuno servitio a V. E.”. Da quanto lo stesso De Bona afferma, si può dire che Leonardo, dopo aver vinto abbastanza denaro con il gioco degli scacchi, decise di lasciare la Spagna e utilizzando il denaro guadagnato e riprendendo gli studi interrotti con maggiore impegno nei due diritti, riuscì a divenire dottore. In qualità di dottore egli ottenne poi di entrare al servizio del duca di Urbino Guidobaldo della Rovere e della figlia Isabella, principessa di Bisignano. Agente in Napoli dei principi di Bisignano e del duca di Urbino seguì alcune cause giudiziarie nei tribunali e presso la corte del Vicerè e svolse uffici ed affari quasi sempre riguardanti liti e pagamenti. Lo troviamo con queste mansioni in Napoli dal 1572 al 1574, in un ambiente dove regnavano la raccomandazione e l’intrigo e dove si aggirava uno stuolo di personaggi ambigui che, maldicendosi e tradendosi l’un l’altro, cercavano di mettersi in luce ed entrare nelle grazie dei potenti, per avere e speculare sugli incarichi e sulla gestione degli affari.
Più volte egli si lamenta con il duca di essere oggetto di discriminazione da parte di persone che facevano i propri interessi a scapito di quelli del principe: “non posso lasciare di dire a V. E. havendomi messo a questo servitio dl Principe di Bisiniano e, havendomi trattato in modo tale c’ha questi sig.ri advocati li parse expediente che consultassero il Prencipe chinpersona mia si conferisse ancho il carricho delle liti e per pio letter’ comandatomi che dovesse pigliar’ tal pensiero il detto sig.r Cattaneo havendo andato in Calabria tratto in modo che misi desse con tal condittione che per non posserlo esercitar’ come bisognava fui forzato renuntiarlo e, questo o, perche non si togliesse dalistesso nonostante che non sia sua professione o pure per conpiacerne un parente di Miche Alangelo favorito dl sig.r Prencipe come poi fece e ogi con pocha fede e reputatione lesercita”.
Tentò inutilmente di avvisare il duca delle disavventure economiche del principe di Bisignano, avvertendolo che il principe era attorniato da persone infide, che lo mal consigliavano e lo avrebbero portato alla rovina: “sia certa che sin qua shavuto duro campo di trattar’ nel particolar’ del sig.r Prencipe di Bisiniano circa il metter’ in assetto e dar ordine alle sue cose e, venir’ a starsene con V. E. quello chogni savio haveria tenuto per ispediente tutto per i parenti e mali servitori li quali hanno tenuto e tengono la mente di quel sig.re per i loro interesse particolari”. In questo ambiente torbido egli tuttavia riuscì a ben destreggiarsi e ,utilizzando anche la corruzione, portò a felice compimento alcuni affari del duca (“Si bene sono basso sogetto mi vo pur tuttavia igegnando di posser esser dalcuno servitio a V. E. e, nel particolar’ del esatione i qua del dinaro di V. E. ho cominciato affar’ pratticha con alcuni miei amici e , di persone che manegiano tanto la volonta del Cardinale come di questo thesorero”). Trovando validi appoggi e conoscenze il De Bona fece fortuna, tanto che nella lettera del 13 dicembre 1573 afferma di aver “perso per la rotta del banco de ravasceri docati doi mila cento settantacinco”, denaro che poi riuscì a recuperare. Proprio riferendosi al fatto che alcuni malevoli avevano ostacolato un suo nuovo viaggio presso la corte di Spagna per seguire gli affari legati ad alcune “espeditioni” di grano del Principe di Bisignano, dipingendolo non all’altezza del compito, in quanto solo un giocatore di scacchi, così si esprimeva: “c’havendomi ricerco il sig.r Prencipe di Bisiniano e suo consiglio come posso mostrarlo per molte l’re che io volesse pigliar’ pensieri dandar’ alla Corte di spagna per alcune espeditioni fui poi nella resolutione detto dal mag.co Fran.co tagliaferro al presente nella Corte di V. E. detto che no’ era bene mandar’ un giochator’ di scachi il che havendo io saputo feci resposta al sig.r Prencipe e suo consiglio che si bene quello o altri havessero havuti quelle parti chin me si riconoscevano che per quello solo pensava dover’ esser’ preferito attutti gli altri per haver’ co’ quel mezo acquistati molti sig.ri amici in q’lla Corte e, potermi intrometter’ et avalermi per lespeditione di quanto bisognavo”. Come si legge nella lettera inviata al duca, tra i detrattori vi erano anche alcuni suoi compaesani, i quali erano andati apposta dal duca per ostacolare la sua nomina ad un incarico importante rimasto vacante per la morte del titolare: “per che forsi li disegni daltri non preiudichino me di nabilta o cosa alcuna massime per saper che sono venuti alcuni dl’ mio paese affarsi belli presso V. E. mostrando forsi pio forza nelle parole che non fede e, bono zelo nellintegrita dl’animo e, questo dico perche attorto non mi sia data alcuna calunnia”. La congiura, della quale il De Bona si lamentava di essere stato vittima, riguardava la nomina del “mag.co Rogatis avvocato nel tratto dl’ danaro di Santo Pietro in galatina il quale quanto mi sia inferior’ di diligenza e, affettione nel servitio di V. E. ne faro sempre listesso Rogatis iudice essendo anchor tra noi pocha differenza deta se di valer o letteratura ne lasciaro far iuditio a questi sig.ri dottori channo visto li scritti e, di luno e di laltro”. Nelle sue lettere a volte traspare la volontà di andare in Calabria. Così il 13 dicembre 1573 scriveva al duca la sua intenzione: “lo supplicai con l’altra mia d’andare in calabria pensava ancore di posserlo impetrare dal cardinale, ma considerando dapoi che potro esser’ d’alcuno ser.o in napoli o, in altro grado di manco fastidio non ha passato più in nanti questa mia resolutione”. Ma ciò allora non gli fu possibile, come traspare dalla lettera del 20 gennaio 1574: “Del mio pensiero d’andar’ in Calabria che non era passato pio inanzi lo scrissi a V. E. Ill. per il mag.co Falcucci e, che mi tornava meglio il star in Napoli se pur no’ fosse stato altro di servitio a V. E.”.
Tuttavia il 22 giugno 1578 Gio. Leonardo di Bona è a Cutro dove stipula il contratto matrimoniale e poi contrae il matrimonio, “secondo l’uso et costume della S.ta Romana chiesa et ordine del sacro tridentino consiglio”, con Prudentia de Oliverio, vedova di Gio. Vincenzo Diano. Poco dopo lascia la “terra” di Cutro e si imbarca. Il primo agosto dello stesso anno è a Taranto dove fa testamento. Il 3 agosto, essendo morto, il testamento è aperto e reso pubblico. Lo seguì l’anno dopo la madre Berardina de Alessio che per testamento rogato in Cutro il 2 luglio 1579 dal notaio Jo. Laurentio Guercio, lasciò erede il figlio Laurentio, regio giudice. Le case, dove abitava Laurentio de Bona, erano situate dentro la terra di Cutro “in loco dicto in capo la terra”. Esse confinavano con la casa di Rinaldo de Abrigliano, con la casa del notaio Francesco Macri, con la casa di Ascanio Foresta, con i casilini di Antonio de Ayello ed erano vicino alla chiesa dell’Annunziata. (Il 31 gennaio 1578 in Cutro Francesco Macri afferma di possedere un piccolo terreno situato dentro la terra di Cutro “iux.a domum laurentii de bona, iux.a hortale j.nis mactei gaitani vinella m.te iux.a vallonem q. descendit suptus e. s.me annuntiatae viam pu.cam et alios fines”. Dona il terreno ai coniugi Jo. batt.a Liverio ed Elisabetta Macri, sua figlia, VII, 42v -43r; III, 34v -37) Il 2 novembre 1577 il nobile Julius de Bona dichiara di possedere un casalino dentro la terra di Cutro “in loco dicto in capo la terra jux.a casalinum nobilis Antonii de Ayello et iux.a bona nobilis Jo. Mattei Gaetani strata convicinale mediante et domum no. Laurentii de Bona et alios fines”. La vende al nobile prete Ascanio Foresta per dieci ducati (ANC. 12, f. 68). Il 15 aprile 1578 Donno Ascanio Foresta compera da Antonio de Ayello un casalino sito e posto dentro la terra di Cutro “jux.a domum et casalenum ipsius donni Ascanii ex duabus lateribus et iux.a domum nobilis Laurentii de Bona stritto mediante”(ANC., 12, 164v-165).

I documenti
I primi decenni della metà del Cinquecento sono caratterizzati da ricorrenti raccolti scarsi dovuti alla siccità che causano pestilenze e fame “videndose giornalmente morir homini et donne di fame (Vat. Lat. 6190).
Nella primavera del 1578 Giulio Cesare Leone di Crotone per nome e parte dei mercanti napoletani Gio. Leonardo Calamara, Fabrizio e Scipione Pontecorvo, Gio. Geronimo Ascanio Composta , Gio. Bernardino Curcione e Francesco Biffoli deve ricevere in Crotone il grano da Gio Paulo Caivano, agente del Principe della Scala. Il principe ha stipulato il 14 ottobre 1577 in Napoli un contratto con i mercanti per la fornitura di 3000 tomoli di grano che deve essere imbarcato in Crotone per Valenza. Quattro navi noleggiate dai mercanti sono giunte al porto di Crotone e devono partire per Valenza ma manca parte del carrico. Poiché il Caivano nonostante le ripetute richieste non fornisce il mancante, il corrispondente dei mercanti Giulio Cesare Leone si rifornisce di grano a Cutro (VII, 65-70).
Il 17 settembre 1577 Il regio giudice Anibale de Simmeri ed il notaio Joanne Laurentio Guercio si recano nella casa di Scipione Carrano dove abita donna Caterina Carrano, moglie di Marco Gulino. La casa di Scipione Carrano è situata dentro la terra di Cutro “in loco ditto in capo la t(er)ra iux.a domum heredum q.dam nardi de Bona et iux.a domum seu domos Scipionis et Jo.is batt.ae de Bona” (13, 1577, 34 – 35v).
Il 19 settembre 1577 su richiesta di Antonio Castagnino il notaio Jo. Laurentio Guercio si reca nella casa dove il Castagnino abita con la moglie Donna Sempronia de Bona. La casa, che appartiene agli eredi di Nardo De Bona, è situata nella terra di Cutro nel luogo detto “in capo la terra” e confina con la casa degli eredi di Nicola Mulino e di Scipione Carrano” (13, 1577, 35-36).
Il sette gennaio 1578 in Cutro per atto del notaio Marcello Santoro la nobile Prudentia de Oliverio, vedova del nobile Gio. Vincenzo de Diano U.J.D. essendo molto occupata a gestire i propri affari ed anche impedita in quanto donna, avendo piena fiducia nell’operato e nelle capacità del nobile Gio. Leonardo de Bona U.J.D., che se anche assente è come se sia presente, lo nomina suo procuratore ed a rappresentarla nella Curia della Vicaria, nel Regio Consiglio e in qualsiasi tribunale, sia maggiore che minore, ed anche davanti al Vicerè. Egli dovrà rispondere contro il mandato emesso dalla Curia della Vicaria su istanza della mag.ca Smiralda de Diano ossia De Orlando, madre ed erede di suo marito il fu Gio. Vincenzo de Diano. La vertenza riguardava la richiesta di restituzione del dotario ossia dell’antefatto promesso da detto Gio. Vincenzo de Diano a Prudentia de Oliverio in virtù dei capitoli matrimoniali (VII, f.41).
Il 22 giugno 1578 nella terra di Cutro, avuto prima il permesso dell’arcivescovo di Santa Severina Francesco Antonio Santoro, essendo giorno domenicale, furono stipulati presso il notaio Marcello Santoro i capitoli, convenzioni e patti sopra il matrimonio da contrarsi tra Gio. Leonardo de Bona e la signora Prudentia de Oliverio. Nell’occasione Gio. Francesco e Camilla Oliverio, rispettivamente fratello e madre di Prudentia, promisero in dote ducati 2500 da consegnarsi in questo modo a Leonardo de Bona: “Docati mille nel primo di settembre p.o venturo del p.nte anno 1578, et docati cinque cento nel primo di settembre dell’anno entrante 1579 et docati cinque cento nel medesimo mese et giorno dell’anno 1580 et l’altri restanti docati cinque cento a complimento delli decti docati doi m ilia et cinque cento il primo di settembre dell’anno 1581”.
Tra i vari capitoli vi era anche: “Item de piu li sup.ti Sig.ri Gio. Fran.co et sig.ra Camilla Oliverio in solidum promettono et se obligano consig(na)re ad esso sig. Leonardo tutte le robbe mobili quali sono et partengono ad essa sig.ra prudentia nel tempo di contraher il matrim.o per verba de p.nti relaxando li bovi vacche stacche consignate et non consignate al primo marito, et csi ancore le vigne similm.te consig.te o non consig.te al pr.to p.o marito di essa Prudenza”.
Inoltre “se declara per esse parti come delli sup.ti docati doi milia et cinq. Cento et beni mobili ut s.a si es includeno le doti quali foro promessi al m.co q.o Jo. Vinc.o de Diano primo marito di essa S.ra Prudentia et similm.te il dotario che li compete di detto q.o m.co Jo. Vinc.o p.o marito”.
Sono presenti all’atto il regio giudice No. Pet.o Fera di Cutro ed i magnifici Fabio de Bona, Jo. Matteo de Mayda, Parisio Montelione, Julio Ganguza, Jo. Laurentio Ganguza, Marcello de Bona, Jo. Vinc.o de Nicotera, Jo. Matteo de Bona, Prospero de Bona, Bartolo Romanazo ed altri (VII, 67 – 68).
Il 16 gennaio 1579 nella terra di Cutro davanti al notaio Marcello Santoro si presentano la magnifica Prudentia de Oliverio, vedova del magnifico U.J.D. Gio. Leonardo de Bona della stessa terra, ed il nobile Lorenzo de Bona, fratello carnale di Gio. Leonardo e cessionario della madre, la magnifica Bernardina de Alexio. La De Oliverio afferma che nei mesi passati fece una convenzione con la De Alexio, madre di Gio. Leonardo e di Lorenzo, in base alla quale consegnò e restituì alcuni beni, che erano appartenuti al defunto marito, come si evidenzia dall’istrumento rogato per mano del notaio Gio. Lorenzo Guertio di Cutro. Poiché alcuni di detti beni elencati nell’istrumento, che dovevano essere dati alla De Alexio, erano rimasti in possesso di detta Prudenza de Oliverio, a causa di alcune cause ed impedimenti, che allora non permisero di completare la consegna di tutti i beni, la De Oliverio vuole ora darli prontamente a Lorenzo De Bona, in qualità di cessionario della madre. I beni sono: “Imp.s Uno paro di calsi di velluto negro pcini di raso nigro con la calsetta de seta. Una cappa longa di tiletta di seta negra guarnita di passa mano con la infodara di panno di nap.o. Una pelliccia di tela nig.a senza panno. Uno ferrayolo neg.o usato. Uno gioppone usato di tila. Uno casachino di Jo: bellotto usato. Doi camise usate”. La de Oliverio afferma inoltre che, al tempo in cui fu rogata la convenzione, lei consegnò a Lorenzo i seguenti beni, che erano appartenuti a Leonardo: “Imp.s Uno param(en)to di cam.ra di pelle di orobello consistente in cinq. Pezi et doi altri porteri simili. Una cappa di rascia usata. Uno sayo di panno nobile negro usato. Unaltro sayo di rascia usato. Uno coscino di seta car.ne. Uno paro di linsoli alli dudici con li maroccoli bianchi. Una veste di dubretto negro di nap.o di seta guarnita di velluto. Una camisa. Tre tovaglie di seta bianca. Doi toccati usati”. Sono presenti il regio giudice Troiano Flerito, Jo. Ber.do Siciliano, Jo. Matteo de Bona, Marco de Bona, Ferrante Ganguza, Jo. Fran.co di Simeri, Prospero de Flore, Jo. Fran.co Gaitano, cl.o Jo. Fran.co Campanaro (VIII, 37 – 39).
“Berardina di Alessio Die 2 mensis Julii 1579 si fece testamento lasso herede Laurentio de B(o)na suo figlio lassa li missi di santo gregorio et dela gratia et delo spirito santo, et al sacramento alla nunciata s.ta M.a dela gratia san jo.i et santa caterina un tari per una” (Notamenti di legati di testamenti fatti per notar Jo. Laurentio Guercio, A, f. 80).
In un atto del notaio Francesco Terranova di Cutro del 19 aprile 1610 troviamo che Marcella di Bona, vedova di Lorenzo de Bona, assieme ai figli Jo.e Vittorio e Jo.e Leonardo possiede una casa terranea situata a Cutro, che confina da una parte con le case di Marco Fera e dall’altra con la casa di Josepho Iaquinta. Essa la permuta con un’altra casa terranea, situata sempre in Cutro, appartenente a Camilla de Bona, moglie di Fabio Rizza della terra di Policastro (59, 1610, 24v – 25).
Un atto del notaio Gio. Francesco Campanaro di Cutro, rogato in Cutro il 29 luglio 1631 (fasc.71 an. 1631, ff. 36 -37), riguardante una lite tra gli eredi di Gio. Lonardo di Bona ci indica la data della sua morte, che avvenne in Taranto tra il primo ed il secondo giorno di agosto del 1578.
La lite vide fronteggiarsi da una parte Gio. Lonardo ed la sorella Lisabetta di Bona figli ed eredi di Laurenzo di Bona, fratello di Gio. Lonardo, dall’altra il clerico Gio. Domenico e Scipione de Bona eredi di Gio Francesco di Bona. Così nel documento è descritta la morte di Gio. Lonardo de Bona. “L’anni passati esserli morto il q.m Dott.r Gio. Lonardo di Bona frate utrimq. Congionto del q.m Laurenzo di Bona P(at)re delli detti Gio Lonardo Lizabetta et q.m Vittorio et nel suo ultimo in scriptis testam(en)to condito nella Citta di Taranto a p(ri)mo di agosto 1578 et aperto et p.to in d(ett)a Citta à 3 detto del med(esim)o anno 1578 per il q.m Notaro Fran.co Galio haveva instituito un(iversa)le herede il d(ett)o q.m Gio. Fran(ces)co di Bona all hora studente in Nap(o)li e tra l’altri legati fatti in d.o testamento haveva disposto et legato che li fossero conseg(na)ti al d.o q. Lorenzo docati Seicento per convertirsi in compra et le terze perveniende darsi al d.o q.m Lorenzo et quelli consignarsi per li suoi figli mascoli …”.

I luoghi di Cutro
“In capo la Terra”; “in pede la Terra”, “li vuccerii”; “La Banda”; “La Piazza” ( in platea publica), “San Biasi”; “Lo chiano di Sanbiasi”, “sotto la Torre”; “alla vinella”, “La ruga di m.s Laurentio Ganguzza”, “in confinio eiusdem Terrae et proprie in loco dicto le porte seu le rughe longhe”, Santa Caterina, Annuntiata, S. Nicola dela Banda, Santa Maria dela Gratia.

Le botteghe di Cutro
Il 27 settembre 1573 Vespasiano Carrafa, figlio di Andrea e Jeronima Carrafa, signore di Santa Severina, cessionario dell’eredità per la maggior parte della defunta contessa di Santa Severina Dianora, o Eleonora, de Aquino, moglie di Galeotto Carrafa, vende tre botteghe, o case terranee. Le tre botteghe, che fanno parte delle otto che ci sono, confinano tra loro e con l’orto di Salvatore Foresta e sono situate nella piazza pubblica di Cutro. Ogni bottega è venduta per ducati 25 e gli acquirenti sono: Il mastro Matteo de Arcuno, Hieronimo Musca e Nicolao Guarino (IV, 11- 13).
Il 23 settembre 1574 i fratelli Francesco e Prospero Carrafa, figli di Eleonora de Aquino, cedono al fratello Andrea Carrafa, conte di Santa Severina, ogni loro diritto sulle botteghe situate nella piazza di Cutro, che erano appartenute alla madre (V, 12).
8.5.1578 in Santa Severina. Il conte di Santa Severina Andrea Carrafa possiede in quanto figlio della defunta Eleonora de Aquino, moglie di Galeotto Carrafa e contessa di Santa Severina, quattro botteghe nella piazza di Cutro confinanti con altre botteghe già vendute dal figlio Vespasiano e con l’orto di Salvatore Foresta. Le vende al Duca di Nocera.
Botteghe: A “Li Vuccerii” (apotega di Gorio Mannara, apotega degli eredi di Stefano Montemurri, apotega lignea cum tegulis di Francesco di Stilo, apotega Petri Serrantis).
In Platea (apotega Joanne Mario Foresta, apotega magistri Johannis Milioti).
Alla Vinella: (Magazena et fossa).

 

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