L’attività dei mastri tintori nel Crotonese

Insegna o «tavoletta» dei tintori di panni, 1522 (restaurata nel 1730). Venezia, Museo Correr (da cini.it).

Ancora oggi a ricordo dell’attività svolta da questi artigiani troviamo nella toponomastica di Isola Capo Rizzuto “Via Tintori” ed a Petilia Policastro c’è ancora il “Vico Tintori”.

Tintori al lavoro, London, The British Museum Library (da materialdesign.it).

 

Il diritto della tintoria

Lo “ius tintorie” era un diritto regio e come gabella regia della tintoria era riscossa direttamente tramite funzionari regi, mentre altre volte in casi particolari era concessa dai sovrani a feudatari, vescovi o a persone particolari.

Già al tempo dei Normanni nel 1093 Ruggero, duca di Calabria e di Sicilia, aveva concesso all’arcivescovo di Cosenza Arnulphus “decimas omnium solidorum judictorum, ac tributorum” a questa concessione seguirà quella fatta dall’imperatore Federico nel 1212 all’arcivescovo Luca e alla chiesa di Cosenza della sinagoga e dei “Judeos omnes, et tintoriam in civitate Cusentiae”.[i] L’industria o arte della tintoria era esercitata dagli Ebrei, i quali ne avevano quasi il monopolio. Sappiamo che in periodo angioino operavano già nella città di Santa Severina dei mastri tintori. Infatti nel 1308 il re concedeva in affitto la gabella della tintoria all’Ebreo di Santa Severina Mataluso, previo il pagamento di un annuo canone di otto tarì.[ii]

Le concessioni saranno sempre occasionali e temporanee, quasi sempre dettate da condizioni eccezionali, quasi sempre, infatti, la curia regia gestirà in proprio l’esazione di questa gabella tramite i suoi ufficiali. Non mancano in questi anni proteste da parte di Ebrei contro le usurpazioni da parte dei baiuli, i quali tassavano più del dovuto coloro che esercitavano questa arte. È il caso di Rossano dove i baiuli per riscuotere i diritti della gabella detta “madocupia” (industria della tintoria), arrivavano “a togliere pegni ai prestatori”.[iii]

La regina Giovanna II.a il 5 ottobre 1417 confermava all’università e uomini della città di Catanzaro i capitoli concessi il 21 agosto 1417 ai Catanzaresi dal Vicerè del ducato di Calabria Antomizio de Camponischis. Tra questi: “Item etiam cum reverentia petitur ed vuy segnyore predicto che da mo innanti et perpetuo li Iudei predicti de Catanczaro presenti et futuri siano franchi liberi da la Cabella de la Tentoria et de la raysone annua delo Morthafa et che perpetuo la dicta Cabella de la tentoria et le raysune de la morthafa siano casse annullate et abolite, et ipsi ab eisdem judicentur et sint liberi et immunes …”.[iv]

Tra i capitoli concessi alla “Universitatis et hominum Civitatis Catançarii” dati “in Castris n(ost)ris felicibus prope Civitatem n(ost)ram Catanzarii” il 24 febbraio 1445, troviamo ancora: “Item considerato magisterio vellutorum unde dicta Civitas nobilitatem consequitur et augetur supplicat dicta universitas quod dignetur ipsa Ma.tas afrancare d(ic)tam artem ognibuscumque iuribus Civie et sp(eci)aliter la tinturia torcitura et exitura Placet Regie Ma.ti.”[v]

Lo ius tinture rimase regio anche durante il periodo aragonese. Alla metà del Quattrocento tutti gli Ebrei “residentibus nell’ambito del Ducato di Calabria pagavano il diritto o “cabellam” detta volgarmente de Mortafa ovvero “Iura tintiriae seu Mortafa”.

L’undici dicembre 1441 il re Alfonso d’Aragona concedeva al conte Carolo Ruffo di potere riscuotere in alcuni suoi feudi “omnia iura provenientia ex introitibus secretiarum veteris et nove cabellarum serici et gr. sex per unciam nec non ius morthafa Iudeorum percipere”.[vi] Lo stesso re il 6 novembre 1443 confermava al milite Nicholaus de Leofante, regio camerario, la concessione feudale fatta a lui e ai suoi eredi legittimi “in perpetuum” durante l’assedio di Pozzuoli, della “Cabellam seu jus vulgariter dictum la mortafa que seu quod colligitur et laevatur seu colligi et laevari debet per nobis et nostra Curia a Judeis residentibus in ducatu Calabriae”. La concessione era data con l’obbligo per il Leofante di prestare servizio militare o pagare l’adoa.[vii]

Il tintore, xilografia dal libro di stato di Jost Ammann, 1568, (da watson.ch).

 

Nel Crotonese

L’esistenza nel Medioevo di una vasta produzione di seta nel Crotonese e dell’annessa industria della tintoria è evidenziata dai capitoli e grazie concessi il 17 novembre 1444 durante la rivolta del Centelles dal re Alfonso d’Aragona all’università e uomini di Policastro (Petilia Policastro).

“Item peteno che alcune casate de judei quale sono in la d.ta terra si digne la d.ta V.ra Mae.tà che siano in lo numero deli cristiani che possano gaudere per anni dece non pagando nulla solutione durante lo termine supradicto et passato lo dicto t.po no siano tenuti de pagare si non tari sey per mortofa como era per lo tempo antiquo et cossi ancora che nullo commissario che venesse da parte de la V.ra maiesta no li possa constringere ad nullo altro pagamento. Placet Regie ma.ti tractare d.tos judeos ut aliarum terrarum demanialium”.[viii]

Trattato dell’arte della seta, cap. 24 c19v fig.17, “Del tingere il pagonazzo di-chermisi” (da lacittaimmaginaria.com).

 

I Tintori

Pur essendo scarsa la documentazione di quest’arte nel Crotonese, sappiamo che in Santa Severina nella seconda metà del Cinquecento operava una certa Agostina la tingitrice[ix] e che in un apprezzo della città della metà del Seicento è segnalata la presenza di un mastro tintore.[x] Spesso tintori e conciatori fanno parte di una stessa categoria e svolgono lo stesso lavoro anche se in lite tra di loro. Malvisti e sospettati di praticare l’alchimia e l’esoterismo, ed allontanati dall’abitato per la sporcizia e l’aria maleodorante e sgradevole, proveniente dalle vasche, dove avvenivano le operazioni di lavaggio, risciacquo e bollitura, le loro botteghe di concio di solito erano situate sotto ed ai confini dell’abitato, in località dove potevano usufruire di molta acqua, per potere svolgere la loro attività. Da un censimento del 1658 della Terra di Melissa sappiamo che le botteghe di questi artigiani erano situate nella “Ruga del Piano d’Abascio”,[xi] nella “Ruga de lo Critazo”[xii] e nella “Ruga de lo piano de Capurella”.[xiii]

Trattato dell’arte della seta cap. 30 cc22r-22-v fig.-21, “Del-tingere-di-tanè” (da lacittaimmaginaria.com).

 

Tintori e artisti

Atti notarili e catasti onciari ci danno la possibilità di gettare qualche luce su questi artigiani, che spesso e volentieri si spostano da paese a paese, per svolgere la loro attività. A Crotone nella prima metà del Settecento le botteghe dei tintori erano situate in parrocchia di Santa Veneranda. Qui aveva la sua bottega il mastro Felice Russo.[xiv] Nel Catasto Onciario del 1743 è descritto come “fuoco acquisito”, cioè forestiero, mastro tintore di anni 55. È sposato con Teresa Spagnolo di anni 50, ha un figlio Domenico applicato allo stesso mestiere di anni 20, ed abita in casa locanda di Pietro Barricellis in parrocchia di Santa Veneranda.[xv]

Sempre negli stessi anni, nella stessa parrocchia troviamo la bottega del mastro tintore Giuseppe Franco di anni 59. Sposato con Prudenza Maturano di anni 35, ha un figlio Nicola di anni 6, le figlie Ippolita di anni 15, Madalena di anni 11 e Lucrezia di anni 9. Abita in casa propria in parrocchia di Santa Veneranda.[xvi] Il Franco è originario di Cutro, infatti nel catasto onciario di Cutro del 1741 lo troviamo elencato come “artista” tra quei fuochi[xvii] assieme Bruno Vetere, altro mastro tintore o “artista” che è annoverato tra i “forastieri abitanti laici”.[xviii] A Strongoli ha la sua bottega il “sitaiolo” Diego Bolognino[xix] mentre a Belcastro c’è il “mastro di caccia seta e concia di scarpe” Leonardo Lupia.[xx]

 

Note

 

[i] Ughelli, IX, 191, 208 – 209.

[ii] Dito O., La storia Calabrese, Cosenza 1979 Rist., p. 169.

[iii] Reg. Ang. 198, f. 291 in Gradilone A., Storia di Rossano, Rossano 2009, pag. 286.

[iv] Catanzaro C., Di alcune pergamene spettanti alla città di Catanzaro, Catanzaro 1877, pag. 48.

[v] Rodriguez C.L. – Palmieri G., I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo, 2018, ACA, Cancillería, Reg. 2911, f. 7r.

[vi] Fonti Arag. I, pag. 32.

[vii]Rodriguez C.L. – Palmieri G., I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo, 2018, ACA, Cancillería, Reg. 2909, ff. 64v- 65.

[viii] Rodriguez C.L. – Palmieri G., I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo, 2018, ACA Cancillería, Reg. 2904, f. 185.

[ix] Santa Severina, 21 febbraio 1589, Dal testamento della Mag.ca Beatrice de Cirigiorgio abitante in parrocchia di San Giovanni Evangelista “iux.a domum m.cae Dianorae de Cirigiorgio et ripas delo semin.o”. In favore delle figlie Alfonsina e Cornelia.Infosino … “Deve reciper … Item da sabella roilo cinq. Car. Item da donna Aug.na la tingitrice cinq. Car. Item da donna Giosa Strati … cinq. Car. Item da dilica Valente cinq. Car. Item da donna fernandina Vaccaro Car. Cinq. …”. AASS, Not. Marcello Santoro, XI, f. 74.

[x] “Nobili sono li modii, infosini, del Sindico, Martini, Severini, Lepari, Gallucci, Barracchi, Zuroli, Teutonichi, Mannarini, Faraldi, Ferreri, Sacco, Lungo, Sosanna et oliverio parte detti sono famiglie antiche et parte sono agregati li quali ne sono da 25 persone esistente in detta Città oltre delli nobili sono altri quali non ricevono officii nobili ne del Popolo che questi saranno da 30 persone che sono dui dottori di legge uno fisico uno Chirurgico uno tentore e uno mastro di Scola.” AASS. 31A, Apprezzo S. Severina, 1653.

[xi] Nella “Ruga del Piano d’Abascio”: Uno basso del q.m Antonio Inglese locato a Minico la Scala per potega di concio; Geronima Villa del q.m Cesare vedova del q.m Antonio Inglese d’anni 34. Cassandra figlia d’anni 7. Habita in un certo Palazzetto cioè nell’airo superiore e l’inferiore sta logato a Minico Scala per potega di concio. ASN. APF, b. 51, p. 19, ff. 17r -41r, in Cosentino A., Melissa, Rossano 2001, pp. 233 – 265.

[xii] Nella Ruga de lo Critazzo: Minico La Scala del q.m gio. Maria d’anni 33. Catharina uxor d’anni 28: Giovanni figlio d’anni 14; Domenico figlio d’anni 11; Isabella figlia d’anni 4. Habita in una continenza di case terrane con un Palazzotto. Possiede una vigna di territorio valore d.ti 30, vive con arte di conciatore e scarparo.; Gioseppe Campanella Soldato del Battaglione del Repartimento del Cirò d’anni 33. Vittoria uxor d’anni 24; Giovanni figlio d’anni 1; Doratia figlia d’anni 4; Francesco fratello d’anni 30; Felice uxor d’anni 20; Antonio figlio in fascia. Habitano in due case Palatiate contigue, il bascio per botega di concio. Uniti viventi, vivono con l’arte di scarparo a servitii di altri; Fabritio Cappa del q.m Salvatore d’anni 50. Polita uxor d’anni 44; Nicola figlio d’anni 20; Salvatore figlio d’anni 18; Gioseppe figlio d’anni 16; Antonino figlio d’anni 9; Paolo figlio d’anni 4; Lucretia figlia d’anni 7; Dianora figlia d’anni 5; Francesco frate d’anni 30; Catharina mogli d’anni 22; Verardino figlio in fascia. Habita in una casa Palatiata. Uniti viventio. Possiedono una vigna di d.ti 30, vivono con l’arte di scarparo e conciatore a servitii di altri. ASN. APF, b. 51, p. 19, ff. 17r -41r, in Cosentino A., Melissa, Rossano 2001, pp. 233 – 265.

[xiii] Ruga de lo Piano de Capurella: Un palazzotto l’airo superiore si loga per Gio.Domenico Italiano patrone a passaggeri et in quello di sotto tiene la sua potega di conciaria. ASN. APF, b. 51, p. 19, ff. 17r -41r, in Cosentino A., Melissa, Rossano 2001, pp. 233 – 265.

[xiv] Crotone 28 dicembre 1733.Antonio Gerace mastro fabricatore, Ignazio Siciliano mastro sartore, Domenico Lo Santo pizzicarolo, Diego Messina mastro muratore, Onofrio Simina mastro calzolaio, Giuseppe Zanfino mastro barbiero, Saverio Simina mastro calzolaio, Ignazio Faranna mastro sartore, Gregorio Perez mastro muratore, Felice Russo mastro tintore, Leonardo Romano mastro calzolaio, Bonaventura Braccio mastro sartore e Gregorio Rocciolillo mastro muratore, dichiarano che nella notte del 25 ottobre videro evadere dalle carceri vescovili Pietro Errico ed un sacerdote di Papanice. ASCz, Not. Serafino Labonia B. 764, f.lo 1733, ff. 19v – 20.

[xv] ASN, Cam. Som., Catasto Onciario Cotrone, 1743, vol. 6955, f. 84.

[xvi] ASN, Cam. Som., Catasto Onciario Cotrone, 1743, vol. 6955, f. 117.

[xvii] Giuseppe Franco artista d’anni 46. Prudenza Martorano moglie d’anni 31. Popa figlia d’anni 12. Madalena figlia d’anni 11. Checa figlia d’anni 9. Nicola figlio d’anni 7. Abita in casa propria dotale di detta Prudenza. ASN, Cam. Som., Catasto Onciario di Cutro, 1741, Vol. 6959. ff. 158v – 159r.

[xviii] Bruno Vennere Artista d’anni 23. Abita in casa locanda del Sig.r Marcello Suprini. ASN, Cam. Som., Catasto Onciario di Cutro, 1741, Vol. 6959, f. 157.

[xix] Diego Bolognino sitajolo an. 30 (deve pagare incolatico), Teresa Durante moglie 36. Domenico Antonio figlio 9. Vincenzo figlio 6. Maddalena figlia 2. Abita in casa locanda del magnifico Antonio Rogano al quale paga docati 14.50. ASN, Cam. Som, Catasto onciario di Strongoli, 1741, Vol. 7010, f. 32v.

[xx] Leonardo Lupia mastro caccia seta di anni 30 sposato con Lucrezia Laudari di anni 35 con quattro figlie, tra le quali due figliastre (Antonia e Caterina Oliverio), di professione di caccia seta e di concia di scarpe, abita in una stanza della madre vedova Lucrezia Ricci nel luogo detto Castellaci, confine le case della mag.ca Rosolea Giraci da una parte e dall’altra la casa del convento di San Domenico. ASN, Cam Som., Catasto Onciario Belcastro, 1742, Vol. 6328, f. 275.

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