Medici, Speziali e Salassatori nella Cotrone di Ferdinando II

Re Ferdinando II

Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie.

Nelle sue funzioni di vice-protomedico del Distretto di Cotrone, il 12 maggio del 1837, il dottor Francesco Morrone trasmette al Protomedico Generale del Regno di Napoli una denuncia sull’esercizio illegale della professione di farmacista da parte di D. Francesco Antonio Le Rose di Cutro. Il dottor Morrone si rammarica che, nonostante l’avvertimento “a non intrudersi in cose non proprie del suo mestiere”, il Le Rose abbia sempre disprezzato le sue ammonizioni, costringendolo a ricorrere all’autorità del Protomedico Generale “per le opportune e sollecite providenze”. L’episodio, di cui la lettera è traccia, è collegato alla necessità, che le società organizzate hanno sempre avuto, di certificare l’esercizio di determinate professioni o mestieri. La “validazione”, per usare un termine oggi di moda, cioè il riconoscimento pubblico di poter esercitare una determinata attività con riflessi sul sociale, è sempre stata un problema sentito, soprattutto quando si entra in campo medico. Già i Romani avevano attivato delle speciali commissioni che dovevano valutare le capacità professionali degli aspiranti medici. Nel Medioevo tale incarico viene affidato al medico del re, di solito il più bravo del regno, il “primo medico” e da qui nasce il termine protomedico. Tale pratica nei secoli si rafforza e diventa una vera e propria istituzione nel Cinquecento. Gli Spagnoli nel loro impero affidano ai protomedicati delle funzioni fiscali più che mediche. Infatti veniva demandata ai protomedici l’esazione delle tasse dei medici, degli speziali (i farmacisti) e di altre figure allora collegate alla professione medica come i barbieri (specializzati soprattutto come salassatori e cavadenti), le levatrici, ma anche ciarlatani e fattucchiere (che erano obbligati a curare solo con le parole, essendo loro vietato di somministrare farmaci e men che mai mettere le mani addosso ai pazienti). Nel Regno delle due Sicilie il Protomedicato Generale aveva sede a Napoli ed era composto da una Commissione protomedicale presieduta dal Medico di camera del Re, che era affiancata dal Collegio dei farmacisti. Il Regno era suddiviso in ventidue province, di cui 15 costituivano i dominii al di qua del Faro (Regno di Napoli) e sette quelle al di là del Faro (Regno di Sicilia). Complessivamente le province erano divise in 76 distretti ciascuno dotato di un vice-protomedicato. Quello di Cotrone, appartenente alla provincia della Calabria Ulteriore 2ª, all’epoca dei fatti narrati nella lettera, era affidato al cav. Dottor Francesco Morrone, vice-protomedico, e, probabilmente, al dottor Francesco Guzzo, farmacista visitatore.[i]

É da rimarcare che l’incarico era di prestigio, infatti la legge del 1822, che istituiva nei distretti i vice-protomedicati, prevedeva che dovessero essere composti ciascuno “da un de’ medici più probi e da un abile farmacista. I controlli venivano effettuati senza preavviso, soprattutto quelli dai farmacisti. All’epoca tutti i farmaci erano prodotti in loco, e gli speziali dovevano dimostrare di avere scorta di quelli previsti da un’apposita “tavola” (repertorio di medicinali semplici e composti) e di non avere prodotti scaduti. Molti controlli venivano eseguiti dal farmacista visitatore, è proprio il caso di dirlo, a naso! Comunque, nel 1831, il Re Ferdinando II aveva promulgato anche dei provvedimenti abbastanza moderni, per l’epoca, destinati ai malati delle campagne, che rappresentavano allora la maggioranza della popolazione. Era previsto che l’indigente colto da malattia cronica, o richiedente cure lunghe e speciali, venisse indirizzato dal sindaco del suo paese al grande ospedale napoletano degli Incurabili. L’indigente aveva anche diritto alle medicine gratuite a spese del comune di residenza con ricetta del medico comunale sottoscritta dal parroco, che attestava la povertà dell’ammalato.

proto-lettera1

La lettera del 12 maggio 1837.

Cotrone 12 Maggio 1837

Al Signor Protomedico Generale del Regno di Napoli / Mi dò la premura soccartarle originalmente una denuncia pervenutami dal Comune di Cutro sul conto di D. Francesco Antonio Le Rose Farmacista illegale. / Per lo addietro mi furono fatte simili doglianze a voce, ed io mi determinai ad avvertirlo dignitosamente, imponendogli pria di tutto a non intrudersi in cose non proprie del suo mestiere. Ha sempre disprezzato le mie ammonizioni facendo il sordo. / In tale stato di cose mi è convenuto farne intesa la di Lei Autorità per le opportune e sollecite providenze; e trattandosi di doglianze in scritto ho scelto il temperamento di trasmetterle direttamente a Lei. / Io avendo verificato l’esposto lo ritrovo vero in tutta l’estenzione del termine. / Il vice-Protomedico / Francesco Morrone.

 

Note

[i] Almanacco Reale Regno delle Due Sicilie 1855 http://www.archivi.beniculturali.it/Biblioteca/Almanacco/047copXsezIII_314_345.pdf

 

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