Sintesi delle vicende storiche e feudali di Strongoli

Strongoli da “Strongylon, quod est mons in girum elatus”[i], sorge sui resti dell’antica Petelia, città antichissima, distrutta dai Saraceni nel decimo secolo[ii]. Città murata, situata a sinistra della foce e dominante la bassa valle del Neto, durante il periodo normanno è sede vescovile, soggetta al metropolitano di Santa Severina. Con l’imperatore Federico II “Civitas Stronguli” gode la condizione demaniale.

Strongoli panorama

Strongoli (KR).

 

La terra di Strongoli, che fa parte del Giustiziariato di Valle Crati e Terra Giordana, persa la condizione demaniale con gli Angioini, si ribellò sotto la guida di Flore de Alterius, partigiano di Corradino. Divenuta feudo di Henrico de Cunilla o Cimillis e poi di Henrico Girardo[iii], si liberò durante la guerra del Vespro e cacciò gli Angioini in favore di Pietro d’Aragona. Riconquistata dagli Angioini, Carlo II nel 1293 concesse il castrum di Strongoli, che dà un’annua rendita di once 100, al milite Americo de Possiaco ma nel 1296, lo stesso re promise lo stato demaniale se fosse ritornata dalla sua parte. Ritornata agli Angioini, la condizione demaniale è confermata l’anno dopo.

Poco dopo è in feudo alla vedova Isabella de Possiaco (1301-1306), ma poi ritornò al demanio regio con la condizione di versare un’annua pensione in once d’oro a Guglielmo de Eboli[iv].

Nel 1349 pervenne a Ruggero Sanseverino. Ai Sanseverino rimase fino al 1390, anno in cui Ladislao di Durazzo la concesse al marchese di Crotone Nicolò Ruffo, che la tenne fino al 1400, anno in cui passò al nobile Antonio di Cassano da Rossano.[v]

Schieratosi il Ruffo con Luigi II d’Angiò, nel 1402 è assediata e saccheggiata dalle truppe di Ladislao.[vi]

Nel 1413 re Ladislao la infeudò a Giacomo Gargano. La concessione fu riconfermata dalla regina Giovanna II.[vii] Nel 1417 ricompare in dominio dei Sanseverino[viii] ed ad essi rimase anche nei primi decenni aragonesi.

Durante il periodo aragonese fu costruito o ricostruito il castello nella forma così come oggi si presenta.

Per proteggere il litorale ionico da una possibile invasione del Centelles e dei Veneziani, re Alfonso nel luglio 1447, ordina di fortificare i castelli di Melissa e di Crotone e di custodire con armati tutti gli altri castelli vicini.[ix]

Sappiamo che nel giugno 1467 Luca Sanseverino, principe di Bisignano, esigeva il diritto di passo sul fiume Neto, nella strada che dalla città di Crotone andava alla città di Strongoli. Tale diritto consisteva in: “Ius pro solitum est solvi per trasfetantes per dictam scafam per quemlibet hominem transfetantem pro quolibet vice granum unum gr. I. Et pro qualibet bestia caballina, mulina, iumentatina sen asinina granum unum gr. I. Pro quolibet vice et pro quolibet grege pecudum et craparum ad mucium pro quolibet centenario solvitur et solitum est solvi tarenos duos cum dimidio tr. II ½”.[x]

Nel 1472, essendo morto l’anno prima Luca Sanseverino, principe di Bisignano, re Ferdinando approvava il passaggio dei feudi al figlio Geronimo, conte di Chiaromonte. I feudi consistevano nella città di Bisignano e nella terra di Acri “et molte Città T(er)re et Castelle et Ca(sa)li et inter eas la T(er)ra di Strongoli con il ca(sa)le di S. Biase sita in Prov.a di Calabria Citra con iurisd.ne civile et criminale mero et mixto imperio et p.mis causis quatuor literis arbitrarys et prag.a”.[xi]

Il potenziamento delle strutture difensive proseguirono con il pericolo turco.

Geronimo Sanseverino, principe di Bisignano e feudatario di Strongoli, fu uno dei principali protagonisti della Congiura dei Baroni (1485-1487)[xii]. Arrestato il 4 luglio 1487 e rinchiuso nelle carceri di Castelnuovo vi morì. La città fu assediata e saccheggiata dall’esercito di Ferdinando. Le entrate feudali furono confiscate ed amministrate dalla Regia Corte.[xiii] Così Dominico Lettere, regio percettore e commissario nelle province di Calabria nel 1488, le descrive: “Strongolo fo’ olim delo Prencipe Bisignano. La Bagliva e arrendata con tutte le sue intrate D. 46. Li herbagi dello curso de serpico si non ci stessero gente d’arme, secondo dice Messer Dominico s’arrenderia ducati sessanta, ma per la detta c.a e arrendata D. 30. L’Herbagio dello Curso, si non ci stessero gente d’arme m.s Dominico dice se haverria arrendata ducati quaranta ma per detta causa e arrendata D. 20. L’Herbagio del curso di santo Mauro, è, arrendato per uno anno ducati cinquanta otto, ver che la mità di detto herbagio è dello episcopo Don Briatico secondo dice M.s Dominico constare per privilegio regia et ordine della Camera resta netto D. 29. Lo herbaggio dello curso de Zocchaleo, è, arrendato D. 46.

Lo herbaggio dello curso di Pantano e arrendato D. 24.

Lo scannagio è arrandato D. 2.4.15. Li censi valeno per anno D. 22.4.8.

La Pischera della fiumana di Neto potria valere secondo la relatione di Messere Dominico per anno D. 6.

Sonoci alcuni peczi di terra in più lochi delli quali se ne racoglieno li terragi, et soleno rendere per anno di grano tomola trenta  quarti tre extimati D. 3.4.4.

Di orgio tomola Trent’uno q.ti tre extim.ti D. 1.3.2.

Di fave tomola sei extimate D. 1.1.

Sumano l’intrate de Strongolo D. 233.2. 91/2”.[xiv]

Si susseguirono i capitani regi Paulo de Francza (1487), Nardello di Francia (1488), Tommaso Contestabile (1489) e Antonio Rocca (1494). L’anno dopo, incombendo la calata di Carlo VIII, il conte di Alife comunica al tesoriere di Calabria che dal primo febbraio si debbono licenziare i compagni il cui numero superi il previsto nei castelli di Strongoli …[xv].

Il 1 maggio 1495 ritornò in potere di Bernardino Sanseverino, primogenito di Geronimo. Il castello fa parte del sistema difensivo pronto a resistere all’imminente discesa dell’esercito di Carlo VIII[xvi] ma ben presto passa ai ribelli ed ai Francesi.[xvii]

Ritiratosi Carlo VIII ritornò ai Sanseverino. Berardino Sanseverino fu reintegrato nei suoi possedimenti tra i quali figura Strongoli con il suo casale di Santo Biase. Infatti nel 1496, il re Federico accoglieva la supplica di Berardino Sanseverino, principe di Bisignano, confermandoli la concessione di “tutto il suo stato et sue Citta, T.re et Castelle et Luochi et inter alia la d.a T.ra di Strongoli et Casale di S.to Biase in Prov.a di Calabria Citra con suo Castello seu Fortellezze, huomini, vassalli, feudi, feudatari , subfeudatarii et ca.li cum mero et mixto imperio et cognitione primarum tam civilium criminalium et mixtarum …”.[xviii]

Passò poi ai Francesi durante la guerra Franco-Spagnola. Nel 1506 Bernardino Sanseverino fu reintegrato nuovamente nel feudo dal Re Cattolico.

Strongoli Saint Non

Strongoli nel disegno realizzato da Desprez ed inciso da De Ghendt, in Voyage Pittoresque di Jean Claude Richard Abbé de Saint-Non, Parigi 1783.

 

Disarmato il castello come tutti quelli della zona dal re cattolico, il riaffacciarsi del pericolo turco ripropose ben presto il problema della difesa della città e del castello. Nella seconda metà del Cinquecento il vescovo Timoteo Giustiniani (1567-1571) fortificò la città con quattro torri[xix], opera completata dai successori[xx]. Sempre in questi anni le mura cittadine sono potenziate con l’introduzione del bastione nella parte più esposta e presso la marina è costruita la torre di Limara[xxi].

Ciò non impedì il saccheggio della città da parte dei Turchi nell’estate 1594[xxii]. Pochi anni dopo nel 1605 il feudo spopolato e distrutto passava dai Sanseverino ai Campitelli. In quell’anno il conte di Melissa Giovan Battista Campitelli acquistava dal principe di Bisignano Nicola Bernardino Sanseverino il feudo di Strongoli per ducati 70.000. A Giovan Battista successe il figlio Annibale, che sposò Antonia Staiti d’Aragona. Francesco ebbe nel 1620 il titolo di principe di Strongoli. Alla sua morte titolo e feudo passarono al fratello Francesco. Essendo anche quest’ultimo morto senza figli, il feudo passò nel 1668 al nipote Domenico Pignatelli, figlio della sorella Giovanna Campitelli, maritata con Girolamo Pignatelli[xxiii], al quale seguirono Hyeronimo e Ferdinando.

Arme Pignatelli

Arme della famiglia Pignatelli.

 

Il 29 luglio 1806 le truppe francesi del Reynier assalirono la città, la cui popolazione si era ribellata e non voleva aprire le porte. Messo a ferro e fuoco l’abitato, si liberarono anche alcuni prigionieri polacchi, che rinchiusi dai briganti nel castello erano di continuo minacciati di morte.

 

[i] ASV, Rel. Lim. Strongulen., 1640.

[ii] Lenormant F., I, 347.

[iii] Reg. Ang. VI, 116, 156; VIII, 187; XXVII, 339, 433. Nel 1276 è tassata per unc. 114, tar 11 e gr. 16 per una popolazione di circa 5700 abitanti, Reg. Ang. XLVI, 203.

[iv] Reg. Ang. LXIII, 72. Nel giugno 1294 si ordina al capitano di Crotone Iacobo de Oppido di riportare alla fedeltà Strongoli, Reg. Ang. LVIII, 427;  Fiore G., Della Calabria Illustrata, III, 186; Vaccaro A., Fidelis Petelia, pp. 90-91. Nel 1492 il re aveva concesso al milite Nicola Greco di Rossano alcuni beni situati nelle terre di Strongoli e Ipsigrò che erano state del traditore Guillelmo de Zena, Reg. Ang. LXIII, 127. Americo de Ponziaco nel 1295 era capitano e giustiziere di Calabria, Fiore G., cit., III, 186.

[v] Vaccaro A., Fidelis Petelia, pp. 96-97

[vi] Summonte G., Historia, III, 489.

[vii] Campanile F., Dell’armi overo Insegne dei nobili, p. 244.

[viii] Vaccaro A., Fidelis Petelia, p. 97.

[ix] Miceli di Serradileo A., Sul temuto assalto veneziano alle coste joniche della Calabria nel 1447 e 1449, ASCL, 1972, p. 122.

[x] Fonti Arag. XII, 36 -37.

[xi] ASN, Fondo Pignatelli Ferrara Part. I, 51/II.

[xii] Dito O., La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo v alla seconda meta del secolo xvi, p. 251.

[xiii] Nola Molise G.B., Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone e della Magna Grecia, Napoli 1640, p. 196.

[xiv] AVC, Processo Grosso, f. 474.

[xv] Mazzoleni J., Gli apprestamenti difensivi dei castelli di Calabria Ultra alla fine del Regno Aragonese (1493–1495), in ASPN a. XXX (1944–46), p. 142.

[xvi] Ibidem.

[xvii] Nola Molise G.B., cit., p. 196.

[xviii] Fasanella d’Amore di Ruffano R., Documenti, Cosenza 1965, p. 83.

[xix] Ughelli F., Italia Sacra, IX, 522-523; Fiore G., cit., II, 341.

[xx] “Turrim iuxta ep.lem palatium a n.ris Predecessoribus situatam, necdum ab illis finitam, mihi fuit necesse complere, … ob imminentia Turcarum pericula ut hoc anno accidit” (ASV, Rel. Lim. Strongulen., 1594). Il vescovo Claudio Vico (1590-1600): “Ha sfrabicato le chiese per fabricarsi la torre” (in Lettere all’arcivescovo).

[xxi] La torre regia di Limara, a pianta quadrata e scarpata, fu costruita tra il 1564 ed il 1569 al tempo del governatore Fabrizio Pignatelli, marchese di Cerchiara. Essa era custodita da un torriere o caporale e da alcuni servienti o soci che avevano il compito di vigilare la marina e di segnalare ogni presenza sospetta. Tra i torrieri ricordiamo: Rodriguez de Somosa Bartolomeo (1569), Roscinda de las Quintas (1571), Gerolamo de Vera (1581), Blas de Zunica (1597–1613) e Gio. Iacinto Giulivetto (1658). Più volte richiamata anche come Calimera (1581), Alimera (1652), Limosa (1658). Alla fine del Settecento è detta torre di Borgatori, denominazione che ha conservato fino ad oggi. Mazzoleni J., Fonti per la Storia della Calabria nel Viceregno esistenti nell’Archivio di Stato di Napoli, p. 349; Valenti G., Le torri costiere della Calabria, pp. 74-75; Vaccaro A., Fidelis Petelia, p. 199.

[xxii] ASV, Rel. Lim. Strongulen. 1595, 1597.

[xxiii] ASN, Arch. Pignatelli Ferrara fs, 75 inc. 83. Annibale Campitelli morì il 27 gennaio 1624, gli successe il fratello Francesco (ASN, Relevi Vol. 383, Fs 29). Strongoli fu tassata per 172 fuochi nel 1521, per 302 nel 1532, per 388 nel 1545, per 464 nel 1561, per 178 nel 1595, per 365 nel 1648, per 266 nel 1669.

 

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