[Assalti barbareschi e naufragi lungo la costa del crotonese tra Cinquecento e Settecento]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su Pitagora, n.6/1997).
Da una piccola indagine condotta sugli atti
notarili riguardanti specialmente la città di Crotone si è potuto
annotare qualche considerazione sul traffico marittimo e su alcuni
fenomeni legati alla navigazione.
Abbiamo potuto verificare che, tra le imbarcazioni che durante il
Seicento attraccano al porto di Crotone (un molo su una rada o
spiaggia protetto da una scogliera, prima che nel 1753 fosse
iniziata la costruzione del porto), primeggiano quelle patronizzate
da patroni, ed equipaggi, provenienti dall'area napoletana (Napoli,
Procida, Piano di Sorrento, Vico Equense, Positano, Conca, Vietri
ecc).
Su un campione di 122 barche prese in esame i Napoletani
rappresentano quasi la metà (47%).
Seguono le navi patronizzate da Genovesi (Finale,Lavagna, Arenzano,
San Remo, Montone ecc.) con circa un quarto del naviglio (26%).
Infine il rimanente quarto è costituito da patroni francesi
(Marsiglia, Tolone, Antibo ecc) (5%) ed in misura minore da
Messinesi, Maltesi, Veneziani, Greci ecc.
Abbiamo inoltre potuto verificare che durante il Settecento si nota
un cospicuo aumento delle imbarcazioni patronizzate dai Napoletani.
Su un campione di 250 navi essi rappresentano ben il 68(%) mentre
nello stesso periodo si assiste ad un vistoso calo della presenza
genovese che si riduce al solo 9%. Da una più attenta analisi
risulta che il calo diventa più evidente soprattutto dopo l'ascesa
al trono di Napoli dei Borboni.
Durante il Settecento rimane pressochè invariata la presenza
francese mentre accanto ai tradizionali Siciliani, Maltesi ecc.
compaiono sempre più frequentemente i velieri inglesi.
Patroni di navi presenti a Crotone durante i secoli XVII e XVIII (
da fonte notarile).
Patroni Seicento Settecento
Napoletani 53 ( 47%) 170 ( 68%)
Genovesi 29 ( 26%) 23 ( 9%)
Francesi 6 ( 5%) 16 ( 6%)
Altri 24 ( 21%) 41 ( 17%)
Totale 112 (100%) 250 (100%)
Da uno studio rivolto al tipo di imbarcazione possiamo affermare che
predominano le navi commerciali che trasportano merci (soprattutto
grano, olio, vino, legname, manna) dalle Puglie e dalla Calabria
verso l'area napoletana.
Tra le navi da trasporto le più numerose sono le tartane, grosse
barche da carico, con scafo in legno di forma piena ad un solo
albero con vela latina ed uno o più fiocchi, con un equipaggio
composto da una decina di marinai e che di solito trasportano un
carico variante da 2000 a 3000 tomolate di cereali.
Esse nel Seicento rappresentano un quarto di tutto il naviglio che
attracca al porto di Crotone e nel Settecento sono più della metà.
Le tartane verranno soppiantate o sostituite dalla metà del
Settecento dalle marticane, piccoli velieri di maggiore portata con
tre alberi e con un equipaggio composto da una decina di persone (Il
patrone, due timonieri, uno scrivano, un nostromo, un pilota ed
alcuni marinai)
Tra le navi mercantili frequenti sono anche da ricordare le polacche
e i pinchi, questi ultimi presenti dalla fine del Seicento in poi.
Entrambi questi velieri a tre alberi con vele latine erano quasi
sempre fortemente armati e spesso praticavano la guerra di corsa.
Altre imbarcazioni tipiche del Seicento ricordiamo tra quelle
remiche, la saetta e la galea, usate contro i corsari barbareschi, e
tra quelle veliche il galionetto, la fregata, il brigantino, la
feluca, il pitacchio e la ganga.
Nel Settecento tra le veliche oltre alle citate feluche troviamo tra
le mercantili il cozzo, il lontro o londro, la marsegliana ed il
trabacco o trabaccolo e tra quelle particolarmente armate la
galeotta, lo sciabecco, il brigantino ed il vascello.
Tipo di nave Seicento Settecento
Tartana 25 ( 22%) 128 (51%)
Marticana - 42 (17%)
Pinco/Polacca 5 (5%) 25 (10%)
Altre 82 (73%) 55 (22%)
Totale 112 (100%) 250 (100%)
Proseguendo nella nostra ricerca abbiamo indagato le cause che
determinano la perdita delle navi ed abbiamo potuto constatare che
nel periodo compreso tra la fine del Cinquecento e la prima metà del
Seicento esse sono riconducibili quasi sempre alla forte presenza
dei Turcheschi e dei corsari in agguato tra i capi della penisola
crotonese (Capo Colonna, Capo Manna e Capo Rizzuto).
Le barche vengono assaltate e predate e spesso portate via con il
loro carico, compreso l'equipaggio, durante la bella stagione
(primavera inoltrata ed estate).
Abbiamo inoltre notato che dalla seconda metà del Seicento la
presenza turchesca o barbaresca diminuisce, pur non sparendo, mentre
diventa predominante la perdita di navi per naufragio da tempesta o
maltempo.
Abbiamo notato numerosi naufragi da tempesta già durante gli inverni
del 1627 e del 1632, ma nel periodo compreso tra il 1666 ed il 1730
le tempeste rappresentano un rischio costante per la navigazione
autunnale ed invernale.
Nell'ultimo decennio del Seicento e negli anni compresi dal 1718 al
1722, come segnalano i numerosi naufragi, la loro forte presenza si
estende anche nella primavera inoltrata.
Possiamo inoltre affermare che i naufragi di navi causati da
tempesta durante il Seicento accadono quasi sempre durante l'autunno
e l'inverno (96%) mentre nel Settecento avvengono anche in primavera
ed in autunno (49%), segno quindi dell'estensione delle tempeste
anche nelle stagioni di mezzo fenomeno legato molto probabilmente
alla variazione climatica causata dalla piccola età glaciale.
Riguardo ai luoghi dove avvengono i naufragi, ben la metà di essi
(37 su 74) avvengono sulle secche presso il molo e la marina di
Crotone. Altre località particolarmente pericolose per la
navigazione sono i capi : Capo Colonna (10 naufragi), Capo Rizzuto
(5), Capo di Neto (4), Capo Cimiti e Capo Alice (2).
Naufragi da tempesta
1578/1699 1700/1778
Nov.- Feb. 21 22 43
Marz.- Ott. 2 20 22
Totale 23 42 65
Possiamo inoltre aggiungere che per quanto riguarda l'attività
corsara, specie turchesca, essa appare particolarmente sviluppata
durante il Cinquecento ed i primi decenni del Seicento ed è
concentrata nei mesi primaverili ed estivi (90%).
In seguito essa è presente soltanto in particolari periodi (Rivolta
di Messina, Ascesa dei Borboni ecc)
Navi perdute a causa dei corsari (1578/1778)
Nov.- Feb. 3
Marz.- Ott. 28
Tipiche imbarcazioni usate dai Turcheschi per assalire e predare le
numerose tartane, cariche di generi alimentari, che dalle Puglie e
dalla Calabria costeggiavano per Napoli erano la galeotta (1613-
1778) ed il brigantino (1583 - 1670).
La prima era una piccola galea armata sottile e veloce con scafo
leggero e fornita di una o due vele latine e potenziata da una
ventina di remi per fianco con un solo remo per banco ed un solo
vogatore per remo. Il secondo era similare alla prima ma più piccolo
contando solitamente una decina di remi per banda ed una sola vela
latina.
Altre imbarcazioni usate dai Turcheschi:alla fine del Cinquecento ed
all'inizio del Seicento il vascello (1691-1594) e le galee (1606).
In seguito compaiono anche la caravella (1670-1698) e lo sciabecco
(1778) ; quest'ultimo era un grande vascello trealberi attrezzato
con vele latine e con scafo lungo, stretto e slanciato.
Dall'analisi della documentazione si può affermare che nel
Mediterraneo, venuta meno alla fine del Cinquecento la guerra tra le
flotte degli stati, composte prevalentemente dalle galee, prese
vigore la pirateria. All'inizio del Seicento nella guerra di corsa
praticata sia dai cristiani che dai musulmani il veliero leggero ma
armato con numerosi cannoni venne sempre più sostituendo le sottili
galee e galeotte dagli scafi leggeri ed affilati ma sovraccarichi di
rematori.

