[Il Capitolo di Santa Anastasia]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 12-31/2007)
Il Capitolo
Si fa risalire all’età carolingia il momento in cui il Capitolo
per il suo mantenimento fu dotato di una parte del patrimonio
ecclesiastico. Successivamente la “mensa canonicorum”, fu divisa in
tante parti fra i canonici, ognuno dei quali amministrò e godette la
rendita assegnata. Allora i canonici erano obbligati alla vita
comune. Essi vivevano in comune, insieme pregavano, mangiavano e
dormivano nello stesso luogo. Li differenziava dai monaci il
possesso dei beni. Ad ognuno di loro spettava infatti una parte
delle entrate della comunità religiosa, cioè un canonicato con una
prebenda. In seguito i canonici dei capitoli cattedrali non vissero
più in comune ma continuarono a far parte del capitolo della chiesa,
che essi servivano, ed ogni Capitolo si governava secondo propri
statuti. Di solito si diventava canonici per nomina papale, a
condizione di essere nobile e di aver raggiunto uno degli ordini
maggiori. Al canonico spettava uno stallo nel coro della cattedrale,
un voto in capitolo e la rendita di una prebenda.
Il Capitolo della chiesa metropolitana di Santa Severina
La riforma introdotta nella chiesa di rito latino non fu seguita
nella chiesa di rito greco, soprattutto per quanto riguardava la
vita comune. A Santa Severina infatti i canonici continuarono a
seguire il costume orientale ed a vivere separati ognuno con la
propria famiglia almeno fino alla fine del Duecento. In quanto alla
vita religiosa, i canonici erano uniti nel celebrare le sacre
funzioni e riconoscevano l’autorità dell’arcivescovo, il quale
presiedeva il capitolo a guisa di senato e teneva conto dei consigli
dei canonici.
Il vicario capitolare Diodato Ganini così ricostruisce la formazione
dei canonicati nella diocesi di Santa Severina: “Divisa la vita
comune canonicale nel secolo XI, furono a’ canonici addetti al
servizio di questa Metropolitana costituite le prebende
col’assegnazione di un dato quantitativo di terreno, nel quale vi fu
eretta la Chiesa titolare del canonicato. Ma per la vicendolezza de’
tempi si perdè la proprietà de’ terreni, si diroccarono le chiese,
che erano tutte campestri, e rimase solo il titolo del canonicato
(Relazione del vicario capitolare Mons. Diodato Ganini , 7 agosto
1796, in Siberene p. 155).
Alla fine del Settecento il Capitolo metropolitano era composto da
24 canonici sotto invocazione di un santo titolare, dei quali sei
erano dignità, uno personato e diciasette uffici canonicali.
“Dignitates, igitur, Personatus et Officia huius Metropolitani
Capituli hoc modo designata videntur.
1) Archidiaconatus sub titolo S. Petri.
2) Decanatus sub titulo S. Theodori Martyris.
3) Cantoratus sub titulo S. Anastasiae Virg. et Mart.
4) Thesaurariatus sub titulo S. Mariae de Niffi
5) Primiceriatus sub titulo S. Dominicae Virg. et Mart.
6) Archipresbyteratus sub titulo S. Anastasiae Virg. et Mart.
7) Personatus cum Theologali praebenda sub titulo S. Petri de Septem
Portis.
8) Paenitentiariatus sub titulo S. Georgii Mart.
9) Canonicatus sub titulo S. Dominicae de Turroteo
10) Canonicatus sub titulo S. Mariae de Septem Fratribus
11) Canonicatus sub titulo S. Nicolai de Melleis
12) Canonicatus sub titulo S. Nicolai de Grottari.
13) Canonicatus sub titulo S. Luciae Virg. et et Mart.
14) Canonicatus sub titulo S. Mariae ad Nives.
15) Canonicatus sub titulo S. Viti Martyris
16) Canonicatus sub titulo S. Nicolai de Armirò
17) Canonicatus sub titulo S. Mariae de Migale
18) Canonicatus sub titulo S. Mariae ora pro me.
19) Canonicatus sub titulo S. Georgii Mart. de Grottari.
20) Canonicatus sub titulo S. Stephani Protomart. de Ferrato.
21) Canonicatus sub titulo S. Mariae de Buon Calabria
22) Canonicatus sub titulo S. Mariae Capraraiorum.
23) Canonicatus sub titulo S. Nicolai de Scurajanni
24) Canonicatus sub titulo S. Mariae della Grotta sive de Puella
antiquitus de Speleolitha
Componevano il Capitolo le dignità, i canonici ed altri sacerdoti
della città. La composizione del capitolo rispecchiava la piramide
feudale del potere. Al vertice c’erano le dignità, alle quali
potevano accedere solo coloro che erano di origine nobiliare. In
ordine dalla maggiore alla minore erano: L’ Archidiaconato la prima
dignità dopo la pontificale, il Decanato seconda dignità, il
Cantorato terza dignità, il Tesorerato quarta dignità, il
Primoceriato quinta dignità e l’Arcipreitato sesta dignità.. Le
prime cinque dignità erano già presenti all’inizio del Trecento,
come testimoniano i censi pagati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di
Santa Severina. ( Siberene, p. 294). Per la sesta , cioè
l’arcipretato, bisognerà attendere la metà del Cinquecento. La
Prebenda Teologale per molti secoli non fu eretta. Si fece ricorso a
teologi scelti dall’arcivescovo, i quali tenevano in cattedrale la
lezione della Sacra Scrittura, finché l’arcivescovo Nicola Pisanelli
( 1719 – 1731), essendo rimasto vacante il canonicato di Santo
Pietro de Septem Portis lo costituì per canonia teologale, che per
voto del Capitolo il 13 agosto 1729 fu elevata a Personato.
Così all’inizio dell’Ottocento sono descritti: “Arcidiacono
coll’obligo di tutta la direzione del Collegio Capitolare. Decano
col peso di funzionare nelle sollenità e di suplire nella cattedrale
le veci dell’arcivescovo. Cantore tenuto alla direzione del canto
nel coro. Tesoriere a cui resta affidata la custodia di tutto il
Sagro e prezioso della Cattedrale. Primicerio che deve
sopraintendere a chierici minori, ed alla regolarità delle
Processioni. Arciprete senza cura e senza particolari attribuzioni,
meno che della semplice onorificenza”. Tra i 18 canonici vi era poi
il Teologo Personato ed il Penitenziere. “Il Primo coll’obligo della
lezione della Sagra Scrittura in tutte le Domeniche e della proposta
e presidenza de’ casi morali, il Secondo della Confessione
precisamente de’ forestieri, che domiciliano nel territorio della
città “. Tutti erano insigniti di cappa magna.
Le dignità ed i canonicati erano forniti di prebenda, la rendita di
ogni canonicato era di solito 24 ducati annui ma con le
distribuzioni aumentava man mano che si ascendeva nella carica. Così
il “fructus” di 24 ducati con le distribuzioni dell’arcidiaconato
erano di 60 ducati, quelle del Decanato di 50 ducati, quelle del
Cantorato di 40 ducati ecc. Soprattutto alle dignità competevano
anche le rendite provenienti da altri uffici religiosi particolari
ed esclusivi, che fruttavano ulteriori compensi.
Ancora all’inizio dell’Ottocento nella chiesa di Santa Severina
vigeva che “ il solo parroco, e li Costituiti in Sacris della Città
gradatamente percepiscono le sole cotidiane Distribuzioni: cioè i
sacerdoti semplici per metà del canonico, i diaconi e suddiaconi per
metà del sacerdote”.
Congregati di solito dentro la cattedrale in sacrestia o davanti
all’altare maggiore al suono della campana, le dignità, i canonici
ed i presbiteri, che componevano il capitolo, dovevano discutere e
deliberare sulle questioni riguardanti il Capitolo, che erano
esposte ai convenuti dai due “comunieri” o sindaci, che avevano il
compito di riunire il capitolo e di enunciare l’oggetto su cui
discutere e deliberare.
I “comunieri” rimanevano in carica un anno ed erano eletti il 25
agosto, giorno di S. Bartolomeo Apostolo; quel giorno al suono della
campana i componenti del capitolo si riunivano in sacrestia e dopo
aver invocato l’aiuto dello Spirito Santo con il recitare l’inno
“Veni Creator Spiritus” e l’orazione, si procedeva all’elezione di
due comunieri e due razionali. Anticamente l’elezione avveniva a
voce ed ognuno indicava due comunieri e due razionali ed erano
eletti coloro che riportavano più preferenze. Dal 1650 in poi si
procedette all’elezione “ per fave nigre e bianche in secreto a fine
d’esimersi ciascheduno dalla necessità, o rispetto, e succeda la
elettione meram(en)te libera et in benef(ici)o del Rev. do
Capitolo”. I razionali verificavano i conti annuali dei “communeri”
dell’amministrazione precedente.
Le rendite del Capitolo
La decima sulla regia Salina di Neto costituiva una delle voci
della platea del Capitolo; anzi si può dire che fino alla metà del
Cinquecento costituiva la rendita più importante.
La chiesa di Santa Severina ne godeva fin dai tempi di re Carlo I
d’Angiò. Più volte ne fu privata ma poi questo privilegio fu di
continuo riconfermato dai vari sovrani, che si succedettero sul
trono di Napoli: dalla regina Giovanna I (1366), dal re Carlo III (
1382), da re Giacomo e dalla regina Giovanna II (1415), da re
Lodovico III ( 1430), dal luogotenente Antonio Vintimilia alias
Centelles (1440), dal re Alfonso d’Aragona (1444) e da Ferdinando
d’Aragona.. Con l’arrivo degli Spagnoli, il 20 settembre 1507 il
vicerè Giovanni d’Aragona accolse le richieste degli uomini e
dell’università di Santa Severina tra le quali vi era: “Suplicano V.
C. M. si degni confirmare et quatenis opus est de novo concedere ad
essa universita la Decima della Salina di Neto secondo li capitoli
concessi per la felic. mem. del Seren.mo Re D. Alfonso primo e
successivam.te confirmata dal Re Ferdinando Primo non ostante, che
pro tempore li sia stata interrotta la possess.e della Decima di d.a
Salina la quale si trova in potere di V. C. M. , e quella si degni
ordinare, che sia repusta da d.a Decima della Salina V. M. informa
di detti Regii Capitoli attento massime che lo Clero e Capitolo di
detta Città si ritrova molto estenuato et in grande inopia, et non
potria altrim.te sostentarsi al serv.to di detta eccl.a.= Placet
Regis Maiestati, quod d.a Archiep.lis ecl.a per suum Decretum et per
causam in Capitulo contentam exolvantur septuaginta quinque ducati
de carolenis annis ding. ad Regiae maiestatis beneplacitum. In et
super juribus et introitibus dictae Salinae, convertendi quidem pro
medietate in beneficium, et reparationem ipsius ecl.ae, et pro
reliqua parte in substentationem Cleri, et Capituli eccl.ae
p.ttae.”. Si stabiliva quindi che metà della decima del valore di 75
ducati annui doveva servire per la riparazione della chiesa e metà
per il sostentamento del clero e del capitolo, ma in seguito tutta
la somma fu destinata al capitolo. Il versamento avveniva in tre
rate annuali e fu oggetto di numerose liti sia per la mancata
riscossione, che per il ritardo nei pagamenti.
In un elenco riguardante la ripartizione di ducati 12 e mezzo, cioè
la metà proveniente al Capitolo dalla terza di Natale, eseguita dai
due “commoneri”, si nota come le dignità ed i canonici hanno diritto
alla stessa somma di 2 tari e 10 grana, i presbiteri che fanno parte
del capitolo alla metà, cioè tari 1 e grana 5, altri preti ad un
quarto cioè grana 12 e mezzo ed i chierici a grana 7 e mezzo.
La nomina dei personati e dei canonici spettava al papa. Con il
passare del tempo, pur rimanendo sempre la nomina papale, si
confermava il candidato raccomandato dall’arcivescovo. Nel
Settecento quasi sempre il passaggio da una posizione gerarchica
inferiore a quella subito superiore era regolata dalla morte o dalla
libera dimissione, che faceva scorrere tutta la fila di quelli che
erano sottoposti. La perdita della carica era causata sia perché il
possessore, nonostante i ripetuti richiami, non ottemperava
all’obbligo della residenza. (“apud dictam ecclesiam residere
neglexit et neglegit”), sia perché commetteva gravi scandali e
delitti, tali da gettare il disonore sul capitolo e sulla chiesa,
oppure non aveva i titoli richiesti per occuparla. Se le dignità ed
i canonicati con le loro prebende alimentavano le rivalità tra il
clero locale, altro motivo di lite erano le distribuzioni e la
destinazione dei numerosi lasciti, in case, in terreni e in
capitali, che provenivano al capitolo per messe in suffragio. Di
solito il capitolo si riuniva e dopo la celebrazione della messa i
presenti discutevano per decidere a chi affittare, a chi censuare, a
chi concedere i prestiti e le altre operazioni finanziarie. Era
questo il momento in cui si manifestavano le alleanze e lo scontro
tra le varie fazioni, che traevano origine negli interessi e nelle
strategie economiche delle famiglie di appartenenza dei capitolari.
Il Capitolo di Santa Anastasia
Durante il papato di Innocenzo III ( 1198 – 1216) , come si
legge nella decretale di Innocenzo III del 6 febbario 1198 i
canonici, che componevano il Capitolo di Santa Anastasia, parlavano
ed officiavano in greco: “Cum igitur in ecclesia vestra, quae sub
obedientia sedis apostolice perseverans, Graecorum hactenus et ritum
servavit et linguam”. Il Capitolo si era rivolto al Papa per
chiedere il suo intervento per rimuovere un vescovo imposto “per
laicalem potentiam” dallo scomunicato senescalco imperiale Markward
von Anweiler. Non solo senza l’autorità e l’elezione da parte dei
canonici era stato insediato un pastore latino ma addirittura un
barbaro, cioè uno straniero. Il Papa accogliendo le richieste del
Capitolo di Santa Anastasia concedeva ai canonici la libertà di
eleggere un nuovo pastore, secondo gli statuti e l’antica
consuetudine della chiesa di Santa Severina. Il 9 febbraio 1198 lo
stesso Papa scriveva alla regina Costanza d’Altavillla, affinché non
impedisse l’elezione di un nuovo pastore da parte del Capitolo di
Santa Anastasia. ( Russo F., Regesto, 446, 448). Sempre il 31 agosto
1211 Innocenzo III interveniva per porre fine ad una lunga
controversia tra i florensi di S. Giovanni ed i cisterciensi di S.
Maria di Corazzo, avente per oggetto la pertinenza sull’abbazia
greca di Calabromaria. Il monastero di Altilia, che era stato
concesso dall’imperatore Federico II ai Cisterciensi di Corazzo, era
poi passato ai florensi. Nella contesa i florensi chiesero l’aiuto
di Pietro Guiscardo, signore di Santa Severina, feudo dove era
situata l’abbazia di Calabromaria. Alla decisione del feudatario si
opposero i canonici di Santa Severina, che sede vacante, si
espressero a favore dei cisterciensi, ma dovettero ritornare sulla
loro decisione, in quanto il feudatario li minacciò di privarli
delle mogli, alle quali erano congiunti, perché come Greci erano
sciolti dal vincolo del celibato.(Russo F., Regesto,563). Allora il
capitolo interveniva nelle decisioni più importanti riguardanti la
diocesi. Anche se stava perdendo l’antico diritto del periodo greco
bizantino di eleggere direttamente il suo pastore, ne condizionava
le decisioni in quanto l’arcivescovo poteva agire e prendere le
decisioni solo “cum consensu et voluntate capituli” e “ cum consilio
et consensu totius capituli”, come testimoniano alcuni documenti
riguardanti la fondazione del monastero cisterciense di Sant’Angelo
di Frigillo al tempo dell’arcivescovo di Santa Severina Bartolomeo (
Pratesi A., cit., pp.170, 283). L’importanza che avevano i canonici
è testimoniata dalle “molte... vecchie mitre piccole di tela, che da
quelle si prende testimonianza che in tempo antico li canonici di
quella chiesa siano stati mitrati” ( Rel . Lim. S. Severina, 1603).
La mitra infatti era una prerogativa riservata solo a vescovi ed
abati. Il rito greco rimase nella chiesa di Santa Severina per buona
parte del Duecento.
Dagli Angioini agli Aragonesi
Solo chi era “de nobili genere procreatum” poteva accedere ai
canonicati e alle dignità. Per gli altri occorreva la dispensa
papale, come avvenne nel caso di Petro de Caroso, scolaro di Santa
Severina, che 16 giugno 1425 il papa Martino V dispensò e nonostante
il “defectu natalium” gli diede la possibilità di accedere ai
canonicati e alle dignità nella chiesa di Santa Severina ( Russo F.,
9674). Lo stesso si verificò nel caso dell’arcidiacono Guillelmo de
Lappadya, il quale, essendo la dignità rimasta vacante per morte di
Nicola Bartucci, fu eletto nel dicembre 1432 dal papa Eugenio IV (
Russo F., 10095). Il Lappadya, presbitero di Santa Severina, fu così
immesso nella dignità di arcidiacono, al quale canonicamente erano
state aggiunte anche le rendite della chiesa parrocchiale di S.
Nicola di Policastro e la chiesa senza cura dei SS. Coronati di
Santa Severina. La nomina tuttavia dovette trovare degli ostacoli
tanto che il Lappadya dubitava della forma canonica della sua
provvisione. Dopo circa dieci anni il papa interveniva nuovamente e
confermava l’incarico e lo assolveva da ogni possibile irregolarità
( Russo F., 10741).
Durante il quattrocento e nei primi decenni del Cinquecento, fino al
Concilio Tridentino, spesso le dignità ed i canonicati del Capitolo
sono assegnati a chierici napoletani o forestieri, i quali non
risiedono in Santa Severina ed oltre alla rendita proveniente dalla
dignità assommano anche quella di altri benefici ecclesiastici. In
tale periodo si assiste ad un vero e proprio mercato dei benefici,
delle dignità e dei canonicati. Una disposizione di Nicolò V del 7
ottobre 1452 accoglie le richieste del decano della chiesa di Santa
Severina Antonio de Sindico. Poichè le rendite della dignità sono
troppo esigue, per potersi mantenere, il papa lo provvede anche
della rendita della chiesa parrocchiale di S. Nicola del casale di
Mesoraca, che è unita al decanato per disposizione della Sede
Apostolica ( Russo F.,11285).
Nell’aprile 1513 Antonio Benincasa ottiene l’arcidiaconato, rimasto
vacante per morte di Sancto de Trisio, assieme alla chiesa
parrocchiale di S. Giovanni Monacho e alla cappellania di Santa
Caterina di Cutro (Russo F., 15481). Pochi anni dopo nel dicembre
1519 al chierico beneventano Domenico de Rubeis è concesso il
decanato, che è rimasto vacante per morte di Giovanni Classidonte
(Russo F., 16104). Nell’aprile 1533 il chierico di Aversa Alfonso
del Tufo rassegna il primiceriato e la chiesa parrocchiale di S.
Stefano in favore del chierico di Santa Severina Antonio de Luca,
riservandosi metà delle rendite (Russo F., 17190). Il 24 maggio 1535
il papa Paolo III interviene a favore di Francesco de Miranda, il
quale deve avere le rendite dell’arcidiaconato e della chiesa
parrocchiale di S. Giovanni Monacho ma ne è impedito perché Petro o
Petruccio de Sindico indebitamente le detiene (Russo F.,17487).
Molte chiese sparse per la campagna, le quali assieme ad alcuni
terreni circostanti costituiscono le prebende, a causa dell’assenza
di canonici residenti ed esposte al pericolo dei Turchi e dei
banditi, sono in abbandono e ben presto cadono in rovina. I
documenti dell’inizio del Cinquecento conservano i loro toponimi.
Nella descrizione delle trazze (1507) ed in quella della reintegra
del feudo di Andrea Carrafa (1521) troviamo : S. Pietro de Septem
Portis, S. Maria de Mon Calabria, S. Nicolò delli Millei, S. Nicolò
d’Armirò, S. Maria delli Frati, S. Maria delle Pozelle, S. Nicolò de
Grottari, S. Maria della Grutta, S. Maria di Trungali ecc .
Il mastrogiurato
Tra le richieste fatte dall’università di Santa Severina e
concesse dal vicerè nel 1507 vi era che “ Item supplicano V.C.M. si
degni concedere ad ipsa università, che possa ogn’anno lo mese de
maggio di constituire, e fare l’Archiepiscopale ecclesia de detta
città una Fera seu mercato franco duraturo per otto dì. Placet”.
Così nella festa della Dedicazione della chiesa metropolitana, “die
Dominica infra octavam Ascensionis”, in occasione del mercato, per
privilegio del re l’arcivescovo sceglieva tra i canonici del
capitolo il mastro giurato, volgarmente detto mastro di cerimonia e
mastro della fiera, con ampia potestà dall’inizio per tutta l’ottava
di esercitare in maniera completa come ogni magistrato secolare la
giurisdizione civile, criminale e mista, con mero e misto imperio e
potestate gladii in tutta la città e suo distretto e di amministrare
tutto ciò che riguardava l’annona e la grascia, cioè anche quanto
riguardava i pesi e le misure; esercitando pienamente le funzioni di
giudice, di arbitro e di patrono. La chiesa di Santa Severina ebbe
il privilegio di alzare bandiera nel giorno della protettrice della
città Sant’Anastasia; bandiera che conservata dal tesoriere era
consegnata il giorno precedente l’inizio della fiera ad un canonico,
che esercitò la giurisdizione regia per gli otto giorni continui
della durata della fiera. Il canonico, scelto dall’arcivescovo,
prendeva “manualmente e presentialmente” in consegna la bandiera di
Sant’Anastasia e si obbligava a proteggerla, difenderla e poi dopo
otto giorni riconsegnarla al tesoriere o conservatore del tesoro
della cattedrale sotto la pena di cinquanta once.
La formazione della massa capitolare
Oltre alla decima della Salina di Neto provenivano al Capitolo
anche le rendite provenienti da alcuni benefici rimasti vacanti. Il
27 ottobre 1510 i “comuneri”, il decano Johanne Clasidonte ed il
canonico Antonio de Luca, affittano a “cabella” al discreto Leofanto
Granaro la gabella del beneficio di S. Maria de Molerà. La durata
dell’affitto è di tre anni ad iniziare dal gennaio prossimo futuro
ed il pagamento è stabilito in dieci salme di grano all’anno, “bono
et receputo portato in la cita de S.ta S(everi)na. in potire deli
comuneri”. La gabella è affittata nello stesso modo di come la aveva
affittata Jo. Virardino de Rubeo, “olim” cappellano del beneficio.
Un decreto della Corte Arcivescovile del 10 ottobre 1526 stabilì che
le dignità, i canonici ed i preti semplici dovevano differire tra
loro nella divisione delle rendite del Capitolo. Il decreto prendeva
atto della distinzione tra le potestà maggiori e quelle minori e per
evidenziare l’importanza della carica e la sua superiorità
gerarchica, stabiliva un diverso trattamento economico. Decideva
quindi che le dignità, cioè l’arcidiacono, il cantore, il decano, il
primicerio ed il tesoriere, dovevano avere due parti o porzioni
delle entrate del Capitolo, i canonici una parte e mezza ed i
sacerdoti una sola parte. Sempre in quello stesso anno, l’otto
dicembre 1526, vi fu una conclusione capitolare che esentava dallo
“jus feretri” il prete, stabilendo che “sia franco in lo funerale
del padre e madre del preite e se fusse un solo fratello del preite
paghi per metà”.
“Adi VIII decembris XIIII Ind. Io primicerio noto la presente
conclusione facta per lo S.or archidiacono, decani, cantore et
trisuaureri. In lo di de la concecione in la morte de la matre de
donno b.b. de falco che quando more lo patre o la matre de lo preiti
havendo piu figloli de lo preiti che lo preiti sia franco et li
altri pachino et si fossi uno solo frati di preite pachi per meta et
cussi fo facto a dicta defunta et li preite acceptaverunt et fuit
iniunctum allo comuneri che in tal modo segua.”.
E’ di questi anni una lite con gli ufficiali della regia corte, che
negano il pagamento della decima della Salina di Neto. Il 30 agosto
1530 un ordine della Regia Camera della Sommaria di Napoli intimava
il pagamento dell’attrassi di tre anni dei 75 ducati all’anno più
gli interessi maturati della Regia Salina di Neto in favore della
chiesa di Santa Severina.
Tre anni dopo ( 1533) il capitolo e clero di Santa Severina chiedono
di non essere molestati dal commissario raccoglitore delle decime
apostoliche sui benefici. Al centro della contesa sono le cappelle
dei SS. Filipppo e Giacomo e di Santo Pancrazio, una casa
beneficiale ed alcuni oratori all’interno della cattedrale. Il
documento mette in risalto la distruzione di parte del tessuto
urbano causata dalla costruzione del nuovo castello e la carenza di
rendite di molti benefici ecclesiastici a causa dello spopolamento.
Il Capitolo fa presente che per quanto riguarda le chiese dei SS.
Filippo e Giacomo e di S. Pancrazio molte delle case che possedevano
sono state demolite e così mancano di rendite e di parrocchiani;
della chiesa di S. Luigi in città non vi è memoria. La casa
beneficiale, essendo situata presso il castello, è stata demolita e
lo stesso è avvenuto per l’oratorio di S. Matteo Apostolo le cui
case, botteghe e beni, dai quali percepiva le rendite, non ci sono
più, come appare ed è evidente. Inoltre gli oratori di S.
Bernardino, di S. Bartolomeo e di S. Leonardo sono carenti sia di
patroni che di rendite; lo stesso vale per l’oratorio di S. Antonio
che non ha entrate; infatti i beni che possedeva erano presso il
castello e furono perciò demoliti.
Segue nel marzo 1534 la sentenza del Nunzio Apostolico a favore del
Capitolo di Santa Severina che lo esenta dalla imposizione ed
esazione delle decime dei benefici semplici dei SS. Filippo e
Giacomo, S. Pancrazio, S. Luigi di Cava, S. Maria, S. Geronimo, S.
Bartolomeo, S. Leonardo e Sant’Antonio.
Ripristino dell’osservanza del culto
Il 14 giugno 1535 l’arcivescovo di Santa Severina e cardinale
Giovanni Salviati lasciava la chiesa di Santa Severina, riservandosi
la metà delle rendite. In quello stesso giorno è nominato
amministratore della chiesa di Santa Severina Giulio Sertori di anni
20, con la condizione che manterrà questo ufficio fino a quando avrà
raggiunto i 27 anni, età minima richiesta per assumere la carica di
arcivescovo.(Russo F., 17495, 17496)
Il 7 gennaio 1544 Paolo III incaricava l’arcivescovo amalfitano
Alfonso Oliva di consacrare Giulio Sertori alla chiesa di Santa
Severina (Russo F., 18724).
In questo lasso di tempo sono approvate alcune conclusioni
capitolari, che incideranno sulla morale, sull’osservanza del culto
e sulla vita dei canonici.
Del 13 febbraio 1542 è un decreto in Santa Visita che stabilisce che
le distribuzioni e le entrate della massa capitolare si dividano tra
quelli che servono nella chiesa e non ad altri.
Il 22 marzo 1542 si riunisce il capitolo e decide di inviare i due
commoneri il tesoriere donno Joan Dominico de Girardo e donno Joan
Baptista Palermo a chiedere al vicario generale di supplicare il
papa di allontanare dal Capitolo il Cantore. I commoneri a nome dei
capitolari fanno presente a Bonaventura Dalmatino, vescovo di Croja
e vicario generale dell’arcivescovo Giulio Sertorio (1535- 1554),
residente in Spagna, che, per gli scandali successi e per quelli che
potrebbero ancora accadere, deve intervenire presso il papa, “ che
per servicio de dio per lo honor de lo Capitulo et de la ecc.a
Archiep.le et per levare ogni scandalo”, per rimuovere il cantore
donno Jacobo Strati e nomini al suo posto una persona idonea a tale
carica.. “Dicto donno iacopo e persona puplicamente in famata de
multi mali fitii et repotata per sceleratissima et publicamente et
generalmente se dice che habia facto et commiso multi mali ficii et
delicti et specialmente che li anni passati habia commeso forto de
certi libri de donno joandominico de girardo et che habia posto foco
in la dicta ecclesia in la cassia del dicto donno joandominico dove
erano panni de altare uno calice et uno altarecto con reliquie et de
quello abruso la maior parte et poco ce valse che si abrosiava la
sedia Archipiscopale con la eccelesia et che habia venenato ad donno
ioanni infosino et specialmente una nocte de le prossime passate fo
retrovato nascosto intro la casa de luca strati nella quale era
intrato per una fenestra et dopo lo gran tomulto romore et concurso
de vicini sinde fugio via che ancor non e comparso per servire in
clesia et multe altre viglacherie et acti disonesti se dice che
habia comeso in cotroni li misi passati stando guactaro de una
meratrice quale insieme cum multi altri maleficii per onesta se
tacino”.
Il 4 aprile 1542 il vicario generale, il vescovo Bonaventura,
informava il capitolo che era stata accolta la richiesta di nominare
un “idoneo cantore per servitio de dio e di la ecclesia atteso che
donno Jacobo Strati comunemente e reputato infame ribaldo scelerato
et de malavita”. Pertanto il cantorato era stato conferito a Luca
Antonio Novellisio di Santa Severina. I capitolari accettano,
confermano, ratificano e approvano tale collazione di cantorato a
favore del Novellisio “ atteso che e persona idonea et degna del
cantorato”.
Le nuove costituzioni
Le continue liti ed i dissidi tra i componenti del capitolo e la
lotta per le cariche e le prebende avevano determinato la
degenerazione del culto e del servizio nella chiesa. Per porre fine
a questo stato di cose, il 3 maggio 1542 su ordine del cardinale
Giovanni de Salviati e dell’arcivescovo vicario “ ed amministrator
tanto delo culto divino quanto di omne altro ordine et modo de
servimento de dicta ecclesia”, il vicario generale Bonaventura
convoca i componenti del capitolo, cioè le dignità, i due commoneri,
i canonici ed i presbiteri, dentro il palazzo arcivescovile per
discutere e riformare le costituzioni capitolari, in modo da
“innovar dele consuetudini et ordini soi antiqui et usuati per
l’altri predecessori in dicta ecclesia di modo che lo servimento
manca”, inoltre ci sono “mancamenti” e “extorsioni non debiti”. I
convocati dovranno discutere tra loro e “conseder le cose spettanti
allo culto divino et servimento dela dicta ecclesia et quelle che
sonno de giuste e se usano bonae confirmarle et quelle che non sonno
debite ne necessarie o vero sonno dannose ( abolirle o)....
reprabarle et restaurarle de novo”.
Nella “Conclusione Capitolare per le costitutioni da farsi” tra
l’altro fu stabilito “che nessun possa entrar in Capitolo e godere
l’elemosine, se prima non habbi servito le chiese tre anni gratis...
d’ammetter al Capitolo li più vecchi e levar i più giovani per
servire questi gratis li tre anni e poi reponerli al Capitolo et
farli tirare la parte come li altri.....che si debbano puntare i
mancanti al coro, quali punti se habiano de mostrar ad Monsignor dì
per dì.....che le entrade esatte si dividano a 3 terze in Natale,
Pasca ed agosto.... il sacerdote che haverà servito il coro gratis
per tre anni, entrato in Capitolo doverà servire gratis altro anno
con goder solamente del jus mortuorum.... che non si debea promover
nessuno subdiacono ad diaconato ne diacono ad sacerdotio ne nessuno
ad grado superiore che non se trova haver servito continuamente la
sua chiesa.. e che mancando la 6a dignità arcipretale contenta di
Mons. in voler aggiongere d.a 6a Dignità al Capitolo”.
(Venne così aggiunta la sesta dignità, quella di arcipretale, senza
però la cura delle anime, in quanto questa era già suddivisa tra gli
undici parrochi della città).
L’anno dopo il Capitolo si dava una struttura giuridica più
ristretta e meno soggetta alle pressioni del numeroso clero, in modo
da evitare lunghe discussioni e liti per ogni singola questione, e
stabiliva la ripartizione delle rendite. Il 2 settembre 1543 fu
deciso che “per evitar lo fastidio de omne di fare capitulo per omne
minimo negotio foro electi dudici venerandi sacerdoti che possano
concludere negotiare et secondo lo juditio loro exponere omne cosa
occurrente dando loro lo R.do Capitulo voce potesta auctorita
possire secondo e dicto da sopra”. Di questo gruppo ristretto di
diritto ne faranno parte le sei dignità.
In tale occasione furono eletti :L’arcidiacono, il decano, il
tesoriere, il primicerio, l’arciprete, D. Joannello Novellise, D.
Bap.ta de Falco, D. Fabritio Infantino, D. Gerolimo Taglaferro, D.
Macteo Greco D. Joanperi Franze e D. Jacobo.
Il 18 settembre 1543 congregati dentro la cattedrale e proprio
davanti all’altare maggiore al suono della campana i due commoneri e
sindaci Nicola Archomanno e Candido Bruno in presenza dei personati,
dei canonici e degli altri preti del capitolo e del vicario generale
fanno presente “ Como in cumbe et est necessario per multe
occurenzie circa lo bene ficio et utilita del dicto Capitolo havire
uno procuratore et advocato che possa in nomine de dicto Capitulo
comparire in judicio et extra judicio et defendere et agire tucte le
cause mote et da moversi active et passive di dicto Capitolo et in
presentia de qualsivoglia tribunale adteso che li sindici et
canonici non sano litigar hageranno defender dicto Capitolo in le
cause sue per questo se quedde dicto R.do Capitolo che possa eligere
et istituire uno procuratore et advocato ad far la cosa predicta”.
Il 28 settembre 1543 si ribadiva la diversità del trattamento
economico nella ripartizione delle distribuzioni quotidiane,
stabilendo “che li R.di impersonati habbiano de haver due parti et
similmente che li canonici una parte et mecza et li preiti simplici
una parte stante la loro dignita piu de li altri et assistere fanno
allo servimento di la archi.le eccl.a et culto divino”.
E’ del 2 dicembre 1543 una conclusione capitolare che stabilisce chi
doveva assistere a seppellire i morti. Morendo alcuno e “lassa per
testamento sei tari quelli preiti anderanno ad sepellirlo possano
partere dicto lassito et quelli defunti lassano da cinque carlini
abasso siano tenuti li dommadarii, li communeri et li sacristani et
lo cappellano ad seppelirlo”.
Il 24 gennaio 1551, al tempo dell’arcivescovo Giulio Sertorio, si
riunisce il capitolo davanti all’altare maggiore della cattedrale in
presenza del vicario generale Joandomenico de Girardo. I communeri
espongono che “qualmente e venuto lo R.do Joanmaria Rocha con una
commissione de la sede apostolica continente in esser che habia da
pigliare informatione tanto contra lo R.mo Mons. lo archiepiscopo
quanto contra li preiti de dicta cita et diocesia”. L’editto è
affisso alla porta della chiesa e bisogna decidere quello che si
deve fare “per non incorre in alcuno danno disonore come generale
come particolare”. Il capitolo decide di dare mandato ai due
communeri di presentarsi davanti al commissario “et cum consulta de
doctori et cum procuratori presentare positioni fare proposte et
requeste sende rende sera lo utile benefitio et honore de dicti
preiti”. Per quanto riguarda le spese che saranno necessarie, il
capitolo se ne farà carico.
La cappella dello SS.mo Sacramento
Situata a destra dell’altare maggiore dalla parte del corno del
Vangelo, la cappella fu costruita al tempo dell’arcivescovo Giovanni
Battista Orsini tra il 1558 ed il 1564. Infatti la confraternita del
SS.mo Sacramento, già presente nel 1546 con il titolo di “la
Confratria delo Corpo de n.ro S.or Jesu Christo”, che all’inizio si
radunava nel coro della chiesa cattedrale ( 18 dicembre 1558), dal
primo giugno 1564 si spostò “in cappella nova constructa pro
santissimo Sacramento”. Formata da ecclesiastici e “gentilhomini” ,
la confraternita era amministrata da due procuratori uno scelto dal
capitolo e l’altro dai laici, i quali per un anno “debbano negotiare
et fare tutte le faccende di decta confraternita”. Nel 1558 fu
ribadito un accordo tra il capitolo ed i confrati: il Capitolo si
impegnava a dire una messa il dì e un’altra cantata ogni terza
domenica del mese; la confraternita si obbligava a versare al
Capitolo dieci ducati all’anno in tre terze; cioè a Natale, Pasqua e
nel giorno del Corpo di Cristo. Questo accordo verrà più volte
rinnovato. (Nel 1568 i confrati ed i procuratori promettono ducati
12 al Capitolo per il “servimento che fanno in detta cappella”).
Così alla fine del Cinquecento è descritta la cappella: “In questa
chiesa è la cappella del Sant.mo Sacramento con confraternita
aggregata a S. Maria sopra la Minerva, ove si celebra ogni dì messa,
e si sovviene in parte alle doti delle donne povere si mantiene per
lo più con elemosine, perchè ha poche entrate”. ( Rel. Lim. 1589) “
Vi è dentro la cappella del S.mo Sacramento ornata di pitture et
sculture con buona custodia, et con la Confraternita aggregata alla
chiesa della Minerva di questa Città di Roma. Ha la detta cappella
li suoi vasi, et tabernacoli d’argento necessarii per portarsi il
s.mo Sacramento all’infermi, et anco il giorno della sua festività,
et ha anco tutte le cappelle et paramenti di altari necessarii di
velluto, ciamellotto et damasco di tutti li colori necessarii, et
anco due cappelle con li baldachini di tela d’argento et oro che si
conservano in uno credenzone collocato dentro detta cappella. Vi si
celebra ogni mattina messa, et si mantiene il più di limosine,
perchè ha poca entrada.” (Rel. Lim. 1603).
Il capitolo come ente economico
Già durante gli ultimi decenni del Quattrocento gli arcivescovi
Enrico de lo Moyo ( 1483 – 1485) ed Alessandro della Marra (1488 –
1498) erano intervenuti con donazioni a favore del capitolo e dei
canonici. Il primo il 20 settembre 1485 dava al capitolo una
prebenda nominata Lo Riyo a lui donata dal chierico Corrado de Mauro
con l’obbligo di dire una messa “pro defunctis” tutti i mesi; il
secondo il 24 luglio 1489 concedeva al capitolo ed al collegio dei
canonici di Santa Severina l’investitura e le rendite della chiesa
curata di San Giovanni Battista e della chiesa rurale di Sant’Opulo,
rimaste vacanti per morte del sacerdote Durante Novellisi. Al tempo
dell’arcivescovo Giovanni Matteo Sertori ( 1509 – 1531) nel luglio
1509 il vicario generale, il reverendo spoletino Domenico Linteolo,
univa al capitolo il beneficio di Santa Maria de Mulerà con tutte le
sue rendite. In precedenza il vicario generale aveva ordinato a
tutti i possessori di benefici di presentare le bolle e le
scritture, che dimostravano i loro diritti. Non avendo ottemperato
all’ordine, Gio. Bernardino de Rubo, che deteneva l’abbazia o
rettoria della chiesa o abbazia di Santa Maria de Molerà, fu
dichiarato contumace e perciò il beneficio fu reputato vacante e
senza rettore e abate. L’abbazia, o chiesa, con tutte le terre,
alberi, frutti e rendite, fu donata al Capitolo “actenta etiam
paupertate beneficiorum” e dei suoi introiti “derisiorum”.
Lo stesso Capitolo per aumentare le distribuzioni e nello stesso
tempo incrementare il culto si era dato una norma che stabiliva che
quando un suo componente “ mancassi ad matutino et alla messa o ad
vespera” doveva essere multato di cinque tornesi; il denaro così
raccolto sarebbe poi “spartito allo capitolo in comune”.
Tuttavia sarà solo dopo il Concilio Tridentino, che gli arcivescovi
interverranno a fornire con donazioni di capitali, chiese, terreni e
diritti una rendita adeguata al Capitolo. Protagonisti sono gli
arcivescovi Giulio Antonio Santoro (1566 - 1572), Francesco Antonio
Santoro (1573 – 1586), Alfonso Pisani (1586 – 1624) e Fausto
Caffarelli (1624 – 1654).
Le nuove occasioni economiche accendono la conflittualità tra le
famiglie, che si rispecchiano nel Capitolo, che vieta l’ingresso ai
forestieri, e sono acuite dall’arrivo in città degli spregiudicati
vicari generali.
Il 2 luglio 1565 “congregati per alcune infamie et parole in juriose
che ha detto Jo. Antonio Caruso contro il Capitolo e particolarmente
contra alcuni poi del Capitolo per cio cassano per lo presente acto
pp.co al detto don Jo. Antonio del Capitolo di detta città et lo
separanno de loro compagnia et di hogii innante che non sia al
numero di preti del Capitolo ma quello separanno et cavano di detto
Capitolo”.
Il 15 febbraio 1571 vi fu una conclusione capitolare contro D.
Orazio Pizzichino, in quanto calunniatore di vicari. Il Pizzichino
più volte aveva calunniato i vicari del Cardinale di Santa Severina
ed ultimamente anche il vicario generale Gio. Antonio de Grignetto.
Per tale motivo il capitolo decise che “mai in eternu habia di aver
loco ne parte a questo R.do et honorato capitolo et che de piu ne
abia de aver ne officio ne beneficio e dignita nisciuna in tempo di
sua vita et volendo li superiori darli officii et beneficii et
dignita che ne habiano a supplicar et pregar”.
Il 6 luglio 1572 . “Alcuni spiriti inquieti buscairdi, et
calunniatorii habbiano detto che il Capitolo seu alcuni particulari
preti habbiano dato dinari al S. Vicario n.ro per havere le dispense
delle inregularita per li concubinati. Il che essendo cosi si deve
haver recurso a Mons. Ill.mo n.ro Patrone per recuperarli et casu
che non fusse la verita che se facesse instantia che fussero
castigati questi spiriti diabolici di una tanta falsita che hanno
esposto, li quali noi non possemo creder che siano stati altri che o
don Ballo infantino /o/ verqamente Horatio piczichino per esserno
homeni rivoltosi che per le loro pestiferi lingue e brutti costumi
son stati cacciati dal capitolo”.
Il 14 ottobre 1571 il Capitolo restringeva solamente ai
Santaseverinesi il privilegio di farne parte, decidendo “che da
hoggi inanti nesciuno che non sia nato et vero cittatino della p.te
Citta habbia da intrare ne di essere agregato in dicto Capitolo ne
che habbia ne possia obtenere benefitio ne curato ne semplice in
detta Citta. Et lo primo delli personati ( o) canonici seu preti di
detto Capitolo che parlasse et volesse contradir allo sup.to voto
capitolare congregato che sia tenuto pagare dece docati di pena et
decta pena se l’habia di exigere per lo R..do p.re.””. La
conclusione capitolare tuttavia verrà pochi mesi dopo violata in
quanto il 31 marzo 1572 i personati, i canonici ed i presbiteri del
Capitolo decisero di ammettere nel Capitolo sei preti forestieri:
Jo. Jacobo Guardata, Fabio La Piccola, Petro Angelo Vecchio, Oratio
Piczichino e Minico Cavallo.
Lasciti e legati
Durante il Cinquecento e nella prima metà del Seicento numerosi
sono i lasciti di capitali e beni stabili. Quasi sempre provengono
da canonici, chierici o loro familiari. Già nei primi decenni del
Cinquecento sono annotate alcune piccole donazioni: Donno Joanni
Scandale morendo lasciò una mezza casa alla nipote Madea, con
l’obbligo che alla sua morte doveva andare al capitolo; il tesoriere
Donno Baccaro una tomolata e mezza di terra in località “la
ruccella”, il cantore Nicola de Giraldo “uno pede de celso.. in la
via che si va allo casale” di Santo Mauro; M. Galianti “lassao lo
suo palazzo” in parrocchia di S.to Apostolo “( hoc modo) che
ciascheduna de sue figlole morendo senza herede sia herede lo
capitolo”; donna Cicca de Russo donò una casa terrana in parrocchia
di S. Giovanni Evangelista “hoc modo che vivente ipsa donna cicca
che sia ruffructario donno ballo de ferraro et alla morte de ipsa
nominata donna cicca la dicta casa retorni allo cap(ito)lo”; il
prete e dottore in diritto canonico Gavati Strati lasciò al Capitolo
“quatro pezi de libri cioè decreto decretale clementina e sexto”, i
libri furono poi dati da tenere al primicerio Leopardo Granaro il
quale il 28 agosto 1529 li restituì al Capitolo. Lasciti più
sostanziosi cominciarono a beneficiare il Capitolo dopo la metà del
Cinquecento.
Il 14 febbraio 1564 donno Hieronimo Cappellani della città di Santa
Severina per testamento dichiarava di “havere edificata una chiesa
sotto vocabulo di Santa maria dela gratia in una sua continentia di
terra seu possessione sita et posta in lo territorio di detta citta
di santa severina et in loco dove si dice paganò, et decta chiesa
esserli poi stata concessa in ius patronato dalo R.do generale
vicario dela archiep.le ecclesia ... Quale ecclesia vole e dispone
esso testatore sia delo clero et capitulo insieme con detta
continentia di terra et clausura, con peso però che detto clero et
capitulo sia tenuto eligere uno sacerdote dabene con interventu et
volunta di decto sua herede quale sacerdote habia da assistere in
detta chiesa et celebrare in quella tre misse la septimana”.
(Il 14 marzo 1581 il capitolo decideva di concedere al primicerio
Marcantonio di Gaudio, sua vita durante, il iuspatronato della
chiesa di Santa Maria di Paganò con tutte le sue rendite, lasciata
al Capitolo per testamento dal R.do Geronimo Cappellano). Sempre di
questi anni ( 1583) è il legato del tesoriere Francesco Caruso
seniore, che lasciava al capitolo la gabella Paganò, detta anche
“Valle delli Preiti”, dentro il corso di Paganò. Segue quello del
canonico Domenico Paparugiero che oltre alla gabella Pacciarello
lasciava anche del denaro.
Un diritto antico
Tra i diritti che il capitolo esigeva da tempo immemorabile vi
erano lo “ius mortuorum” e lo “ius funerum”, che riguardavano anche
l’estrazione del cadavere dalla chiesa, dalla città e dal territorio
di Santa Severina. Oltre che per seppellire si doveva pagare anche
per poter trasportare il cadavere fuori dalla cattedrale, dalla
città e dal territorio di Santa Severina. I familiari dovevano
versare al Capitolo una somma adeguata secondo la “qualità” del
defunto. L’ammontare poteva così variare in maniera consistente,
come evidenziano i casi riportati.
Il 10 aprile 1579 vi fu una conclusione capitolare per discutere la
richiesta avanzata da Alfonso Carrafa duca di Nocera, il quale
voleva estrarre dalla cattedrale il cadavere della contessa di Santa
Severina Geronima Carrafa. La decisione fu di chiedere mille ducati,
“per levare detto corpo.... stante la qualita et grandeza.... et
anco per il servimento si e fatto a preghar N. S. Dio, in celebrar
messe, et dire oratione per remissione de suoi peccati dall’hora fo
morta fin al presente, et cosi se fara per l’advenire per la bona
memoria teneno di tal Sig.ra Ill.ma..”. Tuttavia il capitolo faceva
presente che era pronto ad accettare un’altra somma, se verrà decisa
con un accordo tra l’arcivescovo ed il duca.
Il 26 aprile 1675 i due communeri incassano ducati 10 in moneta
d’argento siciliana per permettere il trasporto del cadavere di
Francesco Antonio Iuliano dal territorio di Santa Severina in quello
di Roccabernarda. Il 27 aprile 1731 è la volta del cadavere di
Giuseppe Pingitore di Cotronei, il quale due giorni prima di ritorno
dalla fiera di San Marco, dove era andato per servizio del suo
padrone Franco Salerno di S. Mauro, era annegato nel fiume Neto.
Poichè i suoi familiare vogliono seppellirlo a Cotronei devono
pagare ai communeri ducati sei.
Il 7 luglio 1697 muore Filippo Garbino razionale del Duca. Fu
seppellito nel convento di San Francesco dei riformati posto poco
fuori la città ed il Capitolo lo accompagnò fino alla porta della
città. Per lo ius funerum pagò al capitolo ducati venti.
Disparità economiche
Il 22 luglio 1572 una conclusione capitolare recepiva un decreto
della Corte Arcivescovile che estendeva il godimento delle
distribuzioni del coro anche agli infermi, ai decrepiti d’età ed
agli impediti. Nel tentativo di venire incontro alle difficoltà
economiche del numeroso clero, il cardinale Giulio Antonio Santoro
cercò di aumentare le distribuzioni quotidiane e nel 1572 donò al
Capitolo l’abbazia di Santa Maria di Molerà Vecchio con tutte le
terre e giurisdizioni ad essa spettanti, tra le quali la gabella di
Molerà Vecchio in territorio di Rocca Bernarda “dentro la quale vi è
una chiesa dove vi è fundata un’Abbadia” e lo “jus arandi” nel
triennio di semina della gabella Cafari, situata in territorio di
Roccabernarda, con il peso di un anniversario con un notturno e
messa cantata. Lo stesso arcivescovo legò a favore del Capitolo il
capitale di 500 ducati, applicati nelle gabelle “Le Cariglie”,
“Gurgurà” e “Maysi”, per il quale il clero di Roccabernarda
corrispondeva annui ducati 36, col peso di cinque messe alla
settimana, tale rendita riguardante il “servimento delle messe” era
ripartita in tre terze e divisa in modo uguale tra le dignità ed i
canonici.
Per lo stesso fine l’arcivescovo seguente Francesco Antonio Santoro
(1573 – 1586) donò la chiesa di Santa Caterina., che era “muro
coniuncto con l’archivescoval chiesa, et palazzo”, con una gabella.
Una platea del capitolo di quegli anni descrive le rendite del
Capitolo. I beni che il Capitolo gestiva direttamente, dandoli in
affitto, provenivano quasi tutti da donazioni recenti. Essi erano
costituiti dall’abbazia di Molerà vecchio con tutte le sue terre e
giurisdizioni, dalla chiesa di S. Caterina con una gabella, dalla
chiesa di S. Maria di Paganò con una possessione alberata, da un
piccolo terreno in località “Scorpo all’Occhio”, da tre vignali
all’”Umbro Cernuto” e da un terreno a “Papasifi”. Da queste
proprietà il Capitolo ricavava ogni anno 46 tomola di grano e 12
ducati. Dalle quattro case, di cui una vuota, ricava 4 ducati, 4
tari e 10 grana. Dai ventuno censi, di cui 15 provenienti da case, 3
da vignali, due da piccoli luoghi in città ed uno da un piccolo
censo ricavava 12 ducati, 2 tari, 2 grana e mezzo. A queste rendite
erano da aggiungere i 75 ducati provenienti dalla regia salina di
Neto. Quindi le rendite annue del capitolo erano di poco più di 100
ducati, dei quali tre quarti provenivano dalla Salina di Neto, che
dovevano versare gli arrendatori, e 46 tomoli di grano.
La platea evidenzia come le case ed i vignali, lasciati al Capitolo
per messe in suffragio, erano ben presto date a censo. Soprattutto
le numerose case lasciate per testamento, poco redditizie per aver
bisogno di continui ripari per non cadere in rovina, sono alienate
previo il pagamento di un censo enfiteutico perpetuo. I beneficiati
sono di solito le dignità, i canonici ed i loro familiari.
Tra coloro che hanno avuto una casa in censo troviamo infatti il
decano R.do Fabio Infosino, il cantore R.do Gio. Vincenzo Padula,
l’arcidiacono Gio. Francesco Modio, il canonico Martino la Mendola,
il canonico Minico Cavallo, il canonico Iacovo Puglise, il canonico
Salvatore Ficuso ecc.
Interventi a favore del Capitolo
Nonostante l’aumento dei lasciti e delle donazioni permaneva
alla fine del Cinquecento una forte disparità di trattamento
economico tra le gerarchie del clero. Una disparità abissale
separava l’arcivescovo, proveniente dalla nobiltà napoletana, dal
clero locale. Il primo poteva vantare su una rendita di ben oltre i
duemila ducati. Seguivano molto distaccati tra loro gli arcipreti, i
parroci, le dignità, i canonici, i preti semplici ed i chierici. In
una relazione compilata al tempo dell’arcivescovo Alfonso Pisano si
legge: “La sua chiesa metropolitana è sotto l’invocatione di Santa
Anastasia Romana vergine, e martire, et è servita dal suo Capitolo,
quale costa di sei Degnità, cioè Archidiacono, Decano, Cantore,
Tesoriero, Primicerio et Arciprete, e dieceotto canonici, sebene al
presente vacano alcuni canonicati , quali per essere senza entrada
non si trovano da conferire: e come chiesa collettiva per
antiquissima consuetudine riceve al suo servitio gli altri preti
della Città, quali non sono obligati ad altra chiesa, entrano anco
al servitio dell’istessa chiesa i chierici del seminario, quali sono
ventiotto. Il servitio che vi si fa è di assistere tutti nel choro
ogni Domenica, e giorno di festa a cantar le prime, e seconde
vespere, Matutino, terza, e messa, e recitare l’altre hore canoniche
senza canto nelli giorni feriali ne interviene una parte al recitare
del matutino, e tutte l’hore canoniche in choro, et al cantar delle
messe, sebene di quaresima, i giorni delle Rogationi, et altre
processioni publiche intervengono tutti alle litanie, e messe
cantate...... Le messe quotidiane, alle quali è obligato il Capitolo
sono tre, la prima si celebra al l’alba per l’anime de Defonti,
nella cappella di S. Leone eretta dall’istesso Ill.mo Sig.r
Cardinale di S. Severina con l’altare privilegiato; e questa nelle
fine dell’Avvento, e quaresima si canta conventualmente, overo
essendo dì di festa si celebra della giornata nella cappella della
Beata Vergine; la seconda si canta conventualmente ad hora di terza
nell’altare maggiore; la terza si celebra ad hora di nona nella
cappella del S.mo Sacramento. L’altre messe degli oratorii sono
distinte di modo che ogni dì se ne celebrano dodeci, oltre all’altre
votive, e di divotione. Di più in certi giorni si fanno gli
anniversarii de Prelati defonti, e delle persone che hanno fatto
bene alla chiesa, o capitolo e per essere nell’altare maggiore
eretta la compagnia del sangue di N. Sig.r Giesu Christo , oltre
alla messa ordinaria vi si celebra ogni venerdi la messa di Passione
Domini. E perchè per conservatione del detto servitio non erano in
detta chiesa distributioni cotidiane, volendo il sudetto Sig.r
Cardinale assegnarli, e vedendo che il Capitolo non haveva altre
entrade, nè obventioni che alcune poche elemosine, e trenta sei
docati l’anno, che li pervengono dalle Saline di Neto... essendo
vacata una chiesa, seu Badia detta S. Maria di Molerà sita
nell’istessa Diocese, l’aggregò alla Massa Capitolare così anco la
buona memoria dell’arcivescovo Francesco Antonio Santori fratello
del sudetto cardinale vene aggregò un’altra detta di S. Catarina;
sichè fra l’una e l’altra li pervengono poco meno di cento scudi
l’anno; e questi serveno per distributioni cotidiane; giachè in
particolare nessuna delle Dignità, e pochi canonicati hanno entrade,
e quelli pochi l’hanno tenuissime, e di poco momento. Sono in detta
chiesa due prebende, una per il Penitenziero, e l’altra per il
Theologo, et ambedue sono state constituite dal S.r Cardinale
predetto sopra dui Juspatronati con consenso de’ padroni, per non
esserci occorsa altra commodità, e ciascaduna vale venti scudi in
circa l’anno, sebene al theologo Mons. Arcivescovo da di piu una
giusta provisione, e la sua tavola. Il theologo sempre che
l’Arcivescovo è impedito predica egli ogni dì di festa, e domenica,
la matina, nella chiesa sudetta, e legge la sera casi di coscienza.”
( Rel. Lim. S. Severina., 1589). La situazione non mutò e tre anni
dopo l’arcivescovo affermava che “vacano in essa otto canonicati,
che per esser senza rendita non è chi voglia impetrarseli in Roma,
giachè per la lunga vacanza son devoluti alla S(an)ta S(ede)..” (
Rel. Lim. S. Severina, 1592). Sullo stesso tono era stata la
deposizione del canonico napoletano Stephanus Quaranta, che per
quasi tre anni aveva ricoperto l’incarico di vicario generale
dell’arcivescovo Francesco Antonio Santoro. Il Quaranta nel giugno
1586 affermò che “Le dignità sono sei: La prima è Archidiaconale, la
seconda decanato, la terza cantorato, la quarta lo primiceriato, la
quinta è thesorerato, la sexta è arcipretale, et oltre dette dignità
vi sono da quattordici canonici in circa se mal non mi ricordo, e
tanto le dignità, quanto li canonicati sonno di pochissimo valore,
che se non havessero del loro patrimonio, non haveriano da viver di
robbe di chiesa.. ci sono molte parrochie le quali hanno li loro
curati, et oltre le dignità e canonici et preti curati ci sono de
più altri preti e clerici. In quanto alli beneficii tanto alla citta
, quanto alla diocese ci sono pochi benefici simplici, e di poco
valore, che la collatione spetta al Arcivescovo, delli curati ce ne
sonno beneficii curati, sonno pochi, ma sonno commodi de intrate, e
più delli simplici et la cura dell’anime l’hanno li curati.. e sopra
tutti l’arcivescovo è quello che ha cura di ogni cosa”. Nella stessa
occasione il nobile Carlo Susanna della città di Santa Severina
affermava che “ L’intrate di detta chiesa cathedrale a fare mensa
arcivescovale passano l’anno dui milia docati perche Mons.r Arciv.o
di quella affittò l’intrate di detta chiesa cathedrale per dui milia
docati, e se reservò le decime dela terra di misuracha, e certe
altre cose” ( Visitatio ap.lica Sanctae Severinae, 1586).
Conferimento dei Canonicati
Per le tenui rendite e per l’obbligo della residenza molti
canonicati non furono più richiesti dai chierici forestieri e
rimasero vacanti. “La detta chiesa è servita da ventiquattro preti
canonici, tra li quali ve ne sono sei Personati ... Li detti
canonici non hanno entrada , fuorchè dui vi ne sono che haveranno da
quindeci docati in circa l’anno” ( Rel . Lim. S. Severina, 1603).
Non essendo più appetibili, il papa Clemente VIII l’8 agosto 1601
dava la possibilità all’arcivescovo Pisani di conferirli a preti
locali. Si trattava di S. Giorgio di Grottari, vacante per morte di
Morgantio Salvato, da 25 anni defunto; di S. Maria di Armiro,
vacante in quanto fin dal 1572 Mercurio de Grotteria lo aveva
lasciato per assumere l’ arcipresbiterato; di S. Nicola di Armiro,
vacante in quanto Gio. Baptista Tramonte fin dal 1572 era divenuto
parroco della chiesa di S. Giovanni Battista; di S. Stefano del
Bosco, vacante per morte di Gio. Baptista Caruso, da 21 anni
defunto; di S. Maria de la Grotta, vacante per morte di Iacobo
Puglisio, fin dall’anno 1584 defunto; di S. Maria Ora pro nobis,
vacante per morte di Marco Antonio Clari; e di S. Nicola de
Scuroioanne, vacante per morte di Martino de Mendola, da 20 anni
defunto ( Russo F., Regesto, 25721).
L’alta mortalità della fine del Cinquecento favorisce l’acquisizione
di numerose piccole e malridotte case, provenienti da lasciti per
messe in suffragio, che sono concesse al maggior offerente per un
censo enfiteutico perpetuo. Esse non apportano un significativo
beneficio economico al Capitolo, in quanto poco richieste essendo la
città quasi spopolata e spesso gli enfiteuti sono gli stessi
canonici, che forti della loro posizione sono morosi.
I due “communeri”, il decano Gio. Vincenzo Carnovale ed il canonico
Gio. Antonio Durabile, il primo luglio 1611 fanno presente che tra i
beni che possiede il capitolo vi è una casa terrana in parrocchia di
S. Apostolo “ quale casa essendo fabricata di fango, tuttavia
minaccia ruina tanto di mura quanto di coverta”. Essendo il capitolo
povero, non può ripararla. Chiedono pertanto al vicario generale di
poterla censuare in perpetuo al maggior offerente.
L’incremento e la composizione della Massa Capitolare
All’inizio del Seicento così è descritta la situazione economica
del Capitolo dal canonico Gio. Francesco Greco, procuratore
dell’arcivescovo Alfonso Pisani, : “... possiede una Badia detta
Santa Maria di Molerà sita nella Rocca Bernarda prima Terra della
Diocesi di S. Severina di valore di settanta docati incirca l’anno,
et un altro beneficio di docati dodeci incirca l’anno contiguo alla
chiesa Arcivescovale detto di di S.ta Caterina, siche harà d’entrata
di beneficii da docati settanta incirca. Riceve oltre ciò per
concessioni Regie settanta dui docati l’anno sopra le saline di
Neto, con peso di consignarne la metà all’ Arcivescovo per
riparatione della Chiesa, il quale per pietà, et bontà sua l’ha
donata al detto Capitolo. Possiede anco alcune case lasciateli per
legati pii quali per la desolatione della Città non trovandosi di
locare sono quasi tutte andate à rovina. Possiede cento docati
d’entrata l’anno d’alcuni territorii che poco tempo fa ha comprato
il p(redit)to Arciv(escov)o per il detto Capitolo per il servitio
che li p(redit)ti canonici fanno à detta chiesa. E queste sono
l’entrade di quel povero Capitolo di S.ta Severina, et queste
istesse servono per le distributioni quotidiane diminuendosi à
ciascheduno dalla parte sua quelche dal puntatore sarà stato
significato di haver mancato al servitio della chiesa” ( Rel . Lim.
S. Severina, 1603).
Si deve all’arcivescovo Alfonso Pisani(1586- 1624) i primi concreti
interventi per la formazione di una adeguata massa capitolare. Egli
infatti fece numerose donazioni di beni stabili : la gabella La
Valle Grande nel corso di Paganò ( 1595), la gabella La Valle
dell’Orco nel luogo Scandale Vecchio ( 1602), la gabella Difesa di
Volo nel corso di Torrotio ( 1615), il Giardino di Santo Vito (
1618), il vignale La Valle Grande ( 1620) ed un palazzo nella terra
di Cutro.
Il 19 settembre 1615, nel donare al Capitolo le rendite della
gabella “Difisa di Volo”, che l’arcivescovo aveva acquistato in asta
pubblica dall’università per 600 ducati, il Pisani pose alcune
condizioni che saranno riprese successivamente. Egli infatti in
aumento della dote della cappella di “Santa Maria dell’Angeli”,
situata in cattedrale al lato sinistro dell’altare maggiore e da lui
stesso fondata, dotata e costruita e di cui era patrono assieme al
fratello Giulio Cesare, donò la gabella detta “Difisa di Volo”, con
la condizione che “li frutti” che perverranno dall’affitto siano del
Capitolo. L’arcivescovo pose tuttavia degli obblighi che favorivano
tutto il clero, che partecipava alle funzioni religiose: “che detto
R.do Capitolo sia obligato celebrare ogni dì una messa nell’altare
di detta cappella di Santa Maria dell’Angeli juspatronato suo e del
signor Giulio Cesare Pisani suo fratello per l’anima delli parenti
di sua Signoria Ill.ma secondo la sua intentione, et che ogni primo
giorno di qualsivoglia mese non impedito di giorno di Domenica o di
altra festa di precetto sia anco obligato celebrare uno anniversario
con tre psalmi dell’officio de defonti, et tre lettioni correnti di
quel giorno de cantarnosi nella preditta cappella iuspatronato et
con messa cantata con diacono, et subdiacono dove habino ad
intervenire tutti li personati, et canonici et preiti di questa
Città, si li detti preti ci vogliono intervenire, et quelli
personati, canonici, et preiti che non ci saranno presenti non
habino a percipire cosa alcuna, eccetto quelli che si troveranno
impediti di grave infermità”.
Il 28 aprile 1622 Alfonso Pisani ed il fratello Giulio Cesare donano
al Capitolo ducati 1000 in moneta corrente con l’obbligo di comprare
con il denaro “stabili sicuri o annue entrate”, col peso però di
celebrare nella loro cappella di Santa Maria degli Angeli “tante
messe per ciascheduno anno quanto importano li frutti perveniendi di
quelli computandosi l’elemosina di ciascheduna messa alla raggione
di grana dodici e mezzo. Non trovandosi subito un bene da acquistare
per il totale della somma, furono utilizzati ducati 850 per comprare
delle case in Cutro, che erano state di Lupo Antonio d’Ambrosio.
La massa fu anche aumentata dal sacerdote Friderico Romei di
Montespinello, che donò al Capitolo dapprima nel 1618 ducati 450 e
successivamente nel 1624 altri ducati 500, col peso di celebrare
messe per l’anima sua e dei suoi congiunti.
Tutte queste donazioni fecero triplicare la rendita annua. La
situazione economica del numeroso clero tuttavia non mutò, in quanto
molti erano i morosi e la distribuzione della rendita non avveniva
in parti uguali . Al tempo dell’arcivescovo Fausto Caffarelli (
1624- 1654): “ Clerum numero, et dignitate praestantem nutrit,, in
quo sex Dignitates... duodeviginti Canonici, omnes presbyteri,
quorum unus est Poenitentiarius, cum quatuordecim aliis presbyteris,
et clericis quadragenis, qui Dominicis, festisq. diebus Pontifici
sacris operanti assistunt.....Nonnullis Canonicis praebendae
pertenues tamen sunt assignatae; Capituli redditibus trecentorum
ducatorum summam non excedentibus, inter eos, anno evoluto,
dividendam, qui sacris functionibus interfuerint, ac missas
celebraverint; quae dicuntur emolumenta massae communis, adeo
exigua, ut servitii potius impar labori merces, quam redditus
appellari mereantur.” ( Rel. Lim. S. Severina. 1625).
L’anno dopo ( 12 maggio1626) la Sacra Congregazione sopra i vescovi
accoglieva una supplica del clero della città e diocesi di Santa
Severina che faceva presente lo stato di disagio in cui viveva e lo
metteva al riparo dalla minaccia dell’accusa di illecita
negoziazione. “Essendo stato rappresentato a questa Sacra
Congregatione ch’il clero seculare della Città e diocese di Santa
Severina è così povero che non puo decentemente sostenersi con
frutti de’ beni patrimoniali, e delli beneficii che possedono, et
havutasi sopra di ciò la relatione dell’Arcivescovo di quella Città,
che afferma esser vero quanto in questo particolar e stato
presupposto alla medesima Sacra Congregatione hanno risoluto questi
miei Ill.mi Sig.ri ch’al Clero sodetto, et alle singolari persone
d’esso si debba permettere il condurre in affitto, e fare coltivare
per mezo di garzoni le possessioni, e terre di chiese e luoghi pii
il far esito di grani, biade, vini, et altri frutti che loro sopra
avansassero il vendere feti et fructi di loro animali, e pigliare
anco in affitto herbaggi, e pascoli parimente di chiese e luoghi
pii, per pascere, et ingrassare vacche, pecore et altri animali, che
terranno così ne territorii loro patrimoniali, o beneficiali, come
in quelli che piglieranno in affitto”.
Anche l’arcivescovo Caffarelli per venire incontro alle difficoltà
economiche del clero donò la gabella Roccelluzza ed il vignale delli
Campani ( 1632).
In seguito, nel 1638, Gaspare Russo legò a favore del Capitolo parte
della sua eredità cioè 500 ducati ed il giardino di Gottonieri col
peso di sei messe alla settimana per l’anima sua, dei suoi antenati
e benefattori.
Importante è anche il legato dell’aristocratica Hippolita
Campitello, che aveva lasciato al Capitolo ducati 500 investiti
all’otto per cento sopra i territori di Vituso e Cortina, con il
peso di una messa al giorno. La rendita si rileverà ben presto di
difficile riscossione, come si ricava dai conti dell’annata
1652/1653 presentati dal comunero Giuseppe Mannarino, il quale
annoterà: “ Li docati quaranta che paga l’herario del S.r Principe
sopra il Vituso e Cortina delogati dal S.r Marco Carrafa per la
celebratione di messe, e notturno per la S.ra Hippolita sua madre,
quali per la difficoltà della esigenza non gli si mettono ad
introito, ma restano a beneficio d’esso R.do Capitolo, per farsine
introito et esito à suo tempo il comunero che all’hora sarà”. Il
capitale sarà poi affrancato dal duca di Santa Severina Gio. Andrea
Sculco ed impiegato dal Capitolo nella compra di Carpentieri.
La crisi economica colpisce il numeroso clero. E’ del 25 agosto 1647
una decisione del Capitolo a favore dei preti semplici , “ A 25
Agosto 1647, giorno di S.to Bartolomeo Apostolo tempo stabilito et
solito de farsi elettione de comunieri di questo Rev.do Cap.lo di
S.ta Sev.na e proponer alcune cose necessarie fu proposto in detta
publica congregatione in presenza della maggior parte delle persone
di detto R.do Cap.lo che saria molto utile et opera di pietosa
dispositione che da hoggi innanzi in perpetuo si dovesse celebrare
una volta il mese uno notturno et una messa cantata per l’anime di
tutti si Rev. sacerdoti tanto capitolari, quanto del clero, con
assignare dodici docati, cioè un docato per ciascheduno notturno e
messa e che il Rev. Comunero che pro tempore sarà dovesse nel libro
dove notarà le persone ch’interveranno e dopo nel fine d’ogni anno
facesse la distributione del modo et forma che s’osserva nelli
notturni che si celebrano per l’anima di Monsig. Pisano di felic.
memoria e di tutti gl’Arcivescovi. Alli quali docati dodeci
ch’importano detti notturni ci habbiano di contribuire li Preiti
semplici pro rata acciò similmente potessero godere detti
suffragii.”
Alla metà del Seicento, pur essendo ampie le variazioni a seconda
delle annate, in media l’introito annuo sul quale poteva contare il
Capitolo ascendeva a poco più di 750 ducati e 220 tomoli di grano,
che tolte le spese, che in media ascendevano a poco più di 200
ducati (ma che in pochi anni si erano quasi triplicate, passando dai
circa ducati 100 dell’annata 1650/1651 ai quasi 300 dell’annata
1655/1656) e spartiti, importavano per ognuno dei capitolari circa
25 ducati e dieci tomoli di grano. Erano da aggiungere “li notturni
e funerali secondo le proprie assistenze” e la rendita che ad ogni
capitolare proveniva dalla sua prebenda.. L’”introito” era composto
da una settantina di voci delle quali solo una quindicina fruttavano
più di dieci ducati. Queste ultime erano composte dall’affitto di
alcuni terreni ( Fisa di Volo, Molerà Vecchio, Gabella di Rasis,
giardino S. Vito), dal clero di Cutro, dal dazio, dalla cappella del
SS.mo Sacramento, dalla decima della Salina, dalle “case e potighe”
di Cutro e da alcuni censi ( Hippolita Campitelli, D. Romeo,
Giovanni Cosentino, D. Caruso), alcuni dei quali a loro volta era
suddivisi ( del legato di D. Romeo ne usufruivano quattro censuari,
di quello di Giovanni Cosentino sette, di quello di D. Caruso
sette). Anche l’”esito” era costituito da molte voci, quasi una
quarantina, che riguardavano piccole spese dovute
all’amministrazione, al culto, alle spese notarili e agli
spostamenti nei vari luoghi della diocesi. Solo poche superavano i
dieci ducati: le spese per i notturni di Mons. Pisano, Arcivescovi e
Sacerdoti e per i notturni extra ordinari da sole rappresentavano la
metà delle uscite.
Il capitale, proveniente dai numerosi legati, la platea del capitolo
compilata nel 1661 elenca 22 legati e due donazioni, sarà infisso
sui beni di chi ha in prestito il denaro e con la rendita annua si
celebreranno le messe in suffragio, gli anniversari ed i notturni
degli arcivescovi Pisano e Caffarelli e dei sacerdoti. La
diminuzione del tasso di interesse dal dieci, raramente del nove,
per cento della fine del Cinquecento al sei/sette per cento della
metà del Seicento, determinerà l’affranco di molti capitali. Il
denaro così svincolato dai beni ritornerà nella cassa a tre chiavi
del deposito del Capitolo e sarà reinvestito nell’acquisto di
terreni o in nuovi prestiti ad un tasso più basso.
Dal prestito all’acquisto di terreni
Nonostante tutte queste donazioni e legati la situazione
economica del Capitolo non mutava, in quanto chi ne traeva
beneficio, cioè le famiglie legate da vincoli parentali o economici
ai canonici, le quali ottenevano in affitto i fondi ed ottenevano il
prestito dei capitali, spesso non ottemperavano agli obblighi.
Inoltre come aumentavano le entrate, crescevano anche le spese.
Durante i primi decenni del Seicento numerosi erano i legati,
suddivisi in moltissime piccole quote e prestati al tasso del 10,
raramente al 9 per cento, a canonici e nobili della città di Santa
Severina ed anche di Crotone. Capitali che per maggior sicurezza
erano infissi sui terreni, le case ed i giardini di coloro che
avevano ottenuto il prestito. Verso la metà del Seicento con la
diminuzione dei tassi molti capitali furono affrancati ed il denaro
tornò al Capitolo in attesa di essere reinvestito. Per non rimanere
inoperoso esso fu impiegato in compra di alcuni terreni e della
gabella della carne. Tra i terreni acquistati ricordiamo un
olivitello detto la Costa di Santo Infantino. Il piccolo terreno fu
comprato nel 1652 da Gio. Antonio Faraldi, utilizzando ducati 15,
parte della donazione del canonico Luca Mascaro.
Tre anni dopo, nel 1655, è la volta delle gabelle Ardavuri e Valle
del Giardino acquistati per ducati 400 dagli eredi di Pietro Paulo
Barracca. I due fondi erano adatti alla semina ed al pascolo e vi
era anche un esteso oliveto. Di solito davano una rendita nel primo
caso circa 60 tomoli di grano all’anno e nel secondo ducati 28; a
queste rendite bisognava inoltre aggiungere circa 35 litre di olio,
quando vi era l’anno di carica di olive. Per procedere all’acquisto
furono utilizzati ducati 184 provenienti dal legato di D. Gaspare
Rossi, ducati 100 del legato del tesoriere Gio. Francesco Caruso e
ducati 120 del legato del canonico Francesco Antonio Mancuso.
Lo stesso avvenne nel 1659 con l’acquisto per ducati 550 della
gabella Budetto, che quando era affittata a massaria dava in grano
tomoli 80 l’anno, quando a pascolo ducati 40. Per acquistarla furono
impiegati numerosi capitali, che erano stati affrancati e
provenivano da diversi legati: Ducati 100 erano del legato
dell’arciprete di S. Mauro Gio. Pietro Modio, ducati 60 dal legato
del chierico Cesare Novellise, ducati 100 dal legato di Nicolo
Parise, ducati 30 dal legato di Gio. Francesco Caruso, ducati 30 dal
legato di Isabella Biserta e ducati 220 dalla donazione del canonico
Luca Mascaro. Poi fu la volta dell’acquisto della gabella della
carne. Il 10 maggio 1643 i sindaci ed il regimento della città di
Santa Severina, non avendo il denaro per poter pagare il regio
numeratore dei fuochi e far fronte alle spese per la numerazione,
chiesero il regio assenso alla vendita della gabella della carne,
“che si paga un grano per rotolo di carne”. Ottenutolo, in quello
stesso anno il Capitolo l’acquistò per ducati 400 dall’università
della città di Santa Severina, con patto di retrovendendo. A tale
scopo furono utilizzati anche ducati 200 che facevano parte del
legato di D. Giovanni Sapia. Il dazio rendeva circa 30 ducati annui,
cioè il 7,5 % del capitale impegnato.
L’arcivescovo Francesco Falabella
Al Capitolo spettano due masse comuni, che si formarono col
passare del tempo da legati pii lasciati sia per la celebrazione di
messe che per le distribuzioni assegnate alla quotidiana recitazione
delle Ore Canoniche.
L’arcivescovo Falabella (1660 -1670) , poiché non trovò alcuna
platea del Capitolo, il 3 agosto 1661 ordinò alle dignità ed ai
canonici sotto pena della sospensione, di procedere alla
compilazione entro quindici giorni. Cosa che avvenne il 18 settembre
1661. Quel giorno al suono della campana si riunirono in sacrestia
le dignità ed i canonici e, in presenza del vicario generale
Domenico de Alexandris, del regio giudice a contratto Michel’Angelo
Curcio e di testimoni, il notaio Francesco Antonio Parise, abitante
in Santa Severina, redasse la platea “de scribendo, de sumendo quam
plures partitas ex nonnullis Intrumentis, quae in carta pergamena
asservari invenimus..”
Nella platea capitolare sono annotati i fondi e le rendite che
costituiscono sia le prebende canonicali che la massa comune ossia
delle messe, anniversari, notturni e notturnelli con i rispettivi
legati e l’altra massa detta delle distribuzioni che si ripartisce
per l’intera
I beni stabili, quasi tutti fondi rustici, provenienti da donazioni,
lasciti ed acquisti erano 28 . In 16 ( Molerà Vecchio, Difesa di
Volo, Valle Grande, Vignale nella Valle Grande, Valle dell’Orco,
Parzo, Paganò, Roccelluzza e Vignale delli Campani, Budetto,
Ardavuri, Valle del Giardino, Olivetello di S. Jacovo, Costere delle
Donne, Vignale, Pacciarello, Vignali a Bodetto) vigeva la rotazione
triennale di semina e pascolo; nel primo caso davano annualmente
circa 700 tomoli di grano e nel secondo poco meno di 400 ducati. Vi
erano poi quattro vignali ( Antonio di Joana, Armerò, Paganò e
Sulleria) che erano affittati col pagamento solo in grano e davano
circa 5 tomoli. Quindi sette tra giardini, orti, oliveti e chiuse
con alberi da frutto ( guardino di S. Vito, Chiusa di Paganò, S.
Infantino, Guttuneri, Li Campanari, Chiusa di Merto) che rendevano
poco più di 80 ducati ed infine un palazzo a Cutro affittato per
ducati 25 annui.
Se i terreni erano gestiti direttamente dal capitolo, che
teoricamente li affittava all’asta pubblica al maggior offerente,
per quanto riguardava le numerose case, che pervenivano dai
testamenti e dai legati, esse erano quasi subito cedute ed il
capitale rimaneva infisso sulla casa. L’acquirente in questo caso si
impegnava a pagare un annuo censo enfiteutico. Alla metà del
Seicento il Capitolo esigeva solamente una pigione di casa e ben 26
censi enfiteutici, dei quali 24 su case, ricavando in media poco più
di un ducato all’anno per censo.
Le uscite riguardavano alcuni obblighi di messe, notturni ed
anniversari in suffragio delle anime dei benefattori ed il pagamento
di alcuni censi, che erano infissi sui beni acquisiti tramite i
legati e le donazioni (Abbadia di S. Pietro in Niffi, clero di
Cutro, mensa arcivescovile, corte baronale, seminario, oratorio di
S. Lorenzo, parrocchia di S. Maria del Pozzo, parrocchia di S. Maria
la Magna, beneficio del SS. Salvatore). Spettava inoltre al capitolo
fornire annualmente le quaranta litre di olio , occorrenti per
tenere accese giorno e notte le lampade negli altari di
Sant’Anastasia e di Santa Maria degli Angeli e solamente durante il
giorno nelle feste nell’altare di Santo Leone. Altra uscita era
quella di assicurare il salario ai sacrestani. Vi era poi la
consuetudine che, quando si affittava in grano la gabella di Molerà
vecchio, spettava ad ogni sacerdote del clero un tomolo di grano ed
ognuno “in Sacris” mezzo tomolo. Quando invece la gabella era
affittata a pascolo, ad ogni sacerdote spettava tre carlini ed ad
ognuno “in Sacris” grana 15. Lo stesso valeva nella divisione della
terza dei ducati 25 proveniente dalla salina di Neto. In origine i
ducati 75 dovevano essere divisi metà per l’arcivescovo e metà per
il Capitolo, ma poi l’arcivescovo donò la sua parte al capitolo.
Altro obbligo del Capitolo e clero di Santa Severina era di versare
al nunzio papale nella Depositaria di Napoli annui ducati 60 in due
rate in favore della Camera Apostolica. Questo per atto di
composizione degli spogli concesso dal papa Sisto V il 12 luglio
1586, col quale si stabiliva “per parte di detta Camera quel tanto e
stato solito promettersi nell’altre compositioni fatte con altri
cleri sino ad hoggi eccettuandone sempre secondo il solito i
beneficii concistoriali, la illecita negociatione ma che la causa di
essa si cominci in vita del prete, o clerico negotiante, e non dopo
morte, et i beni di quelli che moreno fori dela residenza nel che si
osserva quanto da Pio IIII n.ro predecessore di fe. me. per sua
bolla e stato ordinato, et li frutti di beneficii reservati dal
giorno che vacaranno sin’al giorno che il provisto ne piglierà il
possesso”.
Con tale composizione il Capitolo si era impegnato anche a
raccogliere il denaro da “ li R.R. Arcipreti et clerici Diocesani,
contro i quali have autorità Apostolica detto R.do Capitolo di
esigere per le somme che furono tassate à tempo della compositione,
et hanno sempre corrisposto, e rimetter tutto il denaro in Napoli
alla Dispositione Apostolica come sopra franco di cambio”. Le somme,
che il Capitolo doveva esigere e versare, provenivano dal clero di
Cutro, di Rocca Bernarda, di Policastro e di Mesoraca, dagli
arcipreti di Marcedusa, Rietta, Cotronei, Altilia, S. Mauro,
Scandale S. Giovanni Minagò e Rocca di Neto e dal Seminario.
Questo accordo aveva trovato delle difficoltà di applicazione, tanto
che era dovuto intervenire il nunzio di Napoli, che in data 27 marzo
1588 inviava una lettera all’arcivescovo di Santa Severina
assicurandolo. “Molto Ill. et R.mo Sig. mio Oss.mo. Havendo la R.da
Camera Apostolica di or(di)ne di N. S.ta composto et concordato col
R.do Capitolo et Clero di cotesta Città di S.ta Sever(in)a et sua
Diocesi in certa somma di dinari di pagharsi an(n)ualm(en)te in vice
delli spogli, che per l’advenire da questo giorno innanse vi
succederanno come amplamente appare nello infronto sopra ciò
celebrato, et da i procuratori di detto Capitulo qui presentato et
volendo io per quanto appartene al mio offitio che secondo lo
sentimento di Sua Beatitudine il detto instromento sia da miei
Auditori et comissarii delli spoglii inviolabilmente osservato per
fugire la longheza et difficultà di fare intimare a dicti
commissarii il tenor di esso m’è parso espediente scriver a V. S.
R.ma et pigliarla a volerni dar notitia a tutti miei commissarii che
sonno in cotesta Città et diocesi et concedergli che possano legere
detto instromento et prenderni anco copia si lo voleranno, et si
alcuni di essi per l’advenire fosse così temerario il che non credo
che presomisse di andare contra la forma dello detto instromento
V.S. R.ma sia servita di farmine haver subito aviso, acciò che Io
possa providere et castigare al delinquente, et intanto non permetta
che detto o qualsivoglia altro commissario ò Auditore faccia spoglio
alcuno prohibendoglielo in virtù di questa a mio nome eccetto si non
fosse delli spogli reservati alla R.da Camera in detto instromento,
declarando che nonse prohibisca a dicti commissarii il conseguire
quelli spogli, che fossero succeduti et comminciati avanti la data
della presente et ancora non spediti, et altri casi de quali nel
instromento si fa mentione V. S. R.ma sarà servita darmi avviso
della recevuta di questa et li bacio la mano Di Napoli li ventisette
di Marzo 1588”.
Verso il Settecento
Per la rapida discesa del tasso di interesse molti capitali
furono affrancati e ritornarono al Capitolo. Parte del denaro fu
impiegato nuovamente ad un tasso minore e parte per non rimanere
inoperoso in cassa, il capitolo lo utilizzò in acquisti di altri
fondi rustici. Nel 1663 è la volta della metà della gabella
Carpentiere, acquistata da Giuseppe e Domenico Franco di Scandale
per 1400 ducati.
Anche in questo caso concorsero vari e diversi capitali: ducati 500
del legato d’Ippolita Campitelli, da D. Cozza ducati 500, dal
chierico Gio. Cosentino ducati 100, da Ascanio Mungia ducati 13:50,
da D. Gaspari Russo ducati 13:50 e da Mons. Pisano ducati 150.
Per poter procedere all’acquisto della metà della gabella, il
Capitolo di Santa Severina dovette compiere diverse operazioni
finanziarie, in modo da accumulare il denaro sufficiente. Aveva
dovuto vendere per ducati 150 un palazzo, che possedeva nell’abitato
di Cutro, che era stato donato dall’arcivescovo Alfonso Pisani,
aveva utilizzato il denaro del legato della nobile Polita Campitella
che consisteva in un capitale di ducati 500, infisso sopra i
territori di Vituso e Cortina. Altro denaro, cioè ducati 15,
proveniva da un lascito di Ascanio Mungia, si utilizzò anche il
lascito di 500 ducati del parroco D. Andrea Cozza.
Poi fu la volta della gabella il Frassinetto nel corso di Paganò,
acquistata per ducati 300 dagli eredi di Maria Marrella e Lucretia
Carnevale. In questo caso furono utilizzati i capitali provenienti
da sette legati: Pietro Basile duc. 20, Gio. Andrea Alimanna duc.
20, Dianora Gironda duc. 30, Giuseppe Modio e Faustina Gallucci duc.
100, Tesoriere Caruso iuniore duc. 39, Antonella Pavia duc. 60,
tesoriere Caruso iuniore duc. 31.
Quindi nel 1687 seguì l’acquisto della gabella di Sant’Elia nel
corso di Paganò per ducati 1200 dal chierico Giulio Cesare Modio e
dalla sorella Innocenza Modio. Per tale gabella si utilizzarono i
denari provenienti da dodici legati: D. Mascaro duc. 72, D. Andrea
Alemanno duc. 100, D. Cozza duc. 300, Giuseppe Gallucci duc. 260, D.
Caruso iuniore duc. 50, Ettore Modio ed Innocentia duc. 49 e mezzo,
Vincenzo Guardato duc. 100, Federico Romeo duc. 150, bernardo
Severino seniore duc. 80, D. Mascaro duc. 25, D. Caruso iuniore duc.
6, D. Caruso iuniore duc. 4 e mezzo. ( Bona, iura et onera Rev. di
Capitulis S. Severinae Cart. 60, fs.6, ff. 7, 13v ).
Il furto
Nonostante questi acquisti, molto denaro affrancato rimase in
deposito nella cassa del deposito, situata dentro il tesoro della
chiesa cattedrale. Nel mese di giugno 1693 ritornano i 500 ducati
del legato dell’arcivescovo Giulio Santoro. Di questi solo 100 sono
impiegati nuovamente. I 400 ducati del cardinale Santoro, i 100
ducati del legato di D. Federico Romeo, i 25 ducati di Carlo Coco ed
i 200 ducati del seminario, conservati nella cassa a tre chiavi, il
15 novembre 1696 furono rubati assieme al tesoro della cattedrale.
Furono sottratti beni per circa 2500 ducati, dei quali quasi 700
ducati in contanti, alcuni vasi d’argento e oro e gemme che
arricchivano quattro mitre, 2 delle quali erano state donate
dall’arcivescovo Gio. Battista Ursino,( Rel. Lim. S. Severina.,
1697)
Il 17 agosto 1697 il segretario di Stato informava del furto il
Nunzio di Napoli e ne chiedeva l’intervento presso il Vicerè Luis
Francisco de la Cerda duca de Medina Coeli per scoprire e punire i
colpevoli e recuperare la refurtiva , facendogli presente che
l’arcivescovo di Santa Severina il patrizio crotonese Carlo
Berlingieri ( 1679 -1719) “ha qui rappresentato i pregiudizi inferti
alla sua chiesa nell’esser stata spogliata nel più prezioso. Essendo
però giusto che questi siano riparati e castigati gli autori, al cui
fine egli ha istradato costà le sue premure e diligenze, dovrà
perciò V. S. prestargli in ciò tutta la necessaria assistenza nelle
convenienti forme”. ( Nunz. Nap. 345, f. 162; Vol. 123, ff. 106,
120, 138). Fu dapprima destinato a condurre l’inchiesta il
consigliere D. Gregorio de Mercado ma poi per ridurre le spese si
diede l’incarico al Preside della Provincia di Catanzaro, il
consigliere Francesco Torreion.
Il 5 giugno 1698 l’arcivescovo Berlingieri che, per paura delle
ritorsioni si trovava rifugiato in Roccabernarda, chiedeva al
Cardinale Spada di intervenire presso il Vicerè perchè provvedesse
alla sua sicurezza in quanto il consigliere Torreion “è riuscito
cavare dalla bocca di quattro carcerati, complici nel furto
sacrilego di questa chiesa, come autore di esso fosse stato D.
Giovanni Carrara, zio del medesimo Duca” di Santa Severina Antonio
Grutther. Il Carrara con altri aveva commesso il furto con la
complicità di un sacrestano ed “in odio alle censure contro di lui
emanate dalla S. Congregazione delle immunità, come aveva già
confessato il sacrestano traditore.... si è dato alla campagna e
continua a perseguitare me e i miei, insidiando alla vita”. ( Nuz.
Nap. 124, ff. 315, 353)
Il 24 giugno 1698 il nunzio di Napoli su ordine del papa Innocenzo
XII si impegnava ad intervenire presso il vicerè “per moverlo a
prendere gli espedienti necessarii ad impedire, che il zio del Duca
di Santa Severina scoperto già dal Consigliero Torreion per autore
del sacrilego furto commesso nel tesoro di quella chiesa , non
faccia alcuna delle violenze, che minaccia contro quel Mons.r
Arciv.o et i suoi congiunti”( Nunz. Nap. vol. 124, ff. 315, 512)
Nell’ottobre 1698 il processo contro gli autori ed i complici del
sacrilego furto era già formato. Le spese sostenute dall’arcivescovo
per trovare i responsabili ascendevano a circa 8000 ducati, cioè più
di tre volte il valore del danno subito, e gli autori non erano
ancora stati puniti. Su pressione dell’arcivescovo il Nunzio
interveniva presso il Vicerè per sollecitarlo a procedere contro il
principale autore del furto e la persona presso la quale si trovava
nascosta la refurtiva ( Nuz,. Nap. Vol. 124, f. 512) . Dopo poco
dalla Gran Corte della Vicaria di Napoli furono spedite le
citazioni, che colpirono di forgiudica il principale delinquente ed
i suoi complici, che furono tutti mandati in galera.
Allora il capitolo di Santa Severina era composto da sei dignità, 18
canonici e 15 preti semplici, i quali servivano il coro per turno,
cioè ogni giorno erano assegnati una dignità, tre canonici ed alcuni
preti, intervenendo però tutti nelle feste. L’arcivescovo
Berlingieri, considerando la tenuità delle poche prebende, che
godevano le dignità ed i canonici, “anzi la maggior parte d’essi non
avere Prebenda alcuna, e similmente considerando la tenuità della
massa delle distribuzioni quotidiane, quali effetti ascendono
all’annuo frutto di ducati cento cinquanta circa, e forse meno,
erano insufficientissimi per le distribuzioni sudette” donò al
capitolo circa diecimila ducati, parte applicati in annui censi,
parte in pecore e parte nella compra di alcuni beni stabili, in modo
che con le rendite tutti i componenti del capitolo fossero costretti
ad assistere e servire il coro della sua chiesa metropolitana in
tutti i giorni ed ore canoniche “ad formam Concilii”.
Anche questo sostanzioso intervento dell’arcivescovo Berlingieri
doveva rivelarsi vano. Le casate che dominavano il Capitolo si
sarebbero ben presto impossessate dei beni e delle rendite. Nel
dicembre 1740 una protesta inoltrata da un piccolo gruppo di
canonici ( Francesco Antonio Godano, Gennaro Vetere, Tomaso di Cola,
Francesco Casoppari, Severini Oronzo, Bartolo La Rosa) nella curia
arcivescovile denuncia il malaffare e le connivenze. I canonici
“dicono d’aver con chiarissima esperienza osservato, che tanto i
capitali di cenzi, e loro annualità, come gl’altri corpi stabili, e
semoventino, che costituiscono la dote di questo Ill.mo Capitolo
dalla munificenza de’ Fundatori, e pii legati destinati per il
congruo sostentamento de’ canonici, per incuria e dissattenzione
degl’annuali communieri o siano Procuratori d’esso Capitolo, si sono
alla giornata, non solo deteriorata, ma quasi perduti, e
giornalmente vengono a perdersi in grandissimo danno, pregiudizio,
ed interesse dell’anime purganti per la privazione de suffraggi,
com’altresì dell’odierni, e futuri Capitolari; Perciò volendono i
comparenti soddisfare al loro obligo, e disgravare per quanto è
possibile, la loro coscienza, per ovviare li pregiudizii, che
prevedono serpeggiare nella sudetta communità, formiter si
protestano, che qual’ora per mancanza, e negligenza de sud.i
procuratori, accadesse minimo danno al sud.o Capitolo, tanto circa i
sud.i capitali, e loro conservazione, come dell’altri corpi di
terre, e semoventi, o’ pure si trascurasse per loro connivenza, ò
privata convenienza l’esazione de frutti nel tempo dovuto, del che
sovente n’avviene, che molti de’ capitolari ne sentono tutto
l’incommodo, non potendosino provedere à loro bisogni, quando
d’ogn’ora n’han prestato il loro personale servizio nel
coro.......Protestandosi di vantaggio, che tutte l’esazioni in
avvenire si faranno s’abbiano di dividere proporzionalmente in
publica sagrestia tra tutti li partecipanti, come pure tutte le
scritture, così publiche, che private, appartenentino à partite
d’affitti, introiti, esiti, legati, ed altri ricevi d’esso Capitolo,
debbano estendersi in d.a sagrestia publicamente, e legersino per
venire in cognizione di tutti i capitolari e quelle poi
conservarsino nel publico capitolare archivio, e mai lasciarsino in
potere di persone particolari..”.
I canonicati della chiesa metropolitana di Santa Severina
“Canonia est jus spirituale quod aliquis assequitur in ecclesia
per receptionem in fratrem et assignationem stalli in choro et loci
in capitulo. Prebenda vero est jus spirituale recipiendi certos
proventus pro meritis in ecclesia, competens precipienti ex divino
officio cui insistit, et nascitur ex canonica tanquam filia a
matre”. Dopo il Concilio Tridentino per divenire canonico bisognava
essere sacerdote. L’arcivescovo Alfonso Pisano all’inizio del
Seicento annotava che ciò avveniva nella chiesa di Santa Severina
fin dall’antichità: “Praeterea canonici ecc.ae suae ex antiqua
consuetudine sunt omnes fere sacerdotes”. (Rel. Lim. 1614).
Le dignità ed i canonicati presenti nella chiesa metropolitana di
Santa Severina erano: Santo Pietro Martire archidiaconato, Santo
Teodoro decanato, S. Anastasia V. e M.. cantorato, Santa Maria di
Niffi seu della Misericordia tesorerato, Santa Domenica
primoceriato, Santa Anastasia V. arcipreitato, Santa Maria di
Boncalabria canonicato, Santo Nicolò di Scuraianni canonicato, Santo
Stefano di Ferrato canonicato, Santo Nicolò delli Millei canonicato,
Santo Giorgio canonicato e penitenzeria, Santa Maria della Neve
canonicato, Santa Maria dei Sette Frati canonicato, Santa Lucia
canonicato, Santa Maria la grotta canonicato, Santo Vito canonicato,
Santa Maria delli Trongali canonicato, Santa Maria delli Pozella
canonicato, Santa Maria Orapronobis canonicato, Santo Pietro di
Sette Porte canonicato, Santo Giorgio di Grottari canonicato, Santa
Domenica di Torrotio canonicato, Santo Nicolò di Grottari
canonicato, Santo Nicolò d’Armirò canonicato.
Niffi, Boncalabria, Scuraianni, Ferrato, Millei, Sette Frati,
Trongali, Pozella, Grottari, Torrotio, Armirò indicano i luoghi dove
erano situate le chiese, che con il loro titolo ( Santa Maria, Santo
Nicolò, Santo Stefano, Santo Pietro, Santo Giorgio, Santa Domenica)
ed i loro possedimenti costituivano le prebende. A volte il titolo
della prebenda indica allo stesso tempo il luogo ed il santo al
quale la chiesa è dedicata, come nel caso di Santo Pietro Martire,
Santo Teodoro, Santa Anastasia Vergine e Martire, Santa Domenica,
Santo Giorgio, Santa Lucia, Santo Vito ecc.
Le chiese rurali erano situate nella diocesi di Santa Severina in
territorio di Mesoraca ( S. Pietro, San Teodoro, Santa Domenica), di
Scandale ( San Pietro delle Sette Porte, Santa Domenica di Torrotio,
Santa Maria di BuonCalabria, San Stefano de Ferrato), di San Mauro (
Santa Maria di Niffi, San Nicolò di Scurojanni, San Nicolò delli
Millei) e di Cutro ( San Giorgio).
Il tutto richiama una colonizzazione avvenuta quando nella chiesa di
Santa Severina si officiava seguendo il rito greco ed i santi
d’oriente erano particolarmente venerati.
Ancora all’inizio del Duecento i componenti del Capitolo della
chiesa metropolitana di Santa Severina conservavano i titoli della
chiesa greca d’oriente. Tra coloro che sottoscrivono un documento di
permuta del giugno 1202 troviamo infatti: “Basilius humilis
presbiter Mittemappa magnus prothopapa mitropolitane Ecclesie,
Georgius humilis presbiter et protopapa mitropolitane Ecclesie et
tabularius Sancte Severine scripsi et subscripsi, Basilius Flefarus
protopapa, Stephanus humilis presbiter et cartofilato, Alferius
luciferus archidiaconus, Gregorius humilis diaconus et castrisius,
Nicolaus Fisa humilis presbiter, Constantinus Coclachi humilis
presbiter et protopapa, Nicolaus humilis presbiter candidatus, Leo
Xerosicoti humilis presbiter et domesticus , Andreas humilis
presbiter et nomofilata. (Pratesi A., p. 175).
Una natura selvaggia ed ostile
I titoli dei canonicati ci introducono al culto di alcuni santi
particolarmente venerati nel territorio della diocesi di Santa
Severina. Molto presente è la devozione a Maria; otto canonicati su
ventiquattro sono dedicati alla Madre di Dio (di Niffi, di
Boncalabria, della Neve, della Grotta, delli Trongali, delli
Pozella, Orapronobis), segue Santo Nicola con quattro canonicati e
quindi Santo Pietro, Santa Domenica e Santa Anastasia con due.
Quest’ultima, in quanto intercede e protegge la città presso Dio, è
la patrona di Santa Severina, titolare della cattedrale e del suo
capitolo. Essa è rappresentata nel sigillo ovale del Capitolo in
piedi, martire sul rogo, coronata in quanto “Patrizia” , con
l’aureola ed avvolta in un’ampia tonaca. Sorregge con la mano
sinistra la città di Santa Severina e tiene nella destra un ramo di
palma emblema della vittoria del martirio sulla morte. Nella corona
in alto al centro c’è la stella di Davide, simbolo dei giorni della
creazione, segue l’iscrizione “CAPTLUM S. ANASTASIAE S. SEVERINEN”
oppure quello più recente “ CAPITULUM METROPOLITANAE ECCLESIAE
SANCTAE SEVERINAE”.
Questa martire greca, il cui nome significa “resurrezione”, fu
particolarmente venerata; tra le molte reliquie la maggiore è il
braccio di S. Anastasia, che fu posto in una teca di argento,
indorato per ordine del cardinale di Santa Severina Giulio Antonio
Santoro. Nelle icone essa è di solito raffigurata avvolta in un
“maphorion” di colore verde o blu. Come “Farmacolitria” intercede
come guaritrice; perciò reca in una mano la boccetta del farmaco,
cioè la medicina benefica della Resurrezione, e nell’altra la croce.
Il suo culto è legato alla domenica, giorno della resurrezione.
Rendite dei canonicati
Per il sostentamento il canonico si avvaleva quasi sempre di tre
rendite. Una proveniva dal patrimonio sacro, cioè dall’insieme di
beni patrimoniali, simili alla dote, di cui doveva essere provvisto
nel momento in cui era stato ordinato sacerdote, condizione per
poter aspirare al canonicato, un’altra “ad titulum patrimonii” dal
canonicato della chiesa metropolitana con i beni che costituivano la
prebenda, infine poteva contare “ad titulum patrimonii” sulle
distribuzioni quotidiane per l’assistenza personale nei divini
offizii e servizio del coro della metropolitana, somma che gli era
assegnata dal procuratore del Capitolo “delle rendite che s’esigono
per la comunità”.
Nel Medioevo i beni che costituivano la prebenda costituivano la
maggior parte, se non tutto, il patrimonio su cui poteva contare il
canonico per il suo mantenimento. Essi erano per la maggior parte
costituiti da fondi rustici, che col tempo andarono però a diminuire
ed alcuni furono alienati o usurpati. In seguito, dopo il Concilio
di Trento ed in specie dopo la Bolla di Sisto V ( 1585 – 1590), fu
obbligo per il canonico possedere un suo patrimonio personale, per
potere accedere al sacerdozio. L’effetto che ebbe tale Bolla sulla
chiesa santaseverinese è testimoniata pochi anni dopo
dall’arcivescovo Alfonso Pisani: “.. per il rigore della Bolla della
fel. memoria di Sisto quinto si fanno pochissimi preti, poiche non
vi è quella letteratura che si riceva, e quelli pochi che hanno
qualche intelligenza son poveri di patrimonio, e beneficii ve ne
sono pochissimi di qualche frutto, onde ne seguita la diminutione
del servitio della chiesa metrop(olita)na e di tutte l’altre
parocchiali..” ( Rel. Lim. 1592). Sempre in tale periodo cominciò ad
aumentare per le numerose donazioni e legati la somma assegnata dal
procuratore del Capitolo proveniente dalla massa capitolare e dalle
distribuzioni quotidiane per l’assistenza personale al culto.
Tuttavia è una nota costante in tutte le relazioni degli arcivescovi
di Santa Severina l’esiguità delle prebende e delle distribuzioni ed
il fatto, che i canonici potevano quasi solamente contare sui loro
beni patrimoniali personali. Per tale motivo alcuni canonicati di
poca, o di nessuna rendita, rimasero per molto tempo vacanti. I
numerosi tentativi, che gli arcivescovi attuarono per aumentare la
massa capitolare e le distribuzioni, si rilevarono sempre di breve
durata e di efficacia momentanea per la continua opera di
spoliazione ed usurpazione, che nel tempo attuarono le famiglie
nobiliari dominanti.
Per la mancanza o l’esiguità delle distribuzioni cotidiane i
canonici disertavano il culto divino; per la loro assenza non
partecipavano alle distribuzioni ma, non essendoci niente da
spartire, niente perdevano. Il tentativo dell’arcivescovo Francesco
Falabella di comminare pene a coloro che non intervenivano alle
funzioni sacre o si assentavano per mesi o addirittura per anni
dalla città e dalla diocesi senza il suo permesso si scontrò con la
reazione dei canonici, i quali si rivolsero alla Sacra Congregazione
dei Vescovi e dei Regolari, facendo presente i loro statuti e le
loro antiche consuetudini. (“ Canonici sunt descripti in Tabella, ut
recitent Divinum officium, et celebrent Missam Conventualem, sed
quia non ammittunt distributiones quotidianas cum non adsint, nec
subiacent alicui poenae secundum eorum statuta quando non intersunt,
persepe accidit, quod unus tantum canonicus, qui officio
haebdommadarii fungitur, et missam celebret, intervenit in choro,
reliqui veò canonici haebdommadarii hinc inde vagantur ita ut nisi
ex mera eorum voluntate, vel devotione aliquis simplex sacerdos
assisteret, aliquando duo, et aliquando tres, non posset Divinum
officium recitare, nec missam conventualem celebrare, et cum ego pro
mei muneris officio providere huic inconvenienti voluerim,
comminando poenam negligentibus, ipsi se defendunt non fuisse per
Sac. Concil. Trid. impositam aliquam poenam non interessentibus,
nisi amissionem distributionum, quae distributiones cum non adsint,
ut s(upr)a dictum est, Divinus cultus suo servitio defraudatur, et
aliqui ex eis per plures menses hinc inde vagantur extra Civitatem,
et Dioecesim et quandoq(ue) per annum ultra tres menses à d(ict)o
Sac. Concilio concessos, et cum per edictum fuerint per me mandatum,
quod non discedant absq(ue) mea licentia ad finem cognoscendi si
ultra tres menses absunt continuos, vel interpellatos, d(ict)i
canonici appellaverunt ad sacram Congr(egatio)nem Episcoporum et
Regularium, praetendentes se posse absque licentia Ordinarii abesse,
allegantes talem inter eos esse consuetudinem..” ( Rel. Lim. 1666).
Anche l’arcivescovo Carlo Berlingieri alla fine del Seicento si
meravigliava per la precaria, immutata e triste situazione economica
e religiosa che regnava nella chiesa di Santa Severina, che egli
trovò al suo arrivò e che cercò di migliorare. Egli fece subito
appendere nella sacristia della chiesa metropolitana una tabella
dove erano descritti e annotati le dignità, i canonici, i preti
semplici e i chierici in minoribus ed ad ognuno di questi egli
assegnò il servizio in divinis, che doveva svolgere in detta chiesa.
Nonostante che nel passato la metropolitana aveva potuto contare
sulla presenza di arcivescovi come Giovanni Battista Orsini, che
aveva partecipato al Concilio Tridentino, e del potente cardinale
Giulio Antonio Santoro, infatti niente era stato innovato:
“..Veritus, ne si ad amplius servitium canonicos arctarem, isti,
canonicatibus dimissis, ecclesiae cultum omnino desererent, Massae
namq. distributionum redditus centum quadraginta ducatos monetae
Regni vix attingunt: reliqua vero bona per Capitulum possessa, ex
piorum relictis, cum onere missarum, et anniversariorum fructibus
pene corrispondente proveniunt..” (Rel. Lim. 1685). Lo stesso doveva
scrivere l’arcivescovo Antonino Ganini ottanta anni dopo: “Praebenda
Decanalis ad ducatos Regni circiter 40 ascendere potest,
Archidiaconalis ad 24. Reliquiae vero aut tenuissimae sunt, et
minimi momenti, aut nullae penitus, ut proinde fructus sunt loco
praebendae, et eorum tertia pars loco distributionum...” ( Rel. Lim.
1765).
Molti dei terreni e delle chiese, che anticamente davano titolo e
rendita al canonicato, già nel Cinquecento erano scomparsi e di essi
si era persa ogni memoria. Rimaneva solo il titolo del canonicato ed
il toponimo, che più di recente seguiranno lo stesso destino.
Già durante il Decennio francese c’era stato il tentativo di
soppresssione di alcuni canonicati rimasti vacanti. “Degli anzidetti
canonicati i due già soppressi con Real decreto de 26 9bre dell’anno
1812 sono stati uno sotto il titolo di S. Maria de Caprari e l’altro
sotto l’invocazione di S. Vito Martire la vendita de quali assegnata
dalla Regal Munificenza alla chiesa parocchiale del villaggio nomato
Altilia in comenda di quel curato”.
Un decreto del 7 ottobre 1813 sopprime i due canonicati vacanti
sotto i titoli di Santa Maria Speleolita, e di Santa Maria della
Neve, il primo per morte del sacerdote Francesco Borrelli e il
secondo per morte del sacerdote Francesco Rizza e “le rendite dei
medesimi siano di Legati pii, siano di massa comune, e di qualunque
altra natura, franchi di pesi di messe, che rimangono abboliti,
siano uniti all’arcipretura curata della sud.a cattedrale in aumento
di congrua di quell’arciprete, il quale rimarrà esonerato da’ pesi
di messe che dovrebbe celebrare come uno de’ capitolari, e che
restano egualmente abboliti”.
Con la Restaurazione essi furono ripristinati. Il 21 agosto 1816 il
vicario capitolare di Santa Severina era informato che il re aveva
deciso che “le novità avvenute da cotesta cattedrale in tempo di
sede vacante sotto l’occupazione militare circa l’esercizio della
Cura, e la restrizione del numero de’ capitolari non si debbano
attendere, e che tutto debba tornare allo stato primitivo”.
Ciò che non era accaduto per legge, divenne irreversibile con la
diminuzione continua del clero.
Poco dopo la metà dell’Ottocento i canonicati, comprese le sei
dignità, da 24 si sono ridotti a 18 e di questi sette non hanno
redditi da prebenda e alcuni sono vacanti. Sono venuti meno quelli
di S. Domenica di Torrotio, di S. Nicola de Scurajanni, di S. Vito,
di S. Maria de Trongali, di S. Nicola di Armirò, di S. Nicola di
Grottari e di S. Maria della Neve.
Reddito della Prebenda Dalla Massa Totale
Arcidiaconato 1579,67 719,82 2299,49
Decanato 641,69 719,82 1361,51
Cantorato 264,22 1059,82 1324,04
Tesorerato 349,05 719,82 1068,87
Primiceriato 33,11 909,79 942,90
Arcipretura = 889,82 889,82
Can. di S. Stefano 47,31 719,82 767,13
Can. S. Maria delle Puzella = 719,82 719,82
Can. Sette Frati 131,75 719,82 851,67
Can. S. Giorgio, Penitenziere 552,49 719,82 1272,31
Can. S. Lucia = 719,82 719,82
Can. S. Maria de Caprari = 719,82 719,82
Teologato S. Pietro sette porte = 1569,82 1569,82
Can. S. Nicola de Millei = 1136,20 1136,20
Can. S. Maria di Speleolita = 719,82 719,82
Can. S. Maria di Cropani 35,21 719,82 755,03
Can. S. Maria ora pro me 37,07 719,82 756,89
Can. S. Maria di buon Calabria = 719,82 719,82
Con l’incameramento dei beni ecclesiastici stabilito dalla legge del
7 luglio 1866 e dalla successiva del 15 agosto 1867 e con la loro
vendita, le proprietà del Capitolo passarono in mano ai
latifondisti. Tra il 1869 ed il 1873 ben 26 fondi rustici
appartenenti al Capitolo di Santa Severina furono comprati dal
barone Luigi Berlingieri dal Demanio provenienti dall’Asse
Ecclesiatsico. Essi erano Roccella del Decanato, Cantorato del
Cantore, Vignale di Bisciglia, Rassello e Manche, Cona del Teologo,
Valle dei Preti e Vignale, Vignale d’Armirò, Costiere delle Donne,
Pio e olio, Valle Grande Sottana, Valle Grande di Faraldi,
Frassineto, Gabella confine Neto o Roccelluzza, Monaca del
Penitenziero, Vignale Fico, Manca della Chiesa, Moscarello e
Livellazzo, S. Nicola d’Armirò del Cantore, Vignale Crudele,
Trinchetto, Columbro, Vignale S. Anastasia, Vignale Nero, Vignale
Arango, Scaglione e Pizzuta.
Le insegne
Anticamente i canonici di Santa Severina erano mitrati. In
seguito solo le dignità avevano diritto all’insegna della cappa
magna, privilegio dei nobili. All’inizio dell’Ottocento questo
privilegio fu esteso a tutti i canonici. Alla metà del Seicento i
canonici indossavano una mozzetta di colore violaceo senza cappuccio
sopra una cotta, cioè una mantellina corta su una tunica bianca ,
lunga fino al ginocchio e con maniche larghe ( Rel. Lim. 1685). Il
cappuccio, che anticamente faceva parte dell’abito del canonico ma
che poi era stato abbandonato, fu reintrodotto per volontà
dell’arcivescovo Nicolò Pisanelli (1719 – 1731): “singulis pro
insigni muzzettam violacei coloris cum caputio supra cottam
deferentibus, quod quidem caputium olim a p.tto capitulo gestari
solitum, nec praevio judicis decreto ab eisdem qua de causa
dignoratur, intermissum, ac propè meum advendum propriamet
auctoritate resumptum, a Tisci instantiam pro eadem auctoritative
redentegratione, informatione capta et fabricato processo, in
constat de eorum antiqua quasi possessione, in limina causae
expeditionis monitorium ab A. C. de manutenendo impetrantibus, fuit
confirmatum” (Rel. Lim . 1725). Anche la cotta fu sostituita dal
rocchetto, cioè da una sopravveste di lino bianco con pizzo, lunga
come la cotta, ma con maniche strette e lunghe (Capitulares, qui pro
insignibus mozzettam deferunt supra rochetum, eamq. coloris
violacei..” (Rel. Lim. 1765).
Non mancarono gli abusi ripresi spesso dagli arcivescovi. Francesco
Falabella nella relazione del 1666 annota che vi era l’abuso “ quod
quando moritur aliquis dives, associatur eius cadaver a Decano
Capitoli, induto Pluviali nigri coloris, et reliquis canonicis à
Domo defuncti usque ad sepulchrum, indutis cum Pluvialibus sericis
coloris albi, rubri, viridi, et violacei eodem modo, quo uti solent
in solemnitate Corporis Christi, et in diebus festivis in ecc.a pro
tempor. diversitate..”
Dignità e canonicati
(Arcidiaconato - Canonicato di S. Pietro Apostolo e Martire)
1202 – Alferius Luciferus/ 1325 – Guillelmus/ 1373 – Rogerius/ 1402
– Johannes Norexonus/1432( ?) – Nicola Bartucci/(1432 – 1445) -
Guillelmus de Lappadya (Papadia)/1513 – Sancto de Trisio/1513 –
Antonio Benincasa/1532- Petro de Sindico archidiacono/1535 –
Francesco de Miranda/(1535 – 1545) Petruccio (Petro, Petrutius) de
Sindico/(1563 – 1592) Jo. (Gio.) Francesco delo Modio/1596 - R.do
cappellano di S. Pietro Martire di Mesoraca con una libra di cera.
Comparuit R. D. Archidiaconus Gaspar Capuanus/(1596 – 1604) Gaspar
Caivanus/Gennaio 1605-(26126) De Archidiaconatu ecclesiae S.
Severinae vac. per ob. Gasparis Carrani (Capuani) de mense
septembris anni praeteriti def., providetur Pompeo Leone, clerico
Crotonen./(1605 – 1614) Pompeo (Prospero) Leone U.I.D.
Crotonese/Ottobre 1614 - (27455) De archidiaconatu ecclesiae S.
Severinae, qui est dignitas post pontificalem maior, cuius fructus
XXIIII duc., vac. per ob. Pompei Leone, de praesenti mense def.,
providetur Petro Antonio Canale, pbro oriundo./Marzo 1625- (29251)
De archidiaconatu, qui inibi est dignitas post pontificalem maior,
ecclesiae S. Severinae, cuius fructus XXIIII duc., vac. per ob.
Prosperi Leone, providetur Nic. Antonio Sacco, pbro S. severinae
civ. vel dioc./30 giugno1625 - (29307) Nicolaus Antonius Sacco, cui
de archidiaconatu ecclesiae S. Severinae provisum est, dimittit
canonicatum et praebendam eiusdem ecclesiae in camera
apostolica./(1625 – 1640) Nicola (Cola) Antonio Sacco/1645 - (34817)
Iosepho de Sindico providetur de archidiaconatu maioris ecclesiae S.
Severinae, qui inibi est dignitas post pontificalem maior, vac. per
ob./(1645 - 1678) Giuseppe (Joseph) del Sindico/ (1661) Arcidiacono
Joseph de Sindico.Prebenda: L’Archidiaconato di q.sta Metropolitana
chiesa di S.ta Severina possiede per Prebenda come p.a Dignità dopo
quella Pontificale il Benefi.tio di S.to Pietro Martire nella terra
di Misoraca aggiunto al d. Archidiaconato la gabella posta nel
Distretto di d.ta terra confine la Gabella d.a Cola Cavallo della
Corte di Misuraca e lo Pozzo del q.m Vincenzo Scarrillo di Belcastro
e s’affitta in grano per tumola vinti due. In erba non si vende per
esser curso.Un’altra Gabelluzza nell’istesso luoco conf.e la gabella
della SS. Annunciata di Belcastro e la Gabella d.a Cola Cavallo
della Corte di Misuraca e lo Vignale del SS.mo di d.a terra q.le è
posto tra d.a cabelluccia e la sud.a cabella grande
dell’Archidiaconato e s’affitta pure in grano tt.a dodici.Pesi: Paga
per il cathedratico alla Mensa Arciv.le una libra di cera rosso. Al
sem.rio tre carlini./7 luglio1678 - (44067) De Archidiaconatu
ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Iosephi
de Sindico, de mense febrauarii def., providetur Vincentio Infusino,
pbro nobili, dictae ecclesiae cantor./(1678 – 1708(?) Gio. Vincenzo
Infosino di Santa. Severina/ Settembre 1708 - (51175) De
Archidiaconatu ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac.
per ob. Io. Vincentiis Infusini, providetur Antonio Ferrari, pbro ab
ordinario commendato./
Dicembre 1744 - (60804) De archidiaconatu ecclesiae S. Severinae,
qui est dignitas post pontificalem maior, cuius fructus 24 duc. vac.
per ob. Dominici Fiorini, providetur Petro Caputi, pbro oriundo 40
an. U.I.D., cum decreto vacationis decanatus quem obtinet./ 12
marzo1746 -Bartholomaeo de Gratia, U.I.D., providetur de
archidiaconatu ecclesiae S. Severinae qui inibi est dignitas maior
post pontificalem, cuius fructus cum distributionibus 60 duc. , vac.
per ob. Petri Caputo./Giugno 1765 -(65648) De canonicatu cathedralis
S. Sev. , cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Anelli Vicchi,
providetur Iosepho Capozza, pbro oriundo 52 an., in concursu
approbato./Novembre 1776 - (67010) De Archidiaconatu ecclesiae S.
Severinae, vac. per ob. Bartholomaei La Gratia, providetur Iosepho
Capozza, qui in munere canonici theologi se exercuit, ab ordinario
commendato, cum decreto vacationis primiceriatus, quem
obtinet./(1776 – 1782) Giuseppe Capozza/1796 – Diodato Ganini/ 30
maggio1845 - (76150) Francisco Ant. Godano pbro oriundo 60 an.,
providetur de archidiaconatu ecc. S. Sev., vac. per ob. Deodato
Ganini./
( Decanato - Canonicato di S. Teodoro Martire)
1325 – Rog(e)r(i)us/1445 - Baldasar Argisius/1452 – Antonio de
Sindico/ (1510 – 1519 (?) Giovanni (Johanni) Clasidonte
(Classidonte)/1519- Domenico de Rubeis/1524- Fran.co de Maximo/1532
- Fran.co de Marbruto/(1542 – 1558) Jo. Infosino/(1572- 1583) Fabio
Infosino/(1591 – 1595) Novellisio (Novellise)/1596 - Il R.do
cappellano di S. Teodoro di Mesoraca con una libra di cera. Comp.t
R.dus decanus/(1608 – 1620) Gio. (Joanne) Vincenzo (Vincentio)
Carnevale ( Carnovale)/(1622 – 1648) Camillo Infosino/ 22.9.1649 -
(36012) Marco Anton. Arcieri (Leti) providetur de decanatu ecclesiae
S. Severinae, vac. per ob. Camilli Infosini./( 1649 – 1702) Marco
Antonio Leto di Santa Severina/Gennaio 1663 - (39780) De decanatu
ecclesiae S. Severinae cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Marci
Ant. Leti , de mense octobris vel novembris praeteriti anni def.,
providetur Vincentio Gerardi, pbro nobili oriundo, subcollettori
decimarum et archipresbitero dictae ecclesiae, cum decreto
dimittendo dictum archipresbyteratum./(1694 /1700) Marca’Antonio
Leto di Santa Severina/Dicembre 1702 - (49871) De decanatu ecclesiae
S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Marci Antonii Leto
de mense octobris def., providetur Carolo Honuphrio Infusino./30
agosto1735 - (58564) Petro Caputo providetur de decanatu ecclesiae
S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per liberam resignationem
Io. Bap.tae La Cava./Dicembre 1744 - (60805) De Decanatu ecclesiae
S. Severinae, cuius fructus cum distributionibus 50 duc., vac. per
promotionem Petri Caputi ad archidiaconatum eiusdem ecclesiae,
providetur Bartholomaeo De Gratia, pbro diocesano, ab ordinario
commendato, cum decreto vacationis archiprespyteratus eiusdem
ecclesiae , quem obtinet./Settembre 1745 - (61047) Martino Severino
providetur de decanatu ecclesiae S. Severinae, vac. per promotionem
Bartholomaei de Gratia ad archidiaconatum eiusdem ecclesiae./Maggio
1759 - (64465) De decanatu, qui est secunda dignitas cathedralis S.
Severinae, cuius fructus 24 duc. vac. ex eo quod q. Ianuarius
Vetere, illum obtinens, ordinarii loci monitionibus canonicis non
obtemperans, apud dictam ecclesiam residere neglexit et neglegit,
providetur Iosepho Mirante, pbro oriundo./ Maggio 1805 – (69712) De
Decanatu cathedralis S. Sev., vac. per ob. Dominici Ant. Mirante, de
mense Februarii 1804 def., providetur Rosario Iacometti, pbro 66
an., primicerio, thesaurario et nunc cantori ab archiepiscopo
commendato, cum decreto vacationis cantoratus./ 18 settembre1819 -
(71415) Francisco Pasculli providetur de Decanatu maioris ecclesiae
S. Sev. , vac. per ob. Io. Dominici Perrone, de mense Maii 1818
def./24 aprile1846 - (76337) Antonio Marrajeni providetur de
decanatu metr. ecc. S. Sev., cuius fructus 24 cum incertis 40 duc.,
vac. per dimissionem Franc. Ant. Godano, qui archidiaconatum eiusdem
ecc. adeptus est./
(Cantorato - Canonicato di Santa Anastasia Vergine e Martire)
1226 – Petrus primus cantor/ 1325 – Th(omasi)us/1445- Andreas de
Guardata/ (? )– Nicola de Girardo/(1524 – 1532) Rogerio Strati/13
maggio1539 - (18062) Iacobo Strati providetur de Cantoria ecclesiae
S. Severinae vac. per liberam resignationem Rogerii Strati./(1539 –
1542) Iacobo Strati/ 1542 - Luca Antonio Novellisio/(1576 – 1598)
Gio. (Jo.) Vincenzo (della) Padula/(1613 – 1622) Gio. Batt.a Ferraro
(Baccaro)/(1631 – 1670 (?) Angelo (Angelus) de Luca/* (1661) Cantore
Angelus de Luca
Il Cantorato è la 3a ( Dignità) del Capitolo della chiesa
Metropolitana... S.ta Severina. La prebenda del ... una gabella
detta il Cantorato sito e posto nel distretto di q.sta Città dentro
il curso di Casalnovo, conf. la Gabella della Noce d’una parte e
dall’altra le vigne della Roccella e le vigne di Monastria di
capacità di tumula trenta in circa dalla q.le quando si dà à
massaria secondo la consuetudine di q.sta Città se ne percipe di
terraggio tumula quaranta quattro per tre anni a mulirà il primo a
maysare franco, il secondo tumuli venti due, et altri tumuli vinti
dui il terzo anno, e quando si dà in herba se ne sogliono percipere
docati sei. Si pagano di censo dal R.do D. Gio. Vincenzo Carnovale..
quattro grana dui per tre vignali ch’il sudetto... del cantorato
come herede .... Placido Carnovale suo fratello cioè... Simone e
Giuda.. che fu del ... cl.co D. Gio. Vincenzo Carnovale.. tiene
ancora altri vignali.../Agosto 1670 - (42065) De cantoratu ecclesiae
S. Severinae, qui est tertia dignitas post pontificalem, cuius
fructus 24 duc., vac. per ob. Angeli de Luca, sede archiep.le vac.,
providetur Io. Vincentio Infusino UID, nobili S. severinae./ Luglio
1678 - (44080) De Cantoratu, qui ibi est tertia dignitas ecclesiae
S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per promotionem Io.
Dominici Infusini ad archidiaconatum eiusdem ecclesiae, providetur
Hiacinto Faraldo, clerico nobili./ (1684/ 1700) S. Anastasia V. e M.
cantorato ( D. Franc’antonio Severino di S. S.na)/ 2 gennaio1716-
(52888) Vicario Generali arch.i S. Severinae. mandat ut Iosepho
Lariae Infusino, pbro S. Severinae dioc., de nobili genere
procreato, provideat de cantoratu ecclesiae S. Severinae, vac. per
ob. Francisci Antoni Severini, de mense octobris prateriti anni
def./ 1743 – Il cantore D. Martino Severini di anni 51 possiede per
la prebenda cantorale una gabella detta del Cantoratello di tt.a 20,
sita nel corso di Casalnuovo della mensa arcivescovile confine le
chiuse d’Aversa ed esige tre censi enfiteutici da Gio. Vincenzo
Aversa, Domenico Antonio Capozza e Gregorio Caruso./ 16 marzo1746 -
(61190) Ianuario Vetere, pbro 50 an., providetur de cantoratu
ecclesiae S. Severinae, cuius fructus cum distributionibus 40 duc.,
vac. per dimissionem Martini Severini, qui decanatum eiusdem
ecclesiae assecutus est./Febbraio 1764 - (65434) De cantoratu
cathedralis S. Severinae qui est tertia dignitas, cum redditus 24
duc., vac. per ob. Iosephi Mirante providetur Dominico Ant. Mirante,
ab ordinario commendato, cum decreto vacationis Primiceriatus, quem
obtinet./ 1768 – Domenico Mirante/Novembre 1805 - (69763) De
Cantoratu... vac. per promotionem Rosarii Iacometti ad Decanatum,
providetur Io. Dominico Perrone, pbro 66 an., ab archiepiscopo
commendato, cum decreto vacationis thesaurariatus, quem obtinet./ 22
agosto1822 -(71998) Vincentio Casopero providetur de cantoratu
maioris ecclesiae S. Sev., qui ibi est tertia dignitas, vac. per
dimissionem Francisci Pasculli, qui decanatum eiusdem ecclesiae
adeptus est./
(Tesorerato - Canonicato di S. Maria de Niffi)
1279 – Basilius/ 1325 – Fabianus/ Come si legge in una “Memoria
antiqua fundationis eccl.ae S.tae Mariae de Niffi, seu de
Misericordia, quae adnexa reperit. thesaurariati Dignitati huius
Metrop. Eccl. S. S.nae”, la chiesa fu eretta ed edificata da
Francesco de Policastro, frate degli eremiti del terzo ordine dei
mendicanti. Il Policastro il 10 settembre 1515 chiese ed ottenne il
permesso dal capitolo lateranense di costruire e di edificare nella
località Valle di Niffi, in territorio di Santa Severina, una chiesa
sotto il titolo di Santa Maria de Misericordia “cum campanili,
campanis, cimiterio, et omnibus aliis eidem ecclesiae necessariis,
et opportunis, cum officinis “. Antonio de Policastro ottenne la
facoltà di esserne rettore in perpetuo ed ai suoi successori fu
concesso il potere di eleggere i futuri rettori. Il tutto col peso
che il rettore ogni anno sarà tenuto ad assolvere una libra di cera
bianca nel giorno di Natale alla basilica lateranense.
La chiesa possedeva: “ In primis Una possessione de celsi, quali
sono da circa quarantacinque pedi, et fico, et granata. Item tre
vignali, et altri terreni conjunti in detti vignali, che in tutti
sono da circa sei tumulate de terre arborate fico, et olive, li
quali sono da questa banda lo vallone , et da quella banda sulla
parte li celsi” (Inventario de li stabili, che tene la ecclesia de
Santa Maria de la Misericordia fatto per hordine del Rev. Ill.o
Archieviscovo de la Città de Santa Severina fatto per mano de me
donno Joanne Formiculi)./1509 – Petrus de Bachariis/ 1524 - Cubello
Palermo/1532 - Joanne Infosino/(1542 – 1563) Jo. (Gio) Dominico de
Girardo (Girardis)/(1572- 1579) Francesco Caruso/
(1591- 1595) Mercurio Grutteria/Agosto 1598 - (25401) Iacobo de
Gaudio providetur de Thesauraria ecclesiae S. Severinae./ (1598-
1644) – Iacobo (Jacono, Giacomo) de (di) Gaudio/Dicembre 1644 -
(34585) De Thesauraria, quae est quarta dignitas, ecclesiae S.
Severinae, cuius fructus XXIIII duc., vac. per ob. Iacobi de Gaudio,
de mense octobris def., providetur Lucae Antonio Modio, pbro IUD,
alumno S. Severinae/( 1661) Luca Antonio Modio/ Il Tesorerato ha di
Prebenda.. chiesa di S.ta Severina quarta dignità la cui P.le ..
vignale con sito di celsi et ulive in territorio di Rocca Bernarda..
Li q.li vignali .. e le vigne sotto il vocabolo di S. Maria di Niffi
confine lo vignale che fu del q.m D. Leonardo .. le terre comuni
dell’università, ch’entra il vallone di Niffi, la vigna dello .. la
vigna di Gio. Tomaso Codattilo la vigna di.. Dalla q.le Prebenda se
ne percipe, quando si vendono .. celsi anno q.libet carlini venti
cinq. E quando si semina e si ara il terr.o se ne percipe tt.a di
germano sei. Di più il tesorerato pred.o esigge da immemorabile
consuetudine il ius feretri, seu letiche con distint.ne, cioè
morendo un citadino nobile.. carlini cinq., morendo un citadino
populare carlini tre...” In conformità dell’ordine della R.ma Corte
Arcive.vale io D. L. Antonio Modio thesoriero di questa cathedrale
di S. Anastasia rivelo in termine, como nella mia Prebenda sotto il
tit.o di S. Maria di Niffi territorio della Rocca bernarda vi sono
vent’otto piedi di celsi consunti già per il tempo, et sono rimasti
i tronchi con pochissimi braccia, et da quelli se ne possono
percipere sette libre di seta quando si vendono.. Hoggi 6 di Aprile
1665./ Luglio 1673 - (42880) De thesaurariatu ecclesiae S. Severinae
cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Lucantonii Modii, de mense maii
def., providetur Franc. Antonio Grotteria, pbro oriundo et canonico
eiusdem ecclesiae ac moderni archiep.i Vicario Gen./ (1673 – 1684)
Francesco Antonio Grotteria/ 1694 – Julius Faraldi / 1695 -(47334)
Leonardo Lopera providetur de thesaurariatu ecclesiae S. Severinae./
(1695/1700) Santa Maria di Niffi seu della Misericordia tesorerato (
D. Leonardo Lepera di S. S.na)/14 settembre1731 - (57522) Nicolao de
Martino proviodetur de thesaurariatu ecclesiae S. Severinae, quarta
dignitas post pontificalem, vac. per ob. Leonardi Le Pera, de mense
novembris praesenti anni def./ Febbraio 1738 - (59253) De
Thesaurariatu cathedralis S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac.
per translationem Nicolai de Martino ad parochialem S. Nicolai
Graecorum terrae Policastri, providetur Io. Dominico Pace, pbro
diocesano, ad curam animarum approbato./1744 - (608229 Nicolao
Petrucci providetur de thesauraria ecclesiae S. Sev. , vac. per
liberam resignationem Franc. Ant. Moameno./ Luglio 1796 – (68922)
Io. Dominico De Luca providetur de Thesaurariatu Cathedralis S.
Severinae, vac. per ob./ Dicembre 1803 - (69508) De Thesaurariatu S.
Mariae de Misericordiae, vulgo “dei Niffi”, qui est quarta dignitas
cathedralis S. Severinae, vac. per ob. Dominici De Luca, de mense
Iulii 1799 def., providetur Io. Dominico Perrone, pbro 63 an., per
sex annos parocho, primicerio, ab archiepiscopo commendato, cum
decreto vacationis Primiceriatus./ 14 agosto1832 - (73908) Dominico
Gallo, in 48 aetatis constituto, providetur de Thesaurariatu maioris
ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Franc. Ant. Godano, qui decanatum
eiusdem ecclesiae adeptus est./ 4 agosto1845 - (76188) Gregorio
Solilla, pbro 52 an., providetur de thesaurariatu metr. ecc. S.
Sev., vac. per ob. Dominici Gallo, de mense Maii def./ 30 marzo1852
- (77397) Dominico Sculco, in 52 aetatis constituto, providetur de
thesaurariatu metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Georgii
Solilla, qui cantoratum eiusdem ecc. adeptus est./
(Primiceriato - Canonicato di Santa Domenica)
(1226 – 1228) Nicolaus / 1445 - Domenicus Colucius/ (1524 – 1529)
Leopardo Granario (Granaro)/ 1533 - Alfonso de Tufo/ 1533 – Antonio
de Luca/ 1 marzo1540 - (18197) Ceasari Fogia providetur de
Primiceriatu ecclesiae S. Severinae et de parochiali ecclesia S.
Nicolai terrae Mesoracae, vac. per ob. Leonardi Sardo/ 1542 -
Anselmo Scoro/ 30 agosto1549 - (19545) Fabritio Infantino,
primicerio civ. S. Severinae, providetur de cappellania
parrocchialis ecclesiae B. Mariae de la Grande S. Severinae. vac.
per resignationem Marci Antonii Matthei Susanna/ (1549 -1558)
Frabicio Infantino/ 1576 – Petro Gallo/ (1579 – 1598) Marc’antonio
Gaudio/ 1640 - Bernardino Liparoti/ 10 febbraio1648 - (35374)
Hiacinthi Grattaria, canonicus ecclesiae S. Severinae, provisus de
primiceriatu eiusdem ecclesiae, vac. per ob. Io. Bernardini Liparoli
de mense iulii anni praeteriti def., certis causis, litteris non
expeditis et non habita possessione, cessit iuri sibi competenti in
dictum primiceriatum in manibus SS.mi in Cancellaria / 10
febbraio1648 - (35375) De primiceriatu ecclesiae S. Severinae, cuius
fructus XXIIII duc., vac. per cessionem Hiacinthi Grattaria,
providetur Francisco Carpentiero, pbro oriundo / (1648 – 1676)
Francesco Carpentiero (Carpentiere) / Primieram.te il Primic.to
della chiesa cattedrale per sua prebenda tiene e possiede uno
vignale nel territorio di mesoraca lo quale è detto Santo Antonio
nominato lo vignale di Santa Dom.ca confina la Gabella di
Michel’Angelo Curcio, Vignali di Santa Catharina e la gabella di
Marco Capicchiano di Misor.ca. Dal q.le vignale q.do s’ara
pervengono tt.li cinque di grano in circa q.do resta in herba si
pascola franca; Ogn’anno esigge un car.no da Gio. Paulo Girlandino
sopra la vigna chiamata li Monaci nel territ.o di Misuraca. Tiene
ancora car.ni sette di cenzo sopra il Giardino di Scipione Puglise
sotto la Grecia di d.a terra di Misor.ca. Pesi: Paga ogni anno
car.ni tre al sem.o di questa Città, ogn’anno offerisce una libra di
cera rossa alla Mensa Arcivesc.le quando si fa la mem.a della
Dedicatione di d.a Cathedrale./ Febbraio 1677 - (43774) De
primiceriatu ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per
ob. Francisci Carpentieri, de mense octobris praeteriti anni def.,
providetur Dominico Zurlo, subdiacono oriundo, nobili, pauperi./
gennaio 1684 - (45072) De primiceriatu ecclesiae S. Severinae cuius
fructus 24 duc., vac. per promotionem Antonii Severini ad cantoratum
eiusdem ecclesiae, providetur Petro Tigano, pbro oriundo, ab
archiep.o commendato, cum decreto quod cantoratus, quem obtinet ,
vacet./ (1685) Petrus (Pietro) Tigano/ (1695/1700)Santa Domenica
primoceriato ( D. Pietro Tigani di S. na) / 1760 – Domenico Mirante
/Febbraio 1764 - (65435) De Primiceriatu ecclesiae S. Severinae,
vac. per promotionem Dominici Ant. Mirante ad cantoratum, providetur
Iosepho Capozza, cum decreto vacationis theologalis, quem obtinet./
Novembre 1776 - De Primiceriatu ecclesiae S. Severinae vac. per
promotionem Iosephi Capozza ad archidiaconatum providetur Rosario
Iacometta, pbro, ad curam animarum bis in concorsu approbato et ab
ordinario commendato, cum decreto vacationis canonicatus , quem
obtinet./ Luglio 1796 - Io. Dominico Perrone providetur de
Primiceriatu Cathedralis S. Severinae, vac. per promotionem Dominici
De Luca ad Thesaurariatum./ 8 marzo1827 – (73045) Felici Rossi, pbro
52 an., providetur de primiceriatu metropolitanea ecclesiae S. Sev.,
vac. per dimissionem Vincentii Casoperi, cui a Pio VII de cantoratu
eiusdem ecclesiae provisum fuerat./ 2 settembre1846 - (76386)
Hippolito Sculco providetur de primiceriatu metr. ecc. S. Sev., vac.
per ob. Raphaelis La Rosa de mense Martii 1844 def.
(Arcipretato - Canonicato di Santa Anastasia Vergine e Martire)
1572- Petro Gallo/ (1572 – 1583) Mercurius (Mercurio) de Grotteria
(Grutteria, Gructeria)/ (1591 – 1631) Cola (Nicola) Focoso (Ficuso)/
Luglio 1631 - (30969) De Archipresbyteratu, qui est ultima dignitas,
in ecclesia S. Severinae, cuius fructus XXIIII duc. vac. per ob.
Colae Focasi, de mense maii def., providetur Diomidi Susanna,
canonico eiusdem ecclesiae, cum decreto dimittendi canonicatum./
(1640 – 1651) Gio. Battista Moyo (Modio)/ Aprile 1646 - (34910) De
archipresbyteratu ecclesiae S. Severinae, cuius fructus XXIIII duc.,
vac. per ob. Io. Baptistae Modio, de praesenti mense aprilis def.,
providetur Iulio Megali, diacono oriundo./ 1661 - Vincenzo Gerardi/
Aprile 1664 - (40206) De Archipresbyteratu ecclesiae S. Severinae,
cuius fructus nulli, vac. per dimissionem Vincentii Gerardi in
provisione canonicatus poenitentiarii, in eadem ecclesia, providetur
Dominico Coniglio , pbro.)/ 4 agosto1664 - (40298) Vincentius
Girardus, pbro dimisit archipresbyteratum ecclesiae S. Severinae
iuxta decretum in provisione de canonicatu et poenitentiaria eiusdem
ecclesiae./ Agosto 1664 - (40325) De archipresbyteratu ecclesiae S.
Severinae, vac. per dimissionem Vincentii Geraldi, providetur Io.
Bernardino Lauretta, clerico./ (1684 – 1694) – Domenico Rossi
(Russo)/ Novembre 1694 - (47142) De Archipresbyteratu ecclesiae S.
Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Dominici Russo, de
mense augusti def., providetur Philippo Marescalco, pbro, ab
ordinario commendato./ Santa Anastasia V. arcipreitato ( D. Gio.
Filippo Marescalco di S. Mauro)( Paulo Antonio di Fatio)(1695/1700)
L’Arcipretato sesta Dignità .. sotto il titolo di S.ta Anastasia
Verg. e Mart. titulare di q.sta chathedrale non possiede Prebenda
alcuna ne paga.../ Settembre 1740 - (59762) Bartholomeo de Gratia
clerico nobili, providetur de archipresbyteratu metropolitanae
ecclesiae S. Severinae, qui ibi est sexta dignitas, cuius fructus
cum distributionibus 60 duc., vac. per ob. Hiacinthi Mella./
Dicembre 1740 - (59849) De archipresbyteratu, qui est sexta
dignitas, cathedralis S. Severinae, cuius fructus cum
distributionibus 60 duc., de quo, per ob. Hiacinthi Mallea, cuidam
de quo, per ob. Hiacinthi Mallea, aplca auctorictate provideri
concessum fuit, vac. ex eo quod dictus Bartholomeaus falso asseruit
de nobili genere procreatum existere, providetur Petro capozza
pbro./ Giugno 1745 - (60994) De archipresbyteratu, qui est sexta
dignitas, cathedralis S. Severinae, cuius fructus cum
distributionibus 60 duc., vac. per promotionem Bartholomaei de
Gratia ad decanatum eiusdem ecclesiae, licet quidam Orontius
Severini, provisus, apostolicas litteras, iuxta decretum Datariae,
expedire neglexit, providetur Nicolao Marzano, pbro diocesano, ab
ordinario commendato./ Settembre 1792 - (68527) De archipresbyteratu
ecclesiae S. Severinae, vac. per ob. Benedicti Soda, de mense
aprilis def., providetur Marco Aversa, cum decreto vacationis
canonicatus quem obtinet./ Maggio 1797 – (68963) Francisco Apa
providetur de Archipresbyteratu Cathedralis S. Severinae, vac. per
ob./ 1799 – Francesco Apa/ 14 luglio1843 - (75852) Antonio Marrajeni
providetur de archipresbyteratu sub tituo S. Anastasiae, metrop.
ecc. S. Sev., vac. per ob. Rosarii Borgese, de mense Maii 1842 def./
2 settembre1846 - (76387) Carolo Torchia, pbro, providetur de
archipresbyteratu metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Antonii
Marrajeni, qui decanatum eiusdem ecc. adeptus est./
(Canonicato di Santo Pietro delle Sette Porte)
Così sono descriti i confini del feudo di Scandale all’inizio del
Cinquecento: “Incipiendo a parte vallonis Mauritii et per dictum
vallonum ascendit versus boream et vadit et ferit ad eccl(esi)am
S.ti Petri de Septem Portis et ab inde vadit et exit ad viam quae
venit de lo Cantone). Fra le terre appartenenti al feudo di Scandale
vi è la terra detta “li Communi de Scandale” che è così confinata:
“Incipiendo a parte orientis ubi iuguntur vallonus de Melicochi et
vallonus veniens et descendens ab ecc.a S.ti Petri de Septem Portis
et ascendendo per vallonem p.tum ferit ad dictam ecc.am S.ti Petri
et exit ad viam pu.cam venientem da Lo Cantone”. Il canonicato
manterrà il possesso del territorio di Santo Pietro a ricordo della
chiesa che vi sorgeva / Canonicus Sancti Petri deli Secte Porte non
comparuit ( 1564)/ R.dus canonicus S.ti Petri delle Sette Porte ex.a
moenia Civitatis vocatus in synodo more solito . comparuit. ( 1579)
/ R.dus canonicus S. Petri de septem portis extra moenia Civitatis.
Comparuit. ( 1581)./ R.dus canonicus S.ti Petri delle sette porte
ex.a moenia civ.tis vocatus comp.t ( 1582)./ R.dus canonicus Sancti
Petri de sette porte vocatus in Synodo more solito. Comp.t D. Jo.es
Ant.s Telesius canonicus. ( 1590)/ Il R.dus canonico de S. Pietro
delle Sette Porte . comp.t ( 1594)./ Il R.do canonico di S. Pietro
delle Sette Porte conforme al solito comp.t. ( 1596)./
Agosto/ottobre 1642 ( Urbano VIII)
(34092) Iosepho Mannarino providetur de canonicatu et S. Petri delle
Sette Porte nuncupata praebenda in metropolitana ecclesia S.
Severinae vac. per ob./ 1643 – Giuseppe Mannarino / Agosto 1670-
(42066) De praebenda theologali ecclesiae S. Severinae, cuius
fructus 24 duc. vac. per ob. ultimi possessori a decennio et ultra
def., providetur Io. Vincentio Infusino, dictae ecclesiae canonico./
21 febbraio1676 - (43534) Vicario Gen. Arch. S. Sev. Mandat ut
Dominico Terranova, pbro S. Severinae dioc., Provideat de canonicatu
dictae ecclesiae, cuius fructus 24 duc. , vac. per liberam
resignationem Marci Ant. Infusini./ Santo Pietro di Sette Porte (
Can.co del Sindico... di Mesoraca) ( D. Dom.co Terranova)(1695/1700)
/ L’arcivescovo Nicolò Pisanelli (1719 -1731), essendo rimasto
vacante il canonicato di S. Pietro de Septem Portis per dimissione
del canonico Domenico Terranova, gli unì alcuni benefici semplici e
lo costituì per canonia teologale, che per voto del Capitolo il 13
agosto 1729 fu elevata a Personato. Al canonico Antonio Lamanna
primo detentore della Prebenda Teologale col titolo di Personato fu
concesso tale privilegio sopra gli altri canonicati e dopo l’ultima
dignità per gratitudine del Capitolo. Lo stesso arcivescovo con la
connivenza del Capitolo diede la precedenza al nuovo teologo su
tutti gli altri canonici e favorì da parte dello stesso teologo
l’usurpazione dell’insegna della cappa. Lasciato da Antonio Lamanna,
il canonicato teologale pervenne a Saverio Vetere che lo mantenne
fino alla sua morte avvenuta il 20 febbraio 1737. Seguì il 20
dicembre 1737 Gio. Berardino Arena, il quale cercò di mantenere gli
stessi privilegi del predecessore, ma incontrò l’ostilità degli
altri componenti del Capitolo e del nuovo arcivescovo. Essi fecero
presente che il canonico teologo non era riconosciuto come una
dignità, in quanto solo il Papa poteva crearla, ma solamente aveva
una certa preminenza senza alcuna giurisdizione. Pertanto non poteva
esimersi dagli uffici del capitolo e non aveva precedenza sopra gli
altri canonici, ma doveva sedere e camminare secondo la sua
anzianità. Inoltre non poteva portare la cappa, essendo questa
insegna solo delle dignità, ne tanto meno partecipare di quella
prerogativa di emolumenti, che partecipano le Dignità, ma di quello
che fruiscono gli altri canonici. Al teologato era annesso
l’oratorio di S. Andrea con le sue proprietà e rendite tra le quali
le gabelle La Colla e Trichei alcuni pezzi di terra dei vignali e
censi. ( L’oratorio di S. Andrea Apostolo fu fondata dalla famiglia
Stefanizzi ed è già presente nella chiesa metropolitana alla fine
del Quattrocento. Fu poi aggregata nel 1661 alla Prebenda Teologale,
Siberene , p. 123). Nel 1729 furono uniti al teologato anche i
benefici di Santa Maria di Porto Salvo, dei SS. Cosmo e Damiano e di
Santo Francesco di Paola. / Novembre 1734 – (58363) De canonicatu
theologali cathedralis S. Sev. , cuius fructus 24 duc., vac. per
translationem Antonii Lamanna ad parochialem S. Nicolai loci
Mesuraca, providetur Xaverio Vetere, pbro , canonico poenitentiario,
cum decreto vacationis poenitentiariae./ Luglio 1737 - (59113) De
personatu, simplici beneficio, cum ei annexa praebenda theologali,
in cathedrali S. Sev., quorum fructus 24 duc., vac. per ob. Xaverii
Vetere, providetur Bernardino Arena, pbro diocesano, in praesenti
concursu approbato./ Nel 1738 le rendite della prebenda erano
costituite dagli affitti dei territori Le Trincheè, La Colla,
Teologatello e S. Pietro e da quattro censi, mentre i pesi erano
costituiti dalla celebrazione di 200 messe e dalla contribuzione al
seminario./ 1744 - Io.e Bernardino de Arena./ “Ex Capituli,
Dignitatibus, et Canonicis sex tantum suis gaudent Praebendis, licet
tenuibus, nempè Archidiaconus, Decanus, Cantor, Theologus,
Poenitentiarius et Canonicus S.cti Petri de Septem Portis
nuncupatus, coeteri verò vacant” ( Nicola Carmine Falcone, Rel. Lim.
S. Severina., 1753)./ Febbraio 1764 – (65436) De canonicatu
Theologali vac. per promotionem Iosephi Capozza ad Primiceriatum,
providetur Benedicto Soda, ab ordinario commendato./ Novembre 1781-
(67545) De canonicatu theologali cathedralis vac. per ob. Francisci
Casoppero, providetur Brunoni Ant. Sofrè, in concursu, unico
comparente./ 1784 - Teologato tit. S. Pietro di Setteporte ( can.
Sofrè)/ 15 dicembre1851 - (77343) Archiepiscopo S. Sev.,
Dismembratio portionis canonicatus theologalis metr. ecc. S. Sev.
eiusque applicatio favore cantoratus, primiceriatus et
archipresbyteratus eiusdem ecc.
(Canonicato di S. Stefano di Ferrato)
R.dus canonicus S.ti Stefani dello Bosco de ferrato vocatus in
synodo more solito non comp.t (1579)/ R.dus canonicus S. Stephani de
Bosco. Vacat. ( 1581)/ R.dus canonicus S.ti Stefani de Bosco vocatus
comp.t. ( 1582)./ R.dus canonicus sancti Stefani dello Bosco de
Ferrato. Vacat (1590)./ Il R.do canonico di S. Stefano del Bosco di
Ferrato. Vacat. ( 1594)/ Il R.do canonico di S. Stefano del Bosco di
Ferrato. Vacat ( 1596)./(25721) - Nel 1601 il canonicato di S.
Stephani de Bosco, vac. per ob. Io. Baptistae Caruso, a 21 annis
def./ Febbraio 1616 - (27723) De canonicatu et S. Stephani nuncupata
praebenda eccelsiae S. Severinae, quorum fructus XXIIII duc., vac.
per ob Hortensii Palazzo, de mense Ianuarii def., providetur Marco
Antonio Renna (Arena), clerico diocesano./ (1647 – 1661) Leonardo
Coniglio/1661 - Il R.do D. Leonardo Coniglio possiede il can.to
sotto il titolo di S.to Stefano di ferrato la cui entrada e uno
pezzo di terra chiamata S.to Stefano confine a d.a chiesa a ferrato
di capacità di tt.a quattro in circa, quando si dà in affitto ne
percipe tt.a tre in circa di grano o di germano.
Possiede di piu uno pezzo di terra nel luoco di Cerasia del
iuspatronato delli Miniscalchi sotto il tit.o della Natività della
Madonna nel curso di Casali nuovo distretto di questa Città conf.e
le vigne di Salvatore.. Marco Pisani vallone mediante e la chiusa di
Lutio Le Pera dal quale ne percipe quattro tt.a in circa di grano
quando si da à seminare, in erba niente et è di capacità di otto
tt.e in circa. Non possedendone peso alcuno. E si dichiara, che il
can.to possiede solam.te le terre di S.to Stef.no perche q.lo altro
pezzo di terra lo possiede come Benef.o di jus Patronato delli
Miniscalchi come s’è detto./ (1695/1700) Santo Stefano di Ferrato (
Can.co Benincasa D. Marc’Antonio di Mesoraca)/ 1743 - Tomaso
canonico di Cola sacerdote d’an. 32 ha la Prebenda canonicale sotto
il titolo di S. Stefano e come tale possiede: Un vignale di tt.a 2
confine il Bosco di Ferrato, che nulla rende; un altro vignale nel
luogo detto il Cugno della Nunziata di tt. 7 confine la Chiusa del
Conte ed una casa con orto contiguo arbustato.( Catasto Onc., f.
153)./ Dicembre 1763 - (65391) De canonicatu cathedralis S.
Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Thomae de Cola,
providetur Antonino Ganini, moderni archiepiscopi nepoti et vicario
generali, a Capitolo commendato./ Giugno 1777 - ( 67091) De
canonicatu .. vac. per promotionem Antonini Ganini ad decanatum,
providetur Thobiae de Stefano, ab ordinario commendato./ Dicembre
1781 - (67551) De canonicatu vac. per promotionem Antonini Ganini ad
Decanatum, providetur Domenico de Luca./ 1784 - Canonicato di S.
Stefano Protomartire de Ferrato (can. De Luca)/ 14 agosto1832 -
Michaeli Rizza, subdiacono 32 an., providetur de canonicatu et S.
Stephani Prothomartyris nuncupata praebenda metropolitanae ecc. S.
Sev., vac. per ob. Vincentii Verzino, de mense februarii 1827 def.
(Canonicato di S. Maria di Buoncalabria)
Reintegra al tempo di Andrea Carrafa: Nella descrizione dei confini
della continenza di Diastra si giunge ad un cavone siccaneo che
discende dalla chiesa di Santa Maria de mon Calabria e per detto
cavone si scende al cavone de Pictari detto Cerasia.( “ferit ad
cavonum siccaneum descendentem ab ecc.a S.tae Mariae de mon Calabria
versus meridiem et per dictum cavonum descendit et ferit ad dictum
cavonum de Pictari dictum Cerasia”). Agosto 1608 - (26587) De
canonicatu et S. Mariae de Boncalabria nuncupata praebenda eccelsiae
S.Severinae quorum fructus XV duc., vac. per ob. Io Petri Ferrari,
de mense Iulii def., providetur Lutio Zurlo, clerico oriundo./ (1621
– 1676) Lutio Zurlo / “Il S.or canonico Lutio Zurlo la cui Prebenda
consiste in uno vignale nel casale di Scandale con doi pedi di fiche
e una g(abella) dove vi è fondata una chiesa titolata Santa Maria di
Boncalabria quando s’affitta si percipe ..t.lo mezzo di grano...”/
Dicembre 1676 - (43737) De canonicatu ecclesiae S. Severinae cuius
fructus 24 duc., vac. per ob. Lutii Zurlo, de mense octobris def.,
providetur Ioseph Malea, pbro ab ordinario commendato./ In
territorio di Scandale “V’è una chiesa sotto il titolo di S.ta Maria
di Boncalabria, nella quale v’è il tetto diruto, e non si celebra”.
( Apprezzo dello Stato di Santa Severina fatto nel 1687)./
(1695/1700) - Santa Maria di Boncalabria ( D.r can.co Mancuso D.
Tomaso di S. S.na) / 1743 - D. Giulio canonico Sapia d’an. 45 ..come
rettore del canonicato di S.ta Maria di Buoncalabria esige da Nicola
Drammis di Scandale carlini otto di censo enf. ( Catasto Onc., f.
134)./ In territorio di Scandale c’è la “ecclesia S.tae Mariae de
Buoncalabria regitur per suum procuratorem à me deputantum” ( Rel.
Lim. 1765). / Novembre 1769 - (66259) De canonicatu ... vac. per ob.
Iulii Sapino providetur Iosepho Padula, ab ordinario commendato./
Dicembre 1781 - (67550) De canonicatu.. vac. per ob. Iosephi Padula,
de mense ianuarii 1780 def., providetur Iosepho Iacometta, ab
ordinario commendato./ 1784 - Canonicato di S. Maria di Mon Calabro
Boncalabria (can. Iacometta)/ Luglio 1785 - (67900) De canonicatu
vac. per promotionem Iosephi Iacometti ad canonicatum
poenitentiarium providetur Domenico Venuti./ 30.8.1832 - (73913) ..
mandat ut Hippolito Sculco, pbro, provideant de canonicatu et S.
Mariae Bonae Calabriae nuncupata praebenda, vac. per ob. Thomae
Cizza de mense novembris 1828 def./ 23 maggio1856 - (78186) Fideli
Bilotta, in 51 aetatis anno constituto, providetur de canonicatu S.
Mariae Bonae Calabriae in metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem
Hippoliti Sculco, pbri, qui primiceriatum eiusdem Ecc. assecutus
est.
(Canonicato di S. Nicola di Scurojanne)
Nel marzo 1240 in un‘inchiesta, tesa ad accertare se il monastero di
Sant’Angelo de Frigillo ha da concorrere alle spese per la
riparazione del castello di Santa Severina, sono interrogati alcuni
abitanti del casale di San Mauro. Tra questi vi è anche un certo
senes Lamaro de casale Scuro Iohanne ( Pratesi A., Carte latine
cit., pp. 400-401).
All’inizio del Cinquecento il villaggio, che era situato ai confini
del territorio di San Mauro sopra un colle sulla via che da Cutro
portava a Santa Severina, era scomparso. In un elenco di “Stazzi,
trazze, e calate d’acqua, e carrere del tenimento della Città di S.a
Severina “ ( Die 7 aprilis X ind.e 1507) la località è ancora
richiamata: “Item li stazzi della Valle della Botte in capo delli
Ficari ponno calare à Jofari com’è detto sopra, e ponno saglere a S.
Nicola delli Millei per lo Cafaro, e per la Carfiula e saglie a
Scurajanni, e ponno saglere, e descendere alle serre di Monte
Viscardo”.
La descrizione dei confini del feudo di San Mauro, fatta alcuni anni
dopo al tempo del conte Andrea Carrafa, ci dà ulteriori indicazioni
sulla sua ubicazione. Dal colle de li Tumpari per la via pubblica
che, dalla Motta di Cutro si va alla Città di Santa Severina, si
arriva alle serre dette de lo Solvo e continuando al colle detto di
Scurojanne. Il colle è vicino alla valle detta di Mezzo ed al
timpone de lo Piano de le Ficare sopra il Retharium detto della
Valle de la Butte.
“La Mensa Arcivescovale tiene nel territorio di S. Mauro un terreno
in loco detto Scuroianni di sei tt.te in circa, confina con li
terreni della corte verso tramontana, et levante, verso ponente con
lo terreno di M.s Alessandro di Martino; dalla parte di scirocco con
l’acqua di Scuroianni; et dalla parte di sotto con li terreni delli
Mauri”) ( Platea Santoro 1576/1577, f. 83v)
Nei titoli dei canonici della metropolitana di Santa Severina
troviamo anche il nome della sua chiesa: “Canonicato sub titulo S.
Nicolai de Scurojanni”. Nell’agosto 1601 il papa Clemente VIII
concedeva all’arcivescovo di Santa Severina Alfonso Pisani la
facoltà di concedere alcuni canonicati esistenti nella sua chiesa,
che da molti anni erano vacanti Tra questi vi era anche quello di S.
Nicola de Scuroioanne, che era vacante da 20 anni per morte di
Martino de Mendola (Russo F., Regesto, 25721)./ Marzo 1634 – (31611)
Lucae Mascaro providetur de canonicatu et praebenda in ecclesia S.
Severinae, vac. per ob./ (1634 – 1661) Luca Mascaro/Il D. Luca
Mascaro can.co possiede il can.to sotto il vocabolo di S. Nicola di
Scura Ianni che è nel distretto di S. Mauro luogo del q.le non ne
percipe cosa alcuna ma il solo titolo per esser terra inutile non
paga peso alcuno ne tiene obligo alcuno./ ( 1695/1700) Santo Nicolò
di Scuraianni ( Can.co Infosino minore D. Giuseppe di S. S.na) /
1784 - Canonicato di S. Nicola de Scurajanni ( can. Soda)/ 21.3.1827
- (73063) ... mandat ut Dominico Sculco, pbro 25 an. provideant de
canonicati et S. Nicolai Scuraianni nuncupata praebenda
metropolitanae ecc. S. Sev. c.m. vac.
(canonicato di Santo Nicolò delli Millei)
“Item li stazzi della Valle della Botte in capo delli Ficari ponno
calare à Jofari com’è detto sopra, e ponno saglere a S. Nicola delli
Millei per lo Cafaro, e per la Carfiula e saglie a Scurajanni, e
ponno saglere, e descendere alle serre di Monte Viscardo.”
Reintegra di Andrea Carrafa: Descrivendo i confini del feudo di
Santo Mauro “...vadit ad vallem dictam de Manni et per vallem
deorsum vadit et ferit ad viam p.cam de Nimphis et volvit et ferit
ad locum dictum La Petra Scritta et a dicto loco vadit et ferit ad
viam pu.cam dictam de la Conusa et per dittam viam vadit et ferit ad
ecc.am dirutam nominatam de Melle Cucchi et a dicta ecc.a ferit a
terminum magnum et vadit et ferit ad locum ubi erat molendinum
ecc.ae S.ti Petri de Nimphis..”/ (1695/1700) Santo Nicolò delli
Millei ( Can.co Terranova D. Dom.co di S. S.na) ( D. Pietro
Vincentio Capozza) / (1743 – 1782) Maltese Andrea/ Settembre 1782 –
(67630) De canonicatu S. Nicolai vac. per ob Andreae Maltese, de
mense februarii def. providetur Felici Ant. Vitetta, ab ordinario
commendato./ 1784 - Canonicato di S. Nicola de Melleis (can.Vitetta)
/10.3.1827 - (73046) Dominico Rizza, pbro providetur de canonicatu
et S. Nicolai de Milleis nuncupata praebenda metropolitanae ecc. S.
Sev., vac. per dimissionem Felicis Rossi, qui primiceriatum eiusdem
ecclesiae assecutus est.
(Canonicato di Santo Vito Martire)
( 1695/1699) Santo Vito ( Can.co Scolerio D. Stefano di Rocca
Bernarda)/ Maggio 1699
(48106) De canonicatu et S. Viti nuncupata praebenda ecclesiae
S.Severinae, quorum fructus 24 duc., vac. per ob. Marci Aloi, a
quatriennio et ultra def., providetur Antonio Ferrari, clerico
nobili oriundo, ab ordinario commendato./Agosto 1709 - (51373) De
Canonicatu cathedralis S. Severinae cuius fructus 24 duc. vac. per
promotionem Antonii Ferrari ad archidiaconatum eiusdem ecclesiae,
providetur Mauritio Iuliani, pbro ordinario commendato./ 1743 –
Giuliani Maurizio/ Settembre 1746-
(61344) De canonicatu cathedralis S. Severinae, cuius fructus 24
duc. vac. per ob. Mauritii Iuliani, providetur Dominicus Iacomella,
pbro oriundo ab ordinario commendato./ Settembre 1776 – (66990) De
canonicatu vac. per ob. Iosephi Mirante de mense novembris 1773 def.
, providetur Ianuario Capaldo, pbro Avellinen. dioc. 40 an. ,
archiepiscopi familiari, ab eodem commendato./ 1784 - Canonicato di
S. Vito Martire ( Can. Gennaro Capaldo)/ 28 novembre1812 -
Soppressione del canonicato di San Vito vacante per morte di Gennaro
Capaldo./ 21 agosto 1816 – Ripristino del canonicato di San Vito./ 5
maggio 1824 - (72363) .. mandat ut Vincentio Federici, pbro
Cusentin., provideant de canonicatu et S. Viti Martyris nuncupata
Praebenda metropolitanae ecclesiae S. Sev. , vac. per ob. Ianuarii
Capalbo, de mense septembris 1795 def.
(Canonicato di S. Nicolò d’Armirò)
“Item d.e trazze de Crapari anno la calata all’acqua, quale descende
per la d.ta Cavari
da, e per S. Nicola d’Armirò, e descende all’acqua allo passo di
Silise, quale
descende di Armirò, e vallone Salzo, seu Salinella”.
“Si restringa la sepala di sotto la timpa di S. Nicola d’Armirò,
poiché da là de
scende all’acqua all’ilice, ed allo vallone Salzo, seu Salinello,
poich’è trazza
e calata d’acqua antica, e si tenga chiusa la d.a possessione,
atteso è circonda
ta di trazze e calate d’acqua, altrim.e lo bestiame non sia tenuto a
pena ut sup.a”./ (25721) Nel 1601 S. Nicolai de Armiro, vac. ex eo
quod Io. Baptista Tramonti parochialem ecclesiam S. Io. Baptistae ab
an. 1572 assecutus est./ Il R.do D. Fran.co Ant.o Orangas canonico
sotto il titolo di S. Nicolò d’Armirò tiene una chiesa diruta dentro
i confini di Caprare e la cabella d’armirò e possiede dalla parte
superiore molte continenze di vigne nel comune di cap.re e vignale
dalla parte inferiore un altro vignale in colla di d.a chiesa di
t.te cinque in circa detto sopra il timpone della d.a chiesa, q.li
terre... soltanto il jus arandi.../ 1695 - (47318) Franc. Antonio
Oranges providetur de canonicatu in metropolitana ecclesia S.
Severinae, vac. per ob./ (1695/1700) Santo Nicolò d’Armirò ( Can.co
Infosino seniore D. Tomaso di S. S.na) ( Can.co D. Fran.co Ant.o
Orangas cosentinus)/ Maggio 1700 - (48321) De canonicatu ecclesiae
S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Franc. Antonii de
Oranges, de mense februarii def., providetur Antonio Ferrari,
diacono oriundo, ab archiep.o approbato./ Settembre 1737 – (59149)
De Canonicatu cathedralis S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac.
per ob. Antonii de Rosa ab anno et ultra def., providetur Francisco
Casoppari, diacono oriundo, theol. prof., ab ordinario
commendato./1743- Casoppari Francesco / 1784 - Canonicato di S.
Nicola d’Armirò (can. Casoppero)/ Febraio 1784 - (67754) De
canonicatu vac. per promotionem Rosarii Iacometta ad Primiceriatum,
providetur Vincentio Casopparo
(Canonicato di S. Domenica di Torrotio)
Aprile 1606 - (26257) De Canonicato et S. Dominica de Torrothio
nuncupata praebenda ecclesiae S. Severinae quorum fructus XXIIII
duc., vac. per dimissionem Iacobo de Grandis, in manibus S.mi factam
et admissam, providetur Io. Francisco Rumphis, clerico diocesano/
settembre 1660 - (39055) De canonicatu et praebenda ecclesiae S.
Severinae, vac. per dimissionem Iosephi de Rubeis, providetur Io.
Vincentio Carnevale, pbro oriundo/ 5 gennaio 1674 - (43001) Carolo
Gironda providetur de canonicatu et S. Domenica nuncupata praebenda
ecclesiae S. Severinae, vac. per ob. Io. Vincenti Carnevali, de
mense octobris praeteriti def./ Tra le terre lavorative della chiesa
parrocchiale di S. Maria La Magna vi era “Alla crocevia di Torrotio
fra la via, che va à Corazzo e l’altra va verso le mandre, c’è uno
vignale tra una via e l’altra di due tomolate, e confine il vignale
del can(onica)to di S. Dom(eni)ca di Turrotio, e la gabella fisa di
volo via mediante” e “Alla destra di Torrotio c’è un vignale sopra
che si suolono fare le mandre tutto attorniato intorno confine la
valle di S. Pietro di Niffi dall’una parte, dall’altra lo vignale di
S. Dom(eni)ca” ( Platea della cappella di S. Maria La Magna, 1678)/
16 novembre 1683 - (44991) Carolus Geronda, canonicus eccelsiae S.
Severinae, dimisit canonicatum et S. Dominicae nuncupatam praebendam
in manibus SS.mi in cancellaria./ (1695/1700) Santa Domenica di
Torrotio ( Can.co D. Scolerio) / 1743 – Il canonico Domenico Alessio
possiede “ad titulum patrimonii” il canonicato della metropolitana
chiesa colla prebenda consistente nell’infrascritti beni: Quattro
vignali detti di S.ta Domenica siti nel corso di Torrotio di tt.a 30
confine Cippodero/ 1746 - (61399) Antonio Sculco providetur de
canonicatu cathedralis S. Sev. vac. per liberam resignationem./ 1784
- Canonicato di S. Domenica di Turroteo (can. Sculco)/ 23 luglio
1851 - (77271) Mario Rossi, pbro, providetur de canonicatu S.
Domenicae in metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Dominici
Gallo, qui thesaurariatum in maiori ecc. Cariaten. adeptus est.
(Canonicato di Santa Maria de Septem Fratribus)
“Item li d.i Stazzi anno ancora le sottoscritte calate di acqua, e
trazze videlicet descendono per
la colla di S.a Maria delli Frati e vassene alli strittura, e cala
allo Zappaturo dello cardunetto, e da là descende per sopra, e di
sotto le Grutte di Millesimo, e descende all’acqua di Favatum, ed
ancora descende alla via appendino del giardino di D.a Altabella, e
Filippo de le pera, qual è pure trazza, e cala all’acqua dello
Salice, ed alla valle di Lucida” / Aprile 1606 - (26256) De
canonicatu et S. Mariae de Fratibus nuncupata praebenda in ecclesia
S. Severinae quorum frictus XXIIII duc. vac. per dimissionem Io.
Baptista Baccari, in manibus SS.mi factam et admissam, providetur
Io. Dominico Russo, pbro S. Severinae./ (1606 – 1640) Gio. Domenico
Russo(Rossi)/ (1695/1700) Santa Maria li frati ( can.co Ferraro D.
Antonio di Policastro)/ 1743 – Severini Oronzo canonico possiede
come rettore del beneficio di Santa Maria di Sette frati una gabella
nel luogo detto le terre di S. Maria col jus arandi ed una casa
nella parrocchia di S. Nicola nel luogo detto la Torretta / La
chiesa fuori le mura di Santa Maria dei sette frati è annessa al
canonicato del Reverendo D. Oronzo Severino senza rendite, e oneri,
si celebra qualche volta per devozione di qualche devoto (Rel. Lim.
S. Severina., 1765)/ 1784 - Canonicato di S. Maria de Sette Frati (
can. Benincasa)/ 17 giugno1822 - (71948) ... mandat ut Carolo
Bisceglia provideant de canonicatu et S. Mariae de Fratibus
nuncupata praebenda maioris ecclesiae S. Sev., cuius fructus 24 cum
distributionibus 60 duc., vac. per dimissionem Francisci Pasculli,
qui cantoratum eiusdem ecclesiae adeptus est ab anno 1809./ 18
settembre1843 - (75878) Michaeli D’Alfonso, pbro 27 an., providetur
de canonicatu et S. Mariae septem Fratribus nuncupata praebenda in
metr. ecc. S. Sev., vac. per ob. Caroli Bisceglia, de mense aprilis
1842 def.
(Canonicato di Santa Maria delli Pozella o Speolita)
“Item li d.i stazzi di Grottari ave la trazza per sopra S.to Yorji,
e cala per S.ta Maria delle Pozelle, e cala a Bella, e da là puo
calare à Merto, e puo passare la via via di Bella soprad.a, e puo
andare la via ad irto, e l’altra via andare alla valle della Botte
ut supra”.
“Die XI mensis augusti p.a Ind.is(1543) fo morta Donna Joannella de
Olivo et per ipsa fo laxata una casa ad lo R.do Cap.lo posta intro
la Cita de S.ta S.na in la parrochia de S.ta maria de puccio et
proprie confine la casa de donno morgante salvato la via publica cum
hac clausula che lo R.do Capitulo habia de donare annual.te sei
carlini ad la eclesia de S.ta maria de le pucelle ad reparatione de
dicta ecclesia et questo fo la ultima volunta de ipsa donna
Joannella”. / La casa fo de donna gioannella de lolivo red. a dicto
Capitolo anno quolibet quali la tene donno fabio di la mendula
canonico di S.a maria dele pucelle”./ (1640 – 1654) Francesco
Antonio Ferraro/ Maggio 1654 - (37304) De Canonicatu et S. Mariae
delli Puzelli nuncupata praebenda eccelsiae S. Severinae, quorum
fructus 24 duc., vac. per ob. Fran. Antonii Ferraro, de mense
februarii def., providetur Salvatori Albano, pbro oriundo,
praesentato./ 16 gennaio 1659 - (38597) Vicario generali archiep.i
S. Severinae. Antonio d’Aversa, clerico S. Severinae dioc.,
providetur de canonicatu et S. Mariae delli puzelli nuncupata
praebenda eccelsiae S. Severinae, vac. per liberam resignationem
Salvatoris Albani./ Settembre 1668 - (41541) De canonicatu et
praebenda sub invocatione S. Mariae delle Puzelle in maiori eccelsia
S. Severinae, quorum fructus 24 duc., vac. per ob. Antonini Aversa,
de mense augusti def., providetur Dominico Russo, pbro diocesano,
praesentato./ (1695/1700) Santa Maria delli Pozella ( Can.co Capozza
D. Gio. Simone di S. S.na) / Luglio 1718 - (53575) De canonicatu
cathedralis S. Severinae, cuius fructus 24 duc. vac. per ob. Simonis
Capozza, providetur Ianuario Vetere, ab ordinario commendato/ 1743 –
Vetere Gennaro/5 luglio 1747 - (61581) Ludovico Carnevale providetur
de canonicatu de canonicatu ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 24
cum distributionibus 40 duc., vac. per dimissionem Rocchi Godano,
qui canonicatum poenitentiarum eiusdem ecclesiae assecutus est./
Febbraio 1757 – (64039) Hiacintho Borelli providetur de canonicatu
metropolitanea ecclesiae S. Sev. , vac. per ob. Ludovici Carnevale./
1784 - Canonicato di S. Maria delle Pozella o delle Grotti (di
Speolita) ( can. Francesco Borelli)/ 9 ottobre 1813 - Soppressione
del canonicato di Santa Maria Speolita vacante per morte di
Francesco Borrelli/ 21 agosto 1816 - Ripristino del canonicato di
Santa Maria Speolita./ 20 aprile 1825 - (72615) .. mandat ut Carolo
Torchia, pbro provideant de canonicatu et D. Mariae Speolita
nuncupata praebenda vulgo delle Grotte. metropolitanea ecclesiae S.
Sev., vac. per ob. Francisci Borelli./ 26 novembre 1847 - (76643)
Michaeli Apa, clerico S. Sev. dioc., in 22 aetatis an. constituto,
providetur de canonicatu sub titulo S. Mariae de Speolita in metr.
ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Caroli Torchia, qui
archipresbyteratum in eadem ecc. adeptus est.
(Canonicato di Santo Nicolò de Grottari)
“Item a S. Nicola di grottari à lo stazzo antico, ed ave la trazza,
che descende la via di S.to Yorii, quale và a Grottari tra le vigne
de M.ro Fiore, e Fran.co Iaquinta, e Paulino Basuino, e da là
descende le serre serre fra le terre della chiesa, e Calafà, e
descende allo passo d’Alevri.”
“Lungo la strada per S. Mauro sul fianco del vallone in contrada
Grottari a 3 Km. dall’ingresso della città di S. Severina c’è una
chiesetta con resti di tre absidette, le due minori delle quali sono
reminescenze della prothesis e del diaconicon, l’altarino era
illuminato da levante da una finestra a feritoia verso l’esterno.
Una porta ed una finestra sono aperte nei lati lunghi. Era
scoperchiata” ( Orsi P., pp. 225-226)/ (1695/1700) Santo Nicolò di
Grottari ( can.co Mannarino D. Gio. Paulo di Policastro) / 26 aprile
1752 - (62893) Dominico Torchia providetur de canonicatu
metropolitanae ecclesiae S. Sev. , vac. per ob. Laurentii Monaco./
1784 - Canonicato di S. Nicola de Grottari ( Can. di Torchia
vacante)/ Settembre 1784 – (67823) De Canonicatu... vac. per ob.
Dominici Torchia, de mense februarii 1777 def., providetur Hieronimo
Galini, ab ordinario commendato./ 18 settembre1819 - (71417)
Michaeli Cerenzia providetur de canonicatu et S. Nicola de Grottari
nuncupata Praebenda metropolitanae Ecc. S. Sev., vac. per ob.
Hieronimi Galimi de mense Iaunuarii 1811 def./ 23 gennaio1841 -
(75467) Antonio Cancelliere, pbro 27 an., providetur de canonicatu
et S. Nicolai de Grottari nuncupata praebenda maioris ecc. S. Sev.,
quorum fructus 12 duc., vac. per liberam dimissionem D. Michaelis
Cerenzia in manibus ordinarii de mense martii 1830 factam et
admissam/ 21 novembre 1856 - (78308) ...mandat ut Aloisio Durante,
in 39 aetatis an. constituto, provideant de canonicatu S. Nicolai de
Grottari metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Antonii
Cancelliere, qui canonicatumS. Nicolai de Milleis eiusdem ecc.
adeptus est.
(Canonicato di Santo Giorgio)
Il R.do canonico di S. Giorgio di Cutro. Comp.t ( 1596)/ (1615 –
1622) Marco Antonio Abbatio U.I.D. canonico et Poenitentiario/ 10
maggio 1623 - (28759) Io. Petro Pedacchio, canonico S. Severinae,
providetur de canonicatu S. Andreae, nuncupata praebenda, in
ecclesia S. Severinae vac. per ob. Marci Ant.i de Abbatibus, de
mense augusti anni praeteriti def., cum retentione ecclesiae seu
capellae S. Mariae de flumine, pro pe et exta muros terrae Roccae
Bernardae, et perpetuae cappellaniae S. Iosephi, in ecclesiae SS.
Annuntiatae , terrae Policastri./ (1626 – 1660) Carlo Teutonico
penitentiero/ 10 agosto 1660 - (39027) Iosepho de Rubeis, pbro S.
Severinae dioc., in 39 anno aetatis suae constituto, providetur de
canonicatu S. Georgii et S. Andreae, Poenitentiaria nuncupata
praebenda, ecclesiae S. Severinae, quorum fructus 24 duc., vac. per
ob. Caroli Teutonico, de mense martii def./ 20 dicembre 1663 -
(40056) Vicario generali archiep.i S. Severinae. De canonicatu et
praebenda ecclesiae S. Severinae quorum fructus 24 duc., vac. per ob
Iosephi de Rubeis,providetur Vincentio Geraldi, archipresbytero
dictae ecclesiae, cum decreto dimettendi dictum archipresbyteratum./
Novembre 1676 - (43719) De canonicatu et SS. Georgii et Andreae
nuncupata praebenda, quibus poenitentiaria annexa est, in ecclesia
S. Severinae, quorum fructus 24 duc., vac. per ob Vincentii Geraldi
, de mense iulii def., providetur Bernardino de Gaudio, pbro
diocesano , confessario ac canonico./ ( 1695/1700) Santo Giorgio
penitenzeria ( D.r can.co Borrello D. gerolamo di S. S.na) / In
Questi anni il canonico Geronimo Borrelli faceva presente che il
canonicato, al quale era unita la penitenziaria e del quale era
canonico da 25 anni, non possedeva altro che un vignale di circa
quattro tomolate nel corso di S. Giovanni Minagò. Inoltre “dicesi
esservi un altro vignale pure in d.o territorio quale viene occupato
dalle monache sopra del quale si ne pagano carlini due l’anno” al
seminario di S. Severina. “ La Penitenzieria poi non possiede altro
che una cabella nel territorio di Rocca Bernarda nominata Covalare
dentro il corso di Molerà Vecchio”, dalla quale nei tre anni di
pascolo se ne percepisce ducati 25 l’anno ed in quelli a semina
tomoli 60 di grano. / 3 dicembre1735 - (58677) Francisco Longobucco
providetur de canonicatu et praebenda Poenitentiaria nuncupata,
ecclesiae S. Severinae, quorum fructus 24 duc., vac. per dimissionem
Xaverii Veteri, qui canonicatum et Theologalem praebendam in eadem
ecclesia assecutus est./ 20 maggio 1747 - (61528) Roccho Godano
providetur de canonicatu poenitentiario ecclesiae S. Severinae vac.
per dimissionem Francisci Longobucco./ Gennaio 1783 - (67648) De
canonicatu poenitentiario ecclesiae S. Severinae, vac. per ob.
Blasii Mollo , de mense augusti praeteriti anni def., providetur
Iosepho Pagano, cum decreto vacationis canonicatus, quem obtinet /
1784 -Penitenzierato di S. Giorgio Martire ( Vacante) / Settembre
1784 - (67824) De canonicatu poenitentiario ecclesiae S. Severinae,
vac. per ob Rochi Godano, de mense maii praeteriti anni def.,
providetur Iosepho Iacometta, cum decreto vacationis canonicatus
quem obtinet./ 1796 – Francesco Borelli penitenziere/ 18 aprile 1825
- (72610) Antonio Carvelli, IUD, pbro 44 an., providetur de
canonicatu et S. georgii Poenitentiaria nuncupata praebenda
metropolitanae ecclesiae S. Sev., vac. per ob. Francisci Borelli, de
mense Ianuarii 1812 def./
(Canonicato di Santo Giorgio de Grottari)
(25721) Nel 1601 il canonicato di S. Georgii de Grottari è vacante
per ob. Morgantii Salvati, a 25 annis def./ 1670 – (42192) Iosepho
delle Pera providetur de canonicatu in metropolitana ecclesia S.
Severinae./ (1695/1700) Santo Giorgio di Grottari ( Can.co Lepera
iuniore D. Filippo di S. S.na)/ 2 dicembre 1735 - (58676) Francisco
Ant. Godano providetur de canonicatu et praebenda in maiori ecclesia
S. Sev. , vac. per ob. Antonii Sacco, de mense augusti def / 1743 –
Godano Francesco Antonio/ 1784 - Canonicato di S. Giorgio Martire de
Grottari ( can. di Godano vacante) / Novembre 1784 - (67839) De
Canonicatu vac per ob Franc. Antonii Godano, providetur Franc.
Antonio Tibaldi ab ordinario commendato/ 10 settembre 1838 - (75003)
Iosepho Cizza, pbro diocesano 25 an., providetur de canonicatu S.
Georgii de Grottari, metrop. ecc. S. Sev. , Vac. per dimissionem
Iosephi Morelli, qui canonicatum theologalem in eadem ecclesia
adeptus est .
(Canonicato di Santa Maria de la Grotta o de Caprari)
“Item l’altra trazza, che descende dalli stazzi di Crapari cala per
la valle di Cavarida
e descende all’acqua di vallone Salzo, e può descendere ancora allo
Salice, e
fraschetto della valle di lucida, ed ancora descende à lucida per la
via di S.ta
Maria della Grutta”./ (25721) Nel 1601 il canonicato di S. Mariae de
la Grotta, vac. per ob. Iacobi Puglisii, ab anno 1584 def./ (
1695/1700) Santa Maria la grotta ( can.co Aversa D. Giovanni di S.
S.na)/ 1784 - Canonicato di S. Maria de Caprari ( Can. Giandomenico
Perrone)/ 28 novembre 1812 - Soppressione del canonicato vacante di
Santa Maria de Caprari per dimissione di Giandomenico Perrone / 21
agosto 1816 - Ripristino del canonicato di Santa Maria de Caprari /
17 giugno1822 - (71949) ...mandat ut Dominico Carnevale, pbro S.
Severinae, provideant de canonicatu et S. Mariae de Caprari
nuncupata praebenda in maiori ecclesia S. Sev. , cuius fructus 24
cum incertis 40 duc., vac. per dimissionem Dominici Perrone, qui
primiceriatum eiusdem ecclesiae adeptus est./ 3 luglio 1846 -
Archiepiscopo S. Sev., datur facultas ut Michaele Bisceglia, pbro
Cariaten. dioc., provideat de canonicatu S. Mariae de Caprari in
metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Raphaelis La Rosa, de mense
novembris 1844 primiceriatum eiusdem ecc. adeptus est.
(Canonicato di Santa Maria deli Trungali)
“Item la trazza, e calata, quale descende, ed ascende per la Serra
d’Altilia à vallo
ne Salzo, seu Salinella per la via vecchia, quale descende per detta
Serra d’Altilia
propem S.ta Maria di Trungali, seu pantano, e cala all’acqua di
vallone salzo, ut. sup.a.”/ (1695/1700) Santa Maria delli Trongali (
Can.co Vito D. Pietro Dom.co di Mesoraca)/ Novembre 1707 – (51026)
De canonicatu ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 4 duc., vac. per
ob Petri Viti, a biennio circ. def., providetur Ioanni Dominico
Ferrari, subdiacono./ 1743 – Caloggero Marrajeni/ Agosto 1782 -
(67617) De canonicatu cum praebenda S. Mariae de Trocali , vac. per
ob. Calogeri Marraieni, de mense octobris praeteriti anni def.,
providetur Iosepho Rossi, pbro diocesano 28 an., ab ordinario
commendato./ 1784 - Canonicato di S. Maria de Migale o S. Maria
delli Trongali ( can. Russo)/ 23 gennaio 1841 - (75468) De
canonicatu et S. Mariae Migale nuncupata praebenda cathedralis S.
Sev., vac. per promotionem Franc. Ant. Godano ad thesaurariatum
eiusdem ecclesiae, providetur Iosepho Sacco, pbro oriundo 27 an.
( Canonicato di Santa Maria Ora pro Nobis o Ora pro Me)
(25721) Nel 1601 il canonicato di S. Mariae Ora pro nobis, vac. per
ob. Marci Ant. Clari/ 23 agosto 1659 - (38742) Vicario generali
arch.i S. Severinae mandat ut Didaco Ferrari, pbro de nobili genere
procreato, provideat de canonicatu et S. Maria Oraprome nuncupata
praebenda eccelsiae S. Severinae, vac. per ob. Antonii Carpenteri,
de mense iulii/ 7 dicembre 1673 - (42975) Ludovico Garbeo providetur
de canonicatu et S. Mariae Ora pro me nuncupata praebenda eccelsiae
S. Severinae quorum fructus 24 duc., vac. per ob. Andreae Cozza, de
mense octobris def./ (1695/1700) Santa Maria Oraprome ( Can.co
Garbeo D. Ludovico di S. S.na)./ Giugno 1718 - (53548) De canonicatu
ecclesiae S. Severinae, cuius fructus 24 duc., vac. per ob. Ludovici
Garbei, providetur Bernardino Lopez, pbro cusentin et domiciliario
S. Severinae, ab ordinario commendato./ Novembre 1769 - (66258) De
canonicatu vac. per ob Thomae Manfredi providetur Marco Aversa, ab
ordinario commendato./ 1784 - Canonicato di S. Maria ora pro me (
can. Aversa)/ Settembre 1792 - (68528) De Canonicatu vac. per
promotionem Marci Aversa ad archipresbyteratum, providetur
Pantaleoni Capozza./ 18 settembre 1819 - (71416) Francisco Godano,
pbro in 40 aetatis annis constituto, providetur de canonicatu et S.
Mariae Orapronobis nuncupata praebenda ecclesiae S. Sev. vac. per
ob. Pantaleonis Capozza, de mense Ianuarii 1814 def./ 16 gennaio1837
- (74713) Dominico De Luca, pbro 26 an., providetur de canonicatu S.
Mariae Ora pro Nobis metropolitanae Ecc. S. Sev., cuius fructus 15
duc., vac. per ob. Francisci Godano, de mense martii 1832 def./
(Canonicato di Santa Maria della Neve)
Febbraio, Marzo 1643 - (34190) Ioanni Fallapane providetur de
canonicatu et praebenda in metropolitana ecclesia S. Severinae, vac.
per ob./1643 – Giovanni Fellapane/ Luglio 1669 - (41805) Iulius
Pisanus, pbr., provisus de canonicatu S. Mariae ad Nives maioris
ecclesiae S. Severinae, tunc per ob. Ioannis Cellepane, de mense
martii def. vac., cuius fructus 16 duc., cum onere 5 missarum in
hebdomada, quia tempore dictae provisionis parochialem ecclesiam S.
Nicolai S. Severinae et benmeficium in praedicta ecclesia obtinebat,
obtinuit novam provisionem, cum retentione dictae parochialis
eccelsiae et beneficii./ (1695/1700) Santa Maria la Neve ( can.co
Lepera seniore D. Giuseppe di S. S.na)/ Novembre 1707 - (51025) De
canonicatu , praebenda carente, cathedralis S. Severinae, cuius
fructus 4 duc., vac. per ob. Ioseph de Piris, a quinquennio circiter
def., providetur Francisco Pallone, subdiacono./ 1784 - Canonicato
di S. Maria della Neve (can. Ganini)/ Francesco Rizza/ 9 ottobre
1813 – Soppressione del canonicato di Santa Maria Speolita vacante
per morte di Francesco Rizza./ 21 agosto 1816- Ripristino del
canonicato di Santa Maria della Neve/ 18 settembre 1819 - (71418)
... mandat ut Io. Baptistae Poerio, pbro, provideant de canonicatu
et S. Mariae ad Nives nuncupata praebenda ecclesiae S. Severinae,
vac. per ob. Francisci Mazzei, de mnense septembris 1817 def./ 23
luglio 1851 - (77270) Nicolao de Simone, pbro, providetur de
canonicatu S. Mariae ad Nives in metr. ecc. S. Sev., vac. per
dimissionem Georgii Solilla, pbri, cui a Gregorio XVI provisum fuit
de Thesaurariatu eiusdem ecclesiae.
(Canonicato di Santa Lucia)
(1695/1700) Santa Lucia (Can.co Cropanese D. Sigismundo di
Mesoraca)./ 16 giugno 1736 - (58825) Serafino Iona, pbro 29 an.,
providetur de canonicatu et praebenda ecclesiae S. Severinae, cuius
fructus 24 cum distributionibus 40 duc., vac. per dimissionem
Xaverii Veteri, qui canonicatum poenitentiarium in eadem ecclesia
assecutus est. / 1743 - Il canonico Serafino Iona possiede: un
vignale nel luogo S. Lucia col jus arandi, un olivetello che nulla
rende, una chiusa loco d.o Grottari di tt.a 6, una casa dove abita
nel luogo detto S. Maria la Magna../ 1784 - Canonicato di S. Lucia
Vergine e Martire (can. Pasculli)/ Febraio 1784 – (67753) De
canonicatu vac. per ob. Petri Capozzi, de mense februarii 1779 def.,
providetur Francisci Pasculli, ab ordinario commendato./ 20
aprile1825 - (72614) .. mandat ut Caietano Falabella, pbro
Policastri, provideant de canonicatu et S. Luciae nuncupata
praebenda metropolitanea ecc. S. Sev., vac. per dimissionem
Francisci Pasculli, qui Cantoratum eiusdem ecclesiae adeptus est./
22 marzo1844 - (75956) Vincentio Borrelli providetur de canonicatu
S. Luciae metr. ecc. S. Sev., vac. per dimissionem Antonii
Marrajeni, qui archipresbyteratum eiusdem ecclesiae adeptus est.
Capitolari di Santa Anastasia
**(10.2.1445)
Baldasar Argisius decanus
Guillelmus de Papadia archidiaconus
Andreas de Guardata cantor
Domenicus Culutius primicerius
Matth(e)us Sicilia de S(anc)ta S(eve)r(i)na p(res)b(ite)r
Guarinus Balassanus de S(anc)ta Severina p(res)b(ite)r
Andreas Castania de S(anc)ta Severina p(res)b(ite)r
Antonius de Barthulo de S(anc)ta S(eve)r(i)na p(res)b(ite)r
Andreas de Arcudio de S(anc)ta S(eve)r(i)na p(res)b(ite)r
Nic(o)l(a)us Fadi de S(anc)ta S(eve)r(i)na p(res)b(ite)r
Thomas de Caroleis de S(anc)to Mauro de Caraba p(res)b(ite)r
**Anno Domini millesimo quingentesimo vigesimo quarto die nona julii
Inditione duodecima.
(9.7.1524)
Donno Fran.co de Maximo decano
donno Rogerio Strati cantore
donno Leopardo Granario primicerio
donno Cubello Palermo tesoriere
donno Jo.e Millesimo canonico
donno Aduardo Miniscalco cum aliis canonicis et praesbiteris.
**Die XVI mensis aug.ti V Ind. 1532 in archiep.li palatio S.te S.ne
coram R.do D.no Ant.o de luca vic.rio civitatis S.e Sev.e congregati
capitular. in parlam.to pp.co
Lo R.do D. Petro de Sindico archidiacono
Lo R.do D. Fran.co de Marbruto decano
Lo R.do D. Rogeri Strati cantore
Lo R.do D. Joanne Infosino th.rio
Lo ven.le D. Jo.e Millesimo canonico
Lo ven.le D. Jo.e Novellise canonico
Lo Ven.le D. Bap.ta de Falco canonico
D. Jasono Mauro can.co
D. Orantio de li Pira can.co
D. Martio Yasio can.co
D. Fabritio Marras can.co
D. Nicola Campana
D. Joanpetri Fratte (?)
D. Victorio Falanga
D. Candido Bruno
D. Filippo Marnaro
D. Joandomenico de Girardo.
**Capitolo (22 marzo /4 aprile 1542)
Petro del Sindico archidiacono
Jo. Infosino decano
Jacobo Strati cantore
Joandominico de Girardo tesoriero
Anselmo Scoro primicerio
Joannello Novellisio canonico
Bap.ta de Falco canonico
Fabricio Infantino canonico
Girolimo Taglaferro canonico
Vincenzio de Lipira canonico
Macteo Greco canonico
Jacobo de Cerentia
Joanperi Franze canonico
Vectorio Spalanga canonico
Bap.ta Salvato canonico
Guliermo Millesimo canonico
Candido Bruno
Tomasi de Spirito
Nicola Balbina
Nicola Archomanno
Martino Lamendola
Fabio Lamendola
Ligori dele pira
Joan fran.co Liutri
Baptista Tramonti
Morgante Salvato
Antonio Mancio
Joanpetro Vaccaro
Petro Vuentariti
Macteo Rizio
Girolamo Cappellano
Bartulo Jannino
Macteo Macri
Diacono Baptista Novellisio
Diacono Joandominico Bacharo
Diacono Minico Valente
Diacono Joandominico Curtu
Diacono Ballo Infantino
Diacono Rinaldo Muto
Diacono Joan Antoni Caruso
**Capitolo (1565)
Arcidiacono
decano
cantore
tesoriere
primicerio
Vincenzo de le pira
Bapt.sta salvato
Francesco caruso
Martino Mendula
Gregorio de le pira
Marco Antonio Crasidonte
Limbruno Russo
Benedicto de Girardo
Ballo Infantino
Marcurio la Grutteria
Jo Maria de Girardo
**Capitolo (1572)
Gio. Francesco Modio arcidiacono
J.ne Vin.co Padula cantore
Fabio Infosino decano
J.ne Francesco Caruso tesoriere
Fabritio Infantino primicerio
Petro Gallo arciprete
Bap.ta Salvato canonico
Bap.ta Tramonte canonico
Gregorio deli Pira canonico
Jo. Antonio Caruso canonico
Jo. Petro Ferraro canonico
Salvatore Focuso canonico
Fabio Pancalli canonico
Jacopo Puglise canonico
Jo. Antonio Tilese canonico
Mercurio la Gructeria canonico
Martino Mendula canonico
Jo. Berardino Infosino canonico
Fabio Amendola canonico.
Stefano Massi
Jo.e Bap.ta de Adamo
Fabio La Piccola
Fabio La Mendula
Nic.a Gulli
Jo. Pet.o Ferraro
**Capitolo (1576 /1577)
Jo Fran.co Modio arcidiacono
Fabio Infosino decano
Jo. Vinc.o Padula cantore
Fran.co Caruso tesoriere
Petro Gallo primicerio
Mercurio Gruteria arciprete
Fabio de mendula canonico
Io. Ber.no Infosino canonico
Minico Paparugiero canonico.
**Capitolo (1579)
Jo. Francesco Modio arcidiacono
Fabio Infosino decano
Vincenzo Padula cantore
Francesco caruso tesoriere
Marc’antonio Gallo primicerio
Mercurio Grutteria arciprete
Gregorio le Pira canonico
Fabio Mendula canonico
Petro Ferraro canonico
Domenico Paparugero canonico
Salvatore Focuso canonico
Fabio Pangalli canonico
Jo. Battista d’Adamo
Jac.o Puglisio
Martino Mendula.
** Capitolo (1611)
Gio. Vincenzo Carnevale decano
Cola Focoso arciprete
Lutio Zurlo canonico
Gio. Domenico Russo canonico
Gio. Pietro Pedaci canonico
Giovanni ferraro Canonico
Gio. Berardino Liparoti canonico
Gio. Paolo de Oliviero canonico
Gio. Simone Brittone canonico
Gio. Antonio Durabile canonico
Marco Antonio Abbate canonico
Camillo Mingaccio canonico
Hortentio Palazzo canonico
Fran.co Ferraro canonico
Gio. Fran.co Abbate Canonico.
Gio. Vincenzo Novellise canonico
Greco canonico
**Capitolo (1622)
Camillo Infosino decano
Gio. Ferraro Cantore
Jacono di Gaudio tesoriere
Cola Focoso Arciprete
Novellise Gio. Vincenzo
Abbate Marco Antonio
Gio. Domenico Russo
Mingaccio Camillo
Ferraro Gio. Francesco
Gio. Pietro Pedaci
Oliverio Gio. Paolo
Russo Gio. Domenico
Zurlo Lutio
Susanna Diomede
Recina Marco Antonio
Burdana Fabritio
Oliverio Gio. Battista
** Capitolo (1631)
Nicola Antonio Sacco arcidiacono
Camillo Infosino decano
Angelo de Luca cantore
Giacomo di gaudio tesoriere
Camillo Mingaccio canonico
Gio. Antonio Durabile canonico
Gio. Domenico Rossi canonico
Lutio Zurlo canonico
Marcantonio Recina canonico
Francesco Antonio Ferraro canonico
Gio. Francesco Caruso canonico
Gio. Batt.a Zurlo canonico
Lupo Antonio Leto canonico
Francesco ferraro canonico
Francesco Antonio Mancuso canonico
Carlo Teutonico canonico penitenziere
Fabritio Burdaria canonico
Diomede Susanna canonico.
**Capitolo (25.8.1647)
Arcidiacono Giuseppe del Sindico
Decano Camillo Infosino
Cantore Angelo De Luca
Tesoriere Luca Antonio Modio
Primicerio Francesco Carpentiere
Arciprete Gio. Batt.a Modio
Canonico Francesco Ferraro
Canonico Lutio Zurlo
Canonico Diomede Susanna
Canonico Gio. Batt.a Oliverio
Canonico Francesco Antonio Favaro
Canonico Luca Mascaro
Penitenziere Carlo Teotonico
Canonico Antonino Carpentiero
Canonico Leonardo Coniglio
Canonico Aurelio Mannarino
Canonico Gioseppe Mannarino
Canonico Giacinto Grotteria
Canonico Gio. Felapane
Canonico Marco Antonio Cerenzia
Canonico Domenico Bonafide
Canonico Giuseppe Ferrari.
**Capitolari (18.9.1661)
Arcidiacono Joseph de Sindico
Decano Marco Antonio Leto
Cantore Angelus de Luca
Tesoriere Luca Antonio Modio
Primicerio Francesco Carpentiere
Arciprete Vincenzo Gerardi
Canonico Lutio Zurlo
Canonico Luca Mascaro
Canonico Leonardo Coniglio
Canonico Joseph Mannarino
Canonico Joannis Fellapani
Canonico Hyacinto Grotteria
Canonico Crispino de Crispiniano
Canonico Marco Antonio Cerentia
Canonico Domenico Bonafide
Canonico Marco de Aloe
Canonico Joseph Gallucci
Canonico Antonino Aversa
Canonico Julius Martini
Canonico Didacus Ferraria
Canonico Innocenzo Carnevale
Canonico Julio Antonio Infosino
Canonico penitenziere Joseph Russo
Canonico Domenico Susanna
1684 – Capitolari
Gio. Vincenzo Infusino arcidiacono
Francesco Antonio Severino cantore
Francesco Antonio Grotteria tesoriere
Pietro Tigani primicerio
Domenico Rossi arciprete
Marco Aloe canonico
Antonino Curcio canonico
Giulio Faraldi canonico
Giuseppe de Peris
Ludovico Garbeo
Giacinto Sacco
Bernardo Severino
Domenico Terranova
Giuseppe Melea
Giovanni Simone Capozza
1689 – Capitolari
Gio. Vincenzo Infosino arcidiacono
Francesco Antonio Severino cantore
Giulio Faraldi tesoriere
Pietro Tigano primicerio
Domenico Rossi arciprete
Marco Aloe canonico
Giuseppe delle Pera canonico
Ludovico Garbeo canonico
Giacinto Sacco canonico
Domenico Terranova canonico
Giuseppe Melea canonico
Bernardino de Gaudio canonico
Gio. Simone Capozza canonico
Bernardo Severino canonico
Pietro Domenico Vito canonico
Domenico Jannici canonico
1694 – Capitolari
Jo. Vinc. Infusino arcidiacono
Antonio Leto decano
Francesco Antonio Severino cantore
Julius Faraldi tesoriere
Petro Tigano primicerio
Domenico Rossi arciprete
Ludovico Garbeo canonico
Domenico Terranova canonico
Giuseppe Malea canonico
Gio. Simone Capozza canonico
Gio. Francesco Scandale canonico
Pietro Domenico Vito canonico
Sigismondo Cropanese canonico
Antonio Maria de Luca canonico
Petro Palermo canonico
**Titoli delli Sig.ri Dignità e can(oni)ci del R.do Capitolo di
Santa Severina. (1695/1700)
Santo Pietro Martire archidiaconato ( D. Gio. Vincenzo Infosino di
S. S.na)
Santo Todaro decanato ( D.r Marca’Antonio Lati di Santa Severina)
S. Anastasia V. e M. cantorato ( D. Franc’antonio Severino di S.
S.na)
Santa Maria di Niffi seu della Misericordia tesorerato ( D. Leonardo
Lepera di S. S.na)
Santa Domenica primoceriato ( D. Pietro Tigani di S. na)
Santa Anastasia V. arcipreitato ( D. Gio. Filippo Marescalco di S.
Mauro)( Paulo Antonio di Fatio)
Santa Maria di Boncalabria ( D.r can.co Mancuso D. Tomaso di S.
S.na)
Santo Nicolò di Scuraianni ( Can.co Infosino minore D. Giuseppe di
S. S.na)
Santo Stefano di Ferrato ( Can.co Benincasa D. Marc’Antonio di
Mesoraca).
Santo Nicolò delli Millei ( Can.co Terranova D. Dom.co di S. S.na) (
D. Pietro Vincentio Capozza?)
Santo Giorgio penitenzeria ( D.r can.co Borrello D. gerolamo di S.
S.na)
Santa Maria la Neve ( can.co Lepera seniore D. Giuseppe di S. S.na)
Santa Maria li frati ( can.co Ferraro D. Antonio di Policastro)
Santa Lucia ( Can.co Cropanese D. Sigismundo di Mesoraca)
Santa Maria la grotta ( can.co Aversa D. Giovanni di S. S.na)
Santo Vito ( Can.co Scolerio D. Stefano di Rocca Bernarda)
Santa Maria delli Trongali ( Can.co Vito D. Pietro Dom.co di
Mesoraca)
Santa Maria delli Pozella ( Can.co Capozza D. Gio. Simone di S.
S.na)
Santa Maria Oraprome ( Can.co Garbeo D. Ludovico di S. S.na)
Santo Pietro di Sette Porte ( Can.co del Sindico... di Mesoraca) (
D. Dom.co Terranova)
Santo Giorgio di Grottari ( Can.co Lepera iuniore D. Filippo di S.
S.na)
Santa Domenica di Torrotio ( Can.co D. Scolerio)
Santo Nicolò di Grottari ( can.co Mannarino D. Gio. Paulo di
Policastro)
Santo Nicolò d’Armirò ( Can.co Infosino seniore D. Tomaso di S.
S.na) ( Can.co D. Fran.co Ant.o Orangas cosentinus)
** Ecclesiastici secolari cittadini (1743)
Martino Severini cantore di anni 51
Giuseppe Severini tesoriere di anni 28
Paolo Antonio Fazio primicerio di anni 64
Caloggiero Marrajeni canonico di anni 55
Domenico Alessio canonico di anni 65
Francesco Antonio Godano canonico di anni 30
Francesco Cassopari canonico di anni 29
Giulio Sapia canonico di anni 45
Gennaro Vetere canonico di anni 51
Maurizio Giuliani canonico di anni 64
Oronzo Severini canonico
Serafino Iona canonico di anni 53
Tommaso di Cola canonico di anni 32
Bartolo La Rosa canonico di anni 42
Andrea Maltese canonico di anni 41
Carmine Benincasa parroco di anni 35
Domenico Iacometta sacerdote di anni 34
Domenico Torchia sacerdote di anni 25
Francesco Maria Strada sacerdote di anni 61
Giuseppe Mirante sacerdote di anni 37
Giuseppe Carnovale sacerdote di anni 42
Giacinto Borrelli sacerdote di anni 30
Ludovico Carnovale sacerdote di anni 30
Pietro Capozza sacerdote di anni 42
Giuseppe Capozza sacerdote di anni 28
Tommaso Iacometta sacerdote
Domenico Lanzarone sacerdote
Gio Vincenzo Aversa sacerdote
Antonio Catanzaro sacerdote
Giuseppe Vecchio sacerdote
**S.ta Severina 2 Nov(embr)e 1763=
Giuseppe Decano Severino
Giu(sepp)e Can(to)re Mirante
Giu(sepp)e Tes(orie)re Faraldi
Dom(eni)co Ant(oni)o Prim(ice)rio Mirante
Nicolò Arcip(ret)e Marzano
Oronzio Can(oni)co Severino
Tomaso Can(oni)co Manfredi
Gius(epp)e Caloggero can(oni)co Marrajanni
Andrea Can(oni)co Maltese
Giulio Can(oni)co Sapia
Antonio Can(oni)co Sculco
Dom(eni)co Can(oni)co Torchia
Pietro Can(oni)co Capozza
Giacinto Can(oni)co Borrelli
Gius(epp)e Can(oni)co Mirante
Agnello can(oni)co Vichi
Fran(ces)co Ant(oni)o can(oni)co Godano
Rocco Pen(itenzie)re Godano
Pasquale can(oni)co Tallarico
Filippo Vetere
Dom. Ant.o Capozza.
**Capitolo (1784)
Dignità
Arcidiaconato tit. di S. Pietro Apostolo
Decanato Tit. di S. Teodoro Martire
Cantorato tut. di S. Anastasia Vergine e Martire
Tesorerato tit. di S. Maria di Niffi o S. Maria della Misericordia
Primiceriato tit. di S. Domenica Vergine e S. Nicola della Fiumara
Arcipretura tit. di S. Anastasia Vergine e Martire
Personati
Teologato tit. S. Pietro di Setteporte ( can. Sofrè)
Officii
Penitenzierato di S. Giorgio Martire ( Vacante)
Canonicato di S. Domenica di Turroteo (can. Sculco)
Canonicato di S. Maria de Sette Frati ( can. Benincasa)
Canonicato di S. Nicola de Melleis (can.Vitetta)
Canonicato di S. Maria della Neve (can. Ganini)
Canonicato di S. Maria de Migale o S. Maria delli Trongali ( can.
Russo)
Canonicato di S. Maria ora pro me ( can. Aversa)
Canonicato di S. Maria delle Pozella o delle Grotti (di Speolita) (
can. Borelli)
Canonicato di S. Maria di Mon Calabro Boncalabria (can. Iacometta)
Canonicato di S. Maria de Caprari ( Can. Perrone)
Canonicato di S. Nicola de Grottari ( Can. di Torchia vacante)
Canonicato di S. Nicola d’Armirò (can. Casoppero)
Canonicato di S. Nicola de Scurajanni ( can. Soda)
Canonicato di S. Stefano Protomartire de Ferrato (can.De Luca)
Canonicato di S. Lucia Vergine e Martire (can. Pasculli)
Canonicato di S. Vito Martire ( Can. Capaldo)
Canonicato di S. Giorgio Martire de Grottari ( can. di Godano
vacante).
**Dopo l’Unità d’Italia
Arcidiacono Nicola Bilotta
Decano Giuseppe Sacco
Can. Giuseppe Rizza
Can. Michele d’Alfonso
Can. Benedetto Ierardi
Can. Piermichele Bisciglia
Can. Rafaele Apa
Can. Pasquale Iacometta
Il teologo trovasi in Napoli
Can. Antonio Cancelliere
Can. Marco Procopio
Can. Nicola de Simone.
(1601 - S. Mariae (?) de Armiro, vac. ex eo quod Mercurius de
Grotteria archipresbyteratum eiusdem ecclesiae assecutus est inde ab
an. 1572)

