[Una famiglia del ceto medio crotonese: i “La Piccola”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 50-51/2004)
Nel Cinquecento
I “La Picciola” sono già presenti a Crotone all’inizio del
Cinquecento. Bartolo La Piccola abitante in parrocchia di Santa
Maria è annoverato tra coloro che lavorarono alla costruzione delle
nuove fortificazioni della città e del castello. Nella seconda metà
del secolo sono citati Tomascino la Picciola, che abita in
parrocchia di Sant’Angelo vicino alle case di Geronimo Tibaldo, e
Julio La Piccola (L’11 novembre 1570 muore “lo figlo de Julio La
Piccola”. Dip. Som. 315/9, Mensa vescovile di Cotrone, 1570, ff. 57
-62 , ASN).
Nel Seicento
Tra coloro che nacquero nella prima metà del Seicento è
ricordato Pape La Piccola (Nel 1714 dichiara di avere 84 anni, ANC.
611, 1714, 138).
Nella seconda metà del Seicento troviamo i fratelli Gioseppe,
Michele e Antonio. Gioseppe è il più anziano. Nato verso la metà del
Seicento, nel 1719 dichiara di avere 73 anni, è indicato come un
esperto “massaro” e colono (ANC. 612, 1719, 2); in quanto tale nel
luglio 1720 fa una dichiarazione sugli antichi usi agricoli di
Crotone (ANC. 660, 1720, 75) . Pur non possedendo terreni propri, si
dedica al lavoro dei campi, prendendo in fitto per tre anni i
terreni dagli enti ecclesiastici e dai nobili e li mette a semina
(Dal 1701 al 1703 ha in fitto un vignale del monastero di S. Chiara
di Crotone, Platea del monastero di S. Chiara, 1701 – 1704, f.6).
Abita in due case in parrocchia e vicino alla chiesa dei SS. Pietro
e Paolo nelle vicinanze del palazzo dei la Motta Villegas ( Il
palazzo del q.m D. Antonio la Motta Villegas sito in parrocchia dei
SS. Pietro e Paolo confinava con le case degli eredi del q.m Antonio
Varano e le case di Giuseppe La Piccola, ANC. 611, 1710, 71). Alcune
di queste case furono poi comprate da Tommaso Guerra (Il Capitolo
nel 1729 possedeva due case lasciate dal fu Tommaso Guerra, le
stesse che egli aveva comprate da Giuseppe La Piccola, Platea del
R.mo Capitolo 1729/1730, f. 5). Mentre il fratello maggiore è
destinato ad occuparsi dell’attività agricola e del commercio del
grano, “Michele Lapiccola di Cotrone” può dedicarsi agli studi ed a
perseguire una carica pubblica. Esso infatti è presente in molti
atti notarili, in quanto dal 1689 (ANC. 336, 1689, 29) al 1725
esercitò la carica di “Regius ad vitam ad contractus judex”.(ANC.
614, 1725, 58v). Nel 1680 assieme al fratello Antonio comprò dal
canonico Antonio Fernandes una vigna in località Isari (ANC. 336,
1690, 52); vigna di cui in seguito risulta unico proprietario (Nel
1720 il monastero di S. Chiara di Crotone esigeva un annuo censo
sopra la vigna di Michele La Piccola nel vallone di Esaro, Anselmus
, f. 14). Appartenente al ceto medio cittadino, spesso è indicato
con la qualifica di “mastro”(L’oratorio dell’Immacolata Concezione e
delle Anime del Purgatorio nel 1700 aveva in deposito 75 ducati che
erano consegnati al Mastro Michele La picciola (Acta, 124v). Nato
poco dopo la metà del Seicento, nel 1714 ha 58 anni (ANC. 611, 1714,
138), è ancora vivo nel 1725. L’ascesa sociale di Michele La Piccola
darà la possibilità ai suoi figli ed ai suoi nipoti di accedere alle
cariche ecclesiastiche e agli uffici pubblici. Il terzo fratello
Antonio abitava in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo vicino al
palazzo di Geronimo Venturi. (Palazzo di Geronimo Venturi in par.
dei SS. Pietro e Paolo confine al palazzo del S.r Mirtillo
Barricellis e la casa fu d’Antonio La Piccola, ANC. 662, 1727, 29).
Nel 1680 comprò assieme al fratello Michele una vigna (ANC. 336,
1690, 52). Nato poco dopo la metà del Seicento (nel 1715 aveva circa
53 anni, ANC. 659, 1715, 94), nel 1727 risulta già morto (ANC. 662,
1727, 29).
Ognuno per la sua strada
La rinascita economica tra la fine del Seicento ed i primi
decenni del Settecento ed in seguito la formazione del nuovo stato
borbonico offrono nuove opportunità economiche e sociali, favorendo
l’ascesa sociale di alcune famiglie. Possiamo così distinguere
all’interno dei La Piccola il ramo dei massari, quello dei
funzionari pubblici, degli ecclesiastici, dei mastri e dei
lavoranti. Soprattutto la presenza dei La Piccola tra i mastri
“sartori” è particolarmente rilevante, anche perché alcune
appartenenti si sposarono con “sartori” o ebbero figli che
esercitarono tale professione. (Angela La Piccola sposò Giuseppe
Riccio ed ebbe come figli il sacerdote Francesco Antonio ed il
discepolo di “sartore” Dionisio, Catasto Onciario Cotrone, 1743, f.
121); Carmena La Piccola andò in moglie al “lavorante sartore”
Leonardo Scarriglia (Catasto cit., 143).
Il Catasto Onciario di Crotone del 1743 evidenzia la grande
disparità economica esistente tra le varie famiglie dei La Piccola.
Primeggia la famiglia del regio notaio Leonardo, segue quella del
massaro Onofrio, vengono poi quelle del mastro “sartore” Carlo e del
“lavorante sartore” Giuseppe. Quindi quelle dei “fatigatori di
campagna” Giulio e Mario. Pur nella disparità sociale i La Piccola
furono particolarmente vicini all’ambiente ecclesiastico. Alcuni di
loro vestirono l’abito, altri si imparentarono con famiglie dove
erano presenti degli ecclesiastici.
Il Parroco
L’ascesa nella carriera ecclesiastica ha per protagonista Natale
La Piccola, fratello di Onofrio. Nel 1702 è chierico e poi diacono;
nel 1709 nonostante non abbia l’età ascende al sacerdozio (11.3.1709
– Pro Natale La Piccola, diacono, dispensatio super defectu aetatis
– 13 m. – ad presbyteratus ordinem”, Russo F., Regesto, 51251). Nel
febbraio 1711 il parroco Domenico Marturano lascia la chiesa
parrocchiale di Santa Margherita per quella degli SS. Pietro e
Paolo. Subentra Natale La Piccola che diviene il nuovo parroco di
Santa Margherita (Nel 1715 risulta già parroco , ANC. 659, 1715,
43-49), carica che coprirà fino alla morte avvenuta tra il 1763 ed
il 1764 (ANC. 862, 1763, 154v; 916, 1764, 150). Natale La Piccola
ricoprirà anche la carica di ministro del pio Monte dei Morti (ANC.
731, 1729, 27) e, facendosi scudo dei privilegi che gode, interverrà
in molti atti notarili come prestanome di nobili e di affini. Nel
giugno 1715 per mantenere la promessa fatta alla nipote Antonia
Nocera, che aveva sposato Saverio Tropeano di Catanzaro, rivende a
Salvatore Messina per il prezzo di ducati 710 una vigna con due
vignali uniti, che aveva acquistato per 600 ducati all’asta dalla
corte vescovile (ANC., 659, 1715, 43 -49). In seguito compra da
Francesco Cesare Berlingieri un palazzo vicino al monastero di Santa
Chiara, dichiarando in seguito che l’acquisto era stato fatto per
conto e con denaro del cognato Domenico Mirielli (ANC. 660, 1720,
174 -175).
Il massaro
Onofrio La Piccola proseguì l’attività di Gioseppe La Piccola.
Presente negli atti notarili dal 1710 (ANC. 497, 1710, 27) al 1748 (
ANC. 912, 1748, 33), nel 1751 risulta già morto ( ANC. 855, 1751,
132). Sposato, la moglie gli porta in dote alcune case in parrocchia
di Santa Veneranda ( ANC. 659, 1717, 247; Anselmus cit., f. 23v).
Fratello del parroco Natale La Piccola così è descritto nel Catasto
onciario del 1743: Il “massaro” cinquantenne Onofrio La Piccola
abita con i figli Francesco Antonio di 23 anni “in sacris”, il
ventenne Giuseppe, “applicato alla massaria”, il clerico Domenico di
19 anni, lo scolaro quattordicenne Michele e con le figlie Laura di
25 anni e Catarina di 24. Abita in casa propria in parrocchia dei
SS. Pietro e Paolo sotto della quale affitta un basso a Carmine
Valente. Possiede una casa in parrocchia di Santa Veneranda che dà
in fitto. 14 bovi aratori, 3 vacche di corpo, un giovenco, una
giovenca ed una giumenta. ( Catasto cit., f. 167). Tra i figli di
Onofrio, Francesco e Domenico furono avviati alla carriera
ecclesiastica. Il figlio maggiore Francesco asceso al sacerdozio,
nel 1754 risulta già sacerdote ed economo della chiesa parrocchiale
di Santa Margherita. Fu cappellano a Capo Colonna, prestando
assistenza religiosa ai forzati ed ai militari, che erano adetti ai
lavori per il nuovo porto di Crotone ( Dip. Som. Fs. 521, fs.1
(1756), ASN). Ottenuto il canonicato di San Marco nella cattedrale
di Crotone, nel maggio 1764 , a 46 anni, maestro delle cerimonie e
rettore del seminario, lo lasciò per quello più redditizio di San
Biagio nella stessa cattedrale ( Russo F., Regesto, 65474). Dieci
anni dopo, nell’agosto 1773 lasciò il canonicato di San Biagio per
quello di San Silvestro ( Russo F., Regesto, 66630), che tenne fino
al giugno 1775, quando dovette lasciarlo per una lite ( Russo F.,
Regesto, 66808). Nell’agosto 1778, a 60 anni, lascia il canonicato
di San Biagio per quello della SS. Annunziata e San Cataldo sempre
della cattedrale di Crotone ( Russo F., Regesto , 67237), che
manterrà ancora nel 1793 (Catasto Cotrone , 1793, f. 146v). Nel
dicembre 1772 il canonico aveva comprato una casa palaziata dai
fratelli Rinaldi ( ANC. 917, 1772, 113). Domenico, diacono nel 1746
(ANC. 912, 1746, 25v), in seguito divenne sacerdote. Nel febbraio
1756 ottenne il beneficio semplice di San Giacomo nella cattedrale
di Crotone ( Russo F., Regesto, 63753), che tenne per poco tempo in
quanto nel maggio dell’anno seguente ne restò privato a causa di una
lite ( Russo F., Regesto, 64094). In seguito si trasferì a Napoli.
(ANC. 916, 1764, 150).
Nel 1763 / 1764 Francesco e Michele La Piccola cercarono di ampliare
la loro abitazione ma entrarono in lite con il vicino Domenico
Greco. Il palazzo dei La Piccola, che era stato del padre Onofrio e
dello zio Natale, era situato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo
ed è descritto come”isolato e consistente in più e diverse camere
superiori, inferiori e loro bassi con vaglio ammurato scoverto”.
Esso era dirimpetto e separato da una strada da quello dei Greco,
cioè quello dei Greco era verso la parte orientale e quello dei La
Piccola nell’occidentale. La lite sorse quando i fratelli La Piccola
cominciarono ad innalzare la muraglia del vaglio scoperto ed a
costruirvi sopra oscurando una finestra del quarto inferiore del
palazzo dei Greco. ( ANC. 916, 1764, 149v – 152).
Nel 1790 Michele era ancora vivente; egli aveva ereditato i beni ed
i debiti dello zio Natale ( Come erede di Natale La Piccola doveva
pagare un censo annuo al Monte dei Morti dell’Immacolata Concezione
di ducati 4 e grana 80, D. Aragona Reg. Amminin. Lista di Carico,
1790, f. 34) ed assieme a Raffaele Antico anche quelli di Leonardo
Antico ( D. Aragona cit. ff. 20v, 38v).
Il mastro sartore
Il mastro “sartore” trentaduenne Carlo La Piccola è coniugato
con la venticinquenne Agela Schipani. Vive con i figli Domenico di
otto anni, Michele di due, Isabella di dieci e Anna di sei. Abita in
casa del sacerdote Gio. Battista Schipani, suo cognato, in
parrocchia dei SS. Pietro e Paolo. La casa dove abita è situata
vicino alla chiesa. Possiede quattro casette portate in dote dalla
moglie, che dapprima affitta (Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 39)
e poi vende agli Sculco. ( “D. Gio. Battista Schipano si trova nel
leggittimo e quieto possesso di un palazzo pervenutoli dall’eredità
del q.m Giuseppe Schipano suo padre parte e parte dall’eredità del
q.m Francesco Antonio suo fratello, quali coeredi di d.o fu di loro
padre, sito entro questa città parrocchia dei Santi apostoli Pietro
e Paolo confine quello olim di Magliari ora di Prospero Giaquinta di
un lato e dall’altro alcune casette locate da essi Sig.ri Sculco e
del Sig. D. Alfonso Aragona, ed altri fini via publica però
intermezza al palazzo di essi Sig.ri Sculco e di altre case locande
da medesimi: comprate dall’olim coniugi Carlo La Piccola ed Angela
Schipano” ( ANC. 1129, 1767, 116 – 117). Nel 1767 i coniugi Carlo La
Piccola ed Angela Schipano, che abitavano in un palazzo vicino a
quello degli Sculco, sono già morti mentre sopravvivono i figli e
fratelli germani Domenico e Michele. Michele La Piccola, facoltoso
mercante, dedito al commercio granario ed al prestito di denaro,
assieme a Giuseppe Profeta nell’ottobre 1763 prende in fitto per tre
anni dall’abate Perrelli, residente in Roma, l’abbazia di Nastasi
che possiede numerose terre in territorio di Isola. Fa parte della
congregazione laicale della B. V. M. Immacolata e l’Anime del
Purgatorio della quale riveste anche le cariche: nel 1761 è cassiere
( ANC. 861, 1761, 184) e nel 1778 è “Superiore”, ( ANC. 1345, 1782,
32).Il 5 aprile 1772 Domenico, Giuseppe e Margherita La Piccola,
fratelli e sorella, figli del fu Carlo e nipoti materni del canonico
Gio. Battista Schipano, anche a nome del fratello assente Michele,
stipulano un contratto ( ANC. 917, 1772, 22). Giuseppe La Piccola è
ricordato come mastro ( ANC. 1329, 1781, 97).
Il fatigatore di Campagna
Il “fatigatore di campagna” Giulio La Piccola ha 36 anni ed
abita con fratello ammalato Dionisio di 34 anni. Fanno parte della
sua famiglia anche la sorella vedova Paola di 30 anni con le figlie
di questa, Beatrice di 11 anni e Lucrezia di 10. Tutti abitano in
casa del cugino Leonardo Scarriglia. (Catasto cit. ,f. 119).Era
ancora vivente nel 1761.
Il notaio
Leonardo La Piccola, figlio di Michele, indicato come “clerico”
in un atto notarile del 1714 ( ANC. 659, 1714, 97), risulta che
esercitò la professione di regio notaio dal 1718 al 1750. Il 13
gennaio 1721 ottenne la dispensa papale per sposare Helena La Nocita
per l’impedimento del 3° e 4° grado di affinità. ( Russo F.,
Regesto, 54224) ed il 30 marzo successivo, in presenza dei testimoni
D. Gregorio Montalcini e D. Gregorio Aragona, il parroco di Santa
Veneranda ed Anastasia visto il decreto papale congiunse in
matrimonio Leonardo La Piccola della parrocchia dei SS. Pietro e
Paolo ed Helena La Nocita della parrocchia di Santa Veneranda.(
Arch. Vesc. Crotone). Ben presto dovette però rimanere vedovo.
Alcuni atti notarili lo hanno come protagonista: da uno di essi si
apprende di una lite con Orazio Zurlo( il 26 settembre 1717 presso
il notaio Pelio Tirioli in presenza del regio giudice di Crotone
Saverio Amore, alcuni abitanti di Crotone dichiaravano di essere
stati convocati dallo scrivano della Regia Udienza di Catanzaro per
testimoniare “se il S.r Oratio Zurlo havesse buttao sopra di
leonardo La Piccola un vaso di sporchitie”. Poichè affermarono di
non essere a conoscenza del fatto, furono trattenuti dallo scrivano
per sei giorni nella casa della corte “ con molto trapazzo, e
precise nel dormire”, ANC, 659, 1717, 191v- 192r); in un altro, in
data 10 giugno 1722, Caterina Lo Presto, vedova di Paulo Commenale,
dichiara di aver fatto a suo favore una donazione ( ANC. 661, 1722,
130). Nel catasto del 1743 la famiglia del cinquantenne “pubblico
regio notaro” Leonardo La Piccola è composta dai fratelli Pietro,
nobile vivente di 48 anni, Giacinto, “speziale di medicina” di 34
anni, Marcello, “capitano torriero” di 49 anni, e dalle sorelle
Margarita di 40 anni, Teresa di 38, Teodora di 35 e Angelica di 29.
Vi sono poi la nipote Antonia Mirielli di 21 anni e la madre Anna
Martorana di 74 anni. Abita in casa propria in parrocchia di Santa
Margherita e possiede 14 giumente, 5 polledri selvaggi, 15 troie ed
un somaro. Possiede anche un vignale, ( Catasto cit., f. 148).
Pietro lasciò erede Girolama Capozza ( Platea mensa vescovile per il
1780, f. 15).Marcello oltre che “capitano torriero”, svolge anche il
lavoro di rais; nel 1742 “erige e prepara la solita tonnara nel Capo
delle Colonne” ( ANC. 854, 1742, 28). Marcello è inoltre citato come
adetto ai servizi della casa degli aristocratici Suriano. “Salariato
e provisionato” dal decano Filippo Suriano, spesso è in viaggio in
quanto svolge la mansione di sovracarico nelle estrazioni di grano
via mare anche fuori regno ( ANC. 1124, 1748, 31v). Giacinto ricoprì
la carica di eletto (ANC. 854, 1746, 46) e di sindaco (1752/1753)
della seconda piazza. Teodora non si sposò e passò gli ultimi giorni
della sua vita come superiora del conservatorio delle Vergini sotto
il titolo della Madonna Addolorata. IL conservatorio era situato in
parrocchia del SS. Salvatore ed era stato fondato dal vescovo
Domenico Zicari ed aperto il 16 luglio 1755. Morì nell’agosto 1755 e
fu seppellita nella sepoltura gentilizia dei La Piccola situata
nella cattedrale. Angela si sposò con Giuseppe Riccio e nel 1755
risulta vedova ( ANC. 858, 1755, 194 -196).
Il lavorante sartore ed il pittore
Il “lavorante sartore” Giuseppe La Piccola di 28 anni abita con
il fratello Antonio, lavorante calzolaio di 18 anni. L’altro
fratello, il quindicenne Nicola, “applicato alla professione di
pittore”, è assente. Compongono la famiglia la sorella Genueffa di
20 anni e la madre Lucrezia Piscitello di 46 anni. Non è nominato e
quindi non fa parte della famiglia il padre Leonardo, che
evidentemente per sfuggire le tasse è stato inserito nell’altra
famiglia. Giuseppe, in quanto capo fuoco, abita in casa in affitto
in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis e non possiede cosa
alcuna,. (Catasto cit., f. 110). Antonio “mastro calzolaro” con gli
altri “mastri calzolari” il 26 settembre 1754 chiede di essere
ammesso in qualità di fratello nell’arciconfraternita del SS.
Sacramento (ANC. 1266, 1754, 207 -209). Nicola La Piccola, figlio di
Leonardo e di Lucrezia Piscitello, trasferitosi in giovane età a
Roma, sarà un valente pittore. Discepolo di Francesco Mancini,
alcune sue opere di carattere religioso abbelliscono diverse chiese
della capitale (Basilica dei SS. Apostoli, Chiesa di S. Caterina),
altre decorano villa Albani e palazzo Chigi. Nel 1772 inviò una
supplica al papa Clemente XIV per ottenere la grazia della
successione nella carica di custode del Museo Capitolino delle
statue, ufficio che era esercitato allora dall’abate Cippoloni. Una
volta resasi vacante per morte del titolare, chiese di esercitarla
per tutta la vita con gli onori e pesi annessi a tale impiego.
Suggerì inoltre che tale carica venisse per l’avvenire sempre
esercitata da un accademico pittore, o scultore, della Romana
Accademia. La richiesta fu accolta dal papa con un breve del 15
dicembre 1772 in virtù “della diligenza, integrità ed eccellente
abilità nell’arte della pittura” del richiedente (Secr. Brev. 3762,
ff. 91 -92, ASV.). Nicola La Piccola morì a Roma in povertà nel
1790.
Il fatigatore di Campagna
Il “fatigatore di campagna” di 25 anni Mario La Piccola abita in
una casa in affitto con la sorella uterina di 18 anni Flavia Gotti.
(Catasto cit., f. 153).
Crisi economica ed emigrazione
A causa della crisi economica della seconda metà del Settecento,
che colpisce il mercato del grano ed in specie l’area crotonese,
molti abitanti lasciano la città di Crotone per Napoli e Roma. Essi
percorrono la via del grano verso i centri del potere commerciale,
ecclesiastico e statale. Alla fine del secolo, come evidenzia il
catasto del 1793, rimarrà in città una sola famiglia dei La Piccola.
Essa sarà composta da Michele La Piccola, figlio di Carlo, di 64
anni, dal figlio Giuseppe di 24 anni e dal canonico D. Francesco di
80 anni. Michele possiede alcuni bassi sotto la sua casa che
affitta, un “molino macinante”, una vigna e dichiara di aver dato in
prestito denaro per il valore di 800 ducati. ( Catasto Onciario
Cotrone, 1793, f. 102). Giuseppe fa parte del ceto medio (1800).
Alla ricerca dei simboli aristocratici:Una badessa borghese
Rosa Lapiccola, compiuto il noviziato nel monastero di Santa
Chiara di Crotone, professò il 25 ottobre 1832 e col nome di Maria
Michela ( Platea del Vble monastero delle Clarisse di Cotrone, a.
1832, f. 16) fu la prima clarissa a prendere il velo in Santa Chiara
senza essere nobile e fu l’unica badessa di estrazione borghese.
Essa fu presente nel monastero di Crotone dal 1832 al 1876, anno
della sua morte. Durante tale periodo fu anche due volte badessa e
precisamente nel triennio 1837 / 1839 e dal 1849 / 1852.
La continuità ecclesiastica
Gio. Battista La Piccola fu sacerdote (10/12/1809). Francesco La
Piccola fu canonico ( 1853 -1896), insegnò matematica e fisica nel
seminario di Crotone ed è ricordato come filoborbonico al tempo
dell’Unità d’Italia.

