[Il giorno della Maddalena a Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 17/2001)
Il giorno della Maddalena, 22 luglio, cade subito
dopo la raccolta del grano. Perciò spesso ricorre nei contratti
rogati dai notai di Crotone, città che vive sul commercio
cerealicolo e dove il ceto dominante, formato dall’aristocrazia e
dal clero, controlla il ciclo del grano dalla semina alla vendita,
ciclo che ha come asse portante e fondamentale l’opera ed il lavoro
dei coloni. Questi, costantemente indebitati per poter mantenere le
loro famiglie, in autunno devono obbligarsi con i possidenti della
città per avere in fitto le terre, i buoi per arare, i semi ed il
grano per nutrirsi fino al nuovo raccolto, tempo nel quale, per
sdebitarsi, dovranno vendere ai mercanti a bassissimo prezzo il loro
prodotto. In quanto questa “poverissima e piccola città vive
senz’altra industria di seminare grani et altre vettovaglie e nella
raccolta li poveri massari vendono il grano raccolto a mercanti per
Napoli et altri luoghi per esimersi dalli debiti contratti
nell’inverno per vivere e coltura del loro seminato e quando li
riesce fruttuosa la raccolta si ritengono parte del grano per la
nuova semenza e per il loro vitto et alla magior parte anche li
manca questo, si che si vede chiaramente che nel mese di agosto il
grano passa tutto in potere de mercanti e pochi ritengono il loro
bisognevole”1. In caso di carestia poi “non vi è cittadino, che per
campare miserabilmente con la sua famiglia, non sia stato costretto
vendersi a baratto tutto il suo avere, per comprare a caro prezzo il
grano per proprio sustentamento, e a chi non è bastato il vendersi
li beni di fortuna, hanno pignorato le proprie persone a creditori e
li rustici astretti dalla necessità per non restare dell’in tutto
insementati li campi, non si sono curati soggiacere a qualsivoglia
patto vantaggioso verso li loro creditori e perché la maggior parte
non solo de cittadini ma del marchesato tutto, che circa il
negotiare dei grani siegue la norma di detta città, si sono
accredenzati il grano con patto di doverlo pagare a quel prezzo che
si vende nel mese di maggio nel qual tempo si suole ordinariamente
alterare più del dovere, …di modo che dovendo un povero huomo pagare
diece tumola, se lo volesse ricompensare in tanto grano nuovo…, non
li basterà tutta la sua massaria per pagarli o dovendoli pagare in
denaro, dovrà stare per più anni schiavo con li suoi creditori per
estinguere con le sue fatiche il debito”2.
Il prezzo del grano
I coloni prendono in prestito il grano al prezzo corrente, che
sul tardo autunno è molto più alto che al raccolto. A volte essi
sono costretti ad obbligarsi a pagarlo alla voce di maggio, quando
cioè esso raggiunge il prezzo più elevato, dando in pegno al
creditore oggetti ed animali, che verranno restituiti al raccolto,
quando cioè essi venderanno il loro grano al prezzo più basso e con
i soldi ricavati pagheranno i creditori. Ciò comporta che, per
saldare, spesso i coloni dovevano vendere, o consegnare, anche il
triplo o il quadruplo del grano avuto. Sempre che l’annata non sia
stata particolarmente arida, altrimenti il creditore si rivaleva sui
pegni ed i pochi averi, facendoli mettere all’asta pubblica e, se
ciò non basterà, manderà in prigione il malcapitato. A causa
dell’oscillazione del prezzo del grano, che al raccolto è minore e
poi cresce fino alla nuova mietitura, i coloni si obbligavano per
poter vivere a restituire nel giorno della Maddalena quantità di
grano di gran lunga maggiore di quello avuto in prestito. Per questa
sua particolare collocazione il giorno della Maddalena è spesso
scelto nei contratti, dove almeno una delle parti è costituita da
coloni o massari; cadendo subito dopo il raccolto, essi possono col
grano, o col denaro ricavato dalla vendita, estinguere i debiti e
gli obblighi contratti durante l’annata. Il 18 novembre 1693 in
Crotone i fratelli Dionisio e Cristofalo Giaquinta ed Antonio
Rinaldo di Crotone si obbligano a pagare all’aristocratico Annibale
Berlingieri “alla madalena” prossima ventura 1694 ducati 140, tari 3
e grana 11, che sono a completamento di maggior somma di tutti i
conti avuti fino ad oggi sia di denaro avuto sia di altro ed in più
pagare sempre al Berlingieri nello stesso giorno il prezzo di 140
tomola di grano, che sono per altrettanti a loro consegnati e pagare
detto grano “conforme si pagaranno l’altri grani dati comunemente a
credito”3.
Sempre nello stesso giorno Antonino Zupo ed i fratelli Francesco e
Domenico Papasodaro di Crotone si obbligano a consegnare al cantore
della cattedrale di Crotone, Diego Berlingieri, “alla Madalena”
prossima ventura 1694 tomola 82 di grano, i quali sono per l’affitto
per un anno continuo di 14 giovani buoi. Essi affermano di averli
ricevuti mesi addietro, sani e perfetti e promettono restituirli
nella stessa condizione una volta che sarà finita la raccolta
prossima ed in caso che qualche bue morisse per loro negligenza, si
impegnano a pagarlo, al prezzo che sarà stabilito da esperti4.
Il mercante crotonese Domenico De Laurentiis, corrispondente del
barone Ignazio Barretta, all’inizio del 1719 anticipa ad alcuni
massari del denaro come caparra, obbligandoli a consegnargli
stabilite quantità di grano e maiorche al prezzo della voce, che
sarà fissata al raccolto a Crotone. Venuto il dì della Maddalena, 22
luglio 1719, i massari per la scarsa raccolta non consegnano il
grano pattuito e “fanno li sordi, poco curandosi del danno”, che
patisce il De Laurentiis, il quale deve mandare il grano a Reggio
per fare il pane alle milizie regie5.
Il 29 aprile 1731, davanti al notaio Stefano Lipari di Crotone ed in
presenza di testimoni, Domenico Arcuri, figlio di Massenza di Cruce
e fratello di Antonia Arcuri, dichiarava che assieme alla madre ed
alla sorella nel 1729 prese a credito dal mercante Pietro Asturello
quattro tomola di grano alla ragione di carlini 15 il tomolo, tale
era infatti il prezzo al quale si vendeva il cereale in quel
momento. Non avendo denaro, gli acquirenti diedero in pegno
all’Asturello un corpetto di velluto e una gonnella di amuer neri
usati e promisero di pagare nel dì della maddalena di quell’anno
1729. Venuto però il momento del pagamento riuscirono a dare al
creditore solo una parte e cioè 15 carlini dei ducati 6, ai quali si
erano obbligati. Il mercante, non avendo ricevuto tutto il denaro,
si rivalse sui pegni e per i restanti ducati quattro e mezzo, che
avanzava, voleva ottenere il mandato dalla Regia Corte di Crotone
perché fossero messi all’asta il corpetto e la gonnella ma poi,
accogliendo le preghiere dei debitori, fece apprezzare i pegni da un
mastro e li vendette, direttamente ricavando ducati cinque, anche
perché erano particolarmente consumati. I debitori tuttavia furono
molto contenti, in quanto riuscirono ad avere indietro cinque
carlini6.
Nel dicembre 1772 il primicerio della cattedrale di Crotone Diego
Zurlo concede a credito grano ad alcuni coloni. Il prezzo del grano
ceduto è concordato per quello “che attualmente si vende e si compra
in contanti”. Essendo a fine anno esso è già aumentato rispetto a
quanto valeva al raccolto. I coloni si impegnano a pagare nel giorno
della Maddalena dell’anno seguente, cioè al momento del raccolto
quando il prezzo del grano è al suo minimo7.
Il giorno dei pagamenti
In una città il cui il tempo è quello scandito dalla coltura del
grano e dove la vita sociale ed economica degli abitanti dipende
dall’andamento dei raccolti, nel giorno della Maddalena giungono a
termine anche relazioni e scambi non direttamente legati alla
produzione cerealicola. Infatti non solo questo giorno è indicato
dai coloni, i quali venduto il prodotto, possono avere il denaro
liquido, per poter saldare debiti di varia natura contratti durante
l’anno, ma in esso trovano conclusione anche pagamenti ed obblighi
che riguardano in genere la vita sociale degli abitanti. Segno
evidente del ruolo primario, che ebbe la cerealicoltura fin
dall’antichità a Crotone, tale da condizionare profondamente ogni
aspetto della vita e da far assumere a questo giorno un significato,
che va ben oltre la sua valenza originaria, quella cioè di regolare
i rapporti economici tra coloni e possidenti, per farlo assurgere a
tempo di riferimento per tutta la collettività. Il 21 gennaio 1614
in Crotone l’aristocratica Lucretia Ormazza, vedova di Gio. Geronimo
Berlingeri, avendo i suoi beni gravati da censi e debiti, ne vende
una parte al figlio Gio. Andrea Berlingieri. L’Ormazza, che possiede
una continenza di case, un palazzoto con due case terranee, una
vigna con case, torre, pozzo e giardino, cede al figlio il tutto,
trattenendosi solo la metà della continenza di case, per il prezzo
di ducati 700. Il figlio si obbliga a pagare i creditori ed a
consegnare alla madre la somma rimanente di ducati 235 “al di della
Madalena p. futura del presente anno 1614”8.
L’otto aprile 1620 in Crotone su richiesta della clarissa Gesimunda
Susanna, il notaio Francesco Rigitano con un folto gruppo di
testimoni costituito da ecclesiastici e nobili, tra cui Gio.
Battista de Nola, si reca davanti le grate di ferro nella chiesa del
monastero di Santa Chiara. La clarissa con il consenso della badessa
Lucrezia de Mandile e della vicaria Lucrezia de Nola dichiara che
negli anni precedenti, ispirata da Dio, decise di abbandonare il
mondo e farsi monaca. Perciò entrò nel monastero e con l’aiuto dei
fratelli Gio. Alfonso e Camillo Susanna consegnò la dote spirituale
ed in tal modo le fu possibile dare la professione. Oggi perciò per
l’aiuto avuto fa un atto di rinuncia in favore dei fratelli di ogni
diritto su beni o eredità che le potrebbero spettare. Per converso
il fratello Alfonso, anche a nome dell’altro fratello Camillo, per
l’amore che nutre verso la sorella si obbliga a consegnarle
cinquanta ducati in due volte: ducati 25 “in die madalenae primae
futurae” e altri ducati 25 ”in die madalenae secundae venturae”
dell’anno entrante 16219.
Il 2 giugno 1627 in Crotone viene stipulato il contratto
matrimoniale tra Dianora Capicchiano e Gio. Francesco Cerrello,
entrambi di Crotone. Il matrimonio è stato trattato da comuni amici
e fu fissata una dote del valore di ducati 400. La madre della
futura sposa promise ducati 150 di mobili da consegnarsi nel dì
dell’affidare e ducati 80 in contanti da versarsi il giorno otto
settembre prossimo 1627; la nonna si impegnò a dare una casa in
parrocchia di Santa Maria Prothospatariis del valore di ducati 70 ed
il fratello ducati 100 in contanti, da consegnare nel dì della
Maddalena prossima futura 162710.
Il 5 febbraio 1628 in Crotone l’aristocratica Adriana Berlingieri,
vedova di Fabrizio Lucifero anche a nome dei suoi figli minori Mutio
e Giovanni, figli ed eredi del padre Fabrizio, per pagare alcuni
debiti ed estinguere degli obblighi, vendono due casette terrane con
la possibilità di alzarle fino all’altezza del loro confinante
palazzotto, situato in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis, al
chierico Scipione ed ad Alfonso Protospatari per ducati 70. Gli
acquirenti pagano subito ducati 15, per i restanti ducati 55
asseriscono di doverli riscuotere il dì della Maddalena 22 luglio
prossimo 1628 dal Manilio Mulè, un colono originario di Pentidattilo
ma abitante a Crotone, al quale hanno venduto una mula di tale
valore11.
Il 13 novembre 1645 in Crotone Dianora, vedova di Petro Antonio
Criace vende a Mario Rullo una casa situata “in ribellino”, nella
parrocchia di S. Maria de Prothospatariis per il prezzo di ducati
35, dei quali l’acquirente ne pagò ducati 10 in contanti e per i
rimanenti 25 si impegnò a versare alla venditrice ducati 15 “in die
magdalenae” 1646 ed i rimanenti 10 “in die magdalenae” del seguente
164712.
Note
1. Prov. Caut. Vol. 328, f.62 (1709), ASN.
2. Prov. Caut. Vol. 103, ff. 15-16v, (1720), ASN.
3. ANC. 337, 1693, 138.
4. ANC. 337, 1693, 150.
5. I massari che avevano ricevuto la caparra erano Isidoro Messina
per tomoli 200, Mimmo Suriano per tomoli 116, Domenico e Gaetano
Capocchiano per tomoli 371 e ½, Matteo e Francesco Arrighi tomoli
62, Leonardo e Francesco Avarelli tomoli 65 e ½, Domenico Manfreda
per tomoli 6 ½, Domenico Barbieri tom. 16, Antonio mArino tom 50,
Isidoro La Nocita e Diego Miscianza tom 25 ed Antonio Paglia tom.
15, ANC. 612, 1719, 84v-85.
6. ANC. 614, 1731, 25v-26r.
7. Il 2 dicembre 1772 Michele Viscono ottiene dal primicerio tomola
12 di grano che a ragione di carlini 12 e grana 7 ½ il tomolo fanno
ducati 15 e grana 30, che il Viscono si obbliga a dare nel giorno
della Maddalena 1773; Michele d’Amico il 7 dicembre 1772 riceve
tomola 100 di grano che a ragione di carlini 12 e grana 5 fanno
ducati 125 che consegnerà nel giorno della Maddalena 1773; Il 18
dicembre 1772 Pietro Toscano riceve 16 tomola di grano che a ragione
di carlini 12 e grana 5 fanno ducati 20 che egli consegnerà nel
giorno della Maddalena, ANC. 1665, 1772, 5-6.
8. ANC. 108, 1614, 167.
9. ANC. 49, 1620, 4-5.
10. ANC. 118, 1627, 32 –34.
11. ANC. 118, 1628, 20v-21.
12. ANC. 119, 1646, 98-99.

