[Lotte per il potere a Crotone nel Seicento. Ascesa e decadenza della casata dei Suriano]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 47/1998-1/1999)
Alla metà del Seicento a Crotone la casata dei
Suriano era composta da quattro rami principali : di Gio. Dionisio
Suriano, dell'Abbate Gio. Pietro Suriano, di Dezio Suriano e di
Scipione Suriano; quest'ultimo era detto anche dei Suriano Ralles.
Le quattro famiglie Suriano
Gio. Dionisio Suriano con la sua famiglia abitava in parrocchia
di San Pietro.
Dall'unione tra Gio. Dionisio Suriano, futuro barone di
Apriglianello, e Vittoria Mangione nacque Annibale. Morta la moglie,
Gio. Dionisio Suriano si risposò con Lucrezia Lucifero; nacquero
Francesco, Diego, Laura, Lucrezia, Anastasia, Auria, Dianora,
Clarice, Antonia e Beatrice.
Gio. Dionisio fece fortuna ed accumulò terre e ricchezze. Comprò nel
1632 il feudo della Garrubba dal congiunto Scipione Suriano e nel
1640 il feudo di Apriglianello dal principe di Strongoli Francesco
Campitelli. Fece edificare nella chiesa dei Cappuccini una cappella
dedicata a Sant'Anna, dove troveranno dimora le sue spoglie, della
consorte Lucrezia Lucifero e dei suoi discendenti, i quali
lasceranno al convento numerosi legati per dire messe in suffragio.
Annibale Suriano, primogenito di Gio. Dionisio, ebbe dal padre il
feudo della Garrubba ed altre terre, sposò dapprima Morana Barracco
; dall'unione nacque Domenico. Morta la moglie, Annibale si risposò
con Luccia de Nobili che gli diede numerosi figli : Ignazio,
Prospero, Giacinto Geronimo, Vittoria, Teresa e Maria.
Domenico successe al padre nel feudo della Garrubba; egli si unì nel
1655 con Anna Suriano ( figlia di Dezio e di Beatrice della Motta
Villegas ?)che gli diede i figli Antonio, Domenico, Annibale e
Morana. Antonio successe al padre nel feudo della Garrubba e Morana
andò sposa a Gio. Battista Barricellis.
Geronimo intraprese la carriera ecclesiastica e fu dapprima canonico
e poi arcidiacono di Crotone. Prima di morire istituì un legato per
la cappella dedicata all’Immacolata Concezione in cattedrale. La
cappella potette quindi godere di un semplice beneficio di
iuspatronato laicale, divenendo così una cappella dei Suriano.
Vittoria, Teresa e Maria furono rinchiuse nel monastero di Santa
Chiara.
Giacinto Suriano nel 1665 si unì con la cugina Popa o Ippolita
Suriano, figlia di Detio e di Beatrice della Motta Villegas,
nacquero Cesare e Detio.
Diego Suriano ebbe il feudo di Apriglianello, si sposò con Caterina
Montalcini che gli diede un'unica figlia ,Antonia la quale nel 1669
andò sposa a Gio. Nicola De Filippis, figlio del barone di Carfizzi.
Francesco Suriano, il più giovane dei tre, fu avviato alla religione
di Malta e divenne cavaliere gerosolimitano.
Laura, Lucrezia e Anastasia presero il velo nel monastero di Santa
Chiara, Clarice andò sposa a Francesco Montalcini e Antonia a Iulio
Pallone.
Dezio Suriano e la sua famiglia abitavano in parrocchia di Santa
Margherita.
Dezio Suriano si unì con Beatrice Della Motta Villegas, figlia di
Antonio e di Eleonora Leone, nacquero Dianora, Cesare, Antonia,
Ippolita, Vittoria e Anna.
Dall'unione di Cesare con Laura Presterà nacque Francesco. Dianora
si sposò dapprima con Gio. Battista D'Ayerbis d'Aragona, rimasta
vedova si risposò con Gio. Paulo Pipino. Vittoria si unì con
Domenico Geronda e Ippolita con Giacinto Suriano.(Anna con Domenico
Suriano?)
Gio. Petro Suriano e la sua famiglia abitavano in parrocchia di San
Pietro.
Jo Petro Suriano si unì nel 1626 con Vittoria Lucifero, figlia di
Fabrizio e di Adriana Berlingieri. Nacquero Muzio, Orazio, Antonio e
Livia.
Muzio fu arcidiacono di Crotone e poi nel 1674 arcivescovo di Santa
Severina..
Livia si sposò con Giuseppe Lucifero e tra i numerosi figli ci fu
Fabrizio che sarà barone di Apriglianello.
Antonio resse la carica di luogotenente del regio secreto e mastro
portolano di Calabria Ultra ; tra i suoi figli ci furono Pietro,
Elisabetta, Giuseppe e Jo. Petro.
Giuseppe si sposò con Sculco Hieronima ,figlia del barone di
Montespinello Bernardo Sculco.
Pietro si unì con Maria del Castillo, nacquero Ippolita, Francesco
Antonio e Giuseppe. Ippolita si unì con Fabrizio Lucifero, barone di
Apriglianello.
Scipione Suriano ereditò dal padre Ottaviano il feudo della Garrubba
che vendette poi a Gio. Dionisio Suriano. Si unì con Caterina
Geronda.
Lasciò eredi due figli Diego ed il clerico Felice, detti Suriano
Ralles, in giovane età. Il patrimonio male amministrato dai tutori e
dai giovani eredi in breve venne meno e così anche la famiglia.
La nobiltà cittadina in lotta tra papato ed impero
Il partito filospagnolo e quello filopapale si contendevano il
potere a Crotone e nel Marchesato. Da una parte primeggiavano i
Montalcini, con i loro alleati, dall'altra i Suriano.
I Suriano erano preminenti nelle cariche ecclesiastiche. Essi
ressero per tutto il Seicento l'arcidiaconato che era la seconda
carica religiosa, dopo quella vescovile, dapprima con Prospero, poi
con Mutio e quindi con Hieronimo. L'abbate Gio. Pietro, confrate
della confraternita del Rosario, e Mutio ricoprirono anche la carica
di vicario generale della chiesa cattedrale, il primo nel 1657 ed il
secondo nel 1666. Mutio fu arcivescovo di Santa Severina e Prospero
e Giuseppe furono cavalieri Gerosolimitani. La famiglia contava
numerosi canonici, chierici, badesse e clarisse.
Il frequente ricorso a matrimoni tra cugini aveva loro permesso la
conservazione e l'integrità delle proprietà che in caso di crisi
circolava all’interno dei vari rami della casata, anche se spesso
separati da odi e rancori. Molteplici vincoli familiari ed economici
legavano i Suriano ai Lucifero, una famiglia molto potente.
Le fazioni lottavano per sistemare i loro congiunti ed affiliati
nelle cariche ecclesiastiche e pubbliche, da dove potevano
controllare il mercato delle terre e del grano ed esercitare il
contrabbando.
I numerosi agguati e uccisioni spesso segnavano l'avanzare o la
sconfitta delle famiglie.
Nascoste nelle campagne e nei conventi, protette e ben alimentate,
al riparo dalla giustizia, operavano le bande armate, composte dai
figli cadetti e dai "creati di casa" delle varie casate con
fuorusciti e ricercati. Tra esse ve n’era una al comando di Scipione
Montalcino, "homo homicidiario", ed un’altra guidata da Alessandro
Suriano. Questi capibanda con altri delinquenti, erano pronti ad
eseguire gli ordini di morte e di distruzione che giungevano dalla
famiglia, che era in città.
All' "hora dell'Ave Maria li Clerici Alessandro Suriano, Fabritio
Spina, Antonio Urso et altri hanno tirato più archibusciate al
clerico Francesco Maria Montalcino, di Fabritio , et al Clerico
Francesco Montalcino a tempo che passavano a cavallo davanti la
chiesa di Santo Francesco D'Assisa in comitiva d'altri persone".
La risposta non tarda molto. Valerio Antonio Montalcino e Francesco
Maria Montalcino, zio e nipote, incaricano i loro sicari di uccidere
il notaio Giuseppe Lauretta di Santa Severina. Contando sulla
protezione del preside della Provincia e sulla potenza che godono,
se ne vanno tranquillamente liberi.
Su istanza dei congiunti dell'ucciso interviene la Gran Corte della
Vicaria, che ordina di incarcerare i Montalcini con il loro servo
Giuseppe Papara. Temendo che, per la potenza e per le protezioni di
cui godono gli assassini, non si faccia giustizia, la Gran Corte
avoca a sé il processo.
Guerra, carestia , pestilenza e contrabbando
A complicare e rendere più difficile la situazione, nell'estate
del 1667 era iniziata la nuova guerra franco - spagnola con grave
pericolo e danno per la libera navigazione ed i commerci del
Mediterraneo. Ad essa si unirono le cattive annate che, iniziate
nella primavera del 1668, si prolungheranno.
Nel 1668 il sindaco dei nobili della città, il capitano Domenico
Barricellis, ed il sindaco del popolo, Lelio De Vite, facevano
presente la grave crisi alimentare, che stava per attanagliare la
popolazione a causa del fallimento del raccolto. La Regia Udienza,
preso atto della grave situazione, per sfamare la popolazione
emanava un bando. Fu vietata l'esportazione dei cereali dalla città
e si obbligò i mercanti a consegnare, a seconda della quantità che
avevano, parte del grano, che avevano ammassato nei magazzini. Il
grano così requisito doveva essere pagato ai proprietari ad un
prezzo prefissato, da pagarsi dal catapano, con i soldi che man mano
provenivano dalla vendita del pane in pubblica piazza.
Il bando restò lettera morta. I mercanti continuarono ad imboscare
il grano, a praticare il contrabbando ed a rifiutare di consegnare
il grano. Essi addussero la scusa che volevano essere pagati subito
ed in contanti, al prezzo corrente in veloce ascesa. Per
fronteggiare una situazione, che si faceva sempre più precaria, in
aprile fu mandato a Crotone per servizio del regio fisco il preside
di Calabria Ultra, D. Martin d'ez Pimienta, conte de Legarde. Il
funzionario arrivò in città accompagnato dalla sua famiglia e
scortato da un capitano ed alcuni soldati di campagna.
Egli fece subito arrestare alcuni dei nobili e dei mercanti
renitenti. Furono presi Gio. Pietro Presterà, Giuseppe Gerace,
Giuseppe Gallucci, Antonio Suriano, figlio di Jo. Petro e di
Vittoria Lucifero, e Giacinto Suriano, figlio di Annibale e di
Luccia De Nobili. Tutti costoro furono accusati di non aver
ottemperato al bando pubblicato dalla Regia Udienza, in quanto
rifiutavano di essere pagati al prezzo prefissato. Trascinati i
malcapitati nel palazzo vescovile, vuoto per l'assenza del vescovo
Geronimo Carrafa, li tenne rinchiusi, maltrattandoli duramente per
una decina di giorni. Per porre fine al patimento dei loro
congiunti, i familiari sono costretti a sborsare grandi somme di
denaro. Ottenuto il denaro il preside li fa rilasciare,
denunciandoli tuttavia alla Regia Udienza di Catanzaro, perché siano
processati.
Nonostante la dura repressione del preside, appena allontanato il
pericolo, i mercanti riprendono il contrabbando e l’imboscamento del
grano. Essi con vari pretesti rifiutano di tenere a disposizione dei
catapani e dei sindaci della città parte del grano immagazzinato e
di fornirlo per il pubblico pane al prezzo prefissato.
Costretti dall'aggravarsi della carestia a cautelarsi, affinché
"alterandosi li prezzi de grani non nasca pregiudizio a questa
città", ai primi di maggio i sindaci, gli eletti ed il governatore
pongono sotto sequestro i magazzini del duca di Santa Severina e di
Gio Gallucci ed impediscono a Gio. Pietro Presterà di rifornire di
grano la città di Catanzaro, grano che il Presterà rifiuta di
fornire alla città di Crotone se non gli viene pagato in contanti ed
al prezzo corrente in veloce ascesa.
Una speculazione mancata
Anche se erano evidenti i presagi di una grave crisi agricola,
nei primi giorni di giugno 1668 i Suriano prendono in fitto le terre
del baliaggio di Santa Eufemia, comprendenti il casale di Gizzeria,
la terra di Nocera e la grancia della città di Crotone , Belcastro,
Crucoli ed altri luoghi.
L'accordo, che implica il pagamento di un fitto di ducati 4700
all'anno di cui 4200 da versare a Bernardo Rocci, procuratore del
baglio Vincenzo Rospigliosi, è contrattato a Roma dall'arcidiacono
di Crotone Mutio Suriano, per conto del cavaliere Fra Francesco
Suriano, ed ha la validità di 3 anni, dal primo giugno 1668
all'ultimo di aprile 1671.
L'operazione è resa possibile dalle garanzie finanziarie date
dapprima dal mercante napoletano Pietro Gerace e poi da Giuseppe
Squillace. Quest'ultimo risulta ben presto il prestanome di una
società composta da Antonio, Annibale, Diego, Domenico e Giacinto
Suriano e da Felice Barracco di Cosenza.
Così dopo essere stati particolarmente colpiti dalla repressione del
preside, i Suriano dovettero subire un succedersi di cattive annate,
che li esposero nei confronti di coloro con i quali si erano
impegnati al momento dell’affitto delle terre del baliaggio.
All'inizio di ottobre 1668 Annibale Suriano, col consenso dei figli
Giacinto e Domenico, "per alcune sue necessità et occorenze" e per
soddisfare le doti promesse alle figlie Beatrice ed Anna e pagare
alcuni debiti contratti per poter restituire la dote della prima
defunta moglie, Morana Barracco, non avendo "altra commodità più
esplicita ne beni meno utili", deve vendere la sua più importante
proprietà burgensatica, il territorio La Foresta, per ducati 2600 a
Cesare Presterà, il cui figlio Gio. Pietro, aveva sposato la figlia
Beatrice.
L'anno dopo anche Diego Suriano, già indebitato con Giuseppe
Lucifero e con Scipione De Bona, è costretto a cedere parte delle
entrate del feudo di Apriglianello a Gio. Nicola De Filippis per la
dote di ducati 4000 promessa alla figlia Antonia.
Con le cattive annate i debiti aumentavano. Il genovese Nicolò
Casanova, rappresentante degli interessi del Duca Doria, Barone di
Tacina e Massanova, dichiarava che a Crotone vantava crediti per
oltre 5000 ducati ed in special modo dai Suriano. I Suriano pur
indebitati e colpiti dalle cattive annate, ma forti del prestigio e
delle complicità che godevano, tentarono di rivalersi ; ma alcuni
fatti imprevisti furono avversi.
Il 9 gennaio 1669 moriva Annibale Suriano ed il feudo della Garrubba
passò al figlio primogenito Domenico, che ottenne l'intestazione il
20 maggio dell'anno dopo.
Pochi giorni dopo essere subentrato nel feudo, il 12 luglio 1670,
moriva Domenico ed il feudo della Garrubba passava al figlio di
costui Antonio, che otteneva l'intestazione il 14 novembre 1671.
I Suriano continuavano ad affittare le terre ai coloni, dai quali si
facevano pagare in grano, che contrabbandavano e piazzavano presso i
mercanti napoletani . A questo scopo Ignazio Suriano risiedeva a
Napoli, dove stipulava i contratti di vendita. Giacinto a Crotone
comprava il grano dai coloni e lo ammassava nei magazzini, pronto a
consegnarlo ai patroni, inviati con le loro barche dai compratori.
Spesso la merce che i patroni erano costretti ad imbarcare non era
quella contrattata a Napoli con Ignazio. Le loro rimostranze
tuttavia non sortivano effetto alcuno, in quanto dovevano sottostare
alla violenza. E' il caso di quel patrone francese che protestò
perché non gli veniva consegnato il grano, contrattato a Napoli.
Poiché rifiutò il grano che Giacinto gli aveva finalmente fornito,
in quanto risultò di qualità scadente, fu fatto oggetto durante la
notte a più colpi di archibugio, che colpirono il suo vascello
ancorato al porto.
Mentre controllavano il mercato del grano i Suriano procedevano
nella scalata delle cariche ecclesiastiche e si alternavano nel
governo della città, ricoprendo le massime cariche pubbliche
elettive.
Geronimo Suriano, figlio di Annibale nel 1670 aveva ottenuto il
canonicato della chiesa di Crotone, Mutio, figlio di Jo. Petro,
ricopriva la carica di arcidiacono, che era la carica di maggior
prestigio dopo quella di vescovo, Suriano Anastasia, figlia di Jo.
Dionisio lasciava il posto di badessa del monastero di Santa Chiara
alla sorella Laura (1672).
Antonio, figlio di Jo. Petro ricopriva l'incarico di luogotenente
del regio secreto mastro portolano mentre Diego, Giacinto, Prospero
e Antonio si alternavano nelle massime cariche cittadine.
Ad Antonio Suriano che aveva ricoperto l'incarico di sindaco dal
1669 al 1670 era seguito Prospero che esercitò la carica come pro
sindaco nel 1671 a cui seguì dall'agosto di quell'anno Giacinto.
Arrivò l'annata del 1672 quando la fame fu "cotanto valida, che per
rattemperarne la rabbia, furono pratticate cose mai più per
l'addietro, costumate a mangiarsi".
L’uccisione di Giacinto Suriano
Appena il De Legarde non ricoprì più la carica di preside della
Provincia ed eletto sindaco dei nobili nel 1672 uno della loro
casata, i Suriano cercarono di rivalersi sul conte. Il sindaco
Giacinto Suriano a nome dell'università denunciò il De Legarde di
esser venuto in città e di avervi dimorato con la sua famiglia per
parecchi giorni, gravando di molte spese l'università. Per dare
forza alla sua denuncia, egli portò la testimonianza del sindaco
dell'epoca, il capitano Domenico Barricellis. All’iniziativa di
Giacinto Suriano si associarono Antonio Suriano, Giuseppe Gerace,
Gio. Gallucci, Gio. Pietro Presterà e altri nobili. Essi incolparono
il conte di averli incarcerati ingiustamente per lungo tempo e
costretti con la violenza a sborsare molti denari, per poter tornare
liberi. Un'istanza fu inoltrata in Spagna a Madrid al re ed una
querela criminale fu presentata al Supremo Consiglio d'Italia per
l'estorsioni subite. Per danni, spese e interessi patiti
indebitamente, il solo Antonio Suriano faceva un calcolo ammontante
alla cospicua somma di ducati seimila.
Alla denuncia, presentata dal sindaco dei nobili di Crotone, si
accompagnarono quelle di altre università e di cittadini che avevano
subito le malefatte del conte, durante il periodo in cui egli aveva
esercitato la carica di preside della provincia di Calabria Ultra.
Le molte lamentele spinsero ad aprire un'inchiesta sull’operato del
preside. Il reggente D. Francesco Ortiz Cortes venne inviato in
alcune città della Calabria, tra le quali Pizzo, per prendere
informazioni.
Frattanto alla carestia, che aveva colpito soprattutto il ceto
popolare, si associò la pestilenza che cominciò a mietere senza
discriminare. Tra il 1672 ed il 1673 i Suriano furono colpiti da
gravi lutti. Giacinto Suriano perdeva il suocero Detio ed i fratelli
Ignazio e Prospero, quest'ultimo mentre ricopriva l'importante
carica cittadina di mastrogiurato.
Morivano anche Antonio, figlio di Jo Petro Suriano, mentre
esercitava l'importante ufficio di luogotenente del regio secreto e
mastro portolano, e Cesare, l’unico figlio di Detio Suriano.
La lite continuava. Il figlio ed erede di Antonio, il chierico
Giuseppe, nel novembre del 1672, non potendosi recare a causa della
distanza, delle spese occorrenti e per la giovane età, presso il
delegato del re e del Supremo Consiglio , D. Francesco Ortiz Cortes,
ribadisce le dichiarazioni fatte dal padre relative ai danni patiti
e alle spese e interessi subiti dalla casa dei Suriano e si rimette
al Supremo Consiglio e al delegato affinché su tutto ciò "faccino
quel che e quanto li parerà di dovere alla giustizia".
Il ripetersi di scarsi raccolti colpiscono duramente Giacinto
Suriano il quale non riesce a far fronte agli obblighi anche perché
i coloni, ai quali ha affittato i terreni e ha dato in prestito
denaro e semi, abbandonano i campi o non riescono col misero
raccolto a saldare.
Egli vede di giorno in giorno aumentare debiti e debitori ed i pegni
non sono più sufficienti per tacitarli.
Il castellano Pietro Peniglia da anni non riesce a rientrare in
possesso di un credito di 450 ducati, altri 400 ducati Giacinto li
deve a Gio. Battista Gargano di Belcastro e 660 al barone di
Carfizzi, Giuseppe De Filippis. Il cognato Gio. Pietro Presterà che
gli ha fornito il grano per poter seminare ora lo minaccia perché
vuole essere pagato. Lo zio, il cavaliere gerosolimitano Fra
Francesco Suriano, una delle poche persone su cui può contare per
tenere a bada i creditori, gli ha già anticipato 400 ducati.
A questi debiti si aggiungono quelli che devono sopportare gli eredi
dei suoi fratelli Domenico e Ignazio.
Piccoli e grandi creditori bussano inutilmente alla porta del suo
palazzo e alle minacce presto seguono le liti e le risse che
coinvolgono i servi e gli aderenti. La casata dei Suriano comincia a
perdere parte della grande proprietà terriera.
Su istanza di Gio. Battista Gerace, che vanta dei crediti, la Gran
Corte della Vicaria nel febbraio 1673 sequestra e mette all'asta la
metà delle terre e la vigna dette la Torre di Giuliano, che furono
di Ignazio Suriano, e la metà delle terre di Giambiglione, che
appartenevano a Domenico Suriano.
Interviene Antonio Suriano che riesce a recuperarne solo una parte.
Ai primi di marzo 1673 Giacinto Suriano è incarcerato su denuncia di
alcuni servi di Gio. Pietro Presterà. La reazione dei seguaci dei
Suriano è immediata.
Alcuni dei loro creati, armati di spada, aggrediscono gli
accusatori. Giulio Froil, uno dei servi che abita nelle case dei
Presterà, è gravemente ferito e su consiglio del suo padrone
presenta querela criminale.
Frattanto Giacinto è aiutato dalla suocera Beatrice Della Motta
Villegas che nei primi giorni di aprile 1673 dona al nipote
minorenne Cesare, primogenito di Giacinto, un palazzo o casamento
con cortile, puzzora ed orticello, situato in parrocchia di Santa
Vennera, pervenutole dal defunto marito Detio Suriano.
Il 15 agosto 1673 venivano rinnovate le nuove cariche
dell'università.
Furono eletti: Mastrogiurato Gio. Paolo Pipino, sindaco dei nobili,
Fabrizio Suriano, eletti dei nobili Gerolimo Syllano, Carlo
Berlingieri e Antonio Pelusio, sindaco del popolo Antonio Varano ed
eletti del popolo furono Vincenzo di Garretto, Leonardo Basoino e
Muzio Scavello.
Alla fine del luglio 1674 gli avvenimenti precipitano. I sindaci
della città denunciano Fra Francesco Suriano per evasione fiscale.
Dal castello il castellano Don Pietro Peniglia invia alcuni soldati
spagnoli che catturano un massaro ed un garzone del cavaliere, che
stavano lavorando fuori le mura della città nell'aia presso la
chiesa della Annunziata. Si sparge la notizia e ben presto
sopraggiungono Giacinto e Alessandro Suriano ben armati e "con altri
delinquenti in loro comitiva". I Suriano riescono a liberare i
prigionieri ma avviene un violento scontro armato con sparo di molti
colpi di archibugio che causano morti e feriti. Giacinto Suriano,
ferito gravemente, riesce a rifugiarsi nel vicino monastero di Gesù
Maria dei frati paolotti.
Il 4 agosto in una camera fuori la loggetta del monastero, ormai
prossimo alla morte, in presenza del giudice Stefano Squillace, del
fisico o medico Gio. Battista Capuccio, dei complici, i chierici
Alessandro Suriano, Antonio Chirillo e Fabrizio Spina, e di Antonio
e Francesco Suriano, Giacinto detta il suo testamento al notaio
Nicola Sacco.
Dopo poco muore, raccomandando moglie e figli al fratello
consanguineo Gerolimo, che da poco era subentrato nel posto di
arcidiacono della chiesa di Crotone, rimasto vuoto per la promozione
di Mutio Suriano alla carica di arcivescovo di Santa Severina, e
allo zio Fra Francesco Suriano e lasciando numerosi debiti e la
preghiera di essere seppellito nella cappella gentilizia, dedicata a
Sant'Anna dei Suriano dentro alla chiesa del convento dei
cappuccini, vestito "con un abito de capuccino vecchio assolutamente
con quattro torci senza lume et senza giraletto et facendosi il
contrario detti heredi siano obligati pagare per una volta tantum
docati mille all'animi del Purgatorio".
Con la ritrattazione ritorna la “normalità”
Pochi giorni dopo, il 15 agosto, venivano eletti il
mastrogiurato, i nuovi sindaci e gli eletti dei nobili e degli
honorati.
Con "giubilo universale" andavano a ricoprire le cariche Gio Paolo
Pipino, sindaco dei nobili, Pelio Petrolillo sindaco degli honorati
o del popolo, Felice Berlingieri mastrogiurato, Stefano de Labruti,
Diego Suriano e Orazio Presterà eletti dei nobili, Carlo Scarnera,
Carlo Scavello e Fabrizio Manfredi eletti degli honorati. Poco dopo
Domenico Pipino sostituiva Gio. Paolo Pipino.
Nei primi giorni del nuovo anno 1675 , scomparsi i protagonisti
principali, in gravi difficoltà economiche la casata dei Suriano,
vengono ritrattate le accuse contro il conte.
Alla presenza del capitano di cavalli D. Bartolomeo de Silva,
cavaliere di Alcantara, governatore della città, e del regio
giudice, Henrico Guglielmini, sfilano davanti al notaio Antonio
Varano i superstiti: Il capitano Domenico Barricellis, Gio. Pietro
Presterà, il chierico Giuseppe Suriano, figlio ed erede di Antonio,
Gio. Gallucci, Giuseppe Gerace e in rappresentanza dell'università
il sindaco dei nobili Domenico Pipino, il sindaco del popolo Pelio
Petrolillo, e alcuni eletti. Essi negano che il conte abbia
soggiornato a spese dell'università , estorto denaro e usato
violenza nei loro confronti e affermano che ognuno in città ha
lodato e loda con quanta puntualità, limpidezza, dottrina e buon
zelo il conte ha governato questa provincia. Attestano che le accuse
mosse dal sindaco Giacinto Suriano furono malamente esagerate e
fatte a loro insaputa e contro la loro volontà, ad istigazione di
qualche malevolo di detto conte, e non che erano vere anzi
dichiarano che per tutto il tempo che si trattenne il preside con la
sua famiglia in Cotrone egli si comportò "per un ministro
galantissimo de Re di tutta puntualità, limpiezza e buon zelo che ne
restò questa città molto sodisfatta".
Tra i discendenti della casata di Gio. Dionisio Suriano
sopravvivevano solamente i fratelli Antonio, Domenico e Annibale
Suriano, figli di Domenico e di Anna Suriano ed i figli di Giacinto
,Cesare e Dezio.
Tra i discendenti di Jo Petro Suriano rimanevano Mutio, arcivescovo
di Santa Severina, ed i figli di Antonio, Io. Petro, Pietro e
Giuseppe e tra i discendenti di Detio Suriano Francesco o Ciccio,
unico figlio di Antonio.
Testamento di Giacinto Suriano
Adi quattro agosto milleseicentosettantaquattro in Cotrone et
proprio nel monasterio di Gesu Maria di PP. di S. Francesco di Paula
fuori questa città
Ad prece a noi fatta dal Sr. Giacinto Suriano di d.a città
personalmente ci semo conferiti in d.o monasterio et ritrovatolo
proprio in una camera di fuori la loggetta di d.o monasterio infermo
iacente in letto ma sano per la Dio gratia di mente et di retta
loquela conoscendo la fragilità dell'umana natura, che non vi è cosa
più certa della morte et incerta dell'hora di quella ha fatto il
presente testamento nuncupativo, quale vole che vaglia per
testamento nuncupativo donatione causa mortis legato et ultima sua
volontà, cassando et annullando tutti e qualsivogliano altri
testamenti donationi causa mortis et legati etiam ad pias causa
fatti, ma vole che s'osservi adunque il presente testamento e da da
quello non si ne possa destraere cos'alcuna etiam per raggione di
legitima falcidia o tribellianica. in pr. raccomanda lanima sua
all'onnipresente idio alla gloriosa vergine maria che l'intercedano
la gloria del paradiso mediante il preziosissimo sangue di N.S. et a
tutta la corte celestiale che l'agiutino a far fare buon passaggio.
Item perche il principio di qualsivoglia testamento e l'istitutione
dell'herede senza lo quale il testamento se dice esser nullo, che
perciò esso sig.r Giacinto di sua propria bocca ha istituito,
sincome instituisce suoi heredi universali e particolari a D. Cesare
et D. Detio Suriano suoi carissimi figlii. Item lascia signora e
P.na usufruttuaria la signora D. Popa Suriano sua carissima consorte
durante labito viduale et vole che detti suoi heredi et filii non la
possano ammovere della sua casa vita sua durante et durante detta
vidualità non cacciandola et non portarle quella ubidienza se deve
portare a madre amorevole , vole siano privi di d.a heredità et
succedano alla legitima tantum del romanente succeda d.a D.a Popa
loro madre et sua consorte. Item vole che detta S.ra D. Popa sua
carissima consorte durante labito viduale sia ancora tutrice et
curatrice di detti suoi figlii et si contenti di somministrarli d.a
tutela etcuratia con tutta la potest... con tutti li de iure stando
certo che come madre amorevole li governerà bene, ne sia obligata a
dar conto dall'aministrazione di d.a tutela et curatia. Item declara
esser debitore a d.a S.ra D. Popa sua consorte in docati duimilia
della sua dote ricevuta, cioè docati setticento sopra il datio del
carlino a tomolo che li paga questa universita, docati trecento in
tanto mobile et docati mille contanti che si ricevè dal qm. Detio
Suriano Padre di detta sua consorte, vole che la sudetta somma
seguita la sua morte subito se la possa pigliare con il dotario di
più sopra detta sua heredità Item cole et ordina che seguita la sua
morte detti suoi heredi siano obligati prima d'ogni altra cosa
pagare docati cinquanta in potere dell' Gerolimo Suriano suo
fratello, al quale incarica sopra la sua coscentia di farli pagare
subito et ne prega ancora detta signora D. Popa et quelli
distribuirli et farne celebrare tante messe per la anima sua delli
P.P. Cappuccini di questa citta et vole che non habbi pensiero d.
S.r Gerolimo Suriano a recuperare detti docati cinquanta et farne
celebrare dette messe per una volta tantum seguita la sua morte,
senza darne conto a commisarii della R.da fabrica. Item priega li
SS.ri Gerolimo Suriano et fra Francesco Suriano che le siano
raccomandati detti suoi figlii e d.a S.ra D. Popa sua consorte di
volerli agiutare a tutte loro necessità e passando in secondo
matrimonio d.a sua consorte siano li sudetti Sig. Gerolimo et S. fra
Francesco Suriano et S.ra Luccia de Nobile sua carissima matre
tutrice et curatore al quale priega haverne protettione in solidum
di detti suoi figlii et che si ricevano d.a carica come parente
amorevoli con l'istesso patto senza di darne conto, standone certo
della loro amorevolezza et benevolenza. Item declara haver ricevuto
l'altri docati trecento a complimento della dote promessali di detto
qm. Detio Suriano in tempo contrasse matrimonio con d.a S.ra Popa
sua consorte consistentino in uno vestito a color di persico, una
catena d'oro, certe perle et altri coielli d'oro come apparano dalli
medesimi capitoli et vole che le siano anche restituite. Item
dechiara dover di dare al S.r D. Pietro Peniglia castellano di
questo Regio Castello docati quattrocentoquarantacinque come appare
per istrumento di N.r Pelio Tiriolo in conto del quale debito ne ha
pagato l'infratti parti per ordine di d.o signore: a Gerolimo
Rodrigues alias la polita docati quarantacinque inviatoli della sua
massaria grano tt.a duicento sessanta nove e quarti tre quali si
devono computare a carlini undici il tt.o come la voce del
milleseicentosettanta due di pi- mandatoli della sua casa altri tt.a
cinquanta otto di maiorca che si deve pagare a carlini dudici il
tt.o come la voce di d.o anno della quale somma non retiene ricevuta
alcuna ma lo puol dire Carlo Messina havendosilo lui ricevuto d.o
grano et maiorca di pi- pigliatosi dell'aria di Mutio Cavarretta
maiorca altri tt.a diciotto acconto d.o credito similmente alla d.a
voce, et d.o S.r Castellano tiene per sicurtà di d.o suo credito che
si pigliò della casa del S.r D. Gio Francesco Gerace cantore di
questa cattedrale una quantità di pegni consistentino in una cascia
di perle con partitere d'oro et un'altra cascia di perle minute con
migliuzzi d'oro una grande et laltra piccola luna et laltra con
l'immagine della Concettione come più chiaro si vede di una nota
fatta per mano di d.o Sig. Cantore che si ritrova pure in suo
potere. Item dechiara esser debitore al Sig. Gio. Batt.a Gargano di
Belcastro in docati quattrocento incirca come appare per obligatione
stipulata per mano di N.r Giacinto Manfredi alla quale inconto delli
quali dice haverne pagato alcuna somma che non si ricorda ricevute
bensì all'integrità di d.o S.r Gio. Batt.a et vole che sia
sodisfatto del romanente da detti suoi heredi. Item dechiara esser
debitore al sign. Gioseppe De Filippis, barone di Carfizzi in docati
seicento sessanta come appare per una polissa di cambio abligati in
solidum col sig. Detio Suriano suo socero quale denaro dechiara
esser andato tutto a suo beneficio ,havendone havuto d.o qm. Detio
il nudo nome et vole che d.a partita l'agiusti d.o Sig. fra
Francesco Suriano essendo passato d. negotio per li suoi mani et
vole sia sodisfatto. Item dechiara dover dare al Sig. Gio. Pietro
Gerace docati cinquanta incirca come ne appare dalli suoi viglietti;
Item dechiara dover di dare al S.r Gio. Batt.a caivano docati
cinquanta o più o meno come appareno dalli suoi viglietti. Item vole
che tutti l'interessi che tiene con li figlii del qm. Domenico
Suriano suo fratello per occasione dell'heredita delli qm. Ignatio
et Prospero suoi fratelli che il Sig.r fra Francesco suo zio et
Sig.r Gerolimo Suriano l.... d'agiutare secondo lavere rimettendoli
all'istrumenti delli sudetti faccino tutto quello a loro parer...
stando certo che non graveranno detti ne detti nepoti. Item dechiara
dover di dare al Sig. Gio Pietro Presterà suo cognato il prezzo di
tt.a ottanta di grano cavallo a raggione di carlini nove il tt.lo
come pretende d.o Sig.re e però si rimette al dovere et come si
pagano li altri grani, di più docati trentasei passatoli per il
commissario di garga di pi- per tt.a cinque di grano datoli questo
anno docati quattro inalia di ....et carlini ventiuno di confetturi,
declarando che per cunto delli sudetti tt.a ottanta di grano il
sud.o S.r Gio. Pietro non volse fatta polissa di... per docati
centocinquanta incontanti et obligatione di Gio. Dionisio et
Gioseppe strina per la medesima somma però dechiara non doverli di
darea.. il prezzo delli sudetti tt.a ottanta di grano inconto del
quale debito l'ha consignato docati venti delli denari del S.r
Gerolimo Syllanoet trenta per il R.do D. Francesco Longobucco, il
sud.o S.r Presterà per il debito tiene l'infratti pegni: Uno
proviero di seta di color russo adorato et bianco, una cultra di
seta a color di cramosino et acquamare sei anella d'oro cioè una
fede con una pietra rossa, un'altra con perle un altro con pietre
d'oro et una pietra rossa in mezzo et un altro similmente con pietre
d'oro et una pietra rossa in mezzo, di più una fiannacca d'oro in
pezzi con una pietra rossa in mezzo, un agnus dei d'oro con perle un
tondo di canna di perle di conto grosse a due fila, un'altra
fianetta a nove fila con partitura d'oro granatini et migliuzzi
d'oro, un altro lazzo, di perle et granatine. Item dechiara esser
debitore al Sig. Fra Francesco Suriano ,suo zio in docati
quattrocento circa inconto delli gli ne ha sodisfatto in contanti
pi- partite et parimente l'ha delegato più nome di debitori et si
rimette a quello haverà esatto et del tutto ne appare un bilancio di
mia propria mano che si conserva da d.o S.r Fra Francesco. Item
dechiara dover conseguire dal S.r Gioseppe Gerace docati quattordici
che glili deve dare per la cota delli suoi garzoni et in tanto non
li ha sodisfatto per occasione che dice haver d'havere certi danari
del qm. Ignatio suo fratello. Item dechiara dover conseguire da
Mutio Scavello certi denari come appare per conto fatto de mano del
sud.o e Nicolò Francesco Scarnera, vole che si vada con ogni carità
Item dechiara tenere nelli vacche della S.ra Luccia sua madre cinque
bacche figliate dico quattro figliate et una stirpa et nove
vitellazzi con il marco proprio mio vole siano di detti heredi. Item
dechiara dover conseguire della Sig.ra Luccia de Nobile docati
duicentocinquanta sopra tanti animalòi baccine et altrimenti come
appare per l'istrumenti di donazione a suo beneficio di detti suoi
heredi, Item dechiara come con il S.r Roberto Susanna et S.ra Teresa
Barracca mesi sono si e fatto un albarano tra di noi che detti S.ri
mi hanno relasciato, caso che l'havesse spettato il dotario et
legittima che spettava a d.a S.ra Teresa, come moglie del qm.
Prospero Suriano suo fratello et per la stessa possono di d.o suo
fratello et ancora hanno dechiarato detti SS.ri essermi debitori a
me della metà della spesa della dispensa che importano da trecento
docati incirca, inconto del quale prezzo esso S.r Roberto ha dato
una giumenta di pelo leardo con il ferro delli Sig. Prencipe di
Satriano, vole che si compiti d.a giumenta a giusto prezzo che sarà
stabelito da communi amici altremente che se la pigli et dia d.o
prezzo prezzo della dispensa a detti heredi d. albarano sta in
potere delli SS.ri Ottavio de Nobile e Carlo Rocca. Item declara
tenere una diferentia con la Sig.ra Ippolita Suriano sua zia come
tutrice dell'heredi del qm. D. Diego del Castiglio per l'affitto
delle terre di Maccoditi et Maiorana si rimette alla giustitia et a
quello far... il Sig.r fra Francesco Suriano suo zio et Sig.
Gerolimo Suriano. Item dechiara dover dare a d.a Sig.ra Popa sua zia
docati cinquanta come appare dalle d.a obligatione d'affitto di
maccoditi et maiorana fatto in facci di d.o Sig. fra Francesco et
d.a sig.ra Popa vole che se li paghino..... una polissa al S.r Duca
di S.ta Severina in docati cento circa inconto della quale somma ne
ha pagato per ordine di d.a Sig.r Duca al S.r Scipione Orlando
docati quaranta et altra somma anche per ordine di d.o Sig.r Duca
l'ho pagata al S.r D. Felice Barracca però non si recorda ma le pare
secondo il suo giudicio restar di deve docati venti circa vole le se
diano. Item dechiara come lanni passati la sig.ra Luccia de Nobile
sua madre fece uno istrumento di compra del giardino del S.r Fra
Francesco Suriano in loco d.o il Palazzo per prezzo fra di loro
convenuti et d.a Sig.ra non ne fece alcuno pagamento delli pesi
assignatoli in d.o instrumento ma assolutamenteio ne ho pagato al
sig.r Bernardo Rullo sensuario per due annati docati ottantanove
incirca et altro al monte di morti di più al R.do D. Mutio Varano
pure censuario per due annati ducati trentasei et perche podo
nacquero alcune differentie tra d.o Sig. Fra Francesco et d.a
Signora Luccia non si pottette ritrovare d.o instrumento, il d.o
Sig. Fra Francesco per non star sottoposto a pagare i pesi che erano
in d.o giardinop per non haverne frutto alcuno serepigliò d.o
giardino, però per discarico di sua coscientia dechiara che il
sudetto instrumento fu vero et verissimo et si rimette alle
relatione che ha havuto d.o Sig. Fra Francesco a suo favore. Item
declara dover conseguire dall'heredi del qm. Detio Suriano suo
socero docati settanta come appare per polissa. Item dechiara tenere
di d.o qm.Detio Suriano una fruttera d'argento et dui sottocoppi
d'argento che ci l'improntò per pignorarli al Sig. Gioseppe de
Filippis unitamente con una catina d'oro come l'... il sud.o Sign.
fra Francesco. Item declara haver fatto a suo beneficio d. Isidoro
Papasodaro ,Gorio suo Padre, Gioseppe di Luna et altri una
obligatione di docati dodeci per occasione che la S.ra Donna
Beatrice Della Mottavilllegas sua socera le diede una obligatione
del Gorio a suo beneficio per altra tanta somma che se la riscotesse
a suo beneficio, declara che la sud.a somma di d.a sua obligatione
previene come di sopra et vole che la sud.a Sig.ra Donna Beatrice
non l'habbia da travagliare et venendono travagliati da d.a Sig.ra
non le si dia fastidio a detti obligati per detta obligatione di
docati dudici et d'ogni altra abligatione appare contro d.o Gregorio
et suo figlio. Item declara non haver dato cosa alcuna a suoe
sorelle dopo la morte del qm. Aniballe suo Padre per quello li
spettava. Item declara tenere più et diverse robbe mobile in case di
diverse persone come nel monasterio di S.ta Chiara, in casa del Sig.
Antonio Pelusio, S.r Antonio Petrolillo et altri mi rimetto in tutto
e per tutto alle mie listi di mano mia pp.a di più declaro tenere in
d.o monasterio di S.ta Chiara dove le mie sorelle una trabacca
indorata due para di specchie et due scrittori piccole che sono fora
lista. Item declara esser sodisfatto di tutto quello li va dovendo
D. Nicolò fra Sacco et Nicola del Chirillo per obligo fattoli per
mano di N.r Pelio Tiriolo et Nr. Antonio Varano et confirma le
polisse fatoli a loro beneficio stante non hanno di dare cosalcuna.
Item vole che caso quod assi d'iddio lo chiamasse nel ... della
presente infermità il suo corpo sia seppellito nel monasterio dei
Padri Cappuccini fuori questa città nella loro cappella et vada con
un abito de Capuccino vecchio assolutamente con quattro torci senza
lume et senza giraletto et facendosi il contrario detti heredi siano
obligati pagare per una volta tantum docati mille all'animi del
Purgatorio. Item lascia a monsignor Ill.mo quello che de iure li
spetta et così al Padre della Penitenza.
Presentibus
Stefano Squillace Reg. ad Contra. Iudex
Dr. Fisico S.r Gio. Battista Capuccio
Cl.co Sr. Alessandro Suriano
Cl.co Fabritio Spina
Sr. D. Antonio Suriano
S.r D. Francesco Suriano
R.do D. Gio. Domenico Tesoriero
Cl.co Antonio Chirillo
me notaio Nicola fra. Sacco.

