[Una visita inedita ai monasteri cisterciensi di Calabria e Lucania]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 21-30/2006)
L’arcivescovo di Santa Severina, il patrizio romano Fausto
Caffarelli (1624 - 1651) nell’autunno del 1630, obbedendo all’ordine
pervenutogli dalla Sacra Congregazione dei Cardinali sopra i Vescovi
e i Regolari, che lo aveva designato visitatore e correttore della
congregazione dei padri e frati cisterciensi nella Provincia di
Calabria e Lucania, cominciò a visitare i monasteri appartenenti
all’ordine cisterciense della Congregazione intitolata alla Beata
Maria di Calabria e Lucania. L’intento era quello di ripristinare la
disciplina monastica, correggendo alcune deviazioni, reprimere i
molti abusi e punire i colpevoli di gravi delitti, che avevano
gettato un’ombra su tutto l’ordine. Egli doveva inoltre indagare sui
delitti commessi dal presidente dell’ordine Gabriele Mascaro di
Scigliano, ed “avendo sufficienti inditii de delitti che si
pretendono commessi da d.to D. Gabriele ( Mascaro) Presidente come
più a pieno vengono riportati nell’aggionto memoriale procuri di
assicurarsi della persona di lui e lo faccia ritenere sotto bona e
sicura custodia, lo costituisca e servatis servandis, tiri avanti il
processo sopra i sudetti eccessi fino alla sentenza diffinitiva
esecutiva”. L’arcivescovo doveva quindi procedere all’elezione di un
nuovo presidente dell’ordine, “dopo che si sarà diligentemente
informata delle qualità e sufficienza di ciascuno Monaco, stimara
più zelante et atto a ridurre questa povera Congregatione alla vera
osservanza regolare in che si grava molto la coscienza di V. S.”.
Inoltre doveva operare per la “ riforma et correttione tanto del
corpo come nei ministri della Congregatione di detto ordine
dell’osservanza et restitutione della disciplina monastica, creare
novo Presidente e Regimento et novo officiale tanto per
l’essegutione della riforma et restitutione impostaci e commessa
quanto per il governo di d.a Congregatione Cisterciense et altre
cose necessarie”. Lunedì 17 giugno 1630 il notaio apostolico Secondo
Ansaldo, dal palazzo arcivescovile di Santa Severina, presenti il
vicario generale Benedicto Clementino, il tesoriere Jacobo de Gaudio
ed il canonico Lutio Zurlo, su mandato dell’arcivescovo Caffarelli,
intimò e notificò al Reverendo Padre Don Gabriele Mascaro,
presidente della congregazione ed al Padre Don Mauro Buffono della
stessa congregazione, attuale priore di Santa Maria del Sagittario
in provincia di Lucania Basilicata, che l’arcivescovo, come da
mandato, era in procinto di iniziare la visita personale ai
monasteri. La partenza tuttavia fu ritardata, dapprima per il gran
caldo e poi perchè doveva arrivare il procuratore generale
dell’ordine, che doveva unirsi ed assistere l’arcivescovo nella
visita. Infatti i monaci della congregazione cisterciense di
Calabria, allarmati per l’imminente arrivo dell’arcivescovo, erano
ricorsi al procuratore generale dell’ordine, il quale aveva fatto
presente al papa che, qualora si fosse eseguita la visita dei monaci
e la celebrazione del capitolo senza la presenza dei superiori
dell’ordine, potevano nascere “alcuni gravi pregiuditii.. alla sua
religione”. Pertanto una nuova lettera, inviata all’arcivescovo da
Roma il 30 agosto, gli ordinava di sospendere momentaneamente la
visita e di “esseguire i medesimi ordini, ma però con l’assistenza e
consiglio” del procuratore generale di Francia di tutto l’ordine
cisterciense, il Padre Don Nicolò Legoux, Dottore di Sacri Testi,
Abbate di San Sulpitio, e Procuratore Generale dell’Ordine
Cisterciense nella Corte Romana.
Itinerario dell’arcivescovo Caffarelli
Partitosi da Santa Severina la mattina del 24 ottobre 1630,
l’arcivescovo con il procuratore generale dell’ordine, il Padre Don
Nicolao Legoux abbate di San Sulpitio, Don Gabriele Mascaro,
presidente della congregazione ed altri raggiunse dopo circa tre
miglia di cammino il monastero e chiesa di Santa Maria de Calabro,
volgarmente detta Santa Maria di Altilia. Qui fu accolto dai monaci
e dagli oblati. Mancava però il priore Don Stefano Bruno, il quale
era stato inquisito per i molti eccessi, tra i quali l’adulterio e
la dilapidazione dei beni dei monaci e del monastero. Processato e
condannato, il priore era in Santa Severina, dove era in prigione
nel convento di San Domenico dell’ordine dei predicatori.
L’arcivescovo con il suo seguito, processionalmente con la croce
davanti, entrò nella chiesa del monastero. Visitò l’altare maggiore,
nel quale era conservata la SS.ma Eucarestia, le reliquie di alcuni
santi, gli oli per gli infermi, la fonte dell’acqua benedetta, le
cattedre per la confessione, i due altari, situati nell’ala destra
entrando, uno dedicato a Santa Caterina Vergine e l’altro a San
Bernardo, ed i sepolcri dell’università, dove l’università del luogo
ha la possibilità di seppellire gli uomini della stessa università;
quest’ultimi erano situati all’ingresso della porta maggiore della
chiesa verso occidente. Visti i sepolcri per i monaci, posti alla
fine dell’ala sinistra della chiesa dalla parte del corno
dell’Evangelo dell’altare maggiore, ispezionò diligentemente tutta
la chiesa e specialmente il pavimento, le pareti con le finestre ed
il tetto con il soffitto, che aveva bisogno di urgente riparazione,
da farsi a spese degli agenti e degli amministratori del
commendatario. Entrò quindi nella sacrestia, che era situata al capo
della chiesa, dove passò in rassegna le sacre suppellettili, gli
indumenti ed i vestiti. Il tutto con l’assistenza e presenza
continua e vigile del Padre Don Nicolao Legoux e di Don Gabriele
Mascaro. Dopo aver pranzato, fu la volta del monastero e dei monaci.
Vide la torre campanaria, che era senza campane, in quanto le due
campane erano appese alla facciata della chiesa, luogo ritenuto più
adatto e migliore per il suono. Poi esaminò la fabbrica del
monastero, che aveva il chiostro, le officine, la cucina , il
refettorio, il capitolo, il coro, le celle ecc. Interrogò i monaci
sulle regole e costituzioni dell’ordine e quindi in presenza del
presidente Don Gabriele Mascaro e dei padri Don Mauro Buffono
visitatore maggiore, di Don Cesareo Ricciuto, padre del reggimento,
di Don Emanuele Pelusio, al presente priore d’Altilia, e di altri,
ammonì ad osservare le costituzioni ed i decreti ed a non alienare e
frodare i beni dei monasteri, ordinò quindi all’amministratore Don
Cesareo Ricciuto di esibire una relazione sui conti
dell’amministrazione di Don Stefano Bruno. Finita la visita,
l’arcivescovo ritornò a Santa Severina, da dove ripartì mercoledì
trenta dello stesso mese con il suo seguito composto dal procuratore
generale dell’ordine, il Padre Don Nicolao Legoux , dal presidente
della congregazione, Don Gabriele Mascaro, dal notaio apostolico
Secundo Ansaldo, dall’arciprete di Rocca Bernarda D. Giovanni
Vincenzo de Rosis, dall’arciprete di San Mauro Don Salvatore
Brundolillo, dal canonico della chiesa di Santa Severina Lutio Zurlo
ed altri. Nel suo cammino verso la Sila, fece visita alla chiesa con
campanile di S. Jacobo Apostolo de Verdò in territorio di Caccuri,
diocesi di Cerenzia, di pertinenza di San Giovanni in Fiore e quindi
giunse a tarda sera al monastero di San Giovanni in Fiore, dove
rimarrà tre giorni. Il giorno dopo 31 ottobre, vigilia di Tutti i
Santi, dal monastero di San Giovanni in Fiore l’arcivescovo prima di
iniziare la visita, in esecuzione dei mandati della Sacra
Congregazione sopra i Vescovi e i Regolari e con l’assistenza e
consiglio del procuratore generale, emanò lettere edittali da
leggersi in ogni monastero e dirette al Presidente di Calabria e
Basilicata, ai Visitatori, ai Priori, Cellerari, Monaci ed ad altre
persone di detta Congregatione per la convocazione per giovedì sette
novembre 1630 del capitolo provinciale nel monastero cisterciense di
Santa Maria del Soccorso in località Scalzati, diocesi di Cosenza.
Sarà questo il settimo Capitolo Provinciale dopo la costituzione
dell’ordine cisterciense della provincia di Calabria e Lucania,
essendosi il primo tenuto tra il 10 ed il 12 settembre (?) 1606 nel
monastero di S. Maria del Sagittario. (In un atto di subdelegazione
per la esecuzione del capitolo generale Vincentius Longaspet,
procuratore generale dell’ordine presso la curia romana, in data 20
marzo 1606, aveva fatto presente che l’abate cisterciense Nicolaus
Boucherat lo aveva informato che nel capitolo generale era stata
iniziata la riforma per ridurre i monasteri ad un miglior stato. Tra
le varie decisioni vi era stata quella di unire i monasteri di
Calabria e Lucania in un’unica congregazione. I singoli monasteri
che erano governati dai loro abati con la sola dipendenza dal
generale dell’ordine, dovevano unirsi in una sola congregazione
provinciale. La nuova congregazione si sarebbe governata
autonomamente, indicendo capitoli provinciali triennali che
avrebbero anche eletto il presidente, o abate provinciale, uno o due
visitatori e gli altri padri del reggimento, i quali sarebbero stati
in carica per un solo triennio. Nel primo capitolo provinciale dopo
che erano state esibite le lettere del protettore dell’ordine
cisterciense presso la sede apostolica, il Cardinale de Giury, e
dopo aver letto il decreto del capitolo generale, che stabiliva la
formazione della nuova congregazione di Calabria e Lucania, fu
creato notaio del capitolo D. Sixtus de Luca, vicario claustrale D.
Jo.es de Giorgio e furono eletti nel definitorio: D. Ottavius
Pirronus, D. Jacobus Grecus, D. Theodorius Bonivanellus, D. Mich.
Angelus de Simone, D. Iyronimus Caricatus, D. Bernardus Facente e D.
Marcus et D. Maurus Buffonus. Furono quindi discusse ed approvate
sotto la presidenza di Rogerio de Gerus, priore del monastero di S.
Maria de Ferraria, le costituzioni della nuova congregazione
riguardanti: De Vestibus, De Victu, De Vestiariis, De Visitis, De
Sede Presidis, De Casibus quibus omnes prelati a prelatum possunt
deponi, De Casibus reservatis, De Elemosinis, De doveris officio, De
Viatico monachorum, De Armis, De his qui seculares favores
procurant, De adversis recipiendis, De laudibus ad Presidem, De
mercatoribus, De secundo Capitulo celebrando.) Il settimo capitolo,
presieduto dallo stesso arcivescovo Caffarelli sarebbe continuato
anche nei giorni seguenti ed avrebbe dibattuto tutti i vari problemi
dell’ordine, prendendo in considerazione le lettere testimoniali,
presentate dai discreti, cioè dai delegati eletti dai vari
monasteri. L’arcivescovo faceva inoltre presente che ogni discreto
doveva essere “Sacerdote, et habbia voce attiva et passiva, e
talm(en)te idoneo e sufficiente ch’al d(ett)o Cap(ito)lo possa si in
generale, come in particolare rappresentare le necessità, aggravii e
bisogni delli detti Mon(aste)rii da quali vengono mandati” ed
ammoniva quelli che di diritto dovevano intervenire al Capitolo ad
essere presenti, “avvertendo che contro quelli che non compareranno
in detto Capitolo al giorno prescritto o vero impediti non
mandaranno legitima scusa degl’impedimenti d’approvare dal medemo
Capitolo, rispondeno con ogni rigore all’essecutione delle pene
perciò incorse”. Lo stesso giorno visitò la chiesa dedicata a San
Giovanni Battista, la cui statua lignea e dorata era situata
nell’altare maggiore in cornu Evangelii a destra della statua della
Beatissima Vergine. Sempre nell’altare maggiore, però a sinistra,
c’era la statua di fattura non indecente di San Benedetto. La chiesa
era piccola ed aveva bisogno di essere ampliata e resa più maestosa
e bella, anche perché essa era legata al culto dell’abate
cisterciense il beato Gioacchino, il cui corpo riposa in pace in
detta chiesa in un sepolcro fuori e vicino al presbiterio in cornu
Epistole dell’altare maggiore e vicino alla sacrestia della stessa
chiesa. La chiesa aveva bisogno di molti ripari soprattutto sopra il
presbiterio ed il coro. Le pareti erano rovinate dal tempo e
dovevano essere restaurate ed intonacate. Visitò gli oli degli
infermi, le reliquie dei santi, i due vasi dell’acqua benedetta, la
cattedra per diffondere la parola di Dio, i confessionali, gli
altari ecc. La mattina del primo di novembre proseguì la visita e
scese in un certo luogo, volgarmente detto catacomba, situato sotto
il pavimento della chiesa, al quale si discende per una scala di
pietra dal sacello della Beatissima Madre di Dio; qui riposava in
pace il corpo dell’abate Gioacchino. Dopo pranzo completò la visita
e con l’assistenza del procuratore dell’ordine percorse il
monastero, cioè: le celle, il dormitorio, il refettorio, la cucina,
il luogo dove si raduna il capitolo, le officine, il chiostro e gli
orti. Sempre dal monastero di San Giovanni in Fiore il giorno 2
novembre intimava al presidente della Congregazione di Calabria e
Basilicata Don Gabriele Mascaro ed al presidente precedente Don
Placido Salerno che “fra il termine di tre giorni dall’intimatione
da farseli debbano ciascuno di loro in virtù di S.ta ubidienza sotto
pena di privatione di voce attiva e passiva e di scomunica ipso
facto incurrenda et altre pene a nostro arbitrio dare nota di tutti
li novitii che al tempo del loro Presidentato sono entrati e si
sonno vestiti dell’habito di detta Religione et ordine cisterciense
nella detta Provincia di Calabria e Basilicata. E di più ci debbino
essibire le fedi che detti Novitii per potere legitimamente e
secondo le Constitutioni e Regole della religione et ordine
cisterciense pigliare l’habito di quello haveranno portato dal
secolo e quelle presentarcelo nel monasterio di S.ta Maria del
Soccorso detto delli Scalfati. In oltre volemo e comandiamo che
parimente debbino nel med.o termine haver dato nota delli eccessi e
delitti publici comessi dai detti monaci con li processi da loro
fabricati nel tempo del loro Presidentato respettivamente sotto le
medeme pene et altre più gravi a nostro arbitrio altrimenti passato
detto termine mancando loro d’esseguire quanto si è ordinato li
verrà da noi e si procederà con ogni rigore juditio mediante et
senza altra monitione alla dichiaratione et essecutione delle dette
pene et altre a arbitrio nostro”. Domenica 3 novembre per ordine
dell’arcivescovo il notaio Ansaldo personalmente intimò al
cellerario Clemente de Gardis, in presenza del presidente della
congregazione Gabriele Mascaro, del priore Placido Salerno e di
altri monaci, di consegnare le chiavi al reverendo Leonardo Cimino
di Scigliano. Lo stesso giorno il Caffarelli, lasciato San Giovanni
in Fiore e dopo aver percorso circa ventiquattro miglia, raggiunse
Santa Maria di Corazzo, monastero così detto perché è situato vicino
al fiume Corace. Qui, appena arrivato, ispezionò la chiesa, la
sacristia, l’altare maggiore ed il sacello dedicato alla Beata
Vergine Maria, a San Giovanni Evangelista ed a San Rocco. Dopo
pranzo proseguì visitando il monastero, le celle dei padri e dei
frati, il luogo del capitolo, il refettorio, la cucina, la dispensa,
il chiostro e le officine. Martedì 5 lasciò il monastero di Corazzo
e quasi al tramonto giunse alla volta del monastero di Santa Maria
del Soccorso in località “Scalciati”. Il giorno seguente visitò la
chiesa ed il monastero.
Il Settimo Capitolo Provinciale
La mattina di giovedì sette novembre, venne il giorno e l’ora
del capitolo, che si protrarrà fino a sabato nove ed i cui atti
saranno compilati per decisione dei partecipanti del Capitolo stesso
dal padre professo dell’abazia cisterciense Calabromaria, il
segretario e scrivano Don Emanuele Pelusio. Parteciparono al
capitolo: Don Gabriele Mascaro, presidente e priore di S. Maria del
Soccorso, D. Mauro Buffone, visitatore maggiore e priore di S. Maria
del Sagittario, D. Giovanni Stocchi, visitatore minore e priore di
S. Maria de Ligno Crucis, D. Cesare Calepino, priore di S. Maria di
Sambucina, il padre del reggimento D. Cesareo Ricciuto, priore di S.
Maria di Fonte Laureato, il padre del reggimento D. Placido Salerno,
priore di S. Giovanni in Fiore, D. Sempliciano Forasterio, priore di
S. Maria della Pietà, Don Diego Mascaro, priore di S. Maria di
Corazzo, D. Teodosio Cayno, priore di S. Maria de Matina, D.
Massimiano Longo, priore di S. Maria di Acquaformosa, D. Machario
Martino, priore di S. Maria de Paganella, D. Emanuele Pelusio,
Priore di S. Maria di Altilia, D. Tomaso Secreto, priore di
Sant’Angelo, D. Benedetto Facente, priore di S. Maria de Terrata, D.
Bonifacio Tarantino, discreto di Acquaformosa, D. Giovanni Domenico
Ricciuto, discreto di Altilia, e D. Clemente Gardis, discreto di S.
Giovanni in Fiore.
L’arcivescovo, dopo aver celebrato la messa in onore dello Spirito
Santo nell’altare maggiore della chiesa del monastero di S. Maria
del Soccorso, assieme al procuratore generale dell’ordine, ai padri
priori ed ai discreti, convocati e convenuti da ogni monastero, si
diresse al capitolo, ossia al luogo a ciò designato, che era situato
nel dormitorio superiore del monastero e propriamente nel domicilio
chiamato definitorio ( “diffinitorium”), che era coperto ed ornato
con tappeti. Qui l’arcivescovo con l’assistenza del procuratore
generale scelse e nominò come vicario claustrale D. Francesco Longo,
segretario o notaio dello stesso capitolo D. Emanuele Pelusio e
scrutatori D. Filippo Bruno e D. Domenico de Adamo. Poi dopo aver
letto le lettere testimoniali dei discreti, per voti e suffragi
segreti furono eletti definitori del capitolo: D. Mauro Buffone, D.
Tomaso Secreto, D. Simpliciano Forasterio, D. Francesco Longo e D.
Emanuele Pelusio. Finiva così la prima sessione. La seconda fu
convocata per lo stesso giorno dopo pranzo ed in essa furono
esaminati alcuni memoriali e dopo diligente e matura discussione fu
deciso di stendere alcune costituzioni per il buon governo,
amministrazione e riforma dei padri e frati della congregazione.
Nella stessa sessione per esaminare diligentemente i conti
dell’amministrazione dei vari monasteri furono eletti come revisori
e calcolatori i padri D. Cesare Calepino, D. Cesareo Ricciuto, D.
Massimiano Longo e D. Giovanni Battista Ricciuto.
Il giorno seguente, venerdì otto, l’arcivescovo intervenne al
sacrificio della messa. Dopo aver pranzato con tutti i definitori e
con l’assistenza dello stesso procuratore generale diede inizio alla
terza sessione, dove furono esibite e lette alcune memorie e
suppliche ed a quelle fu opportunamente risposto e provveduto.
Sabato 9 novembre l’arcivescovo, celebrata la messa e distribuita
con le sue mani l’eucarestia a tutti i padri e frati presenti nel
monastero, diede inizio alla quarta ed ultima sessione nella quale
furono nominati il presidente, i visitatori ed i priori. Chiamati a
capitolo e congregati i monaci nel luogo solito del capitolo detto
definitorio assieme agli stessi padri definitori, il segretario
Emanuele Pelusio per mandato dell’arcivescovo lesse le lettere
inviate dalla Sacra Congregazione dei Cardinali sopra i regolari in
data Roma 26 aprile 1630 e mise in evidenza la facoltà concessa
all’arcivescovo visitatore di scegliere e nominare un monaco
appartenente a detta congregazione cisterciense come presidente e
superiore di detta congregazione e che per tale incarico
l’arcivescovo aveva scelto il padre D. Cesareo Ricciuti di
Scigliano, diocesi di Martorano, nato da onesti genitori, di anni
quaranta sei e di 27 di professione, che per molti anni aveva
lodevolmente esercitato la carica di priore ed era stato anche
visitatore. Poi sempre in vigore del potere concesso dalle lettere
della Sacra Congregazione allo stesso arcivescovo visitatore, con
l’assistenza del procuratore generale e con il consiglio degli
stessi padri definitori, l’arcivescovo procedette alla nomina dei
priori, dei visitatori e dei padri del reggimento della
congregazione. Come da uso e consuetudine di detto ordine furono
nominati: Visitatore maggiore D. Sempliciano Forasterio; Visitatore
minore D. Tommaso Secreto; Padri di Reggimento: D. Sempliciano
Forasterio, D. Tommaso Secreto, D. Mauro Buffone e D. Diego Mascaro;
Priore di S. Maria de Sagittario, diocesi di Anglona, D. Mauro
Buffone; Priore di S. Maria di Acquaformosa, diocesi di Cassano, D.
Cesare Calepino; Priore di S. Maria de Matina, diocesi di S. Marco,
D. Teodoro Cayno; Priore di S. Maria de Ligno Crucis, diocesi di
Rossano, D. Giovanni Stocco; Priore di S. Maria de Sambucina,
diocesi di Bisignano, D. Filippo Bruno; Priore di S. Maria di
Fontelaureato, diocesi di Tropea, D. Massimiano Longo; Priore di S.
Maria della Pietà, diocesi di Cosenza, D. Simpliciano Forasterio;
Priore di S. Maria di Corazzo, diocesi di Martorano, D. Diego
Mascaro; Priore di S. Giovanni in Fiore, diocesi di Cosenza, D.
Francesco Longo; Priore di S. Maria della Paganella o dei Tre
Fanciulli, diocesi di Cerenzia e Cariati, D. Macario de Martino;
Priore di S. Maria de Terrata, diocesi di S. Severina, D. Geronimo
Caputo; Priore di S. Maria de Altilia, diocesi di S. Severina, D.
Tomaso Secreto; Priore di S. Maria della SS. Annunciazione o di S.
Angelo in Frigilla, diocesi di S. Severina, D. Muzio de Piris. Le
nomine furono rese pubbliche, intimate, pubblicate e fu comunicata
ad ognuno dei prescelti. Si procedette poi alla nomina ed alla
consacrazione del nuovo presidente Cesareo Ricciuti di Scigliano,
che fu annunciata ad alta ed intelligibile voce dal segretario, su
mandato dell’arcivescovo, assistente il procuratore generale, ai
monaci congregati nel definitorio. I monaci presero atto della
decisione dell’arcivescovo in forza dell’autorità delle lettere
inviate dalla Sacra Congregazione dei Cardinali sopra i Regolari ed
in segno di reale, espressa e totale approvazione ed omologazione,
cantando l’inno di S. Ambrogio e di S. Agostino “Te Deum Laudamus”,
processionalmente, quietamente e nessuno protestante si recarono in
segno di ringraziamento all’altare maggiore della chiesa del
monastero. Qui il nuovo presidente promise e giurò, nelle mani
dell’arcivescovo visitatore e presente il procuratore generale,
fedeltà e obbedienza al Papa, alla Sede Apostolica, alla Sacra
Congregazione sopra i Regolari, all’ordine ed al capitolo generale.
Convocati e congregati in capitolo e sedente il reverendo D. Cesareo
Ricciuto, in segno di vera e reale obbedienza i padri ad uno ad uno
baciarono le mani al nuovo presidente, il quale ricevette tutti al
bacio in pace e li assolse.
All’atto furono presenti come testi: Il reverendo D. Lutio Zurlo,
canonico della chiesa arcivescovile di Santa Severina; il reverendo
D. Salvatore Brundolillo, arciprete di Castro S. Mauro; il reverendo
D. Vincentio de Rosis, arciprete della terra di Rocca Bernarda; il
notaio apostolico Secondo Ansaldo, della diocesi di Torino; D.
Alfonso Ferrao, nobile cosentino, ed altri.
Arrivata l’ora della refezione ognuno si ritirò nel proprio; finita
la refezione l’arcivescovo con l’assistenza del procuratore generale
convocò tutti i padri e frati del monastero e gli altri padri
congregati per il capitolo. Riuniti nel luogo del definitorio, in
presenza dell’arcivescovo e del procuratore furono letti, pubblicati
e promulgati i decreti e le costituzioni approvati dallo stesso
capitolo per il buon governo e l’amministrazione della
congregazione. Tali costituzioni furono lette e promulgate dal
segretario Emanuele Pelusio “de verbo ad verbum alta, et
intelligibili voce” a tutti i padri e monaci applaudenti. Quindi
terminò il capitolo e coloro, che vi erano stati chiamati e si erano
congregati, furono licenziati in nome del Signore.
Sempre sabato 9 novembre, ubbidendo all’ordine dell’arcivescovo, i
reverendi Gabriel Mascaro, “olim presidente”, ed il suo antecessore
Placido Salerno consegnavano, al Padre Don Cesareo Ricciuto da
Scigliano, nuovo presidente dell’ordine eletto in quello stesso
giorno, le scritture ed i processi da loro istruiti ed eseguiti
durante il loro presidentato. Domenica 10 novembre l’arcivescovo era
ancora nel monastero di Santa Maria del Soccorso. Alla visita ed al
capitolo provinciale furono assenti e perciò persero la carica: Don
Stefano Bruno, “olim” priore di Santa Maria di Altilia, e Don Giusto
Petronio, “olim” priore di Santa Maria de Ligno Crucis.
I monasteri cisterciensi di Calabria e Lucania nella prima metà
del Seicento
L’anno successivo l’arcivescovo inviava una lettera ed una
relazione alla Sacra Congregazione dei Cardinali sopra i Regolari,
riguardante la visita della congregazione cisterciense di Calabria e
di Lucania (L.ra et relat.ne ad Sacram Cong.nem Eminen. DD.
Cardinalium super Regularibus de anno 1631. Super Visit.ne Cong.nis
Cisterciensis Calabriae et Lucaniae), dove, oltre a fare un
interessante resoconto del compito svolto, esprime alcune
considerazioni sullo stato precario di alcuni monasteri
cisterciensi. La relazione accompagnatoria che l’arcivescovo inviò a
Roma, assieme al resoconto delle visite ed alle relazioni dei
monasteri, riassume lo stato dell’ordine in Calabria e Lucania nella
prima metà del Seicento. Ogni singolo monastero è descritto
minuziosamente con i suoi monaci, chiese e possessi. Il quadro, che
si viene configurando, è quello della decadenza, della miseria e
della perdita d’importanza di queste strutture religiose, che dalla
seconda metà del Cinquecento avevano ripreso la vita religiosa.
Fondati in onore della Vergine Maria, i monasteri sono situati
lontani dalle città e dai villaggi e sono circondati da mura,
all’esterno delle quali non vi è altra abitazione, se non stalle per
gli animali e qualche casupola, dove di solito abitano gli oblati e
le oblate, essendo proibita la coabitazione con le donne e non è a
loro permesso di varcare la porta del monastero. Gli edifici che
formano l’abbazia sono: l’oratorio, il refettorio, il dormitorio, il
locale per gli ospiti ecc.. Le chiese sono quasi prive di sculture e
di dipinti; vi sono quasi sempre solo croci in legno dipinte. Gli
arredi, i vasi e gli utensili sono privi Vi abitano pochi monaci
(Sacerdoti professi cinquanta in circa, Sacerdoti oblati tre,
Diaconi sei, Suddiaconi tre, Chierici professi otto, Conversi
dodici, Terziari quattro, Serventi due, Oblati otto oltre i quaranta
Oblati del Monastero del Sagittario) ed hanno esigue risorse, che a
volte in maniera sporadica mettono a disposizione i commendatari. I
monaci traggono il loro sostentamento dalla coltivazione delle terre
e dall’allevamento del bestiame, alla cura dei quali sono adetti i
conversi e gli oblati. Possiedono di solito piccoli appezzamenti di
terreno, situati lontani dagli abitati e nelle vicinanze del
monastero. Gli edifici si elevano accanto e in mezzo alle rovine ed
ai grandi ruderi delle antiche e potenti abbazie medievali. I vasti
possedimenti abbaziali sono ormai per sempre perduti; essi
appartengono ai commendatari, spesso cardinali che risiedono a Roma
o a Napoli, i quali tramite procuratori e fattori li affittano.
Mostrano ancora una certa importanza il monastero di Corazzo, dove
la maggior parte dei monaci ha dato la professione, ed il monastero
del Sagittario, per lo stesso motivo e per la sua importanza
economica. Il tutto conserva tuttavia ancora tracce che testimoniano
l’importanza e la potenza, che i monasteri cisterciensi avevano nel
passato. Il resoconto non è completo: dei quattordici monasteri, che
compongono l’ordine, si riporta la trascrizione completa di nove. La
descrizione degli altri monasteri è in parte incompleta ed in parte
mancante. Il documento, conservato nell’archivio arcivescovile di
Santa Severina ( Cart. 19A), si presenta in gran parte rovinato dal
tempo e dall’umidità ed è carente di alcuni fogli. La visita non
portò gli effetti desiderati e si concluse con un nulla di fatto.
L’arcivescovo trovò una scusa valida per defilarsi da una situazione
per molti versi pericolosa e d’impossibile soluzione, tanto era il
degrado in cui vivevano i monaci, dediti alle risse con i secolari
ed agli “eccessi”, quasi sempre armati e complici ed a volte loro
stessi dediti al banditismo ed ai delitti.
La relazione accompagnatoria
Eminent.mi et R.mi S.ri P.roni miei Colen.mi
Con una dell’Emin.ze V. V. sotto li 6 Aprile 1630 mi venne
incaricato che dovessi fare precetto, come feci, al Presidente, et
altri Superiori della Congregatione di monaci Cisterciensi di
Calabria sotto pena di privatione di voce attiva e passiva e degli
Ufficii, che tenevano, e di perpetua inhabilità per gli altri, che
potessero havere per l’avvenire, e quanto alli Novitii sotto pena
della nullità della professione che non ardissero di ricevere
all’habito, ne ammettere alla professione alcun novitio senza
licenza speciale di cotesta Sacra Congregat.ne nella quale si ha
espressam.te derogato alla detta prohibitione.
E che quantoprima visitassi tutti i Monasteri di detta Congregatione
li loro po...., chiese, e beni così nel capo, come nei membri; e che
li correggessi, castigassi, e riformassi secondo era necessario per
restauratione della disciplina regolare.
Che ciò fatto, si celebrasse il loro Capitolo, al qual’io
sopraintedere senza però permettere, che si venisse all’elettione
del Presidente, il quale dovea da me, secondo le facoltà datemi da
cotesta Sacra Congregat.ne, eliggersi per questa volta, dopo che
diligentem.te mi fussi informato delle qualità, e sufficienza di
ciascheduno monaco dovend’eleggere quello stimassi più zelante, et
atto per ridurre detta Congregatione all’istessa osservanza
regolare.
E che havendo sufficienti inditii de delitti commessi, per quello si
pretende, da D. Gabriele Mascaro all’hora Presidente, quali erano
espressi in un memoriale aggionto rimessomi dall’Emin.ze V.re,
m’assicurassi della persona, lo facessi ritenere sotto buona
custodia, lo costituisssi inter reos, e servatis servandis tirassi
inanti il processo sopra il medemo. Li eccessi sin alla sentenza
diffinitiva esclusiva essaminando sopra l’istessi eccessi etiam i
Regolari, et in ogn’altro modo esenti, e che poi per via sicura
rimettessi l’istesso siggillato a cotesta Sacra Congregatione.
Qual lettera mi fu presentata in tempo non era possibile per i gran
caldi inviarsi per detta visita.
Tratanto del mese di set.bre mi fu resa un’altra dell’Emin.ze V.re
sotto li 13 agosto 1630 nella qual’espressam.te misi comandava
soprasedessi all’esecutione degli ordini sopra datimi, volendo,
ch’in ciò non potesse io procedere si non con l’assistenza, e
conseglio del Procuratore Gen.le di Francia di tutto l’ordine
Cisterciense, ch’à tal effetto dovea trasferirsi in queste parti.
Qual venuto si diede principio alla visita sodetta con l’assistenza
dell’istesso P.re, e ritrovai, che sin dall’anno 1606 in essecut.ne
del Capitolo Gen.le di detto ordine li Luoghi e Monasterii di
Calabria, e Basilicata erano stati radunati tutti in uno, ed’essi
eretta e fatta detta Congregat.ne da reggersi da un Presidente, e
due Visitatori, et altri P.ri di Reggimento, a quali si riservava
l’elettione di Priori di detti Monasterii, da farsi ogni tre anni
nelli Capitoli Provinciali, con dichiaratione, ch’un monaco professo
in un monasterio s’havesse per professo in tutti gli altri, et altri
ordini, e costitut.ni, che si leggono in dett’erettione, e nel
Capitolo primo dopo dett’Erettione, delli quali si manda copia.
Detta Congregat.ne consiste in quattordici Monasterii, quali sono,
eccetto due ( quattro), in commenda di diversi Eminen.mi SS.ri
Cardinali e ciascheduno d’essi( e la maggior parte di essi) ha la
mensa monacale separata, si com’appare negli atti della visita di
detti Monasterii e chiese, delle quali si manda copia, dove stanno
notati li beni, e ragioni di detta mensa monacale, ch’al presente
possedono con il numero di monaci, frati, oblati, tertiarii e
servienti in essi erano in tempo di detta Visita con lo Stato delle
loro chiese.
Il numero di monaci professi di detta Congregat.e divisi per li
sodetti luoghi, e Monasterii son in tutto Sacerdoti professi
cinquanta in circa, Sacerdoti oblati tre, Diaconi sei, Suddiaconi
tre, Clerici professi otto, Conversi dodici, Tertiarii quattro,
Servienti due, Oblati otto oltre gli Oblati del Monastero del
Sagittario posto nelle montagne d’Altomonte terra di Basilicata dove
per viver i monaci con l’agricoltura saranno gli oblati oltre il
numero di quaranta.
In detti Monasterii sono due ( tre) soli novitiati l’uno ( doi) nel
monasterio di Corazzo, commenda del S.e Cardinale Ludovisio nel
quale sono solamente due Novitii Clerici, e l’altro nel detto
Monasterio del Sagittario Diocesi d’Anglona commenda del S.r Carlo
della Porta, nel quale parimente sono due soli Novitii.
Professano li Monaci di detta Congregatione la Regola di San
Benedetto, e si governano con gli ordini, e costitutioni delli
Capitoli Generali di detti ordini cisterciensi di Francia, e
Decreti, ch’ogni triennio si fanno nelli Capitoli Provinciali d’essa
Congregatione.
L’habbito loro è conforme alli P.ri e frati del Cistercio di Francia
non hanno però sin qui usato la cucolla, e sopraveste nera come
quelli sogliono usare nelle solennità e quando vanno in publico.
Mangiano in Refettorio et hanno i loro dormitorii nei quali è un
antico abuso contro an... gli espressi ordini di Capitoli Generali,
che ciascuno in cella ha il suo camino, nei quali dormitorii e
camere indifferentem.e, et in ogni tempo conversano laici.
Il coro non vien da anni frequentato nè hanno libri per uso d’esso
degli ultimi riconosciuti et emendati d’ordine di cotesta Santa
Sede, ne meno conforme all’ordini di Capitoli Generali pigliati i
Messali Romani, e secondo il Rito d’essi cominciato à celebrare
celebrando le messe secondo il solito di prima.
Non ho ritrovato in essi Monasteri Archivii formati, ne meno
Archivio generale di scritture, et atti di detta Congregatione,
eccetto alcune scritture in alcune casse maltenute, e mancanza di
processi criminali, fabricati sopra gli eccessi di monaci, e persone
soggette alla detta Congregatione.
Li Chiostri di detti Monasteri per il più non son perfetti, ne
sicurri, et in molti di detti Monasterii sotto pretesto d’andar
secolare dell’uno, e l’altro sesso à pigliar’acqua nè luoghi
contigui essendo detti chiostri e clausure inperfetti, e li giardini
di Monasterii senza muri, han dato continua occasione di
murmuratione, e scandalo.
La rendita delle mense monacali per il più non è sufficiente ad
alimentare i Monaci e frati, che vi sono che perciò son forzati
industriarsi, con seminare, et allevare e nudrire diverse sorte
d’animali, col qual pretesto si scusano circa la delatione dell’armi
in campagna.
Il ricetto e conversatione hanno di huomini di mal’affare, come
banditi e forgiudicati vien dall’istessi monaci, e frati coperta con
il pretesto delli luoghi istessi vicini alle montagne in paesi
lontani (?) e dal non potergli resistere per il poco numero di essi
frati, e Monaci et havere li detti chiostri e clausure imperfette,
con che anco scusano la retentione dell’armi in detti Monasterii
dicendo essergli necessarii il più delle volte per loro difesa, e
d’essi luoghi.
Non hanno alcuna cognitione di Decreti usciti d’ord.ne di cotesta
Santa Sede sin dalla felice mem.a di Sisto quinto, e Clemente ottavo
al presente tempo circa l’osservanza regolare, dicendo essersi
sempre governati con gli ordini del Capitolo gen.le di detto ordine.
Anzi gli Commissarii e Vicarii Gen.li di dett’ordine sono stati
soliti ogni triennio nelli Capitoli Provinciali conceder l’indulti
et anco prima a tutti i delinquenti dell’istessa Congregat.ne sopra
qualsivoglia eccesso da lor commesso, benche grave delitto con la
rihabilitatione e dispensa amplissima etiiam di qualsivoglia
irregolarità per causa d’homicidio volontario incorsa, con plenaria
restitutione et espressa prohibitione, ch’ad essi indultati simili
eccessi, e delitti non possano essergli opposti, nè rinfacciati.
Non hanno infermarie e da qua nasce che quasi tutti i monaci della
detta congreg.ne sotto pretesto d’ammalati habbiano da potersi
sovvenirse, procurino farsi peculio, e siano proprietarii.
Nelle loro chiese per il più vi è copia di reliquie di diversi Santi
Martiri, delle vesti, e veli della Beatiss.ma Vergine et altri
Santi, ma però malam.te tenuti e custoditi in vasi di vetro e senza
scritture antiche donde e quando...
L’istesse chiese esser inornate, mal coperte, e manchevoli delli
supellettili sacre, e necessarie, com’anco i lor Monasterii
imperfetti, et in mal’essere, dicono esser colpa di Ministri di
SS.ri Commendatarii, che mancano d’esseguire l’ordini sopra ciò
impostogli da loro P.roni.
E nelle medeme chiese per la facilità di conceder erettioni
d’altari, e cappelle senza dote congrua hanno usato li Priori pro
tempore, si vedono con molt’indecenza destituti di tutte le cose
necessarie et atte per celebrare, quali haverei fatto demolire, se
non fusse stato lo rispetto di causare in coloro, a chi sono stati
concessi, odio contro l’istessi monaci, e luogo, verso di quali
professano devotione, col ritenere in dette Chiese e luoghi l’altari
e cappelle sodette.
Non vi è in tutti detti luoghi libraria, nè meno tra essi monaci vi
è professore d’alcuna scienza particolare, eccettuato un solo, ch’è
graduato di teologia.
Hanno però per supplire tal difetto preso il luogo, e Monasterio in
Cosenza, per servirsene come Seminario, e Scolastria, con occasione,
ch’i P.ri gesuiti in detta Città leggono Filosofia e Teologia, oltre
la Rettorica, et Humanità.
Per rimuovere gli abusi trovati in Visita, con l’assistenza, e
conseglio del detto P.re Provinciale Gen.le, e P.ri anco più
zelanti, e vecchi del dett’ordine feci alcuni Decreti li quali
furono publicati nel Capitolo ultimo, nel qual’io fui Presidente, de
quali si manda copia, conformandomi in essi con le Costitutioni
moderne, e riforme fatte di Regolari in diversi tempi da cotesta
Santa Sede, in part.re alla Costitutione della felice mem.a di Pio V
sopra la riforma dell’istesso ordine, e Capitoli, e Decreti delli
Capitoli generali e provinciali dell’istesso ordine Cisterciense
quali senza contradittione furono ricevuti, e registrati negli atti
di detto Capitolo provinciale.
Finalmente in essecutione di quanto mi fu comandato dall’Emin.ze
V.re dopo una lunga, e diligent’inquisitione feci elettione di
Presidente d’essa Congregatione in persona d’un P.re d’essa chiamato
D. Cesareo Ricciuti originario di Scigliano Diocesi di Martorano
nato d’honesti parenti, d’età d’anni quaranta sei professo nella
medema Congregat.ne e Religione d’anni venti sette, di buoni costumi
osservante della Regola, e Costitutioni di dett’ordine, che per
diecesette e più anni havea lodevolm.te essercitato Priorati di
Monasterii della medema Congregat.ne, et altre cariche senza querela
et era stato visitatore dell’istessa, che sebene non è graduato in
alcuna scienza, ha nondimeno eruditione, e capacità più che bastanti
per tal carica, così tenuto e giudicato da tutti i P.ri, e frati
della detta Congregatione, e fuori, dell’elettione de lo quale
trattandosi , etiam da gli emoli, non segli pote attribuir alcun
eccettione se non che, per esser egli sempre stato osservante della
disciplina monastica e regolare, dubitavano non fosse per esser
rigido essecutore della medema osservanza regolare, confessandolo,
nel resto il più eminente soggetto, che fusse in detta Congregat.ne.
Circa quello poi mi fu ingionto dall’Eminen.ze V.re per
l’inquisitioni, e processo da fabricarsi sopra i capi dati degli
eccessi si pretendono commessi da Don Gabriele Mascaro antecedente
Presidente della detta Congregat.ne, mentre il detto P.re Proc.re
Gen.le di dett’ordine dovea assistere, ogn’hora affrettava il camino
verso la Sicilia, non possendo, nè dovend’io esseguire le
commessioni fattemi senza l’assistenza, e conseglio del sod.to P.re
Procurat.re , essendosi..il Capitolo voluto onninam.te partire per
quella volta, fui necessitato lasciar di fare detta inquisitione e
fabricar detto processo, che quest’è quanto m’occorre, per dar
all’Eminenz.e V.re un breve raguaglio circa la Visita della detta
Congregatione, di che s’invia anco copia qui congionta, et
all’Eminen.ze V.re con la dovuta humiltà baciando intanto le vesti,
prego con ogni devot’affetto vere felicità.
Di Santa Severina a
Dell’Emine.ze V.V.
Abbazia di Santa Maria di Altilia
Nota de beni del Ven.le Monasterio de Santa Maria de Altilia de
Padri commoranti in esso e de suoi pesi conforme all’ordine di Mons.
Ill.mo Arcivescovo di Santa Severina Visitatore.
In primis possiede d.o Mon.rio una chiusa di tumula quattro in circa
verso levante confine le mura de esso Monasterio dalla parte di
sopra, la via publica e di sotto le timpe di Cancofrone quale serve
per horto et altre comodità di detto Monasterio.
Di piu un altra chiusa di tumulate otto in circa loco detto
Sant’Angelo verso ponente confine il Neto della Salina da la parte
destra e dalla parte sinistra la gabella del Bosco dove sonno due
vigne, un horto arborato di varie sorti di fruttiterre aratorie con
cerze.
Di piu nel loco detto Cancofrone verso tramontana cinque pezze di
vigne confine li communi del Casale d’intorno intorno le quali
s’affittano a diverse persone e se ne percipe l’anno dieci ducati in
circa.
Di piu un oliveto verso Ponente confine le case di detto Casale, la
via publica e la Gabella del Bosco la qual tiene a censo perpetuo
detto Casale per ducati otto l’anno.
Di piu una gabella chiamata Alimati verso scirocco confine la
gabella di Neto et la terra della Rocca Bernarda dalla quale se ne
percipe l’anno ducati trenta in circa quando si fa camera riservata
dalla predetta terra della Rocca Bernarda et sopra detta gabella si
pagano carlini trenta l’anno di censo alla sopra nominata universita
e quando si dona a masseria per quanto si puo convenire con li
massari.
Di piu un altra gabella detta le serre verso levante confina li cuna
d’armiro et aqua fundente a Neto dalla quale se ne percipe l’anno
ducati trenta cinque in circa.
Di piu un altra gabella detta Ardacuri verso oriente confine il
fiume di Neto, il corso di Santa Anastasia et altri dalla quale se
ne percipe quando non si dona a masseria .... in circa.
Di piu alcune caselle nel Casale le quali alcune volte s’affittano
et alcune volte no secondo che vengano ad habitare genti al detto
casale.
Di piu una sila detta Sanduca nella Regia Sila di Cosenza, quale
quando s’affitta se ne percipe l’anno ducati trenta in circa.
Di piu ducati annui sopra la Regia salina di Neto cinquanta e tari
dui quali si pagano tertiatim dallo Regio Arrendatore di essa.
Di piu si fa la massaria con doi para de bove diverse gabelle.
Altari e pesi di messe
Nella chiesa abbatiale di d.o Monasterio oltre l’altare maggiore
sono tre altari: uno sotto il titolo di San Bernardo, l’altro sotto
il titolo di Santa Catherina dove è un peso della celebratione di
una messa la settimana per lo pretio di una casa per la casa se ne
pagano annui ducati cinque e nel med.o altare un’altra messa per
ogni mese per Marco Antonio Russo per la quale se ne pagano annui
carlini vinti e l’altro altare sotto il titolo di Santa Maria della
Gratia .... di d.o Casale d’Altilia paga li sodetti... Ducati per la
celebratione della messa .. per il q. Pietro Benincasa conforme
appare nel testamento fatto dal Rev. D. Gio. Vincenzo .. arciprete
di d.o Casale e Giulio Vivaqua l’annui carlini vinti sopra la casa
dove al presente habita per la celebratione della detta messa per
Marc’Antonio Russo.
Pesi del Monastero
Il d.o Monasterio paga annui Ducati tre per l’annuo censo sopra la
gabella d’Alimati all’Universita della Rocca Bernarda.
Di piu annui Ducati dodici per le contributioni al Padre Procuratore
generale in Roma.
Di piu annui Ducati dieci per la Cassa Comune della Congregatione la
quale si amministra per il Padre Presidente.
Di piu annui Ducati doi per il viatico della Visita.
Di piu annui Ducati quindeci per il vestiario del Padre Priore,
Ducati quatordeci per vestiario del Padre cellerario, Ducati dodeci
per ciascheduno sacerdote, Ducati diece per qualsivoglia clerico e
converso e Ducati sei per ciascheduno offerto, oltre le spese delle
scarpe.
Nota de Monaci locali nel Venerabile Monasterio di Santa Maria
d’Altilia nell’anno 1630.
Don Emanuele Peluso P.re professo nell’anno 16.. nel venerabile
Monasterio di Corazzo sotto il governo di Don Gabriele Mascaro e
ricevuto alla Religione dal Padre Don Placido Salerno all’hora
Presidente mediante fede et approvatione quali si conservano
nell’Archivio della Congregatione suo maestro Don Tomaso Secreto.
Don Gregorio Ricciuto Cellerario professo nell’anno 1618 nel
Monasterio del Sagittario sotto il governo del Padre Don Placido
Salerno Priore e D. Gabriele Mascaro Presidente suo maestro Santo
Morsa.
Don Gio. Ricciuto sacerdote professo sotto il governo del P. Don
Gabriele Mascaro Priore et dal med.o approbato e ricevuto alla
Religione nell’anno 1626 suo maestro Don Tomaso Secreto.
Fra Gio. Battista Salatino Diacono professo nell’anno 1624 nel
Monasterio di Corazzo sotto il governo di D. Gabriele Mascaro Priore
e Don Placido Salerno Presidente suo Maestro Don Silvestro Negro.
Fra Benigno Dipignano subdiacono professo nell’anno 1618 sotto il
governo e disciplina di Don Marsilio delle Pira priore di Corazzo e
maestro de Novitii, Presidente Don Gabrile Mascaro.
Fra Michelangelo Mancuso Diacono professo nell’anno 1626 nel
Monasterio di Corazzo sotto il governo di D. Gabriele Mascaro Priore
e Don Placido Salerno Presidente, suo maestro Don Silvestro Negro.
Fra Dionisio Albano Converso professo nell’anno 1628 nel Monasterio
di Corazzo sotto il governo di D. Diego Mascaro Priore e Don
Gabriele Mascaro Presidente.
Fra Salvatore Russo oblato nell’anno 1617.
Fra Mercure Benincasa oblato nell’anno 1625.
Fra Paulo Mazzuca oblato nell’anno 1625.
Fra Gio. Maria Lofresi oblato nell’anno 1625.
Inventario della chiesa e sacristia del Ven.le Monasterio di santa
Maria d’Altilia.
In primis Due campane grandi che sonno sopra la porta della chiesa.
Tre campanelli piccoli portatili.
Un paro di candelieri grandi sopra l’altare maggiore.
Una custodietta foderata.
Una pisside d’argento dove sta riposto il Sant.mo Sacramento.
Un paro d’angeli indorati et uno paro de candeglieri d’ottone per
l’altare maggiore.
Tre altaretti portatili.
Uno secchiello di rame per l’aqua sacra.
Uno velo bianco di raso.. alla Beat.a Vergine.
Molte filze di coralli e di .. all’istessa.
Dieciotto torcie grandi di cera bianca appese in diverse parti della
chiesa per voto.
Un confessionaro.
Nel Choro
Uno Graduale romano.
Un’Antiphonario.
Uno Santorale, tutti e tre vecchi e contorti.
Dui Missali dell’ordine.
Uno Martirologgio romano.
Una Regola del Padre nostro S. Benedetto.
Un Ordinario scritto a mano dell’ordine.
Dui Rituali romani.
Sacristia
Una Croce d’argento sebene antiqua e poco bona.
Una corona d’argento per la B.a Vergine.
Tre calici vecchi delli quali uno è disacrato con loro patene.
Cinque corporali con le sue palle si bene di tela grossa.
Quattro camisi vecchi ... con li suoi ammitti e cingoli.
Un’oratoria con la carta della preparatione.
Un apparato di damasco bianco con pluviale.. manipoli, avant’altare
e doi coscini.
..... damasco rosso vecchie con trene d’argento.
..... damasco bianco.
...... di variati colori per li calici.
Trenta tovaglie piccole senza nessuna grande per coprire l’altare.
Dieci purificatori.
Due mitre abbatiali.
Uno bacolo pastorale.
Doi cappotti per la custodia uno dermelino e l’altro di tela.
Tre lenze di seta.
Otto coscini di tela.
Quattro pianete vecchie di variati colori.
Otto avant’altari di tela e di panno di seta vecchi.
Una parata di damaschello bianco cioe due pianete, due tonicelle,
stole e manipoli ma senza pluviale et uno avant’altare.
Un altra parata di damaschello russo dell’istesso modo con quattro
coscini dell’istesso colore se bene tutte queste parate sono senza
pluviale.
Una pianeta violata del mod.o damaschello con stola e manipolo.
Due burze del d.o damaschello per li corporali.
Una cotta di tela vecchia.
Doi missali romani vecchi.
Un incensiero, una navetta .. argento.
Uno paro di ferri per l’hostie.
Uno casciotto con forfice per l’hostie et un pallio di setta vecchio
per accompagnare il Sant.mo Sacramento.
Monastero di San Giovanni in Fiore
Nota de Beni del Ven.le Monast.ro di S. Giovanni in fiore fatta
per ordine di Mons. Fausto Caffarelli Arcivescovo di Santa Severina
Visitator Apostolicus.
In primis possiede una chiusa sita in detto Casale verso oriente
dietro le mura di esso Mon.rio ... et altri frutti, qual serve per
lo già detto et horto de Padri.
Di più una gabella detta Armiro dentro il Corso di Santa Severina
confine la gabella delle Serre Vallone salito dalla parte inferiore
e dalla parte superiore la gabella di caria qual s’affitta ducati
...
Di più una gabella chiamata il Verdò, dove ... pezzi vigne, olive,
ghiandi et altri alberi fruttiferi con terre aratorie della quale si
percipe l’anno Ducati ottanta in circacioè quando sonno ghiandi e
dette olive.
Di più una difesa nella Regia Sila chiamata .... verso ponente
confine la difesa di Girolamo Leonetti, la difesa di D. Andrea .. il
fiume Garga et altro dove si fa la massaria con uno paro de bovi e
se ne percipe tumula ... di grano et herbaggio Ducati cinquanta ..
secondo la valuta di detti giorni.
Di più uno pezzo di terra chiamato.. nel distretto ... confine le
terre del Rev. Don Francesco di Donato et altri da quale se ne
percipe l’anno Ducati... in circa secondo che fruttano l’olive.
Di più un altro pezzo di terra chiamato Laconi nel med.o distretto
di caccuri verso oriente arborato di cersi et altri frutti dal quale
se ne percipe l’anno circa ducati dieci secondo che vagliano le
frondi de celsi.
Di più una Grancia chiamata Canale nel distretto della Bagliva di
Petrafitta pertinentie di Cosenza, la quale se possedeva per molti
anni da essi Padri mediante Instrum.to et Assenso Papale adesso è da
sei anni in circa hanno recusato et recusano l’Agenti dell’Abbate
pagarci li frutti che importano sessanta Ducati in circa assignateci
per l’Abbate passato mediante detto Instrum.to et assenso papale.
Di più Ducati sessanta sopra la Regia Salina di neto quali si pagano
tertiatim.
Chiesa
Nell’abbatiale chiesa l’altare maggiore e un altro vi sono
l’infrascritte cappelle videlicet.
La Cappella del Santissimo Rosario dove vi è obligo di una messa la
settimana et altre venti messe extra l’anno per il quale obligo se
ne percipe annui ducati sette pagati dal procuratore di d.a
cappella.
La Cappella della SS.ma Concettione.
La Cappella seu altare di San Benedetto.
La Cappella di Santa Maria del Soccorso dove vi è obligo di una
messa la settimana ... se ne percipe l’anno ducati .. pagano al ..
della cappella sopra ..
La Cappella di San Carlo dove vi è obligo di ... messe la settimana
per le quali si percipe Ducati .. l’anno del capitale .. pagano dali
heredi delo Notar .. procuratore di d.a cappella..
La Cappella della Natività di N.stro Sig.re
La Cappella di Santo Bernardo
La Cappella di San Francesco di Paola.
La Cappella del Beato Joachino et è sotto l’altare .... altro
altare.
Monaci locali
Don Placido Salerno Sacerdote Priore d’anni 52 in circa professo
nell’anno 1614 nel monastero di Corazzo nelle mani di Don Gabriele
Mascaro Priore e Don Gerolamo Caricati Presidente, tiene di
professione anni diecisette.
Don Leonardo Cimino Sacerdote d’anni quaranta cinque in circa
professo nell’anno 1614 nel monastero di Corazzo nelle mani di Don
Gabriele Mascaro Priore e Don Gerolamo Caricati Presidente ,tiene di
professione anni sedici.
Don Felice Benincasa della terra di Mesuraca Sacerdote di anni 35
professo nell’anno 1617 nel monasterio di Corazzo nelle mani di Don
Gabriele Mascaro Priore e Don... di ... Presidente, tiene di
professione anni quattordeci.
Don Mario Scuzzica del luogo delli Scalzati d’anni quaranta cinque
professo nell’anno 1623 nel monastero del Sagittario nelle mani di
Theodosio Caino e D. Placido Salerno Presidente, tiene di
professione anni sette.
Don Clemente Gardis cellerario sacerdote della terra delli Luzzi
d’anni 26 professo nell’anno 1622 nel monastero del Sagittario nelle
mani di D. Placido Salerno Priore e Don Gabriele Mascaro Presidente,
tiene di professione anni otto.
Frat’Antonio Cimino della terra di ... d’anni vintiquattro professo
nell’anno 1625 nel monastero di Corazzo nelle mani di Don Gabriele
Mascaro Priore e D. Placido Salerno Presidente, tiene di professione
anni cinque.
Fra Jacomo Gagliano della terra di Scigliano Clerico d’anni vinti in
circa professo nell’anno 1627 nel monastero di Corazzo nelle mani di
Don Gabriele Mascaro Presidente tiene di professione anni tre.
Fra Matteo Leonetto del luogo di Pedace Clerico d’anni decenove
professo nell’anno 1629 nel monastero di Corazzo nelle mani di D.
Diego Mascaro Priore e Don Gabriele Mascaro Presidente, tiene di
professione anni uno.
Fra Vincenzo Mirabello converso della terra di Scigliano d’anni
trent’uno professo nell’anno 1626 nel monastero di Corazzo nelle
mani di Don Gabriele Mascaro Priore e Don Placido Salerno
Presidente, tiene di professione anni quattro.
Fra Giovanni Malandrino della terra di S. Giovanni in Fiore oblato
nell’anno 1623.
Fra fabritio Tignanelli di Petrafitta oblato nell’anno 1622.
Monastero di Santa Maria di Corazzo
Nomine Monachor. loci Sanctae Mariae de Coratio
Don Diego Mascaro Sacerdote Priore d’anni vinti nove in circa della
terra di Scigliano professo nello monasterio di Corazzo nelle mani
di Don Gabriele Mascaro presidente nell’anno 1618, tiene anni di
professione dodici.
Don Mario Bruno Sacerdote di anni ventinove in circa della terra di
... professo nel monasterio di Corazzo nelle mani di Don Gabriele
Mascaro Presidente nell’anno 1618, tiene anni di professione dodici.
Don Augustino de Luca Sacerdote d’anni trenta sette in circa delli
Baglii di Laino professo nel monastero di Corazzo nelle mani di Don
Gabriele Mascaro presidente nell’anno 1623, tiene anni di
professione sette.
Don Vincenzo Altomare Sacerdote della terra di Rogliano di anni
trenta sette in circa professo nel monasterio di Corazzo nelle mani
di Don Gabriele Mascaro Presidente nell’anno 1622, tiene di
professione anni otto.
Fra Vittorio Federico clerico della terra di ... di anni vinti dui
professo nel monasterio di Corazzo nelle mani di Don Gabriele
Mascaro Priore e presidente Don Placido Salerno.
Frat’Anselmo Talarico Converso della terra di .. d’anni
cinquantacinque professo nel monasterio di Corazzo nelle mani di Don
Michelangelo de Simone nell’anno 1608, tiene anni di professione
vinti dui.
Fra Francesco dattilo converso della terra ..... di anni .. circa
professo nel monasterio di Corazzo nell’anno 1624 nelle mani di Don
Gabriele Mascaro Presidente, tiene anni di professione sei.
Monastero di Santa Maria del Soccorso
Lista e numero de Monaci
Don Gabriele Mascaro Presidente d’anni sissanta in circa professo
nel monasterio del Soccorso sotto il Presidentato del Pa.re Don
Giusto ... nativo nella terra di Scigliano, tiene anni di
professione in circa quaranta.
Don Fra... della Scalea d’anni trent’uno in circa vestito a tempo
del Presidentato del Padre Don Gabriele Mascaro et nel monasterio di
Corazzo essendo Priore in quel tempo Don Mascaro Gabriele, tiene di
professione anni undeci in circa.
Don ... d’Adamo della terra di ... d’anni trenta cinque in circa
professo nel monasterio di Corazzo essendo Priore ... Marsilio a
tempo del Presidentato di Don Jacomo Greco tiene di professione anni
decisette.
Don Filippo Bruno delli Luzzi professo in Corazzo essendo Priore il
d.o D. Marsilio e Presidente il d.o Jacomo, tiene di professione in
circa anni vinti e d’età 38.
Fra Vespasiano Salerno di Misuraca d’anni vint’uno professo nel
Sagittario essendo Priore il Padre Theodoro Caino et Presidente il
Padre D. Placido salerno, tiene anni di professione cinque in circa.
Fra Cornelio Palazzo de Pedaci d’anni vinti cinque professo nel
monasterio di Corazzo essendo Priore il Padre Don Diego Mascaro et
Presidente il Padre Don Gabriele Mascaro, tiene anni di professione
dui in circa.
Fra Matteo Federico converso.
Fra Alano le Pira converso.
Nota delle Cappelle e Messe
Nell’altare maggiore per il q. Pompeo Perillo messe quaranta anno
quolibet.
Al medemo per il q. Pietro Perrotta messe vinti anno quolibet.
Al medemo per la gamiglia delli Salatini messe vinti anno quolibet.
Al medemo per la famiglia delli Sapiati messe dodici.
Al medemo per il q. Nicodemo Pangari messe vinti quattro.
Nella cappella di San Marco per la famiglia degli Amati messe
quaranta.
Nella cappella di S. Catherina per la famiglia delli Terioli messe
vinti cinque.
Nella cappella di Sant’Antonio del Padre q. D. Placido messe vinti.
Al medemo per la famiglia delli Durantesi messe vinti.
Nell’altare della S.ma Trinità messe vinti quattro della cui
celebratione non si sa l’entrata.
Nell’altare del Carmine per il q. Mario Pirainelli (?) messe trenta.
Nell’altare della S.ma Annuntiata per la famiglia delli Rossi messe
quaranta.
Nell’altare della Transfiguratione messe quaranta della cui
celebratione non si sa ne il padrone ne l’entrata.
Nell’altare dell’Immacolata Concettione per la famiglia delli Branca
messe quaranta.
Nell’altare dello Spirito Santo per la famiglia delli Geveni messe
trenta due.
Nell’altare di San Fran.co de Paula per il q. Don Tifilato messe
venti.
Al medemo per il q. Angelo di Napoli messe venti.
Inventario della Chiesa
In primis un immagine della Beata Vergine.
Una custodia et un ciborio per il SS.mo Sacramento.
Un vaso per l’oglio santo.
Tre missali dell’ordine et un Romano.
Due graduali uno Dominicale e l’altro santo.
Una Regola dell’ordine e Martirologio.
Quattro calici con pianete e corporali.
Una parata bianca . Otto pianete. Quindeci veli di calici di vari
colori. Cinquanta tovaglie varie. Avant’altari di varii colori.
Cinquanta tergisieri. Un paro di tonicelle violate. Quindeci
coscini. Sei Camisi et una cotta. Uno Paro di ferri d’hostie. Un
reliquiario con vasi dove si conservano dette reliquie. Un vaso
d’aqua santa. Una croce d’argento.
Abbazia dei Tre Fanciulli
Abbatia seu mon.rium Divae Mariae della Nova al.s Trium Puerorum
S. Ordinis Cistercien. Congreg.nis B. M. Calabriae et Lucaniae est
situm et positum in territorio terrae Caccurii Dioecesis Geruntinen.
et Cariaten. , Provinciae Calabriae Citerioris, et est commendatum
ad.m R.do Domino Ridolpho Ridolphi Romano, cuius antiqua aedificia
omnia sunt diruta, apparent solummodo aliqua vestigia antiquitatis,
et in eius ruinis haec pauca videntur restaurata.
Ecclesia parva à mediis muris reaedificata, et ab inferiori parte
versus meridiem tribus basis munita ne ruat, est absque testudine,
crustatura, et pavimento; et quia exposita est omnibus ventis in ea
retegenda multum laborant Patres, et quasi semper in medio ubi
iunguntur trabes, quae Cavallara dicitur manet detecta, eget aliqua
decenti reparatione, ut in ea missarum solemmnia, et divinum
officium absque periculo, et molestia celebrari possint.
Eius altare est ad occidentem, et in eo est icona Beatae M.ae
Virginis, Angelis circumdata spectans tres pueros in camino ignis
ardentis, et in eo nullum est onus, nisi tantum onus Religionis.
In ea nulla est Sacristia, sed haec pauca pro cultu Divino servantur
in quadam archa in Camera Prioris: Calix unus cum sua patena, Alba
una cum suo amittu, et duo corporalia, et quatuor pallae altaris,
planetam vero et pallium altaris mutuo accepit seu potius (
elemosinaliter) a monasterio Sancti Joannis in flore.
Palatiolum, in quo habitant Patres, quod distat à dicta eclesia
cubitis quindecim in circa in eisdem ruinis à fundamentis erectum,
tres habet officinas superius: salidam unam pro coquina et
refettorio, et duas cameras tabulis separatas, in quibus habitant et
dormiunt Patres sub imbricibus et duas officinas inferius et
terraneas pro Cellario et Dispensa. In cuius ecclesiae et mon.rii
servitio ad p.ns inveniuntur collocati infras.tti Patres:
R.dus Pater D. Macharius Martinus Sacerdos professus in anno 1622 in
Mon.rio B. M. de Curatio sub Praesidentatu ad.m R.di P.ris D.
Gabrielis Mascarii.
Don Andreas Buffonus sacerdos professus in anno 1620 in eodem
mon.rio sub Praesidentatu eiusdem ad.m R. di P.ris D. Gabrielis
Mascarii.
F.r Jacobus Spina tertiarius , et Marius Manfreda serviens.
Habent dicti Patres pro mensa separata à mensa abbatiali pro victu
et vestitu duorum monachorum sacerdotum, et unius servientis, pro
manuntentione fabricae et aliis necessitatibus, pro contributionibus
Cap.li Gen.lis, pro visitis et aliis oneribus docatos quinquaginta
assignatos in infras.ttis bonis stabilibus.
Habent medios terragios cuiusdam comprehensorii terrarum tumulatarum
centum quadraginta in circa, partim cultarum, et partim incultarum
siti et positi in territorio dictae terrae Caccurii, et in montaneis
dictae Abbatiae loco dicto Yimmella, et aliis nominibus, pro ducatis
quindecim tunc appretiatos singulis annis, nunc vix reddit pro
medietate.
Habent item Forestellam Casalis Novi, suis finibus limitatam pro
ducatis undecim.
Habent item ducatos quinque super censibus minutis terrae Caccurii,
ut in Platea est vid.
Habent tandem ad complimentum dictorum ducatorum quinquaginta,
ducatos decem et novem super omnibus redditibus dictae Abbatiae, et
precise super censibus Defensae Campi de Manno, quos soluit singulis
annis dictae Abbatiae Trium Puerorum Abbas, seu Commendatarius
Abbatiae Sancti Joannis de Flore, et pro eo eius Conductores.
Habent praeterea dicti Patres circiter modios tres terrarum circum
circa muros dirutos dicti Monasterii et ecclesiae cum diversis
arboribus fructiferis, pro viridariis faciendis.
Item vineam unam salmarum trium vini in circa prope dictum
monasterium ab anteriore parte versus orientem.
Soluunt singulis annis dicti Patres ex eisdem introitibus pro
contributionibus debitis Capitulo Generali ducatos duos.
Capsae Communi Congregationis singulis annis ducatos tres.
Patribus Visitatoribus singulis annis ducatos duos.
Singulis quibusque quatuor annis pro Cap.li Provincialis
celebratione, et pro Viatico Praesidentis dicti Cap.li ducatos sex
et alias taxas extraordinarias.
Abbazia di Santa Maria di Fonte Laureato
Abbatia seu Monasterium Divae Mariae Fontis Laureati Sacri
Cistercien. Ordinis Congreg.nis Beatae M.ae Calabriae et Lucaniae
est situm et positum in territorio terrae Fluminis Frigidi dioecesis
Tropeen. Prov.ae Calabriae Citerioris, et est commendatum Eminent.mo
et R.mo Cardinali Boncompagno.
Ecclesia est à parte superiore dicti mon.rii versus aquilonem, Ianua
maior est a parte occidentis, et Altare maius ad orientem sub quadam
media fornice rotunda, in quo altari est custodia SS.mi Sacramenti,
et Icona Beatae Mariae Virginis a sexcentis annis in tabula depicta
et deaurata, sedens cum eius benedicto filio in gremio; super habens
imaginem eiusdem filii eius a cingulo supra in fonte positi, seu
calcantis torcular, a manibus, et latere fundens sanguinis rivos, in
cuius parte dextera, et sinistra, est Annunciatio Beatae Virginis. A
dextris vero, et sinistris eius habet imagines Divi Joannis
Baptistae et Divi Benedicti Abb. omnia quibusdam decentibus et
deauratis separationibus divisa in pariete à cornu Epistole est
quaedam fenestra cum sacrario, et lavatorio calicum et corporalium.
Dicta ecclesia est longitudinis 160 pedum in circa fundata in modum
Crucis, duas habens Cappellas magnas à dextris et à sinistris subtus
altare maius ecclesiae forniculatas in modo Crucis, quaelibet duas
habens Cruces, tota vero navis ecclesiae est absque testudine, sed
cum decenti pavimento, et crustatura. In medio dictae ecclesiae à
parte dextera ingressus, est quaedam Ianua per quam itur ad
claustrum, super quam est quidam gradus, et in capitibus eius iuxta
parietes sunt duo altaria absque titulis et servitio. Per tres vero
partes dictae ecclesiae est quidam magnus Arcus sub quo, in simplici
choro recitant et celebrant Divina officia Patres, supra pedem vero
dicti arcus, et subtus ianuam cappellae sinistrae partis extat
constructa Cappella una ex lapidibus sub vocabulo S.mae
Annunciationis , fundata et dotata in bonis stabilibus a q.m
Francisco Bulotta cum onere duarum missarum in qualibet ebdomada.
Supra Ianuam vero Cappellae dexterae partis et subtus infimum gradum
Altaris maioris est alia cappella idem ex lapidibus constructa,
fundata à nicolao fran.co Sasso adhuc vivente ad honorem Divi Caroli
, et Divi Thomae Aquinatis, et dotata in bonis stabilibus, cum onere
duarum missarum in qualibet ebdomada.
In dicta ecclesia extat legatum familiae de Pontio pro cappella
construenda in honorem Divi francisci de Paula cum onere quindecim
missarum in quolibet anno, est dotata super omnibus eius bonis,
interim missae celebrantur in Altare maiori.
Item in eadem ecclesia extat donatio U.J.D. Ioannis Andreae Carelli
pro ornanda p.tta cappella maiori dexterae partis, cum onere unius
missae in qualibet ebdomada, et est dotata in bonis stabilibus,
interim celebratur in altare maiori, nam adhuc vivit.
Item in eodem altare maiori est onus duarum missarum in qualibet
ebdomada ex legato q.m Ioannis Ferdinandi Sacchi super omnibus eius
bonis.
Item in eadem ecclesia extat onus unius missae in quolibet mense ex
legato q.m francisci palmuccio in bonis stabilibus.
Dicta ecclesia nullam habet sacristiam sed retro altare maius est
quidam parvus locus in quo sacerdotes induuntur sacris vestibus pro
missis celebrandis, tres habet tantum calices et veteres, et pauca
vestimenta, seu paramenta, et vetustate consumpta, multum indiget
reparatione.
A praefata cappella dexterae partis per quamdam magnam ianuam
egreditur ad claustrum et per quamdam scalam ex lapidibus ascenditur
ad dormitorium monachorum in quo septem sunt tantum cellulae, in
quibus dormiunt monachi, et tam dormitorium, quam maior pars
cellarum sunt absque testudinibus et subtus dictas cellulas habent
Patres officinas necessarias. Cap.lum culparum, Coquinam,
Refectorium, Dispensam, Cellarium, Horreum et Clibanum, sed non sunt
sufficientes cum sint omnes dimidiatae. In medio quasi dicti
dormitorii est alia ianua et scala per quam descenditur ad claustrum
iuxta dictum dormitorium, quod solum est tectum imbricibus, nam alia
tria sunt discoperta, quorum tantum extrinseci.. serviunt pro
clausura; subtus quam scalam est quoddam posticum per quod itur ad
viridarium et ad fontem aquae et corrispondet portae maiori dicti
monasterii per unum ex dictis claustris detectis, iuxta quod est
aliud dormitorium dirutum prope fundamenta, sicut , et coetera omnia
alia aedificia antiqua; in quorum ruinis Patres sumptibus propriis
reaedificaverunt quatuor domus unitas, in quibus habitant familiae
et servientes dicti monasterii, et recipiuntur hospites. In cuius
ecclesiae et monasterii servitio ad p.ns adsistunt infras.tti P.res:
R.dus P.r D. Caesareus Ricciutus Prior professus in anno 1602 ante
congreg.nis erectionem, tempore reformationis fel. rev. Clementis
VIII sub vicariatu q.m ad.m R.di P.ris D. Michael’Angeli de Simone.
D. Mutius delle Pira sacerdos professus sub Praesidentatu q.m ad.m
P.di P.ris D. Michaelis Angeli de Simone in anno 1606.
D. Petrus Saccho sacerdos professus in anno 1626 sub prasidentatu
ad.m R.di P.ris D. Placidi Salerni.
D. Hieronymus Catamusto sacerdos professus in anno 1628 sub
Praesidentatu ad.m R.di P.ris Don Gabrielis Mascarii.
F.r Blasius Arcerius Diaconus professus in anno 16.... sub
praesidentatu ad.m P.di P.ris D......
F.r Bernardus Zaccaro cl.s professus in anno 1628 sub praesidentatu
adm R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
F.r Petrus Antonius Tramontana oblatus.
F.r Horatius de Acri oblatus.
F.r Petrus de Aloe oblatus.
F.r Ottavius de Leo oblatus.
F.r Petrus Fran.cus Iurno oblatus et F.r Guillermus Russus
tertiarius.
Habent dicti Patres pro mensa separata à mensa abbatiali ducatos
quinquaginta pro victu et vestitu duorum monachorum sacerdotum et
ducatos decem pro manutentione ecclesiae, et sacristiae in bonis
stabilibus, pro quibus docatis , 60, Procurator Eminentissimi tunc
Cardinalis Antonio Caraffa cum sufficienti mandato in anno 1581,
assignavit, et consignavit eis infrascripta bona stabilia. In p.s
Medietatem possessionis francisci layni, loco dicto la dispensa
subtus viam qua venitur a terra fluminis frigidi ad monasterium,
arboratam sicomis et aliis arboribus fructiferis.
Hortum unum situm iuxta dictam possessionem et monasterium. Aliam
petiam terrarum pro horto, positam super ecclesiam cum aliquibus
sicomis. Aliam petiam terrarum dicta lo Pantano. Terras et nemus
Mortilletti iuxta suos fines. Omnes ripas fluminis à dicto
Mortilletto usque ad Pontem. Terras quae fuerunt Andreae de Pace.
Terras quae fuerunt Nicolai Carluccio cum sicomis. Terras de Nuce
Luciani. Medietatem terrarum et frondium familiae de Francella loco
dicto lo Manco. Terras Laurentii. Terras de dispensa super viam.
Terras Petri de Francella, loco dicto la ferrera. Terras dello
Manco. Pristinum unum mortillae et molendinum unum, prope
monasterium. Item terras delli Mazza. Item quartucciatam unam
terrarum, quae continetur cum praedictis terris de Nuce.
Quae omnia fuerunt appretiata et assignata pro ducatis quinquaginta
quinque. Et ad complimentum dictorum ducatorum sessaginta assignavit
eis ducatos quinque annui census super possessionem de trambaria
familiae de ruperto iuxta suos fines. Item assignavit eis gratis
Decimam calcinarum totius territorii abbatiae. Passum animalium.
Unam petiam terrarum in qua Patres plantaverant vineam et nemusculum
prope monasterium.
Inde praefatus commendatarius Eminentiss.s propria manu resignavit
eisdem Patribus, officinam cartariam, et fabricas palatii
abbatiales, quae nunc sunt diruta, sicut tunc erant.
Item pro reparatione dicti mon.rii assignavit Patribus diurnales
eleemosinas, si ascendissent ad summam ducatorum quadraginta
annuatim; ab.s teneretur ipsemet commendatarius ad totalem
reparationem, quae eleemosinae nunc vix ascendunt ad summam
ducatorum decem.
Quae omnia p.tta bona stabilia fuerunt multum aucta a monachis
propria industria, plantando in eis sicomos sumptibus propriis et
propriis manibus in eis laborando, et possunt ascendere annuatim ad
summam ducatorum centum quinquaginta, sed quid inter tantum.
Ex eisdem introitibus soluunt singulis annis dicti Patres pro
contributionibus Capituli Generali ducatos decem.
Capsae Communi Congregationis ducatos decem.
Patribus Visitatoribus tempore Visitationis ducatos duos.
Pro charitaturo subsidio Monasterio Divae Mariae de Succursu ducatos
quatuor, in rebus tamen.
Singulis quibusque quatuor annis pro expensis in celebratione Cap.li
Provincialis et pro viatico Praesidentis ducatos sexdecim in circa.
Abbazia di Santa Maria de Ligno Crucis
Abbatia seu Monasterium Divae Mariae de Ligno Crucis S. Ordinis
Cistercien. Congregationis B. M. Calabriae et Lucaniae est situm et
positum in territorio terrae Coriolani Dioecesis Rossanen. in
Provin.a Calab.ae Citerioris et est commendatum Eminentissimo et
R.mo Cardinali Theti.
Ecclesia longitudinis quadraginta pedum in circa est sita in parte
dextera ingressus dicti Mon.rii et est absque testudine, sed cum
mediocri crustatura et pavimento. Altare maius est in parte
occidentis, super quod est imago Beatae Mariae Virginis sedentis cum
eius filio super genu dextrum ex sculptura. Subtus quam in quadam
parva capsula asservantur decenter in vasis vitreis, et in una cruce
lignea plura fragmenta reliquiarum S.mae Crucis, Beatae Mariae
Virginis et aliorum diversorum sanctorum et est sub quoddam arcu et
retro ipsum altare sub quadam fornice in modum crucis recitant
divinum officium, et comune missas Patres in duobus scannis cum non
habeant chorum. In parte dextera dictae ecclesiae est ala una usque
ad altare maius, item absque testudine in cuius superiori parte est
aliud altare sub vocabulo Sanctissimae Crucis, In parte vero
sinistra dictae ecclesiae est aliud altare nemini dicatum et in eis
nullum est onus, nisi unius missae in qualibet ebdomada ex antiquo
legato propter duas domus quas habent in terra Coriolani. Super quod
altare et sub infimo grado altaris maioris est ianua sacristiae, in
qua est calix unus , pauca vestimenta et paramenta vilis materiae et
à monachis facta.
Super dictum vero gradum est alia parva ianua per quam ingreditur ad
locum claustri, ubi nulla videntur vestigia claustri, sed contra
dictam ianuam est quadam scala ex lateribus per quam ascenditur ad
dormitorium monachorum in quo sunt quinque cellulae in quibus
habitant Monachi et subtus eas sunt officinae agrariae ad usum
dictorum monachorum: Dispensae, Refectorium, coquina et clibanus cum
aliis locis necessariis. Cellarium vero est retro eccelsiam super
quod est alia magna camera pro horreo ipsorum monachorum, a quo
usque ad caput dicti dormitorii est initiatum aliud dormitorium à
Patribus dicti monasterii, sed ad nullam devenit perfectionem servit
tamen pro clausura; contra quod est porta maior dicti mon.rii, ad
orientem. In quo monasterio, et pro servitio dictae ecclesiae ad
p.ns reperiuntur collocati infras.tti Patres.
R.dus Pater D. Petrus Ioannes Stocchi Prior, professus in anno 1622
sub Praesidentatu ad.m R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
D. Hieronymus Caputo sacerdos professus in anno 1616 in manus ad.m
R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
D. Iustus Petronius sacerdos absens.
F.r Paulus oblatus et f.r Petrus à Coriolano tertiarius.
Habent P.res dicti Mon.rii pro mensa separata à mensa abbatiali in
bonis stabilibus ducatos centum quinquaginta, pro victu et vestitu
monachorum assignandorum ad arbitrium superioris, et pro omnibus
oneribus.
Habent quoddam petium terrarum tumulatorum nonaginta septem, positum
in territorio dictae terrae Coriolani, loco dicto brica russa, et
proprié l’ulmella iuxta suos notorios fines pro ducatis sexaginta
sed ad p.ns pro inevitabili inundatione cuiusdam fluminis vix reddit
pro medietate.
Molendinum unum situm et positum in flumine dictae terrae Coriolani
pro aliis d.tis 60.
Aliqua petia terrarum circum circa mon.rium diversis nominibus
nominata et arborata diversis arboribus fructiferis: vineis, olivis,
sicomis, malis aureis, prunis, piris, quercubus et aliis diversis
arboribus, et pro viridariis faciendis, in quorum medio est turris
pro reliquis docatis triginta ad complimentum dictorum ducatorum
centum quinquaginta.
Habent praeterea duas domus in dicta terra Coriolani cum onere
supradictae missae in qualibet ebdomada ex antiquo legato.
Habent insuper decimam calcinarum, quae sunt in toto territorio
Abbatiae quae nunc nihil reddit et Portellum animalium
damnificantium in territorio Abbatiae.
Soluunt singulis annis ex eisdem redditibus, pro contributionibus
Cap.li Gen.lis d.tos duodecim Capsae Communi Congregationis ducatos
quinque.
Patribus visitatoribus tempore visitationis ducatos duos.
Mon.rio Beatae Mariae de Succursu pro caritativo subsidio in rebus
tamen, ducatos quatuor.
Singulis quibusque quatuor annis pro expensis Cap.li Provincialis,
et viatico Praesidis ducatos decem in circa.
Abbazia di Santa Maria di Acquaformosa
Abbatia sive Monasterium Divae Mariae de Aquaformosa S.
Cistercien. Ordinis Congreg.nis Beatae Mariae Calabriae et Lucaniae,
est situm et positum in territorio terrae Altimontis, et prope
casalem de Aquaformosa ipsius Abbatiae Dioecesis Cassanen. in
Provincia Calabriae Citra, et est commendatum Eminentiss.mo et R.mo
Cardinali Laudivio Zacchia Sancti Sisti nuncupati resignatum
Benedicto Rondenino eius nepoti.
Ecclesia dicti monasterii est mediocris magnitudinis, cum antiqua
testudine, sana crustatura et pavimento, cum armis familiae de
Pischara. Altare maius est in parte occidentis sub quadam media
fornice, super quod est tabernaculum, seu custodia SS.mi Sacramenti,
et icona Assumptionis Beatae Mariae Virginis, insignis picturae,
iuxta quam à dextris et à sinistris sunt imagines Beatorum Bernardi,
et Benedicti Abbatum, eiusdem picturae et cum eisdem armis de
Pischara.
Iuxta parietem a cornu Epistolae est quoddam tabernaculum ligneum,
in quo in una cruce, et in duobus tabernaculis ex ebano dixtinctis
locis, et in diversis aliis capsulis eburneis asservantur multa
fragmenta reliquiarum diversorum sanctorum, tabulis vitreis tecta.
Ante ipsum altare est chorus simplicibus sedilibus compactus. Iuxta
ianuam vero à dextera parte ingressus dictae ecclesiae est cappella
una dicata Beatae Mariae Virgini in qua descenditur per tres gradus
cum nova testudine, pavimento et crustatura depicta, adornata à R.do
D. Donato Antonio de Iulianis Celentano, cum eius armis supra arcum
ingressus dictae cappellae in qua adhuc nullum est onus; et in ea
est antiqua statua dictae ecclesiae Beatae M.ae Virginis , sedentis
cum eius filio in gremio, renovata tamen ab eodem de Iulianis.
Contra quam in parte sinistra dictae ecclesiae est ianua parva per
quam ingreditur sub campanile forniculato, et ad sacristiam etiam ex
fornice ad modum crucis, in qua sunt pauca paramenta et tres tantum
calices et per eundem campanile ingreditur ad claustrum monachorum
iuxta dictam sacristiam, quod solum est ex fornice, sed propter
antiquitatem minatur ruinam, et in eo apud sacristiam est Capitulum
Monachorum pro culpis reddendis; dormitorium vero quod est supra, a
paucis annis possidetur a conductoribus dictae abbatiae, non
contenti Palatio Abbatiali, quod est prope ianuam maiorem ecclesiae
à parte sinistra ingressus, et coniungitur cum praefato dormitorio.
Coetera vero tria claustra sunt detecta et diruta. Contra praedictum
Dormitorium ab alia parte est dormitorium monachorum, in quo tantum
quinque sunt cellae pro Monachis, sub quo est cellarium
forniculatum, et stabulum. Habent aliquas alias officinas terraneas
ab hoc dormitorio, usque ad iam dictum q. possidetur à
conductoribus, ubi erat olim dormitorium antiquum, sed male
conditionatas. Ipsum vero dormitorium in quo nunc habitant, est
medietas cuiusdam dormitorii antiqui. Nunc Eminentissimus Cardinalis
S.ti Sisti commendatarius suis expensis reaedificat a fundamentis
aliam medietatem, quam officinis necessariis et divisis et terraneis
duxit usque ad pavimentum ubi posuit trabes et stellas; reliquos
muros extrinsecos tantum duxit ad tegumentum sed continuat eius
perfectionem et in caput istius dormitorii in posteriori parte
ecclesiae nunc est porta maior monasterii.
In quo Mon.rio et pro dictae ecclesiae servitio ad p.ns inveniuntur
collocati infras.tti P.res:
R.dus Pater D. Massimianus Longus Prior professus in anno 1607 sub
Praesidentatu q.m ad.m R.di P.ris D. Michaelis Angeli de Simone S.
T. D.
D. Bonifatius Tarantinus professus in anno 1619 sub praesidentatu
ad.m R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
F.r Ioacchinus Bon’homo cler.s professus in anno 16.
F.r Ioseph Schirco subd.s professus in anno 16..
F.r Sebestianus Casella oblatus.
F.r Iulius Fuscaldus oblatus.
F.r Caesar Rigio oblatus.
Habent dicti Patres pro mensa separata à mensa abbatiali in bonis
stabilibus ducatos centum viginti, pro victu et vestitu quatuor
monachorum et unius conversi et pro omnibus necessitatibus
monasterii.
Item sexaginta modios frumenti et sexaginta cados vini puri pro
quibus omnibus habent infras.tta bona.
Habent et exigunt ab officialibus et affictuariis Regiae Salinae
Altimontis singulis annis ducatos septuaginta duos.
Habent territorium unum dictum Sassone (quod antiquitus erat
civitas) situm et positum in territorio terrae Morani pro ducatis
triginta.
Habent census minutos Civitatis Castrovillarum, et terrae Morani pro
ducatis quatuor.
Habent census minutos terrae Schaleae pro ducatis quatuor; pro
quibus exigendis magis expenditur quam exigitur ob distantiam loci
et paulatim depereunt.
Habent fidam piscationis advenarum in flumine Cassani pro ducatis
duobus, quam nunquam potuerunt exigere ob potentiam dominorum dictae
civitatis.
Habent item census minutos terrae Sancti Donati et Pulicastrelli pro
ducatis octo, et vix exigunt medietatem.
Habent pro frumento molendinum unum in flumine Grondi et in
territorio dictae abbatiae pro modiis quinquaginta; sed expenditur
medietas pro manutentione dicti molendini.
Habent alios modios decem frumenti ab hominibus dicti casalis
Aquaeformosae pro decimis debitis dictae abbatiae.
Habent pro vino a particolaribus hominibus dicti casalis pro
censibus debitis seu decimis dictae abbatiae pro eorum vineis cados
quadraginta vini.
Habent et exigunt à particularibus terrae Sancti Donati ex eadem
causa pro decimis debitis dictae abbatiae alios viginti cados vini.
Habent insuper modios quatuor in circa terrarum propé abbatiam pro
viridariis faciendis ubi Patres propriis manibus, et suis expensis
plantaverunt sicomos et possunt reddere singulis annis ducatos
viginti in circa.
Habent item duas alias vineas in terra Altimontis et quasdam petias
terrarum, quas emerunt propriis pecuniis, cum non sufficeret eis
vinum predictum nam ordinario assistunt decem in servitio dictae
ecclesiae, licet nunc non inveniantur plures supras.ttis.
Ex quibus introitibus soluunt singulis annis. Pro contributionibus
Cap.li Gen.lis ducatos decem.
Capsae Communi Congregationis ducatos septem.
Patribus visitatoribus tempore visitationis ducatos duos.
Mon.rio Beatae Mariae de Succursu pro charitativo subsidio ducatos
sex, in bonis singulis quibusque quatuor annis pro expensis in
celebratione Cap.li Provincialis et pro viatico Praesidentis dicti
Cap.li ducatos sexdecim.
Abbazia di Santa Maria de Matina
Abbatia seu Monasterium Beatae Mariae de Matina S. Ordinis
Cisterciensis, Congregationis Beatae Mariae Calabriae et Lucaniae
est situm et positum in territorio civitatis Sancti Marci ,
Dioecesis etiam Sancti Marci Provinciae Calabriae Citerioris, et est
commendatum Eminentissimo et R.mo Cardinali Burghesio.
Cuius omnia antiqua aedificia sunt diruta, apparent solum haec pauca
antiquitatis vestigia.
Capitulum Culparum, in quo nunc Patres habent ecclesiam, in cuius
medio sunt duae columnae super quibus sunt fundatae fornices.
Item scala magna, qua ascendebantur ad Dormitorium, absque tamen
gradibus, et sub qua nunc Patres habent cellarium.
Item locutorium, seu posticum unum per quod Patres antiqui ibant de
uno ad alium claustrum, et in quo ratiocinabantur de rebus
necessariis, quae omnia continentur in unum, et sunt ex fornice;
super quibus nunc Patres habent habitationem.
Super Capitulum habent septem cellulas hinc inde, et in medio
Dormitorium, seu corritorium.
Super scalam habent salam magnam pro refectorio, et super locutorium
seu posticum; duas cameras pro coquina, et dispensa. In quo
locutorio nunc est ianua mon.rii et scala per quam ascendunt ad
habitationes.
Apparent etiam muri exteriores antiqui claustri, qui nunc serviunt
pro magna clausura, ad quam ingreditur per ianuam ecclesiae
antiquae, intra cuius fines est alia parva ecclesia sub vocabulo
SS.mae Annunciationis, quae est discperta, et ab una parte dicti
antiqui claustri nunc est praefatum monasterium. Et in medio dictae
clausurae est quidam magnus puteus Aquae Vivae.
In cuius Monasterii et ecclesiae servitio ad p.ns inveniuntur
collocati infras.tti P.res:
R.dus Pater D. Theodosius Cayno Prior professus in anno 1614 in
manus R.di P.ris Don Gabrielis Mascarii, sub Praesidentatu q.m ad.m
R.di P.ris D. Hieronymi Caricati.
D. Fabius de Nuce sacerdos oblatus monasterii de Sagittario.
F.r Franciscus Curcione Diaconus professus in anno 1624 sub
Presidentatu ad.m R.di P.ris D. Placidi Salerni et Franciscus à
Castelluccio serviens.
Habent dicti Patres pro victu et vestitu et per omnibus aliis
necessitatibus ordinariis et extra ordinariis ducatos centum et
quindecim in pecunia tamen, et non in bonis stabilibus, assignatos
eisdem, à Patribus Regiminis dictae Congregationis, ex mensa
assignata praefato Mon.rio de Matina, à Commendatariis praeteritis
in docatis Tercentum viginti, reliquos assignaverunt Abbatiae de
Sambucina, et abbatiae Sancti Angeli, cum sint commendatae eidem
Eminentiss.o et R.mo Commendatario, quibus nulla est assignata
mensa; habent etiam dicti Patres de Matina ex eisdem pecuniis alios
docatos viginti pro reparatione dicti Mon.rii, quos ducatos centum
triginta quinque soluunt dictis Patribus conductores dictae Abbatiae
de Matina, ita sparsim et contra tempus, ut vix sufficiant eis pro
medietate temporis.
Habent praeterea modios decem terrarum prope Abbatiam et iuxta
flumen, ubi Patres plantaverunt vineam unam, et pro eis soluunt
singulis annis conductoribus dictae Abbatiae ducatos sex canonis,
seu annui census.
Soluunt dicti Patres ex eisdem nummis singulis anni capsae communi
Congreg.nis ducatos quinque.
Patribus Visitatoribus tempore visitationis ducatos duos.
Et singulis quibusque quatuor annis pro expensis in celebratione
Cap.li Provincialis et pro viatico Praesidentis ducatos sex.
Abbazia di Santa Maria de Sambucina
Abbatia seu Monasterium Divae Mariae de Sambucina S. Ordinis
Cistercien. Congregationis Beatae Mariae Calabriae et Lucaniae est
situm et positum in montaneis territorii terrae Lutiorum Dioecesis
Bisinianen. Provitiae Calabriae Citerioris et est commedatum
Eminentissimo et R.mo Cardinali Burghesio. Omnia eius antiqua
aedificia sunt diruta. In quibus ruinis haec pauca sunt restaurata à
monachis.
Ecclesia una mediocris in tertia parte antiquae ecclesiae iuxta
altare maius, quod est sub quadam antiqua fornice in modum dolii, et
est ad orientem, et super eum est icona Assumptionis Beatae Mariae
Virginis. Habet novam testudinem, crustaturam et pavimentum, in
cuius medio, hinc inde sunt duo alia altaria absque titulis, et
absque oneribus.
A posteriori parte dictae ecclesiae est erectum Dormitorium unum à
fundamentis, in cuius superiori parte sunt tres cellae, et coquina,
et in parte inferiori sunt aliae officinae necessariae et terraneae.
In cuius ecclesiae servitio ad p.ns adsistunt infras.tti P.res:
R.dus P.r Don Caesar Calepinus Prior unus ex antiquis Patribus
professus ante Congregationis erectionem.
D. Ottavius Riccius sacerdos.
F.r Vittorius Federicus subd.s professus in anno 1626 in manus R.di
P.ris D. Gabrielis Mascarii sub Praesidentatu ad.m R.di P.ris D.
Placidi Salerni et aliis servientes.
Habent dicti Patres pro eorum victu et vestitu, et per omnibus aliis
oneribus ducatos octuaginta quinque in pecunia; assignatos eisdem
pro Patris Regiminis a mensa Mon.rii de Matina, ut ibi dictum, quos
exigunt ex fructibus dictae abbatiae de Sambucina, ... concessione
annua Agentis eiusdem Eminentissimi ac R.mi Cardinalis, vel
conductoris praefatae Abbatiae de Matina.
Habent item vineam unam prope Monasterium, propriis manibus, et
suptibus plantatam.
Soluunt singulis annis capsae communi Congregationis ducatos
quatuor.
Patribus Visitatoribus tempore Visitationis ducatos duos et singulis
quibusque quatuor annis pro expensis Cap.li Provincialis et viatico
Presidentis ducatos sex.
Abbazia di Sant’Angelo in Frigilla
Abbatia seu Monasterium Sancti Angeli in Frigilla S. Ordinis
Cisterciensis Congregationis Beatae Mariae Calabriae et Lucaniae est
situm et positum in montaneis territorii terrae Mesurachae Dioecesis
Sanctae Severinae, Provinciae Calabriae Ulterioris, et est
commendatum Eminentissimo et R.mo Cardinali Burghesio.
Quod propter nonnullas tunc magni ponderis causas ex paucis annis
fuit derelictum, et eius servitium ex consensu eiusdem Eminentissimi
et R.mi Cardinalis Burghesii, ac Ill.me et R.mi Archiep.pi Sanctae
Severinae fuit translatum ad ecclesiam SS.mae Annunciationis
praefatae terrae Mesurachae, sitam et positam subtus et prope
castrum dictae terrae. In qua est confraternitas, et in ea
Presbyteri seculares habent praecedentiam in canendis et celebrandis
missis, ex quo fit ut non possint monachi statutis horis, et debitis
temporibus, Divinum officium et missas celebrare.
Ad p.ns Patres cum non habeant cellas prope dictam ecclesiam
habitant in quadam domo intus praefatam terram, cum non modico
incomodo et indecentia.
Pro quo servitio ad p.ns adsistunt infras.tti Patres:
R.dus P.r Thomas Secretus Prior professus in anno 1617 sub vice
praesidentatu ad.m R.di P.ris Gabrielis Mascarii.
Don Joseph Valentinus sacerdos professus in anno 1618 sub
vicepraesidentatu ad.m R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
F.r Ioannes Thomas Richetta oblatus.
Habent dicti Patres pro eorum victu et vestitu et omnibus aliis
necessitatibus et oneribus in pecunia ducatos centum, eis assignatos
ex mensa monasterii B. Mariae de Matina per Patres Regiminis, quos
tamen exigunt ab Agentibus dicti Eminentissimi et R.mi Cardinalis
Commendatarii, vel à conductoribus dictae Abbatiae Sancti Angeli.
Habent item vineam unam prope dictum mon.rium de Sancto Angelo, et
aliquas petias terrarum circum circa mon.rium arboratas castaneis et
aliis diversis arboribus fructiferis, et pro viridariis faciendis.
Soluunt dicti Patres tum pro dicto monasterio Sancti Angeli, quam
pro praefatis B. Mariae de Matina et Beatae Mariae de Sambucina
sindulis annis pro contributionibus Capituli Generalis ducatos
viginti.
Capsae Communi Congregationis ducatos quinque. Patribus
visitatoribus tempore Visitationis ducatos duos.
Singulis quibusque quatuor annis pro Cap.li Provincialis
celebratione et viatico Praesidentis ducatos sex.
Monastero di Santa Maria de Terrata
Monasterium Beatae Mariae de Terrata S. Ordinis Cisterciensis
Congregationis B. Mariae Calabriae et Lucaniae est situm et positum
in territorio terrae Roccae Neti Dioecesis Sanctae Severinae in
Provincia Calabriae Citerioris, erat Gracia Abbatiae Sancti Joannis
in flore, sed in anno 1624 per Decretum Patrum Regiminis dictae
Congregationis fuit fundatum et erectum in Mona.rium formale
quapropter nemini est commendatum.
Ecclesia est parva sed magnae devotionis, eius altare est ad
orientem, et in eo est statua Beatae Mariae Virginis parva sed mirae
maiestatis in quam semper desiderat oculus prospicere.
Subtus quam ecclesiam est quoddam Palatiolum, in quo habitant
monachi, tres habens officinas terraneas et unam cameram supra cum
principio dormitorii. Apparent tamen circumcirca multa aedificia
diruta.
In servitio dictae ecclesiae ad p.ns inveniuntur infras.tti Patres:
R.dus P.r D. Benedictus Facente Prior professus ante Congregationis
erectionem.
D. Philippus Brunus sacerdos professus in anno 1616 in manus R.di
P.ris D. Gabrielis Mascarii et f.r Michael Ursinus tertiarius.
Habent tantum dicti Patres vineam unam prope monasterium et modios
decem terrarum in circa à Benefactoribus eidem ecclesiae legatos,
sed vivunt de eleemosinis et piorum largitionibus. Et quia nihil
habent, nihil soluunt.
Abbazia di Santa Maria de Sagittario
Abbatia seu Monasterium Divae Mariae de Sagittario S. Ordinis
Cisterciensis Congregationis B. Mariae Calabriae et Lucaniae est
situm et positum in montaneis territorii terrae Clarimontis,
Anglonen. Dioecesis in Provin.a Lucaniae, et est commendatum ad.m
Ill.i et R.mo D.no Abbati Carolo la Porta.
Ecclesia est à parte inferiori dicti Monasterii versus Aquilonem,
ante eius ingressum est atrium unum, et post ingressum in tertia
parte dictae ecclesiae est quidam murus in cuius medio est ianua, et
in parte dextera est cappella Beatae Mariae Virginis, in cuius
altare , et quasi retro ex statua antiqua eiusdem B. Virg. in eodem
trunco in quo fuit reperta ab annis circiter 400m et est tecta
tabulis depictis et est ex fornice. In parte vero sinistra est alia
cappella sub vocabulo SS.ae Crucis.
Retro ipsum murum est chorus monachorum cum sedilibus sculptis et in
vera forma monasticha, supra chorum dexterae partis est organum
magnum. In extremitatibus dicti chori ab utraque parte sunt duae
parvae ianuae per unam ingreditur ad claustrum, et per aliam ad
cappellam seu ecclesiam Beati Ioannis à Caramda conversi ordinis
Cistercien. et supra eius altare in quadam arca vitrea tecta alia
archa ex tabulis asservatur integrum corpus eiusdem B. Ioannis; et
alia vasa vitrea cum multis reliquiis diversorum sanctorum. In quo
altari item est Icona Annunciationis B. Mariae Virginis et in eadem
ecclesia item est aliud altare dicatum Divo Antonio de Padua, quae
sunt absque oneribus, sicut et alia omnia.
Supra quas ianuas est quidam magnus Archus, in quo est trabs, cum
crucifisso magno et paulo sup.a in sinistra parte est alia ianua per
quam ingreditur ad sacristiam, in qua sunt calices, turibula,
vestimenta, et paramenta diversarum materiarum, et diversorum
colorum, et sufficientia pro cultu divino. Inde est altare maius
positum ad orientem supra quod est tabernaculum SS.mi Sacramenti, et
icona magna Assumptionis Beatae Mariae Virginis, et hinc inde
credentiae necessariae pro missis solemnibus et sedilia pro
ministris in cornu Epistolae. Sub quibus sedilibus est quaedam
schala ex lateribus, per quam ascenditur ad dormitorium, quod
dicitur Capituli in quo est habitatio novitiorum diversis cellulis
dixtincta sub uno ingressu, ubi est cella Magistri Novitiorum, quae
separat dictas cellas à cellis professorum, in quo novitiatu super
est unus Novitius. In fine dicti primi Dormitorii est alia schala
magna item ex lateribus per quam descenditur ad claustrum, sub qua
est carcer ad correctionem monachorum. In principio sequentis
Dormitorii in quadam sala magna est libraria dicti Mon.rii et inde
sequuntur cellae monachorum professorum, et haec duo Dormitoria sunt
dupplicata et habent cellas hinc inde. Aliud Dormitorium, quod
dicitur ianuae est simplex adhuc, in cuius tertia parte est
hospitium iuxta ianuam maiorem quae est ante p.ttum atrium
ecclesiae, et in reliqua parte habitant conversi et oblati.
Dictum Monasterium habet sua claustra et cupraclaustra formata,
quorum duo: Cap.li et Refectorii sunt ex fornice in modum Crucis,
cum nova crustatura, in quibus sunt depicta aliqua ex miraculis Divi
Bernardi, alii duo fient quamprimum deo favente. Sub primo
Dormitorio est Capitulum Culparum et duo horrea, scala et carcer.
Sub secundo cella vinaria ex fornice in modum dolii et refectorium
etiam ex fornice in quo est depicta arbor Divi Benedicti Abbatis.
Sub 3° est coquina, calefactorium, refectorium hospitum et coeterae
officinae necessariae.
Ante praefatum mon.rium est palatium unum, in cuius superiori parte
habitant familiae mon.rii et in inferiori est stabulum.
Habet monasterium et mensa monachalis aliquas grancias in terris
convicinis, in quibus habitant et adsistunt oblati et famuli dicti
Mon.rii pro culturatione agrorum, vinearum, et possessionum eiusdem
mon.rii.
In praefata terra Claromontis Granciam unam.
In territorio monasterii loco dicto Ventrile granciam unam ubi est
maior pars vinearum.
In terra Episcopiae Granciam Unam.
In terra Castellucii Granciam unam.
In terra Laini Granciam unam, omnes cum sufficientibus
habitationibus et aliam modernam in terra Rotundae,
In cuius ecclesiae servitio ad p.ns inveniuntur collocati infras.tti
P.res:
R.dus Pater D. Maurus Buffonus Prior ex antiquioribus Patribus ante
Congregat.nis erectionem.
D. Martius Grezze Sacerdos.
D. Carolus Calà sacerdos professus in anno 1615 in manus R.di P.ris
D. Gabrielis Mascarii.
D. Theodorus Baru Sacerdos professus in anno 1620 sub Praesid.tu
ad.m R.di P. D. Gabrielis Mascarii.
D. Constantius Perillus sacerdos professus in anno 1620 sub
Praesid.tu ad.m R.di P.ris D. Gabrielis Mascarii.
D. Innocentius Pyrronus Sacerdos.
D. Petrus Maramaldo Sacerdos.
D. Stephanus Grezze Sacerdos.
D. Ioannes Baptista Donadio sacerdos.
F.r Santius Viola cler.s.
F.r Robertus de Simone cler.s.
F.r Eugenius de Mauro cler.s.
F.r Marcus de Iure Conversus.
F.r Magnus à Padula conversus.
F.r Macharius à S.to Marco conversus.
F.r Salvator Maranus Cler.s novitius.
F.r Grisostomus ... conversus novitius.
D. Ioannes Nicolaus à Episcopia oblatus sacerdos.
D. Ioannes Baptista à Claromonte oblatus sacerdos.
D. Ioannes à Layno oblatus sacerdos.
***
Documenti per la celebrazione del Settimo Capitolo Provinciale
Celebratio Septimi Capituli provincialis in hoc Ven.li Mon.rio
Beatae Mariae de Succursu sub anno D.ni 1630.
Literae Sacrae Congregationis pro assistentia R.mi P.ris Procu.ris
Gen.lis Ap.lico Visitatori directae.
Ill.e e R.mo Monsig.r Come fr.ello. Essendo ricorso a N.ro Sig.re il
Procurator Gen.le di francia di tutto l’ordine cisterciense, et
havendo rappresentato alla S.ta S. alcuni gravi pregiuditii che
potrebbero nascere alla sua Religione da gli ordini dati a V. S.
intorno alla Visita de i monaci della Congreg.ne di Calabria del
medesimo ordine et intorno alla celebratione del loro Cap.lo, mentre
si esseguissero senza alcuna assistenza de superiori dell’ordine ha
S. B.ne comandato ch’io scriva a V. S. ch’ella dovrà tuttavia
esseguire i medesimi ordini, ma però con l’assistenza e consiglio
del sopradetto Procurator Gen.le, il quale per tal effetto si
transferirà quanto prima in coteste parti, che perciò S. S.ta vuole
ancho che fino all’arrivo di esso Procu.re V. S. sopraseda in
procedere da se stessa più avanti nell’essecutione delle sue
commissioni. Non manchi dunque di conformarsi in ciò col senso della
S.ta S. E.
Dio la preservi . Roma li xxx Agosto 1630. D.V.S. Come fratello Il
Cardinal S. Onofrio.
In nomine Sanctae et Individuae Trinitatis Patris, et Filii et Sp.us
Sancti, et ad honorem et laudem B. Mariae semper Virginis et B.
Bernardi P.ris n.ri. Incipiunt acta et decreta Cap.li Provincialis
Congreg.nis Cisterciensis Calabriae et Lucaniae in venerabili
Mon.rio Beatae Mariae de Succursu die septima, et sequentibus mensis
Novembris 1630 celebrati, Praesidente in eo Ill.mo et R.mo D.no
Archie.po Sanctae Severinae a Sacra Congreg.ne special.r delegato
cum assistentia, et consilio R.mi P.ris D. Nicolai Legoux S. T. in
facultate Parisiensi Doct. Abbatis S. Sulpitii et totius Cistercien.
ordinis in Romana Curia Procu.ris et Vicarii gen.lis cum
infrascriptis diffinitionibus.
Die XXXI mensis Octobris 1630. In venerabili Mon.rio Divi Ioannis in
flore in actu visitationis in executionem mandatorum praefatae S.
Congreg.nis super Regularibus, assistente eodem R.mo D.no Procu.re
Gen.li. Per paefatum Ill.mum et R.mum D.num Archiep.um Delegatum et
Visitatorem fuerunt decretae litterae edictales indictionis septimi
Cap.li Provincialis iam dicti, quarum litterarum, seu indictionis
tenor est qui sequitur.
Sacra Congreg.o Eminentissimorum ac R.morum D.D. Sactae Romanae
Ecclesiae Cardinalium super Ep.is et Regularibus prapositorum et
eorumdem consultationibus/ Faustus Caffarellus Romanus Dei et
Ap.licae Sedis gra. Archie.pus S. Severinae et ab eadem p.tta Sacra
Congreg.ne Visitator et Corrector Congreg.nis R.dorum P.rum et
fratrum Ordinis Cisterciensis in Provinciis Calabriae et Lucaniae
specialiter deputatus.
Alli R.R. In .. P.P. Presidente di Calabria et Basilicata,
Visitatori, Priori, Cellerarii, Monaci, et altre persone di detta
Congreg.ne per tenore del p.nte editto notifichiamo qualm.te in
essecutione delle comissioni dateci, et mandate dalla p.tta S.
Congreg.ne sotto il di 26 d’Aprile prossimo passato habbiamo
resoluto e determitato che si celebri il Caplo Provinciale, sin’hora
da noi per ordine speciale di detta S. Congreg.ne con l’assistensa e
conseglio del R.mo P.re Don Nicolò Legoux Dott.re di S. T. Abbate di
San Sulpitio, et Procu.re Gen.le del d.o Ordine Cisterciense nella
Corte Romana presediremo: E perché in detto Cap.lo si dovrà trattare
in essecutione de gl’ordini, e comissioni della D.a S. Congreg.ne
della riforma e correttione tanto nel corpo, come nei membri della
Congreg.ne di detto ordine, dell’osservansa e restitutione della
disciplina monastica, creare nuovo Presidente e Regimento, e nuovi
officiali, tanto per l’essecutione della Riforma, e Restitutione
impostecci e commesse, quanto per il buon governo di detta
Congreg.ne Cisterciense, et altre cose necessarie. Però a tutti, et
a ciascuno delli detti P.ri notifichiamo, et intimamo d.o Cap.lo da
celebrarsi nel Ve.le Mon.rio di Santa Maria del Soccorso di detto
ordine nel luoco detto li Scalzati Diocese di Cosenza da
incominciarsi giovedi prossimo futuro, che saranno li sette di 9bre
prossimo futuro con li seguenti sino alla totale speditione di detto
Cap.lo, et incidenti negotii che in esso si dovranno trattare e con
l’aggiuto di S. Divina Maestà terminare.
Tratanto in virtù dell’istesso editto si moniscono tutti li Padri e
fr.i di Monasterii della Congreg.ne di d.o Ordine in virtù di S.ta
obedientia, et altre pene a n.ro arbitrio che debbiano per tal
effetto al tempo debito eligere, et haver eletto il suo Discreto per
mandarlo al d.o Cap.lo con le loro lettere testimoniali, il quale
sia Sacerdote, et habbia voce attiva et passiva, e talm.te idoneo e
sufficiente ch’al d.o Cap.lo possa si in generale, come in
particolare rappresentare le necessità, aggravii e bisogni delli
detti Mon.rii da quali vengono mandati. Di piu si moniscono tutti
che de Jure, o vero de consuetudine sonno tenuti esser pre.nti al
d.o Cap.lo e si ordina che omnim.te debbiano intervenire; et a
questo effetto comandiamo al P. Presidente ch’egli intimi, e faccia
intimare à chi spetta il p.nte n.ro editto, del che procuri legitima
relat.ne e subbito a noi ne dia notitia. Ordiniamo ancho a tutti
quelli dovranno esser p.nti al d.o Cap.lo v’intervengano, e siano
p.nti con ogni dovuta modestia e religiosità si conviene ad un
monaco, che professa il d.o Ord.e Cistercien. Avertendo che contro
quelli non compareranno in detto Cap.lo al giorno prescritto, ò vero
impediti non mandaranno legitima scusa de gl’impedimenti d’approvare
dal med.o Cap.lo, si procederà con ogni rigore all’essecutione delle
pene perciò incorse. Volendo e dichiarando che basti il p.nte editto
sia letto una volta in convento, e di cio data relat.ne dal
Superiore di quel luogo al Presidente e da esso Presidente a noi
habbia forza come se personalm.te a ciascheduno di sudetti fusse
stato intimato. Dat. In Mon.rio florensi hac die ult.a 8bris 1630.
Faustus Archiep.us S.tae S.nae Visitator et Delegatus Ap.licus locus
sigilli. Secundus Ansaldus Not. Ap.licus Secret. de mandato.

