[Tra il Nola Molise e i rivoluzionari del 1799 “i Napoletani” a Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 25-26/2000)
Durante il Viceregno ed il Regno di Napoli le
relazioni tra Crotone e Napoli furono essenzialmente quelle tra una
provincia periferica e la sua capitale.
Il legame era quello relativo dell’esercizio del potere. A Napoli i
Crotonesi si recavano soprattutto per ragioni fiscali,
amministrative e giudiziali e per stipulare i contratti con i
mercanti del luogo per piazzare i prodotti della terra e del pascolo
(grano, liquirizia, formaggio ecc.) oppure vi si trasferivano,
trovandovi maggiori occasioni di lavoro o condizioni favorevoli per
i loro affari e carriere1. Nella capitale i possidenti mandavano i
loro figli a studiare per accedere alla carriera ecclesiastica e
militare ed inviavano i loro procuratori a piazzare il grano al
momento opportuno. La presenza di Napoletani a Crotone invece fu per
lungo tempo occasionale e contingente , legata soprattutto al
commercio granario, al prestito di capitali ed all’amministrazione
di qualche ufficio o incarico pubblico ed ecclesiastico. Tra i
vescovi di Crotone, che erano di presentazione regia, ricordiamo i
napoletani Marcello Majorana (1578- 1580), Tommaso de Monti
(1599-1608), Geronimo Carrafa (1664-1683), Michele Guardia
(1715-1718), Mariano Amato (1757-1765) e Bartolomeo Amoroso
(1765-1771) e quelli di area campana Mario Bolognino (1588-1591),
Claudio de Curtis (1592-1595) e Carlo Catalano (1610-1622). Altri
ecclesiastici napoletani ricoprirono a volte la carica di
cappellani, rettori o parroci dell’abbazia di Santa Maria de
Prothospatariis e della chiesa di San Dionisio nel castello2 , che
erano di nomina regia. Essi erano presentati dal re ed esaminati ed
approvati dal regio cappellano maggiore di Napoli e quasi sempre
delegavano qualcuno del luogo ad amministrare i beni del beneficio,
facendosi portare le rendite a Napoli, come nel caso del parroco
napoletano di Santa Maria de Prothospatariis Giovanni Mellucci.
Altri napoletani presero possesso di benefici ecclesiastici come
quello di San Jacopo Apostolo, eretto in cattedrale, di iuspatronato
e di collazione pontificia3.
Con l’arrivo dei Borboni alcuni napoletani fecero parte del presidio
del castello, altri furono al servizio di mercanti o di feudatari
del luogo o dei paesi vicini4. E’ il caso di Antonio Stuppello di
Nocera de Pagani, che contrasse matrimonio a Crotone con Antonia
Veteri detta Nina5. Oppure esercitarono particolari attività
difficilmente reperibili sul luogo come il mastro di cappella
Francesco Catalano6, lo scultore ed “artefice marmoraro” Nicola
Boccacci7, il professore e maestro di musica e cappella Francesco
Bifaro8, il dottor fisico Don Felice Sportelli9 ecc. Al porto
continuarono ad arrivare, come per il passato, i patroni ed i
marinai delle tartane per imbarcare la merce, che era stata
contrattata a Napoli ed i pescatori. Il loro rapporto con la città
ionica era come sempre temporaneo e saltuario, legato cioè al tempo
di imbarco o al periodo della pesca. Dopo l’inizio della costruzione
del nuovo porto, voluto dal re Carlo VII di Borbone con reale
dispaccio del 2 luglio 1753, le cose mutarono e numerosi napoletani
si insediarono e si accasarono a Crotone. Alcuni trovarono stabile
occupazione come marinai del porto, altri trassero profitto dal
commercio, che il finanziamento ed il protrarsi dei grandi lavori di
costruzione attivarono nella città.
Napoletani a Crotone prima della costruzione del porto
Il più famoso abitante di Crotone di origine napoletana è senza
dubbio lo scrittore della “Cronica dell’antichissima e nobilissima
città di Crotone e della Magna Grecia”, edita nel 1649 in Napoli
“per Francesco Savio stampator della Corte”. Gio. Battista de Nola
de Molise, patrizio crotonese, era figlio di Gio. Domenico e della
napoletana Diana di Bacio Terracina, figlia di Giacomo e di Giovanna
Brancaccio, nobildonna del seggio di Nido. Gio. Battista, come anche
il fratello Geronimo, nacque a Napoli. Così è indicato Gio. Battista
in alcuni atti notarili stilati a Crotone: “de civitate Neapoli ad
pr.te. incola Croton.”10 , “de Neapoli”11 , “qui est originarius
Crotonis licet neapolitanus”12. Il 13 settembre 1613 “Jo. Batt.a de
Nola de Molisio” è già presente a Crotone. In tale data egli è tra i
testimoni in un atto di donazione che Gio. Paulo Labruto fa ai figli
Gio. Francesco e Gio. Domenico13 e nel luglio 1615 risulta già
sposato con Geronima de Labruti14, figlia del nobile crotonese
Hortentio15. La Labruti era rimasta dapprima vedova in giovane età
per morte del marito Gio. Lorenzo Fera16 e poi di nuovo vedova con
figli, per morte del secondo marito Gio. Francesco Rotella17.
Dall’unione non nacquero figli. Eletto dei nobili, nel giugno 1648,
in quanto di origine napoletana , “nam mater eius Diana de Bacio
Terracina fuit neapolitana”, descritto di grande autorità, integrità
morale e fedeltà, fu inviato dall’università di Crotone a Napoli per
ottenere dal vicerè, alcune concessioni e grazie in favore della
città18. Confrate della confraternita del Rosario, che aveva sede
nel convento dei domenicani, morì tra il 165119 ed il 166820.
All’inizio del Settecento troviamo in città Tommaso Capuano di
Napoli. Egli cura la vendita di un immobile per conto di Giuseppe
Caruso di Catanzaro21.
Tommaso Capuano, sposato con la crotonese Vittoria Petrolillo,
figlia di Antonio e di Beatrice Bisanto, abiterà in casa propria in
parrocchia di Santa Maria Prothospatariis ed avrà numerosi figli:
Francesco, Giuseppe Antonio, Anna, Beatrice, Angela e Giuditta22.
Giuseppe Antonio intraprenderà la carriera ecclesiastica mentre
Francesco possederà due suffeudi in territorio di Cirò e nel 1738
rifiuterà di essere annoverato nel ceto del secondo ordine, cioè dei
nobili viventi, in quanto discendente da antiche famiglie di
Crotone23. Nei primi anni di Regno borbonico troviamo dimoranti a
Crotone i pubblici negozianti Domenico Aniello Farina e Gennaro
Barra. Entrambi grandi mercanti di grano e interessati al regio
fondaco e dogana di Crotone.
Il Farina, pubblico mercante di grano fu dapprima cassiere del regio
fondaco e dogana di Crotone, originario di Nocera dei Pagani è già
presente a Crotone nel 173624, due anni dopo compra dalle clarisse
un comprensorio di case in parrocchia dello SS. Salvatore sul quale
costruisce il suo palazzo25; nel gennaio 1740, tramite il suo
procuratore in Napoli, prende in fitto per sei anni continui da
Francesco Antonio Vitale, che ne è il proprietario, l’ufficio di
regio vicesecreto del regio fondaco e dogana di Crotone26. Cittadino
nobile vivente sposò Laura Asturi ed ebbe vari figli: Francesco
Antonio, Giuseppe Antonio, Maria Angela e Libonia. Abitò nel suo
palazzo di Crotone circondato da servi tra i quali alcuni napoletani
(Gio. di Renzo, Francesco Califato ecc.) esercitando la mercatura,
acquistando grano e formaggio per conto dei mercanti napoletani.
Possedeva alcuni terreni e molto bestiame27. In casa in affitto
abitò il cittadino napoletano privilegiato Gennaro Barra, anch’egli
fu cassiere del regio fondaco e della dogana di Crotone28. Pubblico
negoziante, il Barra assieme a Gregorio Cimino e Pietro Asturello,
si dedicò al commercio del grano che ammassò nei magazzini29. Sempre
il Barra assieme all’Asturello svolse attività creditizia. Da
rilevare l’ingente prestito fatto ai principi di Strongoli
Ferdinando e Lucrezia Pignatelli, i quali intendevano costruire tre
mulini sul Neto presso Fasana30. Nel catasto del 1743 risulta tra i
forestieri abitanti laici ed in possesso di una discreta quantità di
bestiame, soprattutto utilizzato per il trasporto del grano e per
l’aratura (12 somari, 13 bovi, 3 vacche, 6 giovenchi e 2
vitellazzi)31. Interessati sempre al commercio del grano e del
formaggio troviamo in questi anni a Crotone Leonardo ed Andrea
Gargiullo del Piano di Sorrento. Leonardo è un “negoziante di grani
per li suoi corrispondenti di Napoli”; egli compra ed estrae grano
dalla città per Napoli secondo le occorrenze e le commesse32.
Andrea abita in casa locanda con il suo garzone Cristofaro del
Giudice33 e svolge anche lui l’attività di mercante. In tale veste
come corrispondente dell’assentista generale Toussant Combe è
addetto a fornire i viveri (pane fresco, biscotto ecc.) ai
componenti delle regie galeotte, ai vascelli e feluconi del Regno di
Napoli che attraccano al porto34. Sempre occupati nel circuito del
commercio del grano, che unisce Crotone al mercato napoletano,
troviamo i napoletani Aniello d’Adamo, Francesco Grosso e Antonio
Biscardi, che esercitano la professione di pubblici cascatori,
cernitori e crivellatori di grano nei magazzini di Crotone35.
Altri napoletani residenti a Crotone sono Carmenello e Michele
Persico, Andrea Zurlo di Positano e Nicola Vassallo. I Persico
lavorano come marinai nella tonnara di Bernardino Suriano, che è
piantata a Capo delle Colonne sotto il comando del patrone Andrea
Jerucadi, raiso di Pragalia36. Lo Zurlo svolge l’attività di
pescatore ed è coniugato con Anna Rispollo, abita in una casa in
affitto in parrocchia degli SS. Pietro e Paolo assieme al figlio
Ottavio, addetto alla stessa attività del padre37 . Il “fuciliero”
Nicola Vassallo è sposato con Vittoria Scigliano abita in fitto in
una casa in parrocchia di Santa Margherita assieme al figliastro e
suo aiutante Francesco Antonio Manco38.
Napoletani dopo l’inizio di costruzione del porto
Con l’inizio dei lavori del nuovo porto la presenza napoletana
diventa consistente e non più legata come per il passato quasi
esclusivamente al commercio dei generi alimentari. Trattasi non solo
dei patroni di navi, dei marinai e dei mastri addetti al “travaglio
del porto”, ma anche di “mercieri” ed imprenditori, che stabiliscono
o iniziano la loro attività a Crotone, attratti dal flusso di
denaro, che arriva in città per il compimento dell’opera e con gli
stipendi. Prolungandosi i lavori, molti si stabiliranno, mettendo su
famiglia e dimora. Tra questi il mastro d’ascia Giuseppe Fontana di
Napoli, che fa parte dell’equipaggio del real sciabecco
Sant’Antonio, il quale si unisce in Crotone con la vedova Maruzza
Scavello; Maria Barberio, figlia del patrone Alessandro Barberio di
Procida, marinaio del pontone addetto al travaglio del porto, che si
unisce con il crotonese Pasquale Pancari; Antonio Romano di Napoli,
patrone della lancia del porto, che sposa la crotonese Nunziata la
Vecchia, figlia di Nicola e di Anna Campise; il mastro d’ascia
napoletano Giovanni Lemmis, detto anche Liguori, addetto alle opere
del porto, che sposa Angela Mazza, figlia del napoletano Salvatore
ed abitante in parrocchia di Santa Margerita39 ; il mastro Pasquale
Bellucci, che mette su casa e famiglia a Crotone40; Salvatore Mazza
di Napoli, capomastro delle opere del porto, il quale amplierà la
sua casa palaziata costruendo sopra tre botteghe appartenenti e
presso l’ospedale di San Giovannni di Dio. Egli inoltre costruirà
una bottega ed una casa presso le mura41. Tra i mercieri napoletani
presenti a Crotone, alcuni giungono in città periodicamente con le
loro mercanzie al tempo della fiera della Madonna del Capo delle
Colonne, come Pasquale Zambiasi della città di Cava “col suo fondaco
di panni ed altro”42, altri si stabiliscono, aprendo bottega, è il
caso di Alessio43 ed Antonino Fiodo, che vendono “pezze seu
stracci”, di Antonio Paturzo di Piano di Sorrento con la sua bottega
di merci44, di Antonio Romito di Positano, di Gennaro d’Acanfora di
Praiano, del padron Michele Guarracino del Piano di Sorrento, che
apre la sua bottega di merci in piazza ed esporta formaggio verso
Napoli45 e del napoletano Benedetto Stabile, che si costruisce
presso la porta della città, nella piazza dove si trova l’ospedale
di San Giovanni di Dio nel luogo detto “il sedile delli massari”,
una bottega di tavole, o baracca coperta di tegole, composta da una
sola stanza terrana, dove abita con la famiglia e svolge l’attività
di parucchiero46, del vitraro Rugiero Salvatore, del mastro
falegname Rugiero Simone, del mastro sartore Alessandro Pandolfo, di
Gio. Battista Lacamera ecc.
Altri napoletani già da tempo presenti in città dove esercitano
l’attività di cernitori e crivellatori di grano, si mettono in
società tentando nuove iniziative economiche. E’ il caso del mastro
Antonio o Tonno Biscardi o Fiscardi e del figlio Michele, da più
tempo casati ed abitanti a Crotone, i quali si uniscono col “mastro
maccarronaro” Carmine Apicella. Essi comprano grano dagli Zurlo “per
far maccarroni ed altro di pasta”47.
Questa attività economica infatti è in questi anni in forte
sviluppo, tanto da dare il nome ad un largo della città, detto
appunto “delli Maccaronari”48. Tra coloro che vi si dedicarono,
oltre al già citato Apicella, spiccano le figure , del maccaronaro
Giacomo Amato49 e dei coniugi Michele Fuscaldo e Libonia
Rucciolillo, che possedevano un “ordegno grande per lavorar
maccarroni, con sei trafili, bronzo, ferro e legname necessari al
lavoro sudetto”50. Non sempre le cose vanno per il verso giusto come
nel caso dei patroni Gasparo e Gio. Camillo di Trapani, originari
del Piano di Sorrento. Essi nel mese di marzo del 1764 si accordano
con Renato de Martino del Piano del Sorrento, il quale finanzia la
loro attività. I Di Trapani assieme a Giacomo de Martino, figlio di
Renato, si trasferiscono a Crotone “coll’ingegno de maccaroni che
situarono in un magazzino fuori le porte della città”. Iniziata
subito la produzione, la continuarono fino alla fine di febbraio
1765. Fatti i conti, risultò che i Di Trapani erano debitori verso i
De Martino in ducati 373 e grana 82. Ciò era dovuto sia perché i Di
Trapani avevano utilizzato parte dei proventi per estinguere alcuni
loro debiti, sia per sopraggiunta annata calamitosa e di carestia,
che spinse il prezzo del grano fino a cinque ducati il tomolo51.
Particolarmente attivo è il napoletano Domenico Sibilia, o Sibilla,
da più anni accasato ed abitante a Crotone; egli commercializza
ingenti quantità di formaggio, che compra dai possidenti. Possiede
oltre alla casa dove abita, una casa che affitta ed una bottega per
uso di taverna ed inoltre gestisce un discreto capitale che dà in
prestito52.
I lavoratori del porto
La presenza napoletana più consistente ed omogenea è quella che
si forma attorno ai grandi lavori del porto, lavori che
proseguiranno per tutta la seconda metà del Settecento e che videro
impegnati numerosi “salariati”, soldati e marinai, oltre ad un
centinaio di forzati, quest’ultimi impegnati in parte a tagliar
pietre in Capo Colonna ed in parte addetti alla costruzione del
porto. Con l’inizio dei lavori numerosi “napoletani” arrivarono in
città per dirigere, lavorare, sorvegliare o ispezionare i lavori.
Per molti di loro il rapporto con la città fu un fatto momentaneo,
per altri divenne duraturo. Tra i primi che giunsero a Crotone,
ricordiamo l’ingegnere militare Giuseppe Laurenti, direttore
dell’opera, il sovrastante Pascale Landi, il patrone di lancia
Silvestro Amodeo, il commissario di guerra Giuseppe Gonsales, il
sovrastante Salvatore Mazza, l’algozino Pietro Cataneo, il capitano
di mare Pietro Fisiero, il tenente Francesco de Benedictis,
guardapalco in capo Colonna, l’algozzino dei forzati Giovanni
Stozzino, i patroni Leonardo Porta, Gennaro Scotto53, Giuseppe di
Palma e Tobia Aspante, che con le loro marticane portarono le pietre
da Capo Colonna al porto ecc. In seguito ne arriveranno altri. I
documenti notarili dell’epoca recano molti nomi di coloro che
presero parte all’opera. Francesco Venale di Napoli era tenente del
regimento nazionale d’Abruzzo di guarnigione nel regio castello ed
era addetto anche alla custodia dei forzati, che spezzavano pietre
per il porto a Capo Colonna54. Giuseppe Longo di Napoli era
capomastro delle opere in esecuzioni del porto. Il mastro Saverio
Viviano di Roccapiemonte era il capo mastro della pietrera di Capo
Colonna55. Pietro di Bova di Aversa era assentista del regio
ospedale dei militari e dei forzati; Silvestro Amodeo di Conca era
capitano della lancia in servizio per la costruzione del porto ecc.
Quaranta anni dopo il suo inizio, il porto era ormai quasi
completato ed era gestito da personale napoletano. Tra i “Forastieri
laici abitanti” della città troviamo infatti i “marinari” ed i
mastri addetti al suo funzionamento: Alessandro Barberio (marinaro
del portone), Antonio di Leva (marinaro del porto), Giovanni Russo
(marinaro del porto), Giovanni Sollazzo ( capitano del porto),
Giuseppe Figarra (marinaro del porto), Sebastiano Colantonio (
marinaro del porto), Giuseppe Schiavo (marinaro del porto), Giovanni
d’Ambra ( marinaro del porto), Giacomo Bonaccich (mastro Calafato),
Luigi Abramo (marinaro del porto) e Nicola Bellucci (mastro
calafato)56.
Saranno essi a svolgere un ruolo, certamente non secondario, al
tempo della Repubblica Partenopea, facilitando lo sbarco e l’entrata
in città dei militi di artiglieria francesi, che si trovavano in un
bastimento alla fonda nel porto.
Per il sospetto di aver partecipato attivamente alla rivoluzione,
alcuni di loro non riceveranno per un anno e quattro mesi lo
stipendio. Si trattava dei mastri Simone Ruggiero, Nicola Bellucci,
Giosuè Longo, Biase Antonio Spina, Pasquale Pangari, Francesco
Antonio Racco e Giacomo Bonaccicch57..
Note
1. Nel 1768 Pietro Barricellis vende alcuni immobili perché ha
deciso di “conferirsi nella capitale di Napoli per colà fondar la
sua casa”, ANC. 1129, 1768, 175-177.
2. Nel 1766 chierico Giovanni Muzza di Napoli da più anni abitante a
Crotone era rettore, capellano e beneficiato del semplice beneficio
di S. Matteo Apostolo della famiglia Giuliano, eretto senza altare e
cappella in cattedrale, ANC. 1343, 1766, 50-51.
3. Il 18 luglio 1698 il reverendo Marco Antonio Benincasa,
procuratore dell’abbate Antonio Mezomonaco di Napoli, prende
possesso reale in cattedrale del semplice beneficio di S. Jacopo
Apostolo senza altare e cappella in vigore delle bolle apostoliche,
ANC. 338, 1698, 52: In seguito è rettore del beneficio Erasmo
Bortone di Nola, Anselmus cit., f. 39v.
4. Il 24 ottobre 1770 i coniugi napoletani Gio. Angelo Ceneta ed
Irene Pistaro di passaggio a Crotone per imbarcarsi per Napoli
dichiarano che erano stati al servizio del marchese di Crucoli
Nicolò Amalfitano come camerieri, ANC. 1528, 1770, 39.
5. Il matrimonio fu celebrato nella chiesa parrocchiale di S. Maria
dei Prothospatariis il 24 gennaio 1751, Liber in quo coniugati
adnotantur regiae ecclesiae S.tae Mariae, AVC.
6. Catasto onciario Cotrone, 1743, f. 252.
7. Nell’aprile 1758 il Boccacci è a Crotone dove si impegna a
costruire l’altare maggiore della chiesa della congregazione della
Immacolata Concezione, ANC. 859, 1758, 135- 137.
8. Nel giugno 1758 Francesco Bifaro, “professore maestro di musica e
cappella della città di Napoli”, conclude un accordo con il vescovo
Mariano Amato e con alcuni benestanti della città. “Poiché per la
deficienza in questa città di maestri di musica le funzioni della
cattedrale sono sfornite di buon accompagnamento d’organo” ed avendo
deciso il Bifaro di trasferire il suo domicilio a Crotone, egli si
impegna col vescovo ad assistere da maestro di cappella in
cattedrale per tre anni a partire dal novembre 1758 e sempre per lo
stesso periodo insegnerà musica a dieci discepoli, figli della
nobiltà locale, ANC. 859, 1758, 163-169.
9. Il marchese Francesco Cesare Berlingieri dava sei ducati al mese
al dottor fisico Felice Sportelli di Napoli, che alloggiava in casa
del marchese ed era addetto alla educazione dei figli Annibale e
Pomilio, in modo da prepararli prima che essi andassero a studiare a
Napoli, ANC. 1124, 1752, 8-9.
10. Nel marzo 1622 Jo. Battista de Nola Molise ed il fratello il
dottore Geronimo de Nola de Molise, vendono due case palaziate per
ducati 400 a Jo. Battista Rotella, ANC. 117, 1622, 31.
11. ANC. 119, 1643, 69v- 71.
12. ANC. 133, 1648, 52 –54.
13. ANC. 108, 1613, 103
14. Per atto del notaio Paolo Gatto, in data Crotone 23 luglio 1615,
“Gio. Batt.a de Nola marito di Ger.ma Labruti” dichiara di aver
ricevuto da “Isabella Orefice olim moglie del q.m Horatio Vitale et
herede del q.m Jacono Orefice d.ti novi a complimento di quello mi
deve per le terze delli d.ti trecento trentacinque di capitale sopra
le terre di Mutrò d’essa Isabella debiti alla d.a mia moglie per
dote promessomi et ad essa donati in dote da Hortentio Labruti suo
padre l’anni passati…”.Carte antiche del monastero di S. Chiara di
Cotrone,1784/96, Cart. 26, AS. CZ.
15. Gio. Battista di Nola Molise compare tra i testimoni in un atto
notarile, stipulato l’otto aprile 1620, col quale la novizia
Gesimunda Susanna fa atto di rinuncia prima di prendere il velo nel
monastero di Santa Chiara. Sempre in quell’anno era vicaria la
sorella Lucrezia de Nola, ANC. 49, 1620, 4-5.
16. Durante il sindacato dell’anno 1591/1592, i sindaci e gli eletti
di Crotone presero a censo dai coniugi Gio. Lorenso Fera e Geronima
de Labruti, genero e figlia di Hortensio Labruti, uno dei nobili
eletti, ducati 300 al 9 per cento. Passati alcuni anni e morto
Hortentio labruti, coloro che avevano avuto il denaro affermarono
che, finito il sindacato 1591/1592, poiché Geronima de Labruti era
rimasta vedova, essi avevano consegnato il denaro al padre di lei
Hortentio de Labruti, il quale si era impegnato a darlo poi alla
figlia Geronima. Hortentio se ne era andato poi dalla città ed
essendo morto, la figlia Geronima, che non aveva avuto il denaro,
intentò causa contro i sindaci e gli eletti del tempo per riavere il
prestito fatto con gli interessi decorsi, Atto del notaio Gio.
Dionisio Spetiale , Crotone, 24.4.1625.
17. Il 14 ottobre 1610 in Crotone Jeronima de Labrutis madre e
tutrice di Jo. Battista, Aurelia e Vittoria Rotella, figli del
comune padre il fu Gio. Francesco Rotella, fa una dichiarazione,
Carte antiche del monastero di S. Chiara cit.
18. Il 9 giugno 1648 a Crotone, “Congregati in pp.co regimento
l’infratti m.ci sindici et eletti nel governo di questa m.ca et
fidelis.ma città di Cotrone nelle case univer.li more solito ad
sonum campanae in pre.tia del m.co D. Gaspar de Zunica govern.re e
capitano a guerra di d.a città per trattare et concludere et
determinare alcune cose convenientino al serv.o di Dio di Sua M.ta
et benefi.o universale il Capitan Don Gaspar de Zunica li m.ci Lelio
Montalcini sind.co Gio. Jacono Petrolillo sin.co Gio. Batt.a de Nola
Molise Carlo Berlingerio Gio. Paulo Antinoro eletti Gio. Thomaso
Rigitano Gioseppe Galasso eletti. Fu per detti m.ci sindaci proposto
e detto La congregatione delle ss. loro non per altro solo che per
significarli come ritrovandose questa città in estrema necessità et
oppressa per varie cause in tanto che bona parte de cittadini per
non potere sopportare li pesi si sonno da quella assentati et
abbandonando lamata patria vanno dispersi in diversi parti del mondo
conforme e notorio havemo giudicato per beneficio di quella et
affinche potesse retornare nel suo pristino stato recorrere alla
regale munificantia et gia che se ritrova sua Altezza Sereniss.ma
nella città di Nap.li con la plenipotenza del Re n.ro Sig.re che Dio
conservi et renda vittorioso per infiniti seculi inviare persona al
detto serenissimo Principe a proponere il stato che essa città se
retrova per la necessità delle quali viene travagliata et a
supplicare quelle gratie che sono necessarie per sollevamento di
quelle che perciò sono congregati le ss. loro affinchè concludano
quello li pare espediente sopra questo fatto che quanto noi
giudicamo doversi con effetto inviare uno delli eletti di nobili di
essa città con procura et amplissima potesta di potere supplicare
sua Altezza et sua Em.za per dette gratie e fare circa questo
qualsivoglia supplica di dare qualsivoglia mem.le et accudire
appresso a tutti quelli ministri tanto di giustitia come di guerra
che sara necessario nominando per tale effetto la persona del m.co
Gio. Batt.a de Nola Molise eletto di nobili di d.a città. Et per li
detti m.ci sindaci et eletti unanimiter et pari voto fu determinato
concluso che senza perdersi momento di tempo se invii la persona del
S. m.co Gio. Batt.a di Nola Molise nella quale concorrono tutte le
qualità necessarie affinchè conferendosi di persona nella città di
Napoli proponghi in nome di questa città a sua altezza et a sua
Em.za il stato di essa città e soi bisogni et supplichi le grazie
necessarie per il sollevamento di quella..”, ANC. 133, 1648, 52-54.
19. Il 18 giugno 1651 Gio. Batt.a di Nola Molise partecipa alla
elezione dei nuovi priori della confraternita del Rosario, ANC. 229,
1651, 43.
20. ANC. 253, 1668, 7.
21. Il 3 settembre 1703 in Crotone Tomaso Capuano, procuratore di
Giuseppe Caruso di Catanzaro, vende un palazzo a Gio. Battista
Caivano, ANC. 497, 1703, 59.
22. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 90.
23. ANC. 665, 1738, 39.
24. ANC. 665, 1736, 47.
25. ANC. 665, 1737, 169
26. ANC. 911, 1740, 18.
27. Catasto Onciario Cotrone 1743, ff. 66-67.
28. ANC. 911, 1738, 23 –30; 911, 1740, 18.
29. ANC. 911, 1743, 137-140.
30. ANC. 1063, 1744, 56-63.
31. Catasto onciario Cotrone, 1743, ff. 251-253.
32. ANC. 664, 1734, 41-42.
33. Catasto onciario Cotrone , 1743 cit.
34. ANC. 912, 1747, 125. Di solito “le galere della squadra di
Napoli” venivano rifornite a Crotone con biscotto, pane, formaggio,
olio, “maccaroni”, lardo, sale e vino, ANC.612, 1716, 130.
35. ANC. 913, 1749,112.
36. ANC. 793, 1743, 15.
37. Catasto onciario Cotrone , 1743 cit.
38. Catasto onciario Cotrone. 1743 cit.; ANC. 1063, 1751, 22.
39. Valente G., Marina e porto cit., p. 28.
40. ANC. 917, 1772, 103.
41. ANC. 1324, 1765, 134-144;1327, 1775, 155.
42. Dovendo allontanarsi da Crotone per curare i suoi affari lo
Zambiasi incarica il patrizio Tommaso Soda di riscuotere i numerosi
crediti che gli devono numerosi acquirenti di Crotone e dei paesi
vicini, ai quali ha fornito merci della sua bottega, ANC. 1127,
1761, 100.
43. Alessio Fiodo, privilegiato napoletano, ha denaro applicato a
negozio per un valore di ducati 3700, Catasto Onciario Cotrone ,
1793, ff. 190- 196.
44. ANC. 1324, 1764, 55v.
45. ANC. 1125, 1754, 50.
46. La bottega era stata costruita dallo stesso Stabile con suo
denaro nel 1769, ANC. 1129, 1769, 100-108. Essa era situata sul
suolo pubblico ed attaccata alle regie mura. Per tale motivo lo
Stabile doveva pagare “in perpetuum” delle tasse sia all’università
che alla regia corte. Nel dicembre 1773 la vende a Giovanni Spataro
per ducati 46, con la condizione di poterci ancora abitare
gratuitamente fino al 14 settembre 1774, ANC. 1326, 1773, 221-223.
47. ANC. 916, 1764, 106v-107.
48. Il “largo delli maccaronari” si trovava in parrocchia di Santa
Margarita e proprio dietro la piazza, ANC. 1528, 1775, 31.
49. Catasto Onciario Cotrone, 1793, cit.
50. Nel 1777 Libonia Rucciolillo chiede di poter vendere una casa
dotale per poter far uscire dalle carceri del castello il marito, il
quale si era indebitato per oltre 400 ducati col barone Ignazio
Schipani, dandogli in pegno anche gli strumenti del suo lavoro, ANC.
1327, 1777, 45-46.
51. Non avendo i soldi da dare ai De Martino i Di Trapani si
impegnano a pagarne una parte entro tre anni ed il rimanente entro 6
anni. Nel frattempo pagheranno ducati 6 all’anno come interesse,
ANC. 1128, 1765, 111-112.
52. ANC. 1665, 1772, 1; Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 31.
53. Dip. Som. Fs. 521, fs.1, ASN.
54. ANC. 1323, 1760, 46.
55. ANC. 1666, 1781, 81.
56. Catasto Onciario cit.
57. Valente G., Marina e porto cit., p. 31.

