[Il pittore Vitaliano Alfì e gli Alfì di Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 45-46/2004)
Originari del Catanzarese (tra il 1738 ed il 1757
morirono a Catanzaro Domenico, Gennaro, Gregorio e Stefano Alfì e
tutti furono seppelliti nella chiesa di San Domenico)1 gli Alfì
compaiono a Crotone all’inizio del Settecento. Tra i primi
segnaliamo Alfì Vitaliano “di Catanzaro”, che è presente nel marzo
1720 tra i testimoni in un atto del notaio Stefano Lipari di
Crotone, riguardante il commercio granario2, ed in un atto del
notaio Pelio Tirioli di Crotone del giugno 17253. Alcuni anni dopo
lo ritroviamo parte in una lite giudiziaria presso la Regia Udienza
di Catanzaro, che lo vede di fronte al crotonese Alfo Magliari. La
causa riguarda l’Alfì che deve 254 ducati al Magliari. Entrambi i
contendenti sono commercianti4. Per quanto riguarda Iosepho Alfì, lo
troviamo che nel 1740 presenzia un atto del notaio Antonio Asturi di
Crotone5.
I due Alfì si accasarono a Crotone, imparentandosi con i Labruto,
un’antica famiglia aristocratica in decadenza ed in via
d’estinzione. Alfì Vitaliano sposò Rosa Labruti e Giuseppe Alfì si
unì con Francesca Labruti. Gli Alfì svolgeranno a Crotone
particolarmente attività di scritturali e merciai. Essi sono
presenti nelle attività connesse al commercio, all’attività portuale
ed alla bottega. Alcuni di loro si distingueranno come eruditi,
artisti ed abili artigiani.
Il Catasto Onciario del 1743
Nel catasto Onciario di Crotone del 1743 troviamo gli Alfì
distinti nelle due famiglie. Una è intestata allo scolaro tredicenne
Alfì Dionisio, che vive assieme alla madre quarantacinquenne Rosa
Labruto, vedova di Vitaliano Alfì, che abita in casa locanda in
parrocchia di Santa Veneranda6; l’altra è intestata allo “scribente”
trentunenne Alfì Giuseppe, sposato con Francesca Labruto di anni 36
e con i figli: Gregorio scolaro di 12 anni, Filippo scolaro di 10
anni, Elisabetta di sei, e con le sorelle Barbera di 28 anni e
Catarina di 26. Anche Alfì Giuseppe con la sua numerosa famiglia
abita in casa locanda, situata in parrocchia di Santa Margarita7.
I discendenti di Vitaliano Alfì
Nel 1743 Vitaliano Alfì era già morto, lasciando la vedova Rosa
Labruti ed il figlio Dionisio.
Ritroviamo Dionisio Alfì in un atto del notaio di Crotone Felice
Antico del gennaio 17528 ed in documento del 1754, quando lavorava
come “Capopeone” in Capocolonna nei lavori del costruendo porto di
Crotone9, e la madre Rosa Labruti Alfì, vedova del fu Vitaliano
Alfì, in un atto notarile dell’ottobre 177210.
La famiglia di Giuseppe Alfì
Il mag.co Giuseppe Alfì è presente in un atto del 1746, rogato
dal notaio Pelio Tirioli di Crotone11. Nel 1750 è interessato
all’attività portuale12. Tra i suoi figli sono da ricordare Gregorio
e Filippo. Gregorio, che si unì con Catharina Garasto, compare in
numerosi atti. Nel 1750 lavora al porto13. Nel giugno 1770 ottiene
un pezzo di suolo pubblico addossato alle mura e vicino alla porta
della città, dove apre bottega14 e svolge l’attività di orefice. Lo
troviamo nel catasto di Crotone del 1793 assieme al figlio Gaetano
di 36 anni che svolge l’attività paterna, a Vitaliano che è speziale
manuale ed ad Antonio di anni 26 che è “merciere”. Gregorio ed i
suoi figli danno a prestito denaro e possiedono un molino macinante
e la casa dove abitano15. Anche Filippo condusse una vita decorosa
dal punto di vista sia economico che sociale. Cancelliere nel
175216, operò nel commercio granario e nelle attività marinare. Nel
1773 è ancora vivente come risulta da un atto del notaio Nicola
Partale riguardante la tonnara di Capo Colonna17.
Vitaliano Alfì
Dall’analisi dei documenti in nostro possesso risulta che tra
gli Alfì, che durante il Settecento vissero a Crotone, tre di essi
portarono lo stesso nome di Vitaliano. Il primo, coniugato con Rosa
Labruto morì prima del 1743. Il secondo, figlio dell’orefice
Gregorio, nel 1778 era ancora adolescente, quando il padre lo mandò
ad apprendere l’arte di speziale manuale nella bottega del
napoletano Onofrio Sersale; bottega che era situata in piazza sotto
il palazzo del vescovo di Crotone18. Vitaliano figlio di Gregorio
eserciterà la professione di speziale manuale anche da adulto, come
risulta dal catasto di Crotone del 1793.
Il terzo Vitaliano Alfì, detto di Catanzaro, appare per la prima
volta a Crotone nel 1752. E’ l’autore di alcuni dipinti donati dalla
badessa Antonia Sculco, che ancora oggi decorano le pareti della
chiesa del monastero di Santa Chiara.
Gli Sculco e la devozione per Sant’Antonio di Padova
Innocenza Sculco figlia di Tomaso Domenico Sculco dei Duchi di
Santa Severina e di Vittoria Lucifero, sorella di Fabritio Lucifero
marchese di Apriglianello, il 10 febbraio 1731 iniziò il noviziato
nel monastero di Santa Chiara di Crotone. In quel giorno per atto
del notaio Stefano Lipari il padre si impegnò a consegnare al
monastero una dote spirituale di ducati 300 e per essi annui ducati
12, a pagare ducati 20 in contanti ed anticipatamente per il vitto
necessario per l’anno di noviziato ed a dare alla futura clarissa un
vitalizio di ducati 8 annui19.
Finito l’anno di noviziato Innocenza Sculco darà la professione ed
assumerà il nome di Antonia. Dopo aver ricoperto nel 1747 la carica
di vicaria, nel 1752 è eletta badessa per un triennio. Oltre ad
essere la prima della famiglia Sculco a divenire clarissa nel
monastero di Santa Chiara di Crotone, Antonia diviene anche la prima
badessa. Essa ricoprirà la carica di badessa anche nel 1759, pochi
anni prima della morte avvenuta in Santa Chiara il 21 luglio 1764.
La Sculco al momento della professione aveva assunto il nome di
Antonia in onore del protettore della casata , il francescano
Sant’Antonio di Padova. I duchi di Santa Severina erano
particolarmente devoti al santo e all’ordine francescano. La
festività di Sant’Antonio di Padova era particolarmente celebrata a
Crotone dagli Osservanti, i quali ogni anno portavano in processione
per la città la statua del santo con grande concorso popolare.
Infatti nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie del loro
convento di Santa Maria del Soccorso vi era la cappella e la statua
del santo e nella divisa, che i frati portavano nelle processioni,
vi era la croce propria di S. Antonio di Padova. Nel 1664, Andrea
Sculco, duca di Santa Severina, aveva fatto dipingere il chiostro
del convento con tutti i miracoli del santo, “in figure grandi
dipinte in fresco per quanto è capace tutto il chiostro”. Anche il
fratello e successore, il duca Carlo, aveva favorito e protetto la
chiesa dell'Annunziata del convento di San Francesco dell'Osservanza
di Santa Severina. Carlo Sculco nella chiesa nel 1655 fece costruire
una cappella gentilizia, dotandola con alcuni lasciti per la
celebrazione di messe in suffragi.
Nella cappella troveranno sepoltura i duchi della città ed i
discendenti della famiglia Sculco e fra gli altri anche Francesco
Antonio Sculco, fratello di Tomaso Domenico Sculco, padre della
clarissa Antonia.
I dipinti del pittore Vitaliano Alfì di Catanzaro nella chiesa di
Santa Chiara
Tra i quadri e gli oggetti sacri, che ornano la chiesa del monastero
delle clarisse di Crotone, troviamo tre dipinti commissionati con
“propriis sumptibus” e donati dalla badessa Antonia Sculco. Tutti e
tre recano ben visibile in basso lo stemma gentilizio degli Sculco,
dipinto in modo eguale; sono databili all’anno 1752, anno in cui la
Sculco fu eletta per la prima volta badessa, e sono attribuiti al
pittore Vitaliano Alfì.
Un dipinto è appeso alla parete della chiesa e mostra alcuni angeli
svolazzanti, un angelo che tiene uno specchio, l’Immacolata
attorniata da angeli e Sant’Antonio da Padova nel gesto di offrire
un giglio, simbolo dell’amore puro e verginale e della fede priva di
dubbi. In basso a sinistra vi è lo stemma degli Sculco ; vicino c’è
la scritta “Vital.o Alfì F.” e più a lato “S. Ant. Sculco Abbatessa
/ propriis sumptibus fieri fecit”.
Un altro quadro riunisce San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di
Padova, uno di fronte all’altro e sullo sfondo s’intravede un
pittoresco paesaggio. A destra in basso vi è lo stemma degli Sculco
ed a sinistra l’iscrizione “Antonia Sculco Abbatissa propriis/
sumptibus fieri fecit A. D. 1752”.
Il terzo si trova in alto sopra l’altare maggiore. E’ una tela che
raffigura l’Annunciazione e mostra la Vergine di fronte all’annuncio
dell’angelo. Non vi sono iscrizioni ma solamente lo stemma degli
Sculco.
I dipinti nella chiesa dell’Immacolata
Nel gennaio 1763 i mastri barbieri richiesero una cappella che
era collocata nella chiesa da poco ampliata di proprietà della
congregazione dell’Immacolata Concezione. La richiesta fu accolta e
l’otto agosto dello stesso anno, nella sacrestia della chiesa
dell'Immacolata, gli ufficiali ed amministratori della congregazione
dell’Immacolata Concezione e l’Anime del Purgatorio, cioè il
superiore Gerolamo Cariati, il primo assistente Nicola Marzano e
l’erario e cassiere Giovanni Rizzuto, si accordarono con Giovanni
Spataro e Vito Curcio, mastri barbieri e procuratori della cappella
dei santi Cosimo e Damiano, e con i mastri barbieri Antonino
Squillace,Gio. Battista Lucifero, Pasquale Gerace, Dionisio d’Amico,
Vincenzo Cavalieri, Vincenzo Sempiterno e Vincenzo Zurlo. Con tale
atto i mastri barbieri, non avendo il denaro per potersi costruire
una chiesa propria e trovandosi nella chiesa della congregazione da
poco restaurata ed ampliata due nuove cappelle di stucco vuote,
ottenettero la cessione di una cappella da dedicare ai due santi
tutelari e propriamente "quella esistente all'ala sinistra ab
ingressu Eccl.e che va situata al lato del corno Evangeli
dell'altare maggiore di marmo di d.a chiesa".
I mastri si impegnarono a versare ducati 60 per le spese che erano
occorse per la costruzione della cappella, ducati 30 per il suo
mantenimento ed ad assegnare un capitale di duc. 200 per farvi
celebrare una messa bassa settimanale.
I mastri barbieri ottennero dai confrati di poter ogni anno
celebrare la festività dei santi protettori,”anche
coll’antecipazione della Novena ma il tutto a loro spese”, di
utilizzare l'organo e le campane, “ma se mai con d.e solennizazione
sortisse , o si cagionasse qualche danno a detto organo, o campane,
o anco alla stessa capella, si dovessero da detti barbieri risercire
e rifare tutti li danni”. Fu concesso ai mastri anche di potersi
riunire nella sacrestia della chiesa, ma solamente per eleggere gli
annuali procuratori della cappella20.
Ottenuta la cappella, nello stesso anno a loro spese i mastri
barbieri commissionarono al pittore Vitaliano Alfì un quadro
raffigurante i loro santi e lo misero nella loro cappella. Ancor
oggi sul dipinto si legge: Alfì P. 1763/ Giovanni Spataro e Vito
Curcio PP.vi F.C.PE.
Vitaliano Alfì a Crotone
Nonostante la presenza di questi dipinti, possiamo certificare
la presenza fisica e continua di Vitaliano Alfì a Crotone solo dal
maggio 1771. In un atto notarile lo si descrive “della città di
Catanzaro, accasato e dimorante a Crotone”, sposato con Bricida
Alfì21.
Il 29 maggio 1771 nella città di Crotone per atto rogato dal notaio
Giovanni Domenico Siciliano, Vitaliano Alfì assieme al figlio
minorenne Gaetano Alfì, padre e figlio della città di Catanzaro”,
prende l’appalto della vendita delle regie carte gioco della città
di Crotone dal signor Francesco Vitale della città di Catanzaro,
“procuratore delle carte di gioco del Regio Arrendamento di q.a
Provincia di Catanzaro, messo ed internuncio del Sig. D. Emanuele
Taccone di Monteleone, amministratore generale delle carte sud.e”.
La durata dell’appalto è di quattro anni continui, dal giugno 1771 a
fine maggio 1775. Il Vitale si obbliga a fornire ed a mandare a sue
spese “tante carte quanto li faranno di bisogno per tutti detti 4
anni, ma non meno però di para mille e duecento l’anno.. con pagarli
la raggione di grana dodeci il paio, che ascendono alla somma di
docati centoquarantaquattro l’anno”. Gli Alfì dall’altra si
obbligano a versargli alla fine d’ogni bimestre la somma di ducati
24, equivalente al costo di duecento paia di carte22.
Sappiamo che nel 1773 Vitaliano dipinse un quadro con l’effigie di
Sant’Anna per la ricostruita chiesa omonima in diocesi di Isola.
Sempre nel marzo di quell’anno lo ritroviamo come testimone in un
atto del notaio Nicola Rotella di Crotone, riguardante la
concessione della seconda "cappella con altare fornita di stucco
senza quadro” situata nella chiesa dell’Immacolata, che è ceduta a
Benedetto Milioti.
Il Milioti si impegna "per sua devozione farci scolpire un quadro
con l'effigie del SS.mo Crocifisso, e ne i lati la Beatissima
Vergine Addolorata e S. Giovanni Evangelista, e sopra d.o altare
l'Effigie del P. Eterno. Inoltre per sua mera devozione far scolpire
altri Santi nelli due Medaglioni vacui dell'orchesto, ove sta
situato l'organo". Sono presenti il magnifico Vitaliano Alfì, il
sacerdote Giacinto Messina, Andrea Giardino, Giuseppe Torchia e
Antonino Torromino23. Da questo documento si evince che i dipinti
della cappella del Milioti nella chiesa dell’Immacolata sono molto
probabilmente opera dell’Alfì.
Nel 1776 risulta vedovo. Oltre al figlio Gaetano sono ricordati la
figlia Rosa, nata a Crotone24 ed il figlio Antonio. Quest’ultimo è
descritto come “sartore e miserabile” nel catasto onciario di
Crotone del 1793. Allora Vitaliano Alfì era già morto.
Alcuni discendenti.
Tra i discendenti ricordiamo il sacerdote ed educatore Pasquale
Alfì, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento ed autore degli
opuscoli “Versi” ed “Orazioni Sacre”.
Per l’impegno politico a favore dei braccianti e dei diseredati è da
menzionare l’orefice Antonio Alfì, che fu candidato nella lista dei
consiglieri provinciali del partito socialista nelle elezioni
amministrative del 1914. Per la sua fede politica Antonio Alfì fu
più volte perseguitato e minacciato dagli agrari e dai fascisti.
Note
1. Moio G. B. – Susanna G., Diario di quanto successe in
Catanzaro dal 1710 al 1769, Effe Emme Chiaravalle C. , 1977.
2. ANC. 613, 1720, 46.
3. “Vitaliano Arfì di Catanzaro” è tra i presenti in una protesta
fatta l’otto giugno 1725 dal marchese d’Apriglianello Fabrizio
Lucifero contro l’università di Crotone presso il notaio Pelio
Tirioli, ANC. 662, 1725, 105.
4. R.U. Cart. M – 257 – 3, fasc. II, anno 1731, Arch. Stat. CZ..
5. ANC. 911, 1740, 42.
6. Catasto Ociario Cotrone, 1743, f. 51.
7. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 116.
8. ANC. 855, 1752, 9.
9. Dip. Som. Fs. 521, fs. 1, f. 1, ASN.
10. ANC. 1344, 1772, 136v.
11. ANC. 667, 1746, 153v.
12. ANC. 913, 1750, 103.
13. ANC. 913, 1750, 103.
14. ANC. 1327, 1775, 156.
15. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 83.
16. ANC. 855, 1752, 147 -148.
17. ANC. 1344, 1773, 106.
18. ANC. 1774, 1779, 6-9.
19. ANC. 611, 1731, 4-10.
20. ANC. 862, 1763, 182-185.
21. ANC. 1665, 1776, 5v.
22. ANC. 1528, 1771, 11-12.
23. ANC. 1130, 1773, 2-4.
24. ANC. 1665, 1776, 5v.

