[Spezierie, speziali e dottori fisici a Crotone tra il Cinquecento ed il Settecento]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 29-34/2009)
Nelle “cedole de exito” contenute nei libri della
“Regia frabbica dela Citta et castello de Cotroni”, riguardanti il
biennio 1541/ 1542, troviamo alcuni riferimenti agli speziali ed ai
medici presenti nella città di Crotone.
La loro opera ed i loro medicamenti sono richiesti soprattutto per
sanare coloro che si infortunano mentre lavorano alla fortificazione
della città.
Il 15 luglio 1541 lo scrivano de ratione Pietro Saporta annota che
sono stati pagati un ducato un tari e dieci grana allo ”aromatario”
Iacopo Paudari per la fornitura di medicine a due lavoratori che
erano stati seppelliti per la caduta di terreno mentre lavoravano
allo scavo dello spontone della capperrina. Il medicinale era stato
consigliato dal mastro Filippo la Vollita. ( “Adi XV Julii 1541. Ad
Jac.o paudari aromatario in Cotroni per dragme tre de reubarbaro con
li pulvi de mesue serviro per fran.co favara de casubono ad
salvature palmeri de cotroni et ad and.a luseri de bellovidere ad
ca. che fatigando allo cavamento dello spontuni dela capperrina li
casco de supra una timpa de terra et fo bisogno medicarli per
consiglo de mast.o pho la vollita de cotroni se pago 1 – 1 -10”,
Dip. Som. Fasc . 5/196, f. 26v). L’otto maggio dell’anno seguente è
la volta del medico Jo. Thi Capano, il quale fornisce del rabarbaro
per curare due lavoratori colpiti da una trave (“Die VIII Maij 1542.
Ad Joanthi (Jo. thi) Capano medico de Cotroni per tre dragme de
reubarbaro per dare ad bevere ad blandusio campana de cotroni et ad
santo severino de tiriolo che piglao alli preditti lo travo che
sespontillao dela cortina nova con lo muro vecchio dele mura dela
citta alli quali fice danno 1 – 1 – 0”, f. 289v). Il due novembre
seguente Jo. Antonio Barberi de Cotroni interviene a sanare due
lavoratori feriti durante lo scavo dello spontone Villafranca (“Addi
II 9bris p.e Ind.s 1542. Ad Jo. antonio barberi de cotroni per haver
sagnato dui homini che piglo la timpa al cavamento delo sponton
ditto villa franca 0 – 0 – 5”, f. 174). Un pagamento di medicine,
per medicare alcuni “garzoni” caduti nella calcara bollente in data
15 dicembre 1542, ci informa della presenza a Crotone della bottega
del napoletano Geronimo Menzatesta (“Adi XV Xbris p.e Ind.s 1542. Ad
ger.mo menzatesta de neap. Sta in Cotroni con sua potica per tanti
medicini nce have dato alli garzoni che cascaro dentro la calcara
cotta 1 – 1 – 0”, f. 223v).
Sempre in questi anni è maniscalco di Crotone Monaco Ferraro, il
quale si interessa alla salute degli animali, fornendo unguenti per
guarire i buoi ed i puledri azzannati dai lupi (“Addi II 8bris p.e
Ind.s 1542. Ad lo monaco ferraro de cotroni per tanti unguenti
necessarii alli bove dela regia corte che hanno guastato li lupi. 0
– 2 – 0”, f. 155; “Ad fare la lavanda allo pollitro dela regia corte
che guastato li lupi per tanto vino necessario 0 – 0 – 9”, f. 155;
“Addi XV 9bris 1542. Allo monaco ferraro et miniscalco de cotroni
per haver medicato le bove dela regia corte in più et diversi volti
et q.n sono stati piglati dali lupi per accordio 1 – 0 – 10”, f.
187).
La spezieria di Galasso
Come risulta dalla platea della mensa vescovile di Crotone
dell’anno 1570/1571, nella piazza pubblica della città, detta anche
piazza grande, sotto il palazzo vescovile c’erano “alla pianezza
della piazza dieci poteghe”.
Tra queste una era affittata allo “speciale” Pompeo Galacio, o
Galasso. Allora per l’affitto della bottega il Galasso pagava alla
mensa vescovile ogni anno ducati sei; in seguito la “pisone”fu
elevata a ducati otto ( Nell’annata 1586/1587 “Pompeo Galasso per
pisone de una potega sotto il palazzo… docati otto”, Conto del m.co
Giulio Cesare de Leone, Dip. Som. 315/9). Il Galasso apparteneva al
ceto del popolo o degli Honorati, infatti Pompeo Galasso e Gio.
Ferrante Barricellis, il primo del ceto del popolo il secondo dei
nobili, nel dicembre 1570 furono “eletti et deputati dall’università
di Cotrone” per ricevere ed amministrare il denaro per continuare
nella costruzione della cattedrale di Crotone, rimasta incompiuta
per la morte del vescovo Sebastiano Minturno. Lo speziale Pompeo
Galatio era ancora attivo nell’aprile 1586, quando fornisce medicine
ai familiari di Lelio Lucifero ( “A 27 detto ( d’Aprile 1586) al
mag.co Pompeo Galatio spetiale per tante medicine servute per la
casa di detto q. S. Lelio. In piede della lista de dette med(ici)ne
sub die 27 Ap.lis 1586 docati sei”, Conti di procura et
administratione fatta per lo m.co Gio. Andrea Pugliese, ANC. 108,
1614, 203).
Un certificato medico
Nicephorus Melissenus Commenus, arcivescovo di Nasso, fu
consacrato vescovo di Crotone il 29 maggio 1628. Arrivato in diocesi
fu ben presto colpito dalla malaria e fu al centro di aspre liti con
gli ufficiali regi, che attentavano i privilegi ecclesiastici.
Contese che dettero luogo a “scandala et tumultus” . Per tali motivi,
impegnato a fronteggiare i nemici nella sua diocesi ed impedito
dalla malattia, ascoltando il consiglio dei medici, trovò il modo
per non recare personalmente a Roma la sua “Relatio Status Ecclesiae
Crotonen. Pro R.mo in Christo et p.re D.no Episcopo Crotonen.”.
Delegò perciò il Reverendo cantore della cattedrale di Crotone
Joannes Franciscus Mangionus, il quale la presentò in Roma il sette
maggio 1631. Nonostante le cure il vescovo morì il 17 febbraio 1632.
( 17. 2. 1632 “morse Don Nicefaro Milisseno A conno vescovo di
Cotrone si sepelli al vescovato”).
“Se fa fede per noi DDri phis.ci Cesare Cropalati et Gio. fran.co
Thelesio di q.sta Mag.ca et fideliss.a Città di Cotrone etiam cum
iuram.to alla Santità di N. S. e talli Eminentiss.mi S.ri Cardinali
deputati et à qualsivoglia S.re Officiale della Corte Romana come
Mons.re Ill.mo et R.mo l’Archivescovo D. Nicefaro Melisseno et
Conneno Vescovo di q.sta predetta Citta è stato dui mesi sono da
lunghiss.a infirmità oppresso, et quasi in articulo mortis et da
q.lla è remasto de continuo con febre et oppilat.ne di vene
meseraiche, et perche al presente s’l’è principiata la cura come
tempo opportuno, et princip.o di p.ma vera, et ritrovandosi in così
mala disposit.e non può far mutat.ne d’aria, né motivo alcuno non
per mare né per terra non senza suo grandiss.o pericolo di vita se
p.ma non viene dell’intutto da quella curato et in fe’ del vero
l’habiamo fatto la pre.te firmata de nostre pp.e mani, et sigillata
con nostri soliti sigilli in Cotrone hoggi li X di marzo 1631.
Cesare Cropalati Dottor fisico fò fede come di sop.a
Joannes Fran.cus Thelesius D.r philosop.s et medicus manu pp.a”
La spezieria dei Pizzuto
Sappiamo che poco dopo la metà del Seicento nella piazza detta
Lorda c’era la spezieria del dottore fisico Alonzo Pizzuto (ANC.
253, 1670, 47). Alla sua morte la spezieria assieme ad altri beni
passò alle figlie Lucretia e Lucia.
Lucretia Pizzuto, per testamento rogato dal notaio Leone Avarelli il
7 novembre 1681, lasciò al canonico Fabio Junta una casa e metà di
una bottega “seu spetieria” con il peso di una messa alla settimana
e dispose che, morendo la sorella ed erede Lucia Pizzuto senza figli,
la casa e la metà della spezieria si unissero all’eredità della
sorella, consistente nell’altra metà, e con tali beni si fondasse un
beneficio col peso di tre messe la settimana. Sempre per testamento
la Pizzuto istituì primo rettore del beneficio da istituirsi il
canonico Fabio Junta ed alla sua morte dovevano subentrare uno degli
eredi di Gio. Francesco Venturi. Nel 1692 Fabio Junta, ottenuto
l’assenso della Curia vescovile, vendette la metà della spezieria al
primicerio Luca Antonio Manfredi per ducati 50, con l’intento di
applicare il capitale in annui censi. Nel 1699, come si legge negli
atti della visita del vescovo Marco Rama, il beneficio non era stato
ancora fondato ed il canonico Fabio Junta era cappellano del legato
della fu Lucretia Pizzuto. Il legato aveva per fondo una casa
situata in parrocchia di Santa Margarita mentre i ducati 50,
provenienti dalla vendita della “domus pharmaccopolis existentis in
Platea publica” confinante con le case appartenenti al primiceriato
della cattedrale, erano depositati presso l’arciprete Januario
Pelusio. A quel tempo Lucia Pizzuto era ancora viva e possedeva
l’altra metà dei beni dei Pizzuto. (Acta, f. 50)
Le spezierie a Crotone tra il Seicento ed il Settecento
Alla fine del seicento a Crotone vi erano quattro spezierie. Due
erano situate nella piazza pubblica detta anche “Grande” e “Polita”;
le altre due nella piazza lorda e nell’ospedale del convento di San
Giovanni di Dio.
Nella piazza Polita vi erano la spezieria di Salvatore Arrigo, che
era situata “di rimpetto al portone della scala della chiesa
vescovile” ( 336, 1692, 38), e quella di Ludovico Nocera, che era
situata in una casa palaziata della famiglia Bernale dall’altra
parte della piazza (497, 1707, 24). Nella piazza lorda c’era la
spezieria che era appartenuta ai Pizzuto ed alla morte di Lucia
Pizzuto era poi passata ad Antonino Magliari. Quest’ultima spezieria
confinava con alcune proprietà del Primiceriato della chiesa
cattedrale di Crotone, il quale alla fine del Seicento possedeva
“Due botteghe nella piazza detta Lorda con habitatione sopra
confinante La Spetieria di Pizzuto, hoggi d’Antonino Magliari” (
Acta, cit., f. 138). Da documenti successivi si ricava che mentre la
prima metà di questa spezieria, venduta a Luca Antonio Manfredi, fu
trasformata in una bottega, l’altra metà divenne la spezieria dei
Magliari. Venti anni dopo infatti troviamo che il primiceriato
possedeva ancora le due botteghe ma nella descrizione dei confini
non si fa più cenno alla spezieria: “Una bottega nella Piazza lorda
di questa Città coll’appartamento di sopra confine la bottega di
Mutio Manfredi muro comune e la bottega del semplice Beneficio sotto
il titolo della Natività del Sig.re della Famiglia Pelusio si
affitta D. 8. Una bottega nella med.ma piazza lorda detta il macello
sotto la soprad(ett)a bottega si affitta D. 10 “ ( Anselmus, cit. f.
25v).
La spezieria in piazza “lorda”
Acquisita dal dottore fisico Antonino Magliari “medico ordinario
della Città”, la spezieria era condotta da Filadello Magliari, il
quale forniva medicine alle clarisse, come risulta da una platea del
monastero di Santa Chiara (“A 12 maggio 1707 per tanti ricetti a
Filadello Magliari 20 – 0 – 0” , Esito del monastero di Santa Chiara,
1706/1707). Antonino Magliari, figlio di Isabella Cozza, sposò
Berardina Scavello, figlia di Carlo e di Beatrice Petrolillo e morì
prima del 1720 e con lui molto probabilmente cessò anche l’attività
della spezieria. Un atto del notaio Pelio Tirioli, in data Crotone 9
aprile 1738, certifica che Alfo Magliari figlio del fu Dottore
fisico Antonino Magliari e della fu Berardina Scavello, figlia di
Carlo e di Beatrice Petrolillo, antiche famiglie della città,
dichiarava in presenza del notaio e di testimoni, che avendo avuto
notizia che dalla Camera Reale di S. Chiara, con decreto del 3 marzo
1738, era stato annoverato con i suoi discendenti al ceto del
secondo ordine della Città, rinunciava solennemente di appartenervi,
in quanto rivendicava di appartenere al primo ceto, quello cioè dei
nobili. (ANC. 665, 1738, 37v-38r) Alfo Magliari visse “civilmente” e
non esercitò l’attività del padre. Dal catasto onciario di Cotrone
del 1743 risulta che Alfo Magliari in quell’anno aveva 54 anni e
abitava nel palazzo, che era stato del padre, assieme alle sorelle
Teodora, Geltrude, vedova di Marco Dardano, e Petronilla, vedova di
Dionisio de Laurentiis, e la figlia di quest’ultima Maria de
Laurentiis.
Le due spezierie nella piazza “polita”
Una delle due spezierie esistenti nella piazza “polita” di
Crotone alla fine del Seicento apparteneva a Salvatore Arrigo. Essa
era situata “di rimpetto al portone della scala della chiesa
vescovile”. ( 336, 1692, 38). Sotto il palazzo vescovile, “dalla
parte che riguarda il cortile del palazzo medesimo”, vi erano allora
nove botteghe, l’ottava e la nona erano affittate “ ad uso di
spetieria” per il canone annuo complessivo di ducati venticinque (
Acta, 72v). Da Salvatore Arrigo nei primi anni del Settecento la
spezieria passò ad Antonino Arrighi, ma il passaggio non dovette
essere legale, in quanto quest’ultimo non aveva i titoli o gli era
stato vietato di esercitare la professione. Così la gestione da
Salvatore Arrigo passò almeno formalmente a Gregorio Gerace, come
risulta da una fornitura di medicine al monastero di Santa Chiara: “
A 11 d.o (Aprile 1707) per tanti ricetti pagati a Gregorio Geraci 17
– 0 – 19” ( Esito del Monastero di S. Chiara, 1706/1707). Tuttavia
sorsero dubbi su chi effettivamente era il proprietario ed
esercitava nella spezieria, se il giorno undici settembre 1712
Antonino Arrighi, originario della città di Messina ma abitante con
la sua famiglia a Crotone, dovette dichiarare in presenza di Nicola
Martorelli, scrivano della Regia Camera, di “non havere ne tenere
nessun dominio né attione nella spetieria del m.co Gregorio Gerace
di questa Città, né mai in quella da dodici anni incirca à questa
parte haver esercitato l’arte di spetiale ne manipolato ò venduto
medicamenti, ma sempre per detto tempo haverla fatto esercitare et
esercitato detto Gerace sicome la sta attualmente esercitando (ANC.
611, 1712, 141)
La spezieria dei Letterio
Sempre sulla piazza “polita” si affacciava la spezieria di
Ludovico Nocera, che era situata sotto le case di Mutio Bernale.
Il 16 aprile 1707 la crotonese Laura La Piccola, vedova ed erede di
Ludovico Nocera, affermava di possedere “una spetieria di
Medicamenti con tutti li stigli, vasi, mortari, ed altre cose
necessarie per manipolare medicamenti”. Volendo venderla, essa si
accordava con il clerico Alfonso e Federico Letterio, fratelli e
crotonesi. Sono incaricati ad apprezzare la spezieria il D.r fisico
Felice Papasodaro e lo speziale Nicolò Pitera della terra di Cutro.
Il fisico e lo speziale stimano la spezieria intera, con “tutti li
medicamenti esistenti in essa e stigli preditti e con tutte le cose
necessarie per manipolare”, per il valore di ducati 760. ( ANC. 497,
1707, 24).
Alcuni anni dopo, nel novembre 1720, il pubblico speziale Alfonso
Letterio compare in un atto del notaio crotonese Stefano Lipari. Si
tratta di una pubblica testimonianza del regio notaio Gregorio
Cimino in favore del dottore fisico Alessandro Avarelli. L’Avarelli,
in qualità di medico straordinario del reggimento Visconti, era
accusato con la complicità del Letterio di aver lucrato su alcune
ricette, facendosi pagare due volte la tassa. Dalla testimonianza
risulta che nell’anno precedente il Letterio aveva fornito molti
medicamenti, i quali erano stati composti secondo le ricette
“originali e ricettate” del medico tedesco del reggimento. Le
medicine erano state utilizzate per guarire i soldati tedeschi,
acquartierati a mezzo miglio dalla città, che in gran numero si
erano ammalati. Secondo l’accusa le ricette erano state tassate due
volte, una volta singolarmente e l’altra in un unico elenco, in
quanto erano state annotate tutte insieme in un solo foglio, secondo
l’ordine impartito dal tenente colonnello del reggimento, il conte
Albani. Il conte, secondo la testimonianza, lo aveva poi firmato,
sigillato e consegnato all’Avarelli, trattenendosi le ricette
originali. Secondo la testimonianza l’Avarelli avrebbe quindi
applicato una sola volta “la regia tariffa senza havervi havuto d.o
S.r Avarelli altro in dette ricette che la sola tassa secondo la
detta regia tariffa e tale quale fu fatta detta reduttione e firmata
e sugellata come sopra fu consegnata a detto speziale”. Sempre
secondo il testimone il colonnello si era rifiutato di assecondare
la richiesta di riconsegnare le ricette originali, affermando che
era sufficiente l’elenco firmato e sigillato. (ANC. 613, 1721,
170v-171r)
Da “pubblico speziale” ( ANC. 613, 1721, 27) il Letterio concorse
poi all’incarico prestigioso di medico dell’università di Crotone.
In tale circostanza si scontrò con il sacerdote e dottore fisico
Agostino Beltrani.
Il Beltrani, nativo di Strongoli, figlio di padre incerto, era stato
ordinato in giovane età sacerdote nel 1715.
L’anno dopo in una rissa di caccia aveva ucciso Domenico Sorace e fu
perciò condannato dal giudice alla pena dell’esilio per dieci anni.
Pena tuttavia che egli non sconterà che in minima parte tanto che
continuò ad abitare a Crotone.
Lo ritroviamo infatti alla metà di giugno alla torre di Fasana,
assieme al castellano Gio. Ramirez Y Arellano ed ad Annibale
Berlingieri, dove incontra il congiunto, il fisico Paulo Antonio
Beltrami, governatore di Strongoli, nel tentativo di appianare
alcune liti.
Tuttavia nel dicembre 1720 un decreto della Congregazione Conciliare
pur condonandolo lo sottopose ad esercizi spirituali ed a penitenza
e gli proibì di risiedere e di celebrare nella località dove aveva
commesso il delitto.
Se ne andò perciò a Catanzaro, dove due anni dopo un altro decreto
lo sciolse anche da quest’ultimo obbligo.
Nel marzo 1724 lo ritroviamo a Crotone dove pratica la professione
di famiglia di “dottore fisico”.
Ottenuta la carica di regio cappellano curato del castello, il
Beltrani dapprima godette la benevolenza del vescovo e degli
ufficiali ma poi sorsero forti contrasti tra il cappellano da una
parte ed il vescovo ed il castellano dall’altra.
Così mentre alcuni dipingevano il Letterio come “huomo ripieno di
carità con li poveri nell’esercitio della sua professione medica,
probbo, sincero e timoroso di Dio. Gli avversari lo accusavano di
essere un “huomo scelerato et inquieto et all’incontro molto
lodassero le operazioni del R.do Agostino Beltrano sacerdote e
medico di lui competitore” ”cappellano curato del regio castello e
che medicava senza esserli dato estaglio, seu provisione da questa
università per non esser stato mai solito e che era ben visto da
mons. Vescovo et officiali militari”. Processato nella curia
vescovile nel dicembre 1731, utilizzando testimonianze false ed
estorte con le minacce, il dottore fisico Alfonso Letterio fu
scomunicato ma in seguito fu assolto “con reincidenza pubblicamente
per ordine della Sacra Congregazione de vescovi e regolari”.
Tuttavia alla fine di marzo del 1732 il vescovo tentò nuovamente di
inquisire il Letterio obbligando con minacce i parroci della città
ad attestare contro il Letterio ed a favore del Beltrano,
dichiarando che quest’ultimo “ medicasse in questa Città e fosse ben
veduto dall’officiali militari e da mons. Vescovo” e “medicasse
gratis senza mercede e che fosse huomo probbo sincero et altro”.(
ANC. 614, 1732, 28 -32). Nel catasto onciario così è descritto:
Alfonso Letterio di anni 60. Nobile vivente. Dottore Fisico.
Desiderata Giaquinta moglie di anni 52. Dionisio figlio speziale di
medicina di anni 25. Francesco Antonio figlio di anni 23. Nicola
figlio di anni 19. Federico figlio di anni 12. Teresa figlia di anni
27. Francesca figlia di anni 16. Isabella figlia di anni 16.
Isabella figlia di anni 14. Nicola Scigliano servitore di anni 12.
Ippolita Ganguzza serva di anni 12. Abita in casa propria in
parrocchia di Santa Maria Prothospataris. ( Catasto 1743, f. 21).
Il dottore fisico Alphonso Letterio era ancora vivo nel novembre
1748. Esso risulta in un atto notarile assieme ai figli Nicola,
Federico e Dionisio, tutti appartenenti al secondo ordine della
città di Crotone ( ANC. ANC. 1124, 1748, 31). Alla sua morte la
spezieria rimase ai suoi eredi che continuarono ad esercitare l’arte
di speziali ed a gestire la spezieria in piazza. Nel 1790 troviamo
che Lettieri Federico di anni 61 ( 1790, 47v, C.S.) Giuseppe di anni
46 e Vincenzo di anni 47 sono tutti e tre speziali di medicina e
possiedono una bottega, muro intermedio con la bottega del monastero
di Santa Chiara in contrada la Piazza sotto il palazzo di Raffaele
Tronga. ( Catasto 1793, 88). I Lettieri continueranno a gestire la
spezieria in piazza sotto il palazzo dei Tronca anche nei primi
decenni dell’Ottocento ( Nel (1820 – 1824) sotto il palazzo di
Tronca o Tronga c’è la spezieria di Lettieri, Carte S. Chiara)
La malaria
Il dottore fisico di Crotone Alessandro Avarelli ed i due
dottori fisici Agostino Beltrano e Domenico Venturi con due atti
notarili distinti, rogati dal notaio Pelio Tirioli, attestano in
presenza di testimoni che il barone Fabritio Lucifero ed il
governatore Diego dela Guardia sono colpiti dalla malaria.
“Anno Domini Millesimo Septingentesimo Decimo Nono Reg.e die vero
Decima Tertia m.s Januarii Duodecima Indit.e In Civ.te Crotonis nos.
In publico testim. Di verità pers.e cost.o nella n.ra p.nza il D.r
fisico S. Alessandro Avarelli di questa Città di Cotrone , il q.le
sponte non vi con animo di manifestare, cerziorare, e la p.nte fede
per p.co atto fare, asserì congiunt.e, come il Bar.e S. D. fabricio
Lucifero Patritio Cotronese si ritrova da più mesi acciaccato dal
morbo abituale di cachesia, ò vogliam dire mal abito nel quale
acciacco due, mesi sono, fu assalito da febre terzana doppia,
continua, che per molti giorni lo tenne in gran pericolo di sua
vita, doppodiche guaritosi, non andò molto, e recidivò con altra
terzana, doppo la quale, non molto tempo framezato ha fatto la
seconda recidiva di terzana colla quale attualmente si ritrova a
letto, e maggiormente lo rende indisposto perche più se gli e
aggrava la sua abituale indisposizione di detta cachesia per lo che
si rende inabile a poter far viaggio da un luogo ad un altro senza
positivo pericolo della vita, Che però richiesto della verità
richiese noi/ nos/ fecimus”. ( Notaio Pelio Tirioli, ANC. 660, 1719,
21v- 22r).
“Anno Domini Mill.mo Septingent.mo Vigesimo quarto Reg.e Die vero
Vigesima nona m.s Martii Secunda Ind.e In Civit.e Crotonis nos.
In publico testim.o di verità pers.te Cost.i nella n.ra p.nza il S.r
D. Agostino Beltrano di Strongoli et S.r Dom.co Venturi di S.
Severina commorantino in questa Città di Cotrone Dottori fisici, li
quali sponte non vi cong.te in questa publica forma testificano et
fanno fede. Come il S.r D. Diego dela Guardia Reg.o Gov.re di questa
Città sin dal mese di Xbre prossimo caduto anno scorso mille
settecento venti tre s’infermò con due terzane continue accompagnate
da molti sintomi maligni, che lo travagliano con evidente pericolo
di vita per lo spatio di giorni quattordici alla perfine con
l’aggiuto di Dio si riebbe dal sud.o malore, nulla di meno recedivò
altre quattro volte a segno che vive malamente tormentato, di
maniera che ogni pochi giorni è obligato starsene languente a letto;
Onde per quanto la nostr’arte ci permette la cognuttura,
conoscemo,che quest’aria di Cotrone, non essendoli confacevole
abbiamo discorso, che in tutti i modi mutasse clima à fine di
potersi liberare perfettamente dal suo malore; Onde richiesti della
verità, richiesero noi, che ne facessimo la p.nte fede publica et
quia fecimus”. ( ANC. 662, 1722, 59).
Attestati di medici ordinari e straordinari del monastero di
Santa Chiara
“Noi qui sottoscritti D.ri Fisico e chirurgo medici ordinari di
questo V(enerabi)le Monastero di Santa Chiara con giuramento
testifichiamo come la Sig.ra monaca Suor Maria Cherubina Suriano da
uno anno in circa viene molestata da una febbre lenta, la quale
verso le ore serotine manifestasi con dolore di testa e lassitudine
universale, a cui anche si accoppia un colore cachischico. La
sorgiva della detta febbre dipende da ostruzioni architettate nelle
viscere naturali e propriamente nel mesenterio e su tale idea si è
appoggiata la indicazione curativa con medicamenti deostruentino e
qualora si è osservata ingiganta l’anzidetta febbre, si è disceso
all’uso della china china ma senza positivo vantaggio della Sig.ra
Paziente, salvo, che è ceduta per qualche giorno, ma di bel nuovo le
si è affacciata. Onde despetanto della di lei salute, giudichiamo,
che la detta Sig.ra faccia una mutazione d’aria che unita all’uso
dei medicamenti puole ricuperare lo pristino stato di sua salute,
altrimenti corre rischio di perdere colla salute la propria vita.
Intanto richiesti ne abbiamo fatto la presente scritta e
sottoscritta dalle nostre rispettive mani. Cotrone 20 8bre 1779.
D.r Fisico Gregorio Morelli certifico come sopra.
D.r Fisico Chirurgo Giuseppe Siciliano certifico come sopra.”
“Io qui sotto(scri)tto D.r Fisico Vitaliano di Lucro fo certa, e
sicura fede anche con giuram(en)to ed animo de ripeterla tante volte
quanto sarà di bisogno tanto in giudizio, che fuori di esso avanti
di chi spetta, qualm(en)te avendo tante e diverse volte osservato ed
assistito da medic’estraordinario nel venerabile Monastero di S.a
Chiara della Città di Cotrone la M.to R.da Monaca Professa Suor M.
Cherubina Suriano, La quale trovandosi da un anno in qua attaccata
da una Febbre Lenta Viscerale con li visceri del basso ventre così
maltrattate, che fa’ ragionevolmente dubbitare, che possa Essa
soccombere, se principalmente non sorta dal monastero sud.o per
respirare un’aria migliore, e più adatta a cooperare alla cura del
di Lei male. Poiché a dispetto di tante cure imprese pella sua
guarigione, non si è potuto venire in effetti a metterla ne meno in
istato di potere sperare abbilitaz(io)ne di ristabilii(en)to. Ed
essendo questa verità incontrastabile l’attesto e ne fo fede. Onde.
Cotrone 22 ott.bre 1779.
Io D.r Fisico Vitaliano di Lucro fo certa e sicura fede come sopra”.
“Noi qui sottoscritti D.ri Fisici Chirurgo, ordinari di questo
Venerabile Monastero di S. Chiara facciamo con g(iuramen)to fede ,
qualm(en)te la R.da Monaca Suor M.a Giuseppa Zurlo odierna Vicaria
da due anni soffre una passione isterica convulsiva offendendola in
tutte le parti della sua machina con stirature e con vellimenti quel
che più la mantiene oppressa sono i rivessivi palpiti di cuore
stringimento nella gola ed ad ambedue le labbra. Per dar compenso
poi a si sconcerti irregolari sonosi posti in uso replicate cavale
di sangue, vescicanti, canterii, bagni ed internamente si è
praticato lo cenabro nativo ed altro, che la nostra professione ci
abbia potuto suggerire, ma fino adesso non si è rilevato profitto
alcuno; Perlocchè stimiamo per dar riparo a si ostinato malore, che
la d(ett)a R(evere)nda Monaca faccia mutazione di aere, dalla quale
si spera tutto lo sollievo. Intanto richiesti ne abbiamo
sottoscritto la p(rese)nte colle n(ost)re rispettive p(ro)p(ri)e
mani. Cotrone li 22 8bre 1779.
D.r Fisico Gregorio Morelli faccio fede come sopra.
D.r Fisico Chirurgo Giuseppe Siciliano faccio fede come sopra.”
“Certifico, e fo fede io qui sotto D.r Fisico, qualm.e essendo
Medico Ordinario della R.da Monaca Suor Maria Giuseppa Zurlo, sono a
pieno consapevole degli acciacchi, e malattie, ch’Ella soffre da
lunga serie di anni, quali espongo nella seg(uen)te maniera. La R.da
di Zurlo è di un abito cachetico per profonde, ed antiche ostruzioni
nelli visceri naturali, e vi ha quasi continuam(ent)e unita
un’enfiazione edematosa pel tessuto celluloso del suo corpo, che da’
medici leuco flemma ni viene chiamata, ben vero però, che in certi
tempi svanisce, e viene la sud(ett)a Sig.ra Monaca maggiorm(ent)e
afflitta da mal di nervi, avendone sortito una mobilità morbosa:
come infatti è quasi sempre bersagliata da convulsioni, che in
offendere le funzioni del suo corpo, senza veruna eccezione,
affettano e le animali, e le vitali, e le naturali, voglio dire, che
non solo si vedono convulsi li muscoli soggetti alla volontà, ma
anche gli altri, che affatto sono esenti dal dominio della stessa: e
così si vede alcune volte, asmatica, in deliqui, in palpiti del
cuore; altre volte afona, vertiginosa, con spasmi cinici; e
finalmente altre volte con spasmi ne’ visceri naturali. E perché
tutto il sovraesposto è vero, e mi costa ex causa scientiae, essendo
da più anni Medico curante della sud.a Sig.a Monaca, perciò
richiesto ne ho firmato il p.nte dettaglio scritto, e sottoscritto
di mio proprio pugno. Cotrone li due Aprile 1796 = D.r F.o Gaetano
Morelli”.
“Fo piena, veridica, ed indubitata fede, e sotto pena di falso, io
qui sott.o D.r Fisico Medico di prima ordinario, in oggi
estraordinario di S.r Maria Giuseppa Zurlo, come la medema è un
compendio di mali fisici, cioè soffre confirmate, e profonde
ostruzioni ne’ suoi visceri naturali, donde la sua clorotica
costituzione, gli Edemi ne’ piedi, mani, e per sino nella faccia,
quel gran affanno e palpito di cuore con mancanza di respiro ad ogni
benché lieve moto, e soprattutto nel voler salire, per positivo
bisogno, le grade del suo Monistero. Oltre agli di sopra accennati
quelli, che ad ogni istante tirano alla vita della sud.a Sig.a
Claustrale, sono le quasi continue, or cloniche, ed ora toniche
isteriche convulsioni, che in tanti e diversi modi la bersagliano,
con apportargli ora una colica scefritica, ora una Caldiagia, ora
una tale soffocazione da non potere, anche stentatissimamente, se
non con ambigui segni, chiedere soccorso da chi necessariamente deve
assisterla quando mai non si vorrebbe aver conto degli anzid,i
niente indifferenti malori, basterebbe la sola aneurisma, che in una
delle arterie succlavi disgraziatissimamente ancor soffre, la quale
ad ogni istante, che il Signore ne la liberi, improvvisamente puole
togliergli la vita, e spesso spesso si vede in procinto di perderla
nel vedersi assalita da palpiti di cuore, e forse tanto li fosse
accaduto, se da chi con somma diligenza, e carità continuamente
assistita, e guardata a seconda de’ suoi bisogni, apprestati non gli
avesse certi aiuti, tanto dalla paziente, che da essa assistente si
son conosciuti di sollievo per quel dato male sopravenutoli come
sarebbero di dargli altra situazione, somministrarli un po’ di acqua,
fargli qualche fumento gravolente, qualche pediluvio ed altri
somiglianti sussidi, a seconda del male sarà per affligerla. Posto
vero tutto ciò, come anche con giuramento non ho minimo riparo di
attestarlo, alla predetta Sig.ra Religiosa non puole affatto
assistere la serva, e che sieno più della comunità, ma tiene
assolutam.e bisogno di persona, che sappia i suoi mali, e che
continuam.te l’assista che per esser questa la verità, richiesto ne
ho formata la presente, a fine= Cotrone 2 Aprile 179sei = D.r Fis.co
Pietro Ricci ho fatto fede come sopra”.
La bottega di Onofrio Sersale
Alla fine del Settecento la spezieria situata sotto il palazzo
vescovile che era stata affittata all’inizio del Settecento a
Gregorio Gerace era condotta dal napoletano Onofrio Sersale. Infatti
tra le undici botteghe che nel 1780 appartenevano alla mensa
vescovile e che erano situate sotto il palazzo vescovile, una era
affittata ad Onofrio Sersale. La IX bottega che il Sersale aveva in
locazione era situata dentro il portone del palazzo vescovile ed era
composta “da due membri, e camera superiore, cui si è aggiunto il
terzo membro su la piazza di S. Francesco, dove presentemente è il
bigliardo”. La bottega era stata affittata per la durata di tre anni,
come risultava dall’obbligo stipulato il 28 giugno 1780 per gli atti
del notaio Giuseppe Smerz, per la pigione di ducati 24 annui da
versare terziatamente; cioè ducati otto dovevano essere pagati
all’inizio dell’affitto nel settembre 1780, altri ducati otto a
Natale dello stesso anno ed i rimanenti ducati otto della terza ed
ultima rata dell’affitto del primo anno a Pasqua. E così continuare
per gli altri due anni seguenti. L’obbligo richiamato in effetti non
è altro che un rinnovo dell’affitto, infatti in un atto notarile
dello stesso Smerz, stipulato nel gennaio 1779, troviamo che il
magnifico Onofrio Sersale originario di Napoli ma residente a
Crotone esercita l’attività di “speziale manuale, e colla bottega di
detto suo mestiere sita in questa predetta Città sotto il Palazzo
vescovile e proprio dentro il Cortile del medesimo”.
L’apprendistato di Vitaliano Alfì
Quale fosse l’attività del Sersale, come avvenisse a Crotone
l’apprendistato e come fossero regolati i rapporti di lavoro
all’interno di una bottega, il tutto è chiaramente illustrato da un
atto notarile, che parzialmente si riporta. Il 15 gennaio 1779
Gregorio Alfì ed il figlio Vitaliano stipularono presso il notaio
Giuseppe Smerz una convenzione con lo speziale manuale Onofrio
Sersale.
“Ambe esse parti spontaneamente asseriscono in presenza nostra esser
venute in convenzione, affinché detto Vitaliano imparasse la
professione, ossia mestiere di speziale manuale di servire
esattamente, e con tutta puntualità ad esso di Sersale per lo spazio
di anni quattro continui, principiandi da oggi medesimo, dentro
detta sua bottega, ossia spezieria manuale, conché però fusse tenuto
detto mag(nifi)co Onofrio per detto spazio di anni quattro a sue
proprie spese dare i cibarj necessarj a detto Vitaliano nell’istessa
maniera, con la quale si tratta, e spesa d(ett)o Onofrio, e nella
medesima mensa, che mangia Lui, e coloro che sostituirà in suo Luogo
come pure di corrispondere, e pagare ad esso Padre, e figlio di Alfì
annui ducati sette per li primi tre anni, e nell’ultimo, e quarto
anno pagarli ducati diece, ogn’anno in fine/ e colli infrascritti
altri patti. E fatta l’assertiva sudetta. volendo esse parti su
quanto hanno pattizzato, e convenuto cautelarsino ad invicem con
publico istrumento; Quindi è che oggi predetto giorno in presenza
nostra spontaneamente con giuramento e non per forza, dolo. maper
ognimiglior via. essi Gregorio, e Vitaliano promettono, e si
obligano di servire esso Onofrio esattamente, e con tutta puntualità
per lo spazio di anni quattro continui, principiandi da oggi dentro
detta bottega, ossia spezieria manuale, affine d’imparare detto
mestiere, ossia professione di speziale manuale, ed in tutto quello
l’ordinerà, ed occorrerà di fatica, ed altro per l’effetto sudetto.
Ed all’incontro esso di Sersale promette, e si obliga d’imparare,
ammaestrare, ed impiegare detto Vitaliano il mestiare di speziale
manuale in tutte le composizioni di dolci, che alla giornata
occorreranno farsi nella detta sua bottega, ossia spezieria manuale
per il divisato tempo di anni quattro: ed altresì corrispondere,
pagare, e con effetto consegnare ad esso Vitaliano Alfì la somma di
ducati trentuno correnti, cioè ducati sette in ogni anno per li
primi tre anni, e ducati dieci nell’ultimo, e quarto anno, con fare
il primo pagamento pagamento di detti ducati sette a quindici del
mese di Gennaro dell’entrante anno mille settecento ottanta, e così
ogn’anno in fine continuare nella forma di sopra espressata. E di
vantaggio promette, e si obliga esso di Sersale di spesare, dare, e
somministrare a detto Vitaliano tutti li cibarj necessarj per tutto
il sudetto spazio di anni quattro, principiandi da oggi. Con
trattarlo nell’istessa maniera che si ciba, e tratta esso medesimo
di Sersale, e nell’istessa sua tavola, e di quelli che in di lui
assenza sostituirà, e ciò in compenso delle fatiche di detto
Vitaliano. Con patto espresso che esso Vitaliano stasse pulito nel
vestire a spese sue, e di esso Gregorio Padre, in maniera che
comparisca decentemente al suo stato, ed al detto impiego di
speziale manuale; a qual effetto sia tenuto esso di Sersale di farli
lavare tutta la biancheria necessaria, e che richiede la bisogna di
detto Vitaliano, come anche di farlo pettinare, e sbarbizzare a
spese di esso Sersale, quia sic. Altro patto espresso, che sia
tenuto esso Vitaliano dormire la sera in detta bottega, e dove dorme
detto Sersale, o in altro letto che l’accomoderà esso Sersale, senza
esser tenuto però detto Vitaliano pagar cosa alcuna per detto letto;
quia sic. Altro patto espresso, che se mai per leggierezza, o
trasporto giovanile si ammalasse, detto Vitaliano, dovesse subito
andarsine in casa di esso Gregorio Padre per guarirsi, ed a spese
del medesimo cibarsi, e medicarsi, e tutto il tempo che mancherà
dall’assistenza, e servizio di detta bottega, dovrà buonificarlo ad
esso di Sersale all’annuale pagamento, che deve farlo, con
ratizzarsi le giornate all’istessa ragione, che importera la
giornata in ciascun anno, che succederà una tal malattia rispetto
alla corrisponzione in danaro, come sopra convenuta, senza esser
tenuto detto Sersale, ne a cibarj ne a lavatura di biancherie, o
altra cosa. Beninteso però, che occorrendo, quod absit, la malattia
per causa naturale, in tal caso sia tenuto, ed obligato detto
Sersale tenerlo in casa sua in detta sua bottega, con somministrarli
a sue spese tutto ciò che li bisognerà di medici, medicine, cibarj,
ed altro, e ciò per lo spazio di giorni quindeci; poiché durando
l’infermità più di detto tempo, tutta la spesa del decimo sesto
giorno in avanti debba andare a carico e spese di detti Gregorio e
Vitaliano Alfì, per escomputarsi nella fine dell’anno in cui
accaderà l’infermità sudetta. E ciò s’intenda toties, quoties
accaderà di infermarsi naturalmente esso Vitaliano; quia sic. Altro
patto, che se per proprio capriccio, e senza il permesso di esso
Sersale detto Vitaliano mancasse dalla fatica ed assistenza in detta
spezieria manuale siano tenuti essi Padre e figlio di Alfì pagare a
detto Sersale le giornate dell’assenza alla ragione di carlini
quattro al giorno, quia sic, alias non contraxissent. E finalmente
si conviene anche per patto espresso, che fuggendo, o allontanandosi
detto Vitaliano da questa città di Cotrone, e non potendosi appurare
dove si ritroverà, in tal caso sia tenuto esso Gregorio Padre a
corrisponderli cosa alcuna e molto meno detti carlini quattro al
giorno, ma solamente dovrà restituire, e pagare ad esso di Sersale,
tutto ciò che questi averà anticipatamente corrisposto e pagato a
conto dell’annata ad essi Gregorio e Vitaliano, e tutto quello che
forse il medesimo Vitaliano si prenderà dalla bottega di esso
Sersale. Conchè però assicurandosi, che detta fuga o allontanamento
da questa sudetta Città fusse seguita con consenso, permesso e
piacere di esso Gregorio Padre, in tal caso sia tenuto d.o Gregorio
a corrispondere, e pagare a beneficio di detto Sersale la somma di
ducati cento pro una vice tantum. quia sic. E della convenzione e
scambievoli patti sudetti promisero esse ambe parti di non mancare
per qualsivoglia motivo niuna eccettuata” ( ANC. 1774, 1779, 6 -8).
L’apprendistato di Vitaliano Alfì ebbe un esito positivo. Nel
Catasto Onciario di Cotrone del 1793 ritroviamo Gregorio Alfì che di
mestiere fa l’orefice, possiede un mulino macinante ed abita in casa
propria con i figli: Gaetano, il maggiore, che esercita la
professione del padre, Vitaliano che è speziale manuale ed Antonio
merciere.
Spezieria dell’ospedale
Cotrone li 12 Mag.o 1756 Droghe, e composte esistente in d.a
Spezieria dell’ospedale del convento di San Giovanni di Dio. La
spezieria consisteva in “due botteghe, stiglio, vasi ed altro” ed è
data in affitto per tre anni per ducati trenta l’anno allo speziale
Giuseppe Perla. (ANC. 914, 1756, 98 – 100).
Composti in vasi
Pul. Antefeb. O. 3 1/2
Pul. Stom. M. O. 3
Pul. Stom. R. O. 4
Magist. Cord. O. 2 3/4
Pul. Card. Pallot. O. 4
Pul. Contra Catar. O. 3 1/2
Pul. Diarid.no Abat. O. 2 1/2
Pul. Gut. Rivel. O. 3 1/2
Diamarg. Frig. O. 2 1/4
Pul. Contra Cas. O. 2 3/4
Pul. Antepilet. O. 2 3/4
Plivis Marzial. O. 3 1/2
Felul. Brionia O. 2 3/4
Cinab. Fatit. O. 7
Pul. sinpat. O. 2 3/4
Ierepic. gal. O. 2 1/2
Dentes apri O. 3 1/2
Pul coval rubri O. 2 1/2
Bezual mineral. O. 5 1/2
Sanguinis Irc. O. 7
Sal fab. O. 3 1/2
Sal Chiap. O. 2 3/4
Cornu Cer. P.P. O. 2 1/2
Cristal montan. O. 3
Pul. contra plurit O. 4
Magis perlavu. O. 3 1/4
Specie arom gabriel O. 3 1/2
Macis O. 3
Trochisc agaric. O. 2 1/2
Anacardi O. 2 1/2
Croc. di metalli O. 3
Trochisc di mirra O. 3 1/4
Migist coral. O. 2 1/4
Trochise Ippocan. O. 3
Sal Ammoniac depurat. O. 2 1/4
Sal Alcali O. 2 1/2
Antiettico Petri P.P. O. 2 3/4
Trochis gal moscat. O. 2 3/4
Sal abgintei O. 7
Trochisc di minio O. 3 1/4
Sal C. S. O. 3 3/4
Flor Sal armoniac O. 1 1/4
Laudan Oppiat O. 2 1/4
Oglio di Castoro O. 12 1/2
Oglio di Cor. C. O. 9
Balsan Innoc. O. 6 3/4
Tintura di Cast. O. 5 1/2
Oglio di Scorpion. O. 5 3/4
Tintur. Sal. Tar. O. 9
Aqua antister.a P.P. O. 19 1/2
Oglio di Mucillac. O. 14
Aceto di Satur. O. 23
Acqua Verd. Art. M. O. 7 3/4
Ceruja di Stibice O 33 1/2
Acqua seriacat.
Acqua di fallop. O. 8
Stib Iacintino O. 6 3/4
Acqua Cap. Cefal. O. 2
Pul. Cachet P. O 2 1/4
Coral bianchi O. 8
Occhi di granc. (sine uso) O. 3 1/2
Storac Liquid col V. di G. O. 8
Aloe rosato idem Cret. O. 6 ½
Estrat. Grazian idem O. 9
Estrat. Di Agsint idem O.11
Estrat. di ligno Santo O. 16
Confectio Biamb. Idem O. 20
Confect. Iacint idem O. 14 1/4
Elettuario di rose O. 30
Scirup rosato Lib. O. 7 1/2
Pul. di Ierepica id. O. 18
Estrat. Report id. O. 28
Filonio Romano id. O. 18
Conf. Diambr. Id. O. 24
Conf. di aprili d. O.20
Radic. di più sorte Lib. 2 1/2
Nitro purificato Lib. 3 1/2
China millese O. 3
Ditam Cret O. 2 3/4
Fiore di solfo O. 5
Sal. Armoniac. O. 8
Mele loto O. 4
Unicorno fossile O. 5
Gumma Cata O. 1
Rasapina O. 3
Galbano O. 3
Scialap. O. 10
Semente di più sorte
Coppetti di verze
Petra pumic
Vitriolo Lib. 6
Bolo russo Lib. 1
Antimonio Lib. 5
Sang. di Drag. in Lagrima O. 2
Vitriolo di Cipr. O. 6
Bettonica O. 1/2
Agno Casto O. 3 1/2
Cremone di tart. O. 9
Seme di Peone O. 3
Spica narda dramma una
Tuzia O. 5
Incenzo O. 3
Pece greca Lib. 2
Foleo O. 2
Cimino amaro O. 3
Pece nera Lib. 1
Corno di cer. Simato O. 6
Pil. Aleofag. O. 3
Pil. di storace O. 1/2
Pil. Succum Craton. O. 2 3/4
Pill. di Cachi O. 2 1/4
Pil. Fetide O. 1 1/4
Pil. de Tribus O. 1
Pil. di Cinoglos O. 4 1/2
Pil. di Tart. Boni O. 1/2
Gum. Tragagant. O. 3 1/2
Piletro O. 3
Terra sigillata O. 4 1/2
Raso d’avolio O. 2 1/2
Euforbio col vaso Lib. 5
Mirabolan bellici idem Lib. 6
Cardam Mag.re col vaso lib. 4
Amomo vacat
Borace O. 1
Laudano filiato O. 4
Rubies tinto v.m Lib. 5
Coralli russi rutti O. 5
Ung.to bianco col vaso lib. 3 1/2
Ung.to Apostol.m col vaso lib. 33
Ung.to di Tuzia idem lib. 3
Ung.to Egreziaco idem lib. 2
Ung.to Melingiano idem lib. 33
Ung.to vacat
Sal Angelico O. 6
Assaso O. 1
Suffumigio O. 3
Belgovino vacat
Stagno toviafe O. 4
Mercurio dolce O. 1
Argento vivo vacat
Seviaca col vaso albaro.ne grande Lib. 19
Acqua di cannella O. 1
Cranio umano
Diascordio vacat
Vasi di creta tondi n. 12
Albaroni n. 8
Vasi d’unguenti n. 28
Fisini n. 61
Quartini n. 12
Vasetti tondi n. 10
Marruffi e vasi d’oglio n. 20
Vasi di Cristarelli n. 3
Statuli n. 23
Statuli piccoli n. 11
Vasi di vetro n. 8
Storti di vetro n. 6
Recipienti n. 5
Sfumaturi n. 3
Limbicco di vetro n. 2
Matarazzo n. 1
Garrafini piccoli che si conservano medicamenti preparati n. 119
Implastro Fod. ParaCel O. 14 1/2
Implastro benedetto O. 3 1/2
Implastro di galbano O. 8 1/2
Implastro di meliloto O. 5
Implastro diaforetico O. 3 1/2
Impiastro di Cicuta O. 5 1/2
Impiastro di Gio. Procita O. 2
Impiastro grazia Dei O. 3
Impiastro Melilota O. 12
Limbicchi n. 3 videlicet uno grande vecchio, uno nuovo mezano, uno
piccolo usato.
Una conchetta mezana di rame.
Un stagnato mezano di rame.
Un altro stagnato piccolo vecchio di rame.
Un bacile di rame.
Mortari n. 3 videlicet Uno grande, una mezano e l’altro piccolo.
Un mortaro di marmo.
Miscoli n. sei, vide licet cinque d’ottone et una di ferro.
Criva n. due di seta di pelo n. uno.
Una bilancia con suoi pesi.
Saiola n. una.
Uno donzelli
Un matteolo vecchio.
Una tariffa.
Una forata per il conzo dell’oglio.
Uno mortaro picciolo di marmo
Aromatico rosato cum vasi.
Il salario del medico dell’ospedale
Il priore Vinantio Capulli ed i locali del convento ed ospedale
dell’ordine di Bonfratelli di S. Giovanni di Dio di Crotone sotto il
titolo della SS. Pietà considerando “lo stato di detto ospedale, ove
di continuo vi occorrono dell’infermi, ed ammalati, et oltre di ciò
lo peso, che anco tiene di somministrare l’ospedale alli soldati
ammalati, che di quelli di questa guarnigione s’infermano, e che
perciò hanno di bisogno di una continua e certa assistenza….
Havendono all’incontro conosciuto nella persona di detto sig.r
medico Vitale , non solo tutta l’espertura nella professione che la
buona inclinazione verso detto convento in haver nell’occorenze con
tutta cortesia assistito alla cura dell’ammalati, così delli
religiosi di detto convento, che dell’infermi dell’ospedale et delli
soldati sudetti” danno in appalto l’assistenza dello stesso al
dottor fisico ed ordinario medico della città Giuseppe Vitale per
tre anni per l’estaglio e salario di ducati quindici l’anno con
alcune condizioni.( Alla scadenza il contratto verrà rinnovato nel
settembre 1754 per altri tre anni e poi per altri tre anni nel
luglio 1756, ANC. 668, 1750, 74 – 75; 1266, 1754, 150 – 153; 1267,
1756, 105 -106)
Primo , che detti Docati quindeci, durante detto appaldo si debbano
ad esso sig.r medico pagare semestratim ed in fine del governo del
presente P.re Priore Capulli debba esser sodisfatto dell’annata dal
primo del corrente mese di maggio mille settecento cinquanta da qual
giorno di già have detto appaldo cominciato a decorrere in maniera
che nella fine del mese di maggio dell’anno entrante mille
settecento cinquanta uno dovesse d.o convento farli l’esborzo, et
pagamento dell’altro semestre e così poi continuare per altri due
anni in appresso mille settecento cinquanta due e mille settecento
cinquanta tre.
Secondo, che detta corresponsione di detti annui docati quindeci
debba sentir per pura provisione appaldata per l’assistenza d’esso
sig.r Vitale come medico fisico tantum, che dovrà prestarci nella
cura di tutti et qualsivogliano ammalati che occorressero in esso
ospedale, così di parere secondo l’obligo di detto convento che
delli sudetti soldati militari di detta compagnia d’uomini cinquanta
di guarnigione ordinaria di questa Città, ed anco dell’istessi
Religiosi, che della famiglia di detto convento infra detto tempo si
ammalassero nel medesimo, et non aliter nec alio modo.
Terzo, che nel caso , che infra detto spatio d’anni tre , come sopra,
si dismettesse l’ospedale di detti soldati militari da detto
convento così, se non vi fusse più guarnigione in questa città, che
se si ordinasse altra disposizione per l’ospedale de medesimi in
altro luogo, che non andasse a carico di detto convento non debba il
medesimo soggiacere alla paga di detti intieri docati quindici ma
soltantoa quella di annui docati sei solita provisione dell’infermi
poveri et di detto ospedale, et resti tenuto detto sig.r Vitale a
prestar la sua assistenza nella cura de medesimi Poveri et altresi
delli sudetti Religiosi che si ammalassero, deducendosi l’altri
annui docati nove per la mancanza in detto ospedale di detti soldati
militari, ed all’incontro aumentandosi l’ospedale di detti militari
si metta in cortesia del P.re Priore di riconoscerlo a misura delle
fatiche, et dovesse restar il medesimo tenuto ed obligato di
assistere ed attendere alla cura di detti ammalati militari che
dell’altre compagnie de medemi si portassero a detto ospedale
durante detto appaldo”.
L’affitto di una spezieria
Il Mag.co Vincenzo Droghi di Castelmonardo, abitante a Crotone,
prende in fitto la spezieria del convento ed ospedale di San
Giovanni di Dio, sotto il titolo della Pietà. La “spezieria di
medicina, con tutti li stigli, vasi, mortari ed altre cose
necessarie per manipolare medicamenti, sita e posta dentro questa
Città, sotto detto venerabile ospedale, con un altro basso al lato
di detta spezieria per uso e commodo di lavoratorio”, che era stata
tenuta in fitto da Giuseppe Perla di Rossano, è concessa in fitto
dal vicario del convento P.re Fra’ Giovanni Fedele al Droghi per due
anni: il primo di fermo ed il secondo di rispetto, ad iniziare dal
primo giugno 1759. Il pagamento, tanto per il luogo della spezieria
e lavoratorio quanto per l’uso “di vasi di creta e di vetri e stigli”,
è stabilito in annui ducati venti con i seguenti patti e condizioni:
Primo, che per tutto il tempo dell’affitto sudetto devono dare li
P.P. di d.o Convento, ad esso mag.co Vincenzo l’uso della spezieria,
lavoratorio, vasi, ed altri stigli di spezieria che di presente
nella medema s’attrovano.
Secondo, che tutti li medicamenti, che si stanno attendendo da
Napoli, che vengono per ordine , e commessa di detto P.re Fedele
vadino per conto di detto di Droghi, il quale sia obbligato pagarli
nel tempo che spira la credenza avuta dallo sud.o P.re Fedele, et à
quel prezzo che li vengono tassati da Napoli.
Terzo , che detto venerabile ospedale si debba servire de
medicamenti di detta spezieria per uso di tutti, e qualsivogliano
infermi, che in detto ospedale verranno.
Quarto, che per detti medicamenti debba detto ospedale, e per esso
li PP Superiore, e locali che vi saranno corrisponderli, e pagarli
il venticinque per cento, a riserba dell’ogli d’ammendole dolci, che
dell’unguenti, e dell’impiastri, atteso per l’oglio si deve pagare à
grana quattro l’oncia, e per l’impiastri, et unguenti si devono
pagare il terzo della corrente tariffa.
Quinto, che li medicamenti si somministrano à Religiosi infermi, li
debba detto mag.co Vincenzo somministrare gratis.
Sesto, che il sudetto mag.co Vincenzo debba tenere la spezieria con
tutta pulizia, e decentemente ornata.
Settimo, che detto mag.co Vincenzo dovesse dare la pleggeria sicura
a favore di detto convento, e la medesima obligarsi in tutto e
quanto si contiene nel presente istrumento.
Ottavo, che attrovandosi esso mag.co Vincenzo In fraudem di
qualunque medicamento, in uesto caso statim, e senza veruna
eccezione, o scusa, e senza dimora alcuna si senta il medesimo
mag.co Vincenzo escluso dell’affitto sudetto.
Nono, che il Superiore, tanto presente, quanto pro tempore volesse
far dare da detto mag.co Vincenzo medicamenti ad alcuna persona da
fuori l’ospedale, ma che siano persone devote, ò benefattori di
detto convento, sia tenuto il medemo mag.co Vincenzo darceli à quel
prezzo convenuto con detto ospedale, e per sua cautela riceversi
nota firmata dal sudetto Superiore, con pagarne l’accennati
medicamenti il sudetto Superiore.
Decimo, et ultimo, chein fine di detto affitto dovesse detto mag.co
Vincenzo fare la restituzione al detto venerabile convento di tutte
le robbe, semplici, e composti che si ha ricevuto e consegnati à
tenore dell’inventario fra loro fatto. (ANC. 1267, 1759, 136 – 138).
Associazione per la gestione della spezieria dell’ospedale
Il sei novembre 1758 lo speziale di medicina Giuseppe Perla
della città di Rossano ma abitante a Crotone, che ha in affitto la
spezieria dell’ospedale, accoglie la richiesta di associazione dello
speziale di medicina Pasquale Lupinaccio della terra di Campana, che
intende stabilirsi a Crotone. Il Perla che ha in affitto la
spezieria fino al 17 giugno 1759 associa il Lupinaccio a partire dal
primo novembre 1758.
Gli accordi prevedono:
“Primo, che detto Sig. Pasquale dovesse rimpiazzare in detta
spezieria in tanti semplici, seu droghe, o composti, la summa di
docati venti tre, l’istessi che ave ritrovato più dell’inventario
fatto in tempo che d.o Sig. Giuseppe si consegnò la spezieria del
cennato venerabile ospedale, e come robba comprata dall’istesso Sig.
Giuseppe.
Secondo, che detto Sig.r Pasquale dovesse terminato l’associo,
soggiacere alla restituzione di tutte le robbe che detto sig.
Giuseppe si consegnò dal sud.o venerabile ospedale dell’istesso modo
che apparono nell’inventario, che si conserva dal Sig.r N.ro Antonio
Asturi, che stipulò l’istrumento dell’affitto.
Terzo, che dovessero comunemente fatigare nella sudetta spezieria, e
comunemente si dovessero dividere il lucro, e che bisognandono in
detta spezieria altri droghe, o composizioni, si dovesse fare
comunemente la spesa.
Quarto, che tutte quelle robbe, che avanzeranno dopo fatta la
consegna della spezieria al sud.o venerabile ospedale, se li debbano
dividere.
Quinto, che detto Sig.r Pasquale dovesse pagare, sincome s’obliga,
tanto la rata, che li spetterà dal primo di novembre corrente, sino
detto di diecesette Giugno mille settecento cinquanta nove per
l’affitto di detta spezieria dovuto al sud.o venerabile ospedale,
che del Protomedico, ed altre spese, che occorreranno.
Sesto, che li medicamenti bisogneranno per l’ospedale si dovessero
contribuire al medesimo dell’istesso modo che detto sig. Giuseppe
ave accordato col detto venerabile ospedale, senza pretendersi cosa
altra”. ( ANC. 1267, 1758, 80 – 82)
Dottori fisici e speziali
Tra i dottori fisici e speziali operanti a Crotone sono ricordati :
(1541 – 1542) - Iacopo Paudari aromatario
(1541 – 1542) - medico Jo. Thi Capano
1542 - Geronimo Menzatesta, napoletano, bottega di medicine
(1570 – 1586) – Pompeo Galasso speziale di medicine.
1613 – Dottore fisico Gio. Andrea Canale, abitava in delle case
poste in parrocchia di San Pietro confinanti con le case grandi di
Jo. Paulo Labrutis ( ANC. 108, 1613, 102).
1631 – Dottore Fisico Cesare Cropalati. ( Rel. Lim.)
1631 – Dottore Fisico Gio. Fran.co Thelesio.(Rel. Lim.)
1657- Dottore fisico Gio. Pietro Gerace, negoziante ed esperto in
materia di compra e conservazione di grani maiorche ed altre
vettovaglie (ANC. 229, 1657, 68v).
1672 – Dottore fisico Homobono Messina ( ANC. 334, 1672, 16).
(1673 – 1679) – Dottore fisico Gio. Giacomo Codispoti (ANC. 333,
1673, 45v; 334, 1679, 309).
1674 - Dottore fisico S.r Gio. Batt.a Capuccio ( ANC. 333, 1674,
57v).
(1680 – 1701) Dottore fisico Antonino Magliari ( ANC. 335, 1680,
44v).
1681 – Dottore Fisico Antonio Terranova ( Rel. Lim.)
(1687 –1690) - Dottore fisico Gio. Mazzaccaro (Nazzaccaro) (ANC.
335, 1687, 90; 336, 1690, 44).
1699 – Doctor Chirurgus Dominicus Cirrelli, prefetto della
confraternita dell’Immacolata Concezione e delle Anime del
Purgatorio nella chiesa dell’Immacolata ( Acta, ff. 41, 48v).
(1696 – 1701) – Dottore fisico Venturi Domenico. ( Rel. Lim.)
1714- Chirurgo Diego de Bona, originario di Cutro, (ANC. 659,
1714,64).
(1719 – 1721) - Avarelli Alessandro Dottore fisico (ANC.660, 1719,
22; 613, 1721, 27).
(1724 – 1770) – Agostino Beltrani medico ( Carte S. Chiara).
1732 – Dottor fisico Felice Sportella ( ANC. 614, 1732, 31)
(1732 – 1748) Dottor Fisico Antonino Messina (ANC. 614, 1732, 29).
Nel catasto del 1743 così è descritto:
“Antonino Messina Dottore Fisico di anni 33. Gio. Giacomo Fratello
sacerdote di anni 35. Michele fratello diacono di anni 23. Carlo
fratello di anni 30. Teodora sorella di anni 28. Catarina sorella di
anni 26. Anna sorella di anni 22. Carmena Rizzuto madre vedova di
anni 50. Abitano in casa propria in parrocchia del SS. Salvatore.
Possiedono un magazzino al Fosso”. ( Catasto 1743, f. 20). Presente
in un atto notarile del novembre 1748 ( ANC. 1124, 1748, 31)
1743 – Medico Fisico Felice Sportelli di Mola di Bari di anni 38.
Abitava nella casa di Francesco Cesare Berlingieri, marchese di
Perrotta , nobile di anni 46.( Catasto 1743, f. 69).
1743 - Domenico de Pullis, fuoco acquisito, Professor di chirurgia,
di anni 52. Geronima Adamo di anni 47. Francesco Antonio studente di
chirurgia di anni 25. Catarina figlia di anni 27. Abita in casa
locanda fu dell’Ill. marchese Berlingieri al presente di Felice
Maccarrone in parrocchia di San Pietro e Paolo ( Catasto 1743, f.
59).
1743 - Giacinto Calvo di Catanzaro speziale manuale di anni 31.
Teresa Viola moglie di anni 28. Tomaso figlio di anni 6. Angela
figlia di anni 9. Vincenzo figlio di anni 1. Abita in casa locanda
in parrocchia di Santa Margherita ( Catasto Forastieri abitanti
laici, 1743, f. 249v).
(1750 – 1756) – Giuseppe Vitale, fisico e ordinario medico della
città ( ANC. 668, 1750, 74; 1267, 1756, 105). Nel catasto del 1743
troviamo che “Biaggio Vitale scribente di anni 45. Teodora
Cavarretta moglie di anni 46. Dionisio figlio lavorante sartore di
anni 25.Gasparo figlio senza applicazione di anni 18. Filippo Vitale
fratello scribente di anni 35. Giuseppe figlio di Biaggio studente
di medicina di anni 22. Beatrice di Grazia moglie di anni 26.
Marianna figlia infante di Giuseppe. Abitano in casa locanda di Gio.
Batt.a Venturi in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo ( Catasto 1743,
f. 30).
(1767 – 1768) – “A 27 ott. bre 1768 pag.to al S.r Gen.ro Torchia per
li medicamenti somministrati dal primo sett. bre 1767 per tutto
sett.bre prossimo passato D. 12” ( Carte S. Chiara)
1774 – Dottore fisico Antonio Labonia ( ANC. 1665, 1774, 16).
1779 - Dottore fisico Gregorio Morelli ( Carte S. Chiara)
1779 – Dottore fisico chirurg.o Giuseppe Siciliano ( Carte S. Chiara)
(1779 – 1793) Dottore fisico Vitaliano di Lucro. Nel 1793 ha 58 anni
( Catasto 1793, 133; Carte S. Chiara).
1793 – Torromino Antonio speziale di medicina di anni 45 ( Catasto,
1793, 5).
1793 – Talamo Gaetano speziale manuale di anni 36 ed il fratello
Marco di anni 22 agg(iutan)te di spezia (Catasto, 1793, 68v).
1793 – Torchia Felice speziale di medicina di anni 32, carcerato per
omicidio ( Catasto 1793, 70).
1793 – Alfì Vitaliano , figlio dell’orefice Gregorio, speziale
manuale ( Catasto 1793, 83).
(1793 – 1816) Dottore fisico Gaetano Morelli. Nel 1793 aveva 31 anni.
Nel 1816 il dottor fisico Gaetano Morelli del fu Gregorio abitava a
Crotone in contrada Foresta ( Catasto 1793, 86; Carte S. Chiara).
(1790 – 1793) – Nel 1790 sotto il palazzo di Tronca Raffaele situato
nella contrada della Piazza c’è la bottega di Giuseppe Lettieri. Nel
1793 D. Lettieri Giuseppe speziale di medicina di anni 49 ( Catasto
1793, 88). Nel 1820 sotto il palazzo di Tronca c’è la spezieria di
Lettieri ( Carte S. Chiara)
1793 – Tesoriere Giacomo speziale di medicina di anni 42 ( Catasto
1793, 89v).
1793 – D. Pomelli Marco chirurgo del regio ospedale de’ militari di
anni 57 ( Catasto 1793, 106).
1793 – D. Riccio Pietro Dottore fisico di anni 37 ( Catasto 1793,
116).
1793 – D. Errico Vincenzo speziale di medicina di anni 54 ( Catasto
1793, 129v).
1793 – D. Lettieri Vincenzo speziale di medicina di anni 50 (
Catasto 1793, 132).
1796 - Dottore fisico Pietro Ricci ( Carte S. Chiara).
(1807 – 1832) Dottore medico fisico Cannoniere Michele.
(1822 – 1823) - Cannoniere Raffaele speziale di medicine.
1832 – Villaroja chirurgo.

