[Baluardi, mura, torri e torrette della città di Crotone: Il baluardo Toledo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 41-42/2003)
Il baluardo Toledo è situato tra il baluardo
Marchese ed il baluardo Don Pedro. Nella cortina, che univa il
baluardo Toledo con il baluardo Marchese, si apriva la porta
principale, o maggiore, della città.
La costruzione
All’inizio dell’autunno 1546, mentre procede la costruzione
delle fortificazioni in varie parti della città e del castello,
iniziano i lavori sul luogo dove si dovrà fondare lo spontone
Toledo. Esso è l’ultimo spontone della città ad essere costruito e
chiude la nuova cinta muraria cittadina verso la campagna. La cinta
e la campagna sono separate dal fosso ed un ponte levatoio immette
per la porta principale, o di terra, alla città. Nell’ottobre di
quell’anno i mastri fabricatori, i manipoli ed i devastatori “hanno
fatigato in far uno muro di crita et farce una porta allo muro a lo
filo dela tronera delo spontoni ditto toleto verso la barracca”,
“hanno fabbricato dui mura alla porta delo muro dela tronera delo
spontoni ditto toleto”, “hanno fabbricato la mentionata porta delo
ditto spontoni dentro lo fosso”. I lavori appena iniziati con la
costruzione della cassa , alzando le impalcature ed iniziando gli
scavi di fondamenta, ben presto si interrompono. A causa di alcuni
disastrosi crolli, causati da “mali tempi di aqua forti”, bisogna
concentrare tutto lo sforzo presso il vicino pericolante spontone
don Pedro. I lavori allo spontone Toledo riprenderanno con il nuovo
anno. Nel gennaio 1547 si lavora “alla lamia delo spontone toleto” e
nel mese seguente “al terrapieno de retro lo muro dela lamia delo
spontone”. In seguito per mancanza di mezzi finanziari i lavori
procedono a rilento ed a sbalzi. Nell’autunno 1549 si sta ancora
tentando di finire il “cavamanto del torrione” e si lavorava per
poterne “appedar lo fianco”. Il 20 dicembre 1549 finalmente il regio
scrivano de razione poteva annotare, che “addi 20 dicembre si e
appedato lo fianco et naso del torrione detto toledo, guardante
verso il torrione don Petro. Lo detto fianco e di longheza p.l.
34largo ad tutto lo zocculo p.l. 27. Lo naso del torrione preditto e
delangulo dela cortina fino al muro dele lamie dela porta dentro
lungo canne 6 p.l. 2 et lo zocculo e dela parte dela fronte dela
corvatura quali guarda verso don petro p.l. 47 et tutto lo zocculo
dele due parti et dela parte verso la via et mez. canni 7 p.l. 2 et
ditto zocculo tutto si e appedato p.l. 45 sotto lo primo cordone lo
zocculo e alto p.l. 5 e da ditti p.l. 5 si e incomenzata la scarpa”.
Nell’inverno seguente a causa delle continue piogge più volte i
lavori, condotti dal mastro Jo. Theseo Yacino e dai suoi uomini,
devono rallentare per “sguttare l’acqua dentro il cavamento” ed per
“annettar lo terreno che cadetti sopra la fabrica de ditto torrione
per lo mal tempo”. Per accelerare l’opera, sia al baluardo Toledo
che alla cortina che dal baluardo va verso la porta della città,
situata tra i due baluardi Toledo e Marchese, nel giugno 1550 la
Regia Corte fa un contratto con il mastro crotonese Cola Joanne
Yacomino. Il mastro si impegna con i suoi uomini a “far lo cavamento
del restante torrione toledo et dela cortina di quello finche sera
serrata la porta dela citta”. Nonostante questo contratto i lavori
non procedono per un nuovo impedimento. Bisogna infatti cacciare la
grande quantità di pietra che “se trova al cavamento”. Mentre il
mastro Yacomino ed i suoi uomini proseguono nel cacciare la pietra,
i mastri di ascia costruiscono le forme “dele lamie dele case
matte”. Durante l’estate si riempiono di terra “le lamiole et i
contraforti” e si costruisce la porta della “casamatta”. Per rendere
più celeri i lavori, si costruiscono “li sayetti”, in modo da far
arrivare sul luogo “l’acqua dela rota alla calce” per far la malta
per il torrione. A tale scopo si utilizzano anche le “sayetti”, che
erano al castello. Nell’autunno 1550, mentre prende forma lo
spontone, è ancora all’opera il mastro Yacomino con i suoi uomini
per togliere “la petra se trova dentro il cavamento”. Allo scavo
dello spontone prende anche parte il mastro Bernardino lo Morello de
Cotrone con quaranta uomini e dieci carri1.
Lo spontone Toledo
Così nel maggio 1573 l’ingegnere militare Ambrosio Attendolo
descriverà lo spontone. “ Lo detto belguardo B sta sopra la porta
vechia che serve al presente et è finito più de tutti gl’altri
perche ha la piazza superiore che non l’ha nesciuno de gl’altri/
onde manca poco a finirlo del tutto. La cortina che segue
fin’all’altro belguardo terzo segnato C e quella dove staà la detta
porta vechia de detta citta/ et la nova incominciata. Et in essa
cortina sta incominciato il contramuro et terrapieno, ma ce ne manca
gran parte/ et è di molta importanza/ perché in faccia dela
campagna/ et la citta da la parte di dentro è bassa et la muraglia
de ditta cortina è alta”2.
Prime costruzioni
Dopo la costruzione verso la fine del Seicento dell’oratorio
della congregazione dell’Immacolata Concezione e L’anime del
Purgatorio3 sullo spiazzo davanti al baluardo, bisognerà attendere
alcuni decenni per trovare i primi fabbricati appoggiati alle regie
mura.
Nel 1745 dietro l’oratorio ed attaccati alla regia muraglia furono
costruiti i quattro macelli di Domenico Barbiero, Oronzio Pipera e
Nicola e Felice Mazza. I macelli, che si trovavano nella pubblica
piazza Lorda, a causa “dell’immondizie, e fetore” che arrecavano,
furono levati per ordine dei governanti e trasferiti dietro la
chiesa dell’Immacolata4. Sempre nelle vicinanze, nel largo tra il
baluardo e la porta principale della città, di fronte all’ospedale
di San Giovanni di Dio, poco dopo la metà del Settecento alcuni
speculatori cominciarono a costruire delle baracche per uso di
bottega. Il 20 aprile 1769 gli amministratori della città prendevano
atto che i notai Vitaliano Pittò e Giandomenico Siciliano ed i
mastri barbieri Benedetto Stabile e Vincenzo Zurlo avevano innalzato
già da qualche tempo quattro baracche con tavole coperte di tegole
“nella piazza dello Spedale di S. Gio(vanni) di Dio e proprio nel
luogo detto il sedile delli massari”. I proprietari, alcuni in
qualità di prestanome, chiedevano di costruirne altre due; una per
il notaio Gerardo de Meo e l’altra per il mastro ferraio Vincenzo
Naccarati. Quest’ultima doveva essere edificata accanto a quella che
Salvatore Mazza aveva deciso di fare vicino alla bottega del mastro
ferraio Nicola Vassallo. Tutte le botteghe erano state costruite sul
suolo universale ed erano appoggiate alle regie muraglie della
città. Le baracche erano per dimensione diverse tra loro ed
occupavano un suolo universale complessivo largo palmi 14 e lungo
palmi 70. Per ragione di suolo ognuno dei proprietari offriva di
versare all’università carlini cinque annui. All’inizio di giugno
dello stesso anno presso il notaio Nicola Rotella veniva stesa una
convenzione tra i proprietari e gli amministratori cittadini, con la
quale di fatto veniva sanata l’usurpazione dei suoli. I possessori
delle baracche facevano presente che essi erano stati costretti ad
usurpare il suolo pubblico, in quanto spinti da un grave stato di
necessità, “essendo questa città tutta murata, ed in maniera tale
angusta, che non vi è luogo di potervi fare edifici, per la qual
caosa non tanto facile si ritrovano luoghi, e botteghe in affitto
senza portar grande interesse a cittadini” . Chiedevano perciò di
avere in concessione i suoli pubblici per cinque botteghe: tre per
uso di curie per i tre notai e due per uso dei mastri barbieri.
Parte delle botteghe erano già state edificate in tavola e parte
dovevano essere ancora completate.
La richiesta dei tre notai e dei due mastri barbieri veniva accolta
ed avvallata benevolmente dagli amministratori, per i quali il
“fabricare nel luogo sudetto non rendeva incommodo, ne danno alcuno
a questo Publico, anzi utile all’università con rendere pure il
luogo nobile per detti edifici”. Tuttavia, trattandosi di
sottrazione di suolo pubblico, per essere definitiva la concessione
aveva bisogno del regio assenso della Regia Camera di Santa Chiara
di Napoli; assenso che verrà ben presto dato il 14 marzo 17705.
Comincia la speculazione
Una volta resa legale l’occupazione, comincia il passaggio di
proprietà delle baracche con l’aumento del loro valore, determinato
per la loro favorevole posizione, in quanto vicine alla Porta
Principale della città. Nel novembre di quello stesso anno uno dei
proprietari, il mastro Vincenzo Zurlo, vendeva la sua baracca di
tavole, situata nel luogo detto “la piazza del hospitale, ed
attaccata alla regia muraglia, ed attaccata a quella di mastro
Benedetto Stabile”, al sergente Michele Messina. Nonostante che essa
fosse stata stimata da esperti mastri muratori del valore di ducati
17, fu ceduta al Messina per ducati 29 e grana 506. Lo stesso
avverrà nel maggio 1773, quando il notaio Vitaliano Pittò venderà la
sua baracca sempre al Messina per ducati 347, e nel dicembre 1773
quando il parrucchiere napoletano e residente a Crotone, Benedetto
Stabile cederà la sua bottega, o baracca, a Giovanni Spataro.
Quest’ultima baracca, situata tra quella del notaio Gio. Domenico
Siciliano e quella di Michele Messina, è venduta per il prezzo molto
alto di ducati 46, in quanto “benchè fusse stata stravagante tal
richiesta, pure consideratosi da d(ett)o Spataro, che la Barracca
sud(ett)a essendo stata edificata in luogo opportuno, gli rende
affittandola più del dieci per cento, poco badando , che non vi sia
l’intrinseco valore”. Con lo stesso atto di acquisto lo Spataro si
impegnava a proseguire nel versamento di carlini 15 annui, dovuti
alla Regia Corte per l’appoggio alle mura reali, e di carlini 5
all’università di Crotone per l’occupazione del suolo pubblico8.
Una verifica del Real Fondo
In un documento del 2 marzo 1775 firmato dal dottor Don Angelo
Fernandes, sopraintendente Generale del Fondo della Separazione de’
Lucri Reali, veniva elencata la conferma dei siti sia edificati nel
Real Fondo, che quelli edificati nel suolo universale ed appoggiati
alle regie mura della città, come anche di ogni altro bene
appartenente al Real Fondo.
In quello stesso anno veniva iniziata una verifica da parte del
genovese Carlo Luceti, “incumbenzato da S. E. Angelo Fernandes”, il
quale cominciò ad accertare i beni del Real Fondo, esistenti nella
città di Crotone. Il Luceti a cui veniva conferito il potere “tanto
per esiggere che di affittare e censuare” , si mise ben presto
all’opera passando in rassegna tutte le costruzioni, che
utilizzavano beni ricadenti nel Real Fondo. Esse furono misurate e
fu nuovamente stabilito il censo annuo che i proprietari dovevano
pagare.
Durante il 1775 ed il 1776 i mastri muratori Francesco Saverio
Mazzeo, Carlo Iuzzolino e Giuseppe Gerace su richiesta ed assieme al
genovese Carlo Luceti, , si recarono presso le regie mura “per
apprezzare e valutare l’annualità del censo perpetuo”, che dovevano
pagare i proprietari delle costruzioni appoggiate alle mura. Nel
novembre 1775 essi visitarono il grande edificio, iniziato dal
mastro Salvatore Mazza9 e che stava proseguendo il mastro Gioacchino
Mazza, figlio ed uno degli eredi di Savatore Mazza. L’edificio era
stato in parte completato ed in parte era ancora in costruzione.
Esso consisteva in un casamento ed una bottega ed era posto “sopra
le regie mura a man dritta nell’entrare la porta maggiore... in un
luogo solitario, e pericoloso in tempo di notte di ladri e di
cattiva aere per caggione del spuzzore che nesce dalle Beccherie
vicine per l’animali che si macellano”10.
I mastri verificarono anche le cinque botteghe, costruite in fila
sempre a man dritta entrando dalla porta principale. Esse sorgevano
sul suolo universale ed appoggiavano alla muraglia reale; perciò
anche per loro si doveva pagare un adeguato censo annuo al Fondo
Reale. Essi trovarono che due botteghe erano possedute da Michele
Messina e precisamente la seconda e la quinta della fila11 . Vi era
la costruzione posseduta dall’armiere mastro Vincenzo Blaccarà, che
era la prima appena dentro la porta; tale edificio era composto da
una bottega con sopra una camera e due camerini laterali12. La
bottega ad uso di curia del notaio Gio. Domenico Siciliano occupava
il terzo suolo13 e la bottega di Gio. Spataro il quarto14.
Le botteghe aumentano
Mentre le botteghe ad ogni passaggio di proprietà aumentavano di
valore, continuavano le richieste di uso di suolo pubblico e di
appoggio alle reali mura. Nel gennaio 1776 i mastri muratori su
incarico del Luceti si recavano nel “picciolissimo spiazzo di
terreno appartinente il suolo a questa università dietro la bottega
di fabrica edificata dal Mag.co Michele Messina che stà appoggiata
alle reale mura à man dritta nell’entrare la porta magiore”. Il
luogo era stato richiesto dal mastro barbiere Vincenzo Zurlo, il
quale già proprietario di una baracca che poi aveva venduto, voleva
ora edificare un’altra bottega di barbiere o per altro uso15.
Nel febbraio del 1776 ormai parte del commercio cittadino si era
trasferito appena dentro la porta principale delle città. Appoggiate
alle mura nei pressi del baluardo Toledo c’erano diverse botteghe,
tra le quali la bottega del mastro Vincenzo Stabile, la bottega e la
casa di Salvatore Mazza, la bottega di Giovanni Spataro, la bottega
del notaio Gio. Domenico Siciliano, la bottega di Michele Messina,
la bottega di Vincenzo Zurlo, due macelli e la bottega del notaio
Gerardo Demeo16.
Toponomastica
Lo spontone con il passare del tempo cambiò denominazione. Nella
“pianta della Città di Cotrone situata nella Provincia di Calabria
Ultra” dell’ingegnere Emanuele Giovine della prima metà del
Settecento esso è indicato come Baluardo Toledo detto Santa
Margarita. Quest’ultima denominazione evidentemente era riferita
all’ambito parrocchiale in cui era situato. Durante il Decennio
Francese, come risulta nella “Croquis de la ville chateau et port de
Cotrone, è indicato come Bastion delle Chianche ou dell’Immacolata,
in quanto nelle sue vicinanze vi si trovavano le botteghe dei
macellai e l’oratorio della congregazione dell’Immacolata
Concezione. Più tardi verso la metà dell’Ottocento è indicato come
Bastione delle Armi, come risulta nella “Pianta della piazza e
castello di Cotrone” e nel “Piano dimostrativo della cinta e del
castello della città di Cotrone con le indicazioni delle proprietà
militari”(1872).
Note
1. Dip. Som. 196 e 197, ff. 78, 79, 80, 91 sgg. ASN.
2. Relation de la fortezza de la citta di Cotrone de Ambrosio
Attendolo, E. 1065 -62, Arch. Gen. Simancas.
3. Le regole della confraternita dell’Immacolata Concezione e
dell’Anime del Purgatorio, essendo la sede vacante, furono approvate
dal vicario capitolare Geronimo Suriano il 4 dicembre 1684 ed a tale
data risale anche la costruzione dell’oratorio, Acta cit., ff. 14,
40v sgg.
4. ANC. 1063, 1750, 117 -118.
5. ANC.1129, 1769, 100-108.
6. ANC. 1528, 1770, 45.
7. ANC. 1327, 1775, 155.
8. ANC. 1326, 1773, 221 -223.
9. Il mastro Salvatore Mazza dopo aver avuto la concessione per la
bottega nel 1770, ottenne nel 1774 quella di poter costruire una
casa attaccata alla bottega, ANC. 1327, 1775, 155.
10. L’edificio di Gioacchino Mazza occupava uno spazio lungo palmi
94, largo palmi 23 ed alto palmi 28 e fu tassato per ducati cinque
da pagarsi ogni anno al Real Fondo. L’anno dopo la tassa fu elevata
a ducati 9, ANC. 1327, 1775, 228, 155.
11. L’appoggio della prima bottega di Michele Messina era lungo
palmi 14 ed alto sino alla cima del muretto sopra il muro reale
palmi 22. Poiché la bottega era situata vicina alla porta della
città in “luogo specioso” fu tassata per carlini 18 annui. La
seconda che misurava palmi 12 ed ¼ di lunghezza ed era alta palmi
22, non essendo in un luogo particolarmente felice fu tassata a
pagare carlini 12 annui al Fondo, ANC. 1327, 1776, 67.
12. L’edificio del Blaccarà essendo situato in un luogo “eminente”
fu tassato per 20 carlini annui, in precedenza ne pagava 15.
L’aumento fu dovuto al fatto che la costruzione era stata ingrandita
con l’aggiunta di due piccoli camerini laterali, ANC. 1327, 1776,
145.
13. La bottega di Gio. Domenico Siciliano nell’appoggio alle mura
era lunga palmi 14 ed alta palmi 22 “dal suolo sino alla cima del
muretto edificato sopra il muro reale”. Poiché era in luogo
“specioso” ed “ottimo” fu tassata per carlini 18 annui , ANC. 1327,
1776, 79.
14. L’appoggio alle regie mura della bottega di Gio . Spataro era di
palimi 12 ed un quarto di lunghezza e palmi 22 di altezza. Poichè
era costruita in luogo non eminente, fu tassata per carlini 12
annui, ANC. 1327, 1776, 76.
15. I mastri muratori stimarono che per l’appoggio alle mura
Vincenzo Zurlo doveva pagare ogni anno carlini 10 al Fondo reale,
ANC. 1327, 1776, 26.
16. Nota dei nuovi censi fattisi nella città di Cotrone, Napoli 12
feb.ro 1776, ANC. 1327, 1775, 155-156.

