[La costruzione degli stemmi di Carlo V e di Don Pedro de Toledo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 35/1997)
Nell’aprile 1546 viene stipulato un contratto,
presso il notaio Bernardino de Nola di Crotone, tra il commissario
generale della Regia Fabrica di Crotone, il capitano Gaspar de
Mardones ed i mastri scalpellini Bartolomeo Fiorentino e Carlo
Mannarino di Catanzaro.
L’oggetto riguarda la scultura e la messa in opera dei due stemmi
dell’imperatore Carlo V e del viceré Don Pedro de Toledo.
L’opera che i due mastri scalpellini dovranno scolpire deve
rispettare precise forme e dimensioni : “li arme de sua Maesta de
essere hoc modo lo scuto de mezo alto pl.(palmi) 8, largo pl. 6/ lo
scuto de sua Ex.tia alto pl. 6 largo pl. 4 per quatro/ lo pittafio
longo pl. 14 largo pl. 4, lo adornamento de intorno le arme pl. 2
incirca largo/ longo pl. 10 ½”.
Il materiale che dovrà essere adoperato è costituito da pietra e
cantoni che gli stessi mastri scalpellini hanno scelto e ordinato
che si tagli per mastro Joseph Molinaro ed i suoi compagni di
Mesoraca e che si trova in territorio di Mesoraca.
Il costo del lavoro dei due scalpellini viene stabilito in ducati 75
da pagarsi in tre rate uguali: ducati 25 anticipati alla stipula del
contratto, altri ducati 25 ad opera finita ed i rimanenti alla
sistemazione definitiva della scultura nel baluardo Don Pedro.
Fatto l’accordo i mastri Joseph Molinaro e Paolo Molinaro di
Mesoraca ed il perratore Antonio Grastello cominciano a cavare e
preparare la pietra per la scultura ed ai primi di luglio le prime
25 canne di materiale per “le arme de Sua Maestà et de sua Ex.tia”
sono trasportate con i carri trascinati dai buoi da Mesoraca a
Crotone.
Dopo questo primo invio, verso la fine di luglio Jacopo de Amato,
capomastro della regia fabrica, che dirige i lavori di
fortificazione di Crotone come sostituto del barone dela Caya,
affitta una mula dal crotonese Marco Malerba e va a vedere la pietra
ed i cantoni che si stanno tagliando a Mesoraca.
Il lavoro di reperimento del materiale per la scultura durò fino al
18 agosto ed oltre ai due mastri, che vennero pagati alla ragione di
2 carlini al giorno ed il perratore a grana 15, vi parteciparono
anche numerosi lavoratori di Mesoraca, inviati a spese di quella
università, che per questo aiuto ebbe scontata la quota annuale che
essa doveva alla regia fabrica di Crotone di ducati 5 e tari 2. (“Se
haveranno de far boni alla universita de mesoraca D.5 -2 et sono per
tanti homini seu giornati che hanno faticato in lo cavar de ditti
cantoni et petra”).
Accumulata la pietra necessaria per completare l’opera viene subito
inviato un corriere a Catanzaro ad avvisare i mastri scalpellini che
tutto è pronto per iniziare il lavoro.
I mastri si mettono all’opera ma essa è ostacolata dal maltempo,
perciò ai primi di ottobre, poiché la città è investita da continui
nubifragi con piogge torrenziali, nei pressi del baluardo Toledo si
costruisce una baracca e la si copre con ceramidi in modo da
permettere ai due mastri scalpellini di Catanzaro di poter lavorare
tranquillamente anche con il brutto tempo.
A metà novembre Carlo Mannarino e Bartolomeo Fiorentino finiscono la
scultura e perciò, come da contratto, ricevono la seconda rata di
pagamento.
L’opera tuttavia non fu subito inserita nella cortina del baluardo
Don Pedro che guarda verso la porta della città perché “per lo
maltempo ditta cortina se squadrao per meta et li vinnero meno li
contraforti e le lamie”. Nel gennaio del 1547 le due armi non erano
state ancora “assettate in lo loco”. (Dip. Som. Fs.197, Cedole di
pagamento 248, 255, 259, 261, 264, 271, 277, Arch. Stat. Nap.)

