[I palazzi dei Galasso e dei De Meo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 24/2000)
Galati, Galatio, Galasso, antica casata
crotonese, già presente all’inizio del Cinquecento con Gio.
Battista, Maximiano e Vincentio.
I Galasso
La casata dei Galasso, o Galatio, assieme ai Basoino, De Vite,
Petrolillo, Scarnera, Varano, Scavello, Manfredi, Ventura, Rigitano,
Di Garetto ecc. fece parte del seggio popolare o della seconda
piazza; come tale molti suoi componenti assunsero incarichi e
cariche nel governo cittadino (rappresentanti, eletti, sindaci del
popolo). Nella seconda metà del Cinquecento lo spetiale Pompeo
Galasso apriva bottega in piazza sotto il palazzo vescovile; egli fu
scelto come rappresentante del popolo, a fianco del nobile Gio.
Ferrante Barricellis, per soprintendere al proseguimento dei lavori
della cattedrale dopo la morte del vescovo Antonio Sebastiano
Minturno (1570)1. Sempre in quei tempi operava in città il notaio
Gio. Galasso o Galatio2. Un altro notaio Isidoro Galasso, nativo di
Cutro ma abitante a Crotone, lo troviamo a metà Seicento (1664)3.
Come famiglia del ceto popolare o degli honorati i Galasso
ricoprirono più volte cariche cittadine. Furono eletti del popolo
Gio. Francesco (1612) e Gioseppe (1647/1648). Gio. Francesco fu
dapprima eletto (1684/1685) e l’anno dopo ricoprì la carica di
sindaco del popolo. Gio. Bartolo fu eletto del popolo (1691/1692),
proprietario di alcune terre presso il Neto, fu corrispondente del
grande mercante di grano Giulio Cesare Valle di Napoli4 e fu messo e
internunzio del nobile Francesco Pipino5. E’ ricordato anche in
alcune “lettere” del vescovo di Isola, Francesco Marino (1682-1716).
Nonostante che il Galasso cerchi di ingraziarsi il vescovo,
quest’ultimo lo biasima perché ha spedito a Napoli del formaggio con
i vermi e per essere debitore verso la mensa per non aver pagato
l’affitto di Salica6. Francesco Galasso Spina fu sindaco del popolo
(1707, 1711/1712, 1717/1718 e 1721), eletto del popolo (1712/1713)
ed avvocato dei poveri della città7. Dionisio fu sindaco
(1718/1719,1731/1732), eletto del popolo (1713/1714,1722/1723)e
avvocato dei poveri della città8, Gio. Bartolo fu sindaco del popolo
o della seconda piazza (1732/1733 e 1736/1737), poi aggregato al
seggio nobiliare fu eletto dei nobili nel 1764/1765.
Le case dei Galasso presso la cattedrale
Giuseppe Galasso verso la metà del Seicento abitava nelle sue
case in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo; case che poi alla fine di
quel secolo passarono in eredità al figlio Antonio9.
Antonio Galatio, canonico del titolo di S. Maria della Scala e
rettore del beneficio di iuspatronato della famiglia Vitetta fu
Hieronimo senza altare e cappella intitolato a San Bartolomeo
Apostolo10, abitava nelle case patrimoniali situate in parrocchia di
S. Pietro e Paolo dietro la tribuna vescovato", case che erano
gravate da alcuni vecchi oneri dovuti alla mensa vescovile11, al
Primiceriato della cattedrale12 ed al beneficio di S. Luca13. Egli
possedeva anche delle vigne situate in località Gazzaniti14. Le case
e le vigne, gravate con i loro pesi, passarono all’inizio del
Settecento al fratello Francesco. Allora “le case delli Galassi",
situate presso la cattedrale, confinavano con le case del notaio
Antonino Varano stretto mediante15. Antonia Galasso, figlia di
Francesco, si unì con Dionisio Galasso16, figlio di Gio. Bartolo,
portando in dote le case o palazzo, che era attaccato alla
cattedrale e di fronte al palazzo dei Manfreda17.
Dionisio Galasso, figlio del fu Gio. Bartolo, e la moglie Antonia
Galasso, del fu Francesco, ebbero una lunga lite con il capitolo
della cattedrale. Il canonico Giuseppe Rizzuto, procuratore del
capitolo, cercò di impadronirsi delle loro vigne di Gazzaniti,
prendendo a pretesto che i coniugi dovevano pagare alcune annualità
arretrate per un capitale di ducati 190, per la celebrazione di
messe in suffragio. Dopo alcuni tentativi portati avanti dal
canonico presso la Regia Corte e poiché la lite si prolungava, anche
perché non fu possibile al procuratore del capitolo trovare alcuni
documenti, si arrivò all’accordo tra le parti. Il canonico abbonò
col consenso dei capitolari il debito maturato, mentre i coniugi
Galasso si impegnarono a pagare puntualmente ogni anno ducati 15 e
carlini 3, cioè l’8% del capitale, impegnando la vigna di Gazzaniti,
la vigna in località La Paganella e una casa dotale in parrocchia
dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, attaccata al palazzo di Domenico
Rodriques18.
Dal catasto onciario del 1743 risulta che il nobile Dionisio Galasso
di 48 anni è sposato con Antonia Galasso di 55 anni ed ha due figli:
Gio. Bartolo di 28 anni ed Isabella di 21 anni. Abita in casa
propria in parrocchia di S. Pietro e Paolo di cui loca due bassi ,
ricavando annui ducati 12. Possiede due chiusure di vigne in
località La Paganella ed a Gazzaniti. La sua abitazione è gravata
ancora degli annui oneri dovuti alla mensa vescovile, al
Primiceriato ed alla cappella di S. Barbara, situata dentro il
convento di San Francesco d’Assisi dei conventuali19.
Il palazzo passò al figlio Gio Bartolo che cinquanta anni dopo, come
risulta dal catasto onciario del 1793, è ancora vivente. Il nobile
Gio. Bartolo ha un figlio di nome Pasquale di 32 anni, possiede un
vignale in località Paganella e abita nel suo palazzo, di cui ne
loca un quarto ed alcuni bassi20. Pasquale Galasso andò ad abitare a
Cutro. Teresa e Diana Galasso di Cutro, figlie del fu Pasquale
Galasso di Crotone entrarono nel 1812 come educande nel monastero di
Santa Chiara di Crotone. I Galasso saranno presenti nel monastero di
Santa Chiara di Crotone con le clarisse Maria Giuseppa e Maria
Teresa (1814) e con Maria Angela che fu anche badessa dal 1830 al
1832, quando il monastero stava per estinguersi per mancanza di
nuove clarisse e si tentava di ricostituire la comunità religiosa,
ammettendo al noviziato donne ormai anziane di “civile famiglia” e
nobili vedove 21.
Il palazzo dei De Meo
Il pubblico e regio notaio Gerardo De Meo, originario di
Picerno, “diocesi di Potenza, Provincia di Basilicata”, viene ad
abitare ed ad esercitare la sua professione a Crotone poco dopo la
metà del Settecento22 . Risalgono al 29 maggio 1752 la stipula dei
capitoli matrimoniali tra il De Meo e Lucrezia Cavaliere, figlia di
Gasparo, dove veniva fissata la dote in ducati 40023. Alcuni anni
dopo risulta proprietario di un palazzo che era appartenuto a
Lorenzo Cavaliere ed era situato in parrocchia di Santa Veneranda.
La sua abitazione confinava con i due bassi con sopra due camere dei
coniugi Tommaso di Perri e Vittoria Squillace che erano situati
nella strada detta della Chianca24.
Ottenuta dall’università verso la fine degli anni Settanta la
concessione di palmi 20 di suolo per fabbricare una bottega ad uso
di curia, presso le mura, dirimpetto all’ospedale di San Giovanni di
Dio, tra quella del signor Michele Messina e quella di Felice
Giglio, pagò perciò anche un censo enfiteutico al Real Fondo della
Separazione de’ Lucri Reali25
Morto, tra il 1790 ed il 1793, lasciava ai figli, il notaio
Francesco e lo “scribente” Luigi, la casa di abitazione, in
parrocchia di Santa Veneranda e confinante con quella di Maria di
Perri26, e due botteghe, che erano state costruite sul suolo
pubblico. Una, con camera di sopra era situata davanti all’ospedale
di S. Giovanni di Dio e passerà subito ai Cirrelli, e l’altra, che
era stata acquistata dai fratelli Giglio, era stata assegnata per
patrimonio a Francesco27.
Luigi De Meo eserciterà la professione notarile dal 1797 al 1845.
Nell’agosto 1816 risulta proprietario di un vasto palazzo che vende
all’Intendenza di Catanzaro. Il palazzo diverrà sede dapprima degli
uffici della Sotto Intendenza e poi della Sotto Prefettura di
Crotone e poi passerà in proprietà della Amministrazione Provinciale
di Catanzaro. Fu sede della caserma dei carabinieri. Esso confinava
con la strada Sotto Prefettura (attuale via Milone), piazza Sotto
Prefettura (attuale Piazza Albani), salita del Castello( attuale
Discesa Zeusi) e Vico Sotto Prefettura (attuale Vico Pace).
Descrizione del palazzo di Luigi Demeo
Nel 1816 è così descritto: Num.o d’istanze della casa di Luigi
Demeo
Stanza: 1.a e 2.a antecamera ; gran galleria; due stanze da letto;
da una di qual si esce in gran loggia.
(Dalla 2.a antecamera si entra ad un altro quarto, che apre altre
due stanze.
Dalla sala si entra in una cucina grande stanza per pranzare, e
dispensa.
Oltre a d.o quarto grande vi è altro quartino di tre stanze diviso,
a cui si sale con altra grada dallo stesso portone.
Vi sono li bassi corrispondenti.
Nota: E situata in un buono sito. Non ha bisogno di nessuno
ristauro. Bastamente decente. Suscettibile di molto ingrandimento,
abbondante di bassi ed altri commodi. Vi è una spaziosa gisterna
dentro la cucina. Vi si potrebbero fare diversi cambiamenti per
renderla più commoda.
Fu palazzo della Sotto Intendenza e poi della Sotto Prefettura.
Passò quindi di proprietà della Provincia di Catanzaro e fu adibito
anche a caserma dei carabinieri.
Attualmente esso è limitato da via Milone, Vico Pace, Discesa Zeusi
e via Media sez. Cavaliere.
Note
1. Conto del m.co Giulio Cesare de Leone cit., 1570/1571.
2. Il giorno 11 maggio 1579 con atto del notaio Gio. Galasso, il
vescovo Maiorana, previo il pagamento di un censo enfiteutico annuo
di ducati 11, affitta all’università di Cotrone due botteghe
terranee contigue al cortile del palazzo vescovile, al sedile e alla
casa o palazzo dell’università e alla piazza. Il notaio Gio. Galasso
è ancora attivo all’inizio del Seicento (1602), AVC.; Platea Mensa
vescovile di Cotrone, 1780 .
3. Il notaio Isidoro Galasso di Cutro verso la fine di dicembre 1662
uccise con un colpo di “maccetto" Patrizio Rotella, creato del
governatore della città, Simone Perez de Vidauri, ANC. 312, 1664,
25. Il 29 agosto 1667, avendo conosciuto essergli di grave danno e
detrimento i giochi di carte e dadi, che a volte va facendo, sia per
sé che per i propri figli, fa voto nella chiesa di S. Francesco
davanti alla immagine di S. Antonio di Padova di non giocare più per
10 anni e se lo farà verserà ogni volta duc. 50 alla chiesa
dell'Annunziata di Napoli, ANC. 313, 1667, 169.
4. ANC. 337, 1694, 202.
5. ANC. 496, 1702, 1.
6. Marino F., Lettere familiari, Studio Zeta 1989, pp.110, 139.
7. ANC. 611, 1713, 67.
8. Il 18 agosto 1713 in una supplica al vicerè l’eletto del popolo
Dionisio Galasso fa presente che il “15 agosto essendo andati a
creare il nuovo governo di questa città in quello vi assistì come
vice governatore D. Giuseppe Lucifero e D. Fabritio suo padre il
quale per molti liti con questa università non permise che i votanti
votassero e eligessero persona abile di difenderci sotto vari e
figurati pretesti come non mai intese Ecc.mo Sig. a volere coartare
i voti a viva forza essendo da ogni legge divina e umana proibito
anzi havendo voluto D. Cesare Presterà farsi sentire che i voti non
si potean coartare e chew se ne protestava di nullità e ne haverebbe
havuto ricorso a V. E. il medesimo lo fece carcerare. Tutto questo e
molto di più lo farei costare a V. E. dalle istesse scritture fatte
nel atto del elettione ma il secretario della città non ne ha voluto
estraer copia con dire che si ritrovano tutte le scritture in mano
di D. Fabritio e però Ecc.mo Signore sotto il felicissimo governo di
V. E. ma a galla la giustitia e conculcate coloro che malamente la
guidanoe maggiormente quelli che se ne abusano perciò posto a piedi
dell’Ecc.V. la supplica degnarsi di opportuni rimedi a simili
baldansosi attentati da i quali poco è mancato derivarne un grave
disordine in questa città quando il popolo anelante di un sindaco
che l’ha difeso si vide escluso di tal loro consultatione per le
calunnie del d.o Lucifero”, Prov. Caut. 338, f.65.
9. Acta cit., f. 72.
10. Acta cit., ff. 18, 36v.
11. La mensa vescovile esigeva un annuo censo di grana sette e mezzo
sopra le case di Giuseppe Galasso oggi patrimoniali di D. Antonio
Galasso, Acta cit., f. 72.
12. Il primiceriato esigeva un censo sopra le case del canonico
Antonio Galasso di annui ducati 4 per capitale di duc. 50, Acta, f.
138.
13. Il beneficio di S. Luca possiede un censo sopra le case
patrimoniali di Antonio Galasso di annui ducati 5 e tari 2 per
capitale di duc. 60, Acta, ff. 146v-147.
14. Acta , f.82.
15. Anselmus cit., ff.49,76, 117
16. ANC. 611, 1714, 37.
17. ANC. 1063, 1750, 24.
18. ANC. 662, 1727, 105-110.
19. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f.47
20. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 80v.
21. Il 27.4.1830 in una lettera da Napoli diretta a suor Mariangela
Galasso il vescovo di Crotone Zaccaria Boccardi così si esprime:
“Voi non dovete avere veruno scrupolo se mancasi all’osservanza
delle Costituzioni, perché vi è la dispensa. Dovete accogliere le
novizie con tutto il piacere e colla carità religiosa trattarle in
tutto e come maestra istruirle nella condotta religiosa, che debbono
tenere. Non dovete però pretendere certe date osservanze, che a
persone di età avanzata riescono di grave peso, e di molestia,
bastando l’osservanza delle cose essenziali per lo stato di monache,
AVC. 131.
22. ANC. 1323, 1756, 28.
23. ANC. 1124, 1752, 25 –26.
24. ANC. 916, 1764, 33.
25. Per l’appoggio alle mura il De meo doveva pagare al real Fondo
carlini 15 annui alla metà do Agosto, ANC. 1131, 1779, 22-23.
26. Lista di Carico, 1790, f.19.
27. I De Meo dovevano pagare all’università un canone ogni anno nel
mese di maggio per Jus soli , Catasto Onciario Cotrone, 1793, f.
46v.

