[Il quartiere di Santa Severina detto "La Piazza"]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 07-09/2009)
Nell’inventario del feudo e la reintegra dei beni
e diritti, compilato nel 1521 per ordine del conte Andrea Carrafa
dal notaio Francesco Jasio sono annotati alcuni palazzetti, case,
case terranee e casaleni. Poiché erano stati costruiti sulle timpe
della città e potevano rendere insicuri la città ed il castello, per
decreto del commissario essi dovevano essere confiscati e demoliti,
“ad obviandum futuris insidiis et machinationibus contra statum p.ti
Ill.mi D. Comitis et defensionem Civitatis P.tae” ( 1521, 64). La
demolizione riguardava quasi una settantina di edifici e comprendeva
un palazzo, otto palazzetti, quattordici case palaziate, venti case
terrane e venticinque tra domuncole e casaleni. Gli immobili
appartenevano ad una sessantina di proprietari ed era situati nella
parte della città che da levante andava per mezzogiorno a ponente e
precisamente nelle timpe della città tra la timpa di Porta Nova e la
timpa di Gottoneri. I luoghi sono così descritti: timpa di Porta
Nova, timpa di Piczoleo, timpa di Santo Blasio, timpa sopra la Porta
dela Grecia, timpa di Santo Pantho, vicino alla chiesa diruta di
Santo Martino, timpa la Sala Verde, timpa dela Grecia, timpa di
Santo Nicola, sotto Monte Fumero, timpa di Santo Domenico, timpa di
Santo Gregorio e timpa di Gottoneri.
“Porta Vecchia” e “Porta Nova”
Nel documento richiamato compaiono anche i nomi delle tre porte
della città: Porta Nova, Porta della Grecia e Porta Vecchia. La
timpa dove era situata la “Porta Vecchia” era presso la località “Gottoneri”,
dove c’era la fonte pubblica della città. Nelle vicinanze c’erano la
località Favata, la timpa delo Iocastro, alcuni orti, diverse grotte,
dei “sequiglium”, dei mesolari e dei casaleni.
“Stefanus Arcomannus… quemdam hortum in loco detto Gottoneri
arboratum piris uno pede olivae et uno pede ficus capacitate
thumulatae mediae iux.a viam pu.cam qua itur ad fontem Gottoneri
iux.a hortum Curiae quem tenet Thomas Buchinfusus iux.a timpa de lo
Iocastro ante Portam dittae Civitatis dictam Portam vecchiam…
Robertus de Planis.. gructam unam positam subtus dictam Civitatem in
timpa seu rupa versus Januam Veterem iux.a gructam Andreae de Planis
viam pu.cam… Sequiglium unum subtus timpam de Porta Vecchia in loco
ditto Gottoneri quod occupaverat Io. Infosinus et fr. Iux.a
sequiglium quod tenet à Curia Stefanus Milea” ( ff. 12, 13, 62,
1521).
Asse stradale
Una strada all’interno dell’abitato collegava la Porta Vecchia e
la Porta Nova. Da una parte c’era il convento dei francescani del
SS.mo Salvatore e dall’altra il convento dei domenicani di Santo
Domenico di Portanova. Entrambi i conventi, situati all’interno e
vicino alle porte della città, sono stati fondati all’inizio del
Cinquecento. Per quanto riguarda il primo si legge: “Quanto alla
fondazione la nostra chiesa titolata prima dell’Annuntiata et al
presente di S. Maria della Misericordia e comunemente hogi di S.to
Domenico fu concessa e data alla nostra religione di Predicatori
dalla pia memoria di Alessandro Marra, arcivescovo della prefata
Città di S.ta Severina e di sua licenza et autorità fu fondato il
nostro convento circa l’anni del S.re 1500. E dopo vi s’agiunse anco
la confirma di Alessandro Papa VI di felice recordatione per un suo
Breve che comincia “In Ap.lica Dignitatis specula constituti” sotto
li 24 di Magio 1502 nell’anno nono del suo Pontificato qual Breve in
carta pergamena col sigillo pendente di piombo si conserva tra le
nostre scritture. Il convento è situato dentro la medesima città di
S.ta Severina acanto la strada magiore vicino a Porta Nova.”(
S.C.Stat. Regul. Relationes, 25, ff. 701-705, ASV). Per il secondo
abbiamo un Breve del papa Clemente VII dle 1532 :”Confirmatio
erectionis conventus S. Severinae, Ord. Min. Conv., Iohanne
Francisco et Iohanne Maria de Sanctoseverino ac Antonio de Infusinis
fundati” ( Russo, 17161). La fondazione di questi due conventi su
chiese non parrocchiali già esistenti ed i toponimi delle due porte
ci inducono a considerare che probabilmente tutta la parte
dell’abitato a valle delle mura medievali ed a cavallo del nuovo
asse stradale, che unì le due porte, sia stata compresa nella città
durante l’ultimo periodo aragonese, quando a causa della minaccia
turca le fortificazioni furono rinforzate. In tale occasione il
nuovo asse interno che collegò Porta Nova con la Porta Vecchia si
congiunse presso la Porta Vecchia con la via preesistente che
attraverso l’abitato medievale univa la porta Vecchia con la porta
della Grecia. In vicinanza della congiunzione, vicino alla Porta
Vecchia ed alla chiesa del SS.mo Salvatore, vi era la Piazza.
La “Porta della Piazza”
La Porta Vecchia durante i primi decenni del Cinquecento fu
rifatta per porre l’entrata in città sotto la vigilanza del castello.
La porta conservò il suo nome per tutto il Cinquecento e per i primi
decenni del Seicento.
Il 18 agosto 1575, “proprio in porta vecchia Civ(ita)tis” il
governatore della città Jo. Battista Garrafo in presenza del notaio
Marcello Santoro protesta contro il commissario Claudio Bonetti (
Santoro Vol. V, 164v -147)
Il 29 agosto 1620 Gio Francesco Fiorentino protesta perché “lasciò
una sua bestia sumerina sotto le timpe de porta vecchia a pascolare
et la sera il detto supplicante trovò detta sua bestia nel loco
detto la fontana era colcata et bastionata de modo tale che si morse
in breve..” (3D fasc.1).
Poi prese il nome di porta “Il Salvatore”, dal convento francescano
vicino.
“ S’entra in essa per tre porte una dalla parte di ponente chiamata
il Salvatore, la 2.a dalla parte di levante chiamata porta Nova di
Santo Dominico, la 3.a dalla parte di mezzo giorno chiamata la porta
della Grecia et da dette tre porte si ha l’ingresso in d(ett)a Città
per strade pendine parte d’esse inselicate…..entrando dalla prima
Porta (detta il Salvatore) si trova uno Largo dove è una cisterna
per comodità de Abitanti dalla quale si dipartono tre strade cioè
della strada in mezzo si va alla piazza per la quale si Camina tutto
l’abitato di detta Città dalla parte di tramontana”… (Apprezzo cit.,
1653).
Quindi fu chiamata Porta della Piazza per la vicina piazza pubblica.
La strada che dalla piazza pubblica, passando sotto un “arco di
fabbrica”, andava alla porta Nova detta di Santo Domenico prese il
nome di strada della Piazza.
“… poco più avanti vi si trova una strada inselicata di pietra viva,
per la quale si giunge alla porta di detta Città detta della Piazza.
In detta porta vi è l’entrata coperta a lamia, e poco da lungi vi è
la muraglia del castello (…) e seguitando per detta inselicata, si
ritrova da parte una cisterna con due bocche, che serve per uso del
publico; poco più avanti vi è una chiesa sotto il titolo del
Salvatore….. e avanti di essa vi è un piede d’olmo e Piazza.
Seguitando detta strada poco più avanti vi è un arco di fabbrica
sotto del quale vi è la strada detta della piazza che tira sino al
monastero di S. Domenico”. (Apprezzo cit. 1687). Da quanto detto si
ricava che la formazione della Piazza è da situare tra la fine del
Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Anche la Piazza come la
Porta della Città era posta sotto la vigilanza del castello. “…il
baluardo all’antica (del castello) con le tronere che guarda parte
della città verso la Piazza e Misevia…” (Apprezzo, 1687).
Il luogo detto: “La Piazza”
Dalla Visita del Vicario Giovan Tommaso Cerasia del maggio 1559
sappiamo che dopo aver visitato la chiesa parrocchiale di Santo
Brancato ( Santo Pancrazio), proseguendo incontrò dapprima la chiesa
parrocchiale di Santo Michele Arcangelo e quindi la chiesa di Santo
salvatore. In seguito proseguì per la chiesa parrocchiale di Santo
Nicola de Grecis, la chiesa di Santa Maria della Grazia ( di
iuspatronato di Jo. Vincenzo Infossino), la chiesa parrocchiale di
Santo Apostolo, la chiesa parrocchiale di Santo Giovanni Evangelista
ed infine la chiesa di Santa Anna.
Altri documenti dell’epoca collocano la Piazza all’interno delle due
parrocchiali di Santo Angelo e di Santo Nicola dei Greci. Nella
“Piazza” c’era la chiesa di Santo Nicola deli greci con il suo
altare di Santo Ambrosio; per tale motivo la chiesa era anche detta
Santo Nicola de Grecis de Platea(VI, f. 106; VIII, f. 42). Nel luogo
detto “la Piazza” vi era la chiesa di Santa Maria della Grazia. (
Nel 1579 Sabio La Mendula era cappellano della chiesa di S. Nicola
de Grecis de Platea, Vol. VIII, f. 42; Nell’anno 1615 fu nominato e
conferito il beneficio di iuspatronato della famiglia Infosina di
Santa Maria della Grazia, chiesa dentro la città nel luogo detto di
“La Piazza”, al reverendo Gio. Battista Oliverio, Siberene , p.
162).
La chiesa parrocchiale di Sant’Angelo o di Santo Michele Arcangelo,
già esistente alla metà del Quattrocento era situata più in alto
presso il luogo detto “Il Campo” come si legge in una pergamena che
ha per oggetto la conferma del feudo di Santo Stefano
all’arcivescovo di Santa Severina da parte del re Alfonso d’Aragona
(24 gennaio 1445). Nella pergamena si legge che l’arcivescovo di
Santa Severina “Antonius de Stricagnolis de Cotrono”, con alcuni
abitanti di Santa Severina si recò “ad locum dicto lu campo de S.ta
S.na p.pe eccl.iam S.ti Ang.li ante domos ph.udi S.ti Steph.i” .
Sempre in parrocchia di Sant’Angelo vi erano la via pubblica detta
“la scala delo deni” e “lo lavinaro publico”. La parrocchia di Santo
Nicola confinava con le “rupes dela miseria” ( Sabio la Mendula
possedeva una casa palaziata in parrocchia di S. Nicola “jux.a rupes
dela miseria”, VIII, ff. 9 -10).
Case e botteghe
Nel “Libro de tutte l’intrate de lo arcivescovado de santa
Anastasia” troviamo che nell’anno 1548 “ad la piaza” vi erano delle
botteghe, tra le quali alcune costruite di recente, e delle
abitazioni. Tra le botteghe sono indicate: la potiga dell’erede di
Marcho Antoni de Dado, la potiga dell’erede di Joanbactista
Infossino, la potiga alle “forgie” del mastro Cola Maria Fellapane,
la potiga di Marcantonio Guercio, la potiga nova del mastro Simune
Brictune, la potiga nova del mastro Nardo Muto, la potiga nova del
mastro Joanbactista Scuro, la potiga nova dell’erede del mastro
Joanfilippo Sacho, una potiga appartenente al monastero di S.
Domenico, la potiga di donno Vincenzo deli Pira ( la casa de la
piacza fo di Angelo Pistoia con una poteca et catoyo sotto.. confine
la casa de Donna Dianora de Germano et altri confini alla parrochia
di S.to Nicola deli Greci”) . Tra le case: Il “palazio” di
Joanbactista Infosino, il palazio di Cola Maria Fellapane, il
palaczetto de Julio de Leone, la casa del mastro Birardino Sosanna.
La presenza di diverse botteghe nuove prima della metà del
Cinquecento denota uno sviluppo commerciale della città durante il
periodo in cui fu conte Galeotto Carrafa.
La piazza alla metà del Cinquecento
Maggiori indicazioni le incontriamo negli atti notarili della
seconda metà del Cinquecento del notaio di Santa Severina Marcello
Santoro. Da essi ricaviamo che Marcantonio Zafarana ed il figlio Jo.
Mattheo possedevano una potica di scarparo ( III, 18.11.1571, f. 7);
un’altra “apoteca” era posseduta dal mastro Alfonso Novellisi, il
quale abitava vicino alla chiesa parrocchiale di Santo Nicola (30
ottobre 1573. Fabio Capozza abita in una casa “in platea p.ta
Civitatis iux.a domum m.ci Marci Antonini Infosini ante apotecam
Alfonsi Novellisi” ( IV, f. 28); un’altra era posseduta dai coniugi
Marco Antonio Guercio e donna Julia del Franco (9 dicembre 1573 .I
coniugi Alfonso Colaianni ed Antonina de Rogiano possiedono una casa
terranea in parrocchia “S.ti Apostoli jux.ta domum donnae Virginia
de Caruso jux.a ripas S.ti Joannis Evangeliste et domos Marci Antoni
Guertio “ la scambiano con i coniugi Marco Antonio Guertio e donna
Julia de Franco che possiedono “ unam apotecam terraneam sitam intus
dictam Civitatem in parrrochia S.ti Angeli iux.a aliam apotecam R.di
Cap.li plateam pub.cam et vinellam suptus domum Prosperum Vaccari”,
(IV, ff. 40-41);
Il 27 luglio 1574 donna Victoria de Miglio, vedova di Andrea de
Crusia vende una casa terranea sita in parrocchia di Sant’Angelo
“jux.a domum de la buceria stritto mediante plateam pub.cam et viam
q. itur ad S.mum Salvatorem” ( IV, f.112).
Il 3 febbraio 1575 Gio. Battista Lepira conferma la vendita fatta
anni prima a Nicolò Maria Fellapane di una casa terranea “ubi fuit
macellum”. La casa terranea era situata “juxa ap(ote)cam ipsius
Nicolai Marie et apotecam que fuit Victoria de Miglio et plateam
pu.cam” ( V, 85v-87)
un’altra bottega era posseduta dal decano Fabio Infosino (6 ottobre
1581. Il decano Fabio Infosino concede a Francesco Lansalone un
censo sopra “eius apotecam sitam in platea pu.cam subtus domumn
fran.ci Indara ante forgias”, IX, f. 32); una spezieria era
posseduta da Tesidio Liveri ( 1dicembre 1576.Tesidio Liveri fa
testamento e lascia alle figlie Julia e Portia “le case grandi dove
habita al presente con cortiglio gisterna et altri membri inferiori
et superiori jux.a la piaza pub.ca avanti l’ecc.a di S.to Nicola
deli greci. Unaltro maghazeno contiguo dele p.te case. Una specieria
con tutti li stigli et con una camara di sotto et stalla” che era
“dentro seu a canto detta casa”, VI, ff. 89 sgg.).
Proprietari di case:10 novembre 1571. Il reverendo Vincenzo deli
Pira possiede una casa posta alla piaza confinante con le case di
Angelo Pistoia. Per testamento ne lascia una parte ai figli del
fratello Gio. Battista, mentre per quanto riguarda la sala ne abbia
l’usufrutto Nardo li Pira e il rimanente lo possieda Gio. Battista (
III, f. 23);17 maggio 1574.Jo. Batt.a deli Pira ed Elena de Modio
possiedono una casa palatiata “cum sala et camera catodio et apoteca
suptus sitam et positam intus dictam Civitatem in parrochia S.ti
Nicolai de Grecis iux.a domum Jo. Batt.a Ger.ni muro comuni domum
Bern.ni Russi stricto med.te plateam pub.cam”. La vendono per ducati
66 a Silvio Pancali ( IV, f. 83).;22 maggio 1574.Francesco Lansalone
siciliano e Imbatia de Milione sua moglie sono in lite con Petro
Indara per il possesso di una casa palatiata “cum casaleno sita
intus Civitatem in parrochia S.ti Angeli jux.a domum Santi delabate
et ecc.a S.ti Angeli p.tae stricto m.te et via publica dicta la
scala delo deni ac platea”. La casa era stata data in dote alla
moglie Innocenza Tersigna ( IV, f. 86);27 luglio 1574. Donna
Victoria de Miglio, vedova di Andrea de Crusia, possiede una casa
terranea sita in parrocchia S.ti Angeli jux.a domum de la buceria
stricto mediante plateam pub.cam et viam q.a itur ad S.mum
Salvatorem” ( IV, f. 112);18 novembre 1574.Salomea Basoina possiede
la casa grande che essa m.ca Salomea tene e possede dentro la detta
città loco detto la piaza in la parrochia di S.to Nic.a deli Greci
consistente in più et diversi membri superiori et inferiori con una
casetta contigua et una poteca scoverta verso la piaza confine le
case che foro del q. Matteo Tirioti via pu.ca di sotto eet sopra” (
X, f. 52); 3 febbraio 1575.Jo. Bap.ta Lepira e Nic.o Maria Fellapane.
Il Lepira negli anni passati vendette al Fellapane una domum
terraneam ubi fuit macellus per duc.10. Oggi conferma la vendita
redditizia a S. Anastasia in carlini uno posta dentro la città iux.a
apotecam ipsius Nicolai Maria et apotecam quae fuit Victorio de
Miglio et plateam pu.cam “ ( 1975, ff. 86-87); Il 21 gennaio 1585
Francesco Indara dona alla chiesa dell’Annunziata una casa palaziata
con il casaleno contiguo. La casa palaziata è situata in parrocchia
di Sant’Angelo “jux(t)a plateam pu(bli)cam ante forgiam Sarri delo
Abbate jux.a ecc(lesi)am S.ti Ang(e)li vinella med(ian)te” ( Vol. X,
71v-72r).
2 novembre 1588.Donna Conquiza de Gullo (Cannicza). possiede un
casaleno in città in platea publica iux.a domum Marcantonio Zafarana
( 1588, f. 25v).
Sempre in questi anni dalla platea della mensa arcivescovile
(1576/1577) sappiamo che in parrocchia di S. Nicola de Grecis vi era
la casa palaciata di Giacomo Germano “jux.a la casa di Jacopo
Germano fo de Caterina poheri a p.te superiori jux.a la casa de
donno Marco Marullo vinella med.te la piaza Pu.ca; La casa palaciata
di Battista Carnilevari “jux.a la camara del m.co Antonino Longo
muro comune iux.a la casa di Ant.na Berlingeri vinella mediante”; il
casilino di Tesidio Liveri “quale fo di Trombatore jux.a le case di
Tesidio Liveri la piaza pu.ca”. In Parrocchia di Sant’Angelo vi era
la casa palaciata di Prospero Vaccaro “jux.a la casa di S.to Antonio
et la via pu.ca et la piaza”; le due case unite di Jo. Lorenzo
Scamardino “confine lo palazetto del m.co Julio Cesare Leone lo
casalino dell’abatia di Altilia et la piaza pu.ca”. Altre case poste
alla piazza erano quella di Giulia Canale “Una camera dentro le case
foro de m.ro Jo. Thi Canale poste a la piaza pu.ca jux.a le case de
mad. Anna et le case de donno Marco Marullo”, la potica del
monastero di S. Domenico “posta alla piaza jux.a la potica et forgie
di m.o Cola M.a Fellapane lo stritto delo Salvatore”; Il palazzo con
accanto la bottega di Cola Maria Fellapane “alla piaza jux.a la
potica di Cola M.a Fellapane quale fo de Victoria de Miglio stritto
med.te jux.a lo palazo di d.o Cola Maria la piaza pu.ca et la via di
canto lo Salvatore; la bottega del sarto Andrea Gatto.
I documenti riportati evidenziano che la piazza pubblica con le sue
botteghe, era situata appena dentro la porta della città, vicino
alla chiesa del SS.mo Salvatore, alla chiesa di Santo Nicola de
Grecis ed alla via pubblica detta “la scala delo Deni”. Nella piazza
era concentrata tutta l’attività finanziaria, commerciale ed
artigianale della città e nella piazza confluivano tutti i prodotti
alimentari del circondario.
La spezieria di Tesidio Liveri
L’abitazione di Thesidio Liveri ( Oliverio), situata nella
piazza pubblica davanti alla chiesa parrocchiale di Santo Nicola dei
Greci, era composta da numerose camere superiori e inferiori, dal
catoio, dalla stalla, dalla casa del forno, dal cellaro; aveva
inoltre un cortile, una cisterna ed un magazzino. Apparteneva sempre
al Liveri la spezieria che era “dentro seu a canto di detta casa”.
La spezieria era appartenuta in precedenza a Marco Antonio de Dato (L’herede
di Marco Antonio de Dato per lo loco fu de lo speciale) e poi era
divenuta proprietà del Liveri, il quale aveva sposato Antonella de
Dato. Già nell’ottobre 1570 il Liveri protestava contro Gio. Antonio
Tilesio, in quanto voleva saldato un debito di ducati 75. Con tali
denari il Liveri voleva comprare “tutte le medicine et specierie”
per la sua “potica”, dalla vendita delle quali avrebbe ricavato
ducati 100 ( II, f. 23). Alla morte di Thesidio Liveri ereditarono
le figlie Iulia e Portia de Oliverio, le quali procedettero
all’inventario dei beni ereditati. Nella spezieria vi erano i
seguenti oggetti:
“In p.s uno mortaro grande de metallo con lo suo pistone di ferro.
Item doi mortara piccoli di metallo con li loro pistoni. Una
sciruppera di piltro. Uno culaturo di piltro. Uno gotto di piltro.
Uno fraschetto di rame. Una tiella grande di rame sottile per la
dispenza. Item nella parte destra di detta cam.ra de specieria vi
sono: Cento et tre vormie parte piene di syruppi et snpliy et altre
cose composte et parte vacante declarandi le sup.te syrupi et
sinpliy per li deput.i. Item nella parte senistra vi sono vinti doi
garraboni di crita pinti con le vernie pieni di diversi ogli et
parte vacanti.
Item venti doi altre vernie bianche et verde pieni et vacanti con
diversi unguenti. Item quaranta octo lancelle grandi et piccole
verde et gialle parte piene et parte vacanti con acque restillate et
ogli.
Item sopra la portella dela specieria vi sono: Vinti octo albari
bianchi et pinti pieni di conserve di diverse sorte et uno quatro
dela madonna S.ma et una lampa. Undici carrafe di peltro parte
vacanti et parte piene de suchi. Una statila mezana. Due miscole de
ferro et unaltra miscola de ferro.
Uno paro de belanse grandotte et unaltro paro di bilansille. Uno
paro di sayele et uno marchio di una libra. Item uno cascione grande
dentro lo quale sono le infr.e robbe: In p.s uno marzapano pieno di
diverse polvere cordiali, uno marzapano con uno poco di pipe.Unaltro
marzapano con collerelle,unaltro marzapano con zuccaro cundito et
violato et rasato. Uno marzapanetto con spica. Unaltro marzapano con
ascamanca.Unaltro marzapano vacante. Unaltro con agarico. Unaltro
con garofali cannella et altre coselle. Item sei libre di cascio in
canna. Unaltro marzapano con pinnoli et unaltro con manna. Uno
garattolo di argento vivo. Uno marzapano con censo et unaltro con le
sayole. Item nello istesso cascione sono l’infr.e robbe: In p.s uno
pezo grande di zuccaro grosso.
Uno marzapano pieno di bianchetto et uno pazo di gritta .Uno
marzapano di sena. Una crita con verderame. Quattro cannoli de
impiastro di decolore. Una carta con pipe et zafarana. Item in detta
specieria sono tre casciotti et sette marzapani parte vacanti et
pieni di radiche simenti et sinpliy. Una saletta di ligno. Uno crivo
di seta. Uno albaretto di piombo piccolo con musco dentro. Una segia
di ligno.
Vita da bottegai
Nei “Memoriali di scomunica di particolari publicati in diversi
tempi dal m.co R.do Cantore” sono raccolte numerose suppliche
presentate da bottegai di Santa Severina. Essi hanno la loro bottega
in piazza e di solito vendono e prestano denaro previo la consegna
di pegni. A volte entrano in società come finanziatori, anticipando
denaro “a guadagno” per acquisti di animali, specie maiali, capre ed
altre sorte di bestiame, che i soci si impegnano a fare ingrassare e
vendere; altre volte prendono in fitto terreni a semina, per poi
ammassare e vendere il grano. Le richieste, che essi inoltrano
all’arcivescovo, sono varie e vanno dal recupero di merce rubata, al
saldo di debiti, alla denuncia della scomparsa di documenti, a liti
con i soci inadempienti ecc.
Nel Settembre 1619 Pirro Fellapane di Santa Severina ricorre
all’Arcivescovo e fa presente che
“… la potiga che al presente è di Cola Maria Fellapane suo figlio
sita nello pontone della piazza di detta Città dove s’esercita la
forgia contigua la Polveria, fù pagata, et comprata di proprij
danari della q.m Gesimina Valenti sua madre ancorché apparisse
scrittura di compra in faccia del q.m Colamaria Fellapane, …”.
Il 30 dicembre 1623 Benedetto Bisanti supplica l’Arcivescovo di
emanare scomunica contro chi ha rubato nella sua bottega “mercori di
a notte adi 27 del lo istante mese l’è stata scasciata la sua potega
posta nella piaza di detta città, da dove li son stati robbati molti
pari di zavatti et scarpe con tutte le forme, che tutte dette robbe
importano docati quattro incirca”.
Nel gennaio 1624 Leonardo d’Orlando, figlio di Giannella Germano,
chiede l’intervento arcivescovile “contro quelle persone che gli
havessero rubbato da una bottega della piazza una gonnella tagliata
di frandina mischia”.
Nel marzo 1624 Andrea Curcio si rivolge all’arcivescovo “come della
sua potega di merce che tiene nella piazza di d(ett)a Città si trova
haver perso molte robbe di quelle robbate et parte scornate ad
Agostino suo frate ascendenti nella somma et valore di d(oca)ti
cinquanta incirca”.
Sempre il Curcio nel novembre dello stesso anno ricorre “contro
tutti li personi che l’havessero difraudato robbe di qualsivoglia
sorta di sua bottega che tineva di panni et merce… contro tutti li
personi che l’havessero fraudato o lo sapessero in qualsivoglia modo
partite di denari di credito … contro tutti li persone che
l’havessero fraudato et occultato scritture appartenentino al
credito deli suoi negotii”.Non ottenendo soddisfazione nell’aprile
dell’anno dopo il Curcio rinnova la supplica: “l’anno passato
essendo andato esso supp.te in Catanzaro per soi affari andarno
alcuni in sua casa e li furno donate le chiave di sua potega e
quella aprirno e donorno una quantità di robbe diverse a credito a
Gio. Gerolimo Foresta di Cutro senza sua saputa e consenso.. si
faccino monitioni contra tutte quelle persone che l’havessero
rubbato tanto da sua casa come dalla potega diverse robbe e danari”.
Nell’aprile 1625 Sena d’Orlando …” tre anni sono pigliò dalla
bottega d’Andrea Curcio à credito panno per una gonnella, che ascese
alla somma di ducati sei, et carlini quattro, li quali dinari
assicurò sopra una cultra la quale li fu restituita pagato che hebbe
d.ti sei, et carlini quattro et adesso il d.o Andrea Curcio
creditore di nuovo cerca d.i dinari come se non fossero stati pagati”.
Nel giugno 1627 Pietro d’Aversa fa presente ”come questa notte con
chiavi false li è stata aperta la bottega sua barberia e pigliatoli
dodeci docati dentro di una cassa con altre robbe appartenenti al
suo esercitio”.
Nel gennaio 1628 Gio Francesco Magliaro dichiara che “ havendo fatto
società con Gio Girolamo Grimaldi di questa medesima Città in
vendere e comprare alcune robbe commestibili esercitandosi esso
supp.te in una pothega lorda e mentre hanno atteso in detto
esercitio per commodo del detto Gio. Geronimo esso Gio. Francesco
l’ha donato incontanti molte partite di dinari tanto in detta
pothega quanto in casa quali partite volendosi far conto fra d’essi
li vengono negate dal detto Gio. geronimo in grave danno d’esso
esponente e così ancora havendo seminato insieme esso Gio. geronimo
ha speso molti dinari soverchi come anco semente per la qualcosa li
restava esso Gio. Geronimo debitore in docati nove quali
medesimamente dice non recordarsi”.
Nel marzo 1629 Ottavio Ultimare chierico selvaggio protesta perchè
“questi mesi passati si gionse con la bottega con mastro Mattheo
Crauso di Rogliani et un altro suo fratello, et piglio a guadagno
con venti sei ducati di capitania con grandissima speranza di
guadagno adesso per alcune cause volendo esso Ottavio dividersi da
d.i non solo non li fu dato guadagno alcuno, ma molta parte della
robba gli è stata occultata et il dinaro defraudato onde crede che
li poteva spettare più di ducati sei per la sua parte del guadagno,
et non li è stato dato un tornese..”
A metà Seicento
Alla metà del Seicento il quartiere La Piazza, uno dei sei
quartieri della città, era in parrocchia di Santo Nicola, detta
anche Santo Nicola della Piazza o “S. Nicola de Platea” , in quanto
la parrocchia di Santo Angelo era stata soppressa.
“Nel quartiero della Piazza vi è un’altra chiesa Parrocchiale sotto
titolo di Santo Nicola Vescovo per comodità del vicinato e si
celebra la festa e a devotione … per Comodità delli Abitanti e
Forastieri nella piazza vi sono due poteche lorde una Chianca tre
barbieri dieci scarpari dudici Sartori due Ferrari uno Cretaro tre
polveristi una poteca de merciari tre manderi mastri fabricatori una
spetiaria di medicina. Et a rispetto del vivere lo Pane si vende
alla Piazza uno grano once dudice. La Carne Vaccina a grana sette la
Carne d’Agnello a grana sei lo vino a grana quattro la Carrafa. Lo
Salato a grana 16. Lo formaggio ... uno Carlino la pezza quello
secco a grana 15 la pezza q.le pesa un rotolo et mezzo l’oglio viene
da fuora e vale grana otto lo quarto. Le pesce minuto a grana diece
lo pesce grosso grana dudici si intende il rotolo alla grossa d’onze
48. Le Galline dui Carlini. Li pollastri grana sette et mezzo. Li
peccioni a grana sette. Le ova tre a grano. In detta Piazza si
vendono tutte sorte di verdume frutti destate che si vanno vendendo
dalli figlioli per la Città et sono agrume et altre robbe
Comestibili per uso et grassa di detti Abitanti ... (Apprezzo, cit.
1653).
Botteghe
1589. Nel testamento del tesoriere Francesco Caruso si rileva
che questi disponeva di dare ducati 8 e ½ “alla fabrica di mons.re
delle poteghe nuove” prelevandoli dai relativi proventi che gli
erano stati consegnati (4D fasc. 4, foto 155).
(2 A, foto 8-10)
Foto 8
Die penult.o mensis septembris iij Jnd.s 1544 S.tae S.nae
pontificatus ....
Constitutijs personaliter ... Rx.do D. Jacobo Rappa generalis pro...
et agent... Rx.mi D. Julij serthorij archiepiscopi s.tae s.nae
agentum per de ....
et per atr.o nomine et per parte eiusdem Rx.mi archiepiscopi et
aliorum suis
jn dicto archiepiscopato Canonice jntra.... ac archiepiscopalis
ecc.a ... a parte ex una et nobilis
J(oanni)s philippo Sacco de Civi.te s.tae s.nae siml.. agenteum per
se heredibus
et successoribus suis parte ex altera ambe q..dem partes paurer
afferm....
archiepiscopalem tenere et possidere multas suas apothecas
fabricatas et edificatas sumptibus et denantijs ipius
archiepiscopalis
ecc.ie sitas et positas jntus dictam Civj.tem jn parrochia s.ti
joannes
bap.te juxta vias publicas ex duobus lateribus juxta dictam
archiepiscopalem ecc.iam et alios fines ... cum lamijs de Cuper
prout
paret in eius et jnter quas dyctas apotecas habet et tenet
.... archiepiscopalis ecc.am ... ex eis que est gutu et ultra..
juxta
parvam dicte archiepiscopalis ecc.ie que habet januam jn via pp.ca
versus domum
curtale magnam cortilis dicto archiepiscopalis ecc.ie et juxta domus
ipsius Joannis ...
via pp.ca mediante et alios fines que apoteca et alia sup.te sunt
costi...
jn solo dicte archiepiscopalis ecc.ie qui quidem Rx.dus D. ....
parte ? nomine
et per parte dicti Rx.mus achiepiscopo et per succ.s jn dicto
archiepiscopatu aca Capitolo et
Clero eiusdem jure pp.lis livellj seu emphiteosis de vigum
no..ve annis jn vigum no..ve annos ad renovandum nihilque solu.....
jn quolibet renovatione d... r...epus renovat... ad venerit dictum
...
ecc.ie nec alterum eius no..ne quibus vero ......... .....
jnstrumentus
hoc ad me renoverum quiquidem Rx.dus ...
et concessit ac locavit prefato no : Jo Philippo Sacco.....
.... heredibus et .... suis dictam apotecam ...
et Confermata pro ut .....
........
Foto 9
prefustem ut moris est jnsignum vere concessionis et jnvestiture
de dicta apoteca Cum juribus et pertinentijs suis a..bus ac cum
aneslibus
jntroytibus et extibus suis ad ipsam apotecam spectantibus et g...
cum licentia jntrandj apphendendj amquerendj et standj ac eius
Conq..anlem
possessionem et tenutam apphendendi sua pp.ca a.. et absque alia
licentia
Ad ....
Foto 10
.......
Ego mattheus Cyrigeorgius civis S.tae S.nae publica et ap.ca ...
....
presentibus
presbitero j(oanni)s bap.ta tramonte
presbitero anselmo Sacco
presbitero lamberto de marsica
Romano de marsica
No : j(oannoi)s alfonso na...
.. nicolao ma... sfalanga

