[I palazzi Antinori e Pallone presso la cattedrale]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 47/1999)
Arme degli Antinori: “Uno scudo diviso, la metà
di sotto è d’oro senz’altro nel mezzo, la metà di sopra è con
schiacchi lunghi d’oro e torchini”.
Gli Antinori o Antenore
Nel 1555 Santo Antenore sposò Lucretia Lucifero, figlia di Gio.
Paolo e di Giovannella Pica. Alla morte del padre ereditò il figlio
Fabio, che a sua volta lasciò erede il figlio Oratio seniore. Gio.
Paolo Antinoro, figlio ed erede di Oratio seniore, sposò Beatrice
Beltrana. Furono coeredi i figli Faustina, Laura ed Orazio iuniore.
Laura, “nobile patrizia dei Primari” della città di Crotone, oltre
ad essere coerede del padre Gio. Paolo, divenne anche erede
universale e particolare per testamento del fratello Orazio iuniore
e della sorella Faustina1.
La casa degli Antinori
Nella seconda metà del Cinquecento la mensa vescovile esigeva un
annuo censo sopra la casa di Fabio de Antinoro poi del qm. Gio.
Domenico Antinoro, che confinava con la casa di madama Ippolita
Vento in parrocchia di San Pietro2. Alla metà del Seicento la casa
di Horatius Antinoro seniore confinava con la casa palaziata,
consistente “in pluribus membris”, di Scipione e Carlo Berlingieri
in parrocchia di San Pietro3. Oratio Antinori oltre alla casa
possedeva le terre dette l’Antinora, che vendette, e parte del
territorio detto “Li Ficazzani”4. Quest’ultimo fondo alla sua morte
passò al canonico Domenico Antinori5. In seguito parte delle case
abitate dagli Antenori andarono in rovina e furono cedute.
All’inizio del Settecento Antonio Pelusio dichiarava di possedere in
parrocchia di San Pietro un magazzino ed un giardinello, che in
precedenza erano state case degli Antenori6.
Dai Pallone ai Maccarrone
Cristofaro Pallone sposò Vittoria Berlingieri7, figlia di
Carlo8. Egli possedeva il feudo La Valle di Pirrotta e la gabella
Varrea, entrambi situati in territorio di Crotone, e molti debiti9.
All’inizio del Settecento Cristofaro Pallone ed il figlio, il
chierico Francesco10, abitavano in parrocchia di San Pietro e Paolo
nelle case “attaccate d’una parte con la cathedrale chiesa di questa
città et dalla altra parte con le case del canonico D. Carlo
Presterà via mediante”11.
Il palazzo dei Pallone da Cristofaro passò al figlio ed erede il
reverendo canonico della cattedrale di Santa Severina Francesco, il
quale monacò la sorella Vittoria nel monastero di Santa Chiara di
Crotone, assegnandole, il 9 dicembre 1707 per atto del notaio
Francesco Antonio Tirioli di Crotone, come dote spirituale sopra le
sue case, confinanti la cattedrale, un capitale di ducati 200 con la
sua annualità di ducati 16 l’anno12. Morto l’indebitato Francesco,
figlio ed ultimo erede di Cristofaro13, il palazzo, gravato dal
censo, dovuto al monastero di Santa Chiara e da altri obblighi
precedenti e successivi, passò al marchese Francesco Cesare
Berlingieri, il quale estinse parte delle ipoteche. Nel 1720 esso
confinava con la cattedrale e con la casa del fu primicerio Carlo
Presterà14. Poco dopo il Berlingieri lo vendeva a Felice
Maccarrone15.
Dal catasto onciario del 1743 risulta che il negoziante
trentacinquenne Felice Maccarrone abita in casa propria in
parrocchia di S. Pietro e Paolo con la moglie Domenica Favaro di 34
anni e con il figlio Vincenzo di due anni. Nella stessa casa abitano
anche il figlio naturale Vincenzo Amoruso di cinque anni, Anna
Favaro di 50 anni e la madre del Maccarrone, Lucrezia Manfredi di 60
anni. Il Maccarrone affitta un membro e due bassi della sua casa,
possiede una bottega nella piazza de Ferrari ed una chiusura con
vigne16. Il Maccarrone due anni dopo affrancherà completamente il
palazzo, restituendo al monastero di Santa Chiara i ducati 200
all'8%, che fin dal 1707 gravavano il palazzo17. Sempre sul finire
di quello stesso anno 1745 morirà, lasciando per testamento erede
universale e particolare il figlio di cinque anni Vincenzo, mentre
la moglie Domenica Favaro, madre di Vincenzo, è nominata tutrice e
curatrice del figlio. Il testatore inoltre obbligò l’erede a fondare
una ebdomada col peso della celebrazione di una messa alla
settimana, da celebrarsi nell’altare della Beata Vergine del Capo
delle Colonne nella cattedrale in suffragio della sua anima e di
quella di sua madre Lucrezia Manfredi. Essendo tuttavia l’eredità
gravata di molti debiti l’erede non riuscì ad istituire l’ebdomada.
Dieci anni dopo tuttavia ciò fu possibile. Infatti il nuovo vescovo
Domenico Zicari nella visita che fece alla cattedrale dopo il suo
ingresso in città, “ave ritrovato tenere la medesima preciso bisogno
dell’ampliazione della sacrestia a motivo di esser quella che vi
esiste molta angusta e ristretta, la qual cosa li rende di molto
incommodo alli R.mi Sig.ri Capitolari, non solo nelle funzioni che
vi sogliono farsi ma di vantaggio apporta disturbo alli Sig.ri
sacerdoti nell’atto devonsi preparare al sacrosanto sacrificio della
messa”. Il vescovo perciò dette incarico al suo economo, il canonico
della cattedrale Tommaso Capocchiani, di acquistare due piccoli
bassi, uno contiguo all’altro, attaccati alla sacrestia dalla parte
di dietro e facenti parte e situati sotto il palazzo del fu Felice
Maccarrone. Fatti stimare gli immobili da alcuni mastri
fabbricatori, essi vennero valutati del valore di ducati
centoquaranta, denaro che venne sborsato dall’economo della mensa
vescovile, utilizzando a tale scopo un lascito fatto dal defunto
vescovo Gaetano Costa in beneficio della cattedrale. Così la tutrice
e madre dell’erede Vincenzo Maccarrone cedette parte del palazzo ed
aggiungendo ai centoquaranta altri sessanta ducati, riuscì
finalmente a fondare l’ebdomada, esaudendo le ultime volontà del
defunto marito18.
Il palazzo di Laura Antenori
Laura Antenori, educanda fin da bambina nel monastero di Santa
Chiara, dove rimase per tutta la vita19, fu erede del fratello
Oratio iuniore e della sorella Faustina20. Essa divenne così l’unica
proprietaria del palazzo detto degli Antinori, situato in parrocchia
dei SS. Pietro e Paolo e confinante da una parte con una casa di
proprietà del Capitolo21 della cattedrale di Crotone e dall’altra
con il palazzo dei Pallone22. Sempre dallo stesso citato catasto
Laura Antinori è descritta come nobile di 60 anni, proprietaria di
un palazzo sito in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, dei territori
detti La Reina e La Palumbara, di un magazzino al Fosso e di una
casa in parrocchia di S. Maria Prothospatariis23. La nobile tuttavia
faceva domicilio come “educanda” nel monastero di S. Chiara mentre
il suo palazzo, presso la cattedrale, era abitato dal suo
procuratore ed agente Gio. Battista Casanova e dalla serva Domenica
Amoruso24. Proprio in quell’anno l’Antinori aveva ceduto alla sua
serva, in cambio del fatto che questa aveva lasciato libera una sua
casetta, sulla quale l’Amoruso aveva il diritto di abitarvi “vita
sua durante”, una camera del suo palazzo “ e proprio quella
cameretta, che sta attaccata al palazzo dei q.m Pallone e che si va
per la scala dalla parte destra nell’entrare in quello”25. Laura
Antinori passerà la sua vita dietro le grate del monastero delle
clarisse di Santa Chiara, vivendo la condizione di perenne
“educanda”. Essa morirà all’età di 69 anni nel monastero di Santa
Chiara il 26 ottobre 175226. In seguito il palazzo venne in possesso
di Lucrezia Antenori e alla sua morte passò di proprietà della
cappella del SS. Sacramento della cattedrale, per vendita fatta
dagli eredi di Lucrezia Antenori come da atto del notaio Antonino
Asturi del 26 ottobre 175627. Alla fine del Settecento il palazzo, o
casa palaziata, che era stata degli Antinori, risultava confinante
con le case del Capitolo e con il palazzo che da Felice Maccarrone28
era passato al figlio Vincenzo. La cappella o confraternita del SS.
Sacramento lo affittava. Nel 1790 si trovava affittato a Vincenzo di
Perri per la pigione di annui ducati 60 da pagarsi in tre rate, cioè
a Natale, Pasqua e Settembre29 ed era così descritto: situato in
contrada Seminario esso confina a tramontana con la casa del qm.
Domenico Mazza, a mezzogiorno con la casa di Vincenzo Maccarone, a
oriente con il vaglio della chiesa cattedrale ed a occidente con la
strada pubblica.
Il palazzo passato di proprietà della cappella del SS. Sacramento fu
affittato a varie persone. Nel 1824 un quarto con un basso per uso
di magazzino ed un altro piccolo basso per uso di stalletta era
affittato a Paolo Stricagnolo detto Capobianco, un altro quarto a
Leonardo Covello, un altro quarto con un basso a Michele Puglisi e
un altro quarto con un basso a Leonardo Covello. Allora il palazzo,
che era attaccato alla cappella medesima del SS.mo Sacramento,
eretta dentro la cattedrale, dava un’entrata annua di poco più di 70
ducati30 e confinava con il palazzo di Gaetano Maccarrone, che era
attaccato alla sacrestia della cattedrale31.
Note
1. ANC. 913, 1749, 270- 273; 913, 1750, 203-206.
2. Conto del M.co Giulio Cesare de Leone deputato sopra l’intrate
del vescovato de Cutrone, 1570 et 1571, Dip. Som. 315/9, ASN.
3. Atto del 7 .2.1652, C. 113, Arch. Vesc. Crot.
4. Acta cit., f.87.
5. Domenico Antinori, canonico col titolo di San Paolo, fu rettore
del beneficio di iuspatronato della famiglia Susanna senza altare e
cappella intitolato a S. Antonio da Padova nella cattedrale di
Crotone. Morì nel maggio 1703, Acta cit. ff. 18,36; Russo F.,
Regesto, IX, 50049.
6. Acta cit., f. 71; Anselmus cit., f115.
7. ANC. 253, 1674, 22.
8. ANC. 659,1714, 68v.
9. I coniugi Cristofaro Pallone e Vittoria Berlingieri vendono delle
case dotali per estinguere alcuni debiti. In seguito per debiti è
sequestrato dalla Regia Corte il feudo. Poi prendono in prestito
denaro dai Bernale. Infine indebitati con i fratelli Didaco,
Pompilio ed Annibale Berlingieri, nel 1703 il feudo è venduto per
3300 ducati a Nicolò Orazio Berlingieri, figlio di Annibale, ANC.
253, 1671, 18-19; 253, 1674, 22; 497, 1703, 31-33.
10. Il chierico Francesco Pallone era rettore del beneficio di
iuspatronato della famiglia Ormazza poi Gallucci senza altare e
cappella intitolato a S. Antonio Abbate, Acta cit., f.36.
11. ANC. 496, 1701, 31.
12. ANC. 611, 1711, 16v-17r.
13. Nel 1719 Francesco Pallone era già morto, ANC. 660, 1719, 51v.
14. Nel 1720 il monastero di S. Chiara esigeva un annuo censo di
ducati 16 sul palazzo dei Pallone che era passato a Cesare
Berlingieri. Sempre in quell’anno il beneficio semplice con altare e
cappella in cattedrale intitolato alla Resurrezione di iuspatronato
dapprima dei Leone e poi dei Pallone era divenuto di proprietà del
Berlingieri , Anselmus cit., ff. 26, 34.
15. ANC. 858, 1755, 263-268.
16. Catasto onciario Cotrone, 1743, f. 89.
17. ANC. 912, 1745, 86v-87.
18. ANC. 858, 1755, 263-268.
19. Nel 1699 Hippolita e Laura sono educande in Santa Chiara, nel
1743 Laura è ancora educanda. Laura morirà nella condizione di
educanda nel 1752, Acta cit. 16.
20. ANC. 911, 1743, 133-134.
21. Il Capitolo possedeva una casa in parrocchia di S. Pietro
lasciata per legato da Scipione di Vennera. Nel 1758/1759 era
affittata a Nicola Fusto, Platea del Capitalo 1758/1759, f.9.
22. Francesco Pallone era canonico della chiesa cattedrale di Santa
Severina e figlio ed ultimo erede del padre Cristofaro, ed erede
universale del decano della cattedrale di Crotone Omobono Leone,
ANC. 912, 1745, 87.
23. La casetta palaziata, consistente in una sola camera superiore
ed un basso o catojo fu venduta ad Agostino Beltrami, ANC. 911,
1743, 133-134.
24. Catasto Onciario Cotrone 1743, f.147.
25. ANC. 911, 1743, 133-134.
26. Liber Mortuo. ab an. 1756 usque ad annum 1790, Arch. Vesc. Crot.
27. Platea della cappella del SS. Sacramento, 1824.
28. Domenica Favaro, vedova di Felice Maccarrone e madre e tutrice e
curatrice di Vincenzo Maccarrone, suo figlio ed erede, vende
all’economo della cattedrale due bassi attaccati alla sacrestia
dalla parte di dietro che appartengono alle case o palazzo
ereditario, ANC. 858, 1755, 263-264. Sempre la stessa dà 200 ducati
al Capitolo per una messa la settimana da celebrarsi nell’altare
della Beata Vergine de Capo: 26 messe per la fu Lucrezia Manfreda e
26 per il fu Felice Maccarrone, Platea del Capitolo 1758/1759, ff.
26-27.
29. Lista di carico, 1790, f.27.
30. Platea della cappella cit.
31. Gaetano Maccarrone pagava un annuo censo di duc. 4 sopra il suo
palazzo al monastero di S. Chiara, Platea monastero di S. Chiara,
1807, f.14.

