[Gli Ayerbis d'Aragona ed il loro palazzo]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 18/1999)
Insegna. "Quattro pali d'oro in campo rosso".
La famiglia degli Ayerbis d `Aragona vantava la discendenza dal
Marchese della Grotteria, conte di Simari e Principe di Cassano di
Puglia.
Cesare, fratello di Alfonso degli Ayerbis d'Aragona, conte di
Simari, si trasferì nella città di Catanzaro. All'inizio del
Seicento il suo figlio, Giovanni degli Ayerbis d'Aragona, venne a
Crotone1. Da Giovanni nacquero Gio. Battista, Cesare Juniore2,
Michele, Victoria. A Crotone gli Aragona strinsero rapporti
economici soprattutto con i Lucifero, entrando a far parte delle
fazioni, che si contendevano il predominio sulla città. Un atto
notarile del 1631 getta luce sulla loro partecipazione ai sanguinosi
scontri tra le casate. "Essendo successo l'homicidio in persona di
Gio. Fran.co Mangione si fornì informatione et inquisitione contro
don Michele d'Ayerbe de Aragonia tanto in questa Regia Corte di
Cotrone come anco nella Regia Audientia di Calabria Ultra et gia
corte della Vicaria, dalle quali fu citato, reputato contumace
forbandito et finalmente pregiudicato de homicidio detto don
Michele".
Perseguitato dalla famiglia rivale, per non essere ucciso, Michele
d'Ayerbe si offrì di farsi cappuccino e di ritirarsi in monastero.
Ma i familiari del Mangione non sono soddisfatti e "sempre hanno
cercato di perseguitarlo et per tanto tempo hanno durato
nell'istesso odio, romore et intensa volontà di vendetta".
Alla fine "essendo stati moniti et riprovi da diverse persone
religiosi" si accontentano del fatto che l'Aragona si sia fatto
cappuccino3.
Victoria sposò Lelio Montalcino e rimase vedova con le figlie Joanna
e Lucretia4.
Gio. Battista de Ayerbis d' Aragona nel 1657 si unì con Laura
Presterà, vedova di Cesare Suriano, la quale gli portò una dote del
valore di oltre 2000 ducati5. Rimasto vedovo si risposò con Dianora
Suriano, figlia di Detio ( Suriano Dianora rimarrà vedova e sposerà
nel 1668 Gio. Paulo Pipino6).
Gio. Battista de Ayerbe de Aragona verso la metà del Seicento
possedeva ed abitava in una continenza di case in parrocchia di San
Pietro, che confinavano con le mura della città. Di queste case,
parte erano state di proprietà di Giulia Piterà7 e parte di Gio.
Agostino Sperandio8. Esse erano composte da più e diversi membri
inferiori e superiori ed avevano un "cortiglio coperto et casaleno
con la loggietta"9.
Tra i figli di Gio. Battista o Titta d'Aragona ricordiamo gli eredi
Pietro e Giacinto10.
Giacinto si unì con la giovane Agnese Berlingieri, sorella di Carlo,
arcivescovo di Santa Severina, che gli portò una ricca dote.
Giacinto continuò ad abitare nelle case paterne. Case che all'inizio
del Settecento furono trasformate in palazzo. Situato in parrocchia
dei SS. Pietro e Paolo, esso confinava con le case di Domenico
Capicchiano e vie pubbliche mediante con le case o palazzo dotale di
Antonio Suriano, poi di Giuseppe Riccio, e le mura della città11.
Giacinto possedette le "vigne, giardino e territorii detti Li
Ponticelli" e le gabelle di Olivella e di Scurò12. Costruì il casino
di Ponticelli e per maggiore commodità del casino ed utilità per la
taverna, che in esso si trovava, fece attraversare le sue proprietà
da una nuova strada, che iniziando dalla strada pubblica di
Crepacore, si congiungeva con quella di Margherita13.
Dall'unione con Agnese Berlingieri nacquero Gregorio, Vittoria....
Vittoria entrò nel monastero di Santa Chiara, dopo un anno di
noviziato diede la professione nel 172414 e, clarissa col nome di
Marianna, fu anche badessa dal 1754 al 175615. Gregorio nel maggio
1716 sposò Maddalena Lucifero, figlia del marchese Fabrizio. La
Lucifero gli portò l'usuale dote di 2000 ducati16. Gregorio ed il
padre Giacinto verranno integrati nel 1720 nel Sedile di S. Dionigi
Areopagita" soprattutto per interessamento di Fabrizio Lucifero, che
ne attesterà la nobiltà, e potranno così partecipare al governo
cittadino17. Gregorio Aragona, esercitò l'ufficio di regio secreto e
mastro portolano18. Nel gennaio 1723 eresse la cappella di famiglia
nella chiesa di San Giuseppe "nuovamente eretta con aprire il muro
di d.a chiesa vicino l'arco mag.re di d.a chiesa in cornu evangelii"
con un suo altare e con "l'effiggie e natura” di S. Gregorio
Taumaturgo", dotandola di una statua lignea del protettore e di una
rendita di duc. 15 annui19. Gregorio nel 1728 fu governatore di
Barletta20 e sempre in quell'anno ottenne dal papa Benedetto XIII di
poter far celebrare la messa nella cappella privata della sua
abitazione e che potessero parteciparvi anche i suoi genitori,
Giacinto e Agnese Berlingieri, i suoi figli, i consanguinei e gli
affini che coabitavano nel palazzo, nonché i familiari e gli ospiti
nobili21. Nel 1731 acquistò da Francesco Cesare Berlingieri un
casino vicino al molo o porto, che poi rivendette nel 1748 allo
stesso Berlingieri22.
Gregorio Aragona de Ayerbe, "privilegiato come famiglia spagnuola de
sanguine regio", ingrandì il suo palazzo, situato in parrocchia dei
SS. Pietro e Paolo, affacciante alle mura e confinante dal lato
superiore con il palazzo dei Capocchiani23 e dal lato inferiore con
il palazzo di Geronimo Cariati24.
La costruzione di nuove camere e l'innalzamento della costruzione
dette origine a liti con i proprietari dei palazzi vicini,
evidenziate da un accordo, stipulato il 6 settenbre 1719 presso il
notaio Stefano Lipari. Con tale atto Gregorio, che stava costruendo
una camera nuova dalla parte della muraglia della città, dove il suo
palazzo confinava con le case di Gaetano e Domenico Capocchiano,
poichè i vicini intendevano impedire la costruzione in quanto
precludeva la visione del mare e dei monti al loro palazzo, per
evitare, possibili "rancori, dispendii e liti e per vivere
quietamente e con quella corrispondenza d'amicitia, che hanno
vissuto per il passato et al presente vivono", si impegnava a
rispettare alcune convenzioni25.
Egli possedeva oltre al palazzo il casino di Ponticelli, con viti,
giardino e alberi. Alcuni bassi del casino erano stati concessi ad
uso di "osteria seu taverna" a "Giuseppe Roccafuoco, che teneva in
affitto la posata seu allogiamento"26. Nel 1740 cominciò ad
indebitarsi con Filippo e Bernardino Suriano. In quell'anno dapprima
prese in prestito ducati 1000 e poco dopo altri ducati 400 al 5%27.
Per far fronte ai debiti e sempre più in difficoltà per le annate
particolarmente scarse e sterili, sarà costretto a cedere dapprima
nel 1756 e poi nel 1759 a Raffaele Suriano alcuni terreni di
Ponticelli28. Gregorio D'Aragona morì nel 1760, lasciando all'erede,
il figlio Alfonso, oltre alle terre e casino di "Li Ponticelli", al
palazzo, ben arredato e fornito di una colta e ricca biblioteca,
anche numerosi "debiti cartularii oltre l'istrumentarii", che
assommavano a più di 1000 ducati"29.
Alfonso, figlio di Gregorio d'Aragona D'Ayerbe ("Discendente di
Sangue Reggio e come tale gode tutte le prerogative e privilegi, e
ciò come Secondi Geniti della Casa de Prencipi di Cassano") e
Maddalena Lucifero, sposò Cassandra Milelli, figlia di Nicola e
Margherita Modio. Alfonso, degli "antichi conti di Simari, marchesi
della Grutteria", ereditò oltre al palazzo anche il podere "Li
Ponticelli", "chiuso di fosso e consistente in terre rase e
aratorie, con giardino con vigne, torre, alberi fruttiferi,
capelliera, di presente esistente in caselle seu case di ape numero
duecento, ed un casino con diversi membri ed edificii con chiesa
rurale" di San Giovanni Battista30. Continuamente indebitato31
Alfonso vendette buona parte di Ponticelli a Bernardino Suriano32.
Da Alfonso Aragona e Cassandra Milelli nacquero Giacomo, Carlo,
Maria Giuseppa (nata il 21 marzo 1749)33, Francesca o Checchina e
Agnese34. Il primogenito Giacomo ebbe in dono nel 1772 dal padre
Alfonso il terreno con lo stabile o casino di "Li Ponticelli", "con
pesi, obbligazioni, ed altri jussi e raggioni e colla speciale
ippotega sopra il prenominato suo palazzo d'abbitazione"35. Al tempo
della Cassa Sacra ebbe nel 1790 in amministrazione i beni degli enti
ecclesiastici soppressi o sospesi36 L'anno dopo vendette a Diego
Grimaldi ciò che rimaneva di Ponticelli37.
Al tempo del catasto onciario del 1793 Alfonso d’Aragona d’Ayerbe di
anni 76 manteneva ancora i vecchi privilegi: “come famiglia spagnola
di sangue regio, gode come cittadino, e paga la bonatenenza, come
privilegiato”. Abitava nel suo palazzo, del quale aveva dato in
fitto due botteghe, seu bassi38.
Maria Giuseppa d'Aragona d'Ayerbis nel 1771 fu unita in matrimonio
col signor Gio. Battista Brescia, nobile di Stilo. Per il suo
matrimonio le furono promesse in dote ducati 1200, da conseguirsi
però dopo la morte del padre Alfonso e della madre Cassandra
Milelli. Per mantenere tale promessa furono ipotecati soprattutto il
palazzo di Crotone e lo stabile posto a Li Ponticelli. Dalla coppia
nacque il 4 giugno 1778, Elisabetta Brescia d'Aragona, che sposò nel
1791 Mirtillo Grimaldi (nato il 16 marzo 1770), figlio di Diego e di
Lucrezia Berlingieri.
Tra le doti promesse dalla madre Maria Giuseppa d'Aragona alla
figlia vi furono 500 ducati da prelevarsi sui suoi 1200 ducati
dotali.
Nel 1796 poichè l'avo materno, Alfonso d'Aragona, aveva intenzione
di alienare o distrarre il palazzo di Crotone, Elisabetta intervenne
presso la Gran Corte della Vicaria per impedire tali atti, in quanto
essa vantava sul palazzo diritti che le provengono dalla promessa
dotale, fatta dalla madre. Allora il fondo "li Ponticelli" non
apparteneva più agli Aragona ed era così deteriorato che non dava
più alcun frutto39.
Da Elisabetta Brescia d'Aragona e Mirtillo Grimaldi nacquero
Franceschina, Diego, Carlotta (nata il 21 gennaio 1798) e Gio.
Battista. Franceschina fu sposata al signor Gaspare Faraldi di Santa
Severina, Diego tolse in moglie la signora Teresa Zurlo, ma dopo
pochi mesi di matrimonio, colto da morbo ferale, morì senza prole.
Gio. Battista abbracciò lo stato sacerdotale e divenne prete.
Carlotta si unì in matrimonio col signor Francesco Piterà di Cutro,
da cui nacquero Bettina, Gregorio, Antonio e Raffaele.
Alla fine dell'Ottocento il palazzo degli Ayerbis d'Aragona era
diventato proprietà dei Grimaldi.
Note
1. ANC. 118, 1627, 54v.
2. Cesare de Ayerbis de Aragonia presenzia il 16 ottobre 1636 come
padrino al battesimo di Giuseppe Lucifero, figlio di Hirazio e
Maddalena della Motta Vigliecas, Libro battezzati S. Salvatore, AVC.
3. ANC. 108, 1631, 126 -127.
4. ANC. 310, 1664, 40.
5. La dote era costituita da parte delle gabelle Spatarello e Il
Piano delle Mendole, per il valore di 1400 ducati, da 400 ducati "in
beni mobili di lino, lana, bambace, seta, argento, oro e perle, da
diversi crediti e da 15 animali vaccini, ANC. 229, 1657, 61.
6. ANC. 334, 1677, 23.
7. Acta cit., f. 149v, AVC.
8. Acta cit., f. 119v, AVC.
9. ANC. 108, 1647, 81.
10. ANC. 334, 1677, 23.
11. ANC. 611, 1712, 1; 612, 1715, 191.
12. Acta cit., ff.121v, 161.
13. ANC. 861, 1761, 56.
14. ANC. 614, 1724, 48 -51.
15. ANC. 862, 1763, 145 -146.
16. ANC. 660, 1720, 294 -303.
17. Carte Piterà
18. ANC. 613, 1720, 79.
19. ANC. 614, 1723, 6 - 10.
20. Nunz. Nap. Vol. 175, ff. 211-214.
21. Secr. Brev. Vol, 2700, f.73.
22. Il casino presso il molo era situato nel luogo detto Milino e
consisteva "in più camere con i loro bassi seu magazeni, scala di
pietra, con vignano di fabrica e pozzo avanti detto casino", ANC.
614, 1731, 53 -55; 854, 1748, 82.
23. Il palazzo da Domenico Capocchiano era passato al figlio Tomaso,
come erede del padre e del fratello Gabriele. Esso consisteva "in
più e diverse camere, membri, bassamenti ed altre comodità" ed era
sito e posto in parrocchia del SS. Salvatore "vicino alle muraglia
della città affacciante alla riviera del mare con vignano e
cisterna" e confinava da un lato superiore al palazzo del signor
Gregorio Montalcini e dall'altro lato a quello di Gregorio Aragona
,ANC. 859, 1757, 4-9.
24. Leonardo di Cola comprò nel 1733 il palazzo di Giuseppe Riccio
che era contiguo strada mediante al palazzo di Gregorio Aragona. In
seguito il palazzo passò per donazione a Gerolamo Cariati. Il
palazzo situato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo "loco detto il
Fosso", confinava vie mediante con i palazzi di Gregorio Aragona,
Francesco Antonio Sculco, Francesco Antonio Suriano, ANC. 664. 1744,
12 -13;668, 1749, 173 -175.
25. ANC. 612, 1719, 93.
26. Catasto Onciario Cotrone ,1743.
27. ANC. 854, 1740, 92 -93.
28. ANC.860, 1759, 299.
29. ANC. 861, 1761, 43 -46.
30. Li Ponticelli confinavano con Margarita, Bruca Sacrata e
Crepacore, ANC.854, 1740, 92 -93; 860,1760,240-241
31. Tra l'altro Alfonso d'Aragona doveva dei denari alla clarissa
Angela Suriano ed al monastero di Santa Chiara, ANC. 862, 1763, 145
-146.
32. Catasto Onciario, Cotrone, 1793.
33. Istr.o del Notaio Michele Vatrella del 17 luglio 1791, in Stato
cit., f. 14.
34. Agnese Aragona nel 1762 entrò nel monastero di Santa Chiara con
l'intenzione di monacarsi, ANC. 862, 1763, 155 -156. Sul finire del
Settecento vi erano nel monastero di Santa Chiara le clarisse Maria
Anna e Maria Elisabetta Aragona, AVC.
35. Il terreno con lo stabile di Li Ponticelli venne valutato del
valore di 2129 ducati ma era gravato di ducati 550, dei quali 200 al
6% si dovevano al monastero di Santa Chiara per dote spirituale di
Suor Maria Elisabetta, figlia di Alfonso d'Aragona, e ducati 200 al
5% erano dovuti al semplice beneficio di S. Maria di Costantinopoli
della famiglia ANC. 917, 1772, 114-118.
36. Carte Piterà.
37. Stato attuale, o sia lista di carico.... conferita da S. M. al
sign. D. Giacomo d'Aragona d'Ajerbe, e consegnata al med.mo nel di
due giugno 1790.
38. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 190.
39. Carte Piterà.

