[Dalla casa dei Facente al palazzo degli Arrigo presso le mura delle Fontanelle]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 49/2000)
La casa dei Facente era situata in parrocchia di
Santa Maria de Prothospatariis al limite con quella di San Pietro.
La casa dei Facente
Luca Facente alla metà del Seicento possedeva delle case che
confinavano con quelle dell’arcidiacono Mutio Suriano e del fratello
Antonio, figli ed eredi dell’abate Gio. Pietro Suriano, quest’ultime
erano in parrocchia di San Pietro1.
Sul finire del 1672 le case di Luca Facente erano già passate agli
eredi e confinavano con quelle degli eredi di Antonio Suriano, tra i
quali i figli Giuseppe e Pietro2.
Io. Gerolamo Facente dopo aver ottenuto nel dicembre 1684 il
canonicato della cattedrale di Crotone sotto il titolo del SS.
Vincenzo e Anastasio, sul finire del Seicento assunse il
primiceriato e fu cappellano e rettore della cappella di Santa Maria
di Capo delle Colonne. Luogotenente generale del vescovo Marco Rama,
nei primi anni del Settecento ricoprì l’arcidiaconato della chiesa
di Crotone, la prima dignità dopo quella vescovile.
Egli possedeva delle case in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis, alcune nel luogo detto Brianda ed altre che
confinavano con quelle dell’aristocratico Pietro Suriano, figlio di
Antonio3 e via mediante una casetta appartenente al beneficio di San
Tommaso Apostolo4, delle vigne in località “Gazaniti”5 e alcuni
magazzini , che era appartenuti agli Urzo6.
Alcuni censi gravavano le sue proprietà. Sulle case era infisso un
capitale di ducati 50 col suo annuo censo di carlini 35 (7%), dovuto
alla chiesa parrocchiale di Santa Veneranda7; sempre sulle case vi
era un altro capitale dello stesso valore della cappella di San
Homobono, che egli affrancherà prima della fine del Seicento8 e sui
suoi magazzini, situati in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis, il monastero di Santa Chiara esigeva un censo di
grana 259.
Dalle case dei Facente al palazzo degli Arrigo
Geronimo Facente agì in società con Benedetto Arrighi. Assieme
il 31 agosto 1702 ottenevano un prestito di 300 ducati al 7% da
Francesco de Oppido, rettore del seminario, ipotecando i loro beni,
tra i quali delle case palaziate “nuovamente fabricate” situate nel
luogo detto Brianda10.
Nel gennaio 1718 il reverendo arcidiacono Geronimo Facente era
ancora proprietario delle case quelle nel luogo detto Brianda e
quelle presso le mura che confinavano con il palazzo dei fratelli
Francesco Antonio e Giuseppe Suriano, figli ed eredi di Pietro
Suriano, morto nell’agosto 170811.
Due anni dopo egli era già morto ed i suoi beni erano passati agli
eredi con i vecchi e nuovi censi. Tra i vecchi quello che maturava
ogni 30 gennaio dovuto alla chiesa parrocchiale di Santa Veneranda
ed Anastasia sulle case del defunto arcidiacono, nel luogo Brianda e
le case presso le mura, quest’ultime allora confinavano con quelle
dei fratelli Giuseppe e Francesco Antonio Suriano12 , e quello sui
magazzini dovuto alle clarisse13.
Tra i nuovi uno sulle case di ducati 5 annui dovuto alla cappella di
S. Maria del Capo delle Colonne14, un altro sopra tutti i beni per
un capitale di ducati 300 con annui ducati 21 (7%), a suo tempo
contratto dall’arcidiacono Facente e da Benedetto Arrighi15, e
quello dovuto al beneficio dell’Epifania sopra le vigne di Gazzaniti
con un censo annuo di ducati 4 ed un tari16. In quell’anno, 1720, il
chierico e celibe, poco più che ventenne, Gregorio Arrighi17, figlio
ed erede di Benedetto Arrighi18, era già entrato in possesso almeno
di parte della proprietà lasciata dal padre e dal defunto
arcidiacono. In seguito egli risulta in possesso delle case, dei
magazzini e delle vigne con tutti i loro pesi19. Non passa molto
tempo che comincia ad indebitarsi e a non pagare i ratei dei censi.
Il 15 aprile 1720 egli contrae un prestito di ducati 225 al 6% con
l’ospedale di San Giovanni di Dio. Otto anni dopo per pagare parte
dei debiti era costretto a vendere alcuni beni tra i quali “il
palazzo nuovo”, che era situato in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis nel luogo detto Brianda20.
Dal catasto onciario del 1743 risulta che l’Arrighi, chierico di 45
anni, abitava ancora in casa propria in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis e possedeva una chiusura di vigne in località
Gazzaniti21. Parte della sua casa, che confinava strada mediante
colle mura della città, la aveva però concessa in affitto al
mercante napoletano Gennaro Barra, che vi abitava con la sua
famiglia e vi viveva “decoratamente con creati”22.
Morto Gregorio Arrighi, celibe e senza figli, i suoi beni passarono
ai nipoti, Laura, Faustina e Salvatore, figli del fratello, il
“nobile vivente” Gio. Carlo Arrighi, “assistente et sopraintendente
generale de’ caricamenti”, e della moglie di costui, Antonia di
Vennera23.
Gli Orsini
Il 30 giugno 1759 con atto del notaio Antonino Persico di
Napoli, Salvatore Arrigo, allora nella capitale, in qualità di
nipote ed erede universale per testamento dello zio defunto Gregorio
Arrighi, vendeva una casa palaziata, o palazzo, ed una casetta
matta, entrambe provenienti dall’eredità, a Luca Francesco Orsini.
Il compratore, a nome dei suoi fratelli , che si trovavano a
Crotone, si impegnò a pagare i due beni acquistati per il prezzo che
sarebbe stato stabilito dai periti scelti per l’apprezzo col
consenso di entrambe le parti.
La cessione si era resa necessaria per il bisogno di denaro. Infatti
l’Orsini nello stesso giorno anticipava cento ducati al venditore e
poco dopo altri 82 ducati. Altro denaro veniva dato all’Arrighi
anche dai fratelli di Luca Francesco Orsini, in più occasioni, fino
a raggiungere la somma complessiva di ducati 616 e grana 86.
La casa palaziata , o palazzo, venduta era situata in Crotone, nella
regia parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis e confinava da
una parte col palazzo che era stato di Francesco Antonio Suriano, ed
ora era posseduto dal figlio ed erede Pietro, e dall’altra con le
mura della città, dalle quali lo separava un’ampia strada.
L’edificio era formato da “portone, cortile, scala di cantoni entro
questo, sei camere superiori e cucina e loro bassi di sotto”.
La proprietà, ereditata ed alienata, da Salvatore Arrighi risultava
gravata di molti oneri. Ducati 350 dovevano essere versati al
beneficio, da erigersi, sotto il titolo di San Gaetano della
famiglia Arrighi, altri ducati 230 provenivano dalla dote della
defunta Antonia di Vennere, madre di Salvatore, Laura e Faustina, e
quindi dovevano essere spartiti tra i tre figli, ducati 140 erano
impegnati per le messe da celebrarsi per l’anima di Gregorio
Arrighi, ducati 52 e grana 50 di capitale col loro censo annuo erano
dovuti alla chiesa parrocchiale di Santa Veneranda e Anastasia,
ducati 60 con il loro censo annuo di ducati 4 e grana 20 dovevano
essere versati al beneficio dell’Epifania ed infine al monastero di
Santa Chiara spettava un altro censo annuo di grana 12 e mezzo,
quest’ultimo gravava solo la casetta matta.
Essendo sorte delle controversie tra le parti, con atto della Regia
Corte di Crotone i fratelli Orsini, Giuseppe Nicola, Agostino ed
Antonio, nel luglio di quello stesso anno presero possesso delle due
proprietà. Tornato poi Salvatore Arrigo a Crotone, assieme ai
fratelli Orsini nominò gli esperti per valutare i due immobili.
Furono incaricati di procedere all’apprezzo i mastri muratori
Pascale Juzzolino e Michele Bova ed i mastri falegname Giuseppe
Antonio Negro e Francesco Mirielli, i quali dopo aver visto e
rivisto il palazzo con le sue sette camere superiori ed i sette
bassi e valutato “fabrica, cantoni, tegole, inferriate di ferro,
luogo, astrachi e pozzo che di legnami di porte, fenestre, travi,
tavolati ed altro” lo valutarono per ducati 1455 e grana 56.
Nel frattempo Salvatore Arrighi, avendo venduto il palazzo, era
rimasto senza abitazione per la sua famiglia. Messosi alla ricerca
per acquistarne una, non la trovò. Chiese allora a Giuseppe Nicola
Orsini ed alla moglie di costui, Anna Teresa Cirrelli, di vendergli
la parte che a loro apparteneva della continenza di case palaziate,
o palazzo, lasciate in eredità dagli zii paterni, i furono Domenico
e Matteo Cirrelli, e facente parte della dote di Anna Teresa
Cirrelli, figlia di Silvestro Cirrelli e sua volta figlio ed erede
di Domenico. Le parti si accordarono ed il 18 marzo 1760 per atto
del notaio Antonio Asturi avvenne la vendita per ducati 36024.
Sempre nell’occasione Salvatore Arrighi acquistò anche l’altra metà
delle case palaziate, o palazzo dei Cirrelli, dagli eredi Aurelia e
Bonaventura Messina, nipoti dei Cirrelli, rispettivamente per ducati
208 e grana 60 e per ducati 210, dando a loro, non avendo al momento
i soldi, due cambiali25.
Verso l’Ottocento
Salvatore Arrighi, che nel 1763/1764 fu sindaco del popolo26,
venduto il palazzo ereditato dallo zio Gregorio Arrighi, continuò ad
abitare con la sua famiglia nel palazzo acquistato dai coniugi
Orsini, che era stato dei Cirrelli27.
I fratelli Orsini, invece, in seguito vendettero il palazzo
acquistato da Salvatore Arrighi.
Alla fine del Settecento i palazzi che si affacciavano sulle mura
delle Fontanelle erano quelli degli Aragona, del fu Cariati, di
Giglio e degli Orsini.
Note
1. Il 27 settembre 1661 il notaio Geronimo Felice Protentino di
Crotone su richiesta dell’arcidiacono Muzio Suriano e del fratello
Antonio Suriano, figli ed eredi dell’abbate Gio Pietro Suriano, si
reca alle loro case, situate in parrocchia di San Pietro e
confinanti con le case di Luca Facente e le case di Marco Antonio e
Gio. Francesco Petrolillo, ANC. 229, 1661, 48.
2. Il 27 dicembre 1672 il notaio Nicola Francesco Sacco su richiesta
di Giuseppe Suriano, figlio del fu Antonio Suriano, si reca nella
sua casa paterna situata in parrocchia di San Pietro e Paolo e
confinante con le case degli eredi del fu Luca Facente, ANC. 333,
1672, 46.
3. Acta cit., f. 117v.
4. Acta cit., f. 153.
5. Acta cit., f. 112.
6. Platea del monastero di S. Chiara, 1702-1704, f. 7v.
7. Acta cit., 117v.
8. Acta cit., 111v.
9. Acta cit., 127v; Platea del monastero cit., f.7v.
10. ANC. 497, 1702, 49-51.
11. ANC. 660, 1718, 15v.
12. Anselmus cit., f. 32.
13. Anselmus cit., f. 14.
14. Per il censo sulla casa degli eredi dell’arcidiacono Facente la
cappella di S. Maria del Capo delle Colonne doveva celebrare una
messa alla settimana per l’anima della q.m Dianora Suriano, Anselmus
cit., f. 65v.
15. Anselmus cit., f. 17.
16. Anselmus cit., f. 38v.
17. Gli Arrigo o Arrighi sono presenti a Crotone già alla metà del
Seicento.Nel settembre 1667 la vedova Ippolita Longobucco lascia per
testamento il diritto che le spetta di presentazione del beneficio
semplice della famiglia Stricagnolo al nipote, il chierico Geronimo
Arrigo, figlio della sorella Laura Longobucco e di Francesco Arrigo,
ANC. 253, 1667, 20; Nel 1699 Francesco Arrigo è rettore del
beneficio senza altare e cappella di San Giovanni Battista della
famiglia Stricagnolo in cattedrale (Acta, f 31); A Francesco seguirà
come rettore il fratello, il sacerdote Matteo Arrigo (Anselmus, f.
79). Salvatore Arrigo nel 1692 possiede una spetieria vicino alla
cattedrale (ANC. 336, 1692, 38).All’inizio del Settecento troviamo
Antonino Arrighi , originario di Messina, ma accasato a Crotone, che
cede la spetieria (ANC. 611, 1712, 141)
18. ANC. 662, 1728, 72v-74.
19. Nel 1720 le clarisse esigevano il loro censo sui magazzini che
erano stati degli Urzo, poi del Facente ed ora di Gregorio Arrighi,
Anselmus cit., f. 14.
20. Il 29 maggio 1728 il chierico celibe Gregorio Arrighi, figlio ed
erede del fu Benedetto, vendeva a Laura Truncè un palazzo ereditato
situato nel luogo detto Brianda, ANC. 662, 1728, 72v-74.
21. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 135.
22. Il 26 aprile 1742 il notaio Pelio Tiriolo, su richiesta del
chirurgo Francesco Longo, si reca in casa di Gennaro Barra,
“locatali dal chierico Gregorio Arrighi, ANC. 666, 1742, 51v-52.
23. Dal catasto onciario di Crotone del 1743 risulta che il nobile
vivente Gio. Carlo Arrighi di 56 anni vive con la moglie Antonia di
Vennera di 40 anni e con i figli Salvatore di 20, Laura di 23 e
Faustina di 17, Catasto Onciario cit., f. 126.
24. ANC. 915, 1760, 58.
25. Le case palaziate, che erano state di Domenico e Matteo
Cirrelli, acquistate da Salvatore Arrighi erano situate sempre in
parrocchia di Santa Maria Prothospatariis nel luogo detto la
Piscaria e confinavano col palazzo del fu arcidiacono Domenico
Gerolamo Suriano, poi del nipote Fabrizio Suriano, ANC. 917, 1769,
102-104.
26. ANC. 916, 1764, 65.
27. Nel 1780 “gli eredi del q.m Matteo Cirrelli, in oggi dei coniugi
Orsini sopra la loro casa in Parr.a S. Maria oggi posseduta dal
Sig.r D. Salvatore Arrighi” pagava un annuo censo alla mensa
vescovile, Platea Mensa Vescovile, 1780, f. 30.
Stima del palazzo Arrighi (1759)
Noi Pascale Juzzolino e Michele Bova maestri fabricatori in
questa città di Cotrone Giuseppe Antonio Negro e Francesco Mirielli
maestri falegname di questa sud.a città apprezzatori eletti per
valutare il Palazzo del Sig.r Salvatore Arrighi di questa riferita
città sito entro della med.a nella Regia Parocchia di S. Maria de
Protospatariis, conf.e con quello del Sig.r D. Fran.co Antonio
Suriano dal una parte dall’altra colle mura di questa stessa città,
strada ampia mediante e daltri confini; e proprio detto Palazzo del
sud.o Sig.r Salvatore ch’era del q,m Gregorio Arrighi che intende
vendere alli Sig.ri D. Giuseppe Nicola, D. Agostino e D. Antonio
Orsini fratelli di q.a sud.a Città con giuramento facemo piena e
certa fede a chi sarà presentata, o spetterà in quals.a modo vedere
in judicio et extra e con animo di ripeterla tante volte quanto sarà
necessario, come ad istanza delle parti sudette essendomici
person.te conferiti in detto espressato Palazzo di detto Sig.r
Arrighi ut supra sito, posto e confinato e doppo d’averlo visto
rivisto ed attentamente osservato consistere in sette camare
superiori e sette bassi, secondo le nostre regole, e mesure, tanto
di fabrica, cantoni, tegole, inferriate di ferro, luogo, astrchi e
pozzo, che di legnami di porte, fenestre, travi, tavolati, ed altro
in tutto l’apprezzassimo, come al p.nte lo valutiamo per docati
mille quattrocento cinquanta cinque e grana cinquanta sei, cioè:
Noi sudetti di Juzzolino e Bova fabricatori ut supra la fabrica di
calce che compone il riferito Palazzo canne Duecento ottanta otto ed
un quarto docati ottocento sessanta cinque.
Fabrica di creta docati sette.
Ferriate di ferro num. Tre docati cinque.
Pozzo, mattonate, ciaramidi sei tegole, cantoni di porte e fenestre,
astrachi, inferriata del portone, lo stesso portone e luogo, o sito,
in tutto per docati trecento cinquanta due e grana ottanta otto,
Di modo che detti fabrica, cantoni, luogo mattonata, astrachi,
ferriata, ciaramidi sono in tutto docati mille duecento ventinove e
grana ottanta otto.
E noi di Negro e Mirielli falegnami che di sup.a tutta la legname in
d.o Palazzo come sono travi, tavolati, portone, porte, fenestre, ed
altro di legname cala in tutto per docati duecento venticinque e
grana sessant’otto.
Che in tutto il menzionato Palazzo è di valore di detti docati mille
quattrocento cinquanta cinque e grana cinquanta sei.

