[Gli Asturelli o Astorelli ed il loro palazzo, passato poi agli Sculco]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 22/1999)
Gli Asturello sono già presenti a Crotone nella
prima metà del Cinquecento. Minico e Masi Asturello partecipano ai
lavori di fortificazione della città al tempo del vicerè Don Pedro
de Toledo. Verso la metà del Seicento troviamo i coniugi Jo. Thoma
Astorelli e Lucretia Russo1.
La casata all’inizio del Settecento
All’inizio del Settecento sono documentati Antonino, Lonardo e
Francesco Asturelli. Antonino fu parrocco della chiesa del SS.mo
Salvatore2; egli era proprietario di una chiusura con viti ed alberi
da frutto, di alcuni vignali3, di un palazzo situato in parrocchia
di Santa Maria de Prothospatariis4e di due case poste in parrocchia
dei Santi Pietro e Paolo; quest’ultime le dava in affitto5. Lonardo
possedeva una vigna, che passò poi a Giuseppe Rizzuto6. Francesco
Asturelli sposò Aurelia La Nocita. Tra i figli sono ricordati
Pietro, Felice, Dionisio, Teodora e Catarina. Felice intraprese la
carriera ecclesiastica; fu sacerdote e proprietario di alcune
vigne7. Fondò una cappellania laicale dotandola di una rendita di
ducati 30 annui con il peso di tre messe settimanali8. Pietro fu
erede universale e particolare ex testamento del sacerdote Giovanni
Cesare de Vite “sopra tutti e singoli di lui beni tanto mobili che
stabili e con alcuni pesi e legati”, acquisendo così la casa
palaziata del De Vite, formata da una camera superiore e due bassi,
situata in parrocchia del SS.mo Salvatore, confinante vie pubbliche
mediante al palazzo del marchese di Apriglianello Francesco Lucifero
ed una chiusura con vignale in località Lampusa9. Tuttavia poco dopo
che era entrato in possesso di questi ingenti beni ereditari,
evidentemente per sfuggire alle tasse, il tutto risultò passare a
Francesco Antonio Zurlo, in virtù di un finto atto di donazione
irrevocabile fra vivi. Francesco Antonio Zurlo diviene così per
donazione, erede universale e particolare del fu sacerdote Giovanni
Cesare de Vite e col consenso del fratello del sacerdote defunto,
Nicolo Maria de Vite, venderà parte della casa palaziata al
confinante marchese Lucifero, che stava ampliando il suo palazzo10.
Pietro Asturelli ,come si ricava dal catasto onciario del 1743,
esercitava la professione di “negoziante” ed abitava con la sua
numerosa famiglia, di cui facevano parte anche due nutrici ed una
zia, in casa dello zio il primicerio Raimondo Torromino. Sempre dal
catasto risulta proprietario di due vignali, di una vigna, di una
casa dotale in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo che affittava, di
una camera con il suo basso e di 500 ducati “applicati in
negozio”11. Pietro ed il fratello Dionisio ereditarono i beni
materni e paterni. Essi anche come eredi universali e particolari
“ab intestato” della madre Aurelia La Nocita e del fratello, il
canonico Felice Asturelli, risultano eredi di una vigna in località
Lampuso, coltivata con viti, alberi fruttiferi e torre di fabbrica,
di un vignale ed del palazzo con “pochi mobili di lino e lana”,
situato in parrocchia del SS.mo Salvatore e confinante con
l’abitazione del massaro Antonio Giaquinta.
Il palazzo degli Asturelli
I beni ereditari paterni e materni furono dapprima gestiti in
comune dai due fratelli. In seguito, “affine di stare nella pace e
non avere litiggio alcuno”, essi decisero la spartizione. La
proprietà fu stimata da alcuni esperti del luogo. Si giunse così nel
settembre 1770 alla divisione: la vigna ed il vignale furono di
Pietro ed il palazzo di Dionisio. Il palazzo, come risulta dalla
descrizione, consisteva in due camere superiori e quattro inferiori,
quattro bassi con scala e portone di cantoni. L’immobile venne
valutato dai mastri fabricatori Pascale Juzzolino e Giuseppe Gerace,
dai mastri falegname Giuseppe Antonio Negro e Gaetano Bilotta e dal
mastro forgiaro d’Oppido del valore di ducati 1006 e grana 3512.
Pietro fu un grande mercante di grano e formaggi ed un importante
capitalista13. Operò come procuratore ed in collegamento con gli
speculatori napoletani intervenendo anche a finanziare prestiti a
feudatari del luogo, come nel caso della costruzione di mulini sul
Neto da parte del feudatario di Strongoli14. Fece fortuna
soprattutto esercitando l’impiego di "cassiere dell'arrendamento de
ferri e doana" di Crotone, fu membro e ministro della congregazione
dell’Immacolata Concezione15 e svolse numerosi uffici tra i quali
quello di riscuotere il denaro in Monteleone per le paghe mensili
“per le tartane e le galeotte che corseggiano”16 . Mercante di grano
nel giugno 1741 ottenne un pezzo di terreno fuori mura, appartenente
al semplice beneficio dell’Immacolata Concezione, per costruirvi tre
magazzini, impegnandosi a pagare un censo enfiteutico annuo17 .
Durante la grave carestia dell’inizi degli anni sessanta speculò,
così nell’ottobre 1763 ebbe in concessione enfiteutica
dall’arcidiacono Raimondo Torromino mezzo tomolo di terreno
infruttuoso a Capo delle Colonne per edificarvi un casino18 . Pietro
Asturelli fu particolarmente attivo comprando e vendendo, spesso con
finte vendite e donazioni: cedette al primoceriato un vignale in
località Saccara, vendette una casa a Domenico Frijo e due palazzi:
uno al sacerdote Bernardino Lamanni e l’altro, che era contiguo alla
sua casa, al notaio Nicola Partale. Prima di morire risulta che era
ritornato in possesso del palazzo, o casa palaziata, che era stato
del padre19. Pietro Asturelli si sposò con Ippolita Massa ed ebbe
numerosi figli : Raffaele, Diego, Francesco, Giuseppe Maria,
Feliciana ed Antonio.
Raffaele fu canonico del canonicato di San Vincenzo e Anastasio,
Giuseppe fu canonico del canonicato di San Marco Evangelista20 ed
amministrò anche la cappellania laicale, istituita a suo tempo dal
fu canonico Felice Asturelli, ed il beneficio sotto il titolo di S.
Girolamo che, fondato dalla famiglia La Nocita, era passata agli
Asturelli21, Feliciana sposò Gerolamo Cariati ed Antonio fu erede
del padre ed anche erede universale e particolare di Gerolamo
Cariati22, come tale il 14 settembre 1782 saldò un debito, che
doveva il defunto Gerolamo Cariati al cassiere della congregazione
dell’Immacolata Concezione23. L’erede Antonio continuò ad abitare
nel palazzo paterno24, che dopo il terremoto del 1783 curò
restaurare, come è ancor oggi evidenziato dalla iscrizione “1783
T.T”, posta su un portale su vico chiuso Ducarne. Dal catasto
onciario del 1793 risulta di anni 49 e proprietario di quattro
magazzini, di una vigna a Lampuso, del palazzo paterno, del quale
aveva affittato il quarto di basso, e di una casa unita al palazzo
del fu Gio. Avarelli25. Il figlio di Antonio, Pietro ereditò il
tutto.
Descrizione del palazzo all’inizio dell’Ottocento
Così è descritto il palazzo del Signor Pietro Astorelli in una
relazione del 12 agosto 1816: “La casa del Sig.r Astorelli è sita
all’alto del paese: è superiore alla casa del Sig. Marchese Lucifero
luogo di ottima aria, e sebbene non propriamente sul mare, pure ha
un vastissimo orizzonte, che gli da una estesa viduta, e di mare , e
di terra.
Il piano superiore è composto di dodici stanze con una grande
galleria. Il piano inferiore è composto da sette stanze. Ha il suo
cortile isolato, ma più piccolo di quello di Rizzuti. La scala
coperta, e luminosa corrispondenti bassi per servir da stalle, e
magazzini. La fabbrica è nuova, e vi è bisogno di piccola
riattazione interna per renderla di lusso.
Numero delle istanze del quarto superiore , che compongono il
Palazzo di D. Pietro Astorelli. Sala. Prima, e 2a antecamera.
Galleria. Tre camere di letto. Camera della loggia. Un camerino.
Cucina. A man destra della Galleria una camera di letto. Vicino la
cucina vi sono due stanze per dispense. Quarto di basso dell’istessa
casa Astorelli. Stanze numero sette. Stalle con pagliere, ed altro
magazino a lato. Bassi per commodo di legni, e carboni, membri n. 5.
(Nota. Oltre d’una quantità di bassi vi è il 2.o piano composto di
sette eccellenti camere., bastantimente commoda e decente. E situata
nel luogo più eminente della città. L’affacciato della galleria è a
mezzogiorno. Vi è ancora una spaziosa cisterna che raccoglie l’acqua
de’ tetti. Ha bisogno di diversi accomodi interni ed esterni)”26.
Il palazzo nell’Ottocento passò in proprietà agli Sculco.
L’appartenenza del palazzo a questa nobile famiglia era, fino a poco
tempo fa, evidenziata dalla presenza dello stemma gentilizio, posto
sopra il portale affacciante su largo Pergola . Nicola Sculco
all’inizio del Novecento affermava che “nel 1840 nella casa
Astorelli che fu mia casa paterna, Fortunato de Grazia in un antrone
trovò una spingarda un boccaccio ed altre armi antiche”27
Note
1. ANC. 229, 1651, 43- 44.
2. ANC. 914, 1754, 89; 859, 1757, 450.
3. Anselmus cit., ff. 16v, 53.
4. Antonino Asturello compra nel 1724 da Cecilia Petrolillo, vedova
di Filippo Silva, un palazzo sito in parrocchia di S. Maria Prot.,
ANC. 664, 1732, 239.
5. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 194.
6. Anselmus cit, f 12v, 126.
7. Anselmus cit., ff. 47, 59; ANC. 664, 1733, 75.
8. Catasto Onciario, Cotrone 1793, f. 176.
9. Per testamento fatto da Gio Cesare de Vite il 29 agosto 1741 ed
aperto il giorno della sua morte il 4 agosto 1742, ANC. 911, 1742,
72v, 77; 912, 1744, 20.
10. Francesco Antonio Zurlo era congiunto in affinità con il
sacerdote De Vite,ANC. 912, 1745, 74 –78.
11. Catasto Onciario Cotrone, 1743, ff. 179 – 180.
12. Il palazzo viene valutato per la fabrica (ducati 556 : grana
80), cantoni delle cantoniere, portone, porte, fenestre e scala
(68:80); Forno (3); mattonate (42); Ciaramidi e tegole (18); lamia
della scala (15), astraco delli bassi (20), luogo di detto palazzo
(40), tutto il legname (212 :71), un balcone (20) e 4 ferriate (10),
ANC. 917, 1770, 54.
13. P. Asturelli vende al mercante napoletano C. Vantepane tt.a 6000
di grano maiorche del raccolto 1752 e del peso di non meno di rotola
44 e mezzo per tomolo da consegnarsi al porto tra i mesi di febbraio
e aprile a carlini 13 il tomolo, ANC. 1124,1753, 30 - 31; P.
Asturelli vende tt.a 4500 di grano del raccolto 1753 a carlini 10 e
grana 9 il tomolo alle università di Scilla e Calanda, ANC. 1124,
1753, 140-141, 165-166.
14. Per completare i lavori di costruzione di alcuni mulini sul
Neto, il principe di Strongoli nel 1744 prende in prestito duc. 2500
all'otto per cento da Pietro Asturelli, "cassiere dell'arrendamento
de ferri e doana" di Crotone e commerciante di grani e formaggi,
ANC. 1063, 1744, 38-51, 56-63.
15. ANC. 861, 1761, 184.
16. ANC. 913, 1750, 103.
17. Nel 1741 un vignale del beneficio dell'Immacolata Concezione
presso "li furchi" è concesso ad annuo canone perpetuo a D. A.
Farina, P. Asturelli e F. Gallucci perchè possano costruirvi 12
magazzini, ANC. 911, 1741, 18-21; 854, 1746, 38-40.
18. Pietro Asturelli nel 1763 aveva chiesto all'arcidiacono in
enfiteusi per un annuo canone di carlini 10 mezzo tomolo di terra
infruttuosa a Capo Colonne "che consiste in palmi centotantadue di
lunghezza ed 8o in larghezza principiando la prima dalla cantoniera
delle nuove camere fatte colà dal Signor arcidiacono Torromino e va
verso la colonna e da detta si distende verso la città", Richiesta
di Pietro Asturelli al vescovo, Napoli 27.8.1763,C. 114
19. La casa palaziata di Pietro Asturelli era gravata da un capitale
di ducati 200 al 5% che si doveva al capitolo della cattedrale,
Catasto onciario, Cotrone, 1793, f.150.
20. Catasto onciario, Cotrone 1793, f.7.
21. Catasto Onciario , Cotrone 1793, 159, 164.
22. AVC.ANC. 1345, 1781, 19-30.
23. ANC. 1345, 1782, 29- 38
24. Nel 1790 Antonio, figlio ed erede di Pietro Asturelli deve al
soppresso convento di S. Francesco d’Assisi per canone sulla casa in
parrocchia del SS. mo Salvatore, in agosto annui carlini 12, Lista
di carico, Cotrone 1790, f. 37v, AVC.
25. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f.7, AVC.
26. Intendenza opere pubbliche Busta 64 , F. 1086, ASCZ.
27. Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, Cotrone Pirozzi
1905.

