[Il Palazzo dei Capocchiani, una famiglia di mercanti, ecclesiastici ed architetti]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 20/1999)
Nella seconda metà del Seicento la casata dei
Capicchiano è molto radicata a Crotone: tra coloro che operano sul
mercato granario, troviamo Hieronimo, Natale, Gioseppe e Thomaso.
Thomaso Capocchiano o Capicchiano, procuratore del mercante Gio.
Pietro Gerace1, istituì un beneficio in cattedrale senza altare e
cappella intitolato a San Tommaso Apostolo di iuspatronato della
famiglia Capocchiano e nominò rettore il sacerdote Gaetano
Capicchiano2. Sempre in questi anni Giuseppe Capocchiano possiede
delle vigne in località Gazaniti, una bottega e delle case in
parrocchia del SS. Salvatore3
All’inizio del Settecento Domenico Capicchiano4, nipote ed erede di
Thomaso, abitava nelle case, poste in parrocchia del SS. Salvatore,
che confinavano con la casa di Giacinto Aragona5 e vie pubbliche
mediante con le case di Valerio Antonio Montalcino6 e con le case di
Maria Sacco, vedova di Mutio Mancuso, le quali erano nelle vicinanze
del palazzo del marchese Fabritio Lucifero. Nel 1705 il marchese
aveva ripreso ad allargare la sua proprietà immobiliare, comprando
due vicine casette. Esse, attaccate l’una all’altra, erano composte
da due membri superiori e due inferiori e confinavano con le case
che erano appartenute ai Labrutis e ora erano del reverendo
Marcantonio Benincasa, uno stretto le separavano dalle vicine case
di Francesco Torromino, già dei Castelliti, e la via pubblica dalle
case di Domenico Capocchiano. La proprietaria Maria Sacco, essendo
indebitata per i molti censi arretrati, le vende al marchese per
ducati 1407.
La costruzione del palazzo
E’ di questi primi anni del Settecento la costruzione del
palazzo dei Capocchiani. Domenico Capocchiano con lo sviluppo dei
traffici fece fortuna esercitando dapprima l’ufficio di sostituto
guardiano del porto e poi di regio guardiano o custode del regio
fondaco e dogana della città di Crotone8. In virtù di tale ufficio,
che prevedeva il servizio e l’assistenza personale nella marina del
porto della città, esigeva lo ius di quattro cavalli a tomolo sul
grano che si imbarcava9. Assieme al fratello, il reverendo Gaetano,
incetta grano che vende ai mercanti napoletani10 con i quali spesso
si indebita e poi quasi sempre“va dilatando il pagamento e non per
realmente pagare come più volte ha fatto dicendo voler pagare e poi
non ha pagato”11 . Procede alla costruzione di una camera nuova
sopra un suo magazzino contiguo al palazzo del marchese ed a quello
dei Montalcini ed ha perciò una lunga lite con i potenti vicini. Il
marchese Fabrizio Lucifero, anche a nome di Valerio Montalcini,
portò la protesta in regia corte in quanto la nuova costruzione gli
“levava l’aria e il prospetto de’ monti e del mare”. Egli costrinse
i muratori ad interrompere la loro opera ma ciò non gli fu
sufficiente e volle costringere i Capocchiani a riportare l’edificio
nel modo in cui si trovava in precedenza o comunque a ristrutturare
la loro costruzione, in maniera tale da non creare fastidi al suo
palazzo ed a quello dei Montalcini. “In detto istrumento vi fu che
nel coprire di detta camera, non si dovesse levare al palazzo di d.o
Sig. Barone il prospetto del mare che dovea restare da vedersi per
sopra detta camera nova di d.i Capocchiano, e di più si pattui che
il balcone di cantoni già fatto in detta camera si dovesse levare da
detto luogo dove al presente si trova, e trasportarsi nell’angolo,
seu pontone di detta camera dove al presente si trova fatto una
finestra; di più si convenne ch’essi di Capocchiano non possano
alzare l’altra camera contigua a detta camera nova”12. Ma in seguito
si raggiunse un accordo ed il marchese concesse ai Capocchiani la
possibilità di poter alzare e coprire la nuova camera portandola
all’altezza delle altre loro case “ purchè non si occupasse la vista
del mare e dei monti” del quarto superiore del palazzo dei
Montalcini ed a riguardo della privazione della vista del mare che
veniva levata al suo palazzo, il marchese convinse i Capocchiani a
concorrere fino alla somma di 50 ducati, per permettergli di
acquistare altra vista del mare oltre a quella, che dal suo palazzo
già godeva. Il marchese inoltre permise che il balcone dei
Capocchiani potesse rimanere nel luogo dove era stato costruito, di
fare la loggia scoperta nella camera contigua alla nuova camera ed
alzare le mura tanto quanto bastava per fare i parapetti13. Se la
costruzione del loro palazzo aveva scatenato le ira dei potenti
vicini, poco dopo la ristrutturazione del palazzo sottostante degli
Ayerbis d’Aragona, troverà la loro opposizione. La costruzione di
nuove camere e l'innalzamento della costruzione del palazzo
confinante di Gregorio Aragona dette origine a nuove liti,
evidenziate da un accordo, stipulato il 6 settenbre 1719 presso il
notaio Stefano Lipari. Con tale atto Gregorio d’Ayerbis d’Aragona,
che stava costruendo una camera nuova dalla parte della muraglia
della città, dove il suo palazzo confinava con le case di Gaetano e
Domenico Capocchiano, poiché i vicini intendevano impedire la
costruzione in quanto precludeva la visione del mare e dei monti al
loro palazzo, per evitare, possibili "rancori, dispendii e liti e
per vivere quietamente e con quella corrispondenza d'amicitia, che
hanno vissuto per il passato et al presente vivono", si impegnava a
rispettare alcune convenzioni14.
Giuseppe Capocchiano vescovo di Crotone
Domenico Capocchiani si unì con Antonia Arrighi ed ebbe
numerosissima prole. Tra i figli ricordiamo Giuseppe, Gabriele,
Giovanni, Tomaso…. Giuseppe Capocchiani nato a Crotone il 9 dicembre
171315 , fu avviato alla carriera ecclesiastica. Fatti i primi studi
a Crotone, andò poi a Napoli a perfezionarli e quindi a Roma. Qui
dimorò per circa trenta anni e si addottorò in entrambi i diritti
nel Collegium Protonotariorum SS. D. N. Papae et S. Sedis
Apostolicae de numero Partecipantium Romanae Curiae. Esercitò le
funzioni di avvocato nella curia romana e fu uno dei canonisti
scelti da papa Clemente XIII per la nuova riforma dello statuto del
clero romano. Versato nella prassi giuridica, aspirò alla carica di
avvocato fiscale della Nunziatura di Napoli16 . Il 12 marzo 1774 fu
eletto per vescovo di Crotone dal re di Napoli Ferdinando IV17.
Nominato nel concistorio del 18 aprile 1774 da papa Clemente XIV, fu
consacrato il 25 agosto di quell’anno nella chiesa romana di Santa
Maria in Vallicella. Venuto in residenza, visitò la diocesi. Si
adoperò al miglioramento del seminario ed arricchì la chiesa di
molti paramenti.
All'inizio del suo presulato (1774 - 1788) risanò il palazzo
vescovile che risultava più malridotto della cattedrale ed aveva
bisogno di essere riparato nel tetto, nelle pareti ed in ogni altra
parte18.
Rifece il tetto, facendolo sorreggere da travature in ferro, e
costruì l'archivio, affinché fossero conservati diligentemente e
disposti in ordine i contratti e le scritture riguardanti la chiesa
ed i beni ecclesiastici.
I pochissimi documenti erano infatti sparsi in disordine e sistemati
in un luogo angusto19.
Riparò il tetto, il pavimento e le finestre della cattedrale.
Attorno alle porte fu elevato un muro in modo da formare quasi una
stanza esterna per la quale liberamente si accedeva e tuttavia
serviva ad attenuare il soffio violentissimo e freddo del vento
boreale che altrimenti sarebbe penetrato nella chiesa, disturbando
le funzioni religiose e spegnendo le candele sugli altari20.
Edificò la cantoria e fu istallato l'organo.
Il tabernacolo in legno indorato dell'altare del SS.mo Sacramento fu
rifatto in marmo e consacrato21.
Il 24 marzo del 1775 per ordine del re presiedette alla elezione del
priore della Certosa di S. Stefano del Bosco, dove fu scelto priore
il celebre P. Giuseppe Maroia Caputo da Cosenza. Il 31 ottobre 1774
consacrò la chiesa delle monache di Santa Chiara22 ed il 22 giugno
1777 quella della congregazione dell’Immacolata Concezione23. Lasciò
un sinodo messo a stampa; sinodo che celebrò a Crotone il 18
dicembre 1785. A ricordo del suo vescovato rimane in cattedrale un
magnifico organo ornato con le sue insegne. Giuseppe Capocchiani fu
eloquente oratore e curò l’educazione dei giovani. Morì a Crotone il
15 ottobre 1788 e fu sepolto in cattedrale nella tomba dei
vescovi24.
I Capocchiano: una famiglia di mercanti, ecclesiastici e
“architetti”
Giovanni Capocchiano sposò nel 1729(?) Prudenzia Cirrelli25 . Fu uno
dei maggiori mercanti di grano della città26. Egli accumulava il
grano nei suoi magazzini presso la chiesa dell’Annunziata, fuori le
mura della città, aspettando il momento opportuno per piazzarlo nel
mercato napoletano.
Il palazzo da Domenico Capocchiano passò ai figli. Tomaso fu erede
del padre e del coerede, il fratello Gabriele. Alla metà del
Settecento la dimora dei Capocchiani consisteva "in più e diverse
camere, membri, bassamenti ed altre comodità" ed era sito e posto in
parrocchia del SS. Salvatore "vicino alle muraglia della città
affacciante alla riviera del mare con vignano e cisterna" e
confinava da un lato superiore al palazzo del signor Gregorio
Montalcini e dall'altro lato a quello di Gregorio Aragona27 .
Il canonico Tomaso fu procuratore e governatore del monastero di
Santa Chiara28 , economo della mensa vescovile al tempo del vescovo
Domenico Zicari( 1754 –1756) e poi tesoriere della cattedrale. Il
vescovo Zicari “considerando le strettezze della casa del
Capocchiano per il grave peso della numerosa famiglia”, prima di
lasciare la città per la sedia arcivescovile di Reggio, venne
incontro al suo economo, condonandogli molti debiti. Morì nel
175829. Alla fine del Settecento troviamo il decano della cattedrale
di Crotone Michele ed il fratello Francesco Antonio Capocchiano.
Francesco Antonio Capocchiano dal catasto onciario del 1793 risulta
che “vive civilmente” ed ha 57 anni. Possiede un magazzino al fosso,
tre chiuse in località Gazzaniti con vigne, alberi da frutto e
terreno, la gabella detta Rotondella, tre buoi “aratori” e tre
“giovenchi di prima doma”. Abita nel suo palazzo, alcuni bassi del
quale ha dato in fitto, infatti loca una casa sotto il suo
palazzo”30. Al tempo della Repubblica napoletana aderì al movimento
rivoluzionario giacobino; infatti come “architetto” nel febbraio
1799 demolì, su richiesta dell’università di Crotone, il sedile dei
nobili ed innalzò sullo stesso luogo l’Albero della Libertà: una
costruzione formata da un grande e alto pilastro sul quale si
innalzava una trave, simbolo dell’albero, con alla sommità il
berretto frigio. Il monumento era decorato da una larga balaustra,
che lo attorniava, ornata con i simboli dell’eguaglianza, della
fraternità e della libertà31 . I Capocchiani continueranno a
possedere il palazzo anche nell’Ottocento.
Note
1. ANC. 334, 1678, 163.
2. Gaetano Capocchiano sarà rettore ancora nel 1720, Acta cit.,
f.37; Anselmus cit., 85.
3. Acta cit., ff. 49v, 86v.
4. ANC. 662, 1724, 160.
5. ANC. 611, 1712, 1.
6. Anselmus cit, f. 49.
7. ANC. 497, 1705, 50 –52.
8. ANC. 497, 1707, 70; 611, 1709, 17
9. ANC. 612, 1719, 31.
10. ANC. 612, 1719, 85.
11. Domenico De Laurentis a nome di un mercante napoletano deve
riscuotere una cambiale di duc. 150 dal reverendo Gaetano
Capocchiano, ma quest’ultimo prende tempo, ANC. 611, 1714, 195.
12. ANC. 659, 1717, 100 – 101.
13. ANC. 659, 1717, 118 –120.
14. ANC. 612, 1719, 93.
15. “Anno D.ni Milles.mo Septing.mo Decimo Tertio 1713 die 13. M.s
Xmbris Crotonis. Ego infra.ttus de licentia baptizavi infantem natum
sub die 9. m.s pr.tti ex m.cis Dom.co Capocchiano, et Antonia
Arrighi coniugibus, cui imposita fuerunt nomina Ioseph, Nicolaus,
Felix, Antonius, Ianuarius; Patrinus fuit D. Iacobus Bausan, Dux
Campaniae Provinciae Catizonii, et ad fidem V.I.D.D. Petrus Paulus
Venturi Archip.”, Libro dei battezzati, Parrocchia del SS.
Salvatore, AVC.
16. Nunz. Nap. 239, ff. 439 –442.
17. Proc. Dat. 151, ff. 70 –85v.
18. Rel. Lim. Crotonen. 1775.
19. Rel. Lim. Crotonen. 1778.
20. Rel. Lim. Crotonen., 1778.
21. Rel. Lim. Crotonen., 1769; Capialbi V., cit., p. 513.
22. Epigrafe nella chiesa di Santa Chiara: "DEO OPTIMO MAXIMO/ SUB
INVOCATIONE SANCTAE CLARAE VIRGINIS/ AUGUSTAM HANC AEDEM/ A MARIA
ANGELICA GALLUCCIA/ PROXIMI PATRICIARUM VIRGINUM COENOBI./ IAM IIII.
ANTISTITA/ SIMULACRIS PICTURIS THECIS ARGENTEIS/ OMNIGENAQUE
SUPELLECTILI/ AERE CONSILIOQUE ORNATAM/ IOSEPHUS CAPOCCHIANUS CIVIS
ET EPISC. CROTONIATES/ DOCTRINA ET PIETATE APPRIME CLARUS/ ARA
MAXIMA/ SS. MARTYRUM SIMPLICI FELICIANI ET CONSTANTI/ RELIQUIS
DITATA/ SOLEMNI RITU DEDICAVIT/ PRIDIE KAL. NOV. AN. (I)I)CCLXXIIII/
ATOVE FIDELIBUS PIE IN EA ORANTIBUS/ CULPARUM POENAS EXOLVENDAS MORE
MAIORUM INDULSIT/ HOC MONUMENTUM BENEFACTA POSTERIS TESTATOR"
23. Epigrafe nella chiesa dell’Immacolata Concezione: "TEMPLUM HOC/
MAGNAE DEI PARENTI/ A LABE PRIMIGENIA IMMUNI/ IAM AB ANNO
CI)I)CLXXXII/ DICATUM/ QUOD/ SODALITAS CROTONENSIS DEVOTA/ PROXIMIS
ANNIS/ SUB PRAEFECTURA/ HIERONYMI CARIATE/ VIRI IN EAMDEM
MUNIFICENTISSIMI/ AFFABRE ET BASILICE/ HANC IN FORMAM AMPLIAVIT/
IOSEPH CAPOCCHIANI/ CROTONENSIUM PONTIFEX/ RITU SOLEMNI CONSECRAVIT/
DIE XXII MENSIS IUNII A. D. MDCCLXXVII/ FRIDERICO LETTERIO SODALIUM
PRAEFECTO".
24. Capialbi V., La continuazione dell’Italia Sacra dell’Ughelli per
i vescovadi di Calabria. Cotrone ed Isola, Arch. Stor. Cal. 1914,
pp. 512 –513; Synodales Constitutiones et Decreta…, Napoli 1846,
p.64
25. ANC. 912, 1745, 15; ANC. 793, 1743, 2-3.
26. ANC. 859, 1757, 4-9.
27. ANC. 857, 1754, 392- 396.
28. ANC. 859, 1757, 4- 9.
29. Russo F., Regesto (64336)
30. Catasto Onciario Cotrone ,1793, f.60v.
31. Lucifero A., Il 1799 nel Regno di Napoli, Cotrone 1910, pp. 122-
124.

