[Il palazzo dei Gerace presso Santa Chiara]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 34/2000)
La casata Hierace, Jerace ,Gerace è presente a
Crotone già nel Cinquecento. Tra gli abitanti della città, che
parteciparono ai lavori di fortificazione ai tempi del vicerè Don
Pedro de Toledo, troviamo Augustino e Salvator de Hierachi. Paulo de
Gerace possedeva all’inizio del Seicento una casa che prima era in
parrocchia di Santa Domenica e poi andò a far parte di quella di
Santa Venera.
I De Jerace mercanti di grano
Il dottor fisico Gio. Pietro Gerace di Crotone sposò nel 1647
Hippolita Bruno, figlia di Hieronimo e di Joannella Spanò1. Si
distingue in città in quanto è tra le “persone negotianti di lungo
tempo prattiche et esperte in materia di compra e conservatione di
grani, mayorche et altri vettovagli, nec non viri probi et
esperimentati in simili negotii et esercitii”2. In tale veste lo
troviamo alla metà del Seicento a Crotone che cura gli interessi del
fratello Gio. Battista, residente a Napoli3. Non passa molto tempo
che, probabilmente per morte del fratello, ne prende il posto e va
ad abitare nella capitale, dove prosegue nell’attività per conto
proprio, come prestanome degli speculatori napoletani e come
procuratore di alcuni mercanti crotonesi. Egli colloca sul mercato e
vende ai trafficanti napoletani il grano, che viene prodotto nel
Crotonese. Speculando in questi anni di crisi e di carestia e
favorito dalla difficoltà dei traffici a causa della rivolta di
Messina4, accumula una sostanziosa fortuna. Probabilmente come
prestanome, o come partecipe di una società, risulta proprietario di
vaste terre in territorio di Crotone presso “Li Piani di Nao”;
gabelle che i suoi fratelli residenti a Crotone affittano ai coloni
ed ai mandriani. Buona parte della sua proprietà proviene
dall’acquisto concluso nel dicembre 1664 col nobile crotonese
Francesco Antonio Barricellis. Da Napoli Gio. Pietro mantiene
stretti contatti con Crotone, dove operano il fratello Giuseppe5 ed
Onofrio, uno dei suoi figli. Spesso il grano che fornisce non è
della qualità pattuita6, anzi quasi sempre è vecchio, marcio e
terroso, molte volte non vengono rispettati gli accordi stipulati a
Napoli, sia per quanto riguarda i tempi di consegna della merce, sia
per la qualità che non corrisponde alla mostra, suscitando le
proteste dei patroni delle tartane, che arrivano al porto di Crotone
per imbarcare7 . Inoltre i Gerace praticano su larga scala, specie
in momenti di carestia, il contrabbando8.
Oltre ad amministrare la proprietà, essi incettano, ammassano e
conservano il grano. Prodotto dai coloni il grano è al momento del
raccolto svenduto o consegnato dai coloni come pagamento per le
terre affittate e per i prestiti ottenuti9. Il cereale, che è
riposto nei magazzini dei Gerace fuori mura presso il convento dei
Cappuccini, è venduto al momento opportuno da Gio. Pietro ai
mercanti napoletani, che manderanno i patroni delle tartane ad
imbarcarlo a Crotone10, o è piazzato dallo stesso sul mercato della
capitale 11.
Sempre in questi anni i Gerace occupano alcune cariche
ecclesiastiche cittadine con Gio. Francesco che ottiene dapprima il
canonicato della SS. Annunziata nella chiesa di Crotone (1640) e poi
il cantorato (1662)12. Morto nel gennaio del 1683, succede nel
cantorato Gaetano Gerace, già canonico dei SS. Vincenzo e
Anastasio13, che terrà la terza dignità della chiesa crotonese fino
alla sua morte avvenuta il 24 gennaio 1688.
Le terre nei “Piani di Nao” che nella seconda metà del Seicento
costituiscono la proprietà fondiaria e la base della fortuna dei
Gerace a Crotone sono: Il Tenimento, La Casazza, La Gabelluccia, Li
Chianchi e Zappaturo, Scifo Nuovo, La Rocchetta e Li Chianchi;
affittate di solito tre anni a semina e tre anni a pascolo, si
estendevano per 114 salmate14.
Il palazzo dei Gerace
Poco dopo la metà del Seicento, i Gerace, nei contratti compare
il chierico Giuseppe15 che agisce per conto del fratello Gio.
Pietro, ampliano la loro proprietà immobiliare, acquisendo dapprima
presso la chiesa del monastero di Santa Chiara , “stricto mediante”,
le case di Paulo Spina ed il mulino di Omobono Leone.
In seguito, il 6 maggio 1669, Vittoria de Cicca seu Sacco vendeva
una casa palaziata a Giuseppe Gerace, costruzione che, ampliata e
trasformata in palazzo, sarà anni dopo donata dal Gerace al
sacerdote Gio. Domenico Trimboli; essa consisteva “in più e diversi
membri superiori ed inferiori ed era situata in parrocchia di Santa
Margherita e confinava con la casa che fu del q.m Giuseppe Tiriolo e
magazeno attaccati alla sagristia del monastero di S. Chiara”16. Nel
1675 Giuseppe Gerace proseguiva nell’allargare la proprietà,
comprando una casa palaziata “consistente in quattro membri
superiori e quattro bassi, e pozzo dentro e casaletto dietro dette
case”. La casa palaziata che era appartenuta a Lorenzo Siciliano a
causa dei debiti era stata messa all’asta per decreto della corte
vescovile; essa confinava con le case dello stesso Gerace ed il
monastero di Santa Chiara "stritto mediante nel loco d.to S.
Giorgio"17. Due anni dopo le clarisse per preservare la clausura
sono obbligate dal vescovo Geronimo Caraffa a comprare una casa
posseduta da Giuseppe Gerace e la quarta parte dei magazzini che
confinano con la casa, per farli demolire "in quanto per esser anche
superiore ricevono le monache grandissimo sospetto". Il Gerace vende
così alle clarisse la casa che sta unita alle sue e propriamente “la
cammara la più alta che sta vicino al monastero con li loro
bassamenti e quarta parte di magazeni” per ducati 15018.
Vendita delle proprietà dei Gerace
All’inizio del Settecento le proprietà dei Gerace a Crotone
vennero meno. Morto Gio Pietro Gerace subentrò il figlio Nicola.
Residente a Napoli, il 14.2.1702 Nicola venne a convenzione con
l'abbate Fabio Caracciolo, figlio terzogenito e prestanome del duca
di Montesardo, Giuseppe Antonio Caracciolo, al quale cedette le
terre situate a “Li Piani di Nao” senza patto di ricompra. Vendute
le terre dopo alcuni anni anche le case ne seguono la sorte.
Il 23 dicembre 1719 Francesco Cesare Berlingieri compra per ducati
850 da Silvestro Cirrelli procuratore di Nicola Gerace di Napoli un
palazzo in parrocchia di Santa Veneranda; esso è composto da “più e
diverse camere superiori, inferiori e bassamenti con cortile di
cantoni, scala di cantoni, con l’archi di cantoni, loggetta di sopra
con due altre casette, una con alto e basso con l’uscita avanti il
monastero delle RR. e monache di S. Chiara e l’altra casetta
consistente in due bassi e un superiore con l’uscita avanti la casa
di Ciriaco Tesoriero con un pozzo attaccato a d.e due casette al
vignano seu loggia grande scoperta del palazzo di Francesco Cesare
Berlingieri. Isolato per tre strade attaccato al palazzo e vaglio
scoperto del S. Cesare Berlingieri”19.
Poiché sul palazzo gravava un capitale di ducati 425 del beneficio
di San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi con obbligo di
pagare annualmente ducati 34, il Berlingieri sborsò in contanti la
metà del prezzo e per l’altra metà si impegnò a pagare il censo al
rettore del beneficio, che era il chierico Tommaso Gerace di
Napoli20, fratello del venditore Nicola Gerace.
Il 23 maggio 1720 il palazzo “isolato da tre strade, e dall’altra
parte che riguarda la porta della chiesa del monastero di S. Chiara
attaccato al vaglio scoverto del cellaro” del palazzo dei
Berlingieri è rivenduto da Francesco Cesare Berlingieri per ducati
740 a Natale La Piccola, parroco di Santa Margarita e prestanome del
cognato Domenico Mirielli, originario di Catanzaro21. Il La Piccola
utilizzò per pagare il palazzo in parte il denaro dato dal cognato
ed in parte si impegnò a corrispondere l’annuo censo al beneficio
sotto il titolo di San Francesco di Paola e di San Francesco
D’Assisi. Per tale motivo al tempo della visita del vescovo Anselmo
de la Pena troviamo che il beneficio senza altare e cappella sotto
il titolo dei SS. Francesco d’Assisi e Francesco di Paola della
famiglia Gerace esigeva un annuo censo di ducati 34 per capitale di
ducati 425 sopra una casa davanti al monastero di Santa Chiara, che
prima era stata di Nicola Gerace ed ora apparteneva di Domenico
Miriella22. Il prezzo della rivendita fu inferiore in quanto il
Berlingieri si trattenne due camere ed i bassi, che si affacciano
alle case di Ciriaco Tesoriero, ed il basso sotto la cucina del
palazzo che ha l'uscita davanti a Santa Chiara ed usufruì della
condizione di poter chiudere due finestre del quarto superiore,
dirimpetto alle sue camere, e di poter fabbricare una loggia o
solana scoperta ( "Possa Francesco Cesare e i suoi heredi fabricare
sopra la camera della cocina, che va annessa e connessa con detto
palazzo, una loggia o vero solana scoperta a spese proprie di calce
e legname tirandola da sopra il vaglio della cantina per tutta detta
cucina, ma con l'uscita piana dalle camere di d.o S. onde possa
abbassarla o alzarla secondo richiederà il bisogno, e l'uguaglianza
di detta loggia a spese proprie di calce e legname, e seguendo la
loggia sud.a il camino di detta cucina debba passarsi alla camera
scoverta a spese di detto Rev. Natale con l'uso a d.o palazzo del
pozzo che trovasi tra il vignano del quarto di basso di d.o palazzo
venduto e le due camere riservatesi per esso D. Francesco Cesare
"23.
Pochi anni dopo anche i figli di Giuseppe Gerace e Caterina
Scigliano cederanno le loro proprietà. Il 24 gennaio 1725 i fratelli
Gio. Battista, Onofrio e Raymondo Gerace e la sorella Francesca
Gerace, quest’ultima col consenso del marito Gio. Pietro Juzzolino,
vendono a Francesco Cirillo “una casa palaziata con alto e basso e
scala di pietra di dentro” situata in parrocchia di Santa Veneranda
e confinante con le case del compratore. La casa era pervenuta ai
Gerace come eredi del padre Giuseppe24.
Dai Mirielli ai Micilotto
Nel 1738 Domenico Mirielli vendeva per ducati 950 il palazzo che
era stato di Nicola Gerace al canonico Tommaso Capocchiani. Esso
risultava gravato dal capitale di ducati 425 con la sua annualità di
ducati 34 che matura ogni 26 maggio, dovuti al beneficio di San
Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi, e di ducati 120 con la
sua annualità di ducati 6 dovuti al marchese Berlingieri25. Il
palazzo passò prima del 1757 ai Micilotto; infatti in quell’anno non
risulta più tra le proprietà del Capocchiani26.
Antonio Micilotto fu “ mercante di panni ed altri generi di merci”,
originario di Catanzaro si accasò a Crotone. Nel catasto onciario
del 1743 egli risulta sposato con Lucrezia Pugliese ed abitante in
casa propria in parrocchia di Santa Margherita assieme ai numerosi
figli (Giuseppe, Dionisio, Susanna, Faustina, Catarina e Anna), alla
suocera Rosa Sculco ed alla serva Antonia Santagata27. Anni dopo il
figlio Giuseppe risulta proprietario del palazzo che era appartenuto
a Domenico Mirielli.
Da Giuseppe pervenne per eredità a Saverio Micilotto, il quale nel
1781 possiede un palazzo attaccato da una sola parte a quello che
era stato del defunto marchese Carlo Berlingieri28. Nel 1793 il
Micilotto aveva 31 anni e locava il suo palazzo vicino Santa Chiara,
composto da due quarti con bassi, in uno dei quali vi era un mulino.
Egli pagava ancora l’annuo censo per il capitale di ducati 425 al
beneficio della famiglia Gerace, il cui importo era però sceso da
ducati 34 a 2129. In seguito secondo lo Sculco il palazzo passò ai
Minasi e poi ai Morghen, i quali ne erano in possesso verso la metà
dell’Ottocento.
Note
1. I genitori di Ippolita Bruno promisero di dote ducati 200,
obbligando i loro beni, ANC. 229, 1651,22.
2. ANC. 229, 1657, 69.
3. ANC. 312, 1665, 45.
4. Durante la carestia, nella primavera del 1672, parte del grano
inviato da Crotone a Napoli via terra da Gioseppe Gerace al fratello
Gio. Pietro Gerace è predato dagli abitanti di Nicastro, ANC. 333,
1673, 63-65. Nel maggio 1675 Gio. Pietro Gerace immetteva in Napoli
da Crotone diecimila tomoli di grano, ANC. 253, 1675, 50.
5. E’ del 17 marzo 1683 una protesta di Lelio Manfredi contro
Giuseppe Gerace. Il Gerace alcuni mesi prima aveva avuto in prestito
dal Manfredi del grano, che doveva far caricare su una tartana per
Napoli, ma non lo aveva ancora restituito, ANC. 335, 1683, 16-19.
6. Gio. Pietro Gerace vende ad Ottavio Brancalli a Napoli del grano.
Giunte a Crotone le tartane per imbarcalo i patroni protestano
perché il grano che devono imbarcare non è della qualità pattuita in
quanto è umido e mescolato, ANC. 312, 1666, 146v-147.
7. Il patrone di una tartana ancorata al porto di Crotone protesta
perché mesi prima aveva comprato a Napoli da Gio. Pietro Gerace 1000
tomolate di grano ma gliene sono state consegnate solo la metà, ANC.
253, 1671, 46-47.Giuseppe Gerace deve consegnare 1000 tomolate di
grano che il fratello Gio. Pietro ha venduto in Napoli ai fratelli
Brancati. Giunta a Crotone la tartana inviata dai Brancati, egli ne
fornisce solo la metà, ANC. 334, 1679, 48.
8. Durante la grave carestia che imperversò nella primavera del 1668
Giuseppe Gerace fu carcerato per aver praticato il contrabbando di
grano. Per ordine del conte De la Garde, preside della provincia di
Calabria Ultra, egli fu rinchiuso per 10 giorni nel palazzo del
vescovo subendo molti “trapazzi” e fu rilasciato solo dopo che
sborsò “molta somma di denaro”, ANC. 334, 1675, 15.
9. Onofrio Gerace, figlio di Gio. Pietro, affitta delle terre a
semina a capo Nao al colono Tommaso Capocchiani, il quale dopo poco
muore. Il Gerace per rivalersi si impadronì allora di tutte le
vacche, i buoi e le terre seminate a grano del Capocchiani. Le
vacche le mandò a Napoli affinché il padre le vendesse, al tempo
della mietitura portò il grano nei suoi magazzini e dopo la raccolta
vendette i buoi parte in contanti e parte a credito, ANC. 659, 1715,
95.
10. Gio. Pietro Gerace, residente a Napoli, si impegna con il
negoziante napoletano Geronimo di Domenico per la fornitura di
20.000 tomoli di grano. Il grano sarà fornito dal fratello Gioseppe
ai patroni delle tartane che il Di Domenico manderà al porto di
Crotone nella misura di tomoli 4000 ogni 15 del mese. Il grano era
conservato “in horreis in loco ubi dicitur li Capuccini”di proprietà
di Gio. Pietro Gerace, ANC. 334, 1678, 216-218
11. Ai primi di giugno del 1668 Gioseppe Gerace noleggia la tartana
di Lorenzo Cafiero che si trova al porto di Crotone per imbarcare
2500 tomolate di grano da portare a Napoli, ANC. 313, 1668, 108.
12. Russo F., Regesto (33527), (44901)
13. Russo F., Regesto , (45224)
14. Prov. Caut. 362, f.74 (1723-24), ASN.
15. Giuseppe Gerace sposò Caterina Scigliano dalla quale ebbe i
figli Gio. Battista, Onofrio, Raymondo e Francesca, che sposò Gio.
Pietro Juzzolino. Morto il padre i figli ereditarono una casa
palaziata con alto e basso e scala di pietra in parrocchia di Santa
Veneranda che vendettero a Francesco Cirillo, ANC. 614, 1725, 9.
16. ANC. 497, 1706, 16-17.
17. ANC. 334, 1675, 26 -30
18. Non avendo i soldi le clarisse si rivolgono ai Paolotti,
ottenendo un prestito di ducati 150 all'8%, ANC. 334, 1677, 33v-
37r.
19. ANC. 665, 1738, 8-10.
20. Il chierico Tommaso Gerace fu rettore del semplice beneficio di
iuspatronato della famiglia Gerace senza altare e cappella eretto in
cattedrale a Crotone intitolato ai santi Francesco di Assisi e
Francesco di Paola, Acta cit., f.37, Anselmus cit., 84.
21. ANC. 660, 1720, 174-175.
22. Anselmus cit. , f. 43.
23. ANC. 660, 1720, 69 –74.
24. ANC. 614, 1725, 9.
25. ANC. 665, 1738, 7.
26. ANC. 857, 1757, 4 -9.
27. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 8.
28. ANC. 1391, 1781, 160.
29. Catasto Onciario Cotrone, 1793, ff. 123-124, 162v.

