[Storia di un palazzo e delle sue botteghe sulla piazza principale]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 26/1999)
Insegna dei Giuliano: “Un campo torchino con una
sbarra d’argento, in mezzo della quale sono tre ghiande verde, e
oro, sopra la sbarra una quercia frondosa, e sotto la sbarra un
leone d’oro”.
La casata Juliano o Giuliano
La casata Juliano è già presente a Crotone nella prima metà del
Cinquecento. Jacopo partecipa ai lavori di costruzione delle
fortificazioni di Crotone al tempo del vicerè Toledo e Gio.
Francesco Giuliano con Ortensio Labruto sono eletti, essendo sindaco
Horatio Catizone nel 1591/1592 . All’inizio del Seicento Ottavio
Giuliano è luogotenente del regio secreto e mastro portolano di
Crotone (1613)1 e Gio Francesco è sindaco dei nobili (1621/1622)2 .
I Giuliano fanno parte delle famiglie nobili del seggio di San
Dionisio e sono proprietari sia di alcune terre, su cui
edificheranno una torre, che tramanderà il loro nome (Piano della
torre di Giuliano)3 , sia di un insieme di case presso la piazza.
Essi inoltre conserveranno ancora alla fine del Seicento il
iuspatronato del beneficio sotto il titolo di S. Matteo Apostolo con
altare e cappella in cattedrale4.
Già poco dopo la metà del Cinquecento gli Juliano risultano
proprietari di alcune case e botteghe che si affacciano nella piazza
principale5. Essi rimarranno in possesso delle case e delle botteghe
con Hortentio , Jo. Francesco ed Alfonso.
Jo. Francesco estenderà la sua proprietà sulle case che erano
appartenute a Garetta Simurra in parrocchia di Santa Margarita. Le
sue case confinavano con le case di Hieronimo e di Gio. Battista de
Nola6 e con quelle dei Borghesio. Esse erano inoltre vicino al
“cortiglio vicinale detto del Caro” ed alla piazza7.
Dai Giuliano ai Bernale
Nell’agosto 1657 Alfonso Giuliano dona alla figlia Portia “una
continenza di case dove esso habita con detta sua figlia consistente
in quattro membri, uno bascio di sopra la sala et due camere
affaccianti alla piazza con due poteghe sotto, una locata a Cesare
Fenazanoce, un’altra pignorata a Lupo Leto, poste dette case nella
parocchia di S. Margarita, jux.a le case dotali di Mutio Bernale,
con l’istessa entrada di scala, cortiglio et puzzo nec non uno
palazzotto posto in d.a parocchia confine le case della R.a Dohana
affacciante sopra le poteche delli Barberi alla porta della città
confine un’altra casa simile promessa in dote a d.o Mutio Bernale
dopo la morte di d.o Alfonso”8.
Mutio Bernale, nobile facente parte del seggio di San Dionisio,
sposò verso la metà del Seicento Hippolita Juliano, figlia di
Alfonso, e divenne proprietario di terreni9, delle case dotali e di
altre case, che parte vendette, parte ampliò. Nel luglio 1665 egli
cede per ducati 55 ai coniugi Jo. Battista di Leo e Victoria Ferraro
una sua casa palaziata, consistente in un alto e basso e confinante
con le sue case dotali10; due annui dopo, nel 1667, acquista dalle
clarisse un vicino casaleno “mezo coperto et mezo scoperto”, che
confinava con le sue case e la casa di Laura Cizza11. Nel 1674 Mutio
Bernale dona due botteghe sotto le sue case, poste nella piazza in
parrocchia di Santa Margarita, e proprio le botteghe del Portone a
fronte del Seggio, una casa “in una camera con il suo basso” nella
stessa parrocchia, attaccata con la regia dogana ed un vignale al
figlio chierico Gerolimo, in modo che arrivato a 22 anni possa
ascendere agli ordini sacri. In cambio Gerolimo rinuncia ad ogni sua
pretesa sui beni materni e paterni in beneficio del padre e dei suoi
eredi. Gerolimo rinuncia inoltre a favore del fratello Domenico a
ogni diritto sulla eredità lasciata dal nonno Alfonso Giuliano, con
la condizione che per tutta la vita si abbiano da somministrare gli
alimenti alla signora Portia Giuliano, figlia di Alfonso. Qualora
Portia prendesse marito, Domenico dovrà consegnarle l’eredità a cui
ha diritto, come appare dalle disposizioni fatte in suo favore da
padre Alfonso 12. All’inizio del Settecento le case di Mutio Bernale
confinano con la casa consistente in un alto e basso, abitata da
Francesco Antonio di Perri, Emanuela e Petronilla Terrones e con la
casa che era stata di Antonio e poi di Carlo Tesoriero13 e poi
portata in dote da Lucrezia Tesoriero a Gregorio Avarelli, poi di
Antonio Avarelli14; sotto di esse sulla “Piazza Grande” vi è la
bottega delle clarisse15. Mutio Bernale tuttavia non vi abita; egli
infatti risiede in un palazzo composto da più e diversi membri
situato in parrocchia di S. Maria Prothospatariis16. Mutio Bernale,
padre di prete, morì l’otto giugno 170517.
Sempre in questi anni le case passano a Marino Bernale e sotto di
esse si apre sulla pubblica piazza la bottega di Ignazio Cirillo,
che è situata tra la bottega di Domenico Mirielli e quella di Diego
Pagallo18 e la bottega appartenente a Pietro Suriano che confina con
quella dell’Ospedale19.
Il palazzo dei Tronca
Le case passarono poi poco prima del 1720 ai Tronca, portate in
dote da Lucrezia Bernale.
Nel 1720 Diego Tronca , figlio di Lucrezia Bernale, possiede, oltre
ad alcune terre e vignali (Li Vartolilli, Vignale Spina Santa,
Vignale e Spataro, gabella la Manca di Sillano), anche la casa in
parrocchia di Santa Margarita20, casa che proveniva dai Giuliano,
legame che risulta anche dal fatto che Diego Tronca divenne anche
compatrone del semplice beneficio sotto il titolo di San Matteo
Apostolo della famiglia Giuliano, eretto nella cattedrale, divenuto
ormai privo di altare e cappella21 .
Nel 1729 il palazzo di Diego Tronca è già formato come si rileva da
un atto notarile22. Pochi anni dopo nel 1737 Didaco o Diego Tronca è
aggregato al seggio dei nobili di San Dionisio della città di
Crotone.
La famiglia dei Tronca, come si rileva dal catasto onciario del
1743, risulta formata dal nobile Diego di 41 anni, dalla sorella
Anna Maria di 44 anni, dalla madre vedova Lucrezia Bernale e dalla
zia Beatrice Tronca, entrambe settantenni; ci sono poi un servitore,
un servo, un soprastante di campagna ed una serva . Tutti abitano
nel palazzo in piazza, sotto il quale possiedono 5 botteghe, che i
Tronca affittano (una al nobile vivente e venditore di panni
Domenico Rodriques). La proprietà immobiliare dei Tronca comprende
inoltre “un altro membro inferiore a detta casa, dentro il vicolo
vicino la chiesa cattedrale”, due casette, una sotto e l’altra
vicino al Portone del palazzo, un magazzino attaccato al palazzo ed
un’altra casetta ed un basso dentro il vicolo della cattedrale;
tutte sono locate (una casa è data in fitto al vaticale Francesco
Morello ed alla moglie Francesca Caracciolo).
Sotto al palazzo dei Tronca, oltre alle cinque botteghe del
proprietario dell’immobile, vi sono due botteghe “per uso di
mercadanti” che appartengono al convento ed ospedale dei Buon
Fratelli di San Giovanni di Dio ed un’altra che si apre nella
pubblica piazza di proprietà di Francesco Antonio Suriano23
Possiede alcuni territori (la Bertolilla, la Conicella, vignale alla
Brica, vignale Spina Santa, giardino alberato per ortalizio e sena e
vigna vicino la Campitella, chiusa con vigne a Lampusa) ed alcuni
buoi, delle vacche, dei giovenchi e dei vitelli24.
Morto Diego Tronca le proprietà passarono agli eredi. Dal catasto
onciario del 1793 essi risultano in possesso del territori Li
Vertolilli e La Conicella, del giardino con orto presso la
Campitella e della chiusa a Lamposa. Inoltre affittano due case, il
magazzino, il palazzo ereditario, le cinque botteghe, che sono sotto
il palazzo, ed il mulino “macinante”25.
Nel palazzo situato in contrada detta “La Piazza Polita” oltre alle
cinque botteghe affittate dagli eredi vi era quella di proprietà del
monastero di Santa Chiara26 che era accanto alla spezieria del
fisico speziale Giuseppe Lettieri27
Essa era situata “in mezzo alla Piazza” e fu affittata
nell’Ottocento dapprima a Francesco Saverio Giglio e poi a Raffaele
Camposano28.
Note
1. ANC. 108, 1613, 111- 117.
2. ANC. 117, 1622, 59.
3. Il Piano della torre di Giuliano era situato presso la località
San Giorgio ed il vallone Li Cudi ed ancora alla metà del Settecento
nel luogo in località Volta della Torre di Giuliano vi era la torre
diruta, Acta cit, f.67; Anselmus cit., f. 112; ANC. 1129, 1767, 55-
56.
4. Acta cit., 1699, 28.
5. Jo. Battista Suriano vende al monastero di S. Chiara una apotheca
sita in platea pubblica sotto le case di Hortentio Juliano e
confinante con altre apoteche dello stesso. Il monastero tramite i
suoi procuratori affitta a B. Imperato di Napoli una “apotheca”
posta in piazza sotto le case e confinante con le botteghe di
Hortentio Juliano per ducati 8 annui a partire dal giorno di Santa
Croce, ANC. 15, 1578, 105.
6. Jo. Batt.a de Nola Molise, anche a nome del fratello il dottore
Hieronimo de Nola, afferma di possedere tra l'altro una casa
palaziata in parrocchia Santa Margarita “in loco ditto la ruga del
Caro juxta domos Jo. Fra.ci Juliani via pp.cas et cortile comune
vicinale cum scala lapidea”, ANC. 117, 1622, 31.
7. La casa dei Borghesio era stata prima di Colantone Pyrrone e poi
dei coniugi Miniscalco. I Miniscalco tentarono di rompere un muro
della loro casa che si affacciava dentro il “cortiglio vicinale
detto del Caro” vicino alla piazza e confinante con le case di
Garetta Simurra ma ne furono impediti. Passata la casa dai
Miniscalco ai Borghesio questi fecero rompere il muro facendovi una
finestra. Gio. Francesco Giuliano che frattanto era divenuto
proprietario della casa della Simurra bloccò i lavori ma poi, anche
per l’intervento di amici, permise ai Borghesio di tenersi la
finestra con la condizione però che rimanesse senza cantoni e che
potesse essere rinchiusa ad ogni sua richiesta. Anzi il Giuliano
concesse ai Borghesio di poter alzare il muro della loro casa sopra
la finestra in modo da andare a pareggio con la fresa della casa
contigua affacciante sopra il suo vignano in modo tale che “detta
fresa sia acqua fundente sopra detto vignano affacciante alle case
di Gio Domenico Villirillo e Salvatore Cimino, ANC. 117, 1622, 60
–61.
8. ANC. 229, 1657, 107-108.
9. Alfonso Giuliano ed i coniugi Mutio Bernale e Hippolita Giuliano
vendono il 3 dicembre 1650 a Jo. Francesco Mazulla metà della
gabella Il Passo Vecchio, ANC. 229, 1655, 26v.
10. ANC. 312, 1665, 39.
11. Avendo il monastero bisogno di urgenti ripari, le clarisse
vendono il casaleno per 36 carlini a Mutio Bernale ANC. 313, 1667,
147 –151.
12. ANC. 333, 1674, 61 - 62.
13. Nel 1675 Antonio Thesoriero vende per ducati 40 a Vitaliano
L’Amantea metà di una casa palaziata, composta da un alto “in uno
membro grande” ed un basso “con uno muro in mezo”. La casa del
Thesoriero confina con le case di Mutio Bernale e quella di Laura
Cizza. Il Tesoriero vende a L’Amantea la parte situata in
frontespizio all’ospedale, ANC. 253, 1675, 28.
14. ANC. 497, 1702, 25.
15. La bottega delle clarisse nel 1699 è affittata per duc. 8
all’anno; dal 1702 al 1704 per duc. 12 l’anno a Antonio Curvaia,
Acta cit., f.127; Platea S. Chiara 1702- 1704, f. 12.
16. Mutio Bernale possedeva inoltre alcuni casalini posti in
parrocchia di S. Pietro e Paolo, il giardino detto Li Pagani con
vigna , casetta e pila, il territorio di Gramati e un vignale in
località Vrica, Acta cit., 91, 137v; F. 1702, AVC.
17. Platea del Capitolo, 1704 e 1705, f.15.
18. Nel 1717, morto Ignazio Pirillo, la bottega passò al figlio
Giuseppe Cirillo, ANC. 612, 1717, 53.
19. Pietro Suriano possiede una bottega nella piazza sotto le case
di Marino Bernale, ANC. 497, 1708, 51.
20. Anselmus, ff. 41, 47, 51, 51, 86.
21. ANC. 1343, 1766, 50 –51.
22. Diego Tronca sopra il suo palazzo per capitale di duc. 100 per
istr. Di Not. Pelio Tirioli a 28 luglio 1729 deve al Capitolo annui
duc. 6, Platea del R.do Capitolo, 1731, f. 11v.
23. Catasto Onciario Cotrone, 1743, ff. 78, 277v.
24. Catasto Onciario Cotrone, 1743, ff.46, 49, 83.
25. Catasto Onciario Cotrone, 1793, ff. 37v – 38.
26. Le clarisse affittarono la bottega nel 1788 a Francesco Antonio
Le Rose per due anni per ducati 15 all’anno, Lista di carico, 1790,
f.11. Nel 1807 è affittata per duc. 16 l’anno, Platea S. Chiara,
1807, f. 8; nel 1817 per 6 anni a Francesco Saverio Giglio per 18
ducati all’anno. Il Giglio l’aveva ancora in fitto per lo stesso
prezzo nel 1833, Platea S. Chiara ,1823, 1833.
27. La spezieria fu affittata nel 1807 a Gaetano Profeta ma poi
ritorno al Lettieri che la teneva ancora in fitto nel 1823, Platea
S. Chiara, 1823.
28. Carte del monastero di S. Chiara di Crotone, s.d.

