[Il palazzo dei Montalcini presso il palazzo vescovile]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 41/2001)
Insegna della famiglia Montalcini: D’azzurro, al
monte di tre cime d’oro, movente dalla punta, il mediano più
elevato, i laterali sostenenti due leoni affrontanti dallo stesso,
tenenti con le branche anteriori un giglio d’oro, con tre stelle del
medesimo, ordinate in fascia nel capo.
I Montalcini sono già presenti a Crotone all’inizio del Cinquecento.
Montachino, o Montacino, Petruccio e Valerio partecipano ai lavori
di fortificazione della città. Alcuni anni dopo, nel 1571, troviamo
che Antonio Motalcini abitava in parrocchia di S. Nicola de Cropis e
Valerio Montalcini in parrocchia di Santa Maria. Scipione Montalcini
fu dapprima coadiutore del vescovo di Isola Annibale Caracciolo
(1591) e poi vescovo di Isola (1606-1609).
I discendenti di Annibale Montalcini
Da atti successivi si sa che il capitano Annibale Montalcini fu
eletto (1591) e sindaco dei nobili (1602). Procuratore speciale del
conte di Melissa Annibale Campitelli (1612), ebbe lo iuspatronato
del beneficio eretto nella cattedrale di Crotone sotto il titolo di
San Lorenzo, beneficio che precedentemente apparteneva alla famiglia
Contestabile1. Tra i suoi figli sono ricordati il capitano Mutio,
Lelio e Fabritio. Lelio Montalcini, figlio ed erede di Annibale,
sposò Vittoria Aragona d’Ayerbis2, fu sindaco dei nobili nel
1647/16483. Non ebbe eredi maschi ma solamente le figlie Joanna e
Lucrezia. Lucrezia detta Checa sposò il chierico Francesco Antonio
Peluso4.
Pipino e Montalcino
Le due famiglie Pipino e Montalcino, con i loro fautori, si
contesero a lungo il controllo dell’economia cittadina, del
patrimonio comunale e di quello ecclesiastico. A dire del
governatore di Calabria Ultra Lorenzo Cenami, giunto a Crotone nel
giugno 1623 per porre “rimedio alle fazioni ed inimicizie che
rovinano quella terra”, esse tramavano in modo che “la città resti
in discordie e in confusione per buscarsi per tal modo più
comodamente la vita e impedire che si possano conoscere e punire i
loro falli e rivedersi i loro conti e pagare il non poco che debbono
per le loro sindacature passate alla povera università”. Durante
queste lotte per il potere Valerio Montalcino ed i suoi fratelli,
sono ricordati Pompeo e Lelio, uccisero nel 1622 il capitano Pelio
Pipino. Dopo poco, nel marzo 1623, Fabio Pipino, figlio di Pelio, e
Giovan Jacobo Mendicino assassinarono Giovanni Montalcini, figlio
del capitano Annibale, che deteneva il cantorato, una delle cariche
più importanti dopo quella vescovile . Questi fatti di sangue,
preceduti e seguiti da ferimenti, scontri e risse, gettarono la
città nel caos. Gli aderenti alle due fazioni scorrazzavano,
trovando nei luoghi religiosi asilo e sicuro rifugio dalla
giustizia. I fuorusciti, che agivano in difesa dei Montalcino,
avevano fatto il loro quartiere principale nel monastero
dell’Osservanza, poco fuori la porta della città, mentre quelli che
sostenevano i Pipino si erano insediati all’interno dell’ospedale,
situato appena dentro la porta principale5.
I discendenti di Giovan Tomaso Montalcini
Jo. Thomaso Montalcino sul finire del Cinquecento sposò
Hippolita Lucifero, sorella di Fabritio, figlio ed erede di Pompeo
Lucifero, la quale gli portò in dote, tra le altre cose, 1500
ducati6. Ebbe i figli Valerio, Scipione e Giovan Francesco. Nel 1611
ricoprì la carica di sindaco dei nobili e nello stesso anno morì. Il
figlio Valerio sposò Anna Suriano. La sua pratica per le armi, oltre
che dai fatti accennati precedentemente, è avvalorata dal permesso
che ottenne dalla Regia Corte, all’inizio del marzo 1630, di “andare
armato di qualsivoglia sorte de arma”7. Nel 1650 morì lasciando
erede il figlio nascituro, che verrà battezzato il 22 marzo
dell’anno seguente con il nome di Antonio Valerio. Alla metà del
Seicento i Montalcini erano presenti con due casate: una abitava in
parrocchia del SS. Salvatore, l’altra in quella dei SS. Pietro e
Paolo. Quella situata in parrocchia del SS.mo Salvatore abitava
nelle case che erano state del fu Carlo Montalcino. Le case, o
palazzo, consistenti in più membri, confinanti da un lato con le
case di Jo. Leonardo Gabriele e dall’altro con le vie pubbliche, nel
marzo 1662 furono sequestrate e messe all’asta sulla piazza pubblica
di Catanzaro su istanza dei coniugi Vittoria Suriano e Domenico
Geronda contro Francesco Montalcini. In quello stesso mese il notaio
Tomaso Raneri ne prendeva possesso8, ma poco dopo risulta che esse
ritornarono ai Montalcini. L’altra era situata presso la chiesa
cattedrale ed il palazzo vescovile.
Antonio Valerio Montalcino
Antonio Valerio Montalcino, nato dopo la morte del padre,
abitava nel palazzo con stalla e casa terranea dei Montalcini,
situato in parrocchia del SS. Salvatore9.
Nel 1673 ricoprì la carica di sindaco dei nobili10. E’ questo il
periodo in cui i Montalcini furono protagonisti di un’altra
sanguinosa faida per il controllo del potere, che li oppose ai
Suriano. Pochi anni prima il 28 dicembre del 1663 sul far della sera
i chierici Alessandro Suriano, Fabritio Spina, Antonio Urzo, Antonio
Spina ed Odoardo Lopes, che erano rifugiati dentro la chiesa di San
Francesco d’Assisi, avevano teso un agguato al chierico cinquantenne
Francesco Montalcini ed al nipote, il chierico quarantenne Francesco
Maria Montalcino di Fabritio11; entrambi in comitiva con altre
persone al tramonto passavano a cavallo per la strada pubblica di
“Santo Francesco” davanti alla chiesa, “via ordinaria et più vicina”
per andare alla loro casa. Nell’occasione i Montalcini erano stati
malamente feriti da più colpi di archibugio esplosi dalla porta e
dall’interno della chiesa. La risposta non si farà attendere e nel
1674 Valerio Antonio Montalcino era incarcerato nel castello perché
assieme a Francesco Maria Montalcini era accusato dell’uccisione del
notaio di Santa Severina Giuseppe Lauretta12. Il capitano Valerio
Antonio Montalcini aveva una intensa attività economica con “molti
negotii cossi di denari et grani.. affitti di territorii cossi in
grano come in herba come di denari prestati.. grani a credito o ad
imprestito”13. Il “capitano de cavalli”14 e mastro di campo
possedeva sul finire del Seicento vaste terre (San Giorgio,
Brasimatello, Martorani, Margarita), alcuni magazzini fuori porta,
bestiame ecc15. Egli oltre al palazzo dove abitava in parrocchia del
SS. Salvatore, risulta proprietario anche dell’altro palazzo dei
Montalcini; quello cioè situato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo
nelle vicinanze della cattedrale e del palazzo vescovile, tanto che
quest’ultimo dalla parte dove apriva tre botteghe “rimira il palazzo
del S.r Valerio Antonio Montalcino”16.
Valerio Antonio Montalcini sposò il 19 marzo 1696 la vedova Giovanna
Nani, figlia di Giovan Nicolò e vedova di Donato Bianchi.
Dall’unione nacquero Anna, che andò sposa a Stefano Ricciulli,
barone di Parenti, Gregorio, Annibale, Lelio ed Orazio.
Gregorio Montalcini
Alla morte di Valerio Antonio le proprietà passarono al figlio
Gregorio.
Nel novembre 1721 ne risulta già in possesso. In quel mese egli,
infatti, fece accomodare e ricoprire dai capomastri fabricatori
Omobono Messina e Gerolamo Camposano un suo magazzino situato vicino
alla cattedrale ed attaccato al suo palazzo. Il magazzino, grazie
alla sua vicinanza alla porta della città, verrà dopo i lavori dato
in affitto ed utilizzato come quartiere per le truppe alemanne17.
Nell’anno seguente, 1722, Gregorio aumentò le sue proprietà,
divenendo feudatario del feudo rustico detto la Cerza o Giordano,
per “donazione” fattagli dallo zio Ferdinando Peluso18 . Nel catasto
Onciario di Cotrone del 1743 la famiglia del cinquantenne nobile
Gregorio Montalcini è composta dalla moglie trentasettenne Rosa
Barricellis e da quattro figli: Il chierico ventenne Lelio Maria,
convittore nel collegio Macedonio di Napoli, l’undicenne Annibale
Fedele, Orazio di nove anni e la quattordicenne Antonia Maria,
quest’ultima novizia nel monastero di Tutti i Santi di Squillace.
Gregorio risulta proprietario del palazzo patrimoniale in parrocchia
del SS. Salvatore (che è vuoto, in quanto il Montalcini abitava con
la famiglia a Taverna, dove svolgeva la carica di regio
governatore), di un comprensorio di case in parrocchia dei SS.
Pietro e Paolo, che locava a più persone, di altri immobili ( 2
casette, 2 magazzini, 2 botteghe, 1 mulino), di vasti territori ( S.
Giorgio, Zigari, Margarita, Furno con vignale delle Canne, Puzzo del
Furno con vignale di Falco, la Garruba) del feudo di La Cerza seu
Giordano e di numeroso bestiame (760 pecore, 38 vacche, 1 toro, 1
giumenta, numerosi buoi )19. A quel tempo il “palazzo locando” di
Gregorio Montalcini è descritto come “situato dirimpetto al
seminario in parocchia dei SS. Pietro e Paolo e vicino alla chiesa
cattedrale”. Sotto il palazzo si aprono alcune botteghe tra le quali
quella dei Cirillo, la quale affaccia alla cattedrale ed è “proprio
la quinta numeranda delle botteghe e bassi di detto palazzo dal
portone del medesimo di sotto al sopportico del palazzo vescovile
che attacca alla cattedrale”20.
L’undici giugno 1757 Gregorio, cosciente dei “gravi ed innumerabili
miei peccati che mi fanno tremare e temere”, fa testamento,
nominando eredi universali e particolari i suoi figli il canonico
Lelio, Annibale e Orazio, nati in costanza di matrimonio con la
moglie Rosa Barricellis. Tuttavia per salvaguardare i suoi beni da
una sempre possibile diminuzione, in quanto “l’oneste, e ben nate
famiglie si conservano, e si mantengono sinoche al sig.re piacerà,
con onestà e decoro sempre che tra i sogetti, che le compongono,
venga l’unione, e la concordia, per le quali si aumentano, o almeno
non si dimunuiscono li beni, che si lasciano, acciò con comodità
potessero vivere in quello stato, in cui il sign.r Iddio per sua
infinita misericordia l’ha fatto nascere, perciò considerando io, e
riflettendo a tutto ciò, ed alla perpetua conservazione della mia
famiglia”, istituisce su di essi un fidecommisso e pone la
condizione che dovesse succedere il figlio primogenito di suo figlio
Annibale, che nascerà in costanza di matrimonio con Teresa Lucifero,
attuale sua consorte e figlia del marchese di Apriglianello
Francesco Lucifero, quando arriverà all’età di anni 22. Tra i
numerosi beni lasciati da Gregorio vi sono il palazzo situato in
parrocchia del SS.mo Salvatore “da me testatore ristaurato,
abbellito, migliorato e ridotto in meglior forma,e dove al presente
abito” e “l’altro palazzo grande, che loco sito nella parrocchia dei
SS. Mi Apostoli Pietro e Paolo, vicino lo palazzo vescovile”21.
Annibale Montalcini
Sul finire del Settecento la famiglia di Annibale Montalcini,
erede del padre Gregorio, risulta composta dal fratello Orazio e dai
figli l’alfiere Gregorio, il cadetto Valerio Antonio, il chierico
Lelio Pasquale, Giuseppe e Raffaele. Egli mantiene ancora le vecchie
proprietà costituite dal feudo La Cerza, dalle terre di S. Giorgio,
Zigari, Margarita, Furno, Pozzo del Furno, Garuba, dal palazzo in
parrocchia del SS. Salvatore, dalla continenza di case, o palazzo,
nella parrocchia di S. Pietro, “che loca a più e diverse persone”,
da un giardino, due piccoli magazzini in parrocchia di S. Pietro, da
due botteghe in piazza, da un mulino macinante, da una casa e del
bestiame. A queste ha aggiunto alcuni beni provenienti dai luoghi
pii soppressi e precisamente i due terreni di Santa Chiarella e di
Ferrarella, che appartenevano al monastero di S. Chiara22. Allora
sotto il palazzo in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo vi erano
alcune botteghe: un magazzino o taverna di proprietà del convento di
S. Francesco di Paola, una bottega appartenente al Monte dei Morti
dell’Immacolata e la bottega di Dionisio Fonte23.
Note
1. Acta, cit., f. 34.
2. ANC. 310, 1664, 39-42.
3. ANC. 108, 1647, 87.
4. ANC. 635, 1710, 17 –18.
5. Volpicella L., Epistolario ufficiale del governatore di Calabria
Ultra Lorenzo Cenami, Arch. Stor. Cal., a.1°, 1912-13, p.511 sgg.
6. Nel dicembre 1594 i coniugi Gio. Tomaso Montalcino e Ippolita
Lucifero dovevano ancora conseguire da Fabritio Lucifero 1300 ducati
più alcuni interessi, ANC. 49, 1594, 312.
7. “Perché Valerio Montalcino della città de Cotrone ha fatto
intendere voler fare alcuni segnalati servitii alla regia corte in
captura de delinquenti, pero desiderosi che detti servitii vengano
in effecto l’havemo facto la p.nte con la quale sub verbo et fide…
volemo che possa liberamente practicare per tutto il p.nte Regno
purche non entri nella città de Neapoli soi borghi et casali et
ordinamo a tutti li officiali tanto regii come di baroni che li
diano… andare armato de qualsivoglia sorte de arma”, ANC. 49, 1630,
36.
8. ANC. 229, 1661,11.
9. Nell’ottobre 1674 la vedova Beatrice della Motta Villegas
possedeva un magazzino terraneo in parrocchia del SS. Salvatore e
confinante con la stalla di Valerio Antonio Montalcini e di fronte
al palazzo di Gio. Pietro Presterà e alle case dei Meza, ANC. 253,
1674, 50.
10. ANC. 253,1673, 24.
11. Il 18 giugno 1651 in cattedrale si riuniscono i confrati della
confraternita del Rosario. Tra questi vi sono Fabritio e Francesco
Maria Montalcino, ANC. 229, 1651, 43.
12. ANC. 333, 1674, 1.
13. Il 10 maggio 1693 il capitano Valerio Antonio Montalcino venne a
convenzione con Antonio Suriano. I due stabilirono di liberarsi di
qualsivoglia negotio tra loro havuti per tutto il tempo passato
insino al giorno di hoggi tanto per affitti di territorii cossì di
grano come in herba come di danari prestati l’uno all’altro overo
grani a credito o ad imprestito”, ANC. 337, 1693, 38 –40.
14. ANC. 336, 1691, 67.
15. Acta cit., ff. 72v sgg.
16. Acta cit., f. 72.
17. ANC. 661, 1722, 192v-193r.
18. ANC. 661, 1722, 64.
19. Catasto Onciario Cotrone, 1743, ff. 102-103.
20. ANC. 1063, 1744, 27 –29.
21. ANC. 1128, 1762, 64 –67.
22. Catasto Onciario Cotrone, 1793, ff. 2-3.
23. C. S. 1790, ff. 16v, 17.
Memoriale al Vicerè
Ecc.mo Sig.r D. Gio. Berardino Lauretta povero sacerdote et
Laura et Elisabetta Lauretta sorelle del sup.te humiliss.te
rapresentano a V. E. come havendo più et più volte dimandato Giust.a
al Reg.o Tribunale di Catanzaro contro Valerio Antonio et Francesco
Maria Montalcini, cossi per l’homicidio commesso in persona di Not.r
Gioseppe Lauretta fratello delli supp.ti, come anche per altri
delitti et protettione di banditi, non essendo mai possibile haverne
comp.a di giustitia il tutto S.re Ecc.mo per la sfacciata
protettione che tiene di detti Montalcini il Preside della Prov.a il
q.le essendo venuto in S.ta Severina li mesi passati dove si
ritrovavano li sup.ti et havendosi portato d.o Preside per camerata
il d.o Valerio Antonio Montalcini furono costretti li poveri sup.ti
buttarsi alli piedi del Preside cercando con lagrime giustitia, ma
fu invano mentre si tenne con se alla tavola il d.o assassino
passegiando innanti locchi cossi del povero fratello, come delle
povere sorelle sup.ti li quali spirati dallo spirito santo fecero
istanza allo Gov.re et Giudice di Cotrone, che mossi a pietà delli
sfortunati sup.ti prov.no alla caceratione delli di detti Montalcini
pre.li delinq.ti et sìè costato il d.o omicidio et altri delitti, et
perche li supp.ti al p.nte intendono che S. E. sia restata servita
per Coll.e rimettere d.a causa alla Reg.a Corte di Cotrone et si
vantano li detti di Montalcino che la causa alfine darà per
riconosciuta il caso d’appellatione del tribunale di Catanzaro,
sup.no per tanto V. E. In vi.bus Iesu Christi si serva ordinare, che
tanto li carcerati, quanto l’atti siano rimessi alla Vic.a o alla
giunta che senza dubbio non si sarebbe fatto da tribunale
partialissimo delli Montalcini, protestandosi li poveri sup.ti che
non dubitano della Reg.a Corte di Cotrone che s’è po. Con tanto zelo
et Giust.a, ma perche li detti di Montalcino sono homini potenti et
facinorosi et protetti dal Preside è certo Ecc.mo S.re che li poveri
sup.ti per cercar giust.a d’un fratello ucciso certamente stanno in
evidente pericolo della vita, tanto più che attualmente sta in
campagna con gente armata Scipione Montalcino homo homicidiario si
che ricorre a piede di V. E. et la supp.no far trasportarli
carcerati in Napoli che cossi haveranno il dovuto castigo li
delinq.ti supplicando anche e come Principe giusto e santo provedere
al pericolo evidente della vita delli sup.ti li quali tutti
sarebbero venuti a piedi di V. E. si alle povere vergine fusse stato
lecito et allo povero sacerdote la prometesse la salute che ha
perso, ma tutti tre li sup.ti stanno pregando a piede di un
crocifisso grande vita et salute a V. E. eligendo foro la Gran Corte
della Vicaria q.nus opus est ut deus. Humilissime schiave D. Gio.
Berardino Lauretta, Il segno della Croce della pp.a mano di d.a
Laura Lauretta sup.te Id.a. Il segno della Croce di pp.a mano di d.a
Elisabetta Lauretta sup.te Id.a. Datum in S.ta Severina decimo
tertio m.s octobris 1673. (ANC. 333, 1674, 3).
Al tempo della rivolta del Masaniello
Il 25 ottobre 1647 nella città di Crotone il sindaco dei nobili
Lelio Montalcino e il sindaco degli Onorati Giacomo Petrolillo
affermano “havere rec.to ordine dell’Ill.mo S.r M.ro di Campo Il
Marchese di Santa Caterina Preside et Governator delle armi in
questa Prov., continente che per haver havuto aviso dal Cap.n Mutio
Lucifero, che delli soldati naturali di q.sta città del repartim.to
a piede ve ni siano venti dui disarmati, li quali dovendo marciare
per ser.o di sua M.stà nelli pre.nti bisogni forsozi in la città di
Napoli, e necessario, che senza dilate alcuna siano armati et che
percio dovessimo quelli armare delle armi, che stanno nella Regia
Monit.necon comprarne però altri tanti di denaro univ.le et riponere
in quella et si bene la città non sia obligata al p.nte di novo
armare detti soldati, perche parte di quelli sono stati armati quali
sono l’infratti cossicome consta per più monstri che hanno dato et
puo certificare il tutto il S. sarg.te maggiore Martin Colas de
Alagon regio castellano di essa città il quale l’anno passato fe
recognit.e di dette armi per ord.e di S. E. et parte devono essere
armati dalli sindaci predecessori dalli quali furono eletti et
creati soldati in loco di altri morti, li quali doveano recuperare
li armi dalli heredi delli soldati morti et armare quelli che si
elessero cossi come anco fu ordinato dal d.o S.r castellano per
com.ne di detto Ill.mo S.r Preside Governator delle armi, tanto più
che al p.nte non vi è denaro univ.le cossi come è noto dal quale si
poterono comprar altri armi per reponersi ut s.a, nulla di meno per
obedir a d.o ord.e et per non impedirsi detto Real ser.tio et giache
li p.nti bisogni bnon permettono che di questo fatto si habbia
ricorso a superiori mentre si corre in fretta et non c’è tempo di
potersi haver tal ricorso cossi come si dice nel detto ord.e dal S.r
m.ro di Campo che originale si conserva in pede del p.nte atto, son
risoluti armare li d.i soldati d’armi della detta Reg. monit.e etiam
per preiuditio delle ragg.ni di detta città et con animo di
repeterli cessato sara l’urgenze p.nte bisogno che percio in n.ra
p.ntia fatta l’asser.e p.tta in p.ntia ancora dell’infratti soldati
p.nti et aud.nti consignarno l’infratti armi alli sott.i soldati li
quali quelli si recevirno et sono:
A Paulo de Oppido, uno archibugio et fiaschi.
A Nicolao Minardello, archibugio et fiaschi.
A Giovanni di Messina, archibugio et fiaschi.
A Gio. Fran.co di Franco, archibugio et fiaschi.
A Scipione Morano, archibugio et fiaschi.
A Jacinto di Napoli, archibugio et fiaschi.
A Mutio Montalcini , archibugio et fiaschi.
A Vittorio Amoruso, archibugio et fiaschi.
A Giando de Squillaci et per esso al sarg.te Fran.co Papasodaro,
archibugio et fiaschi.
Al caporal Masi di Perri, archibugio et fiaschi.
A Ciccio di Squillaci, archibugio et fiaschi.
A Diego Remutato, moschetto, fiaschi e fardiglia.
A Cicco Amoruso, moschetto, fiaschi e fardiglia.
A Mingo Zupo, moschetto, fiaschi e fardiglia.
A Ces.e Cardea, moschetto, fiaschi e fardiglia.
Ad Antonino Misciascio, archibugio e fiaschi.
Al sud.to sarg.te Fran.co Papasodaro se li sono stati consignati doi
moschetti con li fiaschi e fardiglie et uno archibuscio con fiaschi
per consignarli, uno moschetto e li fiaschi a Gio.e Rolle, un altro
moschetto con li fiaschi a Jacinto Cappello et l’archibuscio con li
fiaschi a Mingo Schipano.
Quali archibuggi et fiaschi et li sop.ti moschetti et fiaschi et
fardiglie furno consignati alli sudetti soldati et sarg,te della
compagnia del battaglione de Capitan Mutio Lucifero in virtù
d’ordine dell’Ill.mo M.ro di Campo Il Marchese di Santa Caterina
p.ntato alli detti Lelio Montalcino et Gio. Giacomo Petrolillo
sindaci di d.a città li quali subito fu obedito et fattoci
consignare da Mutio Scavello deputato et conservatore delli
moschetti et archibuggi della città per l’effetto contenuto in d.o
ordine med.e la persona del R.do don Gio. Giac.o Basoino suo nepote
p.nti detti soldati e sargenete segnati recipientino dette armi et
stante la receptione p.tta li p.tti Lelio et Gio. Giacomo sin.ci
liberarno detto Mutio Scavello per detti armi, et li fanno fini et
patto finale. Promettendono de più detti sindaci di osservare et
esseguire puntualmente l’ord.e di detto Ill.mo S.r Preside giusta la
sua continentia et tenore…” (ANC. 108, 1647, 79-80)

