[Dalle case dei Rosa al palazzo Grasso che fu ereditato dai Rizzuto e passò infine ai Morelli]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 21/1999)
Poco dopo la metà del Seicento Susanna Rosa era
proprietaria di alcune case situate in parrocchia di Santa Veneranda
“nel piano del regio castello”1 . In seguito esse passarono a Michel
Gio. Rosa e sul finire di quel secolo erano di Ciccia Capicchiano2.
Poco dopo divenivano proprietà di Antonio Grasso3 che nel 1720
possedeva le case che erano state dei Rosa, situate in parrocchia di
Santa Veneranda al largo del castello4.
Come risulta dal Catasto Onciario di Cotrone del 1743 il “cittadino
negoziante” Antonio Grasso di anni 57 ed il figlio “nobile vivente”,
il regio giudice a contratto Giuseppe di anni 29, erano tra i più
grandi possidenti di capitale e mercanti di grano della città. La
loro attività era quella del prestito ad interesse e di applicare il
denaro “in negozi di grani ed altre industrie”. Antonio e la moglie
Rosolia Cavalieri ed i loro figli Carmena e Giuseppe e la moglie di
quest’ultimo Beatrice Rinaldi vivevano assieme in una loro
abitazione, situata in parrocchia di Santa Veneranda5.
I Grasso fecero fortuna durante le carestie come quella che dal 1741
si prolungò fino al 17446.
Proprio in quelle sterili annate, nel giugno 1743, Antonio Grasso,
avendo intenzione di ampliare le sue case, poste al largo del regio
castello e confinanti stretto mediante alla casa dotale di Francesco
Maccarrone7, poiché gli occorreva del suolo pubblico per farvi una
scala, per poter accedere al progettato nuovo quarto superiore, ne
fece richiesta ai governanti della città. Gli ufficiali pubblici
portatisi sul luogo e visto che la strada era abbastanza ampia e che
la nuova costruzione non avrebbe recato alcun disturbo, decidevano
di concedere una striscia di terreno di palmi 14 di larghezza
davanti la casa, da iniziarsi dai muri della stessa, e di lunghezza
per quanto la casa si estendeva8.
Il palazzo Grasso
Tre anni dopo, nel 1746, iniziava la costruzione. A causa di
alcune difficoltà i lavori proseguirono per alcuni anni, tanto che
nel luglio 1751 il palazzo non era stato ancora terminato.
All’opera parteciparono i mastri muratori: Onofrio, Giuseppe e
Antonio Gerace, Bonomo Rocca e Tomaso Altomare; i mastri falegnami :
Bruno Lucà e Francesco Antonio Strina, il carcararo Domenico Arcuri
ed i manipoli Gaetano Leto e Dionisio Pasciari.
Al pagamento degli operai e del materiale da costruzione (pietra,
calce, arena, acqua, travi, tavole ecc.) si interessò soprattutto il
figlio di Antonio, Giuseppe Grasso. Quest’ultimo dichiarerà,
evidentemente per ostacolare la pretesa di altri sull’eredità del
palazzo, di aver speso fino al luglio 1751, oltre tremila ducati,
mentre il genitore non vi aveva messo nemmeno un tornese!
La spesa sostenuta da Giuseppe era stata così elevata, in quanto per
poter innalzare aveva dovuto rinforzare le mura, che costituivano le
vecchie case del padre Antonio, perchè disfatte e non adatte a
sorreggere il nuovo fabbricato9.
Morto il padre Antonio nel 1751(?), ereditò il palazzo il figlio
Giuseppe, regio giudice e un ricco mercante di grano proprietario di
tre magazzini, poco fuori la porta della città10. Giuseppe dopo
alcuni anni riprese ad ampliare l’edificio.
Poiché vicino al suo fabbricato, dirimpetto alle mura della città vi
era “un certo spiazzato o sia suolo vacuo, ed inutile per la città
di larghezza palmi venti e quarantadue di lunghezza”, volendo egli
fabbricare in tale luogo ed unirlo al suo palazzo, ottenne nel
dicembre 1764 la concessione dagli amministratori cittadini, previo
il pagamento di un annuo canone di ducati quattro e grana 50. Avuto
per maggior sicurezza anche il regio assenso e quello del comandante
della piazza e castello, egli ebbe così la possibilità di “potersilo
fabbricare e far fabricare a suo modo e piacere” e a “poter alzar
fabriche a parezza del cennato suo palazzo, venendo in tal forma
adorna e prospicua la strada”11.
Quattro anni dopo venivano rogati alcuni atti presso il notaio
Nicola Rotella tra Giuseppe Grasso da una parte e dall’altra il
sacerdote Epifanio Messina, erede del padre Luca, il nipote
Francesco Messina, erede del padre Salvatore, e Antonia Mirielli,
vedova di Luca Messina; quest’ultima con i figli Anna, il suddiacono
Salvatore e Saverio.
Con tali atti il Grasso, che vuole inglobare nel suo palazzo,
elevandole, alcune sue casette, si accorda con i vicini: gli eredi
Messina proprietari, per le loro rispettive porzioni, di un palazzo
situato in parrocchia di Santa Veneranda e Anastasia, confinante con
le case dell’eredi del fu Gaspare Cavaliere e situato “di rimpetto
alli regi muri, e d’un lato di rimpetto al palazzo del signor
Giuseppe Grasso”. Poiché tra il palazzo dei Messina ed il palazzo
del Grasso “li tramezza un spiazzo con alcune casette di esso Sig.
Grasso; e volendo questo fabricare in d.o spiazzo e redificare d.e
casette ed unire le fabriche con d.o suo palazzo in eguale altezza
del medesimo, o più a sua disposizione” poiché ciò recherebbe
pregiudizio al palazzo dei Messina, “occupandoli il lume ed aria
d’una finestra e d’un balcone di ferro”,
i Messina acconsentono alla richieste del Grasso, anche perché
questo si è dimostrato in varie occasioni loro benefattore. Essi gli
cedono perciò la servitù richiesta, con alcune condizioni, e cioè di
lasciare “libera la fenestra del portone, seu loggia, e tirare le
fabriche a dirittura della medesima fino al cantone di quella… e
lasciare quel vicolo della larghezza, che si attrova, ed anche della
stessa larghezza lasciare il vicolo alle fabriche di detto spiazzo
faciende”. In compenso il Grasso potrà costruire come vorrà ed
impedire la veduta del mare e dei monti e fare quelle finestre che
gli piacerà, il tutto però dopo aver sborsato ducati 15012.
Giuseppe Grasso morì prima del 178013, lasciando il suo palazzo al
nipote Giuseppe Rizzuto il quale, come si rileva dal Catasto
Onciario di Cotrone del 1793, alla fine del Settecento ne era in
pieno possesso.
Allora Giuseppe Rizzuto aveva 41 anni, possedeva un magazzino nel
luogo detto Le Forche e affittava alcuni membri e bassi del palazzo
che aveva ereditato dallo zio e dove abitava. Assieme al palazzo ed
al magazzino egli aveva ereditato i pesi che gravavano su di essi,
cioè il pagamento dei canoni annui per le concessioni dei suoli
avuti dalla università cittadina: “Non si devono dedurre l’annui D.
50 in virtù degli ordini del passato Vic.o Generale Pignatelli di
peso per tante messe lasciati dal qm. Gius.e Grasso fu suo zio sopra
detto Palazzo Ereditario di sua abitazione, perché detto peso di
messe furono fondate post Concordatum. E più deve pagare a questa
Uni.tà ogni anno grana 45 e sono per il Jus Soli di d.o palazzo, e
più per il Jus Soli di d.o magazino deve pagare a questa sud.a
Uni.tà altri grana 42”14 .
Descrizione del palazzo Grasso all’inizio dell’Ottocento
All’inizio dell’Ottocento il palazzo è ancora di proprietà di
Giuseppe Rizzuto, il quale tuttavia non vi abita.
Così è descritta la casa del Signor Giuseppe Rizzuto (3 agosto
1816): “Questo palazzo è situato nel miglior punto di aria di
Cotrone, perché sito alla piazza del castello, affacciante a mare, e
propriamente sopra la marina del porto:ciò che forma oltre la
salubrità una veduta deliziosa. Consiste in un piano nobile
superiore, ed un quartino di cinque stanze inferiore. Il piano
nobile è composto da tredici membri; sei delle quali hanno i
balconi, e finestre sporgendo sulla marina del porto: altra nella
piazza del castello, e le sale ed anticamere hanno la facciata a
ponente con un vasto orizzonte. Il quartino inferiore ha la sua
facciata a mare. Tiene un cortile assai dicente, e tutto a se, e
migliore di quello della casa Orsini. La scala è coperta agiata,
luminosa, e delle più belle che sono nelle case di Cotrone. Vi sono
moltissimi bassi da servire da stalle, e magazzini di proviste. Una
porzione di questa casa, ossia dell’appartamento nobile si abita dal
Giudice di Pace, che ne ha l’affitto a mese; l’altra porzione del
detto appartamento si abita dalla famiglia del Sig. Cosentini, che
ne ha l’affitto per uno anno. Questi possono cederne l’uso, perché
possono trovare in Cotrone altri locali adattati ai loro stretti
bisogni. Questa casa ha bisogno di una riattazione interna, dopo la
quale si renderà brillantissima, ma la riattazione è minore di
quella che necessita alla casa del S.r Orsini “.
Numero delle stanze componenti il piano superiore della casa del
signor D. Giuseppe Rizzuti.
Quarto di diritta abitato del Signor Giudice di Pace : Saletta,
Piccola Anticamera, Camera grande a pontone, un piccolo camerino per
passetto, camera grande di letto, retrostanza …
Quarto di sinistra abitato dal signor Cosentini : Sala, 1.a
Anticamera, 2.a Anticamera a ricevere, camera di letto con arcone,
1.a retrostanza, 2.a retrostanza, cucina grande.
Quatunque la detta casa fosse al presente divisa in due quarti pure
la stessa è suscittibile di tutte quelle mutazioni che si credono
necessarie. Vi sono molti bassi da adattare al bisogno del sig.
Sotto Intendente, vi è una commoda scala con portone. La detta casa
volendosi ingrandire si potrebbe commodamente fare col acquistare le
casette contigue del massaro Giuseppe Bruno voltando un piccolo arco
nel vicolo che le divide. (Nota. E situata in uno dei più bei siti
della città, vicino al castello. Ha un solo piano. Vi vogliono
diverse riparazioni interne)15
La famiglia dei Rizzuto
Rizzuto o Rizuto a Crotone sono già presenti alla metà del
Cinquecento con Marco Antonio e Bernardino. Essi allora abitavano in
parrocchia di S. Nicola deli Cropi.
Sul finire del Seicento troviamo di fratelli Domenico, Giuseppe,
Lucrezia e Margarita.
Domenico si sposò con Elena La Nocita, abitò in parrocchia dei SS.
Pietro e Paolo ed ebbe come figli Michele e Giovanni. Il mastro
Michele Rizzuto alla morte del padre continuò ad abitare nella casa
che era stata del genitore16.
Giuseppe fu canonico e rettore del canonicato sotto il titolo di San
Vincenzo e Anastasio, possedeva alcuni magazzini dirimpetto la porta
della città ed una vigna. Abitava anche lui nella casa in parrocchia
di SS. Pietro e Paolo. Fu ministro e consultore della chiesa del Pio
Monte de morti dei Pii Operari e tutore del nipote Giovanni.
In tale veste compare in un atto rogato il 26 gennaio 1724 presso il
notaio Pelio Tiriolo. Con tale atto il guardiano ed i frati del
convento di San Francesco d’Assisi di Crotone cedono al canonico
Giuseppe Rizzuto, in qualità di tutore del nipote Giovanni Rizzuto,
quest’ultimo figlio ed erede del fu Domenico Rizzuto, due case
matte. Le case vengono descritte come unite insieme e situate in
parrocchia di Santa Veneranda ed Anastasia e confinanti con la casa
palaziata dei coniugi Isabella Rogano e Leonardo Messina17,
dirimpetto la muraglia della città. Le case matte erano pervenute al
convento per lascito del fu frate del convento Angelino Ximenes, ma
esse non portavano utile, in quanto le pigioni che fruttavano, non
erano sufficienti nemmeno per le riparazioni. Non avendo gli
Asturelli denaro contante, ottengono di entrare in possesso delle
case impegnandosi a pagare in perpetuo ducati quattro al convento18
.
Alcuni anni dopo, poiché sia i Rizzuto che i confinanti Messina
vogliono elevare le loro abitazioni, per non dare origine a liti,
raggiungono un accordo. Nel 1741, Giuseppe e Giovanni Rizzuto da una
parte e Felice Messina, con i suoi fratelli e sorelle, dall’altra
impegnano se stessi ed i propri eredi e successori. Sia i Rizzuto
che i Messina potranno alzare le loro case, costruendo nuove camere
senza essere impediti, anche se la nuova costruzione occupasse “la
vista e lume per obliquum” dei vicini19. Due anni dopo i Rizzuto
possedevano la casa di loro abitazione e le due case matte
attaccate20.
Alla fine del Settecento troviamo Domenico, Antonio e Giuseppe
Rizzuto.
Il canonico Domenico fu rettore del canonicato dei SS. Filippo e
Giacomo in cattedrale, procuratore del monastero di Santa Chiara e
del seminario.
Il palazzo dei Rizzuto da Giovanni passò ad Antonio, il quale ancora
alla fine del Settecento pagava su di esso il canone di ducati
quattro annui al monastero dei conventuali di San Francesco
d’Assisi21.
Sempre a quel tempo parte del palazzo e precisamente la parte
sottostante era stata data in affitto22.
Giuseppe, proprietario del palazzo che era stato di Giuseppe Grasso,
fu sindaco del popolo nel 1780. Acquistò nel 1785 dalla Cassa Sacra
la gabella Palumbara che rivendette quasi subito ad Antonio Marzano.
Le vicende del palazzo Grasso nell’Ottocento
Il palazzo, o casa, ereditato da Giuseppe Rizzuto in una pianta
della città del Genio Militare del 1872 è indicato come palazzo
Cosentini e confina da una parte con il piano del castello e
dall’altra con il palazzo dei Lucifero. Sul finire dell’Ottocento
esso fu ampliato e ristrutturato dai Morelli, i quali si
appropriarono della confinante strada pubblica e di case vicine
(architetto Salvatore Bianciardi – 1885).
Note
1. La chiesa parrocchiale di Santa Veneranda e Anastasia esigeva
sulle case che furono di Susanna Rosa un annuo censo di carlini 14 e
grana 4 per istrumento stipulato dal notaio Isidoro Galasso il 27
luglio 1660, Anselmus de la Pena, cit., f. 62, AVC..
2. Acta cit.,f.117v, AVC.
3. I fratelli Antonio, Ignatio e Caterina Grasso erano figli di
Laura La Nocita, ANC. 707, 1718, 21.
4. Anselmus cit., f. 62, AVC.
5. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 34.
6. I Grasso assieme a Berardino Suriano, Francesco Antonio Sculco ed
a Pietro Zurlo risultano nel 1743 i maggiori proprietari di grano,
ANC. 793, 1743, 2-4.
7. Morto Francesco Maccarrone, la casa passerà alla vedova Minerva
Letterio. Essa era situata vicino al largo del regio castello, in
parrocchia di Santa Veneranda ed Anastasia e confinava stretto
mediante con le case di Antonio Grasso da una parte e stretto
mediante dall’altra con quelle degli eredi di Salvatore de Messina,
ANC. 857, 1754, 229.
8. ANC. 854, 1746, 46.
9. ANC. 1124, 1751, 41 –43.
10. Giuseppe Grasso pagava ogni metà di agosto per ogni magazzino
carlini 12 di censo per il “jus soli” alla mensa vescovile come da
istrumento del notaio Antonio Asturi del 25 agosto 1742, Platea
Mensa Vescovile, Cotrone, 1780, f.19.
11. ANC. 1128, 1765, 79 –81.
12. ANC. 1129, 1768, 180 –186.
13. Platea Mensa vescovile , Cotrone, 1780, f.19.
14. Catasto Onciario Cotrone 1793, f.87v.
15. Intendenza opere pubbliche Busta 64 , F. 1086, ASCZ.
16. Acta , f. 72, AVC.
17. La casa palaziata dei coniugi Isabella Rogano e Leonardo Messina
era in parrocchia Santa Veneranda e confinava con le case dell’eredi
del fu Domenico Rizzuto, le case di Leonardo e Giuseppe Scarriglia
via pubblica e altri confini, ANC. 614, 1726, 37.
18. Atto del notaio Tirioli, Cotrone 26, 1, 1724, AVC.111.
19. ANC. 666, 1741, 126.
20. Catasto Onciario Cotrone 1743, f. 120.
21. D. Antonio Rizzuto per canone sopra la casa in parrocchia di S.
Veneranda, deve in febbraio an.i D. quattro, Lista di Carico, 1790,
f. 38, AVC.
22. Antonio Rizzuto loca alcune casette sotto il suo palazzo,
Catasto Onciario, Cotrone, 1793, 8v.

