[Il palazzo dei Pagano in località La Palma]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 3/2000)
Il 16 agosto 1677 Gio. Francesco Pagano nominò
per testamento, fatto per mano del notaio Pelio Tirioli, erede
universale e particolare, sua vita durante, sopra tutti i suoi beni
il figlio chierico Gio. Battista Pagano ed alla sua morte l’eredità
“con tutti raggioni et attioni” doveva passare ai fratelli Stefano
ed al chierico Domenico Labrutis, figli di Mosessa Pagano, e ai loro
eredi e successori. Tra i vari beni vi erano le case dove egli
abitava, poste in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis,
“insulatas in frontespicio domus haeredum qm. Capitanei Mutii
Luciferi, strata mediante, domos Fabritii Luciferi”. Sempre dal
testamento si ricava che pochi anni prima le case erano state
elevate. Il testatore dichiarò infatti che negli anni precedenti la
signora Ippolita Suriano, per fargli cosa gradita, gli aveva
concesso di poter fare tre finestre, che si affacciavano nell’orto e
casaleno del nipote Fabritio Lucifero, ponendo la condizione che se
in seguito il nipote avesse voluto alzare e fabbricare i casaleni e
l’orto, per farne una casa o delle abitazioni, il Pagano avrebbe
dovuto chiudere a sue spese le tre finestre, mentre il Lucifero, per
appoggiare la nuova costruzione alle case dei Pagano, era tenuto a
pagare a quest’ultimi la metà del muro1. Prima di morire Francesco
Pagano lasciò al nipote Nicola Labrutis il suo “letto con la
trabacca di ferro con tre materazzi et una cortina nova” ed alla
figlia Lucrezia dei diritti sui mobili di casa e la promessa delle
sue case grandi in Piscaria come dote di maritaggio. Egli inoltre
istituì anche un legato a favore del beneficio in cattedrale di
juspatronato della famiglia Labrutis, senza altare e cappella, sotto
il titolo di Santa Maria degli Angeli, assegnando un capitale di
ducati 5602. Morto Gio. Francesco Pagano, divenne erede particolare
ed universale il figlio chierico Gio. Battista il quale venne così
in possesso del palazzo paterno, composto “in più e diversi membri
sito e posto in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis”, di
alcuni casilini, situati in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, del
“ius presentandi rectore” alla celebrazione di due messe la
settimana, aggregate al beneficio della famiglia Labrutis, e di
varie altre rendite ed entrate. Il chierico coniugato continuò ad
abitare nel palazzo paterno. Nel marzo 1690, col consenso della
sorella Lucrezia, vendette per “ alcuni urgenti bisogni” un vicino
“casaleno con alcune mura dirute et una camera con mura comuni con
puzzo, situata in parrocchia di Santa Maria Prothospathariis e
confinante con le case che erano state di Martino e con la casa di
Pietro Giovanni Macrì e Geronimo Syllani3. In seguito, all’inizio
del 1701, essendo già morto il fratello Stefano, il chierico
Domenico de Labrutis, infermo di corpo, affinché dopo la sua morte
non nascessero discordie, fa testamento e, non avendo alcun parente,
nomina erede universale e particolare il reverendo Marco Antonio
Benincasa “sopra tutti i suoi beni mobili e stabili, raggioni et
attestationi” e quindi anche sull’eredità lasciatagli dal defunto
Gio. Francesco Pagano ed al momento detenuta da Gio. Battista
Pagano, dichiarando che questa eredità gli fu lasciata “ad altro
fine” se non che il detto qm. Gio, Francesco Pagano non gli aveva
restituito la dote di sua madre la fu Mosessa Pagano4. Nel novembre
dello stesso anno 1701, Gio. Battista Pagano per sfuggire al fatto
che dopo la sua morte l’eredità sarebbe passata ai Labrutis, “donò”
tutto ciò che possedeva, palazzo, casaleni, gabelle, annue entrate,
ius presentandi, proprietà, ragioni ecc., a Mutio Bernale, ponendo
la sola condizione “che sua vita durante il detto Gio. Battista
donante dovesse abitare in detto palazzo ut sopra donato ove al
presente abita”5.
Dai Pagano al vescovo Rama
La donazione tuttavia venne subito impugnata e nel 1702, morti
sia Domenico de Labrutis che Gio. Battista Pagano, il palazzo è di
proprietà del sacerdote Marco Antonio Benincasa di Mesoraca, erede
dei Labrutis6. Infatti quest’ultimo7 come erede universale del e
particolare del qm. Domenico de Labrutis possiede “un palazzo
isolato consistente in più e diversi membri superiori, mezani et
inferiori con cortile e scala di pietra”, sito e posto in par. S.
Maria vicino al palazzo, del signor Antonio Castiglia via pubblica
mediante; il medesimo palazzo che a suo tempo appartenne a Gio.
Francesco Pagano8. Il palazzo dei Pagano, passato così al Benincasa
è dapprima da questi dato in fitto, finchè alcuni anni dopo, il 24
marzo 1706, è venduto “per alcune sue occorrenze” al vescovo della
città Marco Rama per ducati 680. Il vescovo versò subito al
venditore la metà del prezzo, mentre l’altra metà si impegnò a
pagarla nel giorno di San Giovanni dell’Agli, cioè il 16 maggio
prossimo venturo dello stesso anno 1706. Le due parti inoltre
convennero che poiché il palazzo era affittato, la terza che
maturava a Pasqua sarebbe stata intascata dal Benincasa, mentre le
restanti andavano in beneficio del vescovo9.
Dal seminario al Beltrani
In seguito passò al chierico Dionisio Rama e da questo fu
venduto al seminario. Durante il periodo in cui esso appartenne al
seminario, nelle sue vicinanze fu costruita la chiesa di San
Vincenzo Ferreri. Infatti il 25 marzo 1736 Michele del Castillo,
erede del padre Antonio, vendeva per ducati venti a Leonardo di
Cola, con la condizione di potervi solo costruire una chiesa, una
striscia di terra di palmi 60 per palmi 30 del suo “abile seu
casaleno” confinante con la chiesa di Santa Maria Prothospatariis,
la casa detta La Palma e la casa del pio seminario e strada pubblica
mediante il palazzo del decano Filippo Suriano. Il terreno su cui
sorgerà la chiesa di San Vincenzo Ferreri è così descritto : di
lunghezza ” principiando dal pezzo di muro davanti la chiesa di
Santa Maria e per dritto a correre verso il palazzo del seminario” e
di larghezza “principiando dal pezzo del muro della strada pubblica
confine il palazzo del decano Suriano a correre per dritto verso
detta casa della Palma”10. Il seminario lo affittò ad Agostino
Beltrani di Strongoli, sacerdote e cappellano della reale cappella
di San Dionisio nel regio castello, il quale nel gennaio 1741 comprò
da Michele del Castillo il rimanente delle terre, facenti parte del
casaleno detto La Palma, situate tra la nuova chiesa di San Vincenzo
Ferreri ed il palazzo appartenente al seminario. Tale acquisto fu
motivato “per impedire e levare le sporchizie vi stanno buttate e
tuttavia buttano li vicini di quella per le quali vien costretto
detto Sig. Beltrano a non poter abitare in detto palazzo di detto
pio seminario”11. Due anni dopo il Beltrani ampliava le sue
proprietà comprando dall’educanda Laura Antinori una vicina casetta
confinante da una parte con la casa che era stata di Mimmo Suriano
ed ora era di Domenico Petrolillo e dall’altra il palazzo dei figli
ed eredi del fu Oratio Zurlo, stretto mediante12. Poco dopo la Corte
vescovile di Crotone, accogliendo la supplica del rettore e
governatore del seminario Felice Messina, il quale faceva presente
che il palazzo era “poco profiguo et utile al detto Pio seminario
per avere continuo bisogno d’acconci di fabrica et legname”,
accosentiva la sua alienazione. Fatto valutare da esperti mastri
muratori e falegnami il palazzo fu stimato del valore di 900 ducati.
Con atto notarile del quattro marzo 1748 il rettore e governatore
del seminario lo vendeva all’inquilino Agostino Beltrani. Il
compratore consegnava subito in contanti in monete d’oro e d’argento
ducati 500, mentre gli altri 400 rimanevano come capitale infissi
sopra il palazzo al 4%, con la possibilità per Beltrani di
affrancarli in due volte a ducati 200 alla volta. Finché
l’affrancazione non fosse avvenuta, egli era tenuto a versare il
quattro marzo di ogni anno al seminario ducati 16. Il palazzo è così
descritto: situato in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis,
“isolato di tutte quattro strade proprio dietro la chiesa di San
Vincenzo Ferrerio strade pubbliche mediante colli palazzi de sign.ri
Castillo, sign. Zurli et le case di Domenico Petrolillo… consistente
in cortile di cantoni, bassamenti, scala di cantoni, pozzo, e più
camere a due abili cioè mezani et superiori”13. Il Beltrani, che
coprirà a lungo la carica di cappellano del castello e farà fortuna
soprattutto “praticando” la professione di medico e facendo
l’usuraio , vi abiterà per molti anni.
Nel 1770 il cappellano del regio castello, l’ottantenne Agostino
Beltrani, è ancora proprietario del palazzo che è isolato e consiste
in più e diverse camere superiori inferiori e loro bassi con portone
e scala entro questo di cantoni, e confina con la chiesa di San
Vincenzo Ferreri e vie pubbliche14.
(Giuseppe Zurlo di anni 43 possiede una casa che comprò dal qm
Agostino Beltrami (Catasto 1793, f.75)
Note
1. Atti del beneficio di S. Maria degli Angeli, Arch., Vesc.
Crot.
2. Il beneficio di S. Maria de Angelis aveva l’onere di una messa
alla settimana per fondazione e due altre anche alla settimana per
legato di Francesco Pagano, Acta cit., f.31v; Anselmus cit., f.80.
3. ANC. 336, 1690, 45-46.
4. ANC. 497, 1701, 77-79.
5. Atti del beneficio di S. Maria degli Angeli, AVC.
6. ANC. 497, 1702, 40v.
7. Marcantonio Benincasa sottocantore della chiesa cattedrale di
Crotone e procuratore del reverendo Gio. Tommaso Greco di Mesoraca,
subaffittatore delle terre della badia di Corazzo in territorio di
Santa Severina e di Crotone. Nel 1692 abitava nel palazzo di
Annibale Berlingieri, ANC. 336, 1692, 13-16; 470, 1697, 32-33;
Rettore del beneficio di S. Maria del Mare e San Leonardo, con
altare e chiesa propria, Acta f.40, Anselmus f. 90.
8. ANC. 497, 1702, 40v.
9. ANC. 497,1706, 8-9.
10. ANC. 665, 1736, 45-47.
11. ANC. 911, 1741, 6-7.
12. ANC. 911, 1743, 133-140.
13. ANC. 667, 1748, 32-34.
14. Il 31 ottobre 1770 il Beltrani ottiene un prestito di ducati 50
dal castellano Giuseppe Friozzi sopra il suo palazzo, ANC. 917,
1770, 63.

