[Il palazzo dei Petrolillo nel luogo detto il Cutetto]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 38/2000)
La casata dei Petrolillo è già presente a Crotone
all’inizio del Cinquecento con Lionetto, Minico e Matteo. Poco dopo
la metà di quel secolo la casa di Francesco Petrolillo era situata
in parrocchia di San Nicola deli Cropi e confinava con la casa di
Ottaviano Suriano e con quella di Gio. Ramundo Foresta. Nel Seicento
i Petrolillo fanno parte delle “famiglie del popolo”1.
Per tale condizione alcuni appartenenti ascesero alle maggiori
cariche pubbliche. Ricordiamo i sindaci del popolo: Julio Cesare
(1623), Francesco Antonio (1633), Gio. Giacomo (1647/1648) e Pelio
(1669,1674,1679). In tale secolo i Petrolillo occuparono posti di
rilievo anche a livello ecclesiastico con i canonici Gio Geronimo,
Gio. Francesco (nel 1630 fondò un monte di maritaggi), Gio. Battista
, Leonardo (sacerdote)
Le case alte dei Petrolillo
Le case “alte” di Marco Antonio e Gio. Francesco Petrolillo
erano situate in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis al
confine con quella di San Pietro e confinavano con quelle abitate
dall’arcidiacono Mutio Suriano e dal fratello Antonio, figli ed
eredi dell’abbate Gio. Pietro Suriano2. Esse poco dopo la metà del
Seicento erano particolarmente malridotte come si rileva da un
reclamo fatto da alcuni abitanti del luogo, i quali, temendo un
crollo delle abitazioni dei Petrolillo sulle loro, protestarono
vivacemente.
Il 28 settembre 1667 Laura Marturano, Antonio Fernandes, Lucrezia
Squillace ed altri, si recarono con un notaio alla porta della casa
dove abitava il chierico Gio. Francesco Petrolillo e lo chiamarono
più volte, ma invano. Alcuni inquilini infatti risposero che non
c’era. Nonostante la sua assenza, i convenuti vollero che fosse
steso un atto pubblico, dove dichiararono che poiché essi abitavano
nelle vicinanze delle case del Petrolillo ed essendo queste più alte
delle loro “et quasi sfatte, patiscono molto pericolo di cascare
conforme dissero esser stato confirmato da mastri fabricatori et
ocularmente si vede per il che patirebbero molto danno et interesse
essi asserenti cascandono le mensionate case di Petrolillo sopra
l’istesse d’essi constituti li quali havendono più e diverse volte
rechiesto al mensionato Petrolillo che vogli dar reparo a detta sua
casa non ha curato ne cura quelle riparare non havendo reguardo al
grosso interesse che cola cascata di d.a casa verrebbero a patire
essi asserenti e perché già sta approssimando l’inverno et tanto
magiormente le mensionate case di Petrolillo per esser cossì
destrutte cola tempesta de tempi che spesso sogliono essere
nell’inverno di facile potrebbero patir pericolo”, già da ora si
riservano di far pagare al Petrolillo tutti i danni3.
Non passa molto tempo che, questa volta su richiesta del chierico
Antonio Petrolillo, nei primi giorni del maggio 1670 viene
effettuata una perizia da alcuni mastri fabbricatori su una vicina
abitazione situata nel luogo detto “Il Cutetto” e confinante con le
case del Petrolillo e con quelle di Antonio Suriano. In tale
circostanza i mastri Andrea Messina e Giulio Lucifero, recatisi sul
luogo, testimoniarono che “duoi muri di detta casa sonno fabricati
di creta antichi, e minacciano evidentemente rovina della parte di
detta casa di detto monasterio, et alla cascata succederà far danno
notabile, tanto ad esso Clerico Antonio, quanto al suddetto S.r
Suriano, oltre che sarà pericolo di morte, Dio Guardante, di persone
che abitano le suddette case”4.
Il palazzo di Antonio Petrolillo
In seguito la casa del monastero verrà acquisita da Antonio
Petrolillo ed andrà a far parte del costruendo palazzo. Per tale
acquisto il Petrolillo pagherà un annuo censo enfiteutico di carlini
16 sopra il suo palazzo ai frati del convento di Gesù e Maria di San
Francesco di Paola5.
Il chierico Antonio Petrolillo, piccolo proprietario terriero ben
inserito nel governo della città e nel mercato del grano,
proprietario di alcune gabelle in località “Spataro”, “Li Cudi” e
“Santo Stefano”6, abitava in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis, al limite con quella di S. Pietro, assieme alla
moglie Beatrice Bisanto7 ed ai suoi figli. Le sue case confinavano
con due case “dirute del beneficio della famiglia Petrolillo eretto
in cattedrale senza altare e cappella sotto il titolo di Santa Maria
de Jesu e con le case di Pietro Suriano8 .
Nell’ottobre 1708 egli era ancora vivente e la sua dimora confinava
con il palazzo che da Pietro Suriano era passato ai figli ed eredi,
cioè il chierico Francesco Antonio e Giuseppe Suriano9.
Nel novembre dell’anno dopo il palazzo ed i beni di Antonio
Petrolillo erano già passati alle figlie, Prudenzia, Vittoria e
Lucrezia ed al figlio il canonico Gio. Battista10. La prima andò
sposa a Bruno Carvello di Rocca di Neto, la seconda al napoletano
Tommaso Capuano, la terza al governatore di Cutro Pietro Greco, il
quarto fu canonico e rettore del beneficio di Santa Maria de Jesu
della famiglia Petrolillo. Ben presto sorsero gravi contrasti e liti
tra gli eredi11 e si arrivò alla spartizione dell’eredità. Il
palazzo dei Petrolillo, situato in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis, fu così diviso a metà.
Il palazzo degli eredi di Antonio Petrolillo
Il 23 aprile 1711 su richiesta dei coniugi Bruno Calvello e
Prudenzia Petrolillo i mastri Isidoro Messina e Giuseppe Gerace
procedevano alla divisione del palazzo consistente in due quarti
degli eredi di Antonio Petrolillo e che fino ad allora era stato
posseduto in comune ed indiviso dai due coniugi e dagli altri due
coniugi Pietro Greco e Lucrezia Petrolillo. Il quarto, abitato dai
coniugi Greco, era costituito da più membri, ”cioè metà della sala
con due bassamenti, Ante camera con due bassamenti, il camerino
sopra il portone, casa di Rosa hoggi per cucina del medesimo, con
due bassamenti, casa dove habita hoggi Rosa con uno bassamento, casa
del Cutetto con uno bassamento, casa d’Annicella con uno bassamento;
l’altro quarto, abitato dai coniugi Carvello, consisteva in “metà
della sala con due bassamenti, uno habitato da Flaminia, l’altro da
S. Francesco D’Assise, la cucina con due bassamenti, camera con
gisterna con due bassamenti, dispensa hoggi habitata da Giovanne
Coronella con uno bassamento, camerino con uno bassamento, casa di
Cropalati con uno bassamento”. Il primo quarto fu valutato ducati
914, il secondo 935. I mastri inoltre proposero di lasciare in
comune la scala di pietra ed il pozzo e di fare alcuni lavori a
spese comuni per rendere possibile la divisione.
In un successivo atto le parti, recependo la proposta fatta dai
mastri, ponevano alcune condizioni tra le quali quelle che se
Lucrezia ci fosse andata ad abitare la sala, la scala ed il vignano
rimanevano di uso comune e Lucrezia poteva anche chiudere le porte
divisorie e la sorella Prudenza doveva fare una nuova uscita. Ma se
Lucrezia avesse affittato il suo quarto a persone estranee oppure lo
avesse venduto, i nuovi inquilini, o compratori, non potevano
usufruire della sala, della scala e del vignano, ma queste
rimanevano a Prudenzia, la quale poteva anche chiudere la porta di
mezzo, così gli inquilini, o compratori, del quarto di Lucrezia
dovevano farsi una nuova entrata. Inoltre poiché il quarto di
Lucrezia era gravato da un censo perpetuo di carlini 16, dovuto ai
minimi, Prudenzia si impegnò a versare alla sorella la metà12.
Il quarto inferiore di Lucrezia Petrolillo
Il Capitolo della cattedrale di Crotone esigeva un annuo censo
di ducati 9 e grana 40 per il capitale di ducati 140 sopra i beni
dotali dei coniugi Pietro Greco e Lucrezia Petrolillo. Il capitale
risultava infisso specificamente sopra i beni ereditati dal padre da
Lucrezia Petrolillo, cioè le terre dette Spataro e la metà del
palazzo. Rimasta vedova in giovane età13, essa continuerà a pagare
l’annuo censo finché nel giugno 1724 non ritornerà il capitale al
Capitolo14. Successivamente nel maggio 1732 Lucrezia, volendo
fondare una cappella di famiglia sotto il titolo di San Francesco di
Paola in cattedrale, graverà nuovamente la parte di palazzo che
possedeva in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis, nella
quale non abitava ma locava a più persone ed era composta da “più
camere, bassi e magazzini e commodità”. Allora ella risiedeva a
Rossano ma conservava a Crotone alcuni beni ereditari, cioè la metà
del palazzo paterno, la gabella di Spataro e metà di quella di Santo
Stefano15.
Nel 1743 Lucrezia o Zeza Petrolillo, vedova di Pietro Greco, aveva
53 anni ed abitava ancora a Rossano. Aveva una figlia venticinquenne
di nome Beatrice e possedeva una continenza di case in parrocchia di
Santa Maria de Prothospatariis con più e diverse camere e membri
locandi. Era proprietaria della gabella di Spataro e pagava ancora
il vecchio censo di carlini 16 ai minimi16 . Poco dopo la proprietà
della sua parte di palazzo, che confinava da una parte con il
palazzo di Francesco Antonio Suriano17, veniva divisa a metà tra le
due sue figlie Beatrice e Teresa.
Le figlie di Lucrezia
Beatrice o Cici Greco sposò Dionisio de Silva e, come stabilito
dai capitoli matrimoniali stipulati il 20 febbraio 1745 per atto di
notaio Pelio Tirioli, ebbe diritto a metà dei beni materni e paterni
e tra questi la metà della parte del palazzo della madre. Il 29
novembre 1747 Benedetto XIV accoglieva la supplica inviata dai
fratelli Gio. Francesco e Dionisio de Silva, dalla moglie di
Dionisio Beatrice Greco e dalla madre di lei Lucrezia Petrolillo,
tutti abitanti nello stesso palazzo, concedendo l’indulto per un
oratorio privato18. L’anno dopo i coniugi Silva e Greco e la vedova
Lucrezia Petrolillo, “per le gravi spese annuali in ristorarli e
pure necessitandoli qualche somma in contanti per loro bisogni”, ne
alienavano una piccola parte a Francesco Antonio Zurlo. La parte
venduta era costituita da “una camera superiore e suo basso in cui
al presente vi sta piantato il molino gentimolo” ed era situata
sotto il palazzo patrimoniale di Lucrezia Petrolillo in parrocchia
di S. Maria Prothospatariis e confinava con il palazzo di Francesco
Antonio Suriano. Essa faceva parte della dote promessa a Beatrice
Greco dalla madre Lucrezia Petrolillo, che a sua volta la aveva
ereditata dal padre19. Nel 1760 i coniugi Dionisio de Silva e la
moglie Beatrice Greco possiedono ancora il territorio di Spataro ed
una continenza di case locande seu quarto inferiore del palazzo
ereditario della madre di Beatrice, la fu Lucrezia Petrolillo, con
alcuni membri e casette al medesimo attaccate che in tutto
consistono in dieci stanze seu camere e sei bassamenti ad esclusione
del quarto superiore di detto palazzo che si appartiene al signor
Francesco e sorelle Capuano sito e posto avanti la parocchial chiesa
della real parochia di Santa Maria Prothospatariis e confine dalla
parte di dietro loco detto il Cutetto al palazzo di Giuseppe e
Francesco Antonio Suriano. La metà di tali beni erano pervenuti a
Beatrice come dote e per metà a Dionisio per compra fatta il 12
gennaio 1758 dalla signora Teresa Greco, sorella di Beatrice e
moglie di Giacomo Dini di Rossano20 .
Saveria de Silva, figlia di Dionisio e di Beatrice Greco, fu unica
erede universale e particolare tanto del padre Dionisio morto ab
intestato, come dello zio paterno il canonico Giovanni de Silva.
Perciò essa entrò nel vero e reale dominio dell’intera eredità sia
del padre che dello zio che portò in dote al barone Francescantonio
Lucifero. Trovandosi in difficoltà finanziarie ben presto i beni
dotali sono venduti21.
Anni dopo, nel 1793, il tesoriere Michele Labonia possiede come
erede del qm., Dionisio Azeri fu tesoriere della cattedrale di
Crotone, suo zio, un palazzo in parrocchia di S. Maria de
Prothospatariis. Egli abita al quarto di sopra e loca il quarto di
basso che comprò dagli eredi del fu Dionisio de Silva22.
Il quarto superiore del palazzo dei Petrolillo da Prudenzia a
Vittoria
Il quarto superiore che nella divisione era stato assegnato a
Prudenza Petrolillo ed al coniuge Bruno Carvello in seguito divenne
l’abitazione della sorella Vittoria Petrolillo e del coniuge, il
napoletano Tommaso Capuano. Nel 1720 Vittoria Petrolillo
rivendicherà anche le due casette di proprietà del beneficio di
iuspatronato della famiglia Petrolillo sotto il titolo di Santa
Maria de Jesù. Le due casette confinavano allora con la sua
abitazione e con li casalini di Francesco Antonio Suriano23. Essa
abiterà in casa propria in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis
e morirà il 4 marzo 173124 lasciando numerosi figli. Dal catasto del
1743 risulta che Francesco, Giuseppe Antonio, Anna, Beatrice, Angela
e Giuditta Capuano, figli di Vittoria Petrolillo e di Tommaso
Capuano, abitano nella casa materna in parrocchia di Santa Maria
Prothospatariis, assieme alla zia Giovanna25. Giuseppe Antonio aveva
intrapreso la carriera ecclesiastica mentre Francesco possedeva due
suffeudi in territorio di Cirò e nel 1738 aveva rifiutato di essere
annoverato nel ceto del secondo ordine, cioè dei nobili viventi, in
quanto discendente da antiche famiglie di Crotone.
Francesco Antonio Zurlo il 19 aprile comprava con patto di
retrovendita dalle sorelle Beatrice ed Anna Capuano “la sala divisa
in due camere, la camera appresso a detta sala chiamata la camera
del pontone ed un camerino, confine alla camera spettante a
Francesco Capuano loro fratello” site e poste dette sala camera e
camerino nel quarto superiore del palazzo chiamato delli Petrolillo
spettato per causa di dote detto quarto superiore alla q.m Vittoria
Petrolillo madre di dette sorelle di Capuano. Il 7 dicembre 1752
avveniva la retrovendita26.
In seguito pervenne in proprietà del tesoriere della cattedrale di
Crotone Dionisio Azzeri e morto costui nel febbraio 1781 passò al
nipote Michele Labonia27, figlio del regio e apostolico notaio
Serafino Labonia, originario di Rossano, e di Antonia Azzeri,
sorella di Dionisio28.
Il Palazzo Labonia
Michele Labonia, prima tesoriere e poi arcidiacono della chiesa
di Crotone29, risulta alla fine del Settecento proprietario di tutto
il palazzo detto dei Petrolillo. Come erede dello zio, il tesoriere
Dionisio Azzeri, possiede il quarto di sopra che era stato di
Vittoria Petrolillo, dove egli abita. Ha anche il quarto di sotto,
che era stato di Lucrezia Petrolillo; egli lo ha acquistato dagli
eredi di Dionisio de Silva e lo dà in fitto.
Alla metà dell’Ottocento il palazzo è ancora dei Labonia; esso è
situato sulla strada che “Dall’Arco dell’Episcopio va per la casa
Covello, Zurlo, Mayda, Labonia sbocca alle mura”.
Attualmente è identificabile nell’incrocio tra via Cutetto e via
Giuseppe Suriano.
Note
1. Provv. Caut. Vol. 258, ff. 138-146, (1685), ASN.
2. ANC. 229, 1661, 50.
3. ANC. 313, 1667, 205.
4. ANC. 334, 1679,19- 20.
5. ANC. 611, 1711, 43.
6. All’inizio di agosto del 1674 l’arciprete Gio. Battista Venturo
fa un prestito di ducati 50 al 9% al chierico Antonio Petrolillo
sopra la gabella che quest’ultimo possiede in località Spataro, ANC.
333, 1674, 58; Acta ,cit., ff. 117v, 148v.
7. Tommaso Capuano sposò Vittoria Petrolilla, figlia di di Antonio e
di Beatrice Bisanto, famiglie antiche della città di Crotone, ANC.
665, 1738, 39.
8. Acta cit., f.148v.
9. ANC. 497, 1708, 50v.
10. In un atto del 26 novembre 1709 intervengono da una parte le
sorelle Prudentia e Lucretia Petrolillo e dall’altra il canonico
Gio. Battista e la sorella Vittoria Petrolillo, i quali affermano di
possedere in comune ed indiviso un casaleno in parrocchia di Santa
Maria, ANC. 611, 1709, 35.
11. Nel marzo 1712 Pietro Greco ruba una giumenta che si trovava
nella torre di Vittoria Petrolillo, ANC. 612, 1712, 41-42; Tommaso
Capuano, marito di Vittoria Petrolillo, poiché avanza del denaro da
Prudenzia Petrolillo, figlia ed erede di Antonio, fa mettere
all’asta e si aggiudica metà della gabella di Spataro, ANC. 612,
1716, 20.
12. ANC. 611, 1711, 41-43.
13. Nel 1720 Lucrezia Petrolillo era già vedova, Anselmus, cit., f.
64v.
14. ANC. 662, 1724, 117-118.
15. Il 25 maggio 1732 Lucrezia Petrolillo volendo fondare una
cappella in cattedrale la dota con metà della gabella S. Stefano e
con un annuo censo di ducati 4 su un capitale di ducati 70. La
cappella sarà gravata di 3 messe settimanali per le anime dei suoi
antenati. Con lo stesso atto libera dal peso di due messe la gabella
di Spataro, ANC. 664, 1732, 120.
16. Catasto Onciario Cotrone 1743, ff. 151, 241.
17. ANC. 912, 1748, 87-88.
18. Russo F. Regesto, (61672).
19. La parte venduta, apprezzata da due mastri scelti dalle parti in
comune accordo, fu venduta per ducati 104, ANC. 912, 1748, 88.
20. ANC. 860, 1760, 107-108.
21. Nel giugno 1774 per alcune sue necessità Saveria de Silva col
consenso del marito vende la gabella Scifo Vecchio agli Zurlo, ANC.
1665, 1774, 16-18.
22. Catasto Onciario Cotrone, 1793, f. 135.
23. Anselmus cit., f. 79.
24. Platea del Capitolo 1730 /1731, f.16v.
25. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 90.
26. ANC. 913, 1752, 195v-196.
27. Nell’aprile 1781 Michele Labonia, rettore della chiesa
parrocchiale del SS. Salvatore e professore di S. Scrittura nel
seminario di Crotone, diviene tesoriere, dignità rimasta vacante per
morte di Dionisio Azeri, avvenuta nel febbraio dello stesso anno,
Russo Regesto, (67498).
28. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 184.
29. Nell’aprile 1795 all’età di 54 anni Michele Labonia diviene
arcidiacono, Russo F., Regesto, (68825)

