[Vicende degli Sculco e del loro palazzo di Crotone]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 16-17/1999
Palazzo degli Sculco, passato in seguito alla
famiglia del Principe di Cerenzia di casa Giannuzzi Savelli. Il
palazzo è situato sulla via Francesco Antonio Lucifero presso
l’incrocio con via Ducarne.
Insegna degli Sculco, duchi di Santa Severina, all’ingresso del
castello di Santa Severina.
Secondo la tradizione sette famiglie nobili (Raymondi, Coco,
Grisafo, Peta, Guarany, Franco e Sculco), con vassalli e servi “per
sfuggire al giogo turco, o per indole intraprendente” lasciarono
l’isola di Negroponte, l’attuale Eubea, e si stabilirono in
territorio di Crotone su un colle all’interno del comprensorio di
Cortina1.
Gli Sculco di Papanice
Nei primi decenni del Cinquecento troviamo Joanne e Vassili
Scurco, “greci” di Papanicefore, tra coloro che partecipano alla
costruzione delle fortificazioni di Crotone al tempo del vicerè Don
Petro de Toledo2.
Nella numerazione dei fuochi di Papanicefore del 1545 Demetrius
Scurcus risulta assente in Lucera e in quelli del 1561 Laurentius
Scurcus, figlio di Demetrius, è assente in Cirò3.
Tra i piccoli proprietari e terraggeristi di Papanice, che
all’inizio del Seicento con massari e garzoni hanno in fitto terreni
di enti ecclesiastici e di feudatari e che coltivano a grano, orzo,
fave e favette, troviamo Jo. Petro Sculco, procuratore del principe
di Strongoli ed amministratore del feudo di Apriglianello4 ed il
fratello Jo. Francesco Sculco.
Feudatari di Santa Severina e di Monte Spinello
Jo. Petro Sculco di Papanicefore, figlio di Jo. Andrea5, fu
padre di Carlo e di Gio. Andrea. Carlo nel 1654 comprò il feudo di
Santa Severina e morì di peste il 3 agosto 1656. Gli successe il
fratello Gio. Andrea che nel 1660 ebbe il titolo di Duca di Santa
Severina. Oltre a quella città egli ebbe in feudo la terra di San
Mauro ed il casale di Scandale. Possedette anche un comprensorio di
terre dette Cortina, l’ufficio di guardiano di porto di Crotone6
ecc.
Gio. Andrea donò il primo giugno 1674 al primogenito Domenico lo
stato di Santa Severina, consistente nella città di Santa Severina,
decorata con il titolo di Duca, la terra di Santo Mauro e il casale
di Scandale, un comprensorio di terre in più gabelle dette Cortina,
i pagliaratici e i censi di case e di vigne, poste nella terra e
territorio di Papanice, l’officio regio di guardiano di porto che ha
il regio fondaco della città di Cotrone, con l’esazione di quattro
cavalli per ogni tomolo che s’imbarca e si spedisce in detto regio
fondaco e il territorio “delli vitusi” consistente in più gabelle in
territorio di Crotone7.
Domenico morì senza lasciare figli maschi.
Jo. Francesco Sculco di Papanici, fratello di Jo. Petro, sposò
Dianora Raymondi ed ebbe come figli Bernardo, che nel 1667 comprò il
feudo di Monte Spinello per 9000 ducati da Diego Barricellis8,
Stefano9, vescovo di Gerace e Giuseppe. Il barone Bernardo Sculco
sposò Cornelia Rota10 e, morto nel 1700, la baronia passò a
Francesco, sposato con Cecilia Sculco, e poi ad Antonia Sculco,
moglie di Antonio Ferraro, che nel 1714 la vendette a Tommaso Rota,
principe di Cerenzia11. Giuseppe sposò nel 1657 Antonia Maria de Paz
de Palomeque, vedova di Francesco Rocca, abitò nella casa paterna,
situata nella piazza pubblica di Papanice, ebbe tre figli: Francesco
Antonio, Dianora e Tommaso Domenico.
Tommaso Domenico Sculco a Crotone
Quest’ultimo nacque a Papanice il 5 marzo 166412, pochi mesi
prima della morte del padre13, avvenuta nell’agosto 1664. Per le
proprietà e come curatore degli interessi dei feudatari di
Apriglianello, la sua figura dominerà Papanice, tanto da
identificare gli abitanti come suoi vassalli.
Cresciuto sotto la tutela dello zio Bernardo, ereditò alcuni beni
dal nonno Jo. Francesco. Alla fine del Seicento Tommaso Domenico è
proprietario di Cortina di Papanici, dello ius pagliaratico, e delle
terre di Mutrò. Il 7 novembre 1693, "nelle case del sign. Fabritio
Lucifero, convengono i novelli sposi Tommaso Domenico Sculco e
Vittoria Lucifero, la vedova Livia Suriano e Fabritio, quest'ultimi
madre e fratello della sposa, per rendere esecutivi i capitoli
matrimoniali stipulati l'undici luglio. La dote di Vittoria,
promessa dalla madre e dal fratello, ascende a ducati 2000 e cioè
"Ducati mille quattrocento, e cinquanta in denari contanti, ducati
trecento cinquanta di mobili, che dovessero piacere al detto Sig. D.
Tomaso, ed un anno di casa, e tavola franca da scomputarsi ducati
duecento e detti ducati mille quattrocento cinquanta di denari
contanti, e li nominati ducati trecento cinquanta di mobili, si
dovessero consegnare nel dì dell'affidare"14. Alla fine del Seicento
egli è già accasato a Crotone. In società con il cognato, futuro
marchese di Apriglianello, aveva fatto fortuna ed ampliato gli
averi. Pochi anni dopo, strappato l'assenso degli abitanti di
Papanice, "non ostante la repugnanza d'alcuni in condescendere in
ciò", tenta di comprare quella terra, ma alcuni abitanti oppongono
il barone di Montespinello, Francesco Sculco, riuscendo così a non
infeudarsi15.
Dalle case al palazzo
Lo Sculco allora era già divenuto proprietario delle case, che
erano state di Giuseppe Squillace in parrocchia dei SS. Pietro e
Paolo, che confinavano via mediante con le case di Domenico de
Labrutis16 e con le case dotali di Antonio Suriano17.
Su esse egli costruì il palazzo di famiglia, che all’inizio del
Settecento si innalzava di fronte al palazzo degli eredi di Domenico
de Labrutis18 . Esso era costituito da “più camere ed
appartamenti”19 e confinava con il palazzo di Antonio Suriano20 e la
casa di Giuseppe Riccio, che era nel luogo detto “il Fosso” e si
affacciava alle “mura delle Fontanelle”21.
Tomaso Domenico Sculco, discendente dagli antichi duchi della città
di Santa Severina e dai baroni della terra di Monte Spinello,
assieme alla moglie Vittoria Lucifero, discendente dagli antichi
baroni delle terre di Belvedere Malapezza e Zingha, ottiene nel 1729
dal Papa Benedetto XIII la concessione di poter costruire un
oratorio privato nella loro abitazione22.
Proprietario di terre ed armenti, fitta ai pecorai cosentini il
territorio di Cortina con le sue pecore e fa pascolare sui corsi i
numerosi buoi. Concede ai coloni terreni e buoi per ararli, anticipa
grano e denaro per seminarli e mieterli e si fa portare nei suoi
magazzini il raccolto, che poi colloca a presso i mercanti di
Napoli. Da lui dipende la vita degli abitanti di Papanice. Senza il
suo consenso non si può affittare e coltivare i suoi vasti terreni,
né quelli vicini dei terrieri crotonesi. Nei suoi magazzini si
ammassano al raccolto la gran parte del grano prodotto dai coloni e
dai massari, per gli obblighi assunti prima ancora di seminare23.
Nella sua attività privilegia il legame con Fabrizio Lucifero al
quale era legato da molteplici vincoli familiari in quanto egli ne
aveva sposato la sorella ed il Lucifero aveva sposato Teresa
Barricellis, figlia di Diego e della zia paterna Petrucza Sculco.
Pertanto spesso è difficile distinguere le decisioni economiche
condotte da ognuno dei due possidenti, se non analizzandole come
frutto di un'unica e concordata volontà. Tomaso Domenico manterrà
col cognato "più e varii conti di portolania et interessi fra di
loro et altro per detti negotii" per tutta la vita tanto che essi
scambievolmente "se ne quietano ed assolvono, citra preiudicium
delle scritture a favore dell'uno e dell'altro".
Il figlio Carlo per divenire cavaliere gerosolimitano cerca di
nascondere le origini di famiglia, dichiarando che, delle quattro
famiglie dalle quali discende, tre erano originarie di Crotone ed
una del regno di Spagna, ma vivente da cento anni nel regno di
Napoli. L’erede Francesco Antonio con l’arrivo dei Borboni riuscirà
nel 1735 a far parte del sedile di San Dionigi.
Tomaso Domenico Sculco, oltre a molte proprietà, lasciò numerosi
figli, ad ognuno dei quali prima di morire24 aveva prefissato il
destino.
Bonaventura fu avviato alla carriera ecclesiastica e dopo sedici
anni di studi e di permanenza a Roma ottenne nel 1745 il vescovato
di Bisignano; Carlo dopo avere prestato servizio a Roma, Napoli e
Malta divenne cavaliere della religione di Malta; Brigida e Maria
Nicola entrarono nel monastero di Santa Caterina da Siena di
Catanzaro, Antonia in quello di Santa Chiara di Crotone, Chiara si
unì in matrimonio con Gio. Battista Grimaldi di Catanzaro, Cecilia
dapprima sposò Francesco Sculco poi, rimasta vedova, si risposò con
Saverio Grimaldi25 e Francesco Antonio prima amministrò e poi
ereditò i beni paterni.
La formazione del palazzo
Francesco Antonio si sposò con Chiara Suriano26 e perpetuò la
schiatta degli Sculco incrementandone le proprietà. Disbosca parte
di Jannello e vi fa una chiusura con giardini e piante di olivi e da
frutto, sulla collina costruisce, o completa, un casino con più
camere, vaglio, magazzini e "capelliera"27. Edifica due nuovi
magazzini a Crotone al Fosso e compra due magazzini e sei botteghe a
Catanzaro. Incrementa di molto il bestiame. Tra la fine del 1763 e
l'inizio del 1764 ottiene in concessione enfiteutica, per l’annuo
canone di carlini 10, dall’arcidiacono Torromino mezzo tomolo di
terra infruttuosa a Capo Colonna.
Su quella striscia di terra di palmi 132 X 80 egli potrà edificare
un casino e piantare alberi "affine di godere l'amenità di
quell'aere"28. Comprò anche due casette vicino al suo palazzo di
Crotone, che aveva molto ampliato ed ingrandito con nuove fabbriche
ed adornato con numerosi mobili moderni e ricchi29. Il palazzo era
composto da più e diversi membri. Esso era servito di abitazione al
padre ed ora era abitato dall’erede e dai suoi fratelli. L’edificio
confinava via mediante col palazzo degli eredi di Francesco Antonio
Suriano, con quello che da Giuseppe Riccio nel 1733 era passato a
Leonardo di Cola, patrigno di Geronimo Cariati30, e con quello degli
eredi di Marco Antonio Benincasa cioè dei figli del fu Giuseppe
Schipano31. Francesco Antonio a Papanice restaurò il palazzo, che
era quasi inabitabile, e fece edificare trenta nuove casette, da
dare in locazione agli abitanti, e ricostruì alcune case e tre
botteghe, che erano andate in rovina, a filo nella pubblica piazza
vicino alla locale chiesa matrice dei SS. Pietro e Paolo32
Francescantonio Sculco dispose nel suo testamento la fondazione di
un Monte di Pegni o di Prestanza per i poveri, dotandolo di mille
ducati, da amministrarsi dai priori pro tempore della congregazione
dei nobili dei Sette Dolori e da un appartenente alla famiglia
Sculco33. Proprietario di Cortina, territorio entro il quale era
edificata Papanice, riscuoteva dagli abitanti lo ius pagliaratico e
gli affitti di vignali, di case, di chiuse, orti, i censi di vigne e
di capitali in grano ed in denaro. Il suo attaccamento per la terra
paterna, dalla quale gli provenivano gran parte delle entrate, è
dimostrata nel testamento dove ordina agli eredi di continuare ad
impegnare ogni anno duc. 300 al 4 %, per sottrarre quella povera
terra agli strozzini ed allo spopolamento ed aiutare
quell’università a far fronte ai pagamenti dovuti alla Regia Corte,
al fisco o per l'annona e questo aiuto lo dà anche "per ragione de'
propri interessi che sono l'annuali rendite" che gli pagano gli
abitanti34.
Ampliamento del palazzo
Francesco Antonio35, ebbe due maschi: Giuseppe, primogenito si
sposò con Antonia Berlingieri, figlia del marchese Carlo, ed il
secondogenito Tomaso fu avviato alla religione di Malta. Morto il 5
dicembre 1760 il primogenito36 lasciando due soli figli, Nicola e
Vittoria, Francesco Antonio Sculco mutò il testamento a favore del
secondogenito37. Il cavaliere gerosolimitano Tomaso, coerede del
padre Francesco Antonio, nel 1767 compera dai coniugi Antonio Ruffo
e Petrolina Juzzolino una terza parte di casa dotale vicina al suo
palazzo, sempre in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, e confinante
con quella degli eredi di Antonino Asturelli e via intermedia con le
case che erano state del fu Ignazio Rodriguez38. Sempre in
quell’anno gli Sculco acquistano delle casette dagli Falbo e dai
coniugi La Piccola. Nel maggio 1767 si accordano con il canonico
Gio. Battista Schipano, proprietario di un palazzo che, via pubblica
intermedia, è di fronte al loro palazzo. Avendo gli Sculco
acquistato vicino al loro palazzo alcune piccole case dai coniugi
Carlo La Piccola ed Angela Schipano, ed essendoci anche un vaglio o
luogo vuoto, e volendo alzare le case e costruire nello spiazzo e
unire le nuove fabbriche al loro palazzo, poiché così facendo si
impedirà la veduta del mare e dei monti al palazzo dello Schipani,
ottengono dal canonico la concessione di questa servitù per il
prezzo di ducati cento39. Nel mese successivo il cavaliere Carlo
Sculco, anche come tutore e curatore del pronipote Nicola e del
coerede Tommaso, acquista uno spiazzo di proprietà del convento di
San Francesco d’Assisi. I francescani possedendo in parrocchia dei
SS. Pietro e Paolo “un antico luogo di casaleno”, situato sotto il
palazzo degli Sculco e confinante con la casa che fu di Teresa
Falbo, ora di proprietà degli Sculco, e quelle degli eredi del fu
Leonardo Villaroya, lo cedono per un censo annuo. I nuovi
proprietari hanno intenzione di migliorarlo, fabbricandolo ed
unendolo al loro palazzo40, che proprio in questi anni si sta
ampliando, costruendo anche alcune camere al muro, confinante con il
vicino palazzo di Filippo Marzano41 e chiudendo la vista del mare e
dei monti a quello del canonico G. B. Schipano ed ostacola e
sovrasta quello dei Marzano42.
Il palazzo dagli Sculco ai Savelli
Il cavaliere Tomaso Sculco si unì con Maria Saveria Cavallo e
continuò ad abitare nel palazzo dei suoi avi che si trovava vicino
al palazzo di Gerolamo Cariati, che era presso le mura della città,
a quello di Alfonso d’Aragona e a quello di Pietro Suriano43
Tra i figli di Tomaso ricordiamo Bonaventura che fu cavaliere
gerosolimitano ed il canonico Giuseppe Maria che ancora nel 1816 era
domiciliato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in contrada
“Aragona”. In seguito il palazzo passò alla famiglia del principe di
Cerenzia di casa Giannuzzi Savelli44.
Note
1. Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, Cotrone 1905,p.
49.
2. Dip. Som. 196 n. 4 a 6, ASN.
3. Malevitava, f. 21.
4. ANC. 118, 1632, 115- 116.
5. Jo. Andrea Sculco del casale di Papanicefore dona al figlio Jo.
Petro le terre di Pisciotta, ANC. 49, 1612, 8.
6. L'ufficio di guardiano del porto di Crotone e sua paranza fu
venduto nel 1634 a Francesco Sculco, passò poi a Carlo Sculco e alla
sua morte al fratello Andrea, duca di Santa Severina, e quindi al
figlio Domenico. Morto Domenico, l'ufficio ritornò alla regia corte
che nel maggio 1687 lo mise all'asta. Dopo alcune finte vendite, fu
acquistato da Pietro Sculco di Monte Spinello che il 25 agosto dello
stesso anno è immesso nel reale possesso dell'ufficio da Fabritio
Lucifero, delegato a ciò come luogotenente del regio secreto e
mastro portolano di Calabria Ultra. All'inizio del Settecento
l'uffficio è esercitato da Tomaso Domenico Sculco. Il guardiano del
porto esigeva 4 cavalli per ogni tomolo di grano imbarcato e 5 per
ogni tomolo di altre vettovaglie, ANC. 335, 1687, 55 - 60; 497,
1708, 38; Ref. Quint. 198, ff. 120 - 122, ASN.
7. Ref. Quint. Vol. 201, ff. 318- 321, 400 –406, ASN.
8. Malevitava, ff. 47 - 48.
9. Stefano Sculco, vescovo di Gerace nel 1670, originario di
Papanice, ebbe un governo difficile e fu accusato di vari misfatti,
Russo F., Regesto, VIII, p.289.
10. Costantia Sculco, figlia di Bernardo borene di Monte Spinello e
di Cornelia Rota, viene ammessa nel luglio 1696 all’educandato in
Santa Chiara di Crotone, AVC. 117.
11. Francesco Sculco barone di Montespinello, sposato con Cecilia
Sculco, figlia di Tomaso Domenico, aveva istituito erede universale
quest’ultimo ma, poiché l’erede in feudalibus per legge
d’investitura doveva essere la sorella Antonia, si accese una
fierissima lite nel Sacro Regio Consilio finché le parti non si
accorsero che i debiti, che il barone aveva lasciato, assorbivano
quasi tutta l’eredità. A Tomaso Rota, barone di Cerenzia, al quale
Antonia Sculco aveva venduto Monte Spinello, rimase il feudo a
Tomaso Domenico rimase il titolo baronale che dopo poco cedette al
Rota, ANC. 664, 1733, 84 –85.
12. “Ego Don Ioannes Dominicus Aprigliano aeconomus Sancti Nicolai
Graecorum de venia Rev. D. Thomae de Hante Archipresbyteri
baptizzavi infantem natum sub die 5. Currentis mensis ex Iosepho
Sculco, et D. Antonia Maria de Paz Palomeque coniugibus, cui
impositum fuit nomen, Thomas Dominicus, patrinus fuit D. Ioannes
Franciscus Raymondus dictae terrae”
13. Giuseppe Sculco, “avendo conosciuto per la mia dimora in questa
terra una gran miseria e povertà della medesima”, lascia per
testamento ducati mille per fondare un monte di maritaggi nellla
chiesa parrocchiale di S. Nicola per dotare due povere appartenenti
a famiglie onorate, con la clausola che in caso “venisse a
depopulare questa terra di Papanice detto Monte di Maritaggi si
possa trasferire nella città di Cotrone o in altro luogo”,
Malevitava, ff. 24 –25.
14. ANC. 337, 1693, ff. 34 - 36.
15. ANC. 497, 1707, 85 - 86.
16. Casa heredi qm. Gio. Paulo Labruto seniore hoggi de Dom. de
Labrutis herede conf. le case del qm. Squillace hoggi di D. Tomaso
Sculco via mediante in par. SS. Pietro e Paolo, Acta, 1699, f.135v.
17. Case dotali di D. Antonio Suriano olim fam. De Barracca qm.
Felicis iuxta domos fam. De Aragonia nunc Hyacinoli via mediante et
Thomae Sculco olim qm. Joseph Squillace via pariter mediante in par.
SS. Pietro e Paolo, Acta 1699, f.49v.
18. Il palazzo di Domenico Magliari consisteva in nove stanze con i
loro bassi e confinava con le case del S.r Magliari, Marturani ed
altri. A muro di esso vi era una casetta che confinava via pubblica
mediante con il palazzo di Tomaso Sculco. Il Magliari possedeva
inoltre una casa a muro del palazzo di Tomaso Sculco, posta di
fronte al suo palazzo, ANC. 496, 1702, 56 – 59.
19. ANC. 613, 1722, 101.
20. Il palazzo di Antonio Suriano posto in parrocchia dei SS. Pietro
e Paolo confinava con il palazzo del qm. Giacinto Aragona, con
quello di Tomaso Sculco e quello dell’eredi del qm. Pietro Suriano,
ANC. 611, 1712, 72.
21. La casa palaziata dei Riccio era isolata e composta da più e
diversi membri inferiori e superiori ed era situata in parrocchia
dei SS. Pietro e Paolo e confinava via pubblica mediante con i
palazzi di Giacinto Aragona, Tomaso Sculco, degli eredi di Pietro
Suriano e si affacciava alle mura delle Fontanelle, ANC. 612, 1715,
191.
22. Sec. Brev. Vol. 2730, ff. 350-351.
23. Tommaso Domenico Sculco possedeva le terre di Cortina, Jannello,
Mutrò, Misistrello Grande, Columbra, la Volta di S. Nicola ed una
vigna con torre e casella, ANC. 613, 1722, 101- 102.
24. Tomaso D. Sculco morì a Crotone, mantenendo la sua fede
originaria. Fu sepolto nella cappella di famiglia, da lui stesso
fondata sotto il titolo di San Nicola vescovo di Mira nella chiesa
di San Giuseppe: "Thomas Sculco ex par. SS. Apostolorum Petri et
Pauli sine sacramentis extremum reddidit spiritum sub die prima m.
novembris et sepultus fuit sub die 2 (1734) in ecclesia S. Joseph",
Libro dei morti cit.; A ricordo rimane l'epigrafe " D.O.M./ THOMAE
DOMINICO SCULCO CROTONIATA/ E DYNASTARUM GENTE/ SACELLI HUIUS
FUNDATORI/ IRO EXIMIAE PIETATIS AC ANTIQUIS QUIBUSQUE MORIBUS EX
CULTO/ IN PUBLICIS PRIVATISQUE REBUS/ USU PRUDENTIA ATQUE
AUCTORITATE CLARISSIMO/ FRANCISCUS FR. CAROLUS EQUES HIEROSOL. AC
BONAVENTURA FILI/ ET VICTORIA LUCIFERO UXOR/ EHU PATRI OPTIMO ET
PIENTISSIMO CONIUGI P.P./ VIXIT ALIIS POTIUS QUAM SIBI ANNOS LXX
MENSES VII DIES XXV/ OBIIT CUM LUCTU PENE PUBLICO KALENDIS NOVEMBRIS
AERAE VULGARI/ CI) CI CCXXXIV.
25. ANC. 612, 1717, 107 –108.
26. ANC.857,1754,443-452; ANC.612,1717,107-108. Tra i figli di
Francesco Antonio Sculco ricordiamo Giuseppe che sposò Antonia
Berlingieri, figlia del marchese Carlo, e morì nel 1760 ( ANC.
861,1761, 195v) e Gerolama che sposò il marchese di Apriglianello
Giuseppe Maria Lucifero, ANC. 1129,1767,14.
27. Nel casino degli Sculco in località Jannello si leggeva: "Questi
deliziosissimi luoghi venghiamo spesso a visitarli per la bellezza
dell'arie, delle acque e della posizione topografica. Casino
splendidamente da Sculco edificato per sè ed i suoi amici nel 1711”,
Sculco N., Ricordi sugli avanzi di Cotrone, Cotrone 1905, p.42.
28. Il casino a Capo Colonna sarà costruito nel 1767 da Carlo
Sculco, Sculco N., cit. p.45
29. ANC. 857, 1754, 445v.
30. Il palazzo di Geronimo Cariati confinava vie medianti con quelli
di Gregorio Aragona, Francesco Antonio Sculco e di Francesco Antonio
Suriano, ANC. 664, 1734, 12-13; 668, 1749, 173 -175.
31. ANC. 857, 1754, 443.
32. Francesco Antonio Sculco ebbe due maschi: Giuseppe, primogenito,
che sposò Antonia Berlingieri ed il secondogenito Tomaso che fu
avviato alla religione di Malta. Morto il primogenito lasciando due
soli figli: Nicola e Vittoria, Francesco Antonio Sculco mutò il
testamento a favore del secondogenito che lasciò la religione di
Malta, ANC. 1129,1767,9-32.
33. Francesco Aantonio Sculco, proprietario di Cortina, territorio
entro il quale fu edificata Papanice, i cui abitanti gli pagano il
jus pagliaratico, gli affitti di vignali, di case, di chiuse, orti,
censi di vigne e di capitali in grano e in denaro, ordina per
testamento di continuare ad impegnare ogni anno duc. 300 al 4 % per
sottrarre quella povera terra agli strozzini ed allo spopolamento ed
aiutare quella università a far fronte ai pagamenti della Regia
Corte, del fisco o dell'annona e questo aiuto lo dà "per ragione de'
propri interessi che sono l'annuali rendite" che gli pagano gli
abitanti, ANC. 1129, 1767, 9-32. Il monte detto della Pietà, o sia
dei Poveri nel 1777 era amministrato dal cavaliere gerosolimitano
Tomaso Sculco,Nota delle chiese e luoghi pii ecclesiastici cit.,
1977; ANC. 668,1750,32-33; Stato presente delle rendite e dei pesi
della Congregazione de Nobili de' Sette Dolori, 1789
34. ANC. 1129, 1767, 9-32.
35. Francesco Antonio Sculco ereditò dal padre tra l'altro un
"territorio di terre rase ed aratorie denominato Cortina sito in d.o
distretto di questa città confine le terre dette li Caracalli, Gulli
e la Conicella, e come che dentro d.o territorio di Cortina vi si
attrova edificata la terra di Papanice per essere il medes.o di
vasta estensione pertanto si esigge e spetta a d.a eredità il jus
Pagliaratico sopra le case de' Particolari di d.o territorio ed
altresì spettarono e spettano a d.a eredità altre annue rendite che
si esiggono per causa di alcuni vignali seu pezzi di terre del nom.o
territorio che si attrovano a d.i Particolari cittadini di papanice
concessi ad meliorandum coll'esazione tanto in denaro che in grano
respettivamente quale esazione frutta di circa docati cento lanno",
ANC. 853,1754,442v. Epigrafe alla parete della cappella di San
Nicola della famiglia Sculco nella chiesa di San Giuseppe :
"CINERIBUS. ET. MEMORIAE./ FRANCISCI. ANTONII. SCHULCHI./ PATRICII.
CROTONENSIS./ FIDE. PIETATE. RELIGIONE. CLARISSIMI./ ET. PRISCA.
PROBITATE. EXIMII ./ QUI . ANNOS. NATUS. LXVII./ FATIS. CESSIT./
BONAVENTURA. BESIDIENSIUM. EPISCOPUS./ CAROLUS. EQUES.
HIEROSOLYMITANUS./ FRATRES. MAERENTISSIMI./ THOMAS. EIDEM. SACRO.
ORDINI. ADSCRIPTUS./ DULCISSIMI. PARENTIS. INTERITU.
INCONSOLABILIS./ IN. HOC. GENTILITIO. SACELLO./ M.C.L. PP.
36. ANC. 861, 1761, 195v.
37. ANC. 1129, 1767, 9 –32.
38. ANC. 1129, 1767, 74.
39. Il canonico Gio. Battista Schipano, come erede del padre
Giuseppe e del fratello Francesco Antonio, possedeva un palazzo
situato in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo e confinante da una
parte con quello che era stato dei Magliari ed ora apparteneva a
Prospero Giaquinta, e dall’altra parte con alcune casette degli
Sculco e di Alfonso Aragona, ANC. 1129, 1767, 116 –118.
40. ANC. 1129, 1767, 138.
41. ANC. 1129, 1768, 309.
42. ANC. 1129, 1767, 116-118; 137v- 138.
43. ANC. 1345, 1781, 19.
44. Tra il 1834 ed il 1838 tra gli oratori domestici e privati
troviamo quello della famiglia del principe di Cerenzia di casa
Giannuzzi Savelli, AVC. 74.

