[Palazzo dei Suriano poi degli Albani al “largo delli Rivellini”]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 21-22/2001)
Gio Dionisio Suriano, barone di Apriglianello,
ebbe tre figli maschi. Il primogenito Annibale (seniore) dalla prima
moglie Vittoria Mangione, Diego e Francesco da Lucretia Lucifera. Il
5 febbraio 1647 “passò da questa a miglior vita “ e fu sepolto nel
monastero dei Cappuccini.
I baroni della Garruba
Annibale ebbe dal padre il feudo detto La Garruba1, beni
burgensatici e denari contanti, come compenso per aver rinunciato ad
ogni diritto di primogenitura2. Sposò Luccia de Nobile3, morì il 9
gennaio 1669. Il feudo e le altre proprietà passarono al figlio
Domenico (seniore), sposato con Anna Suriano, il quale morì il 12
luglio dell’anno dopo. Lasciò i figli Antonio, Domenico (iuniore) e
Annibale (iuniore)4. Antonio subentrò nel possesso del feudo della
Garrubba e nelle altre proprietà. Antonio Suriano vendette nel 1691
il feudo della Garrubba per ducati 1625 a Fabrizio Manfredi
Il palazzo di Annibale Suriano
Annibale Suriano sposò Costanza Sculco, figlia di Bernardo,
barone di Montespinello. Rivendicò il feudo della Garrubba, che
ricomprò da Muzio Manfredi, figlio di Fabrizio, ottenendo il regio
assenso e l’intestazione nel 1709. Annibale morì il 13 luglio 1714
lasciando unica erede la giovanissima figlia Anna5 . Essendo in
minore età, essa fu posta sotto la tutela dello zio, il canonico
Domenico Suriano di Domenico, che per oltre un anno si interessò
all’amministrazione del vasto patrimonio e le trovò un marito
adeguato al suo livello sociale. Le proprietà ereditate da Anna
Suriano erano costituite da un vasto complesso terriero composto
dalle gabelle Poerio, Gullo, Desiderio e Paglianiti, dal feudo della
Garrubba, da un giardino, da numeroso bestiame (buoi, vacche ecc.),
da una casa comprata dal padre Annibale dai Syllani, che era data in
fitto, e dal palazzo di abitazione6. Quest’ultimo era situato in
parrocchia di Santa Maria Prothospatariis nel luogo detto Li
Rivellini.
Anna Suriano
Anna sposò dapprima (1715) Nicolò Berlingieri, figlio di
Annibale e Luccia o Isabella Suriano. All’inizio del 1719 moriva
improvvisamente Nicolò Berlingieri (28.1.1719) e lasciava vedova la
“sua amata sposa” la tredicenne Anna Suriano, figlia del fu Annibale
Suriano, la quale “usando letto vedovale” e facendo domicilio nella
casa, che era stata abitata dal marito, poteva rimanere “signora e
padrona tanto delle gioie, vesti et altro”7. Pochi mesi dopo, sul
finire dello stesso anno (20.12.1719) venivano stesi i capitoli
matrimoniali tra Anna Suriano, figlia del fu Annibale e vedova di
Nicolò Berlingieri, e Berardino (o Bernardino) Suriano, figlio di
Antonio e di Anastasia Gallucci8. Anna prometteva in dote il feudo
rustico detto “La Garrubba”, la gabella “Desiderio e Paglianiti”, un
giardino a Gazzaniti, un palazzo nel luogo detto “Li Rivellini, dove
essa abitava ed un altro palazzo nelle vicinanze, che era stato
comprato dal padre dal fu Girolamo Syllani. In più portava l’oro,
l’argento, mobili di casa, tutto quello che teneva nel palazzo dove
abitava, quello che doveva ancora recuperare da Cesare Berlingieri,
fratello del defunto marito, ed ogni cosa a cui aveva diritto per
successione a sua madre9. Se la seconda metà del Seicento aveva
visto lo sfaldarsi del grande patrimonio dei Suriano, con questo
matrimonio si dava inizio alla ricomposizione.
Dall’unione tra Anna Suriano e Berardino Suriano nasceranno
Ludovica, Gabriele, Raffaele, Angela, Benedetta e Antonio.
Nel 1743 il nobile Berardino Suriano di 40 anni abita con la moglie
Anna di 36, con i figli Raffaele di 16, Gabriele di 8, Angela di 15,
Ludovica di 5 e con il fratello Filippo, decano della cattedrale di
35. Possiede in comune con il fratello Filippo numerosi territori
(La Marina delli Comuni, Barrea e Spataro, Il Palazzotto, La
Cattiva, il vignale ei Nigro, il territorio delle Ficazzane, parte
di Lavaturo, chiusa del Ponte, territorio la Rotondella), sei
magazzini e numeroso bestiame ( 120 buoi, 40 mazzoni, 114 vacche, 77
giovenche, 4 tori, 2600 pecore, 20 somari, 4 cavalli, 2 giumente, 10
scrofe e 300 porci). Vanta numerosi crediti e come marito amministra
anche i beni della moglie costituiti dal feudo della Garrubba, dai
territori di Giammiglione, Desiderio e Paglianiti e dalla chiusa di
Gazzaniti. Abita nel palazzo dotale, che confina con la casa del
sacerdote Domenico Coccari10, circondato da numerosa servitù
(Domenico Spagnolo cameriere, Teodora d’Ippolito cocchiero,
Carluccio Napolitano staffiero, Antonio Piromalli servitore, Matteo
Jannice famiglio di stalla, Antonia Spanò serva, Teresa Catafano
cameriera, Laura Federico serva e Antonia Spagnolo serva)11.
Ricostruzione del palazzo al modo moderno
Berardino Suriano migliorò le proprietà della moglie Anna. Fece
chiudere il feudo della Garrubba con fossi e da muretti di pietra
secca e vi fece impiantare un esteso oliveto, un vigneto e delle
alberi da frutto. Vi edificò un casino con chiesa, magazzini,
trappeto, stalla ed altri edifici; in maniera tale che il feudo che
era apprezzato per ducati 2800 ne valeva poi 15.000. Nel vicino
territorio di Giambiglione fece costruire una fontana ed un biviere.
Il palazzo ,o casa palaziata, che Anna aveva ereditato dal padre,
che era composto da dieci camere con i corrispettivi bassi, portone
e scala di pietra, fu smantellato e sul suo suolo e su quello di
altre case vicine comprate, Berardino fece costruire un grande
palazzo12. Così Berardino, dopo aver riedificato il palazzo in
parrocchia di Santa Maria Prothospatariis, vicino a quello dei De
Castillo, con l’aiuto anche del fratello, il decano Filippo Suriano,
riedificò “all’uso moderno” il palazzo sito sempre nella stessa
parrocchia nel luogo detto Li Rivellini e confinante da una parte
con la casa palaziata dei figli ed eredi del fu Giuseppe Coccari.
Per far ciò essi dovettero anche accordarsi con Maria Barricellis,
vedova di Antonio Barricellis e madre di Pietro Barricellis,
proprietaria di un vicino palazzo, al quale la nuova costruzione
apportava un “notabile pregiudizio”. “Per la stretta parentela e
buona corrispondenza” i Barricellis non solo non impedirono la nuova
costruzione ma anche concessero ai Suriano la possibilità di
compiere ulteriori lavori al loro fabbricato. Infatti nel 1746 i
Suriano avendo intenzione di rinnovare, per utilizzarla ad uso di
stalla, la loro rimessa, situata tra il loro palazzo e quello dei
Barricellis, stipularono con essi un nuovo accordo. Trovando
l’ostacolo di un pezzo di muraglia antica appartenente ai
Barricellis, il quale era “pieno di terra e da sopra situato un
vignano con astrago scoverto“, i Suriano chiesero “che in detto
pezzo di muraglia antico non solo potessero farvi formare un arco da
sotto e con ciò evacuare tutta quella terra sistente” ma anche di
utilizzare tale luogo “da sotto però a poter fabricarvi lamiozzo”.
Ciò fu a loro concesso; con la condizione però che volendo i Suriano
, o i loro eredi farvi un pozzo per estrarne l’acqua, detto pozzo
faciendo non apporti danno alle fondamenta del palazzo dei
Barricellis e che a questi rimanga “il luogo da sopra detto pezzo di
muraglia antico coll’astrago scoverto della medesima maniera e
proprietà che presentemente s’attrova”. In compenso fu permesso ai
Suriano di poter edificare la rimessa per uso di stalla al modo
moderno “purchè però la lamia maggiore di detta nuova stalla
facienda si dovesse situare sincome al presente è situata la detta
rimessa colle tegole di sopra e che il muro davanti della medesima
rimessa non possa eccedere più dell’altezza di palmi 17”13. A quel
tempo il decano Filippo Suriano aveva al suo servizio i magazzinieri
salariati e provvisionati Diego Varano e Antonio Vatrella, il cuoco
Antonio Piromalli , il cameriere Francesco Longo, lo scritturale
Francesco Scalercia, il sovrastante e fattore degli affari di
campagna e del concio della liquirizia Leonardo Villaroja, il
fratello di Costui Francesco Villaroja, il sopraintendente degli
affari di campagna addetto alla massaria Bruno Messina, Gregorio
Gerace che esercitava per conto del decano l’ufficio del peso a
cantaro e di vicesecreto, Marcello La Piccola che era addetto ai
servizi della casa e che aveva fatto da sovracarico per la
spedizione fuori regno del grano, ed inoltre i dipendenti Raimondo
Gerace e Gasparo Cavaliere14.
Berardino ed Anna Suriano
Berardino Suriano ed il fratello, il decano della cattedrale
Filippo, sono descritti come “soliti ad eseguire le loro minacce,
prepotenti e poco timorosi di Dio”. Essi nutrivano una grave
inimicizia ed odiosità nei confronti di Mirtillo Barricellis, di
Gregorio Montalcini e di Cesare Berlingieri; tanto da denunciarli
come contrabbandieri al vicerè15.
Berardino Suriano, oltre ad amministrare le sue molte proprietà e
quelle della moglie, esercitò l’ufficio di regio mastro portolano di
Crotone16 ed anche la carica di vicario generale con la facoltà
dell’alter ego dello stato di Strongoli e Melissa del principe
Ferdinando Pignatelli, della moglie, la principessa di Strongoli
Lucrezia Pignatelli, e del figlio primogenito, Salvatore Pignatelli,
conte di Melissa17.
Angela18, Ludovica e Benedetta si sposarono, Antonio divenne
cavaliere Gerosolimitano, Raffaele e Gabriele alla morte della madre
Anna avvenuta il 20 gennaio 1770 subentrarono nei beni materni
rimasti che consistevano in mobili, nel feudo rustico della
Garrubba, nel territorio detto Giambiglione, nella vigna di
Gazzaniti, un’altra vigna a La Paganella, una casa palaziata sul
quale Berardino aveva costruito il palazzo di famiglia, annettendo
anche altre case che erano state dei Sillano19 .
Raffaele subentrò nel 1770 nel feudo della Garrubba con l’obbligo
però di dare al fratello, sua vita durante, la metà delle entrate
annue. Ai due fratelli, Gabriele e Raffaele, andarono anche i beni
burgensatici, fatti salvi però i diritti dotali delle sorelle
Benedetta, Ludovica e di Angela20.
Il grande patrimonio di Raffaele Suriano
Raffaele Suriano sposò nel 175021 la sedicenne Antonia
Suriano22, figlia di Fabrizio e di Laura Albani. Antonia Surano,
figlia ed unica erede di Fabrizio, aggiungerà i beni del padre alle
già più che consistenti proprietà del marito, accrescendole con due
magazzini a Spataro e tre al Fosso, sette case, un vignale, le
gabelle Vezza, Li piani delle Mendole e La Pignera, parte della
gabella Li Patrimoni, la chiusa detta La Destra di Beltrani, 44
vacche ed il grande palazzo presso la chiesa di Santa Maria
Prothospatariis. Raffaele Suriano, divenuto l’uomo più facoltoso
della città, amplia le sue vaste proprietà ed il suo potere
economico. Principale affittatore dell’arrendamenti della Regia Sila
e Miniere delle due Province di Calabria23, ha in fitto vaste tenute
del principe di Strongoli, acquista una vigna nel luogo detto il
Ponte, parte di Scerra e Pisciotta e due case. Entra in possesso
dell’eredità di Emilia Barricellis, in quanto zio della medesima da
parte di sorella, aggiungendo i territori di Barrettella, Celzo,
Erera e di parte di Scerra e Pisciotta. Dopo il terremoto del 1783
compra dalla Cassa Sacra alcuni terreni appartenenti ai luoghi pii
soppressi e cioè la metà del territorio Passo Vecchio, la gabella Li
Miniglieri, il vignale L’Ingannatara, il vignale La Sciurta ed il
vignale La Vela. Raffaele Suriano, proprietario di vasti
possedimenti e di numeroso bestiame, proseguì, coadiuvato dal
fratello Gabriele, nell’attività già avviata dal padre e dallo zio
Filippo, immettendo grandi quantità di grano nella capitale e
producendo ed esportando pasta di liquirizia. Egli incrementerà la
produzione di quest’ultima, da artigianale ad industriale,
trasformando il concio in uno stabilimento moderno24. Da Raffaele ed
Antonia Suriano nacquero Giuditta25, Elisabetta, Bernardino e
Giuseppe; quest’ultimo divenne cavaliere gerosolimitano. Alla morte
di Raffaele Suriano, avvenuta il 31 luglio 1789, il tutto passò al
figlio ed erede Bernardino, sposato con Saveria Lucifero, figlia di
Giuseppe marchese di Apriglianello. Bernardino a sua volta
incrementò la proprietà con l’acquisto di 4 magazzini, un
comprensorio di terre detto Cipolla e la gabella di Scigliano. Il 2
novembre 1790 Bernardino moriva26 lasciando una ingentissima
eredità, composta dal feudo della Garrubba, da 16 magazzini, situati
appena fuori le mura, 10 case, 3 botteghe, 40 tra territori,
gabelle, vignali e chiuse, 151 buoi, 44 vacche, innumerevoli pecore,
il palazzo di abitazione e numerosi crediti27.
L’eredità di Bernardino Suriano
A Bernardino Suriano subentrò nel palazzo, nel feudo della
Garrubba e nelle altre proprietà il figlio Fabrizio. Il 28 maggio
1800 in Crotone venivano stesi i capitoli matrimoniali tra Eleonora
Pelliccia, figlia del cavaliere gerosolimitano Ignazio Pelliccia
Ruffo dei patrizi della città di Tropea e della patrizia crotonese
la fu Elisabetta Suriano, e Fabrizio Suriano, figlio del patrizio
crotonese il fu Bernardino e di Saveria Lucifero dei marchesi di
Apriglianello. In tale circostanza il padre di Eleonora Pelliccia si
impegnò ad assegnare ducati 920; ducati 670 all’atto dello
sposalizio e ducati 250 promise di pagarli per ottenere la dispensa
da Roma, in quanto i futuri sposi erano tra loro cugini di primo
grado. Poiché la dote di paragone dei cavalieri della città di
Tropea ascendeva alla somma di ducati 1500, Eleonora in aumento
della sua dote si impegnò a consegnare al suo futuro sposo Fabrizio
ducati 300, che le erano stati lasciati per testamento dal fu suo
avo materno Raffaele Suriano. Antonia Suriano, vedova di Raffaele
Suriano, ava di entrambi gli sposi, per completare detto paragone di
ducati 1500, si obbligò a consegnare ad Eleonora nel giorno dello
sposalizio, per farne la consegna al suo sposo, i rimanenti ducati
280 in contanti. La presenza del palazzo di Fabrizio Suriano
cambierà anche il nome del luogo, che venne indicato Largo Soriano,
denominazione che manterrà per tutto l’Ottocento, anche quando il
palazzo dai Suriano era passato agli Albani verso la metà di quel
secolo.
All’inizio del Novecento abitavano in piazza Umberto I, già Largo
Suriano e poi Piazza Vittorio Emanuele, gli eredi di Albani
Filomena, Fabrizio e Filippo.
Note
1. Il feudo della Garrubba in territorio di Crotone nel 1580
apparteneva a Scipione Suriano. Alla sua morte avvenuta nel marzo
1585 subentrò il figlio Ottavio, al quale seguì nel 1608 il figlio
Scipione. Nel 1632 Scipione vendeva per ducati 2800 il feudo
“inhabitato”a Gio. Dionisio Suriano. Esso consisteva in “territorii
aratorii di capacità si salme quaranta di grano d’introito”. Nel
1646 Gio. Dionisio Suriano cedeva il feudo al figlio primogenito
Annibale Reef. Quint. Vol. 205, ff. 195 –198, ASN.
2. ANC. 229, 1655, 143-147.
3. Il 27 luglio 1674 Luccia de Nobile, vedova di Annibale Suriano,
faceva un atto di donazione in favore delle figlie Vittoria, Teresia
e Maria Suriano. Affinchè le figlie potessero mantenersi nel
monastero, dove si trovavano, “et per altre giuste e ragionevoli
cause” donava loro 58 tra vacche e vitelli, 2 muli, 7 buoi e 7
giovenche, ANC. 333, 1674, 51.
4. Per atto del notaio Avarelli stipolato il 22 giugno 1689 il
Capitolo della cattedrale di Crotone esigeva sulle proprietà dei
fratelli Antonio, Domenico e Annibale Suriano, in specie sopra
Giambigliuni, un annuo censo di ducati 8 per un capitale di ducati
100, Platea di q.sto R.mo Capitolo de Cotrone, 1691, f.9v.
5. ANC. 659, 1716, 39.
6. Conto dell’amministrazione della tutela della S.ra D. Anna
Suriano, ANC. 659, 1716, 39.
7. ANC. 660, 1719, 23.
8. Da Antonio Suriano e Anastasia Gallucci erano nati Felice,
Filippo, Berardino e Francesca (quest’ultima divenne monaca in Santa
Chiara col nome di Giuseppa), ANC. 612, 1715, 82-86; 660, 1718, 8.
9. I capitoli matrimoniali tra la vedova Anna Suriano e Berardino
Suriano furono stesi in Crotone il 20 dicembre 1719, ANC. 707, 1719,
nn.
10. Nel 1743 il sacerdote Domenico Coccari possiede una casa, dove
abita assieme alla sorella Isabella Coccari, in parrocchia di S.
Maria Prothospatariis, che confina con le case di Berardino Suriano.
La casa gli era stata assegnata in patrimonio sacro dal padre
Giuseppe, Catasto Onciario Cotrone, 1743, f.196.
11. Catasto Onciario cit., ff. 24 –27.
12. ANC. 1343, 1770, 76 –81.
13. ANC. 912, 1746, 64-65.
14. ANC. 1124, 1748, 31.
15. ANC. 664, 1733, 63v-64.
16. ANC. 662, 1728, 62.
17. Il 20 maggio 1748 nella torre di Fasana Raffaele Suriano, figlio
ed erede di Berardino, presenta al principe i conti
dell’amministrazione del padre dai quali risulta che Berardino è
creditore di ducati 6373 e grana 20. Il principe, non avendo denaro
liquido, gli affitta per sette anni continui ad uso pascolo ad ogni
sorte di animali, fuorché neri, i due corsi Serpito e Santo Mauro e
la difesa S. Jorio in territorio di Strongoli, ANC. 856, 1753,
429-432.
18. Angela Suriano si unì il 26 febbraio 1750 con Carlo Albani,
Libro dei matrimoni della par. di S. Maria, AVC.
19. ANC. 1343, 1770, 76-81.
20. ANC. 1343, 1770, 71-72.
21. Il 4 aprile 1750 il vescovo di Crotone Cajetano Costa unì in
matrimonio Rafaele Suriano e Antonia Suriano, furono testimoni il
parroco di S. Maria Benedetto Avarelli, il decano Filippo Suriano,
il cantore Vincenzo Amalfitano ed i canonici Domenico Avarelli e
Francesco Torrone. La cerimonia con la presenza di nobili e popolo
avvenne nel palazzo di Fabrizio Suriano situato in parrocchia di S.
Maria, Libro dei matrimoni cit.
22. Antonia Suriano, moglie di Raffaele Suriano ed unica figlia ed
erede di Fabrizio Suriano possedeva un palazzo in parrocchia di S.
Maria Prothospatariis che confinava con la chiesa parrocchiale e
consisteva in due quarti, uno superiore e l’altro inferiore, e
diversi bassi a piano terra, in uno dei quali vi era un mulino
centimolo, Cotrone 21 ottobre 1773, AVC.
23. ANC. 1125, 1754, 98-99.
24. Nel 1784 Bernardino Suriano fa causa ad alcuni fornitori di
legna secca per il concio della liquirizia. A causa della mancata
fornitura lo stabilimento è fermo, Reg. Udienza C. S- 439 –25, fasc.
IX (1784), ASCZ.
25. Giuditta Suriano, figlia di Raffaele e di Antonia Suriano, si
unì il 21 maggio 1775 in matrimonio con Antonio Pelliccia, figlio di
Domenico. La dote promessa dai genitori fu di 3200 ducati, cioè 1800
dal padre Raffaele e 1400 dalla madre Antonia, ANC. 1345, 1782, 38.
26. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari
della Calabria, Editrice CBC 1996, pp. 293.
27. Catasto Onciario Cotrone 1793, ff. 48v-55r.

