[Santa Severina: il quartiere detto "Pizzileo"]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 28-29/2009)
Nella timpa detta de Piccileo, o timpa Pizileonis,
fuori le mura della città all’inizio del Cinquecento vi erano
numerosi “horti”, “orticelli”e “scquiglii”. I proprietari erano:
Joannellus Parisius, Guglielmus Infosinus, Rogerius Strati, Baptista
Maniscalcus, Mattheus Scandalis, Joannellus Spiritu, Germinus de
Mathia, Franciscus de Martino. La timpa, dove c’erano le mura della
città ( Joannellus Parisius….hortalem unum positum alla timpa de
Pizzileo à parte inferiori iux.a scquiglium quod tenet Guglielmus
Infosinus à parte superiori iux.a moenia dictae Civitatis et iux.a
hortum quem tenet Bap.ta Maniscalcus, Reintegra 1521, 15v), era
vicina alle località “Favata” ( Scquiglium unum positum in timpa de
Piccileo versus Favatam quod occupaverat donnus Rogerius Strati
iux.a horticellum que tenebat Mattheus Scandalis, Reintegra 1521,
60v) ed alla timpa di Santo Biase ( Hortus unus in timpa Pizileonis
quem occupaverat Franc.s de Martino et fr.es iux.a viam pu.cam et
timpam S.ti Blasii iux.a domum heredis Joan Cole de Martino,
1521,62v).
Il luogo detto Piccileo, (Piczileo)
All’interno delle mura, cioè dentro la città, “in loco dicto
Piccileo” vi erano alcune case palaziate, delle case e dei casalini.
Sono annotate nella “Reintegra” le case palaziate di Gaspar Telesius
(“domum unam palaciatam intus dictam Civitatem in loco dicto
Piccileo sotto S.to Blasio iux.a rupes dictae Civ.s et viam
vicinalem”, R. 1521, f.13), di Joannes Marraienus (“domum unam
palaciatam intus dictam Civ.tem in loco dicto Piccileo iux.a domum
Bap.tae Maniscalchi et viam pu.cam”,R. 1521, f. 14v), di Angelus et
Bolotta de Luca (“domum unam palaciatam in loco dicto Piccileo in
parrochia S. tae Mariae de puccio subtus ecc.am S.ti Balsii iux.a
timpam dictae Civ.tis et casalenum Gregorii Telesii, R. 1521, 19v),
le case grandi terranee di Gregorius et heredes Gasparis Telesii (domum
unam magnam terraneam iux.a viam publicam de super et iux.a domum
heredum Facii Telesii et casalenum Gesualdi Basoino”, R. 1521, f.
21) e quella degli eredi di Fatius Telesius (“domum unam magnam
terraneam iux.a viam pub.cam de super et iux.a domum Gesualdi
Basoini, R. 1521, f. 21), le case terranee di Antonucius Mosedera,
di Jacobellus de Agiano, di Baptista Siniscalchus, degli eredi di
Fatius Telesius, degli eredi di Nicolaus Bacharius, degli eredi di
Gaspar Telesius, di Albina, moglie di Decius Spagnolus, di Bolotta
de Luca, di Gesualdus e di Gregorius Basoinus, ed i casalini di
Gregorius Telesius e di Gesualdus Basoinus.
Da quanto riportato si rileva che il luogo era situato presso le
rupi della città (17.5.1574. Nardo de Martino abita “in loco dicto
piccileo jux.a ripas Civitatis”, Santoro, IV, 84v-85), in parrocchia
e vicino alla chiesa parrocchiale di Santa Maria de Puteo
(16.9.1574. Fabio de Girardo possiede “una casa terranea in la
cappella di S. Maria de Puccio jux.a lo casaleno fu di Bat.ta
Miniscalco jux.a la casa di Jo. Deodosio Petrorizzo stritto m.te la
timpa di Cola Cosentino et la via pub.ca, Santoro,V, 6), al castello,
alla chiesa di Santo Biase e vicino alla timpa della porta della
città detta della Grecia ( “Una casa quale fu d’Antonina Salvato
dentro detta cappella (S:Maria de Puccio) iuxta la casa di Scipio de
Mauro, stritto mediante, iuxta la via publica, e la timpa vicino la
porta della Grecia della città, la possiede Federico Palazzo, Platea
mensa arciv. 1576, f. 38v; 5.9.1588. Jo. Paulo Palaczo possiede una
casa terrana iux.a la timpa dela porta dela Grecia et la casa di
Paduano Mauro, 1588, f. 4; “Casa palaciata intro detta cappella (S.
Maria de Puccio) fo di Paduano Mauro iux.a le case di Jo. Th.o
Gerardo stritto m.te la via pu.ca la possede l’her. de luca
muscedera” , Platea 1576, f. 38).
Case da abbattere per la sicurezza della città e del castello
La vicinanza della chiesa parrocchiale di Santa Maria de Puccio al
castello è testimoniata da un atto del notaio Vito Antonio Ceraldi.
Nella chiesa infatti si seppellivano coloro che morivano dentro le
carceri del castello.
Il 6 marzo 1688. In presenza del notaio Vito Antonio Ceraldi di
Rocca Bernarda e di testimoni, Francesco Liperoti di Santa Severina
afferma “ come nel anno mille seicento ottanta uno e proprio nel
mese di Xbre verso li sidici o diecesette di d.o mese per q.to si
ricorda esso costituto fu chiamato da gente del castello di d.a
città, che fosse andato in d.o castello, dove gionto trovò il q.m
Dom.co Antonio Intorno all’hora mulattiero in d.o castello e li
disse che fussero andati nelle carceri di d.o castello per cacciare
la q.m Prudentia Villirillo all’hora moglie di Antonio Raniero della
terra di Cutro mentre d.a Prudentia si era trovata morta in d.e
carceri e così d.o costituto con d.o Dom.co Antonio la cacciarono di
d.e carceri e la portarono in una casa disabitata nel luogo detto
Pizzileo che era di mastro Giando Telese vicino d.o castello e la
parochia di S.ta Maria di Puteo quale Prudentia fu sepellita in d.a
Parochia dal cappellano di essa D. Bernardo Severino” (1688, f. 8).
Con il procedere della costruzione del nuovo castello iniziato dal
conte Andrea Caraffa e proseguito dal nipote Galeotto, come ricorda
l’iscrizione “A. D. 1535 Die 27 IULII 8 INDICIONE”, alcune case che
si trovavano nel luogo furono demolite, sia per creare lo spazio per
la costruzione, sia per isolare il castello dall’abitato, sia per
fare il piano davanti all’entrata del castello. Già nella Reintegra
del 1521 troviamo che tra le numerose case da abbattere c’era:
“Domus una terranea cum casaleno contiguo positis in timpis de
Piczileo quam tenebat heres Fran.ci de Parisio iux.a domum quam
tenebat Germinus de Macchia et viam publicam”, “Domus una terranea
quam tenebat Germinus de Macchia iux.a viam publicam et domum quam
tenent heredes Joannis Colae de Martino” e “Domum palaciata cum domo
contigua quas tenet heredes Joannis Colae de Martino iux.a viam
pu.cam et domum quam tenet Loysius de Martino”, Reintegra, 1521,
64).
Il Piano del Castello
Il piano del castello, di cui troviamo notizia in alcuni atti
del notaio Marcello Santoro, era in parrocchia e vicino alla chiesa
di Santa Maria de Puccio e confinava con la timpa e le rupi. Vicino
c’erano alcune case palaziate, delle case terranee e dei casaleni. (
Casaleno dentro Santa Severina “in la parrochia di S.ta Maria de
Puccio confine la casa del Capitolo la casa di Jo. Cola Stupperi
vinella m.te et la casa de Jo. Petro de Fulco vinella m.te et la
timpa del piano delo castello” (IV, 77); 18.8.1575. Donna Carmosina
delo Vaglio possiede una casa palatiata intus p.tam Civ.tem in
parrochia S.te M.e de Puccio jux.a domum Her. Hieronime Piccichini
jux.a planum delo castello et domum delo Capitulo” ( V, 145); 5.10
1576. Carmosina de lo Vaglio abita in casa di Jo.nes Calanda che è
situata dentro la città “jux.a domum Hieronimi Piccichini et planum
de castello” ( VI, 22); 5.10.1584.Joannello Liverio possiede delle
case dentro la città “in parrocchia S.e M.e de Puccio iux.a domos
palatiatas ipsius joannelli mro com.e iux.a domos m.ci Jac.i de
Rasis via pu.ca m.te iux.a planum et casalena suptus ripas plani de
castello iux.a casalenum Joanne de Fulco et Jo.nis Thome de gerardo
stritto m.te et alios fines” ( X, 30-31).
La chiesa parrocchiale di Santa Maria de Puccio
La chiesa parrocchiale di Santa Maria del Puccio, o Puchio,
all’inizio del Cinquecento è una delle undici chiese parrocchiali
della città. Essa è più volte citata nella “Reintegra”: “Christaldus
Marraienus.. domum unam intus dictam Civ.tem in parrochia S.tae
Mariae de puchio iux.a domum magnam Jo. Pauli de Brundusio et viam
pu.cam et vicinalem” (1521, f.20); “Domum palaciata cum cortilio
horto et gructis intus dictam Civ.tem in parrochia S.tae Mariae de
Puccio iux.a viam publicam ex duo bus lateribus iux.a domum
Antonelli Cociane stritto med.te” ( 1521, f. 60). Essa compare anche
nella visita compiuta nel giugno 1559 dal vicario dell’arcivescovo
Giovanni Battista Ursini, il cantore della chiesa cattedrale di
Mileto Joanne Thomasio Cerasia. Il Cerasia con il suo seguito, dopo
aver visitato la chiesa parrocchiale di S. Stefano, la chiesa senza
cura di S. Maria de Pietate e la chiesa senza cura di San Marco,
giunse alla cappella senza cura di Santa Maria la Latta, chiesa
“connessa” con la chiesa parrocchiale di Santa Maria di Puccio, in
quanto sua grancia. La chiesa, “detta anche delli Basoino”, era
servita dal parroco di Santa Maria di Puccio, il reverendo Gregorio
de Piris, al quale il vicario ordinò di riparare il tetto e di
sistemare le sepolture e le lapidi. Quindi il vicario proseguì e,
dopo aver visitato la parrocchiale “mensale” di S. Filippo e Giacomo,
giunse alla chiesa parrocchiale di S. Maria de Puccio, la quale
oltre all’altare maggiore aveva anche un altro altare. La chiesa
aveva il soffitto coperto con tavole e nel pavimento c’erano alcune
sepolture. Al campanile pendevano due campane. La chiesa aveva due
grancie: la grancia di Santa Maria la Latta e quella di Santo Elia.
Il vicario poi proseguì visitando la parrocchiale di S. Brancato,
poi quella parrocchiale di S. Michele Arcangelo….
Da quanto detto la chiesa parrocchiale di Santa Maria de Puccio si
trovava vicino alla parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo ed a
quella di Santo Brancato (Pancrazio).
La chiesa era situata vicino al Piano del Castello e nelle sue
vicinanze c’erano le case di Marco Augustino Vasoino, di Luca
Muscedera, di Cristina Cavallo, di Sabia Archimanno, di Joanne Petro
de Fulco ed il palazzetto di Paulo Archimanno (1.7.1570. Luca
Muscedera abita “in parrocchia S.te Marie de puccio iux.a domum
Marci Aug.ni Vasoini eccl.am S.te Marie viam pu.cam” ( I, 64);
Cristina Cavallo possiede “una casa posta in detta cappella (S.M. de
Puccio) iux.a la ecc.a di S.ta Maria de puccio via m.te iux.a lo
palazetto de paulo archimanno iux.a la casa di Sabia Archimanno,
M.A. 1576, f. 36); 25.5.1577. Jo.nes Petrus de Fulco abita in una
casa dentro la città “ante ecclesiam S.tae M.ae de Puccio jux.a
planum de lo castello et viam pu.cam” (VI, 249).
Vicende della chiesa di Santa Maria de Puccio
Con la riduzione delle parrocchiali da undici (la dodicesima,
cioè la metropolitana, aveva la cura esterna alla città) a sette
alla fine del Cinquecento, la chiesa parrocchiale di S. Pancrazio fu
aggregata a Santa Maria de Puccio. In seguito la chiesa non più
parrocchiale di Santo Pancrazio, al di sotto della quale vi era
un’altra chiesa dedicata all’Immacolata Concezione, detta anche
Santa Maria dell’Udienza, con l’accoglimento della supplica
inoltrata all’arcivescovo nel marzo 1637 da parte del sacerdote
Gregorio Orlandi, cambiò titolo divenendo la chiesa di Santo
Giuseppe. Dopo il terremoto del 1638, le parrocchiali furono ridotte
da sette a cinque ed alla metà del Seicento “Nell’quartiero detto
Pizzileo sotto il Castello vi è la Chiesa parrocchiale sotto
tit(ol)o di Santa M(ari)a dell Puzzo nella q(ua)le si celebra la
festa per Comodità del quartiero. In detto quartiero vi è la Chiesa
di Santo Gioseppe e S(an)to Ant(oni)o dove si celebrano due messe la
Settimana sotto di essa nel piano inferiore e un’altra Chiesa della
Congettione nella quale si Celebra a devotione” (Apprezzo, 1653).
Nel 1725 le parrocchiali di fatto si erano ridotte a quattro, la
quinta sotto il titolo di Santa Maria de Puteo da oltre un
trentennio era priva del parroco ed era affidata alla cura di un
economo. Per aumentare le poche rendite l’arcivescovo Nicolò
Pisanelli ( 1719 – 1731) decise di diminuirne il numero ( “In
Civitate, praeter Metropolitanam, Parochiales eccl.ae ex multis,
quae olim numerabantur, quatuor de p.nti supersunt….quinimo altera
ex eisdem sub tit. S. Mariae de Puteo ultra trigesimum annum viduata
Pastore propriam luget viduitatem sub economi cura..”, Rel. Lim.
1725). Fu così che nel febbraio dell’anno dopo avvenne l’unione
della parrocchia di Santa Maria de Puteo a quella di Santa Maria La
Magna.( “Liber mortuorum iam Parochiae S. Mariae La Magna, quam
illius S. Tae Mariae de Puteo ob unionem factam ab Ill.mo, et Rev.mo
D.no Arch.po D. Nicolao Pisanelli, cum interventu REv.mi Capitoli.
Parocho D. Petrosancto Palloni die 10 mensis februarii 1726”). Nel
1735 le chiese parrocchiali erano ridotte da cinque a due (“In
Civitate praeter Metropolitanam, Parochiales Ecclesiae binae, ex
plerisque quae antea fuerant, supersunt “, Rel. Lim. 1735).
Nonostante la perdita del titolo parrocchiale ( La parrocchia di
Santa Maria la Magna e Santa Maria de Puccio è retta nel 1743 dal
parroco D. Carmine Benincasa parroco, Catasto 1743, f. 219), la
chiesa tuttavia continuò ad esistere (“Anno domini millesimo
septingentesimo trigesimo quarto die vero octava mensis 9bris .
Joseph Parrilla vir Corneliae Scurò.. sepultus fuit in ecclesia
S.tae Mariae de Puteo”). La chiesa esisteva ancora al tempo
dell’arcivescovo Antonino Ganini : “Ecclesia Sanctae Mariae de Puteo,
vulgo Pizzoleo, erat Parochialis, nunc reperitur unita alteri
Sanctae Mariae de la magna, et cura regitur per dictum Parochum D.
Carminium Benincasa” (Rel. Lim. 1765). In seguito la chiesa di Santa
Maria del Pozzo fu abbandonata ed il suo titolo trasferito. Così la
chiesa di San Giuseppe e la sottostante chiesa dell’Immacolata
Concezione, o della B.V.M. de Audentia, divennero chiesa di Santa
Filomena e chiesa di Santa Maria del Pozzo, detta anche Pozzoleo.
Oggetti del castello
Michel’Angelo Curcio erario e procuratore ha ordine di Gio.
Andrea Sculco di prendere in consegna i due bauli pieni di mobili,
che stanno conservati nel monastero di Santa Chiara di Crotone.
Primo Baule: Una statuetta con l’immagine della SS.ma Concettione
d’attone adorato con suo piede d’ebbano dentro il quale vi è un
Reloggetto con sua chiave, Due quadri di Racamo di palmi dui incirca
con l’Istorie di Jerusalem con loro cornice adorate, Dui reliquari
seu quadri di lapis lazaro con cornice d’hebbano colonnate l’uno
dell’Adorat.ne dell’Immagii et l’altra della Natività di N.ro Sig.re.
Una croce con suo piede et due statue d’actone adorato di lapis
lazaro et ebbano. Tre quatretti di lapis lazaro cioè le cornice con
l’Istoria di ovidio sopra cristallol. Un archetto d’attone indorato
con colonnette di cristallo et reliquiaretto di cristallo con suo
piede d’attone indorato con una crocetta di cristallo, una….. una
tovaglia d’armosino foderata di taffita racamata con sue frangie et
pizzillo d’oro, una coperta d’armosino rosso foderata di sangallo
con sua frangia intorno un’altra coperta verdace gialla di
damaschello foderata di sangallo con sua frangia intorno una coperta
di rizza negra lavorata di seta di varii colori.
2° baule: uno paramento di camera d’inbrocatello carmosino gliallo
di seta et bambace consistente in falde seu pezzi fra piccoli et
grandi….drappo con sua frangia grande di seta carmosina quali
dissero essere le sete del castello di S.ta Severina. (ANC.
253,1675, 28).

