[Santa Severina il quartiere di Santa Maria la Magna]
di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 10-11/2009)
La città di Santa Severina nel Seicento era
divisa in sei quartieri: Santa Maria la Magna, La Piazza, Piccileo,
Grecia, Miseria, Porta Nova. Il quartiere di Santa Maria la Magna
sovrastava da una parte il quartiere Grecia, dall’altra quello di
Porta Nova.
Il loco detto Monte Fumero e la Porta della Grecia
L’antica porta della Grecia, ancora citata nel documento di
“Reintegra” del 1521, era situata vicino al “Monte Fumero” ed alla
chiesa di Santa Anna. La posizione della porta è ben identificata
nell’elenco dei beni, situati dentro la città di Santa Severina e
nuovamente reintegrati alla curia comitale: “ Terrenum vacuum supra
Portam dictam dela Grecia jux.a eccl(esi)am S(an)tae Annae et viam
publicam...Monte fumerio..( f. 62v). Nei documenti successivi essa
non comparirà più, segno che era stata abbandonata e distrutta.
Infatti una nuova porta della Grecia sarà costruita molto più a
valle. Per quanto riguarda il “Monte Fumero”, il toponimo nel
Seicento muterà in “Monte Pomerio”. In vicinanza del luogo, oltre
alla porta dela Grecia ed alla chiesa di Santa Anna, vi erano alcune
grotte, delle case e dei casaleni.
Franc.s Bacharius ..gructam unam positam intus dittam Civ.tem in
loco ditto Monte Fumero iux.a gruttam Lancilli Bacharii iux.a
gruttam magn. Ferdinandi Condopoli ( 1521, f. 11)
Mag.r Ferraudus Condopolus .. gruttam unam in loco d. Monte Fomero
subtus portam de Grecia iux.a viam publicam et timpam de Monte
Fumeri. Item alia grutta in eodem loco posita sup.a Portam Grecia
iux.a gruttam Franc.i Bachari et vias pub.cas de super et de subter
( 1521, 12v).
Domus et casalenum unum in timpa Montem Fumeri.. tenebat uxor Agatii
Marinarii iux.a dittam timpam et casalenum quod tenebat filia
Matthei Marinari ( 1521, f. 66).
“…poco più avanti si giunge in un largo detto Monte Pomerio, nel
quale vi è la strada che si cala al borgo detto la Grecia” (Apprezzo,
1687).
La chiesa parrocchiale di Santa Maria la Magna
E’ una delle più antiche chiese di Santa Severina. Sappiamo che
il 21 ottobre 1447 il papa Nicolò V ordinava ai vescovi di Crotone e
di Corone ed all’abate del monastero di Sant’Angelo de Fringillo di
immettere nel possesso della chiesa parrocchiale vacante di Santa
Maria Magna di Santa Severina il presbitero Antonio de Sindico, che
era rettore della chiesa parrocchiale di Santo Nicola del casale di
Mesoraca (Russo, 11073).
Dalla visita effettuata dal vicario Cerasia nel maggio 1559
ricaviamo che la chiesa parrocchiale di S. Maria dela Magna era “mensale”.
Ne era rettore Morgante Salvato che però era assente, essendo al
servizio del Reverendo Giulio Sertorio, già arcivescovo di Santa
Severina ( 1535 – 1554). Il Salvato mancava da circa tredici anni e
non si sapeva se era ancora vivo. La chiesa era servita da Gio.
Battista Tramonte, consanguineo del Salvato, e dal titolare
incaricato ad amministrare la chiesa. L’altare maggiore era in
abbandono. Esso aveva una cona molto indecente e dietro vi erano
erette alcune tavole con una copertura molto vecchia. La chiesa era
dotata di molte tovaglie, cuscini, casule, corporali e vestimenta.
C’era un calice di argento con patena, un calice di peltro, una
croce di rame, due anelli, un campanello, cinque candelabri di creta
ed uno di ferro, un toribolo, due orcioli di piombo, tre mandili, un
graduale, due messali, una bolla di indulgenze con i sigilli di
cardinali ecc.. Vi era anche una immagine del Salvatore lacerata e
pendente ed in una parete lignea nella parte destra e presso le mura
ce n’era un’altra piccola e vetusta. Un’arca vecchissima era nel
pavimento malridotto. L’edificio aveva alcune arcate. L’ala destra
era scoperchiata e mancava quasi tutto il tetto, tanto che vi
cresceva l’ erba. Anche il tetto della navata per la sua terza parte
era scoperchiato e senza tegole. Le rendite erano costituite da una
gabelluccia, che fruttava 20 tomoli di grano all’anno, dall’affitto
di alcuni pezzi di terra e da censi. All’interno della chiesa
c’erano alcuni altari. Nella parte sinistra vi era la cappella di
Santo Donato di jus patronato della famiglia De Martino, di cui era
rettore don Jo : Jacopo Guardata. Poi c’era l’altare di Santo
Lorenzo, che era situato sotto il lectorium; aveva un dipinto di
alcuni santi. Esso era di jus patronato di Jo : Loysio e Jo :
Martino Infosino. Ne era cappellano don Jacopo de Cerentia, che era
stato presentato dai patroni durante la visita di mons. Cruense.
Seguiva l’altare della SS.ma Trinità di cui era rettore donno Matteo
Macrì; non essendoci il rettore il vicario l’assegnò alla mensa
arcivescovile. Dopo di esso fu visitato l’altare del SS.mo Salvatore
della Mensa Arcivescovile e quindi si pervenne all’oratorio
intitolato alla Santa Croce di jus patronato della famiglia
Pizzichino di cui era cappellano donno Jo : Pietro Ferraro.
La chiesa conservò il titolo anche con la diminuzione delle
parrocchie. Alla metà del Seicento “Nell’quartiero detto Santa Maria
della Grande vi è la Chiesa parrocchiale sotto titolo di Santa
M(ari)a mag(gio)re per Comodo del Vicinato li S(acrame)nti si
pigliano dalla Chiesa mag(gio)re e si celebra messa la festa et
altri giorni à devotione”.(Apprezzo 1653). L’ambito territoriale
della parrocchiale si era ampliato includendo quelli delle due
parrocchiali soppresse e sottostanti di Santo Apostolo e di Santo
Giovanni Evangelista. In questi anni la chiesa è restaurata come
risulta da una platea del 1678: “Coverto la cappella di S. Lucia, e
postovi li travi. Riparato la soffitta di tutta la chiesa in molte
parti guasta. Fatto conciare la figura della B. Vergine sopra
l’altare maggiore da Gio. di Simone Pittore.Coverto la cappella
vicina S. Rocco. Intonicato et imbianchito il muro, dov.è l’altare
mag.re”. La chiesa oltre che su proprietà e rendite poteva contare
sulle decime che ogni parrocchiano doveva versare: “Il Gentil homo
paga di decima carlini cinque l’anno. La Gentil Donna vedova anco
carlini cinque l’anno. Quelli del Populo di decima carlini due
l’anno. La vedova del Populo paga di decima l’anno un carlino. Per
ogni paro di Bovi di decima pagano li Parochiani tumolo uno di grano
et un altro d’orgio. Quelli che seminano con Bovi condotti pagano di
decima habita ratione ad quantitatem seminis di grano e d’orgio
secondo il Decreto della felice mem. D’Alfonso Pisani Arciv. Li
parrocchiani sono obligati dare l’offerta tre volte l’anno cioè
Pasqua, Natale et il giorno del titolo della chiesa. Et ogni
Domenica l’ognata, cioè un pane per ciascheduno per dentro tutta la
Parochia. Per il jus funeris due carlini quando c’è il funerale
doppio” (Catasto o vero Platea, 1678). Conservò il titolo
parrocchiale anche nei primi anni del Settecento. Durante il periodo
in cui fu arcivescovo Nicola Pisanelli (10 febbraio 1726) ebbe unita
la chiesa di Santa Maria di Puccio o de Puteo, volgarmente detta di
Pizzoleo, che era stata una delle parrocchiali della città, come
evidenzia il catasto onciario del 1743: “La venerabile parrocchia di
S.a Maria la Magna e Santa Maria di Puccio di S. Severina, che viene
retta dal Rev. D. Carmine Benincasa Parroco” (1743, f.219). In
seguito fu anche chiamata chiesa parrocchiale di Santa Maria in
cielo assunta volgarmente detta La Magna e da ultimo l’Addolorata.
La chiesa oltre all’altare maggiore aveva un altare marmoreo sotto
l’invocazione della Beata Vergine dei Sette Dolori, che era retto da
un procuratore scelto dall’arcivescovo. In questo altare vi aveva
sede una congregazione ed un monte pio detto “della buona morte”.
C’era inoltre un altro altare dedicato a San Giuseppe.( Rel. Lim.
1765).
I parrocchiani di Santa Maria la Magna
Dalla “Reintegra” del 1521 ricaviamo che in parrocchia di Santa
Maria Magna possedevano una “domum terraneam”: Thadeus Ferrarius,
Joannes Varanus, Minicella Gerarda, Christofarus Girardus, Calvanus
Cosentinus, Canthelma Carusia e Joannes Guaranus, mentre una “domum
palaciatam”: Donatus Carusius ( cum uno Palazetto contiguo),
Franciscus Palermus ( quae fuit Guglielmi Viscardi), l’erede di
Jacobus Carusius, Lucas Carusius, Angelus de Venosa.( Reintegra,
ff.16- 18).
Nell’elenco dei censi della mensa arcivescovile dell’anno 1548
troviamo i nomi di alcuni parrocchiani di Santa Maria la Magna. Essi
sono: Ligori Trusscia, Lereda de Luca Caruso, Cola Ferraro, Lereda
de Andria Vaccaro, Lareda de Lancello Vacharo, Joanloisi Vacharo,
Lareda de Andria Ficuso, Nardo Ficuso, Minico de Adamo, Joanni
Cavallo, Calvano Cosentino, Mastro Nardo Muto, M.s Joanbactista de
Lipira, M.s Joanbactista Scuro, M.s Joanello Susanna, Lareda de
Mastro Marcantoni Strati, Lareda de M.s Marcho Antoni de dato, M.s
Girolimo de Lipira, M.s Jo. Zurlo, M.s Girolimo Zurlo, Lereda de
mastro Ferrante Condopoli. Donno Joanpetri Franze, Donno Vincenzio
de Lipira, Madamma Polita de Bono Aiuto. L’elenco evidenzia che
nella parrocchia abitavano numerosi mastri ed alcuni nobili; segno
evidente che il luogo era particolarmente ricercato dallo strato più
facoltoso, in quanto situato nella parte più elevata ed antica della
città, che era anche la più salubre e più sicura. Lo stesso conte di
Santa Severina Andrea Carrafa, figlio ed erede di Galeotto e padre
di Vespasiano, “posset et valeat habitare” alcune sue case dentro la
città di Santa Severina in parrocchia di Santa Maria Magna e
incaricò il suo funzionario Gio. Petro Bonaiuto di interessarsi al
restauro. Le case del conte confinavano con quelle di Gio. Vincenzo
Scorò, le case dello stesso Gio. Petro Bonaiuto e la via pubblica.
Volendole migliorare per uso ed abitazione del conte, il Bonaiuto
spese la somma di trecentoventiquattro ducati e grana quindici così
ripartiti: “In p.s per compra delle legname et chiodi docati
sessanta doi. Per giornate delli mastri docati septanta quattro et
carlini quattro e mezo. Per giornate de manipoli docati octanta tari
uno et grana dece. Pagato alli victorali per portatura de acqua
calce rena docati cinquanta doi et uno tari. Per calce comperata
docati trenta et uno tari. Per acqua docati octo et uno tari. Per
rena docati nove. Per petra docati sette et tari tre” ( IX, ff. 102
– 103). La casa poi passerà in potere di Prospero Carrafa, fratello
del conte Andrea, il quale la amplierà acquistando alcune case
vicine. (26 dicembre 1569. Theodosio Oliverio possiede “quasdam
domos palatiatas sitas et positas intus dictam Civitatem S.te
Severinae in parrochia S.te Mariae de la Magna in loco ubi dicitur
monte Fumeri iux.a domum m.ci Petri de li Pira, domum m.ci Jois
Bart.lo Oliveri vias publicas “ la vende a Prospero Carrafa. 2
ottobre 1570. I coniugi Renso e Grandonia de Pitrello possiedono una
casa terranea in par. di S. Maria Mag.e “jux.a domum Laure Susane
iux.a domum Jac.i Zurli viam vicinalem” la vendono la napoletano
Prospero Carrafa per ducati 27 ( II, ff. 19v-20). 20 aprile 1571.
Ill.mus D.nus Prosper Carrafa possiede alcune “domos palatiatas
sitas intus dictam Civ.tem in parrochia S.te M.e Mag.e iuxta domos
m.ci Caroli Susannae eccl.am S.te Marie M.e vias pub.cas in pluribus
lateribus” ( II,f. 70). 7 ottobre 1577. Prospero Carrafa possiede
“quasdam domos sitas intus dictam Civitatem in parrochia S.te M.e
Mag.e iux.a viam pu.cam de monte fumeri” ( VII, f. 10v).
Nuovi proprietari
L’ambito parrocchiale alla metà del Cinquecento era
caratterizzato da numerosi palazzetti, case palaziate e case grandi.
Nella seconda metà del Cinquecento ritroviamo molte delle famiglie
già elencate; a queste se ne aggiungeranno altre, che amplieranno le
loro proprietà acquistando le case vicine. Tra queste ricordiamo:
Delle Pira, Baccaro, Palermo, Susanna, Oliverio, Ficuso, Cidattolo,
Zurlo, Longo, Sacco, Caruso, Cosentino, Vechio, Rizza, Ferraro ecc.
12 giugno 1571. J.nes Nicolaus Ciminus della città di Taverna ma
abitante a Caccuri afferma che permutò nel passato alcune case poste
nella città di Santa Severina “loco dicto monte fomero limitatas ex
uno latere jux.a domos q. m.ci Jois Petri de Dato et viam publicam”
con Theodosio Oliverio ( II, f. 92). 3 settembre 1573. Jo.
Carnelivare possiede una casa terranea in parrocchia di S.ta Maria
Magna “jux.a domum Ill. D. Prosperi Carrafe domum m.ce Laure Susanne
et Crucecte de Franse. La vende per ducati sei a Massentia de
Archimanno ( IV, ff. 3v- 4). 31 gennaio 1574. Donna Julia de Bisante
vedova di Scipione Palermo promette alla figlia Iasabella Palermo
che sposa Scipione Amoruso di Rocca Bernarda la casa dove al
presente abita “jux.a la casa di Jo. Paulo Riolo la vinella
convicinale et la via pu.ca. includendoci la camarella de avante lo
vignano del airo di sopra ( IV, f. 54). 27 marzo 1574. Sylvio Scurò
possiede delle case poste “intus dictam Civ.tem in par. S. M.e Magne
jux.a domos illorum de Bonaiuto casalenum ipsius m.ci Sylvii q.d
emit a m.ca q. Elisabetta Miniscalco et viam publicam seu timpam
supra greciam”. (IV, 72). 30 aprile 1575. Tarsia de Martino possiede
“domos magnas” in parrocchia di Santa Maria Magna “jux.a domos
mag.corum Diomedis et Caroli Susane jux.a domum d.ni Salvatoris
Ficusi jux.a ripas ipsorum de Martino et viam pu.cam” Le case
facevano parte dei beni lasciate dal fratello il fu m.co Jo.nes de
Martino ( V, 104v-105). 23 agosto 1575. Andrea Ficuso possiede una
casa palaziata in parrocchia di Santa Maria Magna “jux.a domum
Floris de Manasio domum ven. Cap.li S.te S.ne et viam pu.cam”. La
vende per ducati 20 a Francesco Lansalone alias Siciliano ( V, 148v-
149). 10 ottobre 1577. Donna Julia de Bisante vedova di Scipione
Palermo dota la figlia Laura che sposa Nardo Caruso . Tra i beni
dotali “Uno palazo con gisterna et casalino contiguo” ( VII, 13). 14
marzo 1579. Donna Julia de Bisante vedova di Scipione Palermo e gli
eredi di Scipione Palermo vendono una casa palaziata che era
appartenuta a Scipione Palermo al chierico Dionisio Palermo. La casa
palaziata “cum gisterna et scala in par. S.te Marie Mag.e jux.a
domum her. Minici Truscia et domum quae fuit q. Calvani Cosentini
vinella mediante domum Franc.i Carosi domum Gesimirae Vitalii ( Vol.
VIII, f. 41). 1580. Donno Salvatore Ficuso per una casa nella
parrocchia di Santa Maria la Magna confine la casa di Nardo Ficuso e
Gio. Petro Ferraro. Cornelia Losenise per una casa in la parrocchia
p.ta confine la casa di gio Giacomo Madotto e la via pu.ca ( Platea
Capitolo, 1580, 1D fasc. 6). 20 febbraio 1582.Jo. Petro Ferraro
possiede “quasdam domos palaciatas sitas intus dictam Civitatem in
parrochia S.te M.e Mag.e jux.a domum R. Thi (dellabate) domos
Bart.li Sachi via pu.ca me.te ( IX, 83). 6 ottobre 1584. Jo. Bart.lo
Sacco possiede una casa palaziata “cum nonnullis mebris inferioribus
et superioribus” in parrocchia di Santa Maria Magna “jux.a domos
m.ci Caroli Susannae et domum q. Salvatoris Ficusi” ( X, f. 33v). 12
settembre 1588. Beatrice Moschetta vedova di Gio. Pietro Truscia
vende per ducati 14 una casa terranea a Dionisio Palermo . La casa
confina con la casa dello stesso Dionisio Palermo, la casa del
Reverendo Caruso e la casa del fu Scipione Palermo ( XI, ff. 5v-6r).
24 settembre 1588. Beatrice Moschetta vende ad Isabella Palermo,
vedova di Scipione Palermo, un “catodium” sotto la scala del
palazzetto della stessa Isabella Palermo e confinante con la casa
terranea di Dionisio Palermo ( XI, f. 11). 16 ottobre 1588. I figli
ed eredi di Francesco Ferrari possiedono “la casa grande con sala et
camara jux.a cortiglio deli Zurli avanti la casa del m.co Jo.
Bartolo Sacco jux.a la casa delo R.do Caruso jux.a la casa di Nardo
Ficuso stritto mediante la via pu.ca di sopra et di sotto”. Nella
spartizione dei beni ereditari la casa tocca a Gio. Petro Ferraro (
XI, ff. 19v-20r). 10 gennaio 1589. I coniugi Nardo e Ficuso e Delia
de Cafarello possiedono una casa palaziata in parrocchia di S. Maria
Magna “jux.a domum Jo. Petri ferrari stritto mediante jux.a aliam
domum ipsius Nardi muro comune et viam” La vende al Rev.do Jo.
Antonio Tilesio ( XI, f. 53). 31 gennaio 1589. Marcello Guarino
possiede una casa palaziata in parrocchia di Santa Maria Magna
confinante con la casa dell’erede di Cesare Fellapane , la vende per
ducati 20 al reverendo Gio. Antonio Tilesio ( XI, 60v-61).
La strada ed il largo davanti alla chiesa di Santa Maria La Magna
Come si ricava dalla visita effettuata il 18 maggio 1559 dal
vicario Giovanni Tommaso Cerasia, cantore della chiesa cattedrale di
Mileto al tempo dell’arcivescovo Ursini, il prelato, dopo aver
visitato al mattino le chiese vicine alla cattedrale, nel pomeriggio,
lasciato il palazzo arcivescovile, si recò dapprima nella chiesa
parrocchiale di Santa Maria Maggiore e poi proseguì per la Grecia,
dove visitò la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. La
strada che egli percorse in un apprezzo del 1687 è chiamata la
strada di S. Maria La Magna. “Segue detta strada più avanti che si
dice la strada di S. Maria La Magna con diverse altre strade piane
che la riscontrano e tira parte pendente verso Tramontana, si giunge
alla Chiesa Parrocchiale detta di S. Maria Maggiore, chiesa
antichissima e poco più avanti si giunge in un largo detto Monte
Pomerio, nel quale vi è la strada che si cala al borgo detto la
Grecia” (Apprezzo, 1687). E’ questa l’antica strada che, provenendo
dalla vecchia porta della città, attraversava tutto l’abitato
medievale, passando per il Campo, la cattedrale di Santa Anastasia,
la chiesa parrocchiale di Santo Giovanni Battista, la chiesa
parrocchiale di Santa Maria La Magna e, giunta al largo Monte Fumero,
usciva dalla porta della Grecia. Da documenti cinquecenteschi
sappiamo che la strada pubblica, prima di giungere a Monte Fumero,
sfociava in un un largo davanti alla chiesa parrocchiale, dove vi
erano dei casalini e delle case. Dalla platea della Mensa
Arcivescovile del 1576 ricaviamo che Gio. Battista le Pira possedeva
una casa “fo di Ant.o Vaccaro jux.a lo casalino di m. Jo. Carlo li
Pira, jux.a lo largo di S.ta M.a Magna et la via pu.ca ( f. 30);
Carlo le Pira aveva uno casalino “fo di Ciunna jux.a la casa
dell’her. Di Ant.no le Pira stricto med.te jux.a lo casalino di Jo.
Batt.a le Pira lo largo avanti S.ta M.a Magna”; uno casalino “fo di
Jo. Turco Zurlo jux.a lo sup.to casalino avante la casa di esso m.s
Carlo (Li Pira) jux.a la casa deli Tignanelli et lo largo di S.ta
M.a Mag.a” ( f. 30). Sempre per la strada Santa Maria La Magna,
passata la chiesa e giunti al largo detto Fumero o Pomerio si poteva
andare alla chiesa di Santa Anna, al monastero di San Domenico ed
alla porta della città detta Portanova : “da sotto la chiesa di
Santa Maria Magg(io)re vi è una cappella di Santa Anna” ( Apprezzo
1653).
La chiesa di Santa Anna
La chiesa era situata vicino alla porta della Grecia. Nel 1559,
al tempo della visita del vicario Cerasia, era cappellano Don
Victorius Sfalanga. La chiesa era di iuspatronato della famiglia
Sfalanga e la sua dote era costituita da cinque case (una sotto
Santa Anna, una alla Grecia, una nella cappella di San Giovanni
Battista e due in piazza), e da un vignale in località Ghane. Il
vicario ordinò al cappellano di presentare i titoli di concessione e
di dotazione della chiesa, di far dipingere presso l’altare
un’immagine della santa e di rifare il tetto. Il titolo della chiesa
ci rimanda agli Albanesi, in quanto Santa Anna ne era la patrona, e
ci collega alla vicina porta e al quartiere della Grecia.

