[Storia ed Urbanistica di Melissa]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 17/2003)
L’apparire di Melissa è riconducibile al processo di “Incastellamento”, che caratterizza il territorio crotonese tra la fine del IX e gli inizi del X secolo, quando si assiste all’abbandono della costa ed alla fondazione di nuovi centri nell’interno. In questa fase, il nuovo abitato risulta caratterizzato dalle strutture del castellum che saranno ricalcate anche in seguito. Queste ultime comprendevano la dimora signorile, costituita da una torre dotata dei necessari apprestamenti difensivi (fosso, palizzate, etc.), e l’insediamento fortificato, dove spiccava la presenza della primitiva chiesa melissese sul sito dove oggi sorge quella di S. Giacomo. A testimonianza di ciò quest’ultima, posta alla sommità della rupe, rimarrà di iuspatronato dei feudatari della città (1), mentre la chiesa arcipretale (S. Nicola) sorgerà, successivamente, all’esterno di questo primitivo ambito urbano. L’organizzazione del nuovo abitato appare consolidarsi successivamente alla conquista normanna della Regione (metà sec. XI), quando si assiste al ripopolamento e ad una decisa ripresa di tutto il territorio. In questa fase (fig. 1), come nel caso delle città vicine (Strongoli, Cirò), Melissa appare caratterizzata dalla presenza di una cinta fortificata regolare ed ellittica (castrum) che, sfruttando l’assetto naturale dei luoghi, presidiava l’incrocio stradale dal quale si dipartivano gli itinerari che permettevano di raggiungere i principali centri vicini (Cirò, Umbriatico, Strongoli). A questo nucleo, al cui centro si rinviene la chiesa di S. Giacomo, si sommerà, successivamente, un borgo, che si consolida nelle immediate adiacenze dell’accesso settentrionale all’abitato. Sul limite di quest’ultimo si segnala la chiesa arcipretale di S. Nicola che, in alcuni tratti fondali dell’aula e del campanile, sfrutta le fortificazioni medievali (2). Queste ultime appaiono in uso fino alla fine del Quattrocento, periodo in cui sarà avviato un processo di rapido adeguamento del sistema difensivo della città dettato dalle contingenze del periodo, che vedrà i possedimenti aragonesi della costa ionica nelle mire dei Veneziani e, soprattutto, sotto la minaccia dei Turchi. In questa fase, in ragione dell’importanza strategica di Melissa nell’ambito della difesa costiera, le difese cittadine furono adeguate e potenziate (3).

(Fig. 1. Assetto urbano di Melissa (sec. XII-XVI).)
Legenda Fig. 1
A) Castrum
B) Castello
C) Borgo
1) Porta de la Terra
2) Monastero del SS Salvatore (Agostiniani) - chiesa dell’Annunziata
3) S. Maria
4) S. Nicola (matrice)
5) S. Giacomo
6) Porticella
7) Altra porta della Città
In potere dei Campitelli
Sul finire del Quattrocento, il passaggio della “terra” di
Melissa dallo stato demaniale a quello di possesso feudale dei
Campitelli, determinerà importanti trasformazioni del suo assetto
urbano, dettate dal suo nuovo stato e dal suo importante ruolo nella
difesa costiera. In questo senso, nella fase conseguente
all’insediamento del feudatario, si rileva la realizzazione di nuove
fortificazioni che furono concentrate a munire i nuovi accessi
all’abitato. A nord, nei pressi dell’attuale chiesa di S. Maria, fu
eretta “la porta dela terra”, detta anche “Porta d’Abascio”, che
risulta difesa da nuove mura di cui permangono i resti. Superato
quest’ingresso, la strada proveniente da Cirò, attraversava
l’abitato e, passando per la chiesa di S. Giacomo, giungeva al
castello. Qui compare l’altro accesso (4)
che si univa al maniero attraverso un breve tratto di cortina,
sottolineando la dipendenza dei cittadini melissesi verso il loro
nuovo signore (5). Per realizzare
questo tracciato che collegava le due nuove porte, il feudatario fu
costretto a procedere ad alcune demolizioni del tessuto edilizio
medievale. La situazione appare evidenziata dal percorso seghettato
di questo nuovo asse viario, nel tratto in cui, quest’ultimo,
attraversa l’abitato medievale. L’esigenza di realizzare questa
nuova viabilità si dimostra riconducibile alla necessità di porre in
connessione i capisaldi del sistema difensivo appena creato (porte,
castello), con i principali elementi urbani del nuovo scenario: il
castello, la chiesa di juspatronato del feudatario (S. Giacomo) e
quell’arcipretale (S. Nicola). Allo scopo sarà soppresso l’antico
accesso medievale posto a ponente, mentre quello verso levante (“la
porticella”) permarrà per garantire le funzioni di soccorso.
Ricostruzione del castello
Parallelamente ai lavori di ricostruzione delle difese della
città, importanti interventi furono eseguiti a carico del castello
medievale, che fu riorganizzato per rispondere alle nuove necessità
belliche ed alle esigenze residenziali del feudatario. Risalgono a
questo periodo i torrioni rotondi ancora visibili che sono analoghi
a quelli che muniscono le mura cittadine pertinenti al periodo. La
loro costruzione determinò la perdita delle strutture più antiche,
assieme agli estesi crolli che hanno interessato tutto il settore
meridionale del complesso.
Note
1. Sul finire dell’età sveva, pare che Melissa sia stata
signoria della famiglia Amantea. Dopo la riconquista, la città fu
concessa dapprima ai militi Giovanni Pluvier de Trossilles, Ade
Morier ed Odoardo de Ribecurt. All’inizio del Trecento il castrum di
Melissa, assieme a Cirò e Alichia, fa parte dei possessi feudali del
milite Pietro Athelas o Exalax, per poi passare in successione al
figlio, il milite Pernotto. Morto costui senza eredi, le rendite
furono divise tra Americo de Possiaco e Druetto de Regibaio. In
seguito ne è feudatario Giordano de Amanthea detto Maniacasale, il
quale lo aveva posseduto saltuariamente anche in precedenza. Alla di
lui morte passò in eredità alla primogenita Isabella dell’Amantea,
nobile cosentina, la quale nel 1329 si accasò con Gerardo, signore
di Sambiase altresì cosentino, recandogliela in dote. Poi andò a far
parte dei vasti possedimenti dei Ruffo. Il 5 novembre 1436
Errichetta Ruffo di Calabria, marchesa di Crotone e contessa di
Catanzaro, presso il castello di Catanzaro, concedeva “all’egregio
huomo” catanzarese Teseo Morano, il castello e la terra di Melissa.
In seguito ritroviamo Melissa tra i possedimenti del marchese di
Crotone, Antonio de Centelles y de Veintemilla, fino a che re
Alfonso d’Aragona la pose in demanio regio (1444). Alla morte di
Alfonso (1458), Melissa, Cirò ed altre terre si ribellarono al nuovo
re Ferdinando, dapprima seguendo le parti del Centelles e poi quelle
di Marino Marzano, duca di Sessa e principe di Rossano, del principe
di Taranto e di altri baroni. Sul finire del 1461 sarà lo stesso
Centelles, passato dalla parte del re, a recuperarle togliendole ai
ribelli. Esse saranno tenute da Galeotto Baldaxino finchè, ottenuto
il perdono per la sua ribellione, il marchese di Crotone e sua
moglie Errichetta Ruffo non verranno reintegrati, il 24 giugno 1462,
da re Ferdinando nei loro antichi feudi. Rientrato in possesso anche
della terra di Melissa, il marchese di Crotone, dopo aver soffocato
la ribellione dei suoi sufeudatari, per ricompensare dell’aiuto
fornito Joanne de Michele o Micheli, gli concedeva il castello e la
terra di Melissa. Costui ne manterrà il possesso fino alla scomparsa
del Centelles (1466), quando la città ritornò in demanio regio. Nel
1485 il sovrano vendeva Melissa con il suo castello per 3000 ducati
al regio tesoriere di Calabria Vinceslao Campitello. Con questo atto
cesserà definitivamente la presenza di un presidio regio nel
castello di Melissa, che da regio diverrà per sempre baronale.
Pesavento A., Il castello di Melissa e la torre di Torre Melissa, in
la Provincia KR nr. 32-34/1998.
2. Agli inizi del Settecento si provvede a “dirupare il muro vecchio
della chiesa di S. Nicola per haver minacciato ruina nella strada
publica” e a riparare il muro crollato sotto la stessa chiesa.
Cosentino A., Melissa Medievale e Moderna, p. 116 ed. Grafosud 2001.
3. Pesavento A. cit., in la Provincia KR n. 32-34/1998.
4. Nella forma dialettale locale la porta rimane individuata come
“Port’i Gardu” (Porta di Alto). Cosentino A., cit.
5. La feroce oppressione feudale determinerà la nascita della
leggenda, secondo cui, il conte esercitava nei confronti dei suoi
vassalli il diritto dello jus primae noctis.

