[Storia ed Urbanistica di Isola]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 18/2003)
Il primitivo insediamento urbano di Isola compare tra la fine del sec. IX e gli inizi del X, quando, sul percorso dell’antica strada romana ionica (1), fu eretto il vescovado di Aisúlon/Aysilorum che risulta tra le diocesi suffraganee della nuova metropolia di Santa Severina (2). A seguito di quest’avvenimento, il tracciato romano (fig. 1) fu derivato in corrispondenza dell’attraversamento dei due corsi d’acqua (“Magna Vena” e “Vena Vadi lupi”), che delimitavano il territorio sottoposto alla giurisdizione del presule isolitano (“il corso di Santa Barbara”) (3), attraverso la realizzazione di un nuovo percorso, che fu fatto passare tra le mura del castellum di quest’ultimo (fig. 2). L’erezione di questa struttura fortificata, appare riconducibile alla preesistenza di un’abbazia che sorgeva sul luogo oggi occupato dalla cattedrale (4) dove, al riparo delle mura della curtis, esistevano la primitiva chiesa isolitana ed i suoi magazzini (5). Lo stato munito del kastéllo tõn Aisúlon è testimoniato da un documento della prima metà del sec. XII (6) e risalta ancora nel Cinquecento, tempo in cui, per accedere al cortile del vescovo, detto “refuggio”, si doveva necessariamente varcare la sua “Porta antiqua” (7).

(Fig. 1. IGM, F. 243 IV NE. Percorso della strada costiera ionica di
età romana nell’ambito dell’abitato di Isola.)

(Fig. 2. Primitivo insediamento urbano di Isola identificato dal
kastéllo tõn Aisúlon.)
L’età feudale
Successivamente alle devastazioni che accompagnarono
l’insediamento dei Normanni, la chiesa di Isola si presentava
“diruta lacerata et deserta” e sul finire del secolo XI fu
ripristinata e ridotata con privilegi concessi dal duca Ruggero
(8). Ciò avviò il ripopolamento del
luogo e l’erezione del castrum Asylorum, entro il quale i cittadini
andarono a costruire le proprie case sul terreno concesso loro dal
vescovo (9). La struttura di
quest’abitato (fig. 3) era caratterizzata da un impianto ellittico
che sorgeva sull’incrocio di due assi viari principali che lo
attraversavano, dirigendosi verso le principali destinazioni. Il
primo, la “via vecchia”, percorrendo alcuni tratti dell’antico
tracciato romano, collegava gli approdi di Le Castella e capo Cimiti
(10), il secondo, realizzato in questo
frangente, veniva da Crotone (11) e si
dirigeva al capo Rizzuto. Lungo il percorso che conduceva verso
quest’ultimo, la strada, attraversata una delle quattro porte della
città, s’inerpicava sul colle munito dal castello e, passando presso
la fontana della “Cavallazza” (12),
raggiungeva il promontorio. Su quest’asse sorgeva, ad oriente della
città e fuori delle mura, il palatium de judeis dove appare
coagulata la presenza ebraica della città (13).
La cosa risulta una particolarità rispetto ad altri centri esaminati
(Strongoli, Crotone, Caccuri, Policastro, Cirò, Cariati), dove la
presenza degli ebrei è segnalata da un ghetto separato dal resto del
tessuto urbano, ma sempre compreso nella cinta muraria delle città.

(Fig. 3. Assetto dell’abitato di Isola (sec. XII – XV). In evidenza
il castrum (1) con gli accessi, la viabilità ed il castello (2).)
La città cinquecentesca
Tale organizzazione permarrà fino alla metà del Cinquecento
quando, dopo il saccheggio della città da parte dell’armata di
Dragut, il feudatario della città, Antonio Ricca, fece costruire a
sue spese un nuovo castello e una nuova città con mura scarpate,
dotate di bastioni e di fosso (1549) (fig. 4)
(14). Per realizzare il nuovo impianto e creare un “largo” o
“piazza” di fronte alla “Porta Magna o di Terra” della città, una
parte del castrum medievale fu abbattuta, mentre quella restante era
ancora evidente alla fine del secolo, nei pressi dell’abitazione del
barone e della chiesa di S. Caterina (15).
L’apertura delle mura cittadine comportò l’abbandono dell’antica
organizzazione medievale e la creazione di un nuovo baricentro
cittadino, costituito dalla nuova piazza dove andarono ad
incrociarsi i due assi stradali principali. Non si trattò, comunque,
di una realizzazione del tutto compiuta. Ciò in ragione della
strenua opposizione del vescovo Annibale Caracciolo e dei suoi
successori, che rifiuteranno di trasferirsi all’interno della nuova
cinta fortificata, dove era stato eretto un nuovo palazzo vescovile
(16), e permarranno nella loro
primitiva residenza che, nella seconda metà del Cinquecento, sarà
rifortificata con una possente torre di difesa di fianco alla
cattedrale (17). La nuova città,
quindi, quantunque luogo sicuro di rifugio di fronte alla minaccia
turca, rimarrà praticamente disabitata, ed i cittadini continueranno
ad abitare il vecchio castrum ormai aperto (detto “borgo” o
“suburbio”), sotto la giurisdizione del loro antico signore vescovo.

(Fig. 4. La città di Isola al tempo del feudatario Antonio Ricca
(1549).
Legenda Fig. 4
1) Largo o Piazza
2) Porta Magna o di Terra
3) Strada Maggiore
4) S. Marco
5) Porta della Marina
6) Castello baronale
7) Porta “antiqua”
8) Cortile del Vescovo
9) Cattedrale (Beata Maria Assunta)
10) Torre del Vescovo
11) Borgo o Suburbio
12) S. Rocco
13) S. Caterina
14) S. Domenica
15) Annunziata
Il nuovo castello
Nel quadro della ricomposizione realizzata dal feudatario,
quest’ultimo, assieme alla nuova città, realizzò anche un nuovo
castello che, analogamente ad altri risalenti a questo periodo
(18), si presentava costituito da un
nucleo quadrilatero dotato di quattro bastioni angolari e di un
fossato che lo isolava dalle mura cittadine. Esso, usato come
palazzo/abitazione dai baroni di Isola che lo utilizzarono per tutto
il Seicento e per buona parte del Settecento, in quanto “ben messo e
provveduto di molti pezzi e munizioni”, sarà ritenuto un valido
aiuto nella difesa contro il pericolo di sbarchi turchi. Vi si
entrava attraverso un ponte levatoio ed al suo interno, oltre alle
stanze di abitazione, alle quali si accedeva attraverso una
gradinata, vi era la cappella o oratorio dedicato a San Geronimo,
sempre di iuspatronato del barone, dove un cappellano, di sua scelta
e a suo carico, celebrava per i dimoranti nel castello la messa ogni
domenica e nei giorni festivi. Al riparo nelle sue mura vi erano i
magazzini, dove il feudatario conservava il grano, e le pubbliche
carceri. Lasciato andare in abbandono, anche a causa dei danni
subiti dai terremoti, specie quello del 1832, alla fine
dell’Ottocento appariva ”diruto” ed “in frantumi”
(19).
Note
1. La strada costiera ionica compare nell’Itinerarium
provinciarum Antonini Augusti del tempo di Diocleziano, nella Tabula
Peutingeriana, copia medievale (sec XIII) di un originale
probabilmente risalente all’età costantiniana, e nei derivati più
tardi di quest’ultima: la Cosmographia dell’Anonimo di Ravenna
(Ravennatis Anonymi Cosmographia) e l’opera geografica di Guido
(Guidonis Geographica).
2. I vescovadi suffraganei della nuova metropolia di Santa Severina
sono riportati nella Diatiposi del tempo di Leone VI il Filosofo
(886-911), dove compaiono ó Akeréntias (Cerenzia), ó tõn Aesúlon
(Isola), ó Euruáton (Umbriatico) e ó Kallipóleos (Belcastro).
Successivamente l’opera fu rimaneggiata. Di quest’ultima se ne
conserva una redazione che è del tempo di Alessio Comneno
(posteriore al 1084) dove, nella Notitia III, i vescovadi
suffraganei di Agías Seberínes (Santa Severina) risultano cinque:
Akeranteías/Acerentinus (Cerenzia), Palaiokástron/Castri veteris
(Strongoli), Aisúlon/Aysilorum (Isola), Euruáton/Euriatensis
(Umbriatico) e Kallipóleos/Callipolitanus (Belcastro). Russo F., La
Metropolia di S. Severina, in Scritti Storici Calabresi C.A.M.,
Napoli 1957.
3. Privilegio dello Sacro Episcopato della città dell’Isula, in
Processo grosso di fogli cinq.cento settanta due della lite, che
Mons. Ill.mo Caracciolo ha col S.r Duca di Nocera per il Vescovato,
ff. 418-419, Arch. Vesc. Crot..
4. Rel. Lim. Insulam 1644. Arch. Segr. Vat.
5. Pesavento A., Il Cortile del Vescovo di Isola detto “Refuggio”,
in La Provincia KR n. 43/1998.
6. In un documento del 1131 dove Goffredo, figlio di Rao, conte di
Loretello, conferma a Rodolfo, abate di Santo Stefano del Bosco,
tutte le concessioni precedenti, compare il kastéllo tõn Aisúlon.
Trinchera, Syllabus graecarum membranarum, Napoli 1865, N. XCI.
7. In alcuni documenti del cinquecento si rileva la presenza di una
“Porta antiqua” per la quale si accedeva al cortile o atrio del
vescovo. Pesavento A., cit. n. 43/1998
8. La cattedrale, pochi anni dopo la conquista normanna, risulta
“diruta lacerata et deserta” e fu ripristinata e ridotata per
privilegi concessi nel maggio 1092 dal duca Ruggero. “In quoquidem
privilegio continebatur fabricae reparationis ecclesiae Santae Dei
Genitricis et semper Virginis Mariae de Insula de tenimento Cotroni,
quae longo tempore diruta lacerata et deserta”. Privilegio cit., ff.
417 sgg. Arch. Vesc. Crot..
9. Pesavento A., Origine e Sviluppo di Isola, in La Provincia KR n.
43/2000.
10. Pesavento A., I confini del feudo di Castellorum Maris
all’inizio del Cinquecento, in La Provincia KR n. 40/2000.
11. Nella descrizione dei confini del vescovado di Isola (1145) si
cita la “viam publicam qua itur Cotronum”. Privilegio cit., ff.
418-419.
12. Visita del decano Teriolo cit. f. 33.
13. Il palatium de judeis compare già nel 1145 nel privilegio
concesso dal re Ruggero II al vescovo di Isola Luca. Privilegio
dello Sacro Episcopato della Città dell’Isola, in Processo grosso
cit., ff. 417 sgg. Arch. Vesc. Crotone. Attualmente il luogo è
identificato dal toponimo “Giudeo” (IGM F. 243 IV NE).
14.“Draut Rais passando con l’armata da questi mari saccheggiò
questa città (Isola) la quale all’hora non era serrata de mura”. AVC
117. L’anno di costruzione delle mura e del castello di Isola si
rileva dall’epigrafe con arme dei Ricca posta sopra la“Porta Magna”
della città.
15. Nel 1589 presso la chiesa di S. Caterina sorgeva la casa del
barone e questa si trovava vicino alle vecchie mura della città.
Pesavento A., cit. n. 7/2000.
16. Pesavento A., cit. n. 44/2000
17. Visita del Vescovo G.B. Morra, 1648, f.25 Arch. Vesc. Crotone;
Rel. Lim. Insulam 1606. A Strongoli il vescovo Claudio Vico
(1590-1600) fa completare una propria torre di difesa presso il
palazzo vescovile che era stata iniziata dai suoi predecessori (Rel.
Lim. Strongulen, 1597). Anche a Belcastro le evidenze murarie
mettono in luce che in questo periodo si consolidano le mura che
cingono l’area della cattedrale.
18. La costruzione di Isola appare ispirata dagli stessi concetti
che, accanto alla ricerca di nuove forme (torre dell’Arso), si
rinvengono nei castelli di Crotone e Mesoraca, ed in altre strutture
fortificate della zona (Palazzo Alitio, torre di S. Pietro in
Tripani, di Fasana, etc).
19. Pesavento A., cit. n. 7/2000.

