[Storia ed Urbanistica di Le Castella]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 19/2003)
L’abitato medievale di Le Castella sorgeva a
ridosso del mare che, spesso, causava danni alle mura ed alle
abitazioni dei cittadini (1). Esso
controllava un importante approdo ed, analogamente a quello di
Crotone, sfruttava le possibilità offerte dalla natura dei luoghi
che, secondo le diverse condizioni, fornivano un valido riparo ai
naviganti lungo entrambi i lati del promontorio naturale su cui
sorgeva il castrum. Realizzato in forme analoghe agli altri abitati
murati della zona, Castellum ad mare era collegato dalla “viam
carraram” che, da Mesorace, passando per Terminum Grossum,
raggiungeva anche Turris Tacine (2).
Questo tracciato connetteva la città con Cutro, S. Mauro e S.
Severina mentre, lungo la costa, un’altra strada superava il fiume
Vorga (“la Burga de lo Lino”) presso “lo Ponte”, e conduceva a
civitatem Insulae e Crotone (3).
All’indagine aerofotografica, l’abitato medievale appare organizzato
a presidio dell’incrocio delle strade descritte, dove l’accesso al
mare risulta controllato da un castello posto sulla terraferma (fig.
1).

(Fig. 1. Pianta ricostruttiva dell’abitato medievale. Castrum (1),
Castello (2).)
Quest’ultimo, ancora alla fine del sec. XV, era costituito da
un’unica torre e da un “spiruni”: verosimilmente, un rinforzo posto
alla sua base (4). Esso sorgeva nel
luogo detto “lo castello vecchio” dove, in seguito, si segnalerà la
chiesa arcipretale di S. Maria de Castellis
(5), alla cui presenza si riferisce la croce che, ancora
oggi, si rinviene nell’abitato. Affidandosi alla protezione di
queste difese, la città resistette tenacemente agli assedi condotti
dai sovrani aragonesi che, alla testa dell’esercito regio, seguiti
dalla flotta e da muniti parchi d’assedio (6),
furono costretti a scendere personalmente in Calabria, per sedare le
rivolte del Marchese di Crotone Antonio Centelles. Durante le
operazioni condotte da Alfonso tra la fine del 1444 e gli inizi del
1445, scarsa resistenza offrirono Cirò, S. Severina e Roccabernarda,
mentre maggiormente si opposero i castelli di Crepacore e di
Belcastro e, soprattutto, le difese di Le Castella e Crotone che, in
ragione di ciò, furono lungamente assediate e duramente bombardate.
Tale quadro appare confermato durante la successiva campagna di re
Ferdinando (1459), quando la resistenza si concentrò a Le Castella e
Crotone che, evidentemente, erano le piazze che offrivano le
maggiori garanzie. L’importanza delle fortificazioni di Le Castella
appare sottolineata anche sul finire del secolo, quando, in seguito
alla minaccia dei Turchi, gli Aragonesi dettero l’avvio ad un piano
complessivo di rifortificazione delle principali piazze costiere
della Calabria. In questo quadro, nel marzo 1487, su ordine di
Alfonso duca di Calabria, fu provveduto ad approvvigionare il
“castello dela torre dele castella” e ad effettuare le necessarie
riparazioni (7), mentre il 12 marzo
1489, lo stesso duca di Calabria insieme con Antonio Marchesi di
Settingiano “homo subtile circa de fare fortezze e roche”, ispezionò
personalmente, da terra e dal mare, le fortificazioni cittadine
(8).
La città cinquecentesca
Sedate le rivolte dei suoi sudditi e rientrato stabilmente in
possesso dei suoi beni, il conte di S. Severina, al tempo in cui era
anche viceré del regno di Napoli, si dedicò all’adeguamento delle
difese di S. Severina, Policastro, Roccabernarda, Cirò, Cutro e Le
Castella. Qui, in concomitanza dei lavori intrapresi a S. Severina,
le difese cittadine furono rifatte, anche se parte di quelle
preesistenti permanevano ancora lungo la parte occidentale del
perimetro, dove le vecchie fortificazioni erano protette da un corso
d’acqua che fungeva da fossato, corrispondente all’attuale torrente
Vraca (fig. 2).

(Fig. 2. Pianta ricostruttiva della città cinquecentesca.)
Le vecchie mura, poste a ridosso della scogliera, furono congiunte
ad una nuova cortina (scarpa grande) che, iniziava dall’accesso
meridionale posto verso il mare (porta de fora), e raggiungeva la
porta principale della città. Da questa parte, come testimoniano la
fotografia aerea (fig. 3) ed alcuni relitti in prossimità del porto,
questa cortina, scarpata e dotata di troniere, era difesa da un
largo e profondo fossato, che sbarrava completamente il promontorio
e lo separava dalla campagna. I resti delle nuove mura si
evidenziano anche in prossimità del castello, dove sono ricordati
come “Casa di Annibale”, fin dai tempi dell’abate Richard de Saint –
Non che visitò i luoghi sul finire del Settecento (fig. 4)
(9).

(Fig. 3. Fotopiano dell’Istituto Geografico Militare (1943). In
evidenza il fosso e la cortina che difendevano la città dalla parte
della campagna.)

(Fig. 4. Foto aerea risalente al dopoguerra. In evidenza il relitto
delle mura cittadine che la tradizione popolare identificava come
“Casa di Annibale”.)
La costruzione di quest’opera, realizzata secondo la tecnica del
tempo ed adeguata alle nuove esigenze del feudatario, comportò la
soppressione di uno degli accessi e, conseguentemente, la
concentrazione delle emergenze di rilievo su uno solo dei due assi
stradali principali risalenti all’assetto medievale della città. Qui
si rinvengono tutti gli elementi di rilievo del nuovo assetto
(10): la piazza pubblica, la chiesa
arcipretale di Santa Maria de Castellis e quella di S. Andrea,
mentre ai suoi estremi compaiono le nuove porte, quella principale
che si apriva verso la campagna, e la porta de fora che consentiva
l’accesso al mare. Fuori quest’ultima, che era leggermente spostata
in avanti rispetto all’omologo accesso medievale, in maniera da
includere l’area del vecchio castello, esistevano la chiesa di S.
Nicola e l’ospedale, mentre nelle sue vicinanze si trovavano alcuni
magazzini e delle “apoteche”. Fuori della porta principale, invece,
esisteva un “Burgo” formato dalle case dei braccianti, dove, questi
ultimi, risultavano meglio controllabili da parte del feudatario,
nel caso di una sempre possibile sollevazione dettata dalla loro
indigente condizione.
Riedificazione del castello
I lavori riguardarono anche la realizzazione di un nuovo
castello (fig. 5) posto a controllo della città ed a protezione
dell’ancoraggio dove, gli autori dell’opera, pianificarono una
difesa del luogo d’imbarco integrata dalle dirimpettaie
fortificazioni cittadine. Essi, inoltre, secondo una diffusa
tendenza rinascimentale, evidenziabile anche a Crotone
(11), cercarono di sfruttare a loro
vantaggio il mare, così da avere fortificazioni meno esposte,
considerata la minore efficacia delle artiglierie navali rispetto a
quelle terrestri.

(figura 5)
Partendo da questi concetti la nuova costruzione, completamente
lambita dalle acque, fu impostata su due nuclei di difesa. Il primo,
andò a sfruttare alcune strutture che già munivano l’isolotto posto
avanti alla città. Il secondo, con funzioni di mastio, fu creato ex
novo sul bassofondo antistante. Qui, esigenze costruttive, legate
alla realizzazione delle nuove opere, comportarono la costruzione
del grosso muro scoperto dalle mareggiate all’interno del castello
che, erroneamente interpretato come d’età greca, fungeva, nella
realtà, da contenimento per il terrapieno delle nuove difese,
chiudendo la poligonale verso il mare aperto. La differenza
altimetrica dei luoghi dove insistono i due nuclei, evidenzia bene
come il mastio rappresenti la struttura più recente, cosa del resto
segnalata anche dalle caratteristiche costruttive delle sue mura.
Analoghe considerazioni possono essere espresse per l’insieme delle
strutture che lo compongono, e che delimitano una corte
quadrangolare su cui domina un’unica torre rotonda. Quest’ultima, in
relazione alla sua tipologia (analoga a quella delle torri del
palazzo del castello di S. Severina) e per il tipo d’opera muraria,
appare pienamente ascrivibile al periodo in esame. La sua stessa
posizione esclude poi che essa possa inglobare o ricalcare una torre
più antica, dato che quest’ultima avrebbe certamente sfruttato una
posizione più elevata come, del resto, faceva il precedente castello
medievale. Fondata a pelo d’acqua e fasciata dalle strutture
difensive del mastio, questa torre si erge “a cavaliero” sulle
fortificazioni circostanti (12)
evidenziando, allo stesso tempo, una funzione rappresentativa
(analoga al belvedere di S. Severina) e d’avvistamento
sull’orizzonte marino. Nell’area di cerniera e raccordo tra i due
nuclei del castello era posto il suo ingresso principale (fig. 6),
che si apriva in un fossato allagabile dalle acque del mare.

(figura 6)
Di tale sistema, rimangono oggi ancora visibili alcune opere
sottostanti la porta del mastio e la cappella. Qui, tra l’altro,
lungo la cortina che si collega all’ingresso, si evidenziano le
tracce del passaggio che permetteva ai difensori della porta di
comunicare con le difese circostanti mentre il fossato era allagato
(13). Questo sistema, evidentemente
poco rispondente, fu ben presto abbandonato. Ciò è evidenziato dalla
riorganizzazione delle difese presso gli accessi, come segnalano: la
costruzione di un nuovo baluardo sul fronte occidentale del
castello, e la realizzazione di una nuova porta posta a raddoppiare
quella preesistente (fig. 7). La presenza di questo nuovo baluardo,
ormai del tutto scomparso, oltre ad essere testimoniata dalla
fotografia aerea, è evidenziata dalle tracce che quest’ultimo ha
lasciato su entrambe le facce del baluardo posto a munire la base
della torre. Qui, fino all’altezza cui si elevava la fortificazione
scomparsa, l’intonaco si è conservato intatto protetto dal
terrapieno di quest’ultima (fig. 8) (14).

(Fig. 7. Pianta ricostruttiva generale del castello. Sulla base del
rilievo pubblicato in Rubino G. E., L’Isola Fortezza di Le Castella
in Calabria, a cura della Regione Calabria, 1979.)

(Fig. 8. Veduta ricostruttiva del mastio e dell’ingresso del castello
(inizi sec. XVI).)
La ricucitura dei due nuclei è evidente anche lungo il versante
opposto del castello, dove si evidenzia un’accentuata discontinuità
delle strutture nel tratto adiacente la cappella. Tali opere
appaiono riconducibili al tempo dei Duchi di Nocera (1551-1619) come
riferiscono le testimonianze documentarie superstiti
(15), tra cui spicca la descrizione del
castello compiuta nel dicembre 1594 dal vicario del vescovo di
Isola, il decano catanzarese Nicolao Tiriolo che, visitando la terra
di Castellorum Maris ormai abbandonata e ridotta ad un piccolo
nucleo di abitanti dimoranti nel castello, entrò all’interno di
quest’ultimo attraversandone la porta “ben inferriata doppia con
sbarre di ferro, doi all’una et doi all’altra porta”
(16).
Note
1. Nell’aprile del 1491, l’università di Castelle chiedeva a re
Ferdinando di poter riparare le mura della città continuamente
rovinate dalle mareggiate, utilizzando il denaro proveniente
dall’esenzione del pagamento di un carlino a fuoco per le fabbriche
del regno e da altre entrate. Trinchera F., Codice Aragonese, Napoli
1874, Vol. III, pp. 48-50.
2. Pratesi A., Carte Latine p. 337-338.
3. Pesavento A., I confini del feudo di Castellorum Maris all’inizio
del Cinquecento, in La Provincia KR n. 40/2000.
4. La struttura pare riferibile ad un barbacane analogo ai rinforzi
che si evidenziano alla base della torre Mastra del castello di
Belcastro. Nello stesso periodo, si segnala a Crotone l’esecuzione
di una serie di lavori “in pedi la turre de santa panayia”.
Pesavento A., Fortificazioni della città e castello di Crotone negli
ultimi anni aragonesi, in La Provincia KR n. 25/98.
5. Pesavento A., Il Castello e l’abitato di Le Castella dagli
Aragonesi ai Borboni, in La Provincia Kr n. 30/98.
6. Nei primi giorni di dicembre del 1444 re Alfonso, strette
d’assedio Crotone e Le Castella, fa mandare a Lamezia da Napoli le
bombarde dette “del Generale” e “S. Giorgio” ed una cabria con una
buona quantità di polvere e palle di pietra. Sempre con la stessa
barca sbarcano quattro mastri muratori che lavoreranno pietre per
bombarde e trabucchi. Un’altra barca salpa da Napoli alla volta di
Crotone, dove è accampato il re, per rifornirlo di pietre per
bombarde, carri per artiglierie e nove casse di passatori. Durante
la spedizione in Calabria di re Ferdinando il 24.09.1459,
quest’ultimo scrive alla regina di mandare subito tre galee a
Crotone con artiglierie e con i mastri Gulliermo Monaco e Joanne
Trabucheri. Giunte queste navi, alle quali se ne unì un’altra che si
trovava nei mari di Calabria, fu posto il blocco e bombardata Le
Castella. Pesavento A., Alle origini della provincia di Crotone, in
cit. n. 2-7/1996.
7. Dip. Som. Fs. 552, I° serie, f. 101, 1487, ff. 39-40, ASN.
8. G. Filangieri, Documenti per la storia, le arti e le industrie
delle provincie napoletane, 1891, vol. I.
9. Richard de Sain-Non, Voyage pittoresque ou description des
Royaumes de Naples et de Sicilie, Paris 1781-86 tomo III, p.
107-108.
10. Tale organizzazione sarà mantenuta anche in seguito, come
dimostra lo spostamento della chiesa arcipretale nel luogo attuale
alla fine del Settecento. Pesavento A., Le Castella tra il Seicento
ed il Settecento, in La Provincia KR n. 39-40/2000.
11. “L’ingegnere Gian Giacomo dell’Achiaje, volendo far passare
l’acqua del mare nel fosso della città, in modo da congiungere la
spiaggia delle forche con la marina, fece fare le fondamenta di
tutte le mura della fortezza 12 palmi sotto il livello del mare”.
Pesavento A., Guida alle fortificazioni della città di Crotone,
datt. 1985.
12. La presenza di queste opere si evidenzia durante la costruzione
delle fortificazioni di Crotone. In particolare, nel caso della
realizzazione del baluardo Marchese, dove la preesistente torre
Pignalosa fu conservata rimanendo a “cavaliere” delle nuove
fortificazioni. Pesavento A., La costruzione delle fortificazioni di
Crotone, una Cronaca del Cinquecento, 1984.
13. Nel caso della porta del mastio, oltre alla difesa
“Fiancheggiante”, garantita dai bastioni, si evidenziano anche
sistemi pertinenti a quella di tipo “Piombante”. Questi ultimi,
ormai completamente scomparsi, sono segnalati dall’interruzione
della merlatura sopra l’ingresso.
14. La ristrutturazione comportò, tra l’altro, l’occlusione di una
troniera posta alla base dello stesso baluardo che prima doveva
difendere uno spazio esterno, mentre nelle adiacenze della cappella,
gli adeguamenti sono segnalati dalle evidenti discontinuità delle
opere murarie.
15. Il Duca aveva fatto fare “la fabbrica nello castello delle
Castella” con la pietra di Posteriore. ANC. 61,1601,17-25.
16. Atti Notarili Cart. 69,1598,56, ASCZ.
Fig. 9. Veduta ricostruttiva delle difese occidentali del castello
(fine sec. XVI).
Fig. 10. Le fortificazioni del Mastio prima del consolidamento
marittimo. L’erosione del mare si evidenzia sopra la quota che
raggiungevano le fortificazioni scomparse. Foto tratta da Rubino G.
E., L’Isola Fortezza di Le Castella in Calabria, a cura della
Regione Calabria, 1979.

