[Storia ed Urbanistica di Santa Severina]
di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 20/2003)
L’erezione della chiesa di S. Severina, che
segnala l’apparire del primitivo insediamento urbano nel sito
attuale, si evidenzia al tempo di Leone VI il Filosofo (886-911)
quando, quest’ultimo, restringendo notevolmente il territorio del
vescovo di Crotone, istituì la metropolia di Agías Seberínes, alla
quale furono sottoposte cinque nuove diocesi suffraganee
(1). Essa fu eretta in seguito al venir
meno del centro romano corrispondente posto presso la costa, come
suggeriscono alcune evidenze (2) che
confortano diverse testimonianze di tipo documentario
(3). Queste c’informano che, tra la
fine del sec. XII ed i primi del XIII, il luogo comprendente la foce
del fiume Neto, dove nel periodo romano e bizantino era esistita la
statio ad Naetum (4), ricadeva nel
tenimentum di Fluca (1195) - Fluce (1198) - Fiuca (1208) e si
trovava in territorio di S.ta Severina (5).
Questo si estendeva da sotto Roccam S. Petri de Cremasto (Rocca di
Neto vecchia) fino alla confluenza dei fiumi Vitravo e Neto, presso
cui si trovava originariamente la foce del fiume, e rimarrà in
territorio di S. Severina fino alla riorganizzazione dei
Giustizierati operata da Carlo I d’Angiò nel 1280
(6). In riferimento a tale situazione e
fino a questa data, anche i territori di Rumbulo e Malapezza, posti
alla sinistra del Neto, risulteranno far parte del tenimentum della
città (7). Questa presenza alla foce
del Neto è confermata al tempo di Edrisi (1154) che, relativamente
ad un periodo in cui la città già occupava il sito attuale
(8), a dodici miglia a nord di Crotone,
indica l’esistenza del “porto del fiume di Severina”
(9) che, in seguito, sarà abbandonato a
causa del progressivo impaludamento (10).
Castellum ed Incastellamento
Le testimonianze documentarie riferibili all’apparire di S.
Severina, sono suffragate dalle indicazioni fornite dalla fotografia
aerea che, attraverso i caratteristici segni dell’Incastellamento,
mette in luce il primitivo insediamento urbano severinate. Questi
segni si riferiscono ad un castellum posto alla sommità della rupe,
dove la fortificazione, presidiando il collegamento tra i guadi dei
fiumi Neto e Tacina, controllava la principale direttrice interna
d’attraversamento del territorio. Si trattava di un insediamento
analogo ai tanti che caratterizzavano tutto il territorio durante il
periodo in questione (sec. IX – X). Qui, questi piccoli nuclei
fortificati costituivano i luoghi d’accumulo delle eccedenze
prodotte dall’economia agropastorale, suscettibili di divenire merce
nel caso di un’annata favorevole. A capo di questo processo di
accumulazione e ridistribuzione, si evidenzia la figura
dell’episcopus con la gerarchia ecclesiastica sottoposta, che
compare in tutti i principali centri urbani del territorio: le
civitas (diocesi) (11).
L’avvento dei Normanni
Le prime trasformazioni di questo primitivo assetto, possono
essere ricondotte agli avvenimenti che interessarono il territorio
attorno alla metà del secolo XI, quando, nel quadro di un disegno
della Chiesa romana, tendente a ristabilire l’obbedienza
dell’episcopato greco presente nell’Italia meridionale, i Normanni
guidati da Roberto, avviarono una campagna militare coronata da
rapido successo. Al loro insediamento seguì un periodo
d’assestamento, caratterizzato dalle aspre dispute che
accompagnarono l’integrazione dei nuovi venuti. Questa feroce lotta
per il potere è evidenziata dai numerosi episodi pervenutici
attraverso le cronache medievali, dove gli avvenimenti sono
ricostruiti attraverso uno schema letterario classico che
caratterizza i racconti di questo periodo: la ribellione, più o meno
legittima, del vassallo al suo signore. In questo contesto, nel
1070/75, troviamo Abelardo asserragliato nella rocca di S. Severina
ribelle allo zio Roberto (12),
analogamente ai casi che coinvolgono lo stratego Costa Condomicita
(1071) e che vedono la ribellione di Mainieri di Cerenzia a Ruggero
(1090) (13). Nell’episodio che descrive
la ribellione di Abelardo, si riferisce che egli si serrò nella
“rocca” di S. Severina, dove le truppe di Ruggero e del Guiscardo lo
assediarono per tre anni, erigendo allo scopo tre “castella”
(14). Tale racconto allude al sorgere
di Roccam S. Petri de Cremasto (15),
Rocce Bernarde (16) e Rocce Sanctae
Severinae (17) che, tra la seconda metà
del sec. XI e la prima del XII, evidenziano il consolidamento della
nuova organizzazione territoriale nell’area di passaggio tra la
valle del Neto e quella del Tacina, mettendo in luce una nuova fase
propulsiva e di sviluppo, la cui traccia permane nell’urbanistica
dei centri attuali.
Erezione della rocca
Questa nuova fase, caratterizzata dal ritorno a condizioni generali
di vita migliore, permetterà un rapido popolamento dei siti già
colonizzati dai castelli, dove l’insediamento originario evolverà
formando una rocca (castrum) caratterizzata da una struttura tipica.
Quest’ultima, analogamente alle realtà vicine, evidenzia un impianto
regolare ed ellittico (fig. 1) (18)
caratterizzato da tre porte, attraverso cui transitavano le strade
che si dirigevano verso i principali itinerari.

(Fig. 1. Assetto urbano di S. Severina (sec. XII – metà sec. XV).)
Presso lo snodo di queste vie si rinvengono la chiesa “antichissima”
di S. Giovanni Battista (19) e la
cattedrale di S. Anastasia. Accanto alla formazione della rocca, si
segnala la riorganizzazione del castellum che, divenuto la residenza
dei nuovi signori venuti dal nord, vigila sulla città attraverso il
presidio della viabilità principale (20).
Quest’ultima risulta ancora individuabile, pur in presenza degli
sconvolgimenti determinati dalla realizzazione degli estesi fossati
che caratterizzeranno le opere difensive erette al tempo di Andrea
Carrafa durante la prima metà del Cinquecento. Quest’assetto appare
mantenersi per tutto il medioevo, con alcune trasformazioni che non
modificheranno la struttura urbana ormai consolidata. E’ il caso del
castello che, originariamente sede del comes, in età sveva diverrà
“imperialis castris”, soggetto all’amministrazione di funzionari
della Curia ed al presidio di castellani e di guarnigioni assoldate
dall’Imperatore (21). Esso,
analogamente a quello di Crotone (22),
andrà a ricoprire una funzione estesa ad un intero comprensorio ed
in forza di tale prerogativa, alla sua manutenzione dovranno
concorrere tutti i feudatari vicini (23).
I massicci rifacimenti cinquecenteschi non consentono la lettura
dell’impianto precedente, la cui efficienza, comunque, è
testimoniata in occasione degli interventi di riparo che fu
necessario eseguire dopo gli eventi bellici
(24) conseguenti alla sconfitta del Marchese di Crotone
Antonio Centelles da parte dei sovrani aragonesi. Questi ultimi,
determineranno interventi anche a carico delle mura cittadine
(25), la cui estensione parrebbe mutata
nell’area che riguarda l’ambito parrocchiale di S. Maria Maggiore
(26).
La città cinquecentesca
Al tempo in cui perse il suo stato demaniale, per divenire
possesso feudale di Andrea Carrafa, la città di S. Severina fu
interessata da un radicale rinnovamento delle sue strutture
difensive. Il castello preesistente fu inglobato dai nuovi bastioni,
mentre in seguito (1535), Galeotto, succeduto allo zio Andrea,
eresse al suo interno il “belvedere”: un palazzo dotato di quattro
torri circolari che, analogamente ad altri casi, testimoniava
visivamente il predominio e la potenza della dinastia egemone
(27). Accanto al rifacimento del
castello fu provveduto alla riorganizzazione delle mura cittadine.
Rispetto a quelle medievali che, mediante una cortina continua,
munivano tutta la sommità della rupe, le nuove opere, come in altri
casi simili (Melissa), furono concentrate a sbarramento delle
principali vie d’accesso, in maniera da poter sfuggire al tiro delle
artiglierie, e da sfruttare le opportunità difensive offerte dalla
posizione naturale della città (fig. 2). Esse appaiono concentrate
attorno alle tre porte: la “portanova”, e quelle dette “della
grecìa” e “la piazza” (28). Queste
ultime, tuttora visibili, risultavano sottostanti al castello e
difese dai baluardi dello stesso, mentre la portanova, ormai
scomparsa, era difesa da un proprio sistema bastionato, tratti del
quale permangono nella zona sottostante la chiesa di S. Anna. Lo
spostamento delle porte più in basso rispetto agli antichi accessi
medievali, determinerà un deciso ampliamento dell’abitato ed il
consolidamento di una nuova struttura urbana che, nella seconda metà
del sec. XVII, risulta organizzata in quartieri
(29). Accanto a quelli detti “la
piazza” e “la miserìa” (via di mezzo), che riassumevano il primitivo
tessuto medievale, si rinvengono: il quartiere di “S. Maria la
grande”, che comprendeva l’area del “monte Fomerio”, quello
denominato “portanova”, formatosi attorno all’accesso omonimo, il
“pizzuleo” e “la grecìa”, strutturati lungo i due assi stradali che
consentivano di raggiungere il castello e l’accesso di sud-est.
Quest’ultimo, il più popolato ed esteso dei quartieri cittadini,
agli inizi del Cinquecento accoglierà i Greci e gli Schiavoni che si
stabiliranno nella città. In questa fase, da parte degli Ebrei,
appare abbandonata la Judeca, la cui localizzazione, comunque,
risulta in connessione ad uno degli assi viari principali
(30), come si riscontra anche in altri
centri dove risulta documentata questa presenza (Isola, Strongoli,
Crotone, Cariati, Cirò, Caccuri, Policastro).

(Fig. 2. Assetto urbano di S. Severina (inizi sec. XVI).
Legenda Fig. 2
1) Cattedrale di S. Anastasia
2) Palazzo Vescovile
3) Chiesa della Congregazione del SS.mo
4) Seminario
5) Parrocchiale di S. Giovanni Battista
6) S. Caterina V.M.
7) Casa per il Governatore dello Stato
8) Largo detto lo Campo
9) Chiesa della Concezione (Immacolata) (*)
10) Parrocchiale di S. Nicola de Greci/della piazza (*)
11) Parrocchiale di S. Maria de Puteo/de Pucci o S. Biase
12) S. Giuseppe (*)
13) Castello e Palazzo Ducale
14) Fossato del castello
15) Porta detta “della Grecìa”
16) Granaro
17) Porta detta “la Piazza”
18) Convento dei Francescani Minori Conventuali con chiesa del SS.
Salvatore e ospedale
19) Strada detta “della Piazza”
20) Strada detta “della Miserìa”
21) Piazza
22) S. Maria
23) Monastero di S. Domenico
24) Portanova
25) Parrocchiale di S. Maria Maggiore o la Magna
26) Strada di Santa Maria Maggiore
27) S. Anna
28) Monte Fomerio
29) Parrocchiale di S. Pietro Apostolo (*)
30) Grecìa
(*) = ubicazione presunta
Note
I vescovati suffraganei della nuova metropolia di Santa Severina
sono riportati nella Diatiposi del tempo di Leone VI il Filosofo
(886-911), dove compaiono ò Akerentias (Cerenzia), ò ton Aesulon
(Isola), ò Euraton (Umbriatico) e ò Kallipoleos (Belcastro).
Successivamente l’opera fu rimaneggiata. Di quest’ultima se ne
conserva una redazione che è del tempo di Alessio Comneno
(posteriore al 1084) dove, nella Notizia III, i vescovati
suffraganei di Agias Seberines (Santa Severina) risultano cinque:
Akerenteias/Acerentinus (Cerenzia), Palaiokastron/Castri veteris
(Strongoli), Aisulon/Aysilorum (Isola), Euruaton/Euriatensis
(Umbriatico) e Kallipoleos/Callipolitanus (Belcastro). Russo F.,
cit., 1957.
2 La presenza di colonne di spoglio all’interno della chiesa di S.
Giovanni Battista, pare confermare questa ricostruzione che, oltre
al caso di Strongoli, trova riscontro anche ad Umbriatico.
3 Tale documentazione pare avvalorare anche la tradizione richiamata
dagli arcivescovi severinati nel Settecento, secondo cui la città
sarebbe sorta in un luogo diverso posto oltre il fiume Neto.
4 La stazione (Meto) compare nell’Itinerarium provinciarum Antonini
Augusti.
5 Ughelli F., Italia Sacra, IX, 195-196. L’inventario del monastero
florense in Siberene pp. 219, 226.
6 Reg. Ang. XXXVI, 81.
7 Per Rumbulo (1234): Spizzirri M., Rocca di Neto nel Catasto del
1742, Rossano 1995 p. 219; per Malapezza (1275): Reg. Ang. XII,
136-137.
8 La presenza della rocca di S. Severina è segnalata dal toponimo
Rocce Sanctae Severinae (1130) ed è confermata dal geografo arabo
Edrisi. Egli descrive la città posta in un luogo interno che,
discendendo il fiume Neto, si rinviene ad “un miglio e mezzo” dal
corso di quest’ultimo dopo la confluenza con il Lese. Pedio T., I
paesi continentali del Regno di Sicilia nella decrizione di Edrisi
p. 36, in Studi Storici Meridionali n. 1/1994.
9 Pedio T., I paesi continentali del Regno di Sicilia nella
descrizione di Edrisi, in Studi Storici Meridionali n. 1/1994, p.
21.
10 La situazione è evidenziata dal cono di deiezione che si
evidenzia tra la foce originaria e la linea di costa attuale.
1 Si tratta di un’organizzazione che sarà mantenuta per tutto il
medioevo, fino a giungere ai nostri giorni. Nella Bolla di Lucio III
(1183) compaiono Giropolen (Strongoli), Girentinen (Cerenzia)
Embriacem (Umbriatico) e Gereocastren (Belcastro), mentre il
Provinciale Vetus Albini (1190 c.a) registra la presenza degli
episcopos: Stroniensem (di Strongoli), Gerentinum (di Cerenzia),
Embriacensem (di Umbriatico) e Geneocastrensem (di Belcastro).
12 Malaterra G., De Rebus Gesti Rogerii Comitis, Zanichelli 1928,
G., cit., p. 59.
13 Per sedare la rivolta di Mainieri di Cerenzia (1090), Ruggero
dovette porre l’assedio al feudatario ribelle che atterrito si
sottopose al pagamento di mille soldi d’oro (Pontieri E., Tra i
Normanni nell’Italia Meridionale, Napoli 1964, p. 147). In questo
quadro, naturalmente, troviamo coinvolti anche i Greci. Costa
Condomicita sottrae Stilo al duca ma poi, riconciliatosi, ritorna
fedelmente al suo servizio a Crotone (Malaterra G., cit. p.52).
14 Malaterra G., cit., p. 59.
15 Pesavento A., San Pietro di Camastro, Rocca di Neto e la grancia
di S. Maria della Terrata, in la Provincia KR n.31-33/2001.
15 La prima notizia certa, riferita all’esistenza dell’abitato di
Roccabernarda, si trova nei privilegi concessi da re Ruggero in
Messina nell’ottobre 1144 al monastero di Santa Maria di Altilia.
Nel documento, tradotto dal greco in latino alla metà del Duecento,
il sovrano concede, tra l’altro, liberi pascoli nel “tenimento de S.
Severinae et Rocchaebernardae” per gli animali del monastero.
Ughelli F., Italia Sacra, Tom. IX, p. 478.
16Il toponimo compare nel 1130. Trinchera F., Syllabus graecarum
membranarum p. 139
17 L’impianto ellittico del castrum medievale di S. Severina, oltre
ad essere testimoniato dalla fotografia aerea, è ricordato anche nei
documenti. Nel 1687 l’apprezzatore di S. Severina, riferisce che la
città “.. che hà l’aspetto circum circa” era di “figura olipse”. Un
apprezzo della città di Santa Severina, in Siberene p. 99 sgg.
18“Ed attaccata a detta Chiesa v’è un’altra Chiesa piccola
antichissima detta di S. Giovanni ..” Un apprezzo della città di
Santa Severina, in Siberene cit. p. 99 sgg. Quest’antichità,
analogamente ad altri casi riscontrati nel territorio (Cirò,
Policastro), pare riconducibile all’intervento dei cavalieri
dell’ordine di S. Giovanni nel processo di erezione e popolamento
delle rocche (fine sec. XI – sec. XII).
19 Provenendo da Catanzaro e dopo aver attraversato la terra di
Santo Mauro, “… con strada piana, e scoscesa cattiva d’inverno si
giunge in un luogo detto la Fiera, da dove si prende una salita
malagevole per salire in detta città …” Un apprezzo della città di
Santa Severina, in Siberene cit. p. 99 sgg.
20Imperialis castri Sancte Severine (1240). Pratesi A., cit. p.399.
Agli inizi del Duecento il castello di Santa Severina e quello
vicino di Roccabernarda erano custoditi da milites. Nel 1220 sono
ricordati come miles Santae Severina, Ioannis Ladda/Lazza e
Laurentius (Martire D., II 127, p. 400), mentre nel 1240 a Rocce
Bernardi compare dominus Iordanus miles (Pratesi, cit. p. 402) e
l’anno successivo è castellanum Riccardo Gato (Pratesi, cit. p.
408). Il castello di Roccabernarda si segnala ancora durante la
discesa di re Alfonso in Calabria, quando si difese tenacemente per
alcuni giorni (Pesavento A., Alle origini della provincia di
Crotone, in cit. n. 2-7/1996) e compare fino agli inizi del Seicento
quando papa Paolo V concede a Marcello Barracco di S. Severina
l’indulto per un oratorio privato nel castello di Roccabernarda, nel
quale sono custoditi dei prigionieri. (Pesavento A. – L’abbazia di
Calabro Maria ad Altilia, in cit. n. 8/1999 nota n. 42)
21 L’importanza strategica congiunta dei due principali centri di
difesa del comprensorio risalta già in un atto dell’aprile del 1121
in cui interviene Costa “notarium et strategum S. Severinae et
Crotonis”. Trinchera F., cit. p. 114. Le connesioni esistenti tra i
due centri sono evidenziate anche da un atto del 1159, dove compare
“Girardum baiulum Sanctae Severinae e Cutroni” (Pratesi A., cit. p.
29).
22 Nel marzo del 1240, nell’ambito di un’inchiesta tesa a stabilire
se l’abbazia di S. Angelo de Frigillo debba concorrere alle spese
per la riparazione del castello di S. Severina, le testimonianze,
oltre che nella stessa S. Severina, sono raccolte a S. Mauro, Scuro
Iohanne, S. Giovanni Minagò, Cutro, Rocca Bernarda e Mesoraca,
abitati che, evidentemente, erano soggetti a fornire prestazioni per
il castello. Pratesi A., Carte cit., pp. 399-402. Erano tenuti a
concorrere alle spese riguardanti le riparazioni da effettuare al
castello di Crotone i vescovi di Crotone, Isola e Strongoli, i
feudatari di Cirò, Cariati, Carbonara, S. Johanni Monacho, il casale
di S. Eufemia detto Complianum, ecc.. Reg. Ang. Vol. VI, 109-110;
Reg. Ang. Vol. XXVI, 21-22.
23 Lavori furono eseguiti dopo che la città capitolò nelle mani di
Ferdinando (1459), come indica un’arme aragonese murata nel castello
che riporta la data 1461.
24 Nel 1482 Sisto IV concede di poter utilizzare 200 ducati lasciati
dall’arcivescovo per la riparazione delle fortificazioni e
l’armamento della città. ARM. XXXIX, 15, f. 38V, Bibl. Apost.
Vatic..
25 Nell’ottobre del 1447 si accenna alla chiesa parrocchiale di
Santa Maria Magna che, essendo vacante, è concessa al sacerdote
Antonio de sindico. Russo F., Regesto, 11073.
26 Nello stesso periodo (1549) il feudatario di Isola Io. Antonio
Ricca, realizza la sua residenza fortificata nelle adiacenze della
nuova città murata mentre, successivamente, il principe di Strongoli
costruirà la propria attorno ad una torre medievale preesistente (la
“Maestra”). Un ulteriore esempio è rappresentato dal palazzo ducale
di Caccuri che costituisce lo sviluppo in chiave residenziale del
preesistente castello medievale.
27 Un apprezzo della città di Santa Severina, in Siberene cit. p. 99
sgg.
28 ibidem
29 “… indi si giunge sotto la porta dove c’è una conetta sopra un
montetto volgarmente detto il Timpone delli Giudei vicino alla porta
della città”. (Un apprezzo della città di Santa Severina, in

