[Storia ed Urbanistica di Strongoli]

di Pino RENDE
(pubblicato su La Provincia KR nr. 13-14/2003)

La primitiva organizzazione urbana di Strongoli si evidenzia in età romana, al tempo in cui il progressivo ridimensionamento di Crotone consentì la nascita di una nuova realtà cittadina oltre il fiume Neto (1). Quest’ultima, Peteliae, risulta negli Itineraria che descrivono la realtà del tempo e si dimostra legata alla percorrenza della via costiera ionica, lungo cui transitavano gli eserciti che si muovevano tra Taranto e Reggio (2). Nell’ambito di questo suo assetto, risalta la presenza del castrum nell’area di loc. “i Pianetti” lungo il tracciato della strada romana. L’antica e famosa fidelis Peteliae appare ormai abbandonata sul finire del sec. IX, quando il suo lungo spopolamento è testimoniato dalla scomparsa del primitivo toponimo della città che riapparirà con la nuova denominazione di Palaiokástron/Castri veteris (città antica) al tempo dell’istituzione della metropolia di Santa Severina (3). In questa fase il centro bizantino, identificabile con l’area di pertinenza della cattedrale (fig. 1), si evidenzia con caratteristiche analoghe a quelle che si riscontrano nel caso degli altri vescovati eretti in questo periodo (Isola, S. Severina, Umbriatico, Belcastro e Cerenzia).


(Fig. 1. Area del castellum vescovile (in tratteggio) riferibile all’erezione della primitiva chiesa di Strongoli (fine del sec. IX inizi del X). Cattedrale (A).)


(Fig. 2. Assetto urbano di Strongoli (sec. XII – XVI). castellum (1), castrum (2), judeca (3), mercatum/fera di S. Trifonio (4).)


Erezione della rocca
Con il venire meno del dominio bizantino ed in seguito all’avvento dei Normanni (seconda metà del sec. XI), si evidenzia l’apparire di Strongylon/Strombulo/Strongulo, toponimo che si riferisce alla forma circolare del nuovo abitato murato (castrum) (4). Quest’ultimo, dotato di quattro porte, appare organizzato a presidio di un importante snodo viario che dalla costa, dove passava la via regia (5), consentiva di guadagnare l’interno (fig. 2). Tali opportunità, già sfruttate dal municipium romano, sono alla base della presenza vescovile e giustificano lo sviluppo della città durante il medioevo, quando essa spicca tra i centri più popolati di tutto il Giustizierato (6). In questa fase, l’abitato medievale risulta organizzato in maniera da rispondere alle prerogative politiche e religiose del suo vescovo che, al pari dei presuli di altre civitas del territorio, si evidenzia come il signore feudale della città (7). L’autorità di questo signore-vescovo è evidenziata dallo sviluppo del complesso della cattedrale che, analogamente al caso degli altri vescovadi dell’arcidiocesi, appare caratterizzato dalle strutture difensive arroccate ed autonome del castellum. In questo quadro, ancora nel Cinquecento, il luogo, presso cui s’incrociavano i due assi stradali principali: la “piazza di alto”, vedrà la presenza della cattedrale, del palazzo e della nuova torre del vescovo. Accanto alla presenza del castrum e del castello, l’assetto medievale di Strongoli appare completato dalla judeca (8) dove erano ospitati gli ebrei (9), e dal mercatum su cui convergevano gli assi stradali che collegavano la città ai principali centri dell’interno. Qui mediante uno sbarramento di mura, era stata delimitata l’area della Fiera dedicata a S. Trifonio, protettore della città, che, in seguito, subirà alcune trasformazioni, pur continuando a mantenere la sua originaria destinazione commerciale. Queste trasformazioni furono avviate con l’erezione di un nuovo castello che, sul finire del sec. XV, si segnala per la presenza di un presidio regio (10). Tale particolarità che permette di non confonderlo con la residenza vescovile, consente di porre questo nuovo elemento urbano in relazione al periodo angioino, successivamente al quale la città perse la sua condizione demaniale (11). A quest’ultimo può essere riferita la torre“maestra” (fig. 3) attorno cui, in seguito, sarà edificata la residenza che ospiterà i feudatari della città e su cui, in origine, dovettero essere issate le insegne reali, nell’ambito delle sue funzioni pertinenti all’area mercantile.


(Fig. 3. Castello di Strongoli. In tratteggio la torre medievale detta “la maestra”.)


(Fig. 4. Disegno realizzato da Desprez ed inciso da De Ghendt, in Voyage Pittoresque di Jean Claude Richard Abbé de Saint-Non, Parigi 1783 (particolare).)


Adeguamenti cinquecenteschi
L’abitato di Strongoli mantenne l’assetto originario fino al tempo del vescovo Timoteo Giustiniani (1568–1571), cui si deve la scelta di intraprendere i lavori che determinarono la connessione della residenza vescovile e della cattedrale al perimetro difensivo cittadino. Pressato dal pericolo turco che ormai incombeva su tutti i centri del litorale, egli concorse alla rifortificazione della città, attraverso l’elevazione di “quattro robustissime torri” che avrebbero dovuto scongiurare la minaccia, anche se ciò non eviterà il saccheggio e la devastazione dell’abitato poco tempo dopo (1594). La scelta del vescovo di Strongoli, pur dettata dalle contingenze del periodo, non sarà seguita dagli altri presuli vicini che, gelosi della loro autonomia, manterranno strutture difensive strettamente autonome (12) dove spiccano residenze fortificate, concepite e realizzate secondo la tecnica corrente. In questa direzione il vescovo strongolese fece fortificare il suo palazzo, avviando l’erezione di una robusta torre che, comunque, rimase imperfetta e fu completata solo al tempo del vescovo Claudio Vico (1590-1600) (13). Quest’ultima ancora oggi evidenzia particolari costruttivi ed architettonici che rimandano al periodo, continuando ad incombere sulla piazza della cattedrale come al tempo in cui fu ritratta dai disegnatori al seguito dell’abbate de Saint-Non, che ce ne forniscono una visione sufficentemente particolareggiata (fig. 4). E’ in questa fase di consolidamento delle difese che appare riorganizzata l’area precedentemente occupata dalla Giudecca, mentre l’abitato mostra di estendersi fino a comprendere l’ambito della chiesa di S. Giovanni Battista. A questo seguono, in rapida successione, una serie di adeguamenti che appaiono indotti dalla presenza dei nuovi feudatari laici e dalle esigenze difensive, evidentemente emerse drammaticamente dopo il saccheggio del 1594, in seguito al quale la città si ritroverà “diruta” e gravemente spopolata (14). In primo luogo, si assiste alla realizzazione di una nuova porta che diverrà l’ingresso principale della città (la “porta maggiore” o “della Terra”), e che sarà protetta da una nuova struttura difensiva adeguata ai tempi: il “Bastione” (15). Ciò determinerà, nell’ultimo tratto, una variante di percorso della strada pubblica che raggiungeva la città da nord e l'abbandono di una delle porte medievali che, successivamente, permarrà con funzioni di soccorso (“la portella”) (fig. 5) (16). A questa riorganizzazione degli accessi si collega una ristrutturazione della viabilità interna, che si raccorda a quella medievale attraverso un’ampia piazza (detta “di basso”) su cui convergono le vie, lungo cui, nel tempo, si consoliderà la presenza dei principali edifici religiosi cittadini: S. Giovanni Battista, S. Maria della Sanità che aveva annesso l’ospedale, la chiesa dell’Annunziata, quella del Purgatorio e quella di S. Francesco di Paola. Alla comparsa di queste chiese lungo la viabilità urbana, fa riscontro un’analoga presenza su quell’extraurbana, dove sono fondati o rifondati i conventi dei principali ordini (Francescani, Domenicani, Agostiniani) e dove compariranno le chiese rurali di S. Maria della Pietà, di S. Croce, di S. Maria della Consolazione e di S. Maria di Vergadoro. In questo nuovo contesto andrà emergendo, sempre più prepotentemente, la presenza della residenza dei nuovi feudatari della città che, nelle forme tuttora visibili di un vero e proprio castello, riconducibile ai principi di Bisignano o forse ai loro successori (Campitelli e Pignanelli), diverrà, progressivamente, una presenza sempre più incombente e minacciosa dominante su ogni cosa. Diviso dalla città da un fossato e da un vasto piano (detto “piano del Castello”) dove sorgeranno diverse pertinenze feudali (stalle, magazzini, centimolo) e dove continuerà a svolgersi la fiera annuale dedicata al patrono cittadino, esso appare frutto d’interventi volti a dare lustro e protezione alla residenza dei feudatari del luogo o ai loro rappresentanti, come dimostrano i suoi numerosi ambienti interni “consistenti in più e diversi membri superiori et inferiori” ed il suo apparato di difesa, evidentemente incompatibile con quello di un castello medievale (17). Queste caratteristiche permarranno nella torre quadrata (“la maestra”) che rimane l’unica struttura arroccata del complesso di cui costituisce il mastio, dove, in caso di pericolo, ci si poteva ritirare per allestire un’estrema difesa.
 
 


(Fig. 5. Assetto urbano di Strongoli (sec. XVI – XVII).

Legenda Figura 5

1) Castello feudale
2) Fiera di S. Trifonio
3) S. Maria della Sanità e Ospedale
4) S. Giovanni Battista
5) Piazza di basso
6) Porta Maggiore o della Terra
7) S. Francesco di Paola
8) Bastione
9) S. Leo (*)
10) Portella
11) Torre del Vescovo e Palazzo Vescovile
12) Piazza di Alto
13) Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo
14) Convento dei Francescani Minori Conventuali con chiesa di S. Maria delle Grazie
15) Chiesa del Purgatorio
16) Chiesa dell’Annunziata

(*) ubicazione presunta


Note
1. Rende P., L’esperienza cittadina dei Greci attraverso il mito e le vicende di Crotone, in la Provincia Kr dal n. 40-2000 al n. 39/2001.

2. La strada costiera ionica compare nell’Itinerarium provinciarum Antonini Augusti del tempo di Diocleziano, nella Tabula Peutingeriana, copia medievale (sec XIII) di un originale probabilmente risalente all’età costantiniana, e nei derivati più tardi di quest’ultima: la Cosmographia dell’Anonimo di Ravenna (Ravennatis Anonymi Cosmographia) e l’opera geografica di Guido (Guidonis Geographica). Superata Thurii e proseguendo lungo la costa, la strada giungeva a Paternum e successivamente a Peteliae. Da qui superato il Neaethus presso la confluenza con il Vitravo, in prossimità della statio ad Naetum, proseguiva per Crontona.

3. I vescovadi suffraganei della nuova metropolia di Santa Severina sono riportati nella Diatiposi del tempo di Leone VI il Filosofo (886-911), dove compaiono ó Akeréntias (Cerenzia), ó tõn Aesúlon (Isola), ó Euruáton (Umbriatico) e ó Kallipóleos (Belcastro). Successivamente l’opera fu rimaneggiata. Di quest’ultima se ne conserva una redazione che è del tempo di Alessio Comneno (posteriore al 1084) dove, nella Notitia III, i vescovadi suffraganei di Agías Seberínes (Santa Severina) risultano cinque: Akeranteías/Acerentinus (Cerenzia), Palaiokástron/Castri veteris (Strongoli), Aisúlon/Aysilorum (Isola), Euruáton/Euriatensis (Umbriatico) e Kallipóleos/Callipolitanus (Belcastro). Russo F., La Metropolia di S. Severina, in Scritti Storici Calabresi C.A.M., Napoli 1957.

4. “Strongylon quod est mons in girum elatus”(Rel lim. Strongulen., 1640).

5. In prossimità della città si rinviene il toponimo “Palazzello” che analogamente ad altri casi (Belcastro, Isola, Crotone, Cirò) testimonia la presenza di un Palazzo Regio (palatium) presso cui si esigeva il passo da parte dei funzionari regi. In merito alla presenza ed all’identificazione di queste strutture evidenziate dal toponimo “palazzo”, vedi Pesavento A., L’abitato di Alichia, la foresta regia ed il palazzo Alitio, in cit. n. 19/1998.).

6. Nel 1276 Strongulum viene tassata in ragione di 114 uncie d’oro, 11 tari e 8 grana, per una popolazione stimata di 5719 abitanti. Cedula subventionis in Iustitieratu Vallis Grati et Terre Iordane (1276).

7. Come tali i vescovi di Strongoli e di Isola erano tenuti a concorrere alle spese di ristrutturazione del castrum di Crotone. (Reg. Ang. Vol. VI, 1270-71, pp. 109-110).

8. Ancora nel 1642 compare “la strada della Giudecca”. Pesavento A., L’ospedale e la chiesa di S. Maria della Sanità di Strongoli, in la Provincia KR n. 50/2000.

9. L’identità di questo quartiere che, per analogia con i casi documentati, è possibile ricondurre ad un periodo compreso tra i sec. XII e XIII, si mantiene fino alla metà del Cinquecento, quando dopo l’editto di Carlo V contro gli Ebrei (1541), questi ultimi dovettero forzatamente abbandonare tutto il Regno di Napoli.

10. In un documento del 30.01.1495, il conte di Alife comunicava al tesoriere di Calabria che dal primo febbraio di quell’anno si dovevano licenziare i compagni il cui numero superi il previsto in diversi castelli, tra cui Strongoli, Cotrone e Torre delle Castella. Mazzoleni J., Gli apprestamenti difensivi dei castelli di Calabria Ultra alla fine del Regno Aragonese (1494-1495), in ASPN. A.XXX (1944-46), p. 142.

11. Sotto gli Svevi “civitas Stronguli” gode la condizione demaniale. Perdutala con l’avvento degli Angioini, si ribellò schierandosi con i partigiani di Corradino. Divenuta feudo di Henrico de Cunila o Cimillis e poi di Henrico Girardo, si liberò durante la guerra del Vespro e cacciò gli Angioini in favore di Pietro d’Aragona. Carlo II la concesse ad Americo de Possiaco ma nel 1296 lo stesso re promise lo stato demaniale se fosse ritornata dalla sua parte. Ritornata agli Angioini, la condizione demaniale è riconfermata l’anno dopo. Successivamente è in feudo alla vedova Isabella di Possiaco (1301-1306), mentre nel 1390 Ladislao di Durazzo la concesse al marchese di Crotone Nicolò Ruffo. Pesavento A., Sintesi delle Vicende storiche e feudali di Strongoli, in La Città Nuova, aprile 1991.

12. Ad Isola il vescovo Annibale Caracciolo rifiuterà di trasferirsi all’interno della nuova cinta fortificata realizzata dal feudatario della città e permarrà nella sua primitiva residenza che, nella seconda metà del Cinquecento, viene rifortificata con una possente torre di difesa di fianco alla cattedrale (Visita del Vescovo G.B. Morra, 1648, f.25 Arch. Vesc. Crotone; Rel. Lim. Insulam 1606). Anche a Belcastro le evidenze murarie mettono in luce che in questo periodo si consolidano le mura che cingono l’area della cattedrale. Diversa appare la situazione di Umbriatico e Cerenzia. Qui, il permanere dell’assetto medievale dei luoghi, appare in relazione al fatto che, i relativi vescovi, tralasceranno di risiedere nelle loro sedi e si trasferiranno, rispettivamente, il primo a Cirò, a partire dalla metà del sec. XIV, ed il secondo a Cariati, dopo l’elevazione di quest’ultima a sede vescovile (1437).

13. Rel. Lim. Strongulen, 1597.

14. Dai 460 fuochi del 1578, la popolazione era scesa ai circa 300 del 1594 ed ai 178 del 1595, per contarne appena 180 nel 1612. Pesavento A., La chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Strongoli, in la Provincia Kr nr. 8-10/1998.

15. Il toponimo caratterizza ancora l’area dove sorgeva la struttura.

16. I toponimi sono riportati in Vaccaro, Fidelis Petelia p. 196-197 e Russano Cotrone A., Guida di Strongoli p. 15 e sgg.

17. Si tratta di un processo che, a partire dalla metà del Cinquecento, caratterizza diversi altri castelli della zona. Nel 1535 Galeotto Carrafa eresse un “belvedere” all’interno del castello di S. Severina recentemente rifortificato dallo zio Andrea. Un palazzo dotato di quattro torri circolari che, come in altri casi analoghi, stava a testimoniare il predominio e la potenza della dinastia egemone. Nello stesso periodo (1549) il feudatario di Isola Io. Antonio Ricca, realizza la sua residenza fortificata nelle adiacenze della nuova città murata. Un ulteriore esempio è rappresentato dal palazzo ducale di Caccuri che costituisce lo sviluppo in chiave residenziale del preesistente castello medievale.


 



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