Baluardi, mura, torri e torrette della città di Crotone: il baluardo Don Pedro (de Toledo)

Crotone, baluardo Don Pedro.

Lo scavo

Nel giugno 1541 inizia il “cavamento dello spontoni dela Capperrina ditto don petro de toledo”. Lo scavo di fondazione, che è particolarmente pericoloso, prosegue anche in luglio. Il 16 luglio il crollo di “una timpa di terra” ferisce i tre manipoli Francesco Favara di Casubono, Salvatore Palmeri di Cotroni ed Andrea Lusari di Bellovidere. Essi su consiglio del mastro La Vollita sono curati con un infuso di polvere di “reubarbaro”, acquistato dall’aromatario Jacopo Pandari di Crotone.

Lo scavo prosegue nei mesi seguenti. La terra estratta dai manipoli e dai devastatori è portata via dal fosso dello spontone dai proprietari delle numerose carrette, trascinate dai buoi, ognuno dei quali è pagato un tari al giorno. Il lavoro, che impegna una cinquantina di manipoli originari di Terra Nova e casali, prosegue fino al mese di ottobre, quindi si ferma per diversi mesi. Il blocco dello scavo allo spontone della Capperrina detto Don Petro, è causato dall’urgenza di utilizzare tutta la manodopera per la costruzione dello spontone Petro Nigro, ed al cavamento dello spontone del castello. Alla fine di aprile 1542 una quarantina di manipoli, originari di Morano, Sandimitri, La Motta de Filocastro, Castello Minardo, Turri di Spatula, Santa Agata, Rosaroni, De Candili, Valli Longa e La Motta di Precanica, riprendono a scavare le fondamenta.

Il “cavamento delo spontoni” proseguirà fino alla fine di maggio, impegnando soprattutto manipoli originari di Crotone, Mesoraca, Valle Longa, Santa Agata e Tarsia, poi si interrompe nuovamente. Tutti i lavoratori devono essere impiegati urgentemente nella costruzione degli spontoni Petro Nigro e Villa Franca, nella cortina di Terczana e nel cavamento del castello. Durante il lungo periodo di interruzione, che si prolunga dal giugno 1542 al marzo 1543, sono segnalati solamente la costruzione di una nuova calcara “allo labro delo fosso del sponton don pedro de toledo”, come da convenzione stipulata il 28 ottobre 1542, tra la regia corte ed il mastro calcararo Thomasi Foresta di Cutro, lo smantellamento alla Capperrina delle “petre dele mura vecchie et turri che se sderroparo per mali tempi”, ed a disfare “la turri dela capperrina et altri muragli vechi de intorno la città”, ad opera dei perratori e dei devastatori di Crotone, Mesoraca e Pedace.

Nei mesi di marzo ed aprile 1543 numerosi devastatori con le zappe, i zapponi ed i bayardi riprendono il lavoro. Mentre la terra scavata è portata via dai carri trascinati dai buoi, nelle vicinanze i perratore ed i manipoli sono intenti a diroccare le torri e le mura vecchie della città.

Crotone, in evidenza il baluardo Don Pedro. Particolare della carta denominata “Piano dimostrativo della cinta e del Castello di Cotrone con le indicazioni delle proprietà militari” (1872). ISCAG-FO 73/4698 B.

La costruzione

Finalmente dopo quasi due anni dall’inizio dello scavo si gettano le fondamenta: “Al nom di dio addi II° may p.a Ind.s 1543 se principia ad appedamentare lo sponton ditto don pedro de toledo”. Poichè la costruzione procede a rilento, la regia corte decide di affidare in appalto parte dell’opera a società di mastri crotonesi.

Il sette novembre 1544 si stipulano i contratti di affidamento di alcune parti della costruzione dello spontone Don Pedro al mastro Joanne Thomasi Jachino e compagni. Alcuni giorni dopo si stabiliscono le misure delle parti, che devono essere eseguite a “staglio”, e di quelle che devono essere portate a termine direttamente dalla regia corte.

“Al nome de iddio/ addi X° 9bris 1544 III Ind.s/ Notamento delo scandaglo et insignale delo spontoni ditto don pedro de toledo/ per longitudine/ latitudine/ et altitudine/ de quello se retrova incorperata in la mesura se havera de far per la mastranza quali haveno piglata ad staglo. Et prima in lo brazo quali guarda verso li monti nello angulo del nasu per longitudine de c.e 19 et pl 2/ verso lo angulo magiore dove sta signata tutta ad livello sopra lo primo cordoni/ et da ipso ter.no in altitudine se fara mesura/ et dela quantita se retrovera de ipso ter.no in alto sene adbatteranno le infrascritte peze/ quali se intenderanno haverle fatto la regia corte ad sue dispise./ In primis uno pezolongo canne novi et pl 7 grosso ad bascio canna una et pl 5 ½ alto de sup.a lo primo corduni pl. 5 ½ sono c.e/ Sequita la quatratura del nasu longa per una linea c.e 4 et pl. 2/ et per laltro latu c.4 et pl. 7/ alto pl. 3 sono c.e/ Et perche in lo corduni manca ad equalarse per la R.ia Corti in longitudine de c.e 12 et p.l. 4/ lo quali equalamente lo faranno li supraditti mastri et quello le se fara bono ad loro conto./ La sup.a ditta cortina continuando del supra ditto signale verso lo angulo maiore/ se retrova supra lo ultimo corduni per altitudine de pl. 2 3/4/ et per tutto n° malto se intendera lo staglo/ et dal preditto n° abascio se intendera fatto per la Regia Corti. Et si alguni peze debutanti se retrovassero del preditto n°/ semo rimasti de conventione per alcuni lochi basci se retrovava in ditta frabbica/ per tanto non se ne fa exitu ne introyto per equalamento delalto et delo bascio./ In la cortina la quale guarda verso mare/ semo remasti de conventione et equalito lalto et lo bascio/ et si e posto ter.ne sup.a lo ult.o cordune per pl 4/et del ditto ter.ne  de pl.4 / ad bascio/ se intendera quello haverlo fatto la Regia Corte/ et di supra el ter.ne de pl 4 in alto se intendera tutta quella opera che la mastranza a la havera fatta./ Lo ultimo buttanti quali se retrova alla fine del detto lenzo verso lo castello/ al presente se retrova pl.6 supra lo p.o cordune/ et del p.to term.ne in alto se intenda quello che faranno li ditti mastri/ et del p.to ter.ne abascio sera fatto per la Regia Corte./ Li dui cantoneri guardano verso la porta sele mesurera alli mastri per tutto quel taglio se retrovera”.

Il due agosto 1545 altri lavori sono assegnati a “staglio” a Vitaro Zangali ed a Ferrante de Liotta e compagni. I mastri si impegnano a preparare il fossato per le fondamenta della cortina dello spontone ed a togliere l’acqua dallo scavo. Il 25 ottobre 1545 il misuratore Colantonio Bonafide di Bari, su incarico di Scipione de Summa, certifica tutta l’opera fatta allo spontone.

Alla fine del 1545 fervono i lavori: i mastri fabbricatori ed i manipoli dello staglio del mastro Joanne Thomasi Yachino e compagni costruiscono parte della cortina “dela banda deli monti”, che tira verso la porta, che sta scavando Vitaro Zangali e compagni. Essi riempiono i cassetti ed i contrafforti della cortina, o ala, dalla parte del mare verso il molo e voltano le lamie dello spontoni detto Don Pedro.

Crotone, baluardo Don Pedro.

Il crollo

I lavori sono sotto la vigilanza del soprastante incaricato dalla regia corte, lo spagnolo Alonso de Montoro, che sta “adcasato in cotroni”. Sono utilizzate allo scopo molte pietre e numerosi cantoni tagliati in località “Arferi” e “Nau”, che sono portati per mare e per terra. Oltre a diroccare le mura e le torri vecchie della città, si spiana e si puntella la timpa della Capperrina, affinché il terreno non ceda e non caschi sopra l’opera in fase di costruzione.

Il tentativo di impedire i crolli è vanificato dai violenti nubifragi dei primi giorni di dicembre: “Se fa memoria como p.°/ 2°/ et 3° ditti sono stati mali tempi de acqua forti/ et se stimpao uno pezo de timpa delo monti dela capperrina de modo fice sderropare uno pezo dela cima dela cortina mentionata cavata per vitaro Zangali et comp. et ne spaccao per unaltra parte fino alla supra lo primo cordone p.l 4 1/2/ di modo e stato bisogno levar lo terreno/ et refrabbicare detta cortina/ longa p.l 6 con soy buttanti similmente”.

Mentre da una parte dello spontone i manipoli ed i devastatori sono intenti a levare il terreno caduto dalla timpa della Capperrina sopra la cortina rovinata dal maltempo e levano la calce, lo sterro e l’acqua piovana, utilizzando dei pali per costruire un ponte, in modo che i carri possano passare, dall’altra parte verso il mare, il mastro Jo. Thomasi Jachino con dodici mastri fabbricatori e quaranta manipoli, continua a riempire “li cassetti deli contraforti” per poter voltare le lamie.

Il crollo ha causato gravi danni ad una parte dello spontone in costruzione. Si decide perciò di inviare i corrieri Cesaro Delabati di Catanzaro e Cola Chepolla di Polistena, ad avvisare il barone della Caya, che si trova in Reggio, per farlo venire subito a Crotone, in modo da poter prendere i provvedimenti necessari. Nello stesso tempo si manda il corriere Colantonio de Ricca di Mesoraca a Cosenza a consegnare delle lettere al vicerè di Calabria Garcia Marriques, per informarlo sugli ultimi avvenimenti e sulle spese necessarie.

Crotone, baluardo Don Pedro.

Il “baron dela Caya”

Giunto con una fregata armata, ispezionato il luogo della frana ed i danni causati, il “baron dela Caya”, prima di riprendere il mare verso le Puglie, ordina di spaccare un pezzo della mura della Capperrina, di terrapienare la lamia grande dello spontone don Pedro, e di scavare un pozzo. Subito, i mastri ed i manipoli alle dipendenze del mastro Joanne Thomasi Jachino, lavorano “alla bancata dela cortina che se sderropao”, e dalla parte verso il mare dove c’è il molo; diroccano un pezzo delle mura vecchie della Capperrina, e riempiono la lamia grande che è accanto al cavaliere che guarda verso il castello. Il tutto sotto la vigilanza del soprastante spagnolo Alonso de Montoro.

Il 26 dicembre1545, come da ordine del barone dela Caya, i manipoli iniziano lo scavo di un pozzo al piede “delo nasu delo spontone ditto don pedro verso la spica”, ed i mastri di ascia si apprestano a costruire una ruota grande di legname per potere tirare l’acqua dal pozzo. Con le “barrilaze” si toglie l’acqua dal cavamento della bancata della cortina per potere gettare le fondamenta.

I lavori allo spontone proseguono ininterrottamente durante i mesi di gennaio e di febbraio 1546: i mastri de ascia completano la ruota che deve tirare l’acqua dal pozzo, i carretti tolgono lo sterro dello scavo del pozzo che si sta costruendo, i mastri ed i manipoli preparano le fondamenta per i due contrafforti “dela bancata” della cortina dello spontone che va verso la porta della città, ponendo lo sterro dentro i contrafforti, o lamie, ed i cassetti dello spontone.

Con il ritorno della bella stagione i lavori proseguono alacremente: i mastri de ascia costruiscono le forme delle lamie grandi della casamatta, e quelle della seconda lamia dello spontone; lavorano dei catini grandi che devono servire per raccogliere l’acqua che sarà sollevata dal pozzo dalla ruota. Julio de lillo e compagni di Cotrone, pigliano a staglio il lavoro di togliere la terra caduta dal timpone della Capperrina sopra la bancata della cortina. I mastri frabbicatori ed i manipoli scavano i due contrafforti della terza bancata della cortina dello spontoni, che tira verso la porta, e tolgono l’acqua dallo scavo.

“Nota como oggi che so li 27 de marzo 1546 die sabbati ad mezo dy se incommenzo ad appedamentare la 4° bancata dela cortina delo spontoni detto don pedro cavata per vitaro zangali et compagni appedamentata sotto lo zocculo p.l. 4 et supra lo cotraco non se trovo mogla ma verso avanza lacqua lo cotraco p.l. 20 per piu assicuram.to dela mogla/ et perche la cor. na se retrova ogi longa c.e 20/ quali sta tutta adpedamentata sotto il zocculo p.l tre/ icqua se ne fa tutto mentione per accordo. Et se fa mentione dela mesura delo contraco alto de una parte p.l. 33 et delaltra parte p.l. 9 ½ che egualato lalto et lo baxio so p.l. 28 ½. Intendendose per tutto la ditta 4° bancata de longo/ larga c.e 4/ et brazali sono n° longhi p.l. 10 luno largo p.l. 4 cavati per la corti lo stesso parti ne ha fatti  levari la corti/ parti ne haveno gettato allo muro dela cortina per la corti et parte ancora ne hanno cavato con li carretti vitaro zangali et compagni/ che tutto se remetti ad judicio de altri et questo per adrecordo in tempo dela mesura se fara per conto de vitaro et compagni/ lalteza de detti contraforti sera eguale con la cortina/ a divertendo che uno deli ditti contraforti cioe lo ultimo della ditta 4° bancata si e adpedentato p.l. 10 sup.o la cortina li restanti sono adpedentati ad paro dela cortina”.

I lavori proseguono senza interruzioni: i mastri di ascia costruiscono le forme dele lamie, si fa “la sayetta delacqua dela cortina che tera la rota”, dalle calcare si porta la calce e dal molo e dal porto i carretti portano la pietra davanti la cortina per poter costruire, si riempiono i contrafforti della cortina.

Mentre il mastro Joanne Thomasi Jachino con i suoi mastri procede ad alzare le mura, il mastro Vitaro Zangali ed i suoi compagni, finiscono di scavare le fondamenta della cortina, che hanno preso in appalto. Giovedì 20 maggio lo Zangali inizia lo scavo di una nuova cortina che ha preso a “staglio”; la parte della nuova cortina appaltata è “longa c.e 12 1/2/ larga c.e cinque/ alta de piu delo tereno c.e una/ et per fia allo adpedamentar sera alta la quali ditti vitaro et comp.i la habeano de cavar alla ragione che hanno cavato la prima”.

Nello stesso tempo i devastatori abbattono un pezzo delle mura vecchie del fosso della città che impedisce di edificare la nuova cortina, i manipoli cominciano a fare il terrapieno dei contrafforti e tirano l’acqua, che per la sayetta è raccolta dentro una tina, dove serve per fare la calce per poter costruire.

Crotone, baluardo Don Pedro.

Verso la fine dei grandi lavori

Il 25 luglio 1546 Jo.e Antonino Risitano e Ferranti de Liotta de Cotroni, si accordano con la regia corte di togliere l’acqua dallo scavo dell’ultima bancata della cortina dello spontone, che guarda verso la porta principale della città. I due partitari per tutto il mese d’agosto, “sguttano lacqua delo pedamento seu zocculo dela ultima bancata con lo manganello et con le barrilaze de sarde vacanti ”. Il 29 agosto 1546 il partitario Vitaro Zangali ed i suoi compari finiscono lo scavo della ultima bancata dela cortina ed il mastro Joanne Thomasi Jachino e compagni, con i loro mastri e manipoli, cominciano a gettarne le fondamenta. Si scava l’ultimo contrafforte.

Nel settembre 1546 Cola Favara de Cotroni e Machin Dequata Buscaino sono soprastanti nello scavo che si fa per conto della regia corte, nel quale “cavamento nce havera de venir la lamia dela tronera che veni allo filo delo nasu/ quali tera verso le mura vechie deritto le case delo s.r barone de melissa”.

Ottobre 1546. Il mastro Joanne Thomasi Jachino ed i suoi compagni di Cotroni, con la loro mastranza e con i loro manipoli, stanno costruendo il muro dove dovrà venire “la lamia della tronera delo nasu delo spontoni ad pede dela ultima bancata dela mentionata cortina”, ed il “terrapieno deli lamie et contrafforti dela ultima bancata dela mentionata cortina”. Il mastro Bartolomeo Lo Mele de Policastro ed i suoi compagni, alzano uno muro di creta “per far una porta iuntamente con lo muro dela tronera delo filo delo nasu delo spontoni ditto don pedro verso la barracca”.

Crotone, baluardo Don Pedro.

Un nuovo crollo

All’inizio di novembre 1546 i lavori sono quasi al termine: la regia corte fa un accordo con Joanne de Biasi e compagni di Cotroni per riempire la casetta dell’ultima bancata della cortina dello spontone Don Pedro; il mastro Joanne Thomasi Jachino e compagni di Cotroni, alzano le mura della casetta dell’ultima bancata della cortina dello spontone, e Francesco Senesi e compagni portano l’arena con “li carretti” dalla parte di dietro della cortina. Il sopraggiungere delle grandi piogge autunnali rallenta l’opera, e causa il rovinoso crollo di metà della cortina da poco edificata.

Il 7 novembre 1546 i mastri ed i manipoli sono intenti “ad sfrabbicare lo muro seu meta dela cortina dela ultima bancata dico appresso dela ultima bancata delo spontoni detto don pedro che per lo mal tempo detta cortina se squatrao per meta per lo mal tempo/ et le vinnero meno li contraforti et lamie de quella”. Bisogna quindi disfare la parte della cortina rovinata e rifarla. Si ricostruiscono i contrafforti e le lamie della parte della cortina diroccata dal maltempo; si frantuma la parte caduta e si estraggono le pietre, per riutilizzarle. Allo stesso tempo il mastro Thomasi Jachino e compagni preparano e gettano il pavimento alle lamie “deli dui troneri de menzo la cortina”.

In dicembre 1546 e nei primi mesi del 1547 i lavori allo spontone sono quasi terminati. A gennaio e febbraio si riempiono i carretti di terra e la si porta al terrapieno dietro la cortina dello spontone, sotto la vigilanza del soprastante Alonso de Montoro. Nel mese di marzo i lavori cessano ed il soprastante Alonso de Montoro si interessa ai lavori del vicino spontone Marchese.[i]

Crotone, baluardo Don Pedro.

Verso la fine del Cinquecento

Così descrive il baluardo l’ingegnere militare Ambrosio Attendolo nel maggio 1573: “Lo detto belguardo grande/ è proprio quello che nel dessegno predetto sta segnato con la lettera A Et questo non ostante che sia alzato dal piano del zoccolo in su palmi cento/ et sei: la piazza sua / è puro più bassa dela citta, dala parte dove sta la detta muraglia vechia palmi vinti cinque: et non è anco finita di terrapienare: ne c’è fatto il cavaliero dessegnato nel mezo il qual se vede ne lo tinto de giallo.

Lo predetto belguardo volta faccia da una banda verso il mare; et dall’altra verso terra: et quella che volta verso terra have all’incontro tre monti l’uno dopo l’altro: et distante il primo canne sixanta cinque: il secondo canne cento venticinque: et lo terzo canne circa trecento: da quali monti/ et eo maxime dal secondo/ e terzo: è discoperta talmente la piazza et la cortina et fianco che volta verso il mare dintro/ del detto belguardo: che non se puo stare in essa.

Questa se coprerria con alzare la cortina dela detta parte verso terra palmi sedice piu che non sta: o vero farce il cavalliero di mezo dela piazza il quale a mio giudicio/ farria migliore et più securo effetto: per cio che per havere lo detto belguardo gran piazza se poterria fare detto cavalliero gagliardo talmente che non solo coprisse il tutto/ ma che s’opponesse alla volonta del inimico/ volendoli piantar batteria in detti monti.

Sta anco dopo li detti tre monti: un altro monte tanto alto che non solo discopre lo detto belguardo/ ma tutta la citta: pero questo è distante da esso belguardo canne cinque cento/ et camina tutto piano per altre canne cento sin dove sta una chiesa detta S.ta Maria dela Scala.

E ancho detto belguardo canne ottanta distante dal mare: et dal principio dell’acqua del mare sin dove se ponno accostare le galere ce sono altre canne sittanta (…). La cortina che segue fin al belguardo secondo segnato B non ha terrapieno ne contramuro/ et ce bisogna per cagione de detti monti”.[ii]

Crotone, baluardo Don Pedro.

Primi edifici ad uso privato sul baluardo

Il 3 dicembre 1780 avendo Baldasarre Zurlo fatto richiesta di un luogo per costruire un magazzino, i mastri muratori Carlo Iuzzolino e Cesare Scaramuzza, insieme a Francesco Antonio Cimino, subcollettore destinato dalla real sopraintendenza per l’esazione dei lucri reali, ed al direttore ed ingegnere militare del porto Gennaro Tirone, si recano “nel vacuo ove dicesi volgarmente li pozzilli”, che è dietro alla chiesa di San Giuseppe ed attaccato al baluardo detto l’Armi. Presa la misura, il luogo richiesto risulta lungo palmi 93, largo 47 ed alto 12 e mezzo.

Così l’ingegnere Tirone descrive il luogo al castellano Sig.r Don Giuseppe Friozi: “Il sito che vuole censuarsi dal Real Fondo della Separazione Don Baldasarro Zurlo per farvi un Magazeno, è quello al fianco dritto, che guarda Greco del baluardo detto Sette cannoni, uno dei sei, che circonda la Città di Cotrone, con grosse mura, ed è proprio il suolo della piatta forma al di sotto Casamatta a prova di Bomba, con aperture sbadate al di sopra, con altro contraforte muro alla sinistra e tra il detto fianco e contraforte vuole costruirsi detto magazeno. Il suolo del medesimo è di lungh.za pal. 93 e larg.a pal. 47 con mura all’intorno alte pal. 12 ½; ben inteso però, che il muro del contraforte è alto per l’estenzione delli ravvisati pal. 93; e quello del detto fianco per l’estenzione di pal. 52 con tre impressate di Cannoni. Situandovi detto magazino coverto in quinta a schena di pesce, non impedisce a particolari, ma se non in tempo di difesa dovrebbesi demolire; ma ora più tosto recarebbe giovamento, perche verrebbe a coprirsi le sudette sbadate aperture, le quali con le continue lavine delle piogge che s’introducono con il tempo potrebbesi danneggiare il principale muro del detto Baluardo. Circa all’annuo Canone si rimette al succolelettore D.n Francesco Cimino secondo l’apprezzo della fede di periti muratori della maniera praticata con altri censuari di d.to Real Fondo de Lucri. Cotrone li 6 Xbre 1780. Gennaro Tirone Ing.re.”[iii]

Crotone, baluardo Don Pedro.

Note

[i] ASN, Dip. della Sommaria, Fs 187 II, f.lo 3, ff.117-136, 137-200; Fs 196, f.lo 4, ff. 1-29, 31-188 e f.li 5-6; Fs 197, f.li 1-8.

[ii] AGS, Relation de la fortezza de la citta di Cotrone de Ambrosio Attendolo, E. 1065 -62.

[iii] ASCZ, Busta 1329, anno 1781, ff. 24-25.


Creato il 16 Marzo 2015. Ultima modifica: 27 Ottobre 2022.

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