Breve guida al castello di Crotone: Torri, cortine, e “spontoni” o baluardi

Crotone pianta del castello

Piano del castello (1545), Piano del Regio castello (1699), Largo del Castello (1720), contrada    lo largo del castello (1816) ora Piazza castello.

1) Porta. La porta che dalla città conduce al castello, e viceversa, è inserita nel muro della controscarpa del fosso del castello (Mura Lucifero, 1862), che fa parte delle mura della città o “piazza”. La porta fu costruita nel sec. XVI dopo l’allargamento del fosso del castello e la ricostruzione del muro della controscarpa del fosso. Vi è il corpo di guardia maggiore del castello (1711).

2) Uscita segreta. Questa uscita segreta è costituita da una “scala a lumaca” che da dove comincia il ponte del castello, cioè da subito dopo essere entrati dalla porta che conduce dalla piazza al castello, porta al piede della scarpa del rivestimento della piazza (o controscarpa del fosso del castello detta anche cortina del fosso del castello) e precisamente sotto il ponte stesso. Attraverso questa scala la gente poteva salire dalla marina sul ponte e quindi andare in città o nel castello (e viceversa) senza dover passare per le porte della città. Anche in alcuni baluardi della cinta muraria  della città c’erano delle uscite segrete che permettevano di entrare e di uscire quando la città era assediata.

3) Ponte fisso.  in muratura costruito nel sec. XVI.

4) Battiponte. Pilastro costruito sul fosso del castello tra le due porte sul quale poggiava il ponte levatoio, che era calato dal castello e conduceva alla porta principale della fortificazione. Costruito nel sec. XVI dopo l’allargamento del fosso. Rielaborato e rinforzato nel 1630 su ordine di Joannes de Sereseda.

5) Ponte levatoio. Ponte costruito originariamente nel 1542 con legname proveniente da Petilia Policastro. Il ponte, che poteva essere alzato ed abbassato a volontà, portava alla porta principale del castello. In seguito nel sec. XIX fu sostituito da un ponte fisso in muratura.

6) Porta principale del castello. Passato il ponte levatoio si arrivava alla porta principale del castello. Essa era inserita in un torrazzo a forma di piramide tronca che si innalzava e dominava la cortina tra le due torri, il ponte ed il fossato. Dentro la porta ed al disotto di essa c’erano il contrappeso e gli altri meccanismi per alzare ed abbassare il ponte levatoio. Per mezzo di salite dalla porta si andava all’interno del castello. Lesionata, crollò assieme a parte della cortina nord-ovest nella seconda metà del sec. XIX.

7) Cortina sud-ovest. La cortina tra la porta principale e la torre “Comandante” fu costruita durante il periodo aragonese e precisamente verso la fine del Quattrocento. La cortina cordonata è coronata da “beccatelli”, cioè da archetti di pietra arenaria su mensole che sporgono in fuori dalla cortina. Questo tipo di architettura militare, caratteristico del periodo aragonese, permetteva agli assediati di adottare la “difesa piombante”, cioè di gettare dagli spalti attraverso le piombatoie o canditoie, senza sporgersi dalla cortina, liquidi bollenti e proiettili  vari sui nemici che si avvicinavano alla scarpa della cortina per fare il buco  per la mina o per scalarla. La cortina fu successivamente rinforzata con un parapetto di terra per far fronte ai colpi dell’artiglieria. Ci sono inoltre lungo la cortina dei sotterranei. Attualmente risulta, a causa dell’incuria e del tempo, molto deteriorata ed in alcune parti gonfiata e lesionata.

8) Torre cilindrica o torrione sud- ovest detta “Comandante” o del Castellano (1810). Costruita sul finire del Quattrocento è il più bello esempio di architettura militare presente nel castello. Il disegno della costruzione fu molto probabilmente opera di Francesco di Giorgio Martini o del suo discepoli Antonio da Settignano, anche se non è improbabile una prima progettazione da parte di Giulio da Maiano. Nel progetto di ricostruzione delle fortificazioni della città e del castello, ideato da Giovanni Maria Buzzacarino e rielaborato dal Baron dela Caya, durante il regno di Carlo V, era previsto la trasformazione e l’inglobamento delle torri del castello in baluardi. Tuttavia questa parte del progetto non fu portata a compimento per mancanza di denaro. La torre cordonata e coronata da beccatelli e da merli, è sempre risultata la parte del castello più esposta alla artiglieria nemica che la bersagliava dalle colline. Per tale motivo subì numerosi interventi di rinforzo specie nella parte superiore che la modificarono e la resero più tozza inglobando i merli. La torre strutturata su quattro  su quattro livelli è fornita di una scala a chiocciola interna che permette  di mettere in comunicazione la parte superiore con il piano inferiore e la base circolare. E fornita di archibugiere, cioè di strette e tipiche aperture attraverso le quali i difensori potevano dirigere il fuoco dei loro archibugi sugli assedianti che si avvicinavano alla cortina o alla scarpa della torre. Le sue troniere o cannoniere permettevano all’artiglieria di proteggere le cortine, il ponte levatoio, di dominare la città e di rispondere al fuoco  delle batterie nemiche. Ha un sistema di aereazione, di riscaldamento e di comunicazione interno che assicura una sua autonomia offensiva e difensiva. La torre attualmente risulta lesionata ed ha bisogno urgente di un intervento di consolidamento anche per la differenza tra il terreno su cui sorge ed il piano stradale; questo fatto sta mettendo a nudo le fondazioni della struttura. Già catalogata, fin dalla fine del sec. XIX, come monumento nazionale, assieme all’altra torre ed alla cortina corrispondente, dal Ministero della P.I. , fu utilizzata nel secondo dopoguerra come abitazione. Nel 1959 una relazione dell’Ufficio Tecnico comunale, avendo rilevato un ulteriore avanzamento della frana della cortina sud, ritenendo compromessa la stabilità della torre, ne ordinava l’immediato sgombero. In quel periodo all’interno della torre, in due piccoli ed oscuri locali, viveva una famiglia composta da ben nove persone.

9) Cortina sud. Questa cortina univa la torre comandante alla torre S. Maria che nel Cinquecento fu inglobata nel nuovo baluardo  detto poi S. Giacomo. Costruita  come le altre parti del periodo aragonese dopo la caduta di Otranto nelle mani dei Turchi per ordine di re Ferdinando d’Aragona del 3 marzo 1482. In seguito con l’aumento della truppa residente nel castello e con la sua trasformazione in caserma, furono costruiti  sulla parte superiore vicino alla cortina gli alloggiamenti ed i servizi per la truppa. A causa delle lesioni e temendo il ripetersi di un ulteriore crollo, uno aveva già fatto cadere la cortina tra la porta del castello e la torre aiutante, nel 1873 si decise la demolizione di parte della muratura che formava la parte superiore e gli alloggiamenti. Questo intervento , se ritardò l’evento, non fu sufficiente ad arrestare il crollo. L’intervento massiccio della speculazione edile che interessò e sconvolse e modificò l’area vicina, accelerò l’avanzamento della frana, già segnalata nel 1959 dall’Ufficio Tecnico comunale. La cortina fu successivamente ricostruita ma senza alcun criterio ed in cemento armato. Questa ricostruzione, oltre a deturpare visivamente tutta una parte del castello, ha danneggiato e devastato in modo irreparabile tutta la struttura interna adiacente alla cortina.

10) Baluardo S. Maria (1541) detto in seguito S. Giacomo (1778). Il baluardo o spontone o torrione detto di Santa Maria  fu iniziato nel luglio del 1541 su progetto del Baron dela Caya e su ordine di Carlo V , essendo vicerè Don Pedro de Toledo. Il lungo scavo di fondazione fu eseguito sotto la guida del suprastante Bartolomeo Spagnolo alle cui dipendenze vi erano manipoli per la maggior parte “Albanesi”. A causa dei maltrattamenti numerose furono le proteste degli operai, molto dei quali furono anche licenziati senza ricevere il salario per il lavoro che avevano svolto. La costruzione si protrasse per molti anni e lo spontone della vecchia “turre muza” che inglobò prese e mantenne per molti anni il nome di Santa Maria. Si sa che nel 1630 furono eseguiti alcuni lavori e cioè “il passo per la ronda e per passar l’artiglieria dal torrion S. Maria al torrion S. Jacono”. Soggetto ad incrinature ed a scivolamento vi si aprirono delle crepe che furono riparate con una fila di cantoni posti a  cerniera. Questi lavori di consolidamento avvennero dapprima nel 1657 come risulta da una data scolpita in alto su una delle pietre, rivolta verso il timpone Messina, e successivamente nel 1681. Questo baluardo era la struttura militare più importante del castello: collegato da cunicoli con la torre comandante e con l’altro baluardo, era anche fornito di uscita segreta. Dalle sue tronere e dalla sommità le artiglierie dominavano il porto e la marina circostante. Vi era inoltre il fanale principale del porto e nei suoi sotterranei si riparava la truppa quando il castello era sotto il fuoco nemico. Nel 1895, dopo che il castello era stato acquistato dal comune, fu in parte demolita la parte superiore per ricavarvi materiale da costruzione da vendere sottoprezzo agli speculatori ( sindaco Carlo Turano). In pochi mesi dalla demolizione si erano ottenute ben n. 302 canne di pietra e l’amministrazione comunale era intenzionata alla demolizione totale del castello. La demolizione fu tuttavia interrotta per intervento del Ministero. Durante la prima guerra mondiale sulla sua sommità vi si istallarono delle batterie costiere e durante l’ultima guerra delle batterie di difesa contraerea.

11) Uscita segreta. Nel baluardo San Giacomo c’è una uscita segreta costituita da una postierla detta “Le Sette Porte”, costituita da una scala comoda che porta sulla marina in un luogo “che il nemico, che sta assediando non può molestare che si imbarchi la guarnigione del castello, purché dal mare si protegga l’imbarco”. Era questa l’uscita segreta più importante del castello, la cui guarnigione, dopo aver resistito alla città, diventata nemica, poteva all’occasione sottrarsi all’assedio attraverso l’aiuto che poteva venire via mare. Attualmente è murata.

12) Cortina del Critazo. Iniziata a costruire durante il viceregno di Pietro de Toledo fu in seguito modificata quando verso la fine del Cinquecento fu costruito il secondo baluardo. In quell’occasione e precisamente nel 1583 fu abbattuta una delle vecchie torri del castello che impediva di allargare il muro di cortina. La sua costruzione, sia per la vastità  dell’opera, sia per la sua estrema difficoltà, durò molti anni ed a causa dei continui crolli vi morirono parecchi manipoli.

13) Baluardo o “Spontone” detto dapprima di “Casicavallo”, poi  San Giacomo (1630, 1681), quindi Santa Catterina. Fu costruito verso la fine del Cinquecento su proposta dell’ingegnere militare capuano Ambrogio Attendolo, che era stato inviato a Crotone nel 1573 per ispezionare la fortificazione e per suggerire alcuni interventi per rendere più sicuro il castello sia militarmente che dal punto di vista statico. Su sua proposta fu infatti stipulato un contratto nel 1574 con mastro Gio. Colonna che si impegnava a fabbricare il baluardo. In seguito nel 1581 al posto del Colonna subentrò come partitario della fabbrica Cola Antonio de Vito, il quale a sua volta subappaltò i lavori ad nobili locali. A causa della mancanza del materiale da lavoro, per i ritardati pagamenti del salario degli operai, per la fuga di operai a causa dei maltrattamenti, la costruzione subì numerose interruzioni. Nel 1630 vi si costruì “una scala di fabbrica lunga quanto sarà necessario e larga palmi 8 e grossa palmi 2 e mezzo che va sotto la lamia maggiore del torrione”. Anche in questo baluardo ci sono dei sotterranei usati in passato sia per riparo della truppa sia come carcere. La spianata superiore di questo baluardo fu usata militarmente durante la prima e la seconda guerra mondiale.

14) Cortina. Parte di muraglia aggiunta alla fine del Cinquecento per raccordare il baluardo o “spontone” Santa Caterina alla vecchia struttura del castello.

15) Parte della vecchia cortina. Costruita molto probabilmente nel periodo svevo- angioino faceva parte della vecchia cinta muraria successivamente racchiusa ed inglobata dopo l’allargamento e la ristrutturazione cinquecentesca.

16) Torre detta “Casicavallo”, “Torrionetto” o “cavaliero” o “Torrione nord”. Detta dapprima “Casicavallo” per la sua forma  simile al caciocavallo, è la torre più vecchia ancora visibile del castello. Molto probabilmente l’unica torre rimasta delle cinque similari che sostituivano i vertici della fortificazione in età angioina. Rialzata in seguito assieme alla cortina successiva fu anche “terrapienata” ed incominciò a rovinare dopo la costruzione del baluardo Santa Maria a causa del dislivello tra le due costruzioni.

17) Cortina Nord. Questa cortina congiunge il “torrionetto” alla torre “Aiutante”. Costruita probabilmente nel periodo  angioino, essa fa parte della vecchia struttura del castello. Rialzata successivamente e merlata, attualmente risulta pericolante e lesionata in più parti.

18) Torrione nord-ovest, torrione detto il Tenente, torre Aiutante. Torrione cilindrico simile alla torre “comandante”. Costruito anche questo per periodo aragonese, fu usato anche come abitazione per gli ufficiali. Strutturata su tre livelli, la torre è stata recentemente completamente restaurata e risanata internamente ed esternamente dalla Soprintendenza ai Beni Culturali della Calabria. Attualmente è l’unica struttura esterna del castello “visitabile” internamente.

19) Cortina Ovest. Questa cortina congiungeva la torre Aiutante al torrazzo nel quale era inserita la porta principale del castello. La cortina dominante il fosso ed il piano o  piazza Castello rovinò nel 1872 e non fu più ricostruita. In quell’anno l’amministrazione militare, avendo stimato che il castello non era più adatto a caserma militare , richiese al comune di Crotone di poter costruire una caserma militare in un altro luogo della città. A tal proposito era disposta a cedere in cambio il castello ed altri compensi. L’offerta non fu stimata vantaggiosa dal Consiglio Comunale. Preso atto dell’impossibilità di raggiungere un accordo, l’Amministrazione militare, dopo un sopraluogo del genio di Messina, decise di alleggerire il castello. Così invece di procedere alla ricostruzione della parte di cortina crollata, reputando troppo costoso l’intervento di ripristino, decise , per garantire la stabilità della caserma, di demolire la vecchissima torre “Marchesana” e parte degli edifici che si trovavano vicino alla cortina sud, anche essa lesionata.Questa cortina era simile a quelle costruite durante il periodo aragonese.

20) Fosso del castello. Fossato artificiale asciutto che separa ed isola nettamente il castello dalla città o “piazza” . Questa lingua di terreno è limitata da una parte dalle mura del castello e dall’altra dalle mura della città fortificata. E’ attraversato dal ponte levatoio che unisce la città al castello e viceversa. Ampliato ed reso più profondo durante il periodo aragonese, fu nuovamente allargato nel Cinquecento.

 

Strutture del castello

All’inizio del Settecento all’interno del castello vi erano le seguenti strutture:

La torre Marchesana con asta e stendardo, la chiesa, tre case di abitazione sotto la torre Marchesana, una casaccia, la casa dell’aceto attaccata alla casaccia, sedici case di abitazione dietro la Marchesana, la cisterna, le carceri della cisterna, una cantina o magazzino, cinque magazzini per viveri, tre case di abitazione dietro le carceri della Campana e confinanti con i magazzini e la cantina, la garitta principale sopra il corpo di guardia maggiore, le carceri della Campana, dieci case della Campana, il torrione o casa del tenente, dieci case confinanti con il torrione,  il corpo di guardia di notte, la monizione di guerra, le sette porte del soccorso con ponte levatoio, il magazzino dell’olio, il torrione o casa del castellano, le carceri dentro l’Inferno, la fossa, la porta maggiore con ponte levatoio. Vi abitano: Il castellano, un tenente, un cappellano, un sacrestano, un fisico, un barbiere, quattro artiglieri, un monizioniere, un portiere, un tamburino, un carpentiere, un fabbro e ventisei soldati con le loro famiglie. I magazzini erano così suddivisi: Il magazzino dei viveri, il magazzino di sopra della polvere chiamato la riserba, il magazzino di batteria di guerra situato dentro la Marchesana, il magazzino delle palle. Vi erano tre chiavi delle Sette Porte cioè una della prima porta, una della seconda e la terza della monizione di polvere.

Alcune strutture interne del castello:

A – Quartiere dei soldati (1807).

B – Cisterna  nuova  (1807).

C – Cisterna vecchia (1573).

D – Torre Marchesana ( 1543).

E – Chiesa Santo Dionisio (1601).

F – Chiesa nuova (1859).

G – Rampa che conduce alla porta principale (1807).

H – Abitazione del castellano (1778).

I – Magazzino della polvere (1778).

L – Quartiere dei soldati, caserma sopra e sotto campana (1778).

M – Caserma di artiglieria (1859), Magazzino (1915).

N – Alloggi ( 1859), ex caserma muliebre diruta (1915).

O – Sotterranei ( 1915).

P – Pozzo.

Q – Deposito materiali (1915), magazzini di artiglieria (1859).

R – Prigione dura detta “la serpe” alla quale si accedeva dall’alto.

Vi erano inoltre quattro campane: una grande per la porta e tre piccole (una nel baluardo S. Giacomo, una sopra la chiesa di San Dionisio e la terza nel baluardo Santa Maria) (1630).

B – C Cisterna

Una delle strutture più importanti del castello e la cui manutenzione doveva essere sempre molto accurata in quanto il suo funzionamento e la sua pulizia permettevano ai difensori di resistere all’assedio nemico e di non contrarre malattie ed infezioni da inquinamento e da parassiti. Sappiamo della sua esistenza già fin dai primi anni dell’occupazione angioina. E’ infatti del 1271 un ordine del re Carlo I d’Angiò al giustiziere di Valle del Crati di obbligare il vescovo di Strongoli a riparare a sue spese la cisterna del castello di Crotone. Dalla relazione  dell’ingegnere militare Ambrogio Attendolo del 1573 veniamo a conoscenza che la cisterna “ picciola di palmi decenove larga et di palmi ventisette longa et di poco fondo” si trovava vicino al “torrionetto” o “cavaliere”. A causa del cedimento della torre vicina si era rotta e su proposta  dell’ingegnere militare ne venne costruita una nuova e più capace in un luogo migliore e più protetto dai tiri delle artiglierie nemiche. Fu così costruita davanti alla torre Marchesana, dalla parte della cortina sud. All’inizio dell’Ottocento il castello è fornito di acqua per due mesi circa.

Con la costruzione del nuovo acquedotto di Crotone avvenuta all’inizio del Novecento, l’Amministrazione comunale, ottenuta l’autorizzazione dell’autorità militare, decise di trasformare in serbatoio di bassa pressione il cisternone esistente nel castello. A causa dei danni subiti dall’acquedotto comunale durante la seconda guerra mondiale, il serbatoio d’acqua del castello, nel dopoguerra, rifornisce, anche se in maniera insufficiente e saltuariamente, di acqua la città. Successivamente non venne più utilizzata e pochi anni fa, quando fu costruita la nuova cortina in cemento armato, fu distrutta.

D – Torre Marchisana (1543) , Marchesana ( 1630)

Era un torrazzo di costruzione medievale costruito o ricostruito in periodo angioino, forse su preesistenze di periodo svevo. Il suo nome richiama i Ruffo, marchesi di Crotone (Nicolò Ruffo, primo marchese di Crotone nel 1390). La torre era situata all’interno del castello nella parte centrale e più elevata. Torrazzo aperto ai quattro venti dominava oltre alla città ed al castello anche tutto il territorio e la marina circostante. E’ forse identificabile con la “turris Palatii” che il re Carlo I d.Angiò fa riparare nel 1270 a spese di Boamundo de Cariato ed altri feudatari del luogo. Posto militare principale di osservazione ed ultima difesa sulla sua sommità sventolava l’insegna reale.

Il suo nome ci appare per la prima volta all’inizio del Cinquecento. Subì alcune demolizioni e ristrutturazioni durante i lavori di riassetto del castello fatti compiere al tempo di Carlo V. Usata spesso come carcere, vi furono rinchiusi anche i forzati, che lavoravano alla costruzione del porto ( metà Settecento). La “torre Marchesana dove sta il Real stendardo” (1778) o “Torrione della Bandiera” (1807) subì danni dal terremoto del 1832. In quell’occasione rovinò la scala di accesso che fu poi riparata.

La “celebre Marchesana”  “conica e antichissima” somigliante ad un “pane di zucchero troncato … domina tutti gli edifizi”, il simbolo più evidente e caratteristico della storia medievale della città fu demolita nel 1873. Essa era alta poco più di undici metri.

E – La cappella di San Dionisio

La chiesa di San Dionisio era nel regio castello. Vi si celebravano le messe,  si amministravano i sacramenti e trovavano ultima dimora i soldati, i loro familiari e coloro che risiedevano in quella piccola cittadella . L’accesso ad essa era quindi riservato a coloro che facevano parte del presidio regio (o in tempi antichi ai militi e ai familiari  del feudatario). Anche se ci appare per la prima volta nel cinquecento  la sua fondazione deve essere stata certamente precedente infatti essa era l’unica chiesa di Crotone dedicata al suo patrono. Il Nola Molise tramanda che già al suo tempo “nel castello quando si và alla Cappella, ò vero Chiesa di S. Dionisio, si vedono due base di colonne” con queste iscrizioni :”Futiae Lollianae filiae piissimae/ C. Futias onirus Iter MII. Vir/ Item dedit Decurionibus HS.X.N/ Ut ex usuris eorum quotquot annis/ VII. Idus Aprilis natale Filiae meae/ Epulentes confrequentetis. HSCCCC.H./ Et in P.R. Q. fusione eius HSCCN./ Neque in alios usus convertatis”. “Lollio L. F. L. N. L. P. R. N. Cor./ Lollio Malciano equo Publ. ornato/ Patrono columnibus Lion functo/ Futia C. F. Longina Mater ob/ Cuius statuae Dedicationem Decurionibus/ Augustalibus epulantibus C. Populo viritim/ Divisionem Dedit, L. D. D. D.”.

L’autore della “Cronica” non ci indica né la loro provenienza né quando esse furono collocate nella chiesa. I due basamenti a forma di parallelepipedo rettangolo con le due iscrizioni, una funeraria dedicata da un padre alla figlia, e l’altra onoraria, dedica di una madre al figlio eletto cavaliere romano, nell’Ottocento furono tolte per ordine del Ricevitore del Registro e mandate al museo provinciale di Catanzaro dove ancora oggi si trovano. La chiesa con sacrestia e campana era situata al centro del castello, vicino alla torre Marchesana   ed alla abitazione del castellano.

Da un inventario compilato nel dicembre 1732  si ricava che era fornita delle seguenti  suppellettili sacre : “Un quadro grande nell’altare coll’immagine della SS. Concettione, S. Dionisio e S. Antonio de Padua con cornice nera antico. Un altaretto di pietra fabricato nell’altare. Un calice con sua patena d’argento col piede d’ottone indorato di pochissimo servitio. Una pisside d’argento con suo coperchio di sopra col piede d’ottone. Una pace di rame coll’immagine della SS.ma Annuntiata vecchio. Un campanello d’ottone rotto e di nessun servitio che serviva per l’altare. Una campanella di metallo piccola serve sopra la porta della sacristia rotta e di poco servitio. Un lampiero d’ottone con sua lampa di vetro. Una fonte di pietra per battesimo antica. Un tabernaculo d’argento col piede d’ottone per esponere il SS.mo Sacramento di poco servitio. Un incensuorio d’argento con sua navetta e cucchiarella usata. 4 Avant’altare di damasco, cioè rosso, bianco, violato et verde. 4 pianete dell’istessa maniera. 4 coscini dell’istessa maniera. 4 sopracalici di taffità dell’istessi colori. 2 cammisi di tela con loro ammitti e cordoni. 4 palle, 4 corporali, 2 tovaglie di tela per l’altare, un messale, un messaletto, un rituale, un sicchietto con suo aspersorio d’ottone. 6 frasche inargentate, 6 graste indorate, 6 candilieri indorati, un’ombrella di damasco rosso, un campanello d’ottone per l’altare” .

Essa fu lesionata dal terremoto del 1832 e di essa ora non rimane traccia.

In seguito un’altra chiesa trovò posto nella cortina sud nelle vicinanze del baluardo San Giacomo. Anche quest’ultima fu in seguito demolita.

Difficile risulta quindi datare la fondazione della chiesa non rimanendo alcun elemento architettonico e probabilmente solo una indagine archeologica potrà dare qualche risultato.

Le prime notizie sull’esistenza di una chiesa nel castello risalgono alla fine del Duecento al tempo della dominazione angioina.

Sappiamo che allora il castello fu concesso da re Carlo I d’Angiò al cavaliere Goffroi de la Polle e la sua guarnigione era composta da un cappellano e quindici servienti .

Il primo documento che ci indica l’esistenza di una “ecc.a S.ti Dionisii” è invece di datazione molto più recente.

Il 22 luglio 1565 vengono annotate spese per oltre 500 ducati per “acconcio del regio castello di Cutrone” che riguardavano la sistemazione delle case dove risiedevano i soldati, il magazzino per le munizioni, la casa dove si ripone l’artiglieria, legnami e la chiesa di San Dionisio. Sempre in quell’anno viene acquistata una mula per il centimulo o “molendino pulveris” e si ripara la cisterna rotta .

 

Gli Abitanti

Già alla fine del sec. XII ( 1192) il castrum di Crotone è sotto il dominio di un castellano, che nel periodo svevo è nominato dalla Curia Imperiale.

Alla fine del Duecento, durante l’occupazione angioina, la guarnigione è composta da 15 inservienti al servizio di un castellano di nomina regia.

La truppa ed i castellani che si succedono nel presidio dipendono direttamente dal potere regio e sono composti da stranieri.

Verso la metà del Cinquecento si fabbricano le stanze dei soldati, il magazzino ed una “casazza” per mettere l’artiglieria.

All’inizio del Seicento ci sono 25 soldati spagnoli, che aumentano a 42 nel 1610.  Alcuni anni dopo tra soldati e familiari ci sono circa cento persone nel castello. Durante il periodo borbonico il castello assume sempre più la funzione di caserma. A metà del Settecento vi abitano circa 500 persone. Oltre che a sede delle milizie  di presidio e di repressione,  il castello fu luogo di carcere duro e di tortura; è del periodo aragonese una petizione da parte dei cittadini che chiedono che nessuno possa esservi portato prigioniero, né cittadino né forestiero, se non per lesa maestà. Durante il periodo borbonico vi furono rinchiusi i forzati ed anche i carcerati paesani.

 

Carceri

Una relazione della metà dell’Ottocento fatta dall’ingegnere Salvatore Langone descrive le tre carceri esistenti nel castello.

Il carcere denominato “La Torre Marchesana” è a base circolare di diametro palmi 24 ed è capiente di 20 detenuti.

Il carcere detto “La Campana” è a base quadrata di lato palmi 25 e può contenere 25 prigionieri.

Il carcere per donne detta “La Serpe” è di base rettangolare e misura palmi 19 per palmi 12 e può contenere 6 persone.

Le tre prigioni sono nel castello ma in luoghi diversi e molto distanti tra loro.

 

Armamento

Nel Seicento il castello è armato con diversi pezzi di artiglieria che vanno dalla bombarda, alla colubrina, al sagro e al falconetto ed è rifornito di numerose palle di ferro di vario peso (da 10 a 2 libre), di pietra (da 30 a 7 libre) e da numerosi barili di polvere da sparo.

Documento

Consiglio Comunale  26 gennaio 1894 (Sindaco Turano Avv. Carlo)

Comunicazione del Sindaco circa lo acquisto del Castello e provvedimenti per la demolizione della parte pericolante.

“Il Sindaco nel dichiarare come sia a tutti nota la storia per la concessione del castello al Comune, soggiunge che dopo di essersene ottenuta la cessione e l’autorizzazione per Decreto Reale del 9. 10. 1893 ed acquistato al prezzo di £. 26.000, il Ministero della P. I. , accampando ragioni di antichità ed architettura, pretendeva doversi nel contratto consacrare l’obbligo pel compratore di conservarlo e custodirlo e di non potersi fare eseguire alcun lavoro né apportare alcuna modifica senza preventiva autorizzazione.

Che la Giunta Municipale però sulla considerazione che nessun pregio artistico riscontrasi nel castello e nelle sue torri, reiterò le sue istanze e con deliberazione del 14. 10. 1893 sollecitava il Ministero delle finanze perché trovasse modo di eliminare la condizione voluta dal Ministero della P. I., essendo inaccettabile.

Che essendo rimasti inesuariti i voti della Giunta, egli, avvalendosi della facoltà che gli vengono dalle Leggi, considerando che l’edifizio in parola quasi da tutti i lati pericola, facendo temere imminente rovina con danni non lievi tanto nelle cose che nelle persone dei cittadini, per ragioni di Pubblica Sanità ordinava in data 14 corrente mese, darsi immediatamente principio ai lavori di demolizione della parte pericolante del castello, e questa ordinanza facea notificare lo stesso giorno a questo Ricevitore del Registro qual Rappresentante del Demanio.

Successivamente a tale ordinanza, ed avendo il Ministero della P. I.  consentita la demolizione della parte più recente del castello verso mare, con riserva di conservarsi le torri, in data 17 andante mese, quando già si era incominciata la demolizione, venne eseguita al Comune dai vari rappresentanti i diversi ministeri cointeressati, la consegna provvisoria del castello, e redatta una bozza di contratto definitivo di vendita.

Intanto, prosegue il Sindaco, i lavori di demolizione continuano senza interruzione, avendo la Giunta conchiuso con il Capo d’Arte Spanò Giuseppe il fatto che la pietra demolita gli sarà pagata, dietro essersene eseguita la vendita a terzi, in ragione di lire 9 per ogni canna, pari a m.c. 9,36, rimanendo a beneficio del Comune il maggior ricavato dalla vendita, ed avendo inoltre nominato una commissione di vigilanza nelle persone dei consiglieri Signori Cantafora e Corigliano e dell’Assessore dei lavori pubblici Signor Carughi, per tutelare gli interessi del Comune.

A richiesta del consigliere De Vennera il sindaco dichiara che a ogni operaio assicura una mercede giornaliera bastevole ai bisogni ordinari della vita.

Infine il Sindaco chiede che si faculti la Giunta a far continuare i lavori di demolizione.

Il Consiglio approvando l’operato del Sindaco e della Giunta all’unanimità faculta questa a far continuare i lavori di demolizione del castello. La quale deliberazione è stata adottata con votazione eseguita per alzata e seduta.

Il Sindaco ne ha riconosciuta e proclamato l’esito con l’assistenza dei consiglieri scrutatori Signori Covelli, D’Amico e Torromino.

Il Consiglio approva. All’unanimità poi il Consiglio esprime le azioni più vive di gratitudine al Signor Sottoprefetto di questo capoluogo, che per l’oggetto ha prestato il suo valido ed autorevole patrocinio.”.

 

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