I Baglioni di Crotone discendenti da Perugia

Dedico questo lavoro al mio amico perugino Franco Ricciarelli scomparso recentemente, in ricordo della nostra amicizia trascorsa durante gli anni dei miei studi a Perugia.

Baglioni arme

Arme della famiglia Baglioni di Perugia (da biblioteca estense.beniculturali.it).

Alla metà del Quattrocento i Baglioni esercitavano il loro dominio signorile sulla città di Perugia. Successivamente, anche a seguito di faide interne, tale potere s’indebolì. Nel 1540, l’erezione della Rocca Paolina, voluta da papa Paolo III proprio sopra le case dei Baglioni, sanciva la fine della loro signoria in Perugia.

 

I Baglioni di Crotone

Il calabrese Ottavio Beltrano nella sua “Breve Descrittione del Regno di Napoli Diviso in dodeci Provincie” pubblicata in Napoli nel 1640, trattando “delle Città, e Terre più illustri del Regno, con le Famiglie, e Nobili, non solo di Napoli, ma dell’altre Città del detto Regno”, elenca le famiglie appartenenti al seggio nobile “detto di S. Dionigio” della città di Crotone, menzionando quella dei  “Baglioni, che discendono da Perugia[i]. Una testimonianza che attraverso altre fonte, appare riferibile soltanto al passato. Il Nola Molise, infatti, nella sua “Cronica dell’Antichissima, e Nobilissima Citta di Crotone e della Magna Grecia” del 1649, ricorda i “Baglioni” tra le famiglie nobili della città “estinte prima di farsi detta fede[ii].

 

Al soldo dei re di Napoli

Non possediamo documenti che chiariscano le circostanze e le motivazioni che condussero i Baglioni a Crotone né conosciamo con precisione quando ciò avvenne. Sappiamo però che nel corso del Quattrocento, diversi condottieri perugini servirono con i loro uomini d’arme e le loro milizie sia gli Angioini che gli Aragonesi.

Nel 1422, il capitano Braccio “de Montorio” ovvero “Bracchius de Fortebracchiis Montorii Comes, Perusii etc.”, fu magno comestabulo del regno di Sicilia combattendo per ridurre in potere della regina Giovanna II i centri dell’amalfitano[iii].

Successivamente, troviamo “Radolfo de l’Oddi de Perosa conducter de gent d’armes” con le sue “lances” al servizio del re Alfonso d’Aragona, come risulta dai pagamenti effettuati nei suoi confronti nell’aprile del 1438, nel gennaio/febbraio del 1441 e nel dicembre di quell’anno, quando risultano anche quelli nei riguardi di altri militi perugini, quali “Paulo de Perosa”, “Mariota de Perusio” e “Laonello de Perusio[iv].

Foto 8

Il grifone di Perugia allatta Braccio da Montone e Niccolò Piccinino, verso della medaglia di Niccolò Piccinino di Pisanello,1439-1440 (da Wikipedia).

 

La presenza dei Baglioni a Crotone è documentata per la prima volta, attraverso un provvedimento dato “in regio castro civitatis Catanzarii” da Franciscus de Siscar il 6 marzo 1451, emesso in favore di “Gabriele Buglime” o “Buglina” di Crotone e diretto ai “Nobilibus et egregiis viris sindicis universitati et hominibus civitatis Cutroni”. In tale occasione, accogliendo la richiesta di “Gabriele Buglime et de dopna Antona de Frasca”, si rammentava l’ordine “de fare guardare quillo terreno verso la marina per guberno et substentacione del cavalli nostri et altre bestie vostre et chi nissona altra bestia non che intrasse”, provvedendo affinchè “li patroni del dicto terreno” fossero pagati da parte dell’università di Crotone[v].

L’esistenza della gabella di “Gio: buglione[vi], detta anche “Gioviglione[vii] o “Giambiglione[viii] risulta documentata a Crotone durante il Seicento ed anche nel corso dei secoli successivi[ix] fino all’attualità (“Giamiglione”).

 

Giovanni Antonio Campano vescovo e letterato

Alla metà del Quattrocento, le vicende perugine dei Baglioni e successivamente, anche quelle crotonesi, s’intrecciarono con quelle di Giovanni Antonio Campano (1429-1477) che dopo aver lungamente vissuto presso i Baglioni in Perugia, divenne vescovo di Crotone nel 1462.

D’origini campane, nel 1455 egli compare “nell’annale del comune” di Perugia dove “è detto di Capua”. Dopo i primi studi filosofici condotti in Napoli, si trasferì a Perugia dove sarebbe giunto “d’intorno al 1452” all’età di 23 anni, continuando i suoi studi ad indirizzo letterario e vivendo sotto la protezione di Pandolfo Baglioni di Nello. A quest’ultimo il Campano dedicò la sua opera “de ingratitudine fugienda” mentre, alla morte di Nello “genitore” di Pandolfo, compose le sue lodi funebri. Era ancora in Perugia nel 1458, anno in cui Pandolfo Baglioni “volendosi presentare al nuovo Pontefice Pio II seco lo recò in qualità di suo Segretario”. L’anno dopo entrava al servizio del cardinale Filippo Calandrino presso la Corte Papale[x].

Il 20 ottobre 1462 il “clericus Theanen.” Iohannes Antonius Campanus, ebbe la diocesi di Crotone vacante dopo la morte del suo predecessore Guglielmo de Franciscis[xi]. Elezione che seguì alle travagliate e sanguinose vicende dei suoi mecenati perugini: il 17 novembre 1460 “… Braccio Baglioni di Perugia ammazò Meser Pandolfo de Baglioni suo fratello consubrino, e Ridolfo fratello del detto Braccio ammazò Bortolo (cioè Nicolò detto Barcollo) figliulo del detto Meser Pandolfo in su la piazza di Perugia”[xii].

vescovo Campano Crotone

Il vescovo di Crotone Giovanni Antonio Campano (Österreichische Nationalbibliothek – Austrian National Library.

 

Un vescovo umanista nella Calabria in rivolta

Giovanni Antonio Campano pervenne alla guida della diocesi di Crotone in un momento caratterizzato da forti incertezze, determinate dalle aspre rivolte baronali contro il re.

Sedata personalmente la ribellione ed imprigionato in Napoli il marchese di Crotone Antonio Centelles, nel novembre del 1459 re Ferrante d’Aragona lasciava la Calabria dopo la sua vittoriosa spedizione militare.

Sul finire di quell’anno però, una nuova rivolta scuoteva la regione per la ribellione di Marino Marzano duca di Sessa e principe di Rossano, del principe di Taranto e di altri baroni. Lo stesso Centelles evaso da Castel Nuovo era ritornato in Calabria e sul finire del 1461, passato dalla parte del re, partecipava alla definitiva sconfitta dei filoangioini.

Il 24 giugno 1462, accogliendo la richiesta di perdono e di sottomissione di Antonio Centelles e della consorte Errichetta Ruffo, il re Ferrante li reintegrava nei feudi confiscati che a causa della ribellione, erano ritornati alla regia corte. Il Centelles e la moglie, tra l’altro, ebbero dal re la città di Crotone, mentre il titolo e la dignità di marchese andarono a Giovanni Antonio Orsini principe di Taranto loro consuocero. Nei fatti però la città fu esclusa dalla consegna rimanendo saldamente nelle mani del principe.

In questo quadro, come evidenzia Flavio Di Bernardo, la nomina del Campano risulta in linea con i fatti del momento che nell’estate del 1462, avevano visto la  riconciliazione del principe di Taranto con il re. Essendo infatti il vescovo di Crotone di regia presentazione, ossia avendo il re la prerogativa di presentare al papa il candidato vescovo, la nomina del Campano da parte del pontefice, avvenne nell’ambito dell’accordo intervenuto tra re Ferrante ed il principe di Taranto che presidiava la città di Crotone con le proprie truppe.

Una scelta che avrebbe trovato la piena approvazione del principe, come testimoniava lo stesso vescovo: “Appena fu annunziato al principe di Taranto che ero stato eletto vescovo di Crotone, non solo non fu contrario, ma ringraziò assai il pontefice per lettera, perché – uso le sue parole – aveva scelto come presule un tant’uomo”.

Sempre secondo il Di Bernardo, non risulta che egli prese mai “il personale possesso della diocesi, tantomeno per risiedervi”, mentre le vicende assicurerebbero “la sua dimora in curia durante gli otto mesi in cui presiedette alla chiesa crotonese.”[xiii].

Secondo il Fiore, invece, che qualifica “il Campano il più dotto uomo del suo secolo[xiv], egli avrebbe avuto il merito di promuovere presso i crotonesi la devozione della Vergine Maria accanto a quella del patrono S. Dionigi: “… scrive Paolo Gualtiero, che Gio. Antonio Campano, vescovo della città, avendo esposto sulle porte della cattedrale l’Immagine di questa Vergine, il popolo appigliatosi alla sua divozione, cambiò, o per dir meglio, aggionse al titolo di S. Dionigi quello di Maria Assonta.[xv].

Nei riguardi della Calabria rimangono le sue parole tratte dalla “Epst. ad Secundinum”: “Nullum locum in Italia nomine, ac vetustate clariorem esse existimo, quam Calabriam. Ac nullibi philosophi plures, et meliores, quam ibi. Nullibi ingenia cultiora, quam Calabris, undique.” [Credo che nessun luogo in Italia per nome ed antichità sia più illustre della Calabria, e maggiori e migliori filosofi che qui, ed ingegni più colti, dovunque.][xvi]

Secondo Michele Ferno che pubblicò nel 1495 una “Opera omnia” del Campano, il presule sarebbe ritornato in visita a Perugia successivamente alla sua elezione a vescovo di Crotone, ricevendo una trionfale accoglienza. In tale occasione egli avrebbe convinto Braccio Baglioni a restituire alle figlie di Pandolfo i beni loro sottratti.

Il Campano fu trasferito dalla chiesa di Crotone a quella di Teramo nel corso della primavera/estate del 1463[xvii].

Sulle ragioni che portarono il Campano a Crotone e su quelle che determinarono il suo breve presulato, ci forniscono qualche indizio le parole del re Ferrante che il 2 maggio 1467, in relazione all’incerta venuta del duca Giovanni nel regno di Napoli, affermava: “… et cossi del homo che dicono e intrato in lo reame per avisare li amici del non venire del duca Jo: el quale aviso simo certi non dara : al principe de taranto, de Rossano : marchese de cotroni : conte Jacobo, et altri che voi sapete …”, specificando che “… Circa la parte de quello ha scripto lo Vescovo de perosia et lo castellano de sancto severo …[xviii].

 

Uomini d’affari

I documenti relativi agli ultimi anni del Quattrocento ed ai primi del Cinquecento, evidenziano la particolare importanza dei Baglioni nel tessuto economico della città di Crotone, dove li troviamo attivi in occasione dei lavori di rifortificazione avviati per ordine del sovrano aragonese a seguito della minaccia turca.

In tale occasione, tra coloro che rifornirono la regia fabbrica di pietra da costruzione, si evidenzia innanzitutto “lo nobili” Victorio o Victorino Baglioni “de cotroni” che in qualità di “patroni de barca”, fece trasportare al molo ed alle marine della città la pietra da costruzione per tutto il corso del 1485[xix].

Il nobile Victorino compare ricorrentemente in qualità di teste, anche quando sottoscrisse le cautele stipulate dal credenziere della regia fabbrica[xx], mentre i suoi due “famigli” o “garczoni” Angelo Bruno e Febeo de Sansone, furono impegnati a trasportare dal molo alla fabbrica la pietra sbarcata[xxi]. Apparteneva evidentemente al gruppo di questi famigli, Martino Baglione o “martino de victorino” che durante il periodo compreso tra l’ottobre 1484 ed il febbario 1485, figura tra i “brazali” o “guastaturi” impegnati nei lavori[xxii].

Meno frequentemente rispetto al detto Victorino, si evidenzia “lo nobili” Antonio o Antonello Baglioni che compare nel marzo del 1485, in occasione del pagamento in favore di “donna Caterina vidua quondam frabitii bagloni”, quando ricevette in vece di quest’ultima, il denaro per una fornitura di pietra da costruzione[xxiii]. Nello stesso frangente si menziona “febio” o “febeo de ant.i bagloni” che risulta tra i “carreri” che portarono calce ed arena alla fabbrica[xxiv]. Quest’ultimo dovrebbe corrispondere a quel Febio Sansone precedentemente citato al servizio di Victorino.

Nel maggio del 1486, il detto Antonello riceveva il pagamento per la vendita alla regia fabbrica dei “cantoni” necessari per fare “li balestreri bombarderi et porti necessarii” alle nuove fortificazioni della città[xxv] mentre, nel giugno del 1485 e nell’aprile del 1486, sottoscrisse alcune cautele[xxvi]. Nell’aprile del 1486 “pandolfus baglonus de Cotrono” sottoscrisse due cautele[xxvii].

La presenza dei Baglioni nell’economia della città si evidenzia anche attraverso i documenti dell’erario di Crotone agli inizi del Cinquecento. Nell’aprile e nel giugno del 1517, compare il “nobile Cola bagloni” che fu pagato in relazione al denaro prestato per alcune spese della corte, tra cui risulta la fornitura di un cavallo del valore di quindici ducati destinato a Sua Maestà Cattolica[xxviii].

 

La domina Francesca

Alcune informazioni sulla struttura famigliare dei Baglioni di Crotone alla fine del Quattrocento, sui loro possedimenti e sui loro legami nella città, ci provengono da alcuni documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Catanzaro riguardanti Francesca Baglioni, a cominciare dai suoi capitoli matrimoniali stipulati dopo la morte di Pandolfo Baglioni suo padre.

Il 22 marzo1489 “apud civitatem crothonis”, in relazione a tale stipula riguardante il matrimonio tra la nobile domina Francisca Baglioni di Crotone e Joannes Monacho di Policastro, alla presenza di Francisco Bruno di Crotone regio giudice, del notaro Marco de Nigro di Crotone e di alcuni testi, si costituirono le parti.

Per quella della futura sposa comparvero i nobili Antonellus Baglionus, Perrucius Luciferus, Lambertus Luciferus e Antonellus de Rocca, tutti della città di Crotone, nominati da parte del duca di Calabria Alfonso de Aragona, tutori testamentari della detta donna Francesca, figlia ed erede del quondam nobile Pandolfo Baglioni “de eadem civitate”, fratello del detto Antonello e “patriulis” dei detti Perruccio, Lamberto ed Antonello. Dall’altra parte si costituì il nobile Nicolaus Monachus “de terra pulicastri” padre del detto Joannes.

In tale occasione, in forza del loro mandato, i detti tutori s’impegnarono nei confronti dell’altra parte, promettendo al futuro sposo “omnia bona sua paterna, materna et avita” della detta donna Francesca. In particolare la detta Francesca portò in dote al detto Joannes o Joannello “omnes suas terras proprias sitas et positas in tenimento cotroni loco dicto carbonara iuxta terras feudi de carbonara mediante vallone nominato La Aqua de laficu et terras quondam michaelis bonelli [et] Nicolai francisci de birengeriis terras poratus et terras petri susanna et alios fines”.

Il documento evidenzia che attraverso la parentela con i Lucifero, i Baglioni avevano stabilito un solido legame con la famiglia che in questo periodo, occcupava le principali cariche civili[xxix] ed ecclesistiche. A sottolineare questo fatto, tra i testimoni del documento, compaiono il presbiter Antonius Luciferus arcidiacono di Crotone che successivamente, fu vescovo della città (1508-1521) e Chifaro de Lochifaro di Crotone[xxx].

Il 12 giugno 1518 la detta Francesca era già vedova. Quel giorno “Apud fedelissimam Civi.tem Crothonis”, alla presenza di Fran.s Brunus di Crotone regio giudice e di alcuni testi, il notaro Petro Perrecta di Crotone, si portava nelle case della nobile donna Francisca Baglioni vedova del quondam nobile Joannello Monaco.

Qui, dietro l’istanza delle nobili donna Jacobella e donna Julia Monaco, figlie della detta Francisca e del detto Joannello, agenti assieme a Joannes Petro Monaco fratello del detto Joannello, “patrium ipsarum mulierum” e tutore testamentario nominato da detto Joannello, nonché mundualdo delle dette donne, fu compilato l’inventario dei beni del morto[xxxi].

Nel suo testamento stipulato nella seconda metà del 1518, la nobile domina Francisca vedova del quondam Joanello Monaco, disponeva che il suo corpo fosse seppellito “in observantia”, nominando eredi donna Jacoba, donna Julia, donna Lisabecta e donna Tiberia sue figlie[xxxii]. Attraverso  il contratto dotale stipulato l’otto ottobre 1545 in Crotone tra lo U.J.D. d.no Ant.no Ferraro e la mag.ca domina M.a Thiberia Monaca riassunto il 21 agosto 1546, apprendiamo che appartenevano alla dote della detta Tiberia la metà del territorio nominato “deli michisi” o “deli micisi” posto nel tenimento di Crotone, la quarta parte del territorio nominato “carbonara” posto nel territorio di Crotone ed i diritti che competevano alla detta Tiberia in relazione alla tutela esercitata dal quondam m.co Joannes Petro Monaco dopo la morte della mag.ca Fran.ca Bagliona sua madre[xxxiii].

 

Le case dei Baglioni

Le case dei Baglioni erano poste nell’ambito parrocchiale di S.to Nicola dei Greci poi divenuto quello del SS.mo Salvatore. Questo gruppo di abitazioni costituiva un nucleo a sé stante, rilevante ed isolato, posto nei pressi delle mura di controscarpa del fosso del castello nella parte alta della città.

fig4

Crotone. Centro Storico. In evidenza il luogo dove erano le case dei Baglioni.

La presenza di questi edifici si evidenzia per la prima volta nel novembre del 1484, quando i documenti relativi alla ricostruzione delle fortificazioni cittadine evidenziano che in questo frangente, si fabbricava “in lo muro dela cita de cotroni verso le casi de ant.i bagloni[xxxiv].

L’inventario compilato il 12 giugno 1518, dopo la morte di Joannello Monaco, descrive le case dove abitava la vedova donna Francisca Baglioni.

Si trattava di “una Casa palatiata et una Camera ad due solari posita intro la Cita de cotroni in la parrochia di San nicola de grecis”, confine “le mura dela Cita”, “le Case deli heredi de quondam joanni baglone et de grifuni Baglone et altri Confini”.

Alle dette “Case” si trovava congiunta anche “una Camera frabicata de novo et non Conplita”. Al piano terreno si trovavano due catoi. Nel primo definito “lo Catoyo dela Sala” si trovava “lo Centimulo cum la mula” atto a macinare, nell’altro detto “Catoyo dela Cammera”, era sistemata la cantina con “Cinq.o bucty usati et abinati Tra le quali ncende sono due pleni de bono vino da Circa Sey Salme la una Et le tre bucty de salme Cinquo circa in su”, oltre ad “unaltra bucti de vino plena de Circa salme cinquo”, “una Tina grande de pesar et una de Carro usate ed una Tinella piccola”. Un’altra botte si trovava “de fora Casa quale tene allogata M(esser) Carllo malatacha” mentre, tra le altre cose riposte in casa, si conservavano ancora alcune vecchie armi: “una spata vechia et uno tornecto et una partisana”. Al piano superiore, gli ambienti erano costituiti dalla “Sala” e dalla “Camera[xxxv].

Le case appartenute ai Baglioni sono ricordate ancora nella prima metà del Seicento quando, in un atto del 27 marzo1632, si menzionano le case di Jo.es Batt.a Palmeri poste in parrocchia “SS.mi Salvatoris justa domum R. Julii de Franco ex uno latere quae fuit delli Baglioni et de reliquis isolata[xxxvi].

 

Ultimi documenti

Durante la seconda metà del Cinquecento, la presenza dei Baglioni risulta documentata a Santa Severina, dove Francesco Baglione ricoprì la carica di castellano.

Gli atti del notaro Marcello Santoro di Santa Severina, permettono di evidenziare che il 13 maggio 1571, nel castello di Santa Severina, il castellano Francesco Baglione consegnava lo stendardo al mastro giurato Antonino Longo. Egli era ancora in carica il 18 ottobre 1573, quando risulta tra coloro che furono presenti alla stipula di un atto nel castello[xxxvii]. I beni del “m.co Fran.co baglione” posti in territorio di Santa Severina, sono menzionati durante il periodo 1576-1582 nella platea della mensa arcivescovile[xxxviii] e nel libro dell’entrate dell’arcivescovato di Santa Anastasia[xxxix].

In territorio di Crotone, i possedimenti dei Baglioni sono ricordati ancora al tempo del vescovo Marco Rama. Alla fine del Seicento, l’arcipresbiterato di Crotone esigeva un censo “Sopra unaltro vig(na)le nel med.o terr.o fù di Giulio Baglione hoggi del pred.o Magliari annui Car.ni Cinque[xl].

 

 Note

[i] Beltrano O., Breve Descrittione del Regno di Napoli Diviso in Dodeci Provincie, 1640 p. 269.

[ii] Nola Molise G. B., Cronica dell’Antichissima, e Nobilissima Citta di Crotone e della Magna Grecia, Napoli 1649 p. 204.

[iii] Minieri Riccio C., Studi Storici su Fascicoli Angioini dell’Archivio della Regia Zecca di Napoli, 1863 pp. 33 e 36-37.

[iv] “Item donì a XXIII dies del dit mes a Radolfo de l’Oddi de Perosa conducter de gent d’armes la quantitat de pecunia fora-scrita, que de manament del senyor Rey ab albarà de loctinent de scrivà de raciò scrit en Sent Jermà dit dia que è cobrat e enfilat en lo fil comù dels altres albarans de la present mesada, en acorriment del sou de les lançes que tè en sou servey del dit senyor. C duc..”. (Fonti Aragonesi X, p. 5).

“Item donì a VII dies del dit mes a Redolfo de l’Oddi de Perusa conducter de gent d’armes la quantitat de pecunia fora-scrita de manament del senyor Rey ab albarà de loctinent de scrivà de raciò scrit en lo camp real del Masson de la Rosa en acorriment del sou de C lances que tè en sou servey del dit senyor. C duc..”. (ibidem,  p. 12).

“Item donì a XIIII dies del dit mes als capitans e conducter de gent d’armes les quantitats, a cascù dells davall particularment designades, de manament del senyor Rey en lo casal de Juliano, per mans de Jacme de Vilaspinosa scrivà de la dita tresoreria, ab albarà de loctinent de scrivà de raciò scrit en lo camp real de Juliano dit dia que è cobrat e enfilat en lo fil comù dels altres albarans de la present mesada, en acorriment del sou de la gent d’armes que tenen en sou et servey del dit senyor segons segueix: (…) a Randolfo de l’Oddi de Perosa conducter de C lances que tè en sou e servey del dit senyor, CC duc.. (…)”. (ibidem,  p. 15).

“Item lo dit die, doni al Reudolfo de Perusio, los quals havie prestats en Tristany de Queralt dela Tresoreria, s. XXIIII duc.”. (Fonti Aragonesi I,  p. 131).

“Item a XVIIII del dit mes, doni als homens darmes deiusscrits les quantitats davalls designades, en acorriment del sou deles lances que tenet en sou et servey del senyor Rey, es assaber per los cavalls, que tenet: (…) A Paulo de Perosa per IIII cavals, IIII duc.”. (ibidem,  pp. 132-134).

“Item lo dit die, doni a Rendolfo de Perusio, conducter de gent darmes en acorriment del sou de LXXXVIII cavalls, que a mostrats quitis de alagi, s. LXXXVIII duc.”. (ibidem,  p. 136).

“Item a XVIIII del dit mes, doni als homens darmes deiustrits les quantitats a cascu dells davall particularment designades segons se seguene: (…) A Paulo de Perosa per IIII lances, XII duc.” (ibidem,  p. 101).

“Item lo dit dia, doni a Randolfo de Periusio conduter de gent darmes en acorriment del sou de C lances, CCC ducats dels quals deduit per alagi XII ducats, resta que realment li e donat  s. CCLXXXVIII duc.

Item lo dit dia, doni a Mariota de Perusio conduter de gent darmes en acorriment del sou de LXVI lances II tercos, CC ducats dels quals deduit VIII ducats per lo dret de elagi resta que realment li e donat  s. CLXXXXII duc.”. (ibidem,  p. 102).

“Item lo dit dia doni als homens darmes deiusscrits les quantitats a cascu davall designades es a saber: (…) A Laonello de Perusio XX lances, LX duc.”. (ibidem,  p. 108).

“Item doni als homens darmes deiuscrits les quantitats a cascu dells davall designada, en acorriment  de lur sou: (…) A Randolfo de Perosa, s. LXXX duc. (…) A Paulo de Perosa, s. IIII duc.”. (ibidem,  pp. 122-123).

[v] Fonti Aragonesi II,  p. LXXI e pp. 59-60. Un atto del 30.01.1451 testimonia di un pagamento in favore del nobile Simeon de Tipaldo de Pirosio in civitate Cutroni habitatore” (Fonti Aragonesi II,  p. XL e pp. 49-50).

[vi] ASCZ, 253, 1667, 16.

[vii] ASCZ, 313, 1668, 121.

[viii] ASCZ, 333, 1673, 22.

[ix] Pesavento A., Il casino di Giammiglione, in La Provincia KR nr. 13-14/2005.

[x] Vermiglioli G. B., Memorie di Jacopo Antiquari e degli Studi di Amena Letteratura Esercitati in Perugia nel Secolo Decimoquinto, Perugia 1813, pp. 22 e sgg.

[xi] Russo F., regesto II, 11681, 11682, 11683.

[xii] Vermiglioli G. B., Poesie inedite di Pacifico Massimi Ascolano in lode di Braccio II Baglioni, Perugia 1818, pp. 35 e sgg.

[xiii] Di Bernardo F., “Un Vescovo umanista alla Corte Pontificia Giannantonio Campano (1429-1477)”, 1975 pp. 150 e sgg.

[xiv] Fiore G., Della Calabria Illustrata II, p. 493.

[xv] Fiore G., Della Calabria Illustrata II, p. 491.

[xvi] Fiore G., Della Calabria Illustrata I, p. 88 e nota n. 529.

[xvii] Russo F., regesto II, 11702, 11714, 11716. Di Bernardo F., Un Vescovo umanista alla Corte Pontificia Giannantonio Campano (1429-1477), pp. 150 e sgg.

[xviii] Trinchera F., Codice Aragonese vol. I, CI, pp. 142-145. Sul finire del secolo, invece, è documentato l’interesse del sovrano aragonese alle vicende dei Baglioni quando, in un atto del 06.03.1493, scrivendo a Marino Tomacello, sottolineava: “… quanto adli baglioni: noi credemo che in queste cose quessa excelsa S.ria fara quillo optimo pensero et prudente provisione che sole fare in le altre cose, et voi de quanto piu avante occorrera, ce darite aviso similmente.”. Trinchera F., Codice Aragonese vol. II parte I, CCCXLI, pp. 306-307.

[xix] ASN, Fs. 196, fslo 1, ff. 23, 24, 25v, 37v, 38; fslo 2 inc. 1 f. 11; fslo 2, inc. 2, ff. 27v, 30, 31v, 33v, 53v; fslo 2, inc. 3, f. 14.

[xx] ASN, Fs. 196, fslo 2 inc. 1 ff. 12v, 15, 16v, 22; fslo 2 inc. 2, ff. 24, 30, 34, 39, 49v; fslo 2, inc. 3, f. 18.

[xxi] ASN, Fs. 196, fslo 1, f. 23; fslo 2, inc. 2, f. 30.

[xxii] ASN, Fabrica Castri Cotroni, Tesoreria Antica, n. 24, ff. 5 t., 6 t., 7, 8 t, 9, 10, 10 t; ASN, Fs. 196, fslo 1, f. 33v e sgg.

[xxiii] ASN, Fs. 196, fslo 1, f. 8v; fslo 2 inc. 2, f. 3.

[xxiv] ASN, Fs. 196, fslo 1, f. 6; fslo 2 inc. 2, f. 3.

[xxv] ASN, Fs. 196 fslo 3, f. 9v, 14v.

[xxvi] ASN, Fs. 196 fslo 2, inc. 2, f. 28v; fslo 3, f. 4v, 5v.

[xxvii] ASN, Fs. 196 fslo 3, f. 6v, 7.

[xxviii] ASN, Dipendenze della Sommaria Fs. 532 fslo 10, ff. 20v, 26v.

[xxix] Nel 1485/1486  è sindaco Peruczo Lucifaro. Pesavento A., Fortificazione della città e castello di Crotone negli ultimi anni aragonesi, in La Provincia KR nr. 24-26/1998.

[xxx] ASCZ, pergamena n. 16.

[xxxi] ASCZ, pergamena n. 24.

[xxxii] ASCZ, pergamena n. 25.

[xxxiii] ASCZ, pergamena n. 44.

[xxxiv] ASN, Fs. 196, fslo 2 inc. 1 f. 11.

[xxxv] ASCZ, pergamena n. 24.

[xxxvi] ASCZ, 117, 1632, 17.

[xxxvii] Pesavento A., il castello di Santa Severina al tempo dei Carrafa, in La Provincia Kr nr. 10-16/2008.

[xxxviii] AASS, 013B, ff. 8, 12 e 15v.

[xxxix] AASS, 003A, f. 115v.

[xl] AVC, Atti della visita del vescovo Marco Rama,1699, f. 137.

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