Il Palazzo Berlingieri

“Quid Luciferi generosi ? Quid Susanne splendidi ? Quid Verlingieri pugnaces ?”

stemma berlingieri

Arme della famiglia Berlingieri: D’azzurro, a tre bande d’argento, scaccate in rosso, accompagnate in capo dal lambello a tre pendenti dello stesso (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

La cappella dei Berlingieri nel monastero di Gesù Maria
Secondo quanto riportato in un atto notarile della metà del Settecento Garetto “fu il primo di tal nome della sua famiglia di Berlingieri” presente in città, “che sin da allora si reputava e confessava tra le primarie di questa città di Cotrone” . Garetto Berlingieri costruì a sue spese la cappella della Madonna del Carmine nell’ala in cornu epistolae della chiesa di Gesù Maria del convento di S. Francesco di Paola, dotandola con suoi beni. Ciò avvenne al tempo della costruzione del monastero “che accadde mentre ritrovavasi tra mortali ed appena aveva fondato il suo esemplare ordine il Glorioso San Francesco di Paula”. La cappella fu “ristaurata per mera divozione e liberalità dà tempo in tempo da legittimi discendenti di detto Garetto, che ne han goduto incontrastabilmente il patronato laicale e finalmente con specialità da Scipione, e dal di lui nipote Orazio Berlingeri … che fu padre di Ottaviano Cesare, il quale fu padre di Annibale”, il quale fu padre di Francesco Cesare.

I primi documenti
Cola Francesco Beringeri risulta già abitare a Crotone nel 1485 al tempo dei lavori di fortificazione della città e castello (“ brazali fatigaro ad cavar lo pedamento delo fosso deritto la casa de cola fran.co beringeri”, “hanno fatigato ad cavar lo fosso deritto la casa de cola fran.co beringeri”,Conto de Nardo Nigro deputato per la fabrica della Citta de Cotrone, (1485) . Cola Francesco Beringeri sarà ancora presente assieme ad Aurelio Berlingeri durante i lavori di fortificazione della città al tempo di Carlo V (1542). E’ del 1535 il testamento di Crucetta Berlingieri, moglie di Luca Gio. Infosino, che lascia per la morte del marito ducati 50 al monastero di Gesù e Maria da spendersi per beneficio della cappella dei Berlingieri. Sempre in quell’anno Anselmo de Berlingeri è sindaco dei nobili della città come risulta in un atto notarile seicentesco che riporta l’iscrizione di una “meza colombrina.. in mezzo della quale ci sonno scolpite l’armi della Città con certe lettere che dicono, Conditum in anno 1535 in sindacatu m.ci Anselmi de berlingeriis et Dionjsis Gulli sotto le qual l.re vi è anco depinto l’effigie del famoso Milone Crotonese con uno toro in mano” .
Alla metà del Cinquecento ritroviamo Anselmo Berlingieri, che è sposato con Adriana de Abenante ed ha un fratello di nome Aurelio. Dall’unione sono nati i figli Carolus e Scipione e le figlie Isabella e Hippolita, quest’ultima è sposata con Cola Francesco Abenante.
Il 3 gennaio1556. Anselmo Berlingeri fa testamento e nomina eredi i due figli Carolus e Scipione, con la condizione che morendo uno senza figli succeda l’altro. Dal testamento risulta che egli possedeva “magazeni et case in la parrocchia de S.ta Margarita justa le case del m.co Cola Jacomini et le case delliheredi del m.co Vincislao Susanna ed abitava in parrocchia S.tae Mariae de Prothospatariis jux.a moenia nova dictae Civitatis jux.a domos heredum q. m.ci Jo.is Veles de Tappia viam p.cam”. Egli dispone inoltre di essere seppellito nella sua cappella nel monastero di Gesù Maria.
All’inizio del Seicento troviamo gli eredi di Scipione Berlingieri, figlio di Anselmo, che abitano ancora in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis (“Domum palatiatam consistentem in duobus membris, in duobus superioribus et duobus inferioribus sitam et positam intrus p.ta Civ.te in parrocchia S.tae Mariae de Prothospatariis iuxta domum iuspatronatus illorum de Nigro et iux.a aliam domum eiusdem juspatronatum et iux.a vias pp.cas reddititiam heredibus Scipionis Berlingerii”,1602).

Scipione Berlingieri
Da una platea della mensa vescovile dell’anno 1570/1571 sappiamo che il vescovo di Crotone possedeva “una gabelluzza nominata lo caro iuxta le terre del m.co Scipione Berlingeri”. Nel 1583 prese in appalto i lavori della Capperrina.
Scipione sposò Bernardina Susanna. Dall’unione nacquero Anselmo, Adriana (“Adi 2 Septembris 1574 ho battizato con licentia del suo cappellano la figlia del S. Scipione Berlingeri e della S.ra Ber.na Susanna lo patrino fo il S. don Pietro Ramirez castellano, si chiamò Adriana”), Vittoria ed Ippolita. Adriana sposò nel 1594 Fabritio Lucifero. Ippolita sposò Colantonio Perrone. Vittoria morì il 12 novembre 1601 e fu seppellita nel monastero di Gesù Maria. Anselmo Berlingieri fu figlio ed erede di Scipione .
Alla fine del Cinquecento troviamo Horatio, Jo.e Hieronimo ed Anselmo Berlingieri ; quest’ultimo era figlio ed erede di Scipione.
Le epidemie che decimarono la popolazione di Crotone nel primo decennio del Seicento colpirono anche la famiglia Berlingieri che era presente con due rami; uno con la cappella in cattedrale e l’altro nella chiesa di Gesù Maria. Tra coloro che furono seppelliti nella chiesa di Gesù Maria sono ricordati: Vittoria Berlingieri (12.11.1601), un figlio di Horatio Berlingieri (22.1.1602), una figlia di Horatio Berlingerio (6.12.1602), una figlia di Horatio Berlingeri (14.1.1604), Gio. Gerolamo Berlingerio (19.8.1604), Lucretia Berlingeri (16.9.1604), Portia Berlingeri (14.9.1606), un figlio di Horatio Berlingeri (19, 9, 1606). Tra coloro che furono seppelliti al “vescovato” troviamo: Un figlio di Gio. Paulo Berlingerio (19.8. 1605) ed un altro figlio di Gio Paulo Berlingerio (17.9. 1605).

In parrocchia del SS.mo Salvatore
Gio. Geronimo Berlingieri abitava in parrocchia del SS.mo Salvatore ed era sposato con Lucretia Ormazza. Morto il 14 settembre 1606, la vedova Lucretia Ormazza, il 21 gennaio 1614 dichiarava di possedere “una continentia di case con più et diversi membri sup.ri et inferiori con cortiglio scoperto et magazeni di sotto sita et posta nella cappella del SS.mo Salvatore jux.a le case del q. Horatio Scarnera via pp.ca. Uno palazotto con due case terrane a lato confine le case predette affacciante al castello di d.a Città confine le case del sudetto di Scarnera. Essa ne vendeva la metà al figlio Gio. Andrea Berlingerio. Gio. Andrea Berlingieri esercitò la carica di procuratore dell’ospedale della città.
Sempre in parrocchia del SS.mo Salvatore e vicino alle case della vedova Lucretia Ormazza, abitava Hieronimo Berlingeri, figlio ed erede di Pompilio Berlingeri e di Feliciana Pelusia, il quale possedeva una casa palaziata “in par. SS.mo Salvatore jux.a le case che furno del q. Gio. Andrea Ormazza”.
La casa palaziata, che confinava con le case di Lucretia Ormazza, faceva parte dei beni dotali portati in dote dalla madre Feliciana Pelusio, sorella di Ferdinando.

In parrocchia di Santa Veneranda
Horatio Berlingieri abitò in parrocchia di Santa Venere. Nel 1632 egli era già morto ed i suoi eredi abitavano nelle sue case situate in parrocchia di Santa Vennera “iusta domum heredum Polibii Perretta et casalenum Jo. Maria Calabrese”. Le case erano costituite “in più membri inferiori e superiori cioè una sala et tre camere nella parte di mezo e sotto et nella parte di sopra una sala et una camera et una loggetta e scala, un’altra casa palatiata consistente in uno membro conticua alle sud.te case” .
Le case furono poi abitate dal figlio Cesare Ottaviano, il quale si sposò due volte.
Dapprima sposò Faustina Modio da cui nacque Carlo, poi arcivescovo di S. Severina. Rimasto vedovo si risposò nel 1656 con Luccia o Isabella Suriano dalla quale ebbe i figli Pompilio, Diego, Annibale e Guglielmo. Morì il il primo aprile 1684.
Nel 1704 morto l’abbate Diego, i fratelli Annibale e Pompilio, quest’ultimo residente da molti anni a Roma, divisero i beni ereditati dal fratello.
(La sorella Laura aveva sposato nel 1672 Carlo Blasco di Rossano).

La costruzione del palazzo
Annibale Berlingieri negli ultimi anni del Seicento inizia a costruire il palazzo di famiglia presso la chiesa parrocchiale di Santa Veneranda.
Acquista gli edifici vicini alla vecchia casa e al magazzino o “horreo” di fronte alla porta grande delle clarisse.
Abbatte alcune case per fare piazza e cortile(Il casalino di Lucreatia Mazza, la casa di Gio.Vincenzo Monteleone e quella del tesorerato), altre demolisce per alzare la nuova fabbrica (La casa di Prospero Venturi, quella del beneficio della Trinità, posta davanti alla porta del parlatorio di Santa Chiara e le case di Mendicino) e ” per dar lume” alle camere.
Case diventano stalle e magazzini, vicoli sono murati. La parrocchiale perde l’autonomia spaziale e religiosa divenendo un oratorio privato. Separata da un vicolo, è mutata di forma e accorpata al nuovo palazzo.
Concluso un accordo col parroco e col vescovo, il nobile si impegna a diroccare i vecchi mura di creta ed a ricostruirla (Epigrafe sul portale della chiesa di S.Veneranda: “SS.VV. VENERANDAE & ANASTASIAE Senium / Dicatam Eccl.am vetustate pene collapsam/ ANNIBAL BERLINGIERIUS OCTAVIANI CESARIS FILIUS/ Fulgentius a fundamentis Restituit/ A. D. MDCCVII”) “con nuovi muri di calce, nuovo suffitto e nuova coperta”, fornendola anche di un “quadro con una cappella condecente”.

Berlingieri - Suriano

Il portale della chiesa di Santa Veneranda di Crotone sormontato dalle arme dei Berlingieri-Suriano.

Egli si obbliga ad appoggiarla lateralmente al muro del suo palazzo”, dirimpetto alla vecchia porta maggiore di d.a chiesa, dove secondo il nuovo disegno dovrà far costruire il nuovo altare.
In cambio utilizza il muro laterale comune, aprendovi “una fenestella colle sue gelosie” sì da poter assistere alle funzioni sacre dall’interno del palazzo e ottiene di mutare il titolo, aggiungendovi quello di Santa Anastasia Romana, in onore del fratello consanguineo Carlo.(La famiglia Berlingieri aveva un beneficio senza altare e cappella intitolato a S.Maria Maddalena; L’arcivescovo Carlo Berlingieri è ricordato in una epigrafe della cattedrale di Crotone :
“XPO A MAGIS ADORATO AC S.M/ MAGDAL.AE FAM.AE SUAE PATRONAE/ CAROL.S BERLINGERI.S ARCHIEP./ S.SEVERINAE D. T A. 1696”), arcivescovo di S. Severina (1678 – 1719), che in occasione della riedificazione del palazzo di famiglia aveva fondato nel 1704 la cappellania laicale di S.Veneranda e Anastasia col peso di una messa al giorno. La nuova cappellania viene dotata dall’arcivescovo con un capitale di 1000 ducati che nel 1720 erano parte infissi sulla gabella “Racchio” di D. Pipino e parte sui beni degli eredi Barricellis. La rendita annua parte serviva al pagamento della messa quotidiana ed il resto all’acquisto di paramenti sacri, cera, ostie, vino e per abbellire e riparare l’edificio).
La chiesa, completata nel 1711 e fornita di nuovi arredi, di paramenti e di un calice d’argento con patena. (Annibale Berlingieri è seppellito nella sua cappella dell’Epifania in cattedrale coll’abito di S. Francesco di Paola, è soggetta ad Annibale Berlingieri, patrono della cappellania (Nel 1704 l’arcivescovo di S.Severina impresta ai coniugi Pipino un capitale di duc. 400 al 5 % con la condizione che l’esazione dell’annuo censo vada a favore del cappellano della cappella di S.Veneranda e Anastasia mentre in caso di affrancazione il capitale si debba consegnare al patrono per essere reinvestito a beneficio della cappellania).
Sfruttando la connivenza e la paura dei parroci, i Berlingieri in poco ne divengono di fatto i possessori.

Francesco Cesare Berlingieri
Ai primi di gennaio 1719 Annibale muore. La proprietà del palazzo, assieme ad un fidecommisso di 50.000 ducati, perviene, con i “ius presentandi a tutti li beneficii” e ai “iuspatronati di casa”(Annibale morì l’otto gennaio, tre giorni prima era morto il fratello Carlo, arcivescovo di Santa Severina. Egli lasciò eredi il fratello Pompilio, vescovo di Bisignano, ed i figli Nicolò e Cesare. A ciascuna figlia, (Faustina , Poluccia e Caterina) lasciò duc. 2000 di dote o una dote monacale con un vitalizio di duc. 15, più altri duc. 50 e dieci pesi di lino (a Faustina 20 pesi), al primogenito Nicolò, sposato con Anna Suriano (Figlia di Annibale Suriano). All’altro figlio Francesco Cesare, studente a Napoli, e alle figlie resta il diritto ad una “commoda abitatione”.
Nicolò muore; subentra Francesco Cesare ( Nicola Oratio Berlingieri, figlio di Annibale, morì il 28.1.1719 lasciando alla moglie Anna la possibilità che “usando letto vedovale e facendo domicilio nella sua casa sia sempre Signora e Padrona tanto delle gioie , vesti et altro” e costringe la sorella Caterina, educanda in S. Chiara, a rinunciare all’eredità per soli 2200 ducati e le impedisce di sposarsi ( Caterina invia un memoriale al viceré accusando il fratello d’impedirle di sposarsi con P. Senatore ma è costretta a dichiarare che non “va cercando da sé matrimoni senza il consenso della di lei parentela … ne lo farebbe giammai essendo il medesimo, huomo di lunga inferiore alla conditione d’essa costituita”.
Sempre nel 1719 Cesare sposa Violante Suriano, figlia ed erede di Decio Suriano, che gli portò in dote tra l’altro un palazzo in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo .
Nel dicembre dello stesso anno compra da Nicola Gerace un palazzo con due casette attaccato, dalla parte rivolta alla chiesa di S. Chiara, al vaglio scoperto del cellaro del suo palazzo.
Il maggio dopo lo rivende a Natale La Piccola, parroco di Santa Margarita e prestanome del cognato Domenico Mirielli, trattenendosi le due camere ed i bassi, che si affacciano alle case di Ciriaco Tesoriero, ed il basso sotto la cucina del palazzo che ha l’uscita davanti a Santa Chiara, con la condizione di poter chiudere due finestre del quarto superiore, dirimpetto alle sue camere, e con la possibilità di poter fabbricare una loggia o solana scoperta ( “Possa Francesco Cesare e i suoi heredi fabricare sopra la camera della cocina, che va annessa e connessa con detto palazzo, una loggia o vero solana scoperta a spese proprie di calce e legname tirandola da sopra il vaglio della cantina per tutta detta cucina, ma con l’uscita piana dalle camere di d.o S. onde possa abbassarla o alzarla secondo richiederà il bisogno, e l’uguaglianza di detta loggia a spese proprie di calce e legname, e seguendo la loggia sud.a il camino di detta cucina debba passarsi alla camera scoverta a spese di detto Rev. Natale con l’uso a d.o palazzo del pozzo che trovasi tra il vignano del quarto di basso di d.o palazzo venduto e le due camere riservatesi per esso D. Francesco Cesare”.
Tutta l’operazione viene a costargli solo 110 ducati. Casalini “diruti” a giardinello diventano case, bassi botteghe, stalle magazzini.
Francesco Cesare ai primi di febbraio del 1735 ospitò nel suo palazzo il re Carlo III di Borbone. Il re arrivò in città il due febbraio verso sera e ripartì il giorno dopo per Cutro. In seguito egli ebbe dal re, con privilegio del 19 gennaio 1740, il titolo di Marchese di Valle Perrotta.

Palazzo Berlingieri (facciata)

Facciata del palazzo Berlingieri di Crotone.

 

Catasto 1743
Francesco Cesare Berlingieri marchese di Perrotta nobile a. 46, Violante Suriano moglie a. 40, Carlo, figlio primogenito, a . 20, Annibale figlio a. 18, Pompilio figlio a. 13, Rosolia figlia a. 15, Rosa Barricellis , moglie di Carlo, a. 19, Antonia, figlia di Carlo, a. 3, Agniesa, figlia di Carlo, a. 1. Edvviggia Lucifero, nipote ex figlia di D. Francesco Cesare, a. 3. Felice Sportelli di Mola di Bari, medico fisico abita in detta casa a. 38, Giuseppe Blancis francese cammariero a. 40, Lutio d’Angelis servitore a. 18, Giacobbo Romano servo a. 35, Giuseppe Laino servo a. 16, Pietro Rajmondo di Capua famiglio a. 35, Domenico d’Aquino di Palagorio famiglio a. 40, Teresa Sgrò nutrice a. 30,Nuntiata Juzzolino serva a.35, Giulia Caputo serva a. 40, Auria Laino serva a. 10.
Abita in casa propria patrimoniale in parrocchia di Santa Veneranda. Possiede: Un basso sotto la casa dove abita Vittoria Pellegrino, serva di casa, ed in un altro abita Leonardo Simeri e sua moglie anche gente di casa.
Due altre case all’incontro di detto suo palazzo, una delle qualio serve per il suo cocchiero e rimessa della sua carozzae l’altra è inaffittata. Due cavalli per uso di carozza, due altri per uso di sella e due altri, con una somara per uso di casa.
Territori. Mezzaricotta, Spatarello, La Rotonda, La torre di Piterà, Alisa ed il Terzo di Berlingieri, Li Condurini, La torre di Giuliano, Vignale La Saccara, Olivella e Groletta, Il Celso, La destra di Beltrano, una chiusa vitata ed alborata nel luogo La Rotonda, una chiusa vitata ed alborata nel luogo La Marina.
Cinque magazzini per uso di conserva di grani nel luogo Il Fosso.
Una casetta in parro cchia di Santa Veneranda solita affittarsi. Una casetta dietro la chiesa dell’Immacolata Concezione solita locarsi.
Il Feudo nobile detto di Perrotta con bovi aratori n. 120.
Bovi aratori n. 40, Vacche d’armento figliate e stirpe n. 56, mazzoni n. 20, giovenchi infra bli tre anni n. 35, giovenchi sotto li anni tre n. 44, tori n. 4, 2 giumente per uso di vaccari, troie seu scrofe n. 20, mandria di pecore grasse di frutto n. 1500, pecore giovane dette svemorte n. 500.

Palazzo Berlingieri(portale)

Portale del palazzo Berlingieri di Crotone

 

Carlo Berlingieri
Alla sua morte, avvenuta il primo agosto 1749, ereditarono i figli Carlo, che abitò nel palazzo situato in parrocchia di Santa Veneranda, Annibale e Pomilio.
Carlo marchese di Perrotta, marito di Rosa Barricellis, figlia di Francesco Barricellis e Flaminia Amalfitano, fu più volte sindaco dei nobili (1746) e morì nel 1781.
Anselmo Berlingieri ereditò dal padre Carlo il palazzo in parrocchia SS. Veneranda e Anastasia, attaccato da una sola parte a quello di Saverio Micilotto.
Anselmo si unì con Gabriella Zurlo, morì il 16 gennaio 1785. Successore fu il figlio Cesare, marchese di Valleperotta, che subentrò nella proprietà anche del palazzo.

palazzo Berlingieri

Particolare del portale del palazzo Berlingieri di Crotone.

 

Il palazzo dei Berlingieri in un inventario del 1781

Sala del quarto di basso.
Sedia di cuoio all’antica usate n. dodeci. Una boffetta di noce usata. Altra a scrivania usata. Un stipo di tavole grande a due aperture, con entro tre selle, guanite di briglie, e capezzoni respettivamenteQuadri num. Otto usati con pitture di frutti. Due cascibanchi usati con entro scritture inutili.

Antecamera.
Sedie di velluto verde usate all’antica, numero dodeci. Due scrittori grandi all’antica, impellicciati di tartuca con piedi di noce. Una boffetta di noce usata. Un baullo di vacchetta contrellato usato vuoto. Sedie di paglia num. Otto usate indorate. Un quadro grande col ritratto di S. Carlo. Altro mezano con cornice indorata, rappresentante il ritratto del fu D. Carlo Berlingieri, arcivescovo della città di S. Severina. Altri cinque ritratti piccoli di cardinali. Due specchi all’antica indorati. Un portiere di damasco torchino usato.

Camera terza a mano dritta.
Quadri n. nove con cornice indorata fra grandi e piccoli, con effigie di diversi santi. Un specchio mezzano con corenice indorata. Sedie indorate di paglia n. undeci.Un alcantarano impellicciato d’ebbano con tiratoi, con entro piccole biancherie di donna. Un scarabattolo di cristallo con bambino entro. Due baugli foderati di velluto Clemens usati, con entro in uno d’essi due cunduscie uno di drappo in seta foderato, e l’altro di armosino usati. Due para di scarpe di drappo usate, e due scatole con sciarpe di donna di velo di seta in argento. Nell’altro baullo, una cortina di felba verde usata. Due fodere di sedie di velluto verde. Due portieri, uno di damasco Clemens e l’altro di Porta Nova verde usati. Un apparato di camera usato di rasino rosso e giallo, ed un lettino piccolo di tela stampata. Un baullo di vacchetta usato, con entro otto camisce di donna. Una veste d’amuer color rosa pallida. Altra di amuer verde. Un busto d’amuer color rosa. Un avantisino di armosino nero. Una gonnella di amuer nero, ed una rispettina di velo, appartinenti dette robbe di q.o baullo alla vedova D. Antonia Berlingieri, figlia del fu mar.se Carlo. Una cristalliera coll’estremi indorati, con entro diverse chiccome. Un portiere di Porta Nova usato.

Quarta camera.
Cinque scanzie di tavole con libri diversi. Quadri con cornice indorati, grandi mezani e piccoli n. sei con diverse effigie. Un specchio all’antica con cornice indorata. Un ginocchiatoio con tre tiratori vuoti, e sopra un crocefisso. Una boffetta di noce usata.

Quinta Camera.
Quadri usati n. tre con cornice indorata, con effigie di santi. Un specchio mezano con cornice indorata. Una cassa di pioppo con entro rete di pescare. Un stipo di tavole nuovo vuoto. Una boffetta di noce impellicciata usata piccola. Sedie n. sei usate. Un letto con banchi e tavole di legno, con due matarazzi di lana. Un paro di lenzuoli, una coperta bianca, ed una imbottita. Un alcantarano vecchio con quattro tiratoi con facuza di creta dentro.

Sesta camera.
Tre pezzi di quadri grandi usati, con cornice indorate ed una scrivania vecchia.

Settima camera detta della loggia.
Quadri vecchi n. sette. Due casse di pioppo con scritture dentro. Una boffetta usata di noce. Due baulli vecchi pieni di scritture inutili. Due sofà di noce vecchi.

Ottava camera.
Due specchi vecchi mezani con cornice indorata. Un quadro grande con S. Francesco di Paula usato. Altro piccolo con cornice indorata. Tre cassoni di noce usati, in uno quattro para di lenzuoli, una coperta bianca, e due vecchie di damasco, un avante altare di damasco Clemens, usato, un cappotto di panno udsato, due corpetti di tela d’olanda, due coscini di damasco Clemens usati, nove camisce, cinque para di calsette, canne quindeci di filato di stoppa, e due tovaglie di faccia. Nel secondo cassone. Tre cortine di filato bianco usate. Un’altra di porta nova verde usata ed altra di bombace usata. E nel terzo cassone. Una ovatta imbottita, due portieri di porta nova usati, uno di essi torchino, e l’altro giallo, un messale, due pianete di Porta nuova usate, ed un camise di tela bianca ed un matarazzo di lana.

Camera della cocina.
Caldare di rame, tra grande, mezzane e piccole n.sette. Cassarole di rame n. otto con coperchi grandi e piccoli. Bacchiglie di rame n. dodeci. Tejelle di rame con di loro forni n. quattro. Tre piccionere di rame. Due cioccolatiere di rame ed altre due di landa. Un caldara di rame piccola. Gratigole di ferro n. tre. Treppiedi di ferro tra grandi e piccoli n. dieci. Due marmitte di rame. Quattro candalieri d’ottone. Tre capifuochi di ferro, ed altri ordegni di cucina tutti usati.
Camerino appresso la cocina a mano sinistra.
Un cassone con entro orzo. Tre giarre di creta usate e galline.

Due camere a man destra della cucina.
Dodeci quadri d’apostoli con cornice semplici. Due specchi grandi con cornice d’ebbani. Un letto con banchi di ferro, due matarazzi di lana, lenzuoli e coperte per lo stesso. Due boffette di noce usate. Dodeci sedie di paglia indorate. Una braciera di rame col suo piede di noce usata. Due cassoni di noce usati con entro alcune biancherie di donna.

Quartino sotto l’ottava camera da dove si scende con cateratto in tre camerini.
Primo camerino. Un letto del servidore ed un torno con due sportoni pieni di ferramenti per uso dello stesso.
Secondo camerino. Un servizio di porcillame. Dodeci dameggiane vestite. Quattro trimboni di stagno colla di loro case di legno. Due trabacche di ferro con li scanni di ferro. Altra paro di scanni di ferro più piccoli. Tre balice piccole di vacchetta usate. Boccagli di ferro per uso di carra n. quindeci. Braciere di rame n. sette usate. Tre scalda letti di rame. Due sorbettiere piccole di stagno. Un lambicco di rame usato . Un trimbone di rame. Una padella grande di ferro, e pietra di marmo per uso di lavorarne cioccolato.
Terzo camerino. Otto tavoloni di noce. Una trabbacca e scanni di ferro. Due squadri di tavola con ferranti e due lettiere. Creta nuova per uso di cocina diversa, e diversi pezzi di legname.

Camera a mani sinistra dell’anticamera di detto quarto di basso.
Un letto con due banchi di ferro, due matarazzi di lana, con lenzuoli, e coperte, e coscini per uso dello stesso. Un specchio grande, ed altro piccolo con cornice indorata. Un alcantarano di noce impellicciato, con quattro tiratoi con entro alcune candele di cera, e scritture. Due boffette di noce, una grande e l’altra piccola con entro della piccola cinque cocchiari e cinque forchette d’argento. Un sicchietto d’argento. Due crocifissi piccoli di argento. Due reliquie d’argento. Alcuni fiori di gioie con pietre false. Un stuccato metamatico. Un paro di fibbie di argento per scarpe e fibbia di crovatta d’argento. Quadri diversi n. quindeci con cornice indorata. Sedie indorate di paglia nuove n. otto. Tondini indorati n. dodeci. Una placca indorata. Un comodino di noce e due cantinette per uso di rosolia.

Camera appresso alla sudetta.
Quadri numero sei con cornici indorate. Un armiere con dieci scoppette diverse. Altri due armieri piccoli con nove pistole d’avanti cavallo, e due scopette piccole. Un specchio all’antica con cornice indorata. Due baulli di vacchetta usati, in uno con vestiti d’està del fu Marchese D. Carlo, e nell’altro vestiti d’inverno del medesimo. Due boffette piccole di noce. Un burò piccolo di tavole rustico con entro un palotto con manica d’avorio guarnito d’argento con fibia d’argento. Una bottoniera d’argento. Due stucci con rasoli per uso di barba. Sedie num. Otto indorate usate.

Due cantinette guarnite di fiaschi.

Quarto superiore di detto Palazzo.

Sala.
Una boffetta di tavola per uso di mangiare, quadri diversi n. dieci.

Antecamera.
Quadri usati n. tre e non altra.

Camera terza.
Quadri n. quattro nuovi. Tondini indorati n. diecisette. Una cristalliere guarnita di diverso pezzi di cristalli.

Camera quarta.
Quadri vecchi n. sette. Un stipo di tavole vuoto. E sedie usate n. dieci.

Stalla.
Un cavallo padre, e non altro.

Rimessa.
Un ingegno per stringere uva.

Cellaro entro il portone.
Botte n. dodeci tra grande e piccole vacue.

Magazzino entro detto portone.
Grano tumula trenta e tt.a venti di fave.

Bassi n. tre pieni di legna.

(Palazzo Berlingieri. Particolare)

Cesare Berlingieri
Alla fine del Settecento il palazzo è abitato dal marchese Cesare Berlingieri. Nel catasto di Crotone del 1793 così è descritto: D. Cesare Marchese Berlingieri di anni 20 nobile. Possiede il feudo di Valle Perrotta ed i seguenti terreni: La Ritonda, La destra di Beltrani, la chiusa la Ritonda e Li Condurini. Inoltre ha due magazzini al Fosso, un magazzino sotto il suo palazzo di abitazione e loca alcune casette alla strada di Paolo Massa.
Nel palazzo il 25 aprile 1806 alloggiò Giuseppe Bonaparte.

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