Il palazzo dei Barricellis, poi dei Grimaldi, al “largo delli Rivellini”

Barricello Arme

Arme della famiglia Barricellis: “Uno scudo diviso. La metà di sotto d’argento con tre sbarre rosse, di sopra un mezzo leone dritto in campo torchino con due stelle di sopra” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

I Barricellis o Baroncelli
Presenti e parti dell’aristocrazia cittadina fin dal Cinquecento, nel 1570 Gio. Ferrante Barricellis fu eletto deputato dall’università di Crotone per soprintendere e ricevere il denaro da spendere nella fabrica e riparazione della cattedrale. Marcantonio fu canonico della cattedrale ed economo della stessa alla morte del vescovo Carlo Catalano. La presenza dei Barricellis all’interno del monastero di Santa Chiara è costante per tutto il Seicento con Anastasia (vicaria nel 1672), Anna (vicaria nel 1655 e 1672 e badessa nel 1666 e 1675), Beatrice, Laura (vicaria nel 1636), Vittoria (badessa nel 1710-1712).
Francesco Antonio Barricellis ebbe il feudo di Montespinello ed esercitò l’ufficio della Regia Scrivania di Razione nella città, castello e presidio di Crotone (1662). Sul finire del Seicento i Barricellis erano presenti con Diego, il capitano di fanteria Domenico e Gio. Battista; tutti e tre erano compatroni del semplice beneficio intitolato alla SS.ma Trinità della famiglia Barricellis, sito con altare e cappella dentro la cattedrale.

Palazzo Berlingieri

Il palazzo Berlingieri di Crotone (nel 1919 appartenente ad Annibale Berlingieri fu Pietro).

 

L’eredità di Diego
Il feudo di Montespinello passò da Mattia di Grazia a Francesco Antonio Barricellis e da questo pervenne al figlio Diego. Diego cedette il feudo nel 1667 per 9000 ducati a Bernardo Sculco. Abitante in parrocchia di San Pietro, in alcuni atti è descritto come “padrone carissimo”, “benigno et amorevole”, sempre pronto ad aiutare i suoi servi e coloni, tanto da meritarsi in eredità i loro beni ! (1).
Era proprietario di molte terre, tra le quali spiccava il comprensorio detto, dal nome del precedente proprietario, Torre del duca di Santa Severina o Torre degli Schulchi; esso era situato presso le località Cipolla e Giobiglione. Diego Barricellis sposò Petrucza Sculco, figlia di Jo. Francesco Sculco e di Dianora Raymondi e sorella di Bernardo (2). Dalla loro unione nacquero numerosi figli: il canonico Saverio, i chierici Aloisio e Tiberio, Alessandro “seniore”, Seyano, Mirtillo e Teresa. Morì nel 1689. In un inventario di quell’anno sono annotati in maniera particolareggiata i beni lasciati.L’eredità comprendeva le gabelle della Torre (detta anche degli Schulchi o di Cipolla) (La Destra di Cipolla, la gabella del Puzzo, La Bruca Sacrata, Il Passo Vecchio Grande, Il Passo Vecchio Piccolo, la gabella di Pisciotta, due gabellucce, i vignali delli Caraccioli, la gabella di Scerra, la chiusa della torre, la torre che sta nella testa delle gabelle con due magazzini e due vagli murati), sei salmate di terre nella Volta di Spataro a Neto, il giardino della Pignera con torre, vaglio e magazeni, in cui vi erano diecimila viti e quattrocento alberi da frutto, il palazzo unito con quello del signor Gio. Battista Barricellis ed un altro palazzotto unito con quello del signor capitano Domenico Barricellis. Vi era poi il lungo elenco dei pegni con l’interesse, degli obblighi, degli oggetti d’argento, d’argento con ferro e d’oro, quindi la nota dei mobili e degli oggetti contenuti nel palazzo, che era formato da una parte superiore (camerino, sala, anticamera, camera e camera più dentro) e una inferiore (sala, anticamera, camera, dispensola, loggetta, cocina, cellaro e magazeno), nel palazzotto ( sopra le camere e sotto la sala e la cucina), nella rimessa (dove c’era il calesse) e nel cortile (3). Essendo morto senza testamento furono dichiarati eredi “ab intestato” i figli. Tolta la dote della sorella Teresa, cinque fratelli, tranne Luigi o Aloisio, entrarono in possesso ciascuno “comuniter et indiviso” della quinta parte del territorio detto “La Torre di Schulchi”, formata dalle terre di Scerra, Pisciotta, La Destra di Cipolla, L’Antenna, Lo Passo vecchio Grande , la metà del Passo Vecchio piccolo e le due gabellucce dette delli Facenti. Luigi per sua parte di terre volle la vigna e giardino “con tutto il suo continente” detta la Torre di Barricellis nella Pignera. A tutti e sei fratelli spettarono le loro porzioni del palazzo grande e di quello piccolo e di tutti i mobili e suppellettili che v’erano (4).

Scuderie Berlingieri

Scuderia e palazzo Berlingieri (nel 1919 appartenente ad Anselmo Berlingieri fu Annibale).

 

Scomposizione e ricomposizione
A causa della spartizione e del mantenimento il ricco patrimonio cominciò a venir meno. Nel 1692, pochi anni dopo la morte del padre, Teresa Barricellis sposò Fabrizio Lucifero, futuro marchese d’Apriglianello, portando una dote del valore di 2000 ducati, costituita da ducati 1260 in terreni (28 salme di terre a “la bruca sacrata”, 16 salme il “vignale delli caraccioli” e 12 salme nella gabella il “passovecchio piccolo”), ducati 300 in denaro contante, duc. 300 in beni mobili, ducati 40 promessi dai fratelli e ducati 100 dalla madre (5). Annui censi, vecchi e nuovi, con i loro ratei non pagati, gravarono sempre più gli eredi. Aloisio Barricellis, al quale era andato il giardino della Pignera, nel 1694 prese in prestito dall’ospedale 235 ducati e grana trenta, impegnando le sue terre (6). Egli doveva anche 10 carlini annui al canonicato di San Nicola. Se Luigi si indebitava così anche i fratelli. Seiano doveva ducati 8 al beneficio di S. Tomaso Apostolo, Alessandro ducati 20 al Pio Monte dei Morti, Mirtillo ducati 19 e grana 25 alla cappella della SS. Trinità. Tutti i fratelli dovevano carlini 6 e mezzo alla cappella del SS. Sacramento ed un terzo di ducati 25 a quella della SS. Trinità (7).
Alla fine del Seicento morì dapprima Alessandro seniore, lasciando erede delle sue porzioni il figlio postumo Alessandro juniore (8), poi Tiberio e Saverio. Nel 1700 ci fu la divisione dei beni mobili, compresi gli oggetti preziosi ed il denaro contante, lasciati da Saverio, che era anche erede di Tiberio, tra la vedova Laura Presterà e i fratelli (9). Parte dei beni e delle quote dell’eredità paterna passarono così ai superstiti Mirtillo, Seyano ed al nipote Alessandro juniore, figlio ed erede di Alessandro seniore, con la condizione che, morendo l’uno senza figli legittimi e naturali, succedesse l’altro (10).
A quel tempo il “palazzo grande” che era appartenuto a Diego Barricellis era abitato dalla vedova Petrucza Sculco e dai figli Seyano, Aloisio e Mirtillo e confinava con il palazzotto “contiguo e attaccato con detto palazzo grande, mediante un pezzo di muro del palazzo della qm. Signora D. Ippolita Suriano”; tale palazzotto era tenuto in fitto dal fisico Domenico Venturi (11). Esso era posto in parrocchia SS. Pietro e Paolo nel luogo detto Li Rivellini presso il convento dei conventuali di San Francesco d’Assisi (ancora alla fine del Settecento il baluardo Marchese era chiamato Li Rivellini o Saracina), le case del fu Gio. Battista Barricellis (12) e quelle del Sig. D. Detio Suriano, via pubblica ed altri confini (13).

Vista laterale

Il palazzo Berlingieri di Crotone.

 

L’ascesa di Mirtillo Barricellis
Mirtillo Barricellis, figlio di Diego, fu eletto dei nobili (1698), mastrogiurato (1703) e sindaco dei nobili (1712/1713). Sposò Sigismonda Pipino che fu figlia di Fabio e d’Antonia Presterà, in prime nozze della stessa, e sorella ed erede di Francesco Pipino, che gli portò una ricca dote e numerosi beni da amministrare, tra i quali il comprensorio di terre detto “Il Giesù” ed alcuni magazzini. Dalla loro unione nacquero Francesca, Maria, Chiara, … . Mirtillo, “vice almirante del mare della paranza di Cotrone e console della nazione regnicola”(14), fu corrispondente ed amico di Domenico Viva di Francesco, orefice, gioielliere e pubblico negoziante napoletano, il quale lo inserì presso i grandi mercanti, facilitandogli l’immissione sul mercato del formaggio pecorino e del grano, che egli produceva o che riusciva ad ammassare nei suoi magazzini di Crotone (15). Ricostituì un po’ alla volta il patrimonio paterno, assorbendo le quote d’eredità possedute dai fratelli, e fece fortuna, praticando il contrabbando di “saje, ogli e grani”. Per le frodi che commetteva, essendo in “nimicitia et odiosità” con i Suriano, fu da questi denunciato alla Regia Camera della Sommaria (16). La “controversia” tra i Suriano ed i Barricellis durerà anni, con violenze ed intimidazioni, denunce e suppliche, dividendo in due fazioni la città (17). Già all’inizio del Settecento aveva quasi ricostituito il patrimonio fondiario lasciato dal padre e, comprando o ereditando le varie quote, era divenuto pieno proprietario delle gabelle Il Passovecchio Grande e Piccolo, L’Antenna, la gabella Facente, La Destra della Torre, La Chiusa … Alla ricerca di denaro da scambiare con i fratelli, per prendere possesso dell’intera eredità paterna, nell’agosto 1700 ottiene ducati 400 all’8% da Marino Bernale e nel novembre dell’anno dopo altri ducati 600 al 6% da Giuseppe Antonio Junta, impegnando alcune gabelle (18). Dopo aver ereditato dai fratelli Tiberio e Saverio, ebbe i beni del fratello Seyano, il quale nel marzo 1704 per l’affetto che nutriva e volendo facilitare il fratello Mirtillo, che stava per sposarsi con la ricca e aristocratica Sigismonda Pipino e mettere su famiglia, seguendo le orme del paterne, gli donava la sua quinta porzione nel territorio detto la Torre degli Schulchi e la sua sesta porzione, che gli spettava sia sui due palazzi sia sui mobili e suppellettili che v’erano (19). Pochi mesi dopo, nel luglio 1705, acquisì in dono dal fratello Luigi il giardino della Pignera e la porzione “sopra i due palazzi siti e posti in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo luogo detto Li Ribellini, uno confine il palazzo del S.r Gio. Battista Barricellis e l’altro confine il palazzo del S.r Domenico Barricellis, via p.ca et altri fini”. Il tutto assieme agli oneri che gravavano la proprietà e cioè ducati 7 annui per capitale di ducati 100 dovuti al capitolo e ducati 16 e grana 45 per capitale di ducati 235 dovuti all’ospedale (20). Poco dopo aumentava i beni, divenendo erede di Francesco Pipino, fratello della moglie (21). Ricomprò parte dei beni a suo tempo ceduti dai Pipino, ricostituendo la proprietà della chiusa di Gesù (22). Nel 1721 i fratelli Saverio, Tiberio, Alessandro seniore e Seiano erano già morti, degli eredi di Diego rimanevano il solo Mirtillo ed il nipote Alessandro iuniore. Essi soli rimasero compadroni del beneficio della SS. ma Trinità della famiglia Barricellis dentro la cattedrale (23). Mirtillo abitava nel suo grande palazzo, già del padre., che confinava con quello portato in dote nel 1719 da Violante Suriano, figlia di Decio, a Cesare Berlingieri e con le case abitate dai Venturi (24).
Ben presto tra i due superstiti, zio e nipote, sorsero aspri dissidi. Alessandro juniore richiese dapprima, nel marzo 1716, allo zio che, come erede del padre e erede in comune con i suoi zii della eredità di Saverio, gli fosse data la sua parte (25). Per far fronte alle richieste del nipote e consolidare la sua proprietà nel comprensorio della torre di Cipolla, Mirtillo nel 1717 vendette il comprensorio di terre dette La Pignera con alberi, viti, pozzo, torre, magazzini, vaglio di fabbrica e portone per ducati 750 a Domenico Junta (26). I litigi tra zio e nipote continuarono con scambio di proteste soprattutto per l’affitto delle terre che ancora avevano in comune. Alessandro accusava lo zio di volerle in fitto o di volerle affittare a prezzi bassi a mandriani che l’avrebbero utilizzate per la sua mandria e Mirtillo di rimando accusava il nipote di esigere prezzi troppo alti, così quasi certamente le terre sarebbero rimaste sfitte (27). Nel 1730 Mirtillo sempre alla ricerca di denaro liquido, per ampliare le sue proprietà ed i suoi traffici, prese in prestito dal Monte dei Morti dell’Operarii pii 400 ducati al 5%, impegnando alcune gabelle (28).
Nel 1733, poiché il nipote Alessandro aveva cominciato a vendere terreni del comprensorio di terre della Torre di Cipolla e, “non contento d’aver dissipato suoi beni proprii, procurava alienare parimenti li beni ereditarii di D. Saverio Barricellis”, sui quali egli vantava dei diritti, si rivolse al Sacro Regio Consiglio. Ottenne così un decreto di nullità delle vendite dei beni ereditari, decreto tuttavia che sarà inefficace, come egli stesso verificherà nel 1741, quando avvenuta la morte del nipote Alessandro, che pur sposato con Francesca Aragona d’Ayerbe (29) non aveva lasciato figli, mancheranno 28 salme di terre aratorie, passate per compra al tesoriere Gio. Domenico Zurlo (30).
Dal catasto onciario del 1743 risulta che Mirtillo Barricellis, nobile patrizio di 64 anni, abitava nel palazzo patrimoniale in parrocchia di S. Pietro e Paolo assieme alla moglie Sigismonda Pipino di 68 anni, alla figlia Chiara di 34 anni, a due serve ed ad un servo. Nello stesso palazzo risiedeva anche il genero Valerio Grimaldi, nobile patrizio di 41 anni, con la moglie Francesca Barricellis di 27 anni e le loro due figlie Agnese e Antonia, di 4 e 3 anni. Un’altra figlia di Mirtillo, Maria, aveva sposato il 3 agosto 1735 Antonio Barricellis, portando una dote di 2400 ducati, dei quali 1000, consegnati nel giorno dell’affido, consistevano in salmate 16 e due terzi di terre nel comprensorio di Cipolla, che saranno mantenute indivise, esigendone Maria l’usufrutto annuale (31). Maria rimase ben presto vedova ed abitava assieme al figlio Pietro di 5 anni ed ad alcuni servi e serve nel vicino palazzo. Il quarto inferiore del palazzo di Mirtillo Barricellis era affittato e vi era in un basso un mulino centimolo (32). Al tempo della compilazione del catasto Mirtillo Barricellis risultava gravato da numerosi censi annui (duc.60 a Pietro Barricellis, duc. 20 al Monte dei Morti, duc. 30 a Caterina Berlingieri, duc. 8 e grana 33 al beneficio dell’annunziata, duc. 1 al convento dell’Osservanti, duc. 1 al canonicato di S. Nicolò, grana 65 alla cappella del SS. Sacramento, duc. 10 e grana 50 a Valerio Grimaldi) e alcuni beni dell’eredità paterna se ne erano andati (il giardino della Pignera, le terre di Spataro ed il palazzotto), conservava tuttavia il palazzo grande, il comprensorio di terre dette Cipolla e 600 pecore. Egli inoltre amministrava la ricca proprietà portatagli dalla moglie che consisteva nel corpo extradotale, pervenutole dall’eredità paterna, detto il giardino “Il Gesù” con torre e magazzini, 5 magazzini, 2 vignali e 2 botteghe per uso di mastri pignatari (33). Tale proprietà passerà ben presto al genero. Valerio Grimaldi infatti oltre ad esigere ducati 30 annui sui beni della suocera per un prestito di ducati 500, anticiperà nel luglio 1744 altri ducati 500, per affrancarli da un capitale dovuto ai Berlingieri (34).

Portale palazzo Berlingieri

Crotone, portale del palazzo Berlingieri.

 

Francesca Barricellis e Valerio Grimaldi
Mirtillo Barricellis morì il 24 agosto 1746 la moglie Sigismonda Pipino lo seguirà il 24 marzo dell’anno dopo (35). Apertosi il testamento di Mirtillo Barricellis “si ritrovò istituita erede universale e particolare” la figlia Francesca. Valerio Grimaldi, marito e legittimo amministratore e generale procuratore di Francesca Barricellis, il 25 settembre 1746, accompagnato dal notaio Pelio Tirioli, si recò nella chiusa di Cipolla e ne prese, a nome e parte della moglie, il vero e reale corporale e pacifico possesso, passeggiando nelle numerose gabelle (La Caracciola, Scerra e Pisciotta, Pisciotta Soprana, Passovecchio Grande e Passovecchio Piccolo, l’Antenna, La Chiusa) e nella torre di Cipolla, formata dalla torre, dal basso e dal vaglio (36). Subentrata legalmente, sul finire di quello stesso anno, Francesca in tutti i beni paterni e materni, la sorella Maria non volle più tenere indivisi e comuni le salmate di terreni che possedeva nel territorio di Cipolla. Perciò le recedette alla sorella e con il loro valore di ducati 1000, uniti agli altri 1400 che doveva conseguire per l’intera dote ottenne dalla sorella le due gabelle Scerra e Pisciotta, corpi divisi e con certi e notissimi confini (37). A Francesca o Ciccia Barricellis Pipino restò il palazzo, situato sempre nel luogo detto Li Rivellini, che lo abitò assieme al marito Valerio Grimaldi. Esso confinava con quello che prima era abitato da Domenico Venturi ed ora da Dionisio Venturi (38). Come erede della madre toccò a Francesca anche la cappella gentilizia con altare dei Pipino, situata nella vicina chiesa di San Francesco d’Assisi dei conventuali (39). I Barricellis avranno così nella chiesa due altari gentilizi: uno dedicato a S. Giovanni Battista e l’altro a San Giuseppe (40). Nel 1780 Valerio Grimaldi amplierà le sue terre ottenendo dall’università un pezzo di terra presso L’Esaro , previo il pagamento di un annuo censo enfiteutico. Terre che aggregò alla tenuta di Giesù e Maria, avuta dalla moglie (41).

Diego Grimaldi
Da Valerio Grimaldi, aggregato nel 1737 al sedile dei nobili di S. Dionisio, e Francesca Barricellis nacquero: Diego, Antonia, Teresa e Sigismonda. Antonia, finito l’anno di noviziato, nel marzo 1754 fece atto di rinuncia e prese il velo nel monastero di S. Chiara col nome di Maria Michela (42). Diego fu sindaco dei nobili (1781/1782), sposò Lucrezia Berlingieri. Come si rileva dal catasto onciario del 1793 era vedovo, aveva 44 anni e due figli, Mirtillo di 22 e Bernardino di 16. Dalla madre aveva ereditato il giardino detto Gesù e Maria con i tre magazzini che vi erano, di cui due erano “diruti”, due vignali, un magazzino e due botteghe nel luogo Li Pignatari. Affittava alcuni membri sotto il suo palazzo e possedeva una salma di terra in località Esare, avuta a censo dall’università, ed una chiusa detta Li Ponticelli, acquistata da Giacomo Aragona. Doveva far celebrare alcune messe per l’anima del padre Mirtillo, della nonna Sigismonda Pipino e di Francesca Otranto Pipino ed in più pagava un censo al beneficio della SS. Trinità, divenuto di iuspatronato della famiglia Berlingieri (43). Non possedeva la Chiusa di Cipolla. Mirtillo Grimaldi (nato il 16 marzo 1770), figlio di Diego e di Lucrezia Berlingieri, sposò nel 1791 Elisabetta Brescia d’Aragona, figlia di Maria Giuseppa D’Aragona e Gio. Battista Brescia.
Da Mirtillo Grimaldi e Elisabetta Brescia d’Aragona nacquero Franceschina, Diego, Carlotta (nata il 21 gennaio 1798) e Gio. Battista. Franceschina fu sposata al signor Gaspare Faraldi di Santa Severina, Diego tolse in moglie la signora Teresa Zurlo, ma dopo pochi mesi di matrimonio, colto da morbo ferale, morì senza prole. Gio. Battista abbracciò lo stato sacerdotale e divenne prete. Carlotta si unì in matrimonio col signor Francesco Piterà di Cutro, da cui nacquero Bettina, Gregorio, Antonio e Raffaele.
Nell’Ottocento i palazzi che erano appartenuti ai Barricellis e dei Grimaldi passarono ai Berlingieri. Di essi risultano proprietari il barone Luigi (1877) ed Annibale. Il largo delli Rivellini si chiamò dapprima largo Suriano poi largo Vittorio Emanuele e quindi Piazza Umberto. Nel 1919 in Piazza Umberto vi erano i palazzi d’Annibale Berlingieri fu Pietro e Anselmo Berlingieri fu Annibale (scuderia e palazzo).

 

Note

1. G. A. Scigliano abitante nella casa di Diego Barricellis, nomina erede universale e particolare il suo “carissimo padrone” e per i molti benefici avuti gli lascia la sua casa palaziata, ANC. 333, 1672, 26.
2. Maone P., Notizie storiche su Belvedere Spinello, Arch. Stor. Cal. Luc. 1962, fasc. I-II, p. 36; Malevitava, ff. 47 – 48.
3. ANC. 336, 1689, 60.
4. ANC. 496, 1704, 9-12.
5. ANC. 338, 1700, 12 –13; 336, 1692, 96 – 99
6. ANC. 659, 1717, 32-33.
7. Acta cit., ff. 88 sgg.
8. Acta cit., f. 121.
9. ANC. 664, 1733, 96.
10. ANC. 913, 1749, 213-214.
11. ANC. 496, 1704, 9-12.
12. Morto ( 11.3.1718) Gio. Battista Barricellis il suo palazzo nel luogo detto Li Rivellini e confinante con quello di Mirtillo Barricellis , stimato del valore di 1800 ducati, passò alla figlia Anna, ANC. 660, 1720, 152-164.
13. ANC. 707, 1718, 51.
14. ANC. 664, 1734, 71.
15. ANC. 660, 1720, 224 -225.
16. Filippo e Bernardino Suriano accusano Mirtillo Barricellis, Gregorio Montalcini e Cesare Berlingieri di contrabbando, ANC. 664, 1733, 63v-64.
17. Alla base dello scontro tra i Suriano ed i Barricellis oltre a motivi di interesse vi era anche il fallimento del matrimonio tra Domenico Barricellis, “costretto malis artibus e per timore della violenza”, e Giuseppa Suriano. Al tentativo di impedirne la nullità da parte del vescovo e del vicario generale, Geronimo Suriano, parente della sposa, i Barricellis rispondono chiamando in aiuto i Montalcini ed i Berlingieri La lite diventa faida e coinvolge la città, divisa in due, con i protagonisti che con atti pubblici, istanze e denuncie si danneggiano e con il clero, i militari, il governatore e la popolazione che parteggiano, ANC. ANC. 664, 1733, 98-99; 764, 1733, 27 – 28.
18. Il 14 gennaio 1706 poiché gli interessi sono troppo elevati estingue i debiti col Bernale e con lo Junta, ottenendo ducati 1000 al 5% da Antonio Pelusio, ipotecando le stesse gabelle, ANC. 667, 1748, 53 –54.
19. ANC. 496, 1704, 9-12.
20. ANC. 497, 1705, 44v-45r.
21. 23.3. 1706, Conto tra Annibale Berlingieri col Mirtillo Barricellis, erede del qm. Francesco Pipino, ANC. 661, 1722, 235.
22. Nel 1719 ricomprò da Duca di Carfizzi dei magazzini che erano stati ceduti anni prima da Francesco Pipino, ANC. 660, 1719, 180-182.
23. Il semplice beneficio della SS. Trinità aveva un capitale di ducati 275, essendo stato affrancato e ritornato in potere dei patroni, Mirtillo ed il nipote, viene da questi consegnato al rettore del beneficio Francesco Lucifero per essere nuovamente impiegato, ANC. 661, 1721, 14v-16.
24. Tra i beni dotali di Violante Suriano vi era il suo palazzo in parrocchia dei SS. Pietro e Paolo confinante con il palazzo di Mirtillo Barricellis, le case dell’eredi di Bernardo Venturi ed il palazzo di Dianora e Elisabetta Cavarretta, ANC. 612, 1719, 50-51. Il palazzo di Geronimo Venturi sito in par. di S. Pietro e Paolo confinava col palazzo di Mirtillo Barricellis e la casa che era stata di Antonio La Piccola , ANC. 662, 1727, 29.
25. ANC. 672, 1716, 4.
26. ANC. 659, 1717, 32 –33.
27. ANC. 661, 1723, 146 –147.
28. ANC. 663, 1730, 48.
29. ANC. 663, 1730, 54.
30. ANC. 913, 1749, 213- 214.
31. ANC. 667, 1747, 19-20.
32. Catasto Onciario Cotrone 1743, ff. 152, 190, 204-205.
33. Catasto cit. f. 152.
34. ANC. 666, 1744, 45-46.
35. ANC. 667, 1747, 18-19.
36. ANC. 667, 1746, 153.
37. ANC. 667, 1747, 19-23.
38. Valerio Grimaldi prende in prestito dal Capitolo duc. 134 al 5%, ANC. 917, 1771, 60.
39. ANC. 912, 1747, 121- 124.
40. Nota delle chiese e luoghi pii, Cotrone 1777, AVC.
41. ANC. 1590, 1780, 8-12.
42. ANC. 855, 1752, 37-40; 1266, 1753, 51-54; 1266, 1754, 66-69.
43. Catasto Onciario Cotrone, 1793, ff. 32v- 33v.

– Appendice –

Inventario del palazzo di Diego Barricellis (1689)

Mobili del Camerino. Una trabacca di ferro con due materazzi di bordata. Quattro coscina della medesima dui grandi e dui piccoli. Una coperta di filo e bambace lavorata bianca. Li quattro parti del mondo di carta reale stampate. Un quatro con l’imagine della Madonna della Scavonia con cornice dorata. Un altro con la Madalena con cornice dorata. Un altro con Santa Caterina con cornice dorata. Un altro con la Madonna d’Itria con cornice dorata. Un altro con San Gerolamo con cornice dorata. Un altro col Crocefisso con cornice dorata. Un baldacchino cramosino recamato. Un crocefisso con la croce et il piede d’ebano d’ottone indorato. Dui quatri di frutti con cornice dorata piccoli. Dui quatretti piccoli sopra rame. Setti quatretti di fiori sopra vetro con cornice di talco. Dodici quatretti ad ottangolo con cornicetti semplici. Dui quatretti sopra rame. Sei quatretti di cartone lavorati sopra con talco. Dieci Bambinelli di cera con loro case di vetro. Quattro ramaglietti di fiori di talco con loro vasi di vetro. Un scrittorio d’ebano serpentino con suo piede di legno. Tre giarre di christallo et un reliquiaretto di vetro. Un panno di cannavaccio di Genova con passamani d’oro intorno. Un crocefisso d’avorio con sua croce d’ebano. Dui reliquiarii piccoli. Tridici palli di pietra di Cimigliano con loro piedi. Un specchio mezano, tre Buccheri di Portogallo, e dui vasetti di Faienza di Genova. Un piede di candeliere di noce lavorato. Un inginocchiaturo con dui coscini di velluto verde con fiocchi di seta. Una boffetta di noce con il patino di damasco usato. Quaranta uno pezzi di libri fra grandi e piccoli di belle lettere. Uno portero piccolo di raso rigato falso. Una saiola venetiana. Una scopetta et un fodesco et una spada con guardia lavorata.
Robbe della sala di sopra. Uno banco con il trucco con suoi pedi di castagna. Un scudo di armi sopra tela usato. Sei ritratti grandi. Tre ritratti di mezo corpo. Un paro di boffette di noce. Un piede di brasciera di noce con sua conca di rame. Dui casciette ordinarie con due cortine una di filo tinta et un’altra simile. Un lampione di vetro.Una statela mezana con bilancia pendente di rame. Un bagulo dove vi sta riposto l’argento. Una patiglia di alcantari di noce per reponerci vestiti dentro. Un vestito alla spagnola di tensatiello undato a colore di oliva concia guarnito con bottoni d’argento. Un vestito nero di velluto riccio sopra riccio usato. Una sciamberga di felba nera nova foderato di armosino undato muscato. Una tracolla coverta di passamano di seta nera e con frangi della med.ma. Cinque palmi di felba nera nova. Uno imboglietto di passamano di oro usato. Una calsetta di seta bianca nova. Dui capelli uno di raso et un altro di tersanello vecchio. Dui para di guanti novi. Una sorvatta con pizzillo nero. Sei quinterni di carta. Una pettinera di vacchetta di fiandra fodarata di velluto carmuscino et frisata di argento con un spechino e dui pettini. Un vestito di tensanello rigato vecchio. Uno gioppone di lamia di argento usato. Un ferriolo di tersanello usato. Una marsina di armosino undato nero con bottoni di argento. Un paro di calsoni di felba moscata undata. Un vestito di velluto riccio sopra riccio con maniche di raso usate. Una tracolla di armosino undata moscata vecchia. Una casacca di tabi undata nera. Un cappotto di camillone novo fodarato di saia muscata con le fascie di felba moscata quarnito con bottoni grossi di argento. Vintuno canne et preze di tersanello negro in dui pezzi. Un scapizzo di ciarmirlotto colorato. Uno paro di sopra maniche di taffità nero usato. Dui para calzetti di filo bianchi usati una tovaglia di seta usata.. Uno schiapizo di saia di quattro palmi nova. Quattro tremasti novi con bottoni di argento. Una abalice di vacchetta con cardelli e catinetti di ferro. Una abalice usata d’nansi cavallo con lacci capricciola. Un paro di tappini di velluto e un paro di scarpi di vacchetta. Un schiachiero di radica di agliastro scorniciato con suoi schiacchi.Uno sopratodo di ciamilotto vecchio fodarato di schiarlata usata. Un vestito di panno nero vecchio. Un cappotto di laniglia fasciato della medema. Un ferriolo di panno bianco vecchio. Un ferriolo di panno di padoa nero usato. Uno capello di lana vecchio e dui gunigli di raso usati. Uno vestito di donna di tersanello undato oliva concia guarnito di rizziglia di argento. Un altro vestito di donna di lamia di argento guarnito di rizziglia di argento. Un sottanello di tersanello torchino usato garnito di rizzigli di argento a quattro. Uno panno di vattiare di lana di argento torchino garnito di rizzigli di argento. Un altro panno di felba colorata con il fiocchio guarnito di passamano di oro all’antica. Una fascia di mezo damasco usata. Una fascia torchiana nova di imbroccato. Una cinta di seta nova e dui pari di maniche. Un mazzo e mezo di cordunne et un pezzo e mezo di sola. Una tracolla di zigrino falso e un pendente vecchio. Due molette di appogio di ebano. Quattro bagugli usati grandi. Una cortina bianca usata. Dudici canni di tela alli venti in tocco. Dudici canni di tavagliuli in tocco. Sei para di lenzole nove cinque semplici e uno con pizzilli. Uno fadale per far la barba con pizzilli. Cinque para di sopra coscini tre grandi e dui piccoli. Un calsoletto di tabbacco usato. Dui tovagli di seta una nova e un’altra usata. Una di damasco giallo fasciata di asprolino. Quattro porteri dui di damasco falsi e dui di tela di porta nova.. Dieci salvietti usati e quindici novi.Quattro tovagli di faccia novi. Un tocco di salvietti. Sei tovagli di faccia in tocco. Dui tovagle di tavola. Dieci servietti in tocco. Novi tovagle di faccia grossi. Un tocco di tovagli di tavola. Tre faccia di matarazzi in tocco. Dui fiaschi di campagna di stagna e una cantimplora di rame. Dui spatini vecchi di creato e dui ferri porteri per chiodi.
Robbe della anticamera di sopra.Dui quadri grandi con cornice dorata. Un S. Francesco e una S. Caterina con cornice dorata. Un Eccehomo con cornice ordinaria dorata. Dui quadri di frutti con cornice ordinaria dorata.Cinque quadretti con cornice di nocella. Dui para di specchi grandi. Dui scrittori di tartuca uno più grande del altro. Una scrivania di ebano. Dui cassetti di vetro con frutti di cera dentro. Un vascelluccio di legno per sopra scrittori. Otto palli di vetro con loro piedi per sopra scrittori. Un scarabatto di vetro con la sua boffetta di pietra di Cimigliano. Vi sta dentro. Un vacile e dui sottocoppe, dieci giarre di cristallo. Un altro scarabatto con sua boffetta di pietra di Cimigliano. Vi sta dentro. Un officio della settimana S.ta con fibie di argento. Un altro officio della Madonna con fibbie d’argento. Una forbica con maniche e varole di argento. Una bussuletta , due muschere e tre occhialuretti. Un cannochiale di pelle, un specchio a libretto, un tempirino con manico d’osso. Una tabbachera di tartuca ncrastata di matre perla. Un paro di paternosti con catinetti e midaglie di argento. Quattro scatole di sapunetti e certe pochi pastiglie per la brasera. Una casa di occhiale di zigrina con uno para di occhiale. Un orologetto a campana et a mustra. Una pippa due scatolette una con sorbetta e l’altra con confettura bianca. Undici barattoli di conserva. Una ampoletta ordinaria. Una poffetta di noce lavorata con radica d’agliastro. Due cassetti di cristallo con dui bambinelli dentro. Otto seggie di coero, una spallera di vacchetta e una spinetta. Tre cebie di ferro filato usati, una grande e dui piccoli Una boffetta di ebano con tiraturi dupplicati. Trenta pezzi di libri di legge. Un colaturo, un rinaloro e pinnaloro d’ottone un sigillo di azzaro. Un quadretto di seta stampato con cornice di legno tento.Quattro cantimplore una di stagno e l’altra di vetro. Una casetta con fiaschetti di vetro per giacciare. Dui candileri di ottone con forbic. Un fiasco di vetro impagliato, dui orinali di vetro e una siringa di stagno. Trentadui pezzi fra cristalli e vitri e dieci lastri sani et altri rutti. Una stadela piccola e un mortaro e un pestone di pronzo. Sissantadui piatti grandi mezani e piccoli. Un bocale e dui bacile di faienza per lavare e cinque altri vasi.
Nota delle robbe che stanno nella camera di sopra. Una trabbacca con due capizzari di ferro con dui matarazzi usati. Dui quadri uno con S. Domenico e l’altro con la Concettione con cornice dorata. Un quadro grande con la figura di morte. Un quadretto piccolo con cornice dorata. Un altro più piccolo con cornice nera. Un baldachino di mezo damasco usato con crocefisso di ottone. Un boffettino di castagna con piede di noce nova. Un altro più piccolo per letto. Un piede di bacile di noce lavorato. Dui capifochi una cocchiara una molletta e uno soffiotto di ferro. Un vaso di rame per fare lacqua calda. Un specchio mezano e dui ferri di portiero.
Robbe della camera più dentro. Un quadro con la Madonna del Capo con l’annanti cona di taffita usata. Dudici quadretti ad ottangolo usati. Quattro seggi di paglia et un scalda letto di rame. Una cantinetta con suoi fiaschi di vetro. Una boffetta di noce usata e una cascia con diversi ferramenti. Un lampiero di ferro co la lampa di vetro.
Robbe della sala di abasso. Dui boffetti di noce usati e un scanno per sedere novo. Quattro cascie a scanno con visti vecchi dentro.Un armiero con dui archibusci un todaro et una scopetta e un spadino vecchio. Tre ritratti vecchi dui seggi di coero e cinqui di pagla usati. Due cantinette una piena e laltra con due fiasche. Nel stipo del muro vi sono quattro cantimplore di vetro. Tre imbuti una garraffa et una meza e un imbutillo di rame. Un crocco di ferro, una gaccia et un runciglio et un martello di mula. Un brigliozzo una capizza e un campanello usati per mula.Una tassa di faienza con un bicchiero di cristallo. Dui mezi tumula ferrati napolitani. Dui ferra di portieri con loro chiodi. Nella arcovia vi sono dui scanni con dui matarazzi uno di lana pecorina e l’altro di lana comune per servitio di creato. Un canestro usato con servietti usuali vecchi. Un limbicco mezano di rame.
Nella anticamera di abasso. Una lettera nova con matarazzi et una coperta di bambace. Dui coscini un paro di lensola un sproviero a doi mezini usati. Un altra lettera usata con dui matarazzi e una coperta bianca usata. Dui coscina un paro di lenzola e un sproviero a dui mezini usati. Una cascia quadra di chiuppo vi sono dentro due cutre una vecchia una nova. Quattro coperte di bambace usate. Un camiso con l’amitto di urlettone novo guarnito di pizzilli. Un altra cascia di meza tavola vi sono dentro un pezzo di dobretto e dui pezzi di tela di tre canni incirca. Un’altra cascia grande vi sta dentro quattro sprovieri bianchi e dui tinti per servitio di creato. Una cascia di tutta tavola con tre t.a di fave e una capesa di nzogna. Tre casciotte due vacoe et una con mutande uscuali. Una cascia grande nova vi sono dentro cinque para di lensola fra vecchie e nove per creati. Setti para di lensola fra vecchie e nove. Diciotto selvietti tre tovaglie di tavola e cinque tuvagli di faccia usuali. Dieci canni di tela fina e dui grosse e cinqui ristratti di filato. Un riposto di nocella con pane dentro. Due boffetta ordinaria con una cantinetta di sopra e sotto un fornello di rame. Dui quatri grandi e dui piccoli e un specchio mezano.
Robbe della camera di abasso … lettere vecchie con sei matarazzi e sei coscina. Due portieri e tre coperte bianche e cinqui coperti per creato. Una cascia vi sta dentro 8 ristatti di filato 4 pisi di lino ntorchiati tovaglie di tavola vecchi. Un cascione con caniglia e dieci suppressati e quattro limbe.Una cascia con 8 sacchi vacanti. Una cascia di chioppo con dui cantara e mezo di ruttame meno dui rotola. Dui bagulotti vecchi con dui tovagli di pane. Dentro il stipo di sotto la sala vi sono 11 scope e un poco di sale….vasi di creta novi et usati per uso di cocina. Un palo di ferro tre maijlle una piccola e due grandi. Tre coiva, dui affettaturi, dui cardi e dui coffiaturi grandi e dui piccoli. Dui sportoni di verga.
Nella dispensola. Sette giarre una con oglio un’altra con mele e l’altre vacoe. Cinque para di casicavalli e quattro cugnotti vacoi e resti di agli.
Nella Loggetta Vi sono tre giarre di acqua un vocale di rame e un vasile per lavare. Tre barile di acqua dui grandi e uno piccolo. Una cascia vecchia per uso di cucina.
Nella camera della cocina vi sono. Una lettera con tre scanni dui coperti di lana usate e un matarazzo di lana comune. Quattro caldare una grande e due mezane et una piccola. Due conche di rame due stanate tre tijelle con loro coperte di rame. Tre frissure una di rame e dui di ferro. Quattro tripodi due gradiglie sei spedi et un mortaro di pronzo con pistoni. Dui cocchiare e una paletta di ferro. Un coppo una caccia pisce e una caccia carne e un cortellaccio di ferro. Dui mortaij di marmo dui grattacasci e dui cagnefochi di ferro. Un reposto di tavola vi sono vinti piatti e altri vasi per uso di cocina. Un paro di boffetti usati per servitio di cocina.
Robbe che stanno nel cellaro………..Dieci bolli fra grandi e piccoli dui tensalori dui qudruti. Sei barili quattro sporti per servitio di vendemmia.
Nel magazeno dabasso vi sono. Setti cascie e meza di lastri e tre mazzi di più. Tre cascioni uno grande e dui mezani. Un poco di orgio quattro pezzi di salato e quattro indugli. Nel catoio vi sono legni e zopponi. Nella stalla vi è un cavallo dui imbasti un guarnito et altro sguarnito.
Nota delle robbe di oro che stanno dentro un baguletto di ebano. Una catena di oro con settanta maglie. Una collana con settanta smiraldi et il Santino del petto. Una fiannacha di oro a pezzi con perle pendenti. Un gioiello di testa con un santino in mezo. Un altro simile con perle intorno. Un lazzo di perle con migliuzzi di oro. Dui para di pendenti piccoli. Una fede tutta di oro grande. Una rosa con una pietra rossa in mezo. Dui nizzi di argento indorati con una torchinella di oro. Una corona di ambra e dui para di bottoni di oro.
Nota dell’argento netto. Un bacile di barba con una bussuletta di sapone. Due sottocoppe. Un bacile da lavare con un bocale. Due candaleri con forbice. Una pipera, salera e zuccarera. Uno sicchietto, due biccheri, un vaso d’acqua di fiori et un vaso per bevere. Una fruttera dieci brocche dieci cocchiare e due cocchiaroni.
Argento con ferro. Un spadino. Una cortella con manica gapa e varola d’argento. Dodici cortelli con manichi d’argento. Un cortello e forcina grande da trinciare con maniche d’argento. Un abitino con la Madonna del Carmine. Un cannolo per metterci tabacco in corda d’argento. Un paro di fibie per taccaglie et un paro d’occhiale con il giro d’argento. Una tabacchera d’argento indorata et lavorata. Un paro di ferra di corrija d’argento. Un manico di scopettina d’argento lavorata.

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    • Pino RENDE

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