Il palazzo dei Messina (e quello dei Duarte) nel piano del regio castello

palazzo Messina

Crotone, palazzo Messina-Duarte.

I Messina o De Messina sono una antica famiglia di Crotone, caratterizzata dalla presenza di molti mastri muratori, di mastri fabbricatori e di religiosi.

I De Messina
Il mastro Minico de Messina de Cotrone nel novembre 1600 vinse l’appalto per la costruzione della regia torre marittima del Marrello in località Nao, iniziandone anche lo scavo e le fondamenta. Minico partecipò anche ai lavori di fortificazione della città (1603-1630). Durante il Seicento operano i mastri Gio. Andrea (1663 –1679) e Gioseppe (1667 –1681), esperti nella costruzione e nella stima di edifici civili. Nel Settecento sono attivi i mastri Antonino (1702), Isidoro (1702), Omobono (1722), Bruno (1743), Bonomo (1743), Domenico (1743), Michele (partecipò alla costruzione della torre di guardia o fortino a Capo Rizzuto, 1755) e Dionisio (1759). All’inizio del Settecento i Messina esercitarono uffici pubblici importanti. Leonardo e Salvatore furono sostituto cassiere e vicesecreto del fondaco e della dogana di Crotone (1715 –1718). Tra coloro che intrapresero la carriera ecclesiastica ricordiamo Onofrio (1699-1720), Epifanio (1720), Felice (economo della mensa vescovile, 1756, tesoriere, 1761, decano, 1767), Domenico (canonico di S. Sofia,1720), Gio. Giacomo (1743), Giacinto (1750), Michele (parroco di S. Veneranda ed Anastasia,1777, arcidiacono,1793), Gabriele (parroco di S. Maria, 1807), Paolo (decano, 1853), Pasquale (canonico, 1860). I Messina furono rettori del semplice beneficio della famiglia Mazzulla intitolato a San Michele Arcangelo con Salvatore (1699) e Epifanio (1720) e rettori del monte Mazzula con Giacinto (1777). Elisabetta e Luisa Messina, figlie di Salvatore, entrarono nel monastero di Santa Maria Maddalena di Squillace (1732). Tra i personaggi di una certa rilevanza ricordiamo Giovanni, soldato naturale controrivoluzionario armato dall’università di Crotone, che marciò verso Napoli con il capitano Muzio Lucifero (1647), il dottore fisico e medico Antonino (1733-1743), Isidoro e Michele, il primo fu artigliere del regio castello (1707) ed il secondo sergente dell’artiglieria della città (1770) e alfiere (1793), Gennaro, sindaco del popolo (1764/1765).

I De Messina nel Seicento e nel Settecento
Alla metà del Seicento troviamo i fratelli Carolo, Jo Andrea, Josepho, Antonino e Jacintho de Messina. Carolo fu mercante e speculatore ed abitò in parrocchia di Santa Veneranda; Jo. Andrea, Josepho e Antonino furono mastri muratori e Jacintho fu un pubblico mercante ed abitò in parrocchia del SS. Salvatore. Alla fine del Seicento abbiamo il mastro Giuseppe, il mercante Giacinto, Luca (al quale spettava di nominare il rettore del beneficio di S. Michele Arcangelo) e la famiglia composta dai fratelli Felice, Leonardo e Gio. Giacomo e dalla madre vedova Laura Antonia Thesorieri. Nei primi anni del Settecento tra le famiglie dei Messina si distingue quella composta da Salvatore, fratello del sacerdote Epifanio, e dai figli Luca, Teresa, Aloisia, Giuseppe, Elisabetta, Carlo, Francesco e Gio. Domenico. Essa abita in un palazzo “con più e diverse camere superiori e inferiori, loggetta di fabrica, astrachello e altre comodità” in parrocchia di Santa Veneranda “frontespitio alla muraglia e regio castello”. Un’altra famiglia è formata dai discendenti di Giacinto, abitanti in parrocchia del SS. Salvatore al “largo del castello”. Alla metà del Settecento abbiamo in parrocchia di Santa Veneranda: la famiglia di Bonomo Messina, mastro fabricatore, che abita con la moglie Antonina Terranova e con i figli Bruno (fabbricatore), Michele (mastro), Giuseppe, Gennaro, Dionisio e Teresa; la famiglia di Gennaro Messina (senza applicazione) che abita con la madre Isabella Rogano, vedova di Leonardo Messina, e con i fratelli Bruno (chierico), Felice (sacerdote) e le sorelle Antonia, Francesca, Catarina e Vittoria; la famiglia formata dal nobile vivente Luca, che abita con la moglie Antonia Mirielli e con i figli il suddiacono Salvatore, Francesco Saverio e con la figlia Anna ed i fratelli Giuseppe (sacerdote), Francesco (scolaro) e Gio. Domenico (novizio dell’ordine cartusiano). In parrocchia di Santa Maria Prothospatariis: la famiglia del manipolo di fabricatore Domenico che vive con la moglie Catarina Papaleo e con i figli Francesca, Antonia, Vincenzo, Dionisio Gio. Simone (fatigatore di campagna), Francesco Antonio (procreato con altra moglie e molinaro) e Anna Pirollo , moglie di Francesco Antonio; la famiglia del muratore Michele che abita con la moglie Antonia Petrolillo e con la figlia Ippolita; la famiglia del massaro Pietro che abita con la moglie Paola Asturelli e con i figli Onofrio (massaro), Gregorio e Laura. In parrocchia del SS. Salvatore: la famiglia del massaro Bonaventura, composta dalla moglie Rosa di Vennera e dai figli Gabriele, Elena e Barbera e dal fratello Gio. Battista; la famiglia del vaticale Giuseppe, composta dalla moglie Elisabetta Jannice e dai figli Muzio, Domenico, Nicola, Vincenzo, Laura e Catarina Rosa; la famiglia del dottore fisico Antonino che abita con la madre vedova Carmena Rizzuto con i fratelli Gio. Giacomo (sacerdote), Michele (diacono) e Carlo e con le sorelle Teodora, Catarina e Anna; la famiglia di Marzio (scolaro) che abita con lo zio Giacinto (sacerdote) ed i fratelli Vincenzo e Gio. Pietro.

Dalle case dei Mazzulla al palazzo dei De Messina
Il sei febbraio 1671 i coniugi indebitati Vittoria Berlingieri ed il feudatario di Valle di Pirrotta, Cristofaro Pallone, vendevano una continenza di case palaziate “consistente in più membri superiori e inferiori”, posta in parrocchia del SS. Salvatore “facci fronte la porta del regio castello e confinante con la casa del chierico Giovanni Francesco Mazzulla. L’acquirente fu il tenente del regio castello Giovanni Duarte di Madrid, “officiale della Regia Scrivania di Ratione della città, presidio e castello di Cotrone” (1). Tali case provenivano dall’eredità materna e paterna ed erano state portate in dote da Vittoria Berlingieri al Pallone con patto espresso che egli potesse venderle per togliere alcuni debiti che gravavano i suoi beni. Poiché tali case avevano bisogno di essere riparate “sia di fabriche come di trava et tavole” ed i coniugi non avevano soldi sufficienti per il loro risanamento , esse furono fatte apprezzare dai mastri fabricatori Giuseppe e Gio. Andrea Messina, valutate e vendute per ducati 280 (2). Alla fine del Seicento le case che erano appartenute al Mazzulla (3) erano passate a Giacinto Messina mentre quelle di Giovanni Duarte erano abitate dal tesoriere Francesco e dal fratello Pietro Duarte. Questi ultimi infatti risultano proprietari del giardino di Maccuditi, della gabella “La Conicella” e di un palazzo in parrocchia del SS. Salvatore, confinante con le case di Giacinto Messina (4).
Durante i primi anni del Settecento il palazzo dei Duarte rimase ai due fratelli, quello di Giacinto Messina, che confinava con le case di Laura Antonia Fernandes, Aurelio e Mattia Asturi (5) e con il palazzo dei Duarte, passò per morte di Giacinto ai figli Lonardo, Gio. Pietro, Nicola e Gio. Francesco. Tale situazione è resa evidente da un atto notarile di quegli anni.
Nel 1704 Gio. Pietro ed i fratelli Lonardo, il chierico Nicola e Gio. Francesco ottennero dal Primiceriato un prestito di ducati 100 all’otto per cento, ipotecando tutti i loro beni costituiti da una continenza di vigne con giardino in località Lampusa e dal loro palazzo, situato nel luogo detto il piano del regio castello e confinante con quello dei Duarte. Dopo poco Gio. Pietro andò ad abitare a Napoli ed in altri luoghi lontani da Crotone. Egli si unì con Agnesa Crisafulli e nacquero Giacinto e Giuseppe. Giacinto intraprese la carriera religiosa mentre il fratello Giuseppe si unì con Eugenia Papara ma ben presto morì, lasciando i figli Marzio, Vincenzo, Gio. Pietro, Ferdinando e Agnese. Passarono alcuni anni e troviamo a Crotone il sacerdote Giacinto Messina, figlio ed erede di Gio. Pietro, e zio tutore e curatore di Marzio, Vincenzo e Gio. Battista, Ferdinando e Agnese Messina, figli ed eredi di Giuseppe Messina, fratello di Giacinto e parimenti figlio e coerede di Gio. Pietro, il quale era ritornato ad abitare nel palazzo dei Messina dove, morto Lonardo, Nicola e Gio. Francesco, erano rimasti i fratelli Bonaventura e Gio. Battista Messina, figli ed eredi di Lonardo. I superstiti per un po’ di tempo abitarono comunemente il palazzo poi essendo sorte fra di essi delle discordie decisero bonariamente la divisione. Così il 21 dicembre 1741 davanti al notaio Pelio Tirioli si presentavano Giacinto Messina, rappresentante anche i nipoti Marzio, Vincenzo, Gio. Pietro, Ferdinando ed Agnesa Messina, ed i fratelli Bonaventura e Gio. Battista Messina i quali decidevano la spartizione del palazzo (6). Trovato poi che su di esso gravava ancora l’annuo censo all’otto %, dovuto al primiceriato, decisero nell’agosto 1743 di affrancarlo e perciò presero in prestito cento ducati al 5 % dal Pio Monte dei Morti della congregazione dell’Immacolata Concezione gravando ancora, ma in maniera minore, il loro palazzo che era costituito da cinque camere superiori, cortile, scala di pietra, cisterna, bassamenti per grani. Il palazzo confinava ancora con il palazzo dei Duarte che dal cantore Francesco era passato al nobile Giovanni (7).
Giovanni Duarte, che nel 1735 era stato ammesso al sedile dei nobili di S. Dionisio, nel 1743 aveva 45 anni e abitava nel palazzo accanto a quello dei Messina con la sorella quarantenne Laura, la cugina vedova Costanza Terranova e due servi. Possedeva oltre alla sua abitazione, una chiusa con vigne , terre seminatorie e giardino e due vignali (8).
Il vicino palazzo da Giacinto Messina era prima passato ai figli Gio. Pietro, Nicola, Gio Francesco e Lonardo ed ora era degli eredi (9). Nel palazzo Messina, in un basso del quale vi era un mulino centimolo, abitavano in comune il sacerdote Giacinto di 35 anni, figlio dei furono Gio. Pietro e Agnesa Grisafulli, con i suoi nipoti Marzio, scolaro quattordicenne, Vincenzo e Gio. Pietro, rispettivamente di otto e cinque anni, figli del fu Giuseppe Messina. Sempre nello stesso palazzo abitava la famiglia del quarantottenne massaro Bonaventura, figlio ed erede di Lonardo. Quest’ultima era composta dalla moglie Rosa di Vennera di 35 anni, dai figli Gabriele e Leonardo, rispettivamente di 9 e 7 anni, dalle figlie Elena e Barbera e dal fratello Gio. Battista di 45 anni.. In un’altra abitazione vicina dimorava il dottore fisico Antonio di 33 anni assieme alla madre vedova Carmena Rizzuto, ai fratelli il sacerdote Gio. Giacomo di 35 anni, il diacono Michele di 23 anni, Carlo di 30 anni e le sorelle Teodora, Catarina e Anna (10).

Ampliamento del palazzo
Nel 1755 Gio. Pietro e Ferdinando Messina, fratelli e nipoti del reverendo Giacinto e di Marzio Messina, volevano fabbricare ed elevare due camere sopra le due che possedevano. Le camere erano “attaccate ed unite con quelle dei fratelli il Reverendo canonico Gio. Giacomo, il fisico Antonio e Carlo Messina e con quelle di Gio. Battista e Bonaventura Messina” e confinavano con quelle di Giovanni Duarte e della sorella Laura. “Li divide un muro comune, quello a cui dalla parte de Sig.ri Duarte è appoggiata alla scala, che s’ascende alle di loro camere, e dall’altra parte alla loggia scoverta dei Sig.ri Messina, per lo che detto muro divisorio per la metà nella quale è attaccata la scala dei Duarte è tutta intiera de’ medemi e l’altra parte che attacca al vignano, seu loggia dei Messina è comune”. I Duarte si opposero alla nuova costruzione in quanto essa avrebbe privato la vista del mare e dei monti alla loro camera superiore e alla loro loggia. Perciò Laura Duarte, in quanto persona privilegiata, elesse per suo foro competente la Regia Udienza di Catanzaro ed ottenne che i Messina non potessero innovare sotto pena della demolizione e della carcerazione degli operai e dei mastri muratori. Trasmessi tali atti alla Regia Corte di Crotone e da questa notificati ai Messina, questi cercarono tramite amici di raggiungere un accordo amichevole con i potenti vicini, cosa che avvenne in quello stesso anno (11).
Negli anni seguenti la situazione rimase inalterata. Giovanni e Laura Duarte ottennero dalla signora Caterina Palmieri, vedova di Pompeo Catalano, proprietaria di un vicino magazzino, il permesso “dell’immissione d’acqua nel stillicidio” nella cisterna del loro palazzo (12).

Ultime vicende
Alla fine del Settecento troviamo che il palazzo dei Messina al largo del castello è abitato dagli eredi di Giuseppe Messina figlio del fu Marzio, i quali affittavano il quarto di sopra a Giuseppe Rugiero, da Leonardo Messina di 57 anni con il figlio Giuseppe Maria di 24 anni, il quale abitava nel quarto del palazzo che aveva comprato dall’alfiere Michele Messina e dall’alfiere Michele Messina di 73 anni che abitava nel quarto di sopra del palazzo ed affittava l’altro quarto. Leonardo ed il figlio Giuseppe Maria possedevano un mulino, una casa vicino al palazzo, quattro magazzini al Fosso, due vigne, una gabella e numerosi bovi aratori, giovenchi di prima doma e vacche di frutto. L’alfiere Michele Messina era proprietario di un mulino, di due botteghe, due magazzini, due gabelle, alcune case vicino al palazzo, alcuni buoi aratori e giovenchi di prima doma (13). I Messina continuavano ad abitare il palazzo degli avi, non così i Duarte. Con la morte di Giovanni Duarte i beni passavano agli eredi, i Soda, venendo meno la presenza dei Duarte a Crotone (14).
Durante l’Ottocento i Messina continuarono ad abitare ed ad essere proprietari di gran parte delle case, che si affacciavano al largo del castello (15).

 

Note

1. Il signifero o alfiere Jo. Duarte aveva sposato nel 1651 Laura de Vite, figlia di Nicolò Maria e di Elena Manfredi, ANC. 229, (14.1.1651); 334, 1679, 33.
2. ANC. 253, 1671, 18 –19; 253, 1674, 19.
3. Giovanni Francesco Mazzulla fondò un monte di maritaggi in modo da dare a tutte le ragazze delle famiglie Mazzulla e Messina, sia di parte maschile che femminile, una dote di ducati 100. I ragazzi delle due linee, di buona indole e capacità, che avevano intenzione di studiare, ricevevano per 4 anni ducati 40 all’anno. Se poi avevano intenzione di conseguire la laurea del dottorato e quindi dovevano assentarsi, avevano diritto a 70 ducati. Se vi erano ragazze nubili e ragazzi laureandi, venivano preferiti quest’ultimi, Acta cit., f.63.
4. La chiesa della SS. ma Annunciazione possedeva un censo un annuo censo di ducati 5 e tari 3 per capitale di ducati 70 “sopra il giardino di Maccuditi e la gabella detta la conicella hoggi l’uno e l’altro giardino e vigne con terreno vacante e torre del tes.ro Francesco e D. Pietro Duarte fratelli e di più sopra il palazzo delli med.mi Duarte nella parrocchia del SS.mo Salvatore confine le case di Giacinto Messina”, Acta cit., f. 162.
5. Acta cit., f.121v.
6. ANC. 666, 1741, 174.
7. ANC. 1063, 1743, 43-46.
8. Catasto Onciario Cotrone, 1743, f. 112.
9. Il Reverendo Giacinto De Messina ed i nipoti Marzio, Vincenzo, Gio. Batt.a , Ferdinando e Agnesa, figli del fu Giuseppe Messina possedevano un palazzo che era stato dell’avo Giacinto De Messina, confinante con la casa di Francesco Duarte, cantore della cattedrale, ANC. 666, 1741, 174.
10. Catasto Onciario cit., ff. 20, 29, 158.
11. ANC. 1125, 1755, 119 –120.
12. Nel febbraio 1761 Antonio Barbiero compera da Caterina Palmieri un magazzino per conservare grano e vettovaglie, situato in parrocchia del SS. Salvatore e confinante da una parte con la sua casa. Tale magazzino era sottoposto “alla servitù reale dell’immissione d’acqua nel stillicidio nella cisterna del palazzo di Giovanni e Laura Duarte”. Servitù che era stata concessa dalla stessa Palmieri ai Duarte, ANC. 915, 1761, 63 –64.
13. Catasto Onciario, Cotrone 1793, ff. 44v, 99, 101.
14. Nel 1793 Domenico Soda aveva 24 anni ed il fratello Dionisio 18, Catasto Onciario, Cotrone, 1793, ff. 31-32, 147, 184v.
15. Genio Militare. Divisione di Messina. Piano illustrativo della cinta e del castello della città di Cotrone, anno 1872.

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