Il Palazzo dei Suriano alla Giudecca a Crotone

Suriano arme due

Arme dei Suriano: “Di verde, a due pali d’argento, ordinati in banda verso la punta con la fascia in divisa di azzurro, attraversante sul tutto” (Nola Molise G.B., Cronica …, 1649).

Il palazzo è situato in via Giuseppe Suriano all’incrocio con via media sez. Pescheria.

Domenico Suriano
Annibale figlio primogenito di Gio Dionisio Suriano e della sua prima moglie Vittoria Mangione ebbe dal padre il feudo della Garrubba e beni allodiali (ANC. 229, 1655, 144). Annibale Suriano abitò in parrocchia di S. Maria Prothospatariis, si sposò con Luccia de Nobile e morì nel 1669.
Domenico Suriano (seniore), figlio di Annibale (seniore), il 27 marzo 1663 per atto del notaio Gioseppe Lauretta acquistò per ducati 900 da Gioseppe Mangione una continenza di case palaziate, consistenti in più e diversi membri con pozzo e cortile, situate in parrocchia di Santa Maria de Prothospatariis nel luogo detto “la Judeca” (ANC. 312, 1666, 148 – 149).
Domenico (seniore) ereditò, alla morte del padre, il feudo della Garrubba ed altri beni.
Da Domenico (seniore) nacquero Antonio, Domenico (iuniore) e Annibale (iuniore). Il primogenito Antonio abiterà nella casa in parrocchia di S. Maria Prothospatariis, che fu del suo avo Annibale (ANC. 1330, 1782, 27 – 37), subentrerà nel feudo e nei beni paterni per morte del padre Domenico, avvenuta nel 1670. Il tutto passerà in seguito per rivendica ad Annibale, figlio di Antonio. Annibale sposò Costanza Sculco, figlia di Bernardo, barone di Montespinello. Ereditò Anna Suriano, figlia ed erede di Annibale, per morte di costui avvenuta nel 1714 (ANC. 659, 1716, 39).

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Crotone, palazzo Suriano.

 

Anna e Bernardino Suriano
Bernardino Suriano, figlio di Antonio, sposò nel dicembre 1719 Anna Suriano (ANC. 707, 1719, 1), figlia di Annibale Suriano (iuniore), rimasta vedova proprio in quell’anno per morte improvvisa di Nicolò Berlingieri, figlio di Annibale e Luccia o Isabella Suriano. La moglie portò in dote una casa palaziata, o palazzo, nel luogo detto “li rivellini” dove abitava e delle case, o palazzo, all’incontro la casa palaziata, comprate dal padre dal qm. Gerolimo Sillani. (Gerolimo Sillano sposato con Giulia Mangione), la gabella feudale detta La Garrubba, la gabella Desiderio e Paglioniti, un giardino a Gazzaniti, più tutto l’oro, l’argento, mobile di casa e tutto quello che c’era nel palazzo dove abitava.
Le case, o palazzi, di Annibale Suriano, passati poi in proprietà della figlia, risultano già esistenti in atto del 1711. Da esso si apprende che Annibale Suriano possedeva un palazzo situato di fronte alla casa palaziata di Carlo Sillani e vicina al palazzo di Antonio del Castillo.
La casa palaziata dei Sillano consisteva in cinque membri e tre appartamenti, cioè superiore, mezzano e basso, cortile, scala di pietra e pozzo ed un casaleno dentro detto cortile in parrocchia di Santa Maria confinante con il palazzo di Antonio del Castillo e le case di Pietro Gio. Cimino in frontespizio al palazzo di Annibale Suriano (ANC. 497, 1711, 1). La casa detta dei Sillani era appartenuta agli eredi del tesoriere della cattedrale Gio Giacomo Syllano ed era situata nel luogo dove anticamente era “la judeca” (49, 1610, 42). Poco dopo era divenuta proprietà del Suriano ed il tutto era passato poi in proprietà della figlia Anna.
I coniugi Bernardino e Anna Suriano abitarono in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis nel palazzo, o case, che da Annibale Suriano erano passate alla figlia, situate vicino al palazzo dei De Castillo.
Il palazzo risulta già di loro proprietà nel 1720. Esso confinava con quello di Anna Barricellis, figlia del qm. Gio. Battista e moglie di Antonio del Castillo (ANC. 660, 1720, 96) e consisteva in dieci camere con i loro rispettivi bassi, portone e scala di pietra ed era stimato del valore di circa 2000 ducati.
Le case che erano state dei Sillano erano sempre in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis ed erano confinanti et attaccate alle case che erano state del fu Alfonso Letterio ed al palazzo dei De Castillo, ed erano stimate del valore di circa 600 ducati (ANC. 1343, 1770, 76 -81).

Il nuovo Palazzo
Sulle case, che erano state dei Sillano, e su quelle, che erano state dei Mangioni, nel luogo detto anticamente la Giudecca si costruisce il “gran palazzo”, che fu edificato a proprie spese da Bernardino Suriano. Esso fu innalzato sul suolo ottenuto smantellando completamente il palazzo o casa palaziata ereditata dalla moglie Anna, che era stata dei Mangioni, e fu congiunto con “un passaturo” al quarto superiore delle case, che erano state dei Sillano.
Bernardino sul suo palazzo e su alcune case ereditate dalla moglie Anna dal padre e su altre da lui acquistate costruì dalle fondamenta il nuovo palazzo di famiglia poco prima della metà del Settecento come risulta da una lite che ebbe con i vicini. La costruzione del nuovo palazzo dei Suriano vicino a quello dei Castillo, che restringeva la strada che separava le due costruzioni, determinò una lunga ed aspra lite, che terminò solamente in Regia Udienza nel 1740. Da una parte vi era Michele Del Castillo, figlio di Antonio, e dall’altra Bernardino Suriano ed il figlio Raffaele. La sentenza fu a favore dei potentissimi Suriano. Infatti la perizia certificò che la strada che separava i due palazzi era larga palmi 12 e che quindi la nuova costruzione dei Suriano non impediva in nulla al palazzo dei De Castillo, R.U. Cart. S .423, 4 fasc. VI, 1740).

004 Palazzo Suriano

Palazzo Suriano.

Catasto del 1743
Il catasto del 1743 documenta la famiglia dei Suriano e le loro vaste proprietà. La famiglia era composta da D. Bernardino Suriano nobile di anni 40, dalla moglie Anna Suriano di anni 36, dai figli Rafaele di anni 16 e Gabriele di anni 8 e dalle figlie Angela di anni 15 e Lodovica di anni 5. Nel palazzo vi erano anche il fratello Filippo Suriano sacerdote decano della cattedrale di anni 35, Domenico Spagnolo della Gioiosa cameriere di anni 60, Teodoro d’Ippolito di Satriano cocchiere di anni 30, Carluccio Napolitano staffiero di anni 36, Antonio Piromalli servitore di anni 30, Matteo Jannice famiglio di stalla di anni 35, Antonia Spanò serva di anni 25, Teresa Catafano cameriera di anni 50, Laura Federico serva di anni 40, Maria Sinopoli serva di anni 50 ed Antonia Spagnolo serva di anni 12.
Nobile degli antichi patrizi della città Bernardino Suriano abitava in casa propria in parrocchia di Santa Maria Protospari e possedeva in comune con il fratello e sacerdote Filippo i seguenti beni: Il territorio e gabella La Marina delli Comuni, Barrea e Spataro, Il Palazzotto, La Cattiva, Vignale di Valle di Nigro, il territorio detto il Terzo delle Ficazzane, porzione sopra Lavaturo, sei magazzini di cui quattro per conserva di grani al Fosso fuori porta, chiusa di terra vitata ed alberata luogo detto il Ponte, esigono un censo sopra il Dazio della Catapania della città per capitale di ducati 1200, territorio La Rotondella, Bovi aratori n. 120 dei quali si deducono n. 38 che s’assegnano per la coltura del feudo detto La Garrubba, mazzoni n. 40, vacche di corpo n. 114, giovenche femmine n.77, tori n.4, pecore grosse n. 2000, pecore anniglie n. 600, somari per uso di condotta n. 20, 2 cavalli per uso di carozza, 2 cavalli per uso di sella, 2 giumente per uso di massaria, porche femmine n. 10, porci di mercanzia n. 300, numerosi capitali impiegati in varie attività.
Bernardino Suriano, come marito e legittimo amministratore della moglie Anna, possedeva anche il feudo La Garrubba, Giammiglione, Desiderio e Paglianiti ed una chiusa vitata ed alberata a Gazzaniti (1743, 25 -27).

Raffaele e Gabriele Suriano
Il palazzo ed il feudo della Garrubba alla morte di Anna Suriano, avvenuta all’inizio del 1770, furono ereditati da Raffaele e Gabriele Suriano, figli ed eredi di Bernardino e di Anna Suriano (ANC. 1343, 1770, 76 -81).
Nei beni ereditati era compreso il quarto del palazzo dove abitavano ed alcune camere dove aveva abitato la madre Anna ed inoltre “una casa palaziata in parrocchia di Santa Maria Protospatari pervenuta alla madre Anna dall’eredità del padre Annibale. Essa consisteva in dieci camere con i loro rispettivi bassi, portone, scala di pietra ed era del valore di ducati duemila. La casa era stata smantellata nel passato dal fu Bernardo (Bernardino) Suriano loro padre, il quale sul suolo di essa e di altre case, che aveva comprato e che erano attaccate ad essa, fece costruire ed edificare a proprie spese il gran palazzo che serviva di abitazione agli eredi Raffaele e Gabriele. Agli stessi appartenevano, in quanto eredi della madre Anna, anche alcune altre case che erano state dei Sillano in parrocchia di Santa Maria Protospatari. Queste case, del valore di ducati seicento, erano attaccate alle case, che erano appartenute ad Alfonso Letterio ed al palazzo dei Signori di Castillo, ed erano state congiunte al palazzo “giachè il quarto superiore che in esse case si vede e che comunica con passaturo al palazzo di essi Signori Suriano fu pure edificato da detto Bernardo a sue proprie spese ed appartiene all’eredità di questo e non a quella di Anna” (1343, 1770, 76 -81).

 

Inventario di parte del palazzo di Anna Suriano fatta dagli eredi Rafaele e Gabriele Suriano nel 1770.

“In primis, nel quarto del palazzo di nostra abitazione, ereditario del qm. D. Bernardino Suriano fu nostro padre, e propriamente nelle camere e stanze, ove abbitava d.a qm. D. Anna Suriano nostra madre, vi sono i seguenti mobili
Nella prima camera. Due arcantarari, seu comò di radice d’oliva, entro uno dei quali si son trovate le seguenti tre vesti da donna usate, cioè una di amuerre forastiero di color ammirante, cuscita all’antica, con guarnizione sopraposta di recamo di seta con fiori naturali. Altra di velluto cremii di Catanzaro con alamari di argento, cuscita anche all’antica, ed altra di Amuerre napoletano condota, di color cinerizio.
Nell’altro comò le seguenti altre robbe: Una veste con gonnellino di raso forastiero, color blò, imbottite a punto di Marzeglia. Altra di nobiltà forastiera color nero, due mantisini di detta nobiltà nera. Tre para di calzette di seta nera, due usate, ed altro nuovo. Una veste di lutto ed altra di raso d’umenzo nero. Una gonnella di camerlotto color blò altra dell’istessa robba color cinerizio, altra di amuerre color cafè ed altra di Amuerre color blò, tutte usate. Un baguglio con entro: Tre busti di Amuerre color nero usati, scuffie di commodo n.sei, cioè quattro di merletto, e due di divel di seta con tre para di manicotti a due registri, usate, un panunzio, e gonnellino di panno di buffo usato, altri due panunzi di camerlotto anche usati, cioè uno cinerizio, e l’altro blò: due panunzi e due gonnellini di tela bianca forastiera ed altretanti di tela fina nostrale pure usati.
Due quadri grandi con figure della scrittura sacra con cornice indorata, sei tondini grandi con fiori e paesaggi con cornice indorata sei sedie di paglia indorate.
In un’altra stanza. Un burò entrovi: selvietti nuovi delli più fini, che si fanno qui, di quelli chiamati a Piparello n. trentasei, mezali dell’istessa robba n.tre ed asciuga mano n.sei. Lenzuoli nuovi di tela fina nostrale di c.a otto carlini la canna para sei, altri sei para dell’istessa tela usati, e sei para di coscini anche dell’istessa tela nuovi, ed altretanti usati, cammisce di tela fina n. ventiquattro, cioè 12 nuove, e dodeci usate, sei altre di tela forastiera, calzette di filo nuove para otto, ed usate para dieci, mantisini di tela forastiera n. sei, ed altritanti di tela fina nostrale usati, falzoletti bianchi di tela forestiera n.sei, ed altri quattro di musellino mezi muccaturi di d.o musellino n. sei e di tela forastiera n.otto usati. Zipole bianche di filo n. sei, muccaturi di seta usati n. sei, ed altritanti di carongo per il naso, muccatori di seta di conzarto n. sei.
Più un cassone di noce con entro: Due imbottite di caranga nuove, cioè una con mostra di seta gialla, et altra senza. Quattro coperte bianche usate, cioè due di cottone di quelle di Tropea ed altre due più leggiere di filo lavorate, un copertino bianco di lanaso rostara. Quattro quadri, cioè due più grandi con figure della scrittura sagra, ed altri due con effigie di santi, pittati in tela, e con cornice di legno indorato, sei tondini, due specchi di 3 , e 2, con cornice indorata, due boffettine di intaglio indorati con marmo finto di sopra, sei sedie di paglia indorate. Una braciera di rame con suo piede di noce. Ed in un’altra camera, e propriamente in quella ove detta Sog. Anna dormiva. Un baguglio con entro tre portieri di damasco verde altri tre porteroni per finestre di amosino verde, ed altri due simili ,posteroni di velo di bombace tutti usati. Altro bagullo, con entro un tavaniera di seta cruda usata, una cortina bianca di tela, comesi usa in questa città, con francia di filo, due coperte dell’istessa robba usate, ed una coperta di pasta nuova gialla, e verde anche usate.
Più un cassone di noce con entro. Due cortinaggi di portanuova. Uno color verde ed altro giallo e rosso con due coperte respue. Quattro portieri di pasta nuova, cioè due giallo e verde, e l’altri due rosso, e giallo, tutti usati.
Un letto con sua cortina di porta nuova gialla e verde con due matarazzi di lana e quattro coscini di lana, vestiti d’ordichella, banchi di ferro. Un’imbottita di carangà con mostre di armosino verde, due coperte di bombace bianca ed un paro di lenzuoli di vesta fina, e cosi anche le volte di cuscina tutte usate. Due buffettini di intaglio indorate con marmo finto sopra, un buroncino pittato alla chinese, con specchio di sopra. Due specchi piccoli con cornice indorate quattro quadri pittati in tela con alcune effiggie di santi, con cornice di legno indorate, sei tondini, otto sedie di paglia indorate. Una braciera da rame cedro con suo piede di noce.
Più nella stessa stanza si sono ritrovati le seguenti robbe di Argento cioè un bacile di peso libre tre e mezo, un cadaliere per uso di oglio piccolo di peso libre quattro, due altri candalieri per sevo di peso libra uno e meza, quattro posate, anche di arcgento di peso oncie dieci per ciascuna, una sottocoppa di argento di peso libre due e mezo, due tabacchiere di argento, una indorata entro e fuori, e l’altra senza, due ricordini di oror, un paro di gioccagli di oro piccoli, con una perla, altro fatto a rosetta di piccole perle. Un paro di paternoster di cocco con picciola medaglia di oro. Un rosario di radice di rosa fino con medaglietta d’oro. Un adorino d’argento indorato ed un paro di fibie di argento per scarpe.
Finalmente in un camerino attaccato alla sudetta ultima stanza ove dormiva la serva addetta al servizio di detta qm. D. Anna vi era: Un letto con cortina di tela tinta blò, due matarazzi di lana, due coscina di lana, un paro di lenzuoli di tela, due coperte bianche, ed una di lana ordinarie tre sedie di paglia usate ed un buffettino di noce usato.”.

Da Bernardino al figlio Fabrizio
Rimasto a Raffaele, questi si unì con Antonia Suriano. Alla sua morte avvenuta il 31 luglio 1789, il tutto passò al figlio ed erede Bernardino, sposato con Saveria Lucifero dei marchesi di Apriglianello. Il palazzo confinava ancora con quello detto dei Castillo, che era divenuto proprietà di Nicola Zurlo e dei figli Giuseppe e Francesco. (1665, 1773, 26 -30). Morto nel 1790 Bernardino, passò agli eredi di Bernardino e di Raffaele, come risulta dal catasto del 1793.
Il patrimonio era vastissimo e si era incrementato di molto anche per gli acquisti fatti dopo il terremoto del 1783 dalla Cassa Sacra.
Già dalla metà del Settecento era iniziata la decadenza del palazzo, in quanto i Suriano avevano preferito abitare nel palazzo situato al largo di S. Francesco, luogo detto “li Rivellini”, dando in affitto gran parte del palazzo in parrocchia di Santa Maria.
Nel catasto del 1793 troviamo la famiglia degli eredi di Bernardino e Raffaele Suriano che è composta dalla madre Antonia Suriano, vedova di Raffaele Suriano, dallo zio Gabriele e dal fratello Giuseppe cavaliere gerosolimitano. Gli eredi possedevano oltre al palazzo, del quale locavano quattro camere, il feudo della Garrubba e numerosi e vasti territori , patrimonio che si era incrementato anche per gli acquisti recenti fatti dopo il terremoto del 1783 dalla Cassa Sacra. Ne facevano parte: Le Marine del Comune , Varrea e Spataro, L’Olmo, Il Terzo delle Ficazzani, il vignale Valle di Nigro, la chiusa il Ponte, La Misola, S. Gusmano, Malifacente, Giambiglione, Desiderio e Paglioniti, vigna a Gazzanito, altro Terzo delle Ficazzani, parte di Ponticelli, S. Francesco, L’Ingannatara seu Passo Vecchio Grande, vignale il Passovecchio, La Bruca Sacrata, la vigna del Ponte, due terze parti di Scerra e Pisciotta, Scurò, Barrettella, il Celzo, l’Erera, la chiusa La Destra di Beltrani, Li piani delle Mendole, parte di Li Patrimoni, La Pignera, la metà di Passo vecchio, Li Miniglieri, Vignale L’Ingannatara,Vignale La Sciurta, Vignale La Vela, il comprensorio di terre di Cipolla, la gabella La Destra di Scigliano ed altri piccoli terreni.
A tutti questi terreni è da aggiungere il casino detto il Molo, dieci magazzini al Fosso, cinque magazzini a Spataro, dieci case, tre botteghe, numeroso bestiame, tra cui n. 151 bovi aratori, ed un cospicuo capitale impiegato in varie attività. Sarà infatti con i Suriano, specie con Filippo ed il nipote Raffaele, barone della Garrubba, che la produzione di pasta di liquirizia nel Crotonese passerà da artigianale ad industriale. Già prima della metà del Settecento il decano della cattedrale di Crotone Filippo Suriano, grande mercante di grano, è anche proprietario di un concio. L’attività verrà incrementata dal nipote Raffaele con l’erezione e fabbrica di due conci di pasta di liquirizia, uno nel luogo detto Sant’Antonio di Mesoraca e l’altro nel territorio di Simbo.

L’erede
Ereditò Fabrizio, il figlio di Bernardino, che si unì con la cugina di primo grado Eleonora Pelliccia, figlia di Ignazio Pelliccia di Tropea e Suriano Elisabetta, quest’ultima a sua volta figlia di Antonia Suriano e Raffaele Suriano.

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