Il palazzo dei Suriano poi degli Albani al “largo delli Rivellini”

palazzo Albani Crotone

Palazzo Suriano-Albani di Crotone.

Gio Dionisio Suriano, barone di Apriglianello, ebbe tre figli maschi. Il primogenito Annibale (seniore) dalla prima moglie Vittoria Mangione, Diego e Francesco da Lucretia Lucifera. Il 5 febbraio 1647 “passò da questa a miglior vita “ e fu sepolto nel monastero dei Cappuccini.

I baroni della Garruba
Annibale ebbe dal padre il feudo detto La Garruba (1), beni burgensatici e denari contanti, come compenso per aver rinunciato ad ogni diritto di primogenitura (2). Sposò Luccia de Nobile (3), morì il 9 gennaio 1669. Il feudo e le altre proprietà passarono al figlio Domenico (seniore), sposato con Anna Suriano, il quale morì il 12 luglio dell’anno dopo. Lasciò i figli Antonio, Domenico (iuniore) e Annibale (iuniore) (4). Antonio subentrò nel possesso del feudo della Garrubba e nelle altre proprietà. Antonio Suriano vendette nel 1691 il feudo della Garrubba per ducati 1625 a Fabrizio Manfredi

Il palazzo di Annibale Suriano
Annibale Suriano sposò Costanza Sculco, figlia di Bernardo, barone di Montespinello. Rivendicò il feudo della Garrubba, che ricomprò da Muzio Manfredi, figlio di Fabrizio, ottenendo il regio assenso e l’intestazione nel 1709. Annibale morì il 13 luglio 1714 lasciando unica erede la giovanissima figlia Anna (5). Essendo in minore età, essa fu posta sotto la tutela dello zio, il canonico Domenico Suriano di Domenico, che per oltre un anno si interessò all’amministrazione del vasto patrimonio e le trovò un marito adeguato al suo livello sociale. Le proprietà ereditate da Anna Suriano erano costituite da un vasto complesso terriero composto dalle gabelle Poerio, Gullo, Desiderio e Paglianiti, dal feudo della Garrubba, da un giardino, da numeroso bestiame (buoi, vacche ecc.), da una casa comprata dal padre Annibale dai Syllani, che era data in fitto, e dal palazzo di abitazione (6). Quest’ultimo era situato in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis nel luogo detto Li Rivellini.

Anna Suriano
Anna sposò dapprima (1715) Nicolò Berlingieri, figlio di Annibale e Luccia o Isabella Suriano. All’inizio del 1719 moriva improvvisamente Nicolò Berlingieri (28.1.1719) e lasciava vedova la “sua amata sposa” la tredicenne Anna Suriano, figlia del fu Annibale Suriano, la quale “usando letto vedovale” e facendo domicilio nella casa, che era stata abitata dal marito, poteva rimanere “signora e padrona tanto delle gioie, vesti et altro” (7). Pochi mesi dopo, sul finire dello stesso anno (20.12.1719) venivano stesi i capitoli matrimoniali tra Anna Suriano, figlia del fu Annibale e vedova di Nicolò Berlingieri, e Berardino (o Bernardino) Suriano, figlio di Antonio e di Anastasia Gallucci (8). Anna prometteva in dote il feudo rustico detto “La Garrubba”, la gabella “Desiderio e Paglianiti”, un giardino a Gazzaniti, un palazzo nel luogo detto “Li Rivellini, dove essa abitava ed un altro palazzo nelle vicinanze, che era stato comprato dal padre dal fu Girolamo Syllani. In più portava l’oro, l’argento, mobili di casa, tutto quello che teneva nel palazzo dove abitava, quello che doveva ancora recuperare da Cesare Berlingieri, fratello del defunto marito, ed ogni cosa a cui aveva diritto per successione a sua madre (9). Se la seconda metà del Seicento aveva visto lo sfaldarsi del grande patrimonio dei Suriano, con questo matrimonio si dava inizio alla ricomposizione.
Dall’unione tra Anna Suriano e Berardino Suriano nasceranno Ludovica, Gabriele, Raffaele, Angela, Benedetta e Antonio.
Nel 1743 il nobile Berardino Suriano di 40 anni abita con la moglie Anna di 36, con i figli Raffaele di 16, Gabriele di 8, Angela di 15, Ludovica di 5 e con il fratello Filippo, decano della cattedrale di 35. Possiede in comune con il fratello Filippo numerosi territori (La Marina delli Comuni, Barrea e Spataro, Il Palazzotto, La Cattiva, il vignale ei Nigro, il territorio delle Ficazzane, parte di Lavaturo, chiusa del Ponte, territorio la Rotondella), sei magazzini e numeroso bestiame (120 buoi, 40 mazzoni, 114 vacche, 77 giovenche, 4 tori, 2600 pecore, 20 somari, 4 cavalli, 2 giumente, 10 scrofe e 300 porci). Vanta numerosi crediti e come marito amministra anche i beni della moglie costituiti dal feudo della Garrubba, dai territori di Giammiglione, Desiderio e Paglianiti e dalla chiusa di Gazzaniti. Abita nel palazzo dotale, che confina con la casa del sacerdote Domenico Coccari (10), circondato da numerosa servitù (Domenico Spagnolo cameriere, Teodora d’Ippolito cocchiero, Carluccio Napolitano staffiero, Antonio Piromalli servitore, Matteo Jannice famiglio di stalla, Antonia Spanò serva, Teresa Catafano cameriera, Laura Federico serva e Antonia Spagnolo serva) (11).

Ricostruzione del palazzo al modo moderno
Berardino Suriano migliorò le proprietà della moglie Anna. Fece chiudere il feudo della Garrubba con fossi e da muretti di pietra secca e vi fece impiantare un esteso oliveto, un vigneto e delle alberi da frutto. Vi edificò un casino con chiesa, magazzini, trappeto, stalla ed altri edifici; in maniera tale che il feudo che era apprezzato per ducati 2800 ne valeva poi 15.000. Nel vicino territorio di Giambiglione fece costruire una fontana ed un biviere. Il palazzo, o casa palaziata, che Anna aveva ereditato dal padre, che era composto da dieci camere con i corrispettivi bassi, portone e scala di pietra, fu smantellato e sul suo suolo e su quello di altre case vicine comprate, Berardino fece costruire un grande palazzo (12). Così Berardino, dopo aver riedificato il palazzo in parrocchia di Santa Maria Prothospatariis, vicino a quello dei De Castillo, con l’aiuto anche del fratello, il decano Filippo Suriano, riedificò “all’uso moderno” il palazzo sito sempre nella stessa parrocchia nel luogo detto Li Rivellini e confinante da una parte con la casa palaziata dei figli ed eredi del fu Giuseppe Coccari. Per far ciò essi dovettero anche accordarsi con Maria Barricellis, vedova di Antonio Barricellis e madre di Pietro Barricellis, proprietaria di un vicino palazzo, al quale la nuova costruzione apportava un “notabile pregiudizio”. “Per la stretta parentela e buona corrispondenza” i Barricellis non solo non impedirono la nuova costruzione ma anche concessero ai Suriano la possibilità di compiere ulteriori lavori al loro fabbricato. Infatti nel 1746 i Suriano avendo intenzione di rinnovare, per utilizzarla ad uso di stalla, la loro rimessa, situata tra il loro palazzo e quello dei Barricellis, stipularono con essi un nuovo accordo. Trovando l’ostacolo di un pezzo di muraglia antica appartenente ai Barricellis, il quale era “pieno di terra e da sopra situato un vignano con astrago scoverto“, i Suriano chiesero “che in detto pezzo di muraglia antico non solo potessero farvi formare un arco da sotto e con ciò evacuare tutta quella terra sistente” ma anche di utilizzare tale luogo “da sotto però a poter fabricarvi lamiozzo”. Ciò fu a loro concesso; con la condizione però che volendo i Suriano , o i loro eredi farvi un pozzo per estrarne l’acqua, detto pozzo faciendo non apporti danno alle fondamenta del palazzo dei Barricellis e che a questi rimanga “il luogo da sopra detto pezzo di muraglia antico coll’astrago scoverto della medesima maniera e proprietà che presentemente s’attrova”. In compenso fu permesso ai Suriano di poter edificare la rimessa per uso di stalla al modo moderno “purchè però la lamia maggiore di detta nuova stalla facienda si dovesse situare sincome al presente è situata la detta rimessa colle tegole di sopra e che il muro davanti della medesima rimessa non possa eccedere più dell’altezza di palmi 17” (13). A quel tempo il decano Filippo Suriano aveva al suo servizio i magazzinieri salariati e provvisionati Diego Varano e Antonio Vatrella, il cuoco Antonio Piromalli , il cameriere Francesco Longo, lo scritturale Francesco Scalercia, il sovrastante e fattore degli affari di campagna e del concio della liquirizia Leonardo Villaroja, il fratello di Costui Francesco Villaroja, il sopraintendente degli affari di campagna addetto alla massaria Bruno Messina, Gregorio Gerace che esercitava per conto del decano l’ufficio del peso a cantaro e di vicesecreto, Marcello La Piccola che era addetto ai servizi della casa e che aveva fatto da sovracarico per la spedizione fuori regno del grano, ed inoltre i dipendenti Raimondo Gerace e Gasparo Cavaliere (14).

Interno palazzo Albani Suriano

Particolare della scala nella corte interna del palazzo Suriano-Albani di Crotone.

 

Berardino ed Anna Suriano
Berardino Suriano ed il fratello, il decano della cattedrale Filippo, sono descritti come “soliti ad eseguire le loro minacce, prepotenti e poco timorosi di Dio”. Essi nutrivano una grave inimicizia ed odiosità nei confronti di Mirtillo Barricellis, di Gregorio Montalcini e di Cesare Berlingieri; tanto da denunciarli come contrabbandieri al vicerè (15).
Berardino Suriano, oltre ad amministrare le sue molte proprietà e quelle della moglie, esercitò l’ufficio di regio mastro portolano di Crotone (16) ed anche la carica di vicario generale con la facoltà dell’alter ego dello stato di Strongoli e Melissa del principe Ferdinando Pignatelli, della moglie, la principessa di Strongoli Lucrezia Pignatelli, e del figlio primogenito, Salvatore Pignatelli, conte di Melissa (17).
Angela (18), Ludovica e Benedetta si sposarono, Antonio divenne cavaliere Gerosolimitano, Raffaele e Gabriele alla morte della madre Anna avvenuta il 20 gennaio 1770 subentrarono nei beni materni rimasti che consistevano in mobili, nel feudo rustico della Garrubba, nel territorio detto Giambiglione, nella vigna di Gazzaniti, un’altra vigna a La Paganella, una casa palaziata sul quale Berardino aveva costruito il palazzo di famiglia, annettendo anche altre case che erano state dei Sillano (19).
Raffaele subentrò nel 1770 nel feudo della Garrubba con l’obbligo però di dare al fratello, sua vita durante, la metà delle entrate annue. Ai due fratelli, Gabriele e Raffaele, andarono anche i beni burgensatici, fatti salvi però i diritti dotali delle sorelle Benedetta, Ludovica e di Angela (20).

Il grande patrimonio di Raffaele Suriano
Raffaele Suriano sposò nel 1750 (21) la sedicenne Antonia Suriano (22), figlia di Fabrizio e di Laura Albani. Antonia Surano, figlia ed unica erede di Fabrizio, aggiungerà i beni del padre alle già più che consistenti proprietà del marito, accrescendole con due magazzini a Spataro e tre al Fosso, sette case, un vignale, le gabelle Vezza, Li piani delle Mendole e La Pignera, parte della gabella Li Patrimoni, la chiusa detta La Destra di Beltrani, 44 vacche ed il grande palazzo presso la chiesa di Santa Maria Prothospatariis. Raffaele Suriano, divenuto l’uomo più facoltoso della città, amplia le sue vaste proprietà ed il suo potere economico. Principale affittatore dell’arrendamenti della Regia Sila e Miniere delle due Province di Calabria (23), ha in fitto vaste tenute del principe di Strongoli, acquista una vigna nel luogo detto il Ponte, parte di Scerra e Pisciotta e due case. Entra in possesso dell’eredità di Emilia Barricellis, in quanto zio della medesima da parte di sorella, aggiungendo i territori di Barrettella, Celzo, Erera e di parte di Scerra e Pisciotta. Dopo il terremoto del 1783 compra dalla Cassa Sacra alcuni terreni appartenenti ai luoghi pii soppressi e cioè la metà del territorio Passo Vecchio, la gabella Li Miniglieri, il vignale L’Ingannatara, il vignale La Sciurta ed il vignale La Vela. Raffaele Suriano, proprietario di vasti possedimenti e di numeroso bestiame, proseguì, coadiuvato dal fratello Gabriele, nell’attività già avviata dal padre e dallo zio Filippo, immettendo grandi quantità di grano nella capitale e producendo ed esportando pasta di liquirizia. Egli incrementerà la produzione di quest’ultima, da artigianale ad industriale, trasformando il concio in uno stabilimento moderno (24). Da Raffaele ed Antonia Suriano nacquero Giuditta (25), Elisabetta, Bernardino e Giuseppe; quest’ultimo divenne cavaliere gerosolimitano. Alla morte di Raffaele Suriano, avvenuta il 31 luglio 1789, il tutto passò al figlio ed erede Bernardino, sposato con Saveria Lucifero, figlia di Giuseppe marchese di Apriglianello. Bernardino a sua volta incrementò la proprietà con l’acquisto di 4 magazzini, un comprensorio di terre detto Cipolla e la gabella di Scigliano. Il 2 novembre 1790 Bernardino moriva (26) lasciando una ingentissima eredità, composta dal feudo della Garrubba, da 16 magazzini, situati appena fuori le mura, 10 case, 3 botteghe, 40 tra territori, gabelle, vignali e chiuse, 151 buoi, 44 vacche, innumerevoli pecore, il palazzo di abitazione e numerosi crediti (27).

Arme degli Albani e dei Suriano

Arme degli Albani (a sinistra) e dei Suriano (a destra).

 

L’eredità di Bernardino Suriano
A Bernardino Suriano subentrò nel palazzo, nel feudo della Garrubba e nelle altre proprietà il figlio Fabrizio. Il 28 maggio 1800 in Crotone venivano stesi i capitoli matrimoniali tra Eleonora Pelliccia, figlia del cavaliere gerosolimitano Ignazio Pelliccia Ruffo dei patrizi della città di Tropea e della patrizia crotonese la fu Elisabetta Suriano, e Fabrizio Suriano, figlio del patrizio crotonese il fu Bernardino e di Saveria Lucifero dei marchesi di Apriglianello. In tale circostanza il padre di Eleonora Pelliccia si impegnò ad assegnare ducati 920; ducati 670 all’atto dello sposalizio e ducati 250 promise di pagarli per ottenere la dispensa da Roma, in quanto i futuri sposi erano tra loro cugini di primo grado. Poiché la dote di paragone dei cavalieri della città di Tropea ascendeva alla somma di ducati 1500, Eleonora in aumento della sua dote si impegnò a consegnare al suo futuro sposo Fabrizio ducati 300, che le erano stati lasciati per testamento dal fu suo avo materno Raffaele Suriano. Antonia Suriano, vedova di Raffaele Suriano, ava di entrambi gli sposi, per completare detto paragone di ducati 1500, si obbligò a consegnare ad Eleonora nel giorno dello sposalizio, per farne la consegna al suo sposo, i rimanenti ducati 280 in contanti. La presenza del palazzo di Fabrizio Suriano cambierà anche il nome del luogo, che venne indicato Largo Soriano, denominazione che manterrà per tutto l’Ottocento, anche quando il palazzo dai Suriano era passato agli Albani verso la metà di quel secolo.
All’inizio del Novecento abitavano in piazza Umberto I, già Largo Suriano e poi Piazza Vittorio Emanuele, gli eredi di Albani Filomena, Fabrizio e Filippo.

 

Note

1. Il feudo della Garrubba in territorio di Crotone nel 1580 apparteneva a Scipione Suriano. Alla sua morte avvenuta nel marzo 1585 subentrò il figlio Ottavio, al quale seguì nel 1608 il figlio Scipione. Nel 1632 Scipione vendeva per ducati 2800 il feudo “inhabitato”a Gio. Dionisio Suriano. Esso consisteva in “territorii aratorii di capacità si salme quaranta di grano d’introito”. Nel 1646 Gio. Dionisio Suriano cedeva il feudo al figlio primogenito Annibale Reef. Quint. Vol. 205, ff. 195 –198, ASN.
2. ANC. 229, 1655, 143-147.
3. Il 27 luglio 1674 Luccia de Nobile, vedova di Annibale Suriano, faceva un atto di donazione in favore delle figlie Vittoria, Teresia e Maria Suriano. Affinchè le figlie potessero mantenersi nel monastero, dove si trovavano, “et per altre giuste e ragionevoli cause” donava loro 58 tra vacche e vitelli, 2 muli, 7 buoi e 7 giovenche, ANC. 333, 1674, 51.
4. Per atto del notaio Avarelli stipolato il 22 giugno 1689 il Capitolo della cattedrale di Crotone esigeva sulle proprietà dei fratelli Antonio, Domenico e Annibale Suriano, in specie sopra Giambigliuni, un annuo censo di ducati 8 per un capitale di ducati 100, Platea di q.sto R.mo Capitolo de Cotrone, 1691, f.9v.
5. ANC. 659, 1716, 39.
6. Conto dell’amministrazione della tutela della S.ra D. Anna Suriano, ANC. 659, 1716, 39.
7. ANC. 660, 1719, 23.
8. Da Antonio Suriano e Anastasia Gallucci erano nati Felice, Filippo, Berardino e Francesca (quest’ultima divenne monaca in Santa Chiara col nome di Giuseppa), ANC. 612, 1715, 82-86; 660, 1718, 8.
9. I capitoli matrimoniali tra la vedova Anna Suriano e Berardino Suriano furono stesi in Crotone il 20 dicembre 1719, ANC. 707, 1719, nn.
10. Nel 1743 il sacerdote Domenico Coccari possiede una casa, dove abita assieme alla sorella Isabella Coccari, in parrocchia di S. Maria Prothospatariis, che confina con le case di Berardino Suriano. La casa gli era stata assegnata in patrimonio sacro dal padre Giuseppe, Catasto Onciario Cotrone, 1743, f.196.
11. Catasto Onciario cit., ff. 24 –27.
12. ANC. 1343, 1770, 76 –81.
13. ANC. 912, 1746, 64-65.
14. ANC. 1124, 1748, 31.
15. ANC. 664, 1733, 63v-64.
16. ANC. 662, 1728, 62.
17. Il 20 maggio 1748 nella torre di Fasana Raffaele Suriano, figlio ed erede di Berardino, presenta al principe i conti dell’amministrazione del padre dai quali risulta che Berardino è creditore di ducati 6373 e grana 20. Il principe, non avendo denaro liquido, gli affitta per sette anni continui ad uso pascolo ad ogni sorte di animali, fuorché neri, i due corsi Serpito e Santo Mauro e la difesa S. Jorio in territorio di Strongoli, ANC. 856, 1753, 429-432.
18. Angela Suriano si unì il 26 febbraio 1750 con Carlo Albani, Libro dei matrimoni della par. di S. Maria, AVC.
19. ANC. 1343, 1770, 76-81.
20. ANC. 1343, 1770, 71-72.
21. Il 4 aprile 1750 il vescovo di Crotone Cajetano Costa unì in matrimonio Rafaele Suriano e Antonia Suriano, furono testimoni il parroco di S. Maria Benedetto Avarelli, il decano Filippo Suriano, il cantore Vincenzo Amalfitano ed i canonici Domenico Avarelli e Francesco Torrone. La cerimonia con la presenza di nobili e popolo avvenne nel palazzo di Fabrizio Suriano situato in parrocchia di S. Maria, Libro dei matrimoni cit.
22. Antonia Suriano, moglie di Raffaele Suriano ed unica figlia ed erede di Fabrizio Suriano possedeva un palazzo in parrocchia di S. Maria Prothospatariis che confinava con la chiesa parrocchiale e consisteva in due quarti, uno superiore e l’altro inferiore, e diversi bassi a piano terra, in uno dei quali vi era un mulino centimolo, Cotrone 21 ottobre 1773, AVC.
23. ANC. 1125, 1754, 98-99.
24. Nel 1784 Bernardino Suriano fa causa ad alcuni fornitori di legna secca per il concio della liquirizia. A causa della mancata fornitura lo stabilimento è fermo, Reg. Udienza C. S- 439 –25, fasc. IX (1784), ASCZ.
25. Giuditta Suriano, figlia di Raffaele e di Antonia Suriano, si unì il 21 maggio 1775 in matrimonio con Antonio Pelliccia, figlio di Domenico. La dote promessa dai genitori fu di 3200 ducati, cioè 1800 dal padre Raffaele e 1400 dalla madre Antonia, ANC. 1345, 1782, 38.
26. Pellicano Castagna M., Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, Editrice CBC 1996, pp. 293.
27. Catasto Onciario Cotrone 1793, ff. 48v-55r.

Latest Comments
    • Pino RENDE
  1. Francesco Pennestri'
    • Pino RENDE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*